Stato di emergenza, Tarro contro Conte: “voglio sapere i nomi degli esperti”

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mercoledì 30 ottobre 2019

ARMONIE DEL PASSATO E STORTURE DEL PRESENTE

 

Ricevo dal Dott. Roberto Slaviero  e pubblico

CASTEL DEL MONTE.

Esiste un posto magico nella Puglia, una costruzione ottagonale, edificata su di un colle sopra Andria; liscio ed orizzontale alla sommità, fu fatta edificare a partire dal 1240 d.C. da Federico II di Svevia, Re di Sicilia, nonché nel corso della sua incredibile vita, anche Imperatore del Sacro Romano Impero, appartenente alla dinastia sveva degli Hohenstaufen;

Da parte di madre lo “stupor mundi“ Federico Ruggiero Costantino, discendeva dalla casata normanna degli Altavilla e sua madre Costanza, lo partorì ad Jesi il 26.12.1194, nel viaggio di ritorno verso la Sicilia, dove il marito Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, era stato appena incoronato Re di Sicilia. 
 
Federico II parlava sei lingue, latino, siciliano, tedesco, francese, greco ed arabo; un uomo di grande cultura, promosse tra l’altro lo sviluppo di arti e poesie alla Corte siciliana, con l’utilizzo del nuovo idioma siciliano, che ebbe poi una grande influenza sulla futura lingua italiana.

Certificò e supportò in medicina, lo sviluppo della Scuola Medica Salernitana.

“se ti mancano i medici, siano per te medici queste tre cose; l’animo lieto, la quiete e una dieta moderata … se gli umor serbar vuoi sani, lava spesso le tue mani…“
Saggezza ed armonia del passato! E poi ci raccontano molti storiografi che il Medioevo fu un periodo di oscurantismo culturale e mentale … forse nelle loro zucche, a cui manca molto sale!


Veniamo al CASTEL DEL MONTE

Ho avuto la fortuna di arrivarci, dalla piana che circonda Andria in un primo pomeriggio di sole, con un cielo terso ed azzurro e con un sole splendente, un sole che negli ultimi decenni é diventato sempre più BIANCO, sempre più caldo e puro.

Un Sole che sta purificando il pianeta da tutte le storture, perversioni e malvagità, che il genere umano riesce a produrre nel suo passaggio sul pianeta Terra.  Pianeta probabilmente deputato a proporci sfide ed accadimenti, che dovrebbero migliorarci dal punto di vista spirituale; pianeta anche delle purghe animiche e corporee, soprattutto se si nasce e si trascorre la vita tra guerre e sofferenze continue.

Sul significato ed il perché il Castello fu edificato in quel luogo, ne sono state dette di tutte;
  • - struttura militare di osservazione sulle rotte marine adriatiche
  • - riserva di caccia di Federico
  • - luogo di villeggiatura e svago della Corte siciliana
  • - struttura militare difensiva 
etc etc etc !!

“E’ un castello-gioiello, incastonato com’è, perfetta Corona sfaccettata simmetricamente, come una gemma, o come un sonetto di pietra, tanto le sue linee sono state condotte a rigor di musica”

Mario Praz.
Il castello dispone di sedici sale uguali, ciascuna di 62 metri quadrati a struttura perfetta trapezoidale. Il cortile interno è ottagonale come le otto torri esterne.

“l’otto, primo cubo di un numero pari e doppio del primo quadrato, bene esprime la salda ed immobile potenza del Dio...”

Plutarco.
La larghezza del cortile coincide con la lunghezza dell’ombra di uno gnomone di m. 20,50 (altezza del castello) alle date degli Equinozi (23 settembre - 21 marzo) in quel luogo preciso, posto al 41.mo parallelo. Se ci si sposta di qualche km, ciò non si verifica più.

I quattro punti del sorgere e tramontare del Sole, alle date dei solstizi d’inverno ed estate sull’orizzonte di Castel del Monte, tracciano un ideale rettangolo i cui lati sono in rapporto AUREO.


Il grande matematico pisano Leonardo Fibonacci nacque nel 1170, quindi 24 anni prima di Federico II. Viaggiò molto per motivi commerciali in Egitto e Siria e portò in Italia la conoscenza del numero arabo 0, che rivoluzionò il pensare ed i calcoli algebrici. Pubblicò a 32 anni il “Liber Abaci“, che rivoluzionò i sistemi di numerazione e calcolo dei mercanti del tempo.


A Federico II, dedicò il “Liber quadratorum“ e anche se non vi sono prove scritte, sembra abbastanza chiaro che la perfezione “aurea“ del Castel del Monte, sia stata realizzata seguendo la “successione di Fibonacci“  ( 1,2,3,5,8,13,21,34…..), ove la somma dei due numeri precedenti dà il numero successivo, creando un’armonia, uno sviluppo armonico delle forme; creando la famosa

“sezione aurea“, che possiamo ben osservare sulla chiocciola e ad esempio sul nostro organo di percezione uditivo, chiamato  Coclea!

Castel del Monte è stato costruito seguendo esattamente tale regola!

Come abbiano fatto, a quell’epoca, a realizzare tale incredibile Tempio Solare è difficile a pensare; a meno che, finalmente, si dica e si possa pensare che, la Storia raccontataci sia molto bislacca, per non dire artefatta e manipolata!
“Castel del Monte è un concentrato di geometria, matematica, astronomia, rapporto aureo semplice, in radici e potenze in funzione simbolica e sacrale e, come tale, interdetta a chi non era un iniziato...”

Aldo Tavolaro (Castel del Monte ,scienza e mistero in Puglia)
E qui dobbiamo smettere di pensare che “iniziato” voglia  sempre significare un qualcosa di massonico, nel senso peggiore della parola; chi crea cioè una rete di amicizie esclusivamente per i propri fini, principalmente di potere economico e politico, sfruttando e soggiogando gli altri.

All’epoca essere iniziato voleva significare il sapere, la reale conoscenza delle regole intime e veritiere, della nostra struttura terrestre e della potenza del Creatore; dell’ unità e connubio tra Cielo e Terra.
“Ma tu hai tutto disposto con misura, calcolo e peso“

Sapienza 11:20 (Bibbia)
La nostra matrice terrestre (Matrix), si dispone nello spazio tridimensionale in cui noi viviamo (3D), essenzialmente secondo le forme dei cosiddetti  Solidi Platonici;
  • - tetraedro
  • - esaedro
  • - OTTAEDRO
  • - dodecaedro
  • - icosaedro
In Medio stat Virtus!

In mezzo ai solidi platonici c’ è l’Ottaedro, che permea tutto Castel del Monte!

Pensate che per ottenere Castel del Monte nelle dimensioni in cui lo vediamo, hanno dovuto tracciare dei rettangoli con un lato di 22 metri e l’altro di 35,60.

I 22 metri del lato minore del rettangolo, che rappresenta la sezione aurea del lato maggiore (numero irrazionale aureo 1,61803398 … quindi 22metri x 1,618 = 35,60metri) corrisponde ai 40 Cubiti sacri di 55 cm ciascuno  (55cm  x  40 = 22 metri) usati da Re Salomone per edificare il Tempio di Gerusalemme! 
  
Sapienza divina, struttura materiale che collega con il Divino…

Tale Castello venne edificato in sintonia con la teoria Aristotelico - tolemaica del Geocentrismo, che prevede la Terra stazionaria immobile, al centro del sistema solare!

Chi ha orecchi per intendere…intenda!

A questo punto parlare delle storture e delle disarmonie del presente mi pare superfluo.

Non mi pare che ci siano state costruzioni auree nell’ultimo secolo, caratterizzato da dittature e guerre.

L’anno scorso bruciò la Notre Dame de Paris, anch’essa sviluppata secondo le regole auree….rogo probabilmente doloso...un attacco al cuore dell’armonia celeste!

La Gioconda di Leonardo è perfettamente aurea!

Qui trovate ottime informazioni al proposito, realizzate dal liceo scientifico Sacro Monte di Varese 

L’idiozia che sta caratterizzando le persone, avvolte e distratte dalle onde elettromagnetiche tossiche e dai social vari, è ben visibile soprattutto nella politica; politica diventata l’arte della frode e degli spergiuri, manovrata dal Dio Denaro dei potenti, che tirano i fili dietro!

I potenti non sono idioti, anzi: idioti e svenduti sono gli attori politici, che per denaro si prestano ai loro sporchi giochetti. Questi potenti di oggi, non hanno nulla a che vedere con i grandi condottieri del passato e con i grandi matematici ed astronomi del medioevo.

Che bisogno ci sarebbe di un nuovo Federico II , di un nuovo Fibonacci!

Che bisogno ci sarebbe di un nuovo alto pensiero sulla “magia“ della vita, che riportasse in alto i cuori!

Adesso stiamo vivendo questo allucinante Transumanesimo, che vuole sostituire l’uomo con i Robot, facendo perdere lavoro a milioni di persone! E i più sono contenti, poiché hanno istituito il reddito di cittadinanza….stai a casa e non rompere le palle...e vivi con gli 800 che ti diamo e metti il cervello in salamoia!

Pensiero demenziale di autodistruzione e di miseria!

Il comico in questione, ha anche detto che agli anziani andrebbe tolto il diritto di voto, in quanto il loro pensiero è vecchio e non coincide con i fabbisogni delle nuove generazioni!

E i più tacciono invece di mandarlo a quel posto….Sono dei paraculi senza fine e senza vergogna, ingannatori di milioni di persone, che cercherebbero una guida illuminata!
“Le nove figure degli indiani sono queste; 9 8 7 6 5 4 3 2 1. Con tali nove figure e con il simbolo 0, che in arabo chiamano Zephiro, qualsiasi numero può essere scritto, come sarà dimostrato, più avanti“

da Liber Abaci.
Grazie Fibonacci, grazie di cuore!
Abbiamo veramente bisogno della tua armonia aurea, sperando che ci permetta di ricollegarci con il Cielo! 



®wld

lunedì 28 ottobre 2019

I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi

 

DIVINITÀ DEL CIELO E DELLA TERRA 

Come avvenne che dopo centinaia di migliaia e persino milioni di anni di lento e faticoso sviluppo umano, le cose cambiarono d'un tratto così completamente da trasformare dei nomadi primitivi, dediti alla caccia e alla raccolta di semi e frutti, in agricoltori stanziali e fabbricanti di terraglie, e poi in costruttori di case, ingegneri, matematici, astronomi, fabbricanti di metalli, musicisti, giudici, medici, scrittori, bibliotecari, sacerdoti? E potremmo andare ancora più avanti e domandarci, come ha fatto il professor Robert J. Braidwood (Prehistoric Men, «Gli uomini preistorici»): «Perché tutto questo è accaduto? Perché gli esseri umani non vivono ancora come nell'età della pietra?». 

I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi, avevano una risposta a questa domanda. Essa si trova incisa su una delle innumerevoli iscrizioni dell'antica Mesopotamia portate alla luce dagli scavi archeologici: «Tutto ciò che appare bello lo abbiamo fatto per grazia degli dèi». Gli dèi di Sumer, dunque. Ma chi erano? Erano forse simili agli dèi greci, che vivevano nella grande e maestosa casa di Zeus nei cieli: l'Olimpo, che corrispondeva, sulla Terra, al monte più alto della Grecia, il Monte Olimpo, appunto? I Greci descrivevano i loro dèi come essere antropomorfi, simili ai mortali nel fisico come nel carattere: sapevano essere arrabbiati e gelosi; si innamoravano, litigavano, combattevano;e, come gli esseri umani, procreavano, generavano figli attraverso rapporti sessuali tra loro o con i mortali. 

Erano irraggiungibili, eppure costantemente presenti nelle faccende dell'uomo. Potevano coprire distanze enormi viaggiando a grande velocità, apparire e scomparire a loro piacimento; disponevano di armi dotate di un immenso e strano potere. Ognuno di loro aveva una funzione specifica e, di conseguenza, ogni specifica attività umana poteva essere influenzata, nel bene o nel male, dall'atteggiamento del dio preposto a quella particolare attività; i rituali di culto e le offerte agli dèi miravano quindi a ottenerne il favore. 

La principale divinità dei Greci era Zeus, "Padre degli dèi edegli uomini", "Signore del fuoco celeste". Il suo simbolo e arma principale era il fulmine. Egli era il re dei cieli, ma "regnava" anche sulla Terra, prendeva decisioni e dispensava bene e male tra i mortali, eppure il suo dominio originario era nei cieli. Quello di Zeus non era il primo caso di commistione tra cielo e Terra. Nella mitologia greca - che altro non è che una mescolanza tra teologia e cosmologia - al principio di tutto vi era il Caos; poi apparvero Gea (la Terra) e il suo consorte Urano (il cielo), i quali generarono i dodici Titani, sei maschi esei femmine. 

Questi compirono le loro imprese sulla Terra, sebbene si attribuisse loro anche una corrispondenza astrale. Crono, il maschio più giovane dei Titani, divenne la figura principale dell'Olimpo mitologico. Ottenne con la forza una posizione di supremazia sugli altri Titani, dopo aver evirato suo padre Urano; quindi, timoroso della reazione dei suoi fratelli, li imprigionò e poi li scacciò.

Per questo fu maledetto da sua madre, che gli predisse che anch'egli avrebbe subito lo stesso destino di suo padre e sarebbe stato detronizzato dai suoi stessi figli. Crono si unì con sua sorella Rea e generò tre figli maschi e tre femmine: Ade, Poseidone e Zeus; Estia, Demetra ed Era. Ancora una volta, era destino che fosse il figlio più giovane a rovesciare suo padre e la maledizione di Gea si avverò quando Zeus detronizzò Crono, suo padre. 

Il colpo di mano non fu, però, né facile né rapido: perparecchi anni, infatti, si susseguirono battaglie tra gli dèi e altri esseri soprannaturali, che culminarono con la lotta tra Zeus e Tifone, una divinità dalle sembianze di serpente. Fu una battaglia senza esclusione di colpi, che si svolse tanto sulla Terra quanto in cielo e che si concluse presso il Monte Casio,vicino al confine tra Egitto e Arabia - a quanto pare in qualche punto della penisola del Sinai. (vedi foto sotto)
 

Zeus, che aveva vinto la battaglia, fu riconosciuto come la divinità suprema, ma doveva dividere il potere con i suoi fratelli. Che sia stato dunque per scelta o, come dicono alcuni, affidandosi a un lancio di dadi, i tre giunsero a un accordo: Zeus avrebbe avuto il controllo dei cieli, il fratello maggiore Ade quello degli Inferi, mentre Poseidone avrebbe avuto il dominio dei mari. Anche se col tempo Ade e il suo territorio divennero sinonimo di Inferno, originariamente il suo dominio era collocato in una imprecisata zona "molto in basso", che comprendeva terre deserte e paludose e zone bagnate da fiumi impetuosi. 

Ade era considerato "l'invisibile", colui che incute timore, rigoroso e austero. Poseidone, invece, era spesso rappresentato con in mano il suo simbolo, il tridente. Oltre a dominare i mari, egli era anche signore dell'arte, della sculturae della lavorazione dei metalli, e anche un mago particolarmente astuto. Se Zeus veniva visto, nella tradizione greca, come un dio severo con il genere umano, tanto da volerne, ad un certo punto, addirittura l'annientamento, Poseidone era invece considerato amico della stirpe umana, e anzi faceva di tutto per ottenere le lodi dei mortali. 

I tre fratelli e le loro tre sorelle, tutti figli di Crono e Rea, costituivano la parte più antica della cerchia dell'Olimpo, il gruppo dei dodici Grandi Dèi. Gli altri sei erano tutti figli di Zeus e la mitologia greca tratta con molta precisione della loro genealogia e dei reciproci rapporti. Tutti gli dèi e le dee che si considerano figli di Zeus avevano madri diverse. Unitosi inizialmente con una dea di nome Meti, Zeus ebbe da lei una figlia, Atena, che divenne la dea della sapienza. 

Ma poiché era stata anche l'unica a rimanere al fianco di Zeus durante il suo combattimento con Tifone, mentre tutti gli altri dèi erano scappati, Atena si vide attribuire anche doti marziali e divenne anche la dea della guerra. Essa era la "vergine perfetta" e non sposò nessuno; ma talvolta nei racconti mitologici viene associata a suo zio Poseidone, il quale, pur avendo come moglie ufficiale la dea che era anche la Signora del Labirinto sull'isola di Creta, non disdegnava sua nipote Atena come amante. 

Zeus si unì poi ad altre dee, ma i figli che ebbe da loro non entrarono a far parte della cerchia dell'Olimpo. Quando ritenne che fosse giunto il momento di assicurarsi un erede maschio, Zeus si rivolse a una delle sue sorelle. La maggiore, Estia, era una specie di eremita - forse troppo vecchia o troppo malata per essere oggetto di attenzioni matrimoniali - e così Zeus non ebbe bisogno di molte scuse per scegliere Demetra, la sorella mediana, la dea della fertilità.

Ma, invece di un figlio maschio, essa gli generò una femmina, Persefone, che divenne moglie di suo zio Ade e con lui divise il dominio sul mondo degli Inferi. Deluso per non essere riuscito ad avere figli maschi, Zeus cercò amore e conforto in altre dee. Armonia gli diede nove figlie. Poi fu la volta di Leto, che gli diede una figlia femmina e un maschio, Artemide e Apollo, i quali vennero finalmente ammessi nel gruppo delle divinità maggiori. 

Apollo, come primo figlio maschio di Zeus, fu una delle figure più importanti del pantheon ellenico, temuto dagli uomini come dagli dèi. Egli era colui che interpretava per imortali il volere di suo padre Zeus e perciò era la massima autorità in fatto di culto e di legge religiosa. In quanto rappresentante delle leggi morali e divine, era l'emblema della purificazione e della perfezione, tanto spirituale quanto fisica. Il secondo figlio di Zeus era Ermes, figlio della dea Maia. Protettore dei pastori, guardiano delle greggi e delle mandrie, egli meno importante di suo fratello Apollo, ma più vicino alle faccende umane; qualunque voltafaccia della fortuna veniva attribuito a lui. 

Come dispensatore di fortuna, era il dio preposto al commercio, protettore di mercanti e viaggiatori. Ma il suo ruolo principale, nella mitologia come nell'epica, era quello di messaggero degli dèi. Spinto dalle tradizioni dinastiche, Zeus era ancora alla ricerca di un figlio maschio da concepire con una delle sue sorelle: si rivolse dunque alla più giovane, Era. Dopo averla sposata con un rito sacro e ufficiale, la proclamò regina degli dèi, la Madre Dea. Dal loro matrimonio nacque un figlio maschio, Ares, e due femmine, ma il rapporto era interrotto dalle continue infedeltà di Zeus e da una presunta infedeltà anche da parte di Era, che getta qualche dubbio sulla reale paternità di un altro figlio, Efesto. 

Ares venne anch'egli ammesso tra i Grandi dell'Olimpo e divenne anzi il braccio destro di Zeus, il dio della guerra. Era rappresentato come l'emblema stesso della combattività, eppure era tutt'altro che invincibile: mentre combatteva dalla parte dei Troiani nella guerra di Troia, si procurò una ferita che solo Zeus potè guarire. Efesto, da parte sua, dovette lottare non poco per essere ammesso nell'Olimpo. 

Egli era il dio della creatività, capace dicostruire oggetti magici per gli uomini e per gli dèi; a lui si doveva il fuoco delle fornaci e l'arte di lavorare i metalli. Secondo la leggenda, egli era nato zoppo e per questo fu scacciato dalla madre Era; un'altra versione, però, senza dubbio più credibile, attribuisce a Zeus la cacciata di Efesto, forse a causa della sua paternità incerta. Efesto, comunque, usò i suoi magici poteri creativi per costringere Zeus ad ammetterlo tra i Grandi Dèi. 

La leggenda dice anche che un giorno Efesto costruì una rete invisibile che avrebbe circondato il letto di sua moglie se questo fosse stato scaldato da un amante; e in effetti una tale precauzione poteva non rivelarsi inutile, visto che sua moglie era Afrodite, dea dell'amore e della bellezza. Su di lei, naturalmente, si raccontavano numerose storie d'amore, molte delle quali riguardavano Ares, fratello di Efesto (uno dei frutti di questo amore illecito fu Eros, il dio dell'amore.) Afrodite fu ammessa tra i dodici Grandi Dèi dell'Olimpo e le circostanze di questa ammissione gettano luce su ciò di cui ci stiamo occupando. Afrodite non era né sorella né figlia di Zeus, eppure non poteva essere ignorata. 

Essa proveniva dalle coste asiatiche del Mediterraneo di fronte alla Grecia (secondo il poeta greco Esiodo era arrivata attraverso Cipro) e si dice che fosse nata per opera di Urano stesso. Apparteneva dunque a una generazione precedente a quella di Zeus, essendo, per così dire, sorella di suo padre e incarnazione del progenitore degli dèi, colui che era stato evirato.
 

Vedi figura sopra Afrodite, dunque, doveva essere inclusa tra gli dèi dell'Olimpo, senza tuttavia che fosse superato il numero complessivo di dodici. Come fare? Semplice: qualcuno doveva andarsene per far posto a lei, e questo qualcuno fu Ade. Poiché a lui era stato dato il dominio sugli Inferi, egli non poteva rimanere nell'Olimpo con gli altri dèi: ecco, dunque, che venivaa crearsi un posto libero, perfetto per essere occupato da Afrodite.

Sembra proprio che il dodici fosse un requisito assolutamente imprescindibile per gli dèi dell'Olimpo: essi non dovevano essere di più, ma neanche meno di dodici, come dimostrano le circostanze che portarono all'ammissione di Dioniso nel circolo dell'Olimpo. Dioniso era frutto di una relazione adulterina di Zeus con la propria figlia Semele; dovendo nascondersi dal furore di Era, legittima moglie di Zeus, egli venne mandato in terre lontane - fino in India - e dovunque andò introdusse la pratica di coltivare la vite e diprodurre il vino. 

Nel frattempo, nell'Olimpo si era creato un posto libero, poiché Estia, la sorella maggiore di Zeus, troppo vecchia e debole, era stata allontanata dal circolo dei dodici. Dioniso potè quindi tornare in Grecia e occupare il posto di Estia: gli dèi olimpici erano ancora una volta dodici. Sebbene la mitologia greca non sia troppo chiara riguardo all'origine del genere umano, leggende e tradizioni attribuiscono a eroi e re un'origine divina. 

Questi semidèi rappresentavano il legame tra il destino umano - con le sue fatiche quotidiane, la dipendenza dagli elementi, le malattie, la morte - e un passato lontano e felice, quando sulla Terra si aggiravano soltanto gli dèi. E anche se, tra gli dèi, molti erano nati sulla Terra, il ristretto circolo dei dodici rappresentava, per così dire, l'aspetto "celestiale" del pantheon divino. Nell'Odissea si afferma che l'Olimpo si trovava nella "pura aria superiore"; i dodici dèi maggiori erano dèi del cielo che erano discesi sulla Terra e rappresentavano i dodici corpi celesti della" volta del cielo".

I nomi latini che i Romani attribuirono agli dèi greci confermano questa sorta di associazione astrale: Gea divenne la Terra; Ermes, Mercurio; Afrodite, Venere; Ares, Marte; Crono, Saturno; e Zeus divenne Giove. Come per i Greci, anche per i Romani Giove era una divinità "tonante" armata di fulmine eassociata al toro (vedi figura sotto).

 

Quasi tutti gli studiosi concordano ormai nell'affermare chele basi della civiltà greca siano da ricercare sull'isola di Creta, dove, tra il 2700 e il 1400 a.C. circa, fiorì la civiltà minoica.Nel complesso di miti e leggende che caratterizzano la civiltà minoica, un ruolo preminente è svolto dal "minotauro", mezzouomo e mezzo toro, frutto dell'unione tra Pasifae, moglie di Minosse, e un toro.

 Numerosi reperti archeologici confermano questo esteso culto minoico del toro, che in alcune raffigurazioni si presenta come un'entità divina accompagnata da una croce, simbolo, probabilmente, di qualche stella o pianeta non ancora identificato. Si pensa, quindi, che il toro che i Minoici adoravano non fosse il comune animale terreno, ma il Toro celeste - la costellazione del Toro, appunto - in onore diqualche evento che era avvenuto quando il Sole, all'equinozio di primavera, era apparso in quella costellazione, intorno al 4000 a.C. (vedi figura sotto).
 

Secondo la tradizione greca, Zeus arrivò in Grecia via Creta,da dove era fuggito, attraverso il Mediterraneo, dopo averrapito Europa, la bellissima figlia del re di Tiro, la città fenicia. In effetti, quando Cyrus H. Gordon riuscì a decifrare il più antico scritto in lingua minoica, fu dimostrato che si trattava di «un dialetto semitico originario delle coste del Mediterraneo orientale».

I Greci, infatti, non avevano mai detto che i loro dèi olimpici fossero arrivati in Grecia direttamente dal cielo. Zeus, come abbiamo visto, era arrivato attraverso il Mediterraneo, via Creta. Poseidone (Nettuno per i Romani) arrivò a cavallo dall'Asia Minore. Atena portò "l'olivo, fertile e spontaneo" in Grecia dalle terre bibliche. Non vi è dubbio che le tradizioni e i culti religiosi elleni ci siano arrivati in Grecia dal Vicino Oriente, attraverso l'Asia Minore e le isole del Mediterraneo.

È qui, dunque, che vanno ricercate le radici del pantheon dei Greci, le origini dei loro dèi e le relazioni astrali con il numero dodici. L'induismo, l'antica religione dell'India, considera i Veda - composizioni formate da inni, formule sacrificali e altri detti riguardanti gli dèi - come scritture sacre, "non di origine umana": gli dèi stessi le avrebbero composte in un'età precedente a quella attuale.

Con il passare del tempo, però, degli originari 100.000 e più versi tramandati oralmente di generazione in generazione, gran parte andò perduta, finché un saggio decise di scrivere i versi che ancora rimanevano, li suddivise in quattro libri e li affidò a quattro dei suoi discepoli, perché ne conservassero uno ciascuno.

Quando, nel XIX secolo, gli studiosi cominciarono adecifrare le lingue antiche e a individuarne le reciproche interconnessioni, si accorsero che i Veda erano scritti inun'antichissima lingua indoeuropea, antenata del sanscrito - dalla cui radice sarebbe poi nato l'indiano - del greco, del latino e delle altre lingue europee.

Quando poi furono finalmente ingrado di leggere e analizzare i Veda, rimasero molto sorpresi di vedere le indubbie analogie tra i racconti vedici sugli dèi e quelli dei Greci. Gli dèi, secondo i Veda, erano tutti membri di un unico, non necessariamente tranquillo, gruppo familiare.

In mezzo airacconti di salite al cielo e discese sulla Terra, battaglie celestia suon di armi portentose, amicizie e rivalità, matrimoni e infedeltà, sembra esservi stata anche una certa preoccupazione di indicare i principali rapporti genealogici: chi era il padre e chi il figlio, qual era il primogenito e di chi, ecc. Gli dèi sulla Terra erano originari del cielo, e i principali tra essi, anche sulla Terra, continuavano a rappresentare la corrispondenza con corpi celesti. 

Continua ...  

Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI

(The 12th Planet,1976) - Capitolo terzo

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