Giovagnoli ai cristiani: sveglia, è il Vaticano a schiacciarci
Eternamente grazie, professor Luc Montagnier: eternamente grazie. Non
è una brutta notizia, quella che è arrivata. Sapete, funziona così:
dobbiamo educarci al trascorrere delle cose, alla fine della bellezza
fisica, al tramonto del sole, alla vecchiaia, così come ci meravigliamo
della nascita, del sorgere, della giovinezza, e poi della barba che si
imbianca. Si chiama vita: è così. La vita si può soltanto accettare. Si
può soltanto consegnarsi, alla vita: perché, se ci si consegna alla
vita, allora ci si consegna anche all’immortalità. Montagnier ha
lasciato un solco indelebile, dentro ognuno di noi. E si è andato ad
annidare dentro ognuno di noi. Da bravissimo virologo, è diventato un
virus d’amore. E questo rende decisamente immortale la sua essenza, il
suo passaggio qui su questa Terra. Tutti siamo destinati a morire, ma in
pochi riescono a morire – e a farsi luce – come si è fatto luce il
professor Luc Montagnier: dedicando la sua vita alla verità, che è il
precursore di ogni giustizia.
Continuiamo la sua opera; “siamo” la sua opera. Siamo tutti parte di
questa grande opera, noi che abbiamo deciso di sacrificare la nostra
vita a un ideale più alto, a un valore più alto. Non siamo venuti qui
per sopravvivere: “Fatti non foste a viver come bruti”. Virtù e
conoscenza, dunque.
Tempo fa, parlando con una carissima amica, parlavo dello sguardo di
quest’uomo. E avevamo notato che, dentro questo sguardo, risiedeva già
la fermezza di chi ci parla ormai da un altro luogo: di chi non è già
più qui. Arriva qui, ma non è più qui: perché ha già superato
l’esistenza terrena. E’ lo stesso sguardo che avevamo colto in Giulietto
Chiesa; lo stesso sguardo che vedevi nella bellezza, nell’umiltà del
dottor De Donno. Questo sguardo lo descrive bene Gabriele La Porta in un
libro bellissimo, dedicato a Giordano Bruno, raccontando i momenti che
precedono il patibolo, prima che venisse consegnato alle atrocità viste
da tutti. Gabriele La Porta si sofferma invece sulle atrocità che
soltanto lui aveva visto. E dice: nei suoi occhi si vedeva già
quell’assenza, tipica della santità. Gli occhi di Giordano Bruno
brillavano già di una luce che arrivava da un altro mondo.
Anche durante l’ordinarietà di questa vita, è possibile prendere in
prestito delle schegge di quella luce. Succede ogni volta che ci
mettiamo al servizio di questa verità suprema, e quindi decidiamo che la
nostra vita sia qualcosa di molto più alto. Così ci stacchiamo da tutte
quelle perplessità, quelle paure che la vita ordinaria propone: la
precarietà, la paura di non avere successo, la paura di morire di fame, la paura
di essere visti come “sbagliati”. Ecco, tutto questo è bassamente
umano. E quindi viene totalmente sciolto, spazzato via – da questi
atteggiamenti – con una speciale freschezza, un profumo, una giovinezza
d’animo. L’invito che rivolgo innanzitutto a me stesso, tutti i giorni, è
sempre questo: diventa la cosa più bella che tu possa diventare, lo
strumento d’amore più potente; immolati dentro questo grande flusso: solo
così potrai avere (e toccare con mano) un senso superiore, di questa
vita. Altrimenti avrai semplicemente abitato una macchina, e da quella
macchina avrai preso ordini.
Io non prendo ordini da nessuno, neanche dalla mia macchina. Io sono
al servizio di una forza che è più grande di me. E quando la sento,
sento di essere in tutte le cose: è questo stato, questo “sentirsi in
Dio”. Quando mi domandano, “tu credi in Dio?”, rispondo: io non credo in
niente; io sento che posso entrare in uno stato. La divinità è uno
stato, dove tu senti di essere dentro qualunque cosa. E senti di non
essere più te stesso; perché, quando sei te stesso, parlano le tue
eredità; parla la tua macchina, parlano la tua vecchiaia, la tua paura;
parla il tuo ego. “Sentirsi Dio” significa trasmutare, letteralmente,
quella che è la tua espressione esistenziale, e diventare qualcos’altro.
Quando ti senti “in Dio”, allora ricevi le facoltà per poter compiere
grandi opere: per poterti staccare, e per poter raggiungere gli altri,
per dare un contributo, per “far atterrare” su questa Terra questa
parola, che altrimenti non vale niente, se rimane soltanto dentro le
preghiere e dentro le confessioni. Non vale niente, se rimane dentro le
istituzioni: la parola Dio, se non diventa opera, non vale niente.
Questi “Dio” che sono rimasti nelle parole hanno generato mostri, e lo
vediamo anche oggi.
Ormai sono di fronte a un ulteriore scarto, in quello che è il mio
cammino. Lo sapete, io sono un alchimista. E noi alchimisti siamo stati
sempre bruciati, sempre: ma non da chi animava e faceva “atterrare” il
messaggio cristico, non da chi diventava espressione diretta di un Dio
che, altrimenti, è solo il vuoto contenitore di una parola sterile.
Siamo stati bruciati vivi da chi aveva creato un’istituzione, da chi
sfruttava quella cosa. Noi li abbiamo avuti sempre contro: sono stati
sempre avversi alla verità che portiamo. E’ normale: l’unico modo per
spegnere gli effetti di una lampadina che offre luce è coprirla,
altrimenti la luce annienta qualunque ombra, qualunque buio. E abbiamo
giocato, nei secoli, questo gioco che si chiama vita. Siamo cresciuti. E
oggi viviamo un momento straordinario: abbiamo un mese e mezzo di
tempo, per meritarci
questa libertà. Insieme, in questi mesi, ci siamo fortificati e
preservati; abbiamo tenuta viva la fiamma, la speranza di trasformare
qualcosa.
“Speranza”: questa parola è anch’essa priva di significato, se non
diventa opera. La speranza non ha senso, se non diventa volontà: è per
questo che scriviamo sempre “né fede né speranza”, nei nostri studi di
alchimisti. La speranza diventa una conseguenza naturale, se ci metti la
volontà: se tu diventi la volontà, se tu entri nel flusso della
volontà. E siamo arrivati a questo punto, a questi giorni cruciali e
definitivi, nei quali io darò tutto quello che ho. Perché adesso non è
più pensabile fare spettacolo, dedicarsi allo show, pensare ai follower.
Guardate Andrea Colombini: più gli bloccano i profili sui social e più
lui va avanti, stoico, imperterrito. Perché l’unica cosa che possiamo
perdere è quella che molti hanno già perso: il senso di quest’esistenza.
O siamo al servizio della luce, o la nostra esistenza non vale niente. O
siamo al servizio della verità, o la nostra esistenza – ripeto – non
vale assolutamente niente. Rimaniamo incastrati dentro una macchina che
ci dice cosa fare e poi, a un certo punto, si spegne. E si rimane lì, si
muore così. Si dice: quindi? Tutto qui? Ma dov’era, la bellezza della
vita?
Dobbiamo dare un senso, alla vita, altrimenti il senso è questa
stupidità. In questi mesi, quindi, mi giocherò tutto. Mi sono domandato
cosa fare, adesso: come ottimizzare tutta questa forza che abbiamo
preservato. Stiamo fermi: siamo arrivati fin qui, ormai non ci smuove
più nessuno. Però le cose non stanno cambiando. O meglio: stanno
maturando, ma devono essere accompagnate. Cosa manca? Quali sono gli
ingredienti che mancano? Me lo domando, non ci dormo la notte: perché
devo dare un senso a questa potenza, a questa vita. Devo darle un senso,
altrimenti non mi sento compiuto. E allora ho pensato a come è stato
possibile costruire questo grande inganno, come ci si è arrivati, quali
sono stati i personaggi che hanno giocato la loro dote. Si è mossa la finanza, si è mossa la politica,
si sono mossi tutti i tentacoli del male. E si sono mosse anche queste
istituzioni religiose. Si sono mosse: e hanno fagocitato quello che era
un messaggio. Loro si sono fatti portavoce
di quello che, in Italia, è il messaggio cristico: un messaggio fatto
di fratellanza, di uguaglianza, di solidarietà, di aiuto, di
comprensione, di crescita.
Un messaggio che è arrivato con una volontà, ma viene trasformato:
viene reso l’esatta antitesi. L’istituzione che se ne fa portavoce è la
più ricca, la più occulta possibile. E’ l’istituzione intoccabile alla
quale è permesso fare tutto: benedice le bombe atomiche e benediceva i
fascisti, quando c’era il fascismo. E si mette a fianco del più grande
dittatore. E continua, ancora oggi, a muoversi in questo regime di
falsità. Quando un personaggio così benedice – come atto d’amore – tutto
quello che si sta facendo, allora il gioco s’incarta. Perché c’è
qualcosa che si va a infilare nella matrice sociale, bloccandola. Perché
in Italia la gente non riesce a fare quel salto in più? Perché lo fanno
in Canada, con dieci gradi sotto zero, e lo fanno in tutto il mondo,
mentre in Italia non si riesce a raggiungere quella determinazione?
Perché c’è un’infezione. C’è una falsità, che si è infiltrata nel
contesto sociale. In questo anno lo abbiamo capito: il messaggio di
Cristo è una cosa, la Chiesa cattolica è ben altra cosa.
E allora, fino a quando il contesto sociale rimane prigioniero dei
dettami imposti da questa realtà, che tradisce appieno il messaggio di
fratellanza, di umiltà e di verità, noi non andremo da nessuna parte.
Perché l’Italia ha una matrice cristiana potentissima. E se i cristiani
italiani continuano a rimanere inerti, e a non trasformare il Verbo in
azione, se non diventano essi stessi le mani del loro Dio, non abbiamo
la forza per muovere un passo in più, mancherà sempre qualcosa. E loro
lo sapevano che, facendo prendere questa posizione all’uomo vestito di
bianco, la situazione si sarebbe totalmente “impallata”. Manca una
spinta, una collaborazione, un’unità di intenti. E’ stato annichilito il
più
grande dei messaggi: che non ha più bandiere, se si parla di
solidarietà, perché altrimenti non ha senso più niente. Se non troviamo
un intento comune, nel nome di questa verità – un intento che porti a
termine questa persecuzione – allora è finita l’umanità.
Siamo tutti chiamati a dare un senso, una forza, alle parole di cui
ci riempiamo la bocca. Premetto: io ho sempre tenuto le distanze, da
quella realtà. Ma nelle piazze incontro sempre più gente che mi dice:
«Guarda, io sono un cristiano; e questa Chiesa non mi piace, e nemmeno
questo Papa: non mi risuona». Bene. Quanti sono, questi cristiani?
Quanti siete? Siete tantissimi, sapete. Venite nelle piazze e vi
confidate di nascosto, quando finisco un intervento. A volte mi
consegnate un pensierino, un santino. E io li ricevo, da apostata,
perché mi sono anche “sbattezzato”: non si può far convivere
un’espressione di verità e di amore con chi invece usa il verbo della
verità e dell’amore per poi mettere in campo una volontà che è
tutt’altro che verità e amore. E allora il mio gesto, adesso, è quello
di chiamare a una grande alleanza trasversale, che non deve più guardare
in faccia a niente. Faccio un passo avanti io, per primo, che sono
l’eretico per eccellenza e ho scritto anche un libro (“La messa è
finita”, ndr) che mi ha procurato un dossier sulle spalle e
l’impossibilità di lavorare con certe realtà.
Faccio un passo io perché non me ne faccio niente, di Michele: devo
essere oltre Michele, più avanti di Michele; perché Michele è un essere
finito; e invece, l’espressione che Michele può abitare è eterna: e io
sono dentro quell’espressione, come lo è ognuno di voi. Siamo chiamati a
creare un’alleanza trasversale, in questi ultimi giorni che abbiamo a
disposizione: perché poi non ne avremo più. E allora avrà senso che
ognuno faccia i conti con se stesso. In questi giorni, insisto, siamo
chiamati a creare questa grande alleanza. Ci sono dei movimenti; ci sono
degli albori, lo vedo. Non ci “state dentro” nemmeno voi, dall’altra
parte; avete bisogno, non vi sentite più rappresentati; volete vivere
una realtà spirituale sana, come la vuole vivere chiunque. Non si può
più stare dietro al dettame impartito dal “grande capo”. Se sentite che
quelle parole hanno sempre animato la vostra fede, che vi hanno fatto
riconoscere in un certo modo, se cioè siete dei cristiani, se sentite
che quel messaggio è universale, allora è arrivato il momento di
trasformare quel messaggio in una volontà: senza più guardare a quello
che si può perdere, a come si verrà giudicati, e soprattutto a chi
camminerà al tuo fianco.
Lo dico pubblicamente: io camminerò a fianco di qualunque cristiano
che voglia trasformare la propria energia in una volontà, in un’azione
concreta. Il periodo è troppo serio, abbiamo un incendio in casa: non
possiamo più metterci a discutere sul colore del tavolo. Poi magari
torneremo a dividerci, ma oggi viviamo un momento di una serietà totale:
non c’è mai stato un periodo più serio di questo. Ci serve un’unità di
intenti, una volontà comune. Penso a don Emanuele Personeni: lo
ringrazio, dal profondo del cuore. Un sacerdote coraggioso, di quelli
che trasformano le parole in fatti. Don Emanuele ha iniziato un cammino,
un pellegrinaggio in nome della verità; ha dichiarato apertamente che
il suo intento è quello di far togliere qualunque obbligo di “pozione
magica”, qualunque schedatura, e vuole andare di parrocchia in
parrocchia. Se non ho capito male, dall’alto hanno intimato alle
parrocchie di non riceverlo. Mi auguro che non sia vero: sarebbe la
conferma del
fatto che sta facendo qualcosa di davvero importante. Confido in tutte
le persone che lo affiancheranno, in questo cammino: qualcosa che porti
le idee nelle piazze e le renda visibili. Bisogna dichiararsi, e questa
persona sta compiendo un gesto veramente degno.
E’ un’anticipazione di un’era nuova, dove si esce da questa sterilità
delle parole e si diventa realmente fatto, opera. A voi cristiani dico:
date forza alle parole del vostro Dio, altrimenti rimangono aria fritta
e il vostro Dio rimane impotente. Perché il vostro Dio si manifesta
tramite voi, tramite la vostra espressione, tramite quello che fate. E’
inutile predicare e recitare in un angolo della vostra stanza, avendo paura
di dire come la pensate. Quel Dio lì scappa; non viene più, a trovarvi.
E allora, diventate l’espressione di quel Dio. Io ho il mio concetto di
divinità, e sono stato sempre al suo servizio. Quando la natura mi
insegna a essere sincero, onesto e palese, io cerco di esserlo il più
possibile. E quando mi insegna che un’era è finita e che bisogna
anticipare una stagione nuova, non tengo chiuse le mie gemme. Ecco, date
senso – trasformandole in opera – alla vostre parole. Io mi unirò a don
Emanuele Personeni nel suo percorso, intreccerò il suo cammino e farò
un po’ di strada con lui. E sono disposto a fare spazio e dare energia:
siamo una comunità di 150.000 persone; in parallelo c’è la realtà di
“Essere Solare”, quasi 25.000 persone; e c’è un gruppo Telegram di altre
50.000 persone (il canale YouTube me invece l’hanno censurato, quindi
non lo posso più usare).
La mia forza, in ogni caso, è al servizio di tutte che le persone
che, adesso, vogliono trasformare le belle parole in fatti. Ho
quest’immagine di questa espressione cristiana, dove ci siano dei preti
che si ricordano di cosa son venuti a fare, nel mettersi dentro
quell’abito. Possono avere mille limiti, perché ognuno fa la sua scelta.
Però, se mi parli d’amore, fallo “atterrare”, questo amore. E’ un
invito rivolto a tanti sacerdoti: e ne ho incontrati. Alcuni mi hanno
chiesto anche scusa. Una volta, a Riva del Garda, uno mi ha detto:
«Guarda, tu hai chiesto scusa alle donne, a nome di tutti gli uomini,
per quello che è successo nella storia;
hai chiesto scusa in nome del dolore che hanno provato. E io, in
qualità di sacerdote e a nome dell’istituzione che rappresento, ti
chiedo scusa per il dolore che abbiamo fatto provare alle anime come te,
nei secoli».
Mi sono commosso. Abbiamo spremuto qualche lacrima, insieme, stretti in
un abbraccio. E se mi ascolta, quel sacerdote lo ringrazio anche
adesso. E che sia l’inizio, questo.
Ho avuto questa visione, dicevo, dei sacerdoti che cominciano a
scendere in piazza, a girare per le strade, e raccolgono tutte le
persone di buona volontà. Mi auguro che si crei, finalmente, un’alleanza
trasversale che dia espressione anche a chi è ai livelli più alti. Mi
sono immaginato pure altri personaggi, che hanno manifestato la loro
fede in questi valori e quindi cercano di dare un senso a quelle parole
(altrimenti, non ha senso niente). Ho seguito alcune persone, sto
seguendo Meluzzi, sto seguendo monsignor Viganò. Siamo chiamati a fare
questo passo avanti: dobbiamo giocare tutte le carte, anche se questo
richiede di fare un passo indietro e di sospendere certi attriti. Siamo
chiamati a farle, queste mosse: non possiamo permetterci di arrivare
alla fine di questo periodo, tra un mese e mezzo, senza aver tentato di
stringere tutte le alleanze possibili. Invito tutti: date un senso alle
parole d’amore che finora avete ospitato. O gli date un senso, o
smettere di parlare a nome di chi ha portato certi messaggi: perché se
quello che ha portato certi messaggi si affacciasse adesso, sicuramente
non sarebbe contentissimo di quello che stanno facendo le istituzioni;
ma chiederebbe a voi cristiani, uno ad uno: perché continuate a
nascondervi?
Mi auguro che il mio gesto sia compreso e sia supportato. Lo ripeto:
io sono un eretico apostata, mi sono “sbattezzato” e ho scritto anche un
testo, ben nutrito, contro le istituzioni cattoliche. E sono qui, in
prima persona, a mettere la mia energia al servizio di tutti i cristiani
di buona volontà. Confido nella luce che vi illumina (da dentro, non da
fuori). Nel frattempo, lo so, gli altri non si fermano. Hanno cambiato
la Costituzione? Certo: continueranno a fare tutto quello che è
possibile, per portare a termine il loro disegno. Voglio ricordare che,
come è stata cambiata, la Costituzione si può ri-cambiare. La nostra
Costituzione parlava di diritti,
di discriminazioni, di come non arrivare a certe situazioni; e invece è
stata ampiamente superata. La Costituzione è come una bella preghiera,
un bellissimo enunciato, un epitaffio straordinario, un testamento
insuperabile. Ma se non viene trasformato in volontà, non vale niente: è
carta straccia. Quindi, sì: possono cambiare anche la Costituzione. Ma
non allarmatevi troppo: lasciate che facciano quello che vogliono;
cominciate voi a decidere che cosa volete fare: perché abbiamo un mese e
mezzo di tempo. Siamo arrivati liberi, su questa Terra: liberi
torneremo a casa.
(Michele Giovagnoli, dal video trasmesso su Facebook il 10 febbraio 2022).
Pubblicato su: https://www.libreidee.org/2022/02/giovagnoli-ai-cristiani-sveglia-e-il-vaticano-a-schiacciarci/
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