La cristianità occidentale perde ogni credibilità mentre il furto della Terra Santa continua - By Stuart Littlewood -
di Stu Littlewood, VT Scozia
[Nota del redattore:
Stu rivisita una causa persa che è scomparsa nella tan del coniglio
mentre nuove, inclusa una potenziale Terza Guerra Mondiale, sono
all'orizzonte. Le Nazioni Unite sembrano aver perso il loro fascicolo palestinese e i media mondiali sembrano aver perso interesse.
L'ultima
storia che ha avuto visibilità è stata la giornalista palestinese che
si è presa una pallottola in testa mentre seguiva un'operazione di
"sicurezza" israeliana in Cisgiordania.
Michel Sabbah
Stu
ha concentrato la sua carne oggi non sull'ONU o sui media, ma il
Consiglio Mondiale delle Chiese, che ha contribuito solo al livello più
basso possibile, invita gli altri a fare qualcosa per la difficile
situazione dei palestinesi.
Il WCC ha un enorme pulpito prepotente che sembra salvare per altri problemi che possono essere risolti più facilmente, mentre prende un passaggio sul nodo gordiano palestinese / israeliano che rimane indisturbato fino ad oggi senza sanzioni imposte a Israele che attirerebbe la sua attenzione molto velocemente.
Ricordo
la citazione che ho ricevuto da un'intervista con il patriarca latino
di Gerusalemme due decenni fa ad Atlanta con Jim Clancy, una buona
dichiarazione conclusiva del patriarca Michel Sabbah : "I palestinesi, non piangono per niente", una descrizione semplice ma concisa della loro tragedia.
A
quel tempo, lui ed io concordammo che Gerusalemme avrebbe dovuto essere
una città internazionale amministrata dalle Nazioni Unite, con accesso a
tutti coloro che erano sotto la sua protezione. Ma tali soluzioni pratiche sono spesso respinte di mano dai pretendenti all'ONU ... Jim W. Dean]
Pubblicato per la prima volta il 25 giugno 2022
Esattamente 5 anni fa la Coalizione nazionale delle organizzazioni cristiane in Palestina (NCCOP) ha lanciato un'ultima richiesta di aiuto in una lettera aperta al Consiglio ecumenico delle Chiese e al movimento ecumenico. È stato firmato da oltre 30 organizzazioni a Gerusalemme, in Cisgiordania ea Gaza.
Riassumeva la situazione crudele e illegale in Terra Santa.
"Stiamo
ancora soffrendo per 100 anni di ingiustizia e oppressione che sono
state inflitte al popolo palestinese a partire dalla dichiarazione
illegale di Balfour, intensificata attraverso la Nakba
["catastrofe" palestinese] e l'afflusso di rifugiati, seguita
dall'occupazione israeliana dell'Occidente Banca che include Gerusalemme
Est e Gaza e la frammentazione del nostro popolo e della nostra terra
attraverso politiche di isolamento e confisca, e la costruzione di
insediamenti per soli ebrei e il Muro dell'Apartheid.
Cento anni dopo e ancora non c'è giustizia! Discriminazione e disuguaglianza, occupazione militare e oppressione sistematica sono la regola…. Nonostante
tutte le promesse, i vertici senza fine, le risoluzioni dell'Onu, le
chiamate di leader religiosi e laici, i palestinesi bramano ancora la
loro libertà e indipendenza e cercano giustizia e uguaglianza”.
Il messaggio si è concluso con queste parole inquietanti:
“Le cose sono oltre l'urgenza. Siamo sull'orlo di un crollo catastrofico. L'attuale status quo è insostenibile. Questa potrebbe essere la nostra ultima possibilità di raggiungere una pace giusta. Come
comunità cristiana palestinese, questa potrebbe essere la nostra ultima
opportunità per salvare la presenza cristiana in questa terra”.
'Assenza di ogni speranza'
Dieci anni prima avevamo avuto la "Chiamata di Amman" alla conferenza internazionale per la pace del WCC Chiese insieme per la pace e la giustizia in Medio Oriente tenutasi in Giordania. Conteneva una serie di imperativi. Si sono ridotti a questo: “Basta. Non più parole senza fatti. È tempo di agire".
Questo è stato seguito nel 2009 dal Documento di Kairos che si definisce un “grido di speranza in assenza di ogni speranza”. Diceva
di aver "raggiunto un vicolo cieco" nella tragedia del popolo
palestinese e che i decisori "si accontentano di gestire la crisi
piuttosto che impegnarsi nel serio compito di trovare un modo per
risolverla".
I fedeli si chiedevano: cosa fa la comunità internazionale? Cosa stanno facendo i leader politici in Palestina, in Israele e nel mondo arabo? Cosa fa la Chiesa?
“Il problema non è solo politico. È una politica in cui gli esseri umani vengono distrutti e questo deve interessare la Chiesa».
Kairos
ha detto senza mezzi termini alla comunità internazionale di smettere
di praticare i "doppi standard" e di iniziare ad attuare risoluzioni
internazionali. “L'applicazione selettiva del diritto internazionale minaccia di lasciarci vulnerabili a una legge della giungla. Legittima
le affermazioni di alcuni gruppi armati e afferma che la comunità
internazionale comprende solo la logica della forza”.
Inoltre, Kairos
ha chiesto l'applicazione di un sistema di sanzioni economiche e di
boicottaggio contro Israele, non come tattica di vendetta, ma come
azione per raggiungere una pace giusta e definitiva.
Ha
inoltre esortato le chiese a rivedere le posizioni fondamentaliste
utilizzate per sostenere le politiche malvagie imposte al popolo
palestinese ea smettere di fornire una copertura teologica per le
ingiustizie che subisce.
Che cosa ha effettivamente ottenuto il WCC da allora? È fantastico nel fare affermazioni e poco altro. Ne hanno appena emesso uno. È
il solito woffle in cui il WCC "si rammarica profondamente" e fa molto
sollecitazione e appello ad altri organismi (come i governi), ma c'è
poca azione oltre una calda vasca di parole sdolcinate.
Non
si rendono conto che la soluzione dei due stati – che incredibilmente è
ancora una “politica consolidata del WCC” – è morta da 20 anni? E quel dialogo interreligioso di cui fanno tanto tesoro è un cinico stratagemma?
La Gran Bretagna è ancora ufficialmente un paese cristiano. Non
penseresti che 26 vescovi della Chiesa d'Inghilterra siedono nella
Camera Alta del nostro Parlamento – la Camera dei Lord – e…. fare?
Nel frattempo la Terra Santa, la sorgente della loro fede, viene rubata da sotto i loro nasi annusati.
Dai giornali americani: “Il genero di Donald Trump pubblica un articolo sui cospirazionisti sull’11 Settembre: ‘Idioti deleteri, scemi e ciarlatani che teorizzano su Internet su come le Twin Towers siano stata ‘in realtà’ distrutte dagli ebrei, dagli Illuminati,o dagli extraterrestri”. Notizia che assume il suo sapore se si viene informati che il genero di Trump (che ha sposato sua figlia Ivanka) si chiama Jared Kushner, e (da Wikipedia) “è cresciuto in una famiglia ebraica nel New Jersey, s’è diplomato alla Frisch School, una jeshiva privata a Paramus, New Jersey, e allo Harvard College nel 2003 con laurea in sociologia”.
Harvard, e sia pure lo Harvard College è un nome prestigioso di una difficile università. Notizia che assume tutto il suo sapore quando si viene informati (cito da Wiki): “secondo il giornalista Daniel Golden, Kushner e sua fratello Joshua Kushner vi sono stati ammessi nonostante le modeste credenziali accademiche dopo che suo padre ha fatto una donazione di 2,5 milioni di dollari all’università”. Un professore ha descritto l’ammissione di Jared “una scelta insolita per Harvard”, essendo il ragazzo “per nulla al vertice della sua classe”. Papà Kushner, Charles, un immobiliarista di lusso (ha l’ufficio a 666 Fifth Avenue) che ha fatto la ricca donazione, “è stato arrestato per evasione fiscale e donazioni elettorali illegali”.
Questo per sfatare al mito, diffuso tra i goy, che “gli ebrei siano più intelligenti della media”. Jared è la prova incarnata che esistono ebrei stupidi, anche con laurea ad Harvard. E conferma la sua stupidità col farsi saltare i nervi nel mezzo di una finissima operazione di depistaggio in corso nella Washington che conta: la minaccia o decisione di render pubbliche le 28 pagine del rapporto del Congresso Usa sugli attentati dell’11 Settembre, che a suo tempo George Dubya Bush fece segretare, e che provano che fu l’Arabia Saudita, e specificamente la famiglia reale Saud, ad architettare il mega-attentato e pagare la compagnia di attentatori guidata da Mohamed Atta e il suo gruppo di piloti della domenica. Segreto di Pulcinella, perché quelle 28 pagine (sulle oltre 800 del Rapporto della Commissione) sono sì “classificate”, ma qualunque senatore Usa ha potuto leggerle, se voleva. Molti le hanno lette e già da anni vanno sussurrando che incastrano i sauditi. L’ex senatore Bob Graham, che co-presiedeva quella Commissione, lo disse quasi subito. Poi, per 15 anni, silenzio.
E’ stato proprio Trump, il suocero, a tirar fuori di nuovo le 28 pagine. A febbraio, durante un comizio in South Carolina, ha detto: se mi fate presidente scoprirete chi ha tirato giù davvero il World Trade Center…potete scoprire che sono stati i sauditi, OK?”. Allora parve un colpo quasi diretto a Jeb Bush, il fratello del presidente segretatore, che difatti s’è subito ritirato dalla corsa.
I ‘grandi’ media, che di solito hanno irriso come buffonesche le altre uscite di Trump, questa invece non l’hanno lasciata cadere. Anzi l’hanno ripresa e amplificata, e i politici più in vista l’hanno avallata: il candidato Bernie Sanders (J) ha dichiarato: “Era tempo che si guardasse al coinvolgimento saudita nell’11 Settembre”…La tesi è salita alla luce mediatica sempre pù accreditata, fino alla consacrazione definitiva della trasmissione “60 Minutes” della CBS, il più ufficioso e mainstream dei talk, ed anche uno dei più ebraici (tale è il conduttore, il celebre Dan Hewitt) che ha invitato l’ex senatore Bob Graham, il quale ha confermato: sì, sono stati i sauditi. Adesso tutti i media invocano la pubblicazione delle 28 pagine; la casa regnante saudita minaccia che se quelle pagine vengono rese pubbliche, svenderà i 750 miliardi di Buoni del Tesoro americano che detiene; insomma questa sta per diventare la nuova versione ufficiale: “Sono stati i sauditi”.
Il tutto in coincidenza non casuale col fatto che i rapporti fra i Saud e Washington sono al punto più basso: i monarchi detestano Obama per la pacificazione con l’Iran e per non aver “esportato la democrazia” in Siria rovesciando Assad, e se la sono legata al dito per la nascente industria dello shale oil, che renderebbe gli Usa meno dipendenti dal greggio del Golfo; e Washington ha motivi di vendetta per i conati di politica indipendente dal Protettore che il principino ereditario, “l’impulsivo” Bin Salman, ha provato a mettere a segno di testa sua. Obama, in visita a Ryad, ha consigliato ai Saud e agli emiri del Golfo di introdurre ‘riforme democratiche’ nei loro possedimenti (il che è quasi una minaccia di “esportarvela”) e di ridurre il loro “settarismo”, ossia annacquare la dose di fanatismo nel wahabismo.
Insomma: la nuova versione ufficiale è pronta per l’accettazione generale, dal Presidente ai politici ai media: “I mandanti sono stati i sauditi”. Ma allora perché il genero si scaglia contro gli “idioti scemi e ciarlatani” che non l’accettano? Forse perché l’operazione di revisione della versione ufficiale di prima è comunque un’operazione ad alto rischio. Risveglia cani che dormono: i segugi cacciatori della ‘verità sull’11 settembre’, che raccolte decine di prove del coinvolgimento israeliano nell’attentato, s’erano assopiti per stanchezza. E adesso, svegli, latrano in coro: “No, è stata la Cia col Mossad”.
L’assopimento è scusabile. Son passati 15 anni. La versione ufficiale di prima (“E’ stato Bin Laden”) è stata difesa dai media in modo da almeno, scoraggiare e demoralizzare le critiche dei “complottisti”. Chi oggi ha, poniamo, 25 anni, allora ne aveva dieci: allora non ne capì molto, ed oggi è per lui storia antica. Proprio per loro rievoco qui i tre o quattro fatti accertati, che saranno seppelliti dalla nuova versione ufficiale, se si affermerà.
Larry Silverstein (J) , immobiliarista, amico personale di Netanyahu, il 24 luglio 2001 rileva dal proprietario (la New York Port Authority) l’intero complesso del World Trade Center. E’ un contratto d’affitto per 99 anni, per il quale Silverstein s’impegna a pagare 3,2 miliardi di dollari; naturalmente a rate. Paga la prima (essenzialmente con prestiti bancari) e intanto assicura il complesso di grattacieli con 23 compagnie di assicurazione, per un totale di 3,55 milioni.
Dopo l’attentato e il crollo delle Twin Towers, Silverstein chiederà agli assicuratori il doppio – 7,1 miliardi – pretendendo che i sinistri sono stati due, due essendo gli aerei che hanno colpito le Towers. Ne nacque una battaglia legale, assai complessa, in cui 10 assicuratori poterono dimostrare che il sinistro era stato uno; altri dieci dovettero anno sostenuto che la IM accettare la tesi dei due sinistri. Alla fin fine, Silverstein ha incassato 4,577 miliardi di dollari.
Secondo alcuni, non senza l’aiuto del giudice Alvin Hellerstein (J), davanti al quale sono passate quasi tutte le cause legali concernenti l’11 Settembre. Il figlio di Hellerstein ha fatto alyah in Israele, abita fra i coloni fanatici nei Territori Occupati, ed è l’avvocato che rappresenta la ICTS ( International Consultants on Targeted Security) la ditta israeliana che gestisce la sorveglianza degli aeroporti, fra cui quelli dove l’11 settembre sono passati i pretesi attentatori islamici.
ZIM Shipping: grossa compagnia di navigazione cargo, per metà posseduta dallo Stato d’Israele, aveva 250 dipendenti, per sistemare i quali aveva preso in affitto l’intero sedicesimo piano e parte del 17mo della Torre 1. Il 4 settembre 2001, la compagnia trasloca con tutto il personale in una nuova sede, a Norfolk Virginia; per risparmiare, aveva poi spiegato la ditta.
I cospirazionisti han sostenuto che la ZIM in realtà aveva pagato l’affitto della North Tower fino alla fine del 2001, quindi non aveva risparmiato nulla; torme di debunker si sono lanciati a smentire questa circostanza, dicendo che i cospirazionisti se l’erano inventata. Alla fine, questi hanno obbligato la New York Port Authority, in forza del Freedom of Information Act, ad esibire il contratto d’affitto che la ZIM aveva firmato: e così s’è scoperto di peggio. Ossia che la ditta aveva firmato nel 1996 un contratto decennale d’affitto, che spirava nel febbraio 2006. Ossia poteva stare lì altri quattro anni e mezzo.
Invece se ne va il 4 settembre 2001. E la ZIM non aveva interrotto il contratto, né aveva cercato di subaffittare quello spazio che abbandonava, quindi in teoria avrebbe dovuto continuare a pagare l’affitto fino al 2006; si stima, sugli 8 milioni di dollari. Per fortuna sua, la distruzione della Torre Nord l’ha liberata da quell’impegno. Una armatrice preveggente e fortunata.
Gli Israeliani Danzanti. Il giorno 11 settembre, una cameriera segnò alla polizia dei giovanotti che, sul tetto di un furgone parcheggiato al Liberty State Park di Jersey City, “esultavano” , “saltavano su e giù di gioia”, e si fotografavano a vicenda con le Torri in fiamme sullo sfondo, facendo il gesto di “V” con le dita. Fermati col loro furgone, sono risultati israeliani, di nome Sivan e Paul Kurzberg, Yaron Shmuel, Oded Ellner e Omer Marmari.
Lavoravano (illegalmente) per l’agenzia di traslochi Urban Moving Systems, a cui apparteneva il furgone; al momento del fermo, hanno farfugliato scuse come “Non siamo noi i vostri nemici, i vostri nemici sono anche i nostri: gli arabi”. Naturalmente anche su questo evento si sono lanciati i “debunker” per cercre di farlo svanire, di dimostrare che è “un mito complottista”. Ma non è un mito che il proprietario della Urban Moving System, di nome Dominik Suter, israeliano, appena quei suoi lavoranti (tutti ex militari israeliani) sono stati presi, è fuggito in Israele; e in gran fretta, lasciando anche i computer accesi negli uffici; e ricercato dall’FBI, non è più tornato.
Israeliani danzanti, alla tv israeliana
I cinque ragazzoni sono stati detenuti a lungo dal FBI. Poi sono stati espulsi per aver lavorato in Usa senza permesso, e quindi sottratti a ulteriori indagini, da Michael Chertoff, che il giorno 11 Settembre era il capo della divisione penale nel Dipartimento della Giustizia, e si trovava in New Jersey: qui avocò a sé tutte le prime indagini sull’attentato e guidò le polizie (locale e federale) dove era opportuno. Ne 2005 Chertoff fu elevato da Bush a ministro: capo del nuovo ministero della sicurezza interna, Department of Homeland Security. Michael Chertoff è figlio del rabbino Gherson Baruk, e di Livia Eisen, israeliana, hostess della compagnia di bandiera El Al, e divenuta famosa a suo tempo per aver sventato un dirottamento aereo da parte di palestinesi.
Chertoff
Philip Zelikow (la cui identità J è negata da alcuni, sostenuta da altri) è stato il capo del ‘transition team” di Bush jr.; dopo il mega-attentato Bush l’ha nominato direttore esecutivo della Commissione senatoriale sull’11 Settembre: quella dove sono le 28 pagine. In quella veste, è stato lui che ha deciso quali informazioni sulle indagini e d’intelligence passare ai senatori della Commissione, e quali non far loro vedere; anzi, secondo il giornalista Philip Shenon del New York Times, è stato lui, Zelikov, a scrivere, se non ampie parti del Rapporto della predetta Commissione, almeno la “scaletta” di esso, prima ancora che la Commissione si radunasse effettivamente.
Zelikow
Zelikov, che si è auto-definito “un esperto nella creazione e mantenimento di mitologie pubbliche”, nel 1998 scrisse (con Ashton Carter, il ministro della Giustizia l’11 Settembre, e l’ex capo della Cia nonché J John Deutsch) un articolo su Foreign Affairs, la rivista del Council on Foreign Relations, dal titolo: “Catastrophic Terrorim”, in cui speculava sulle conseguenze politiche di un attentato grosso come quello di Pearl Harbor, per esempio la distruzione del World Trade Center. Una vera profezia.
Nel 2004, Zelikow ha riconosciuto pubblicamente che le guerre ingaggiate nel mondo islamico dagli Usa non erano la risposta ad una minaccia contro gli Usa, ma “Per la sicurezza di Israele; una minaccia che non osa dire il suo nome, perché francamente gli europei non sono molto preoccupati di questa minaccia, e quanto al governo americano, non la dichiara troppo, perché non è una causa popolare”. http://www.vdare.com/articles/philip-zelikow-and-the-iraq-threat-that-dare-not-speak-its-name
Difficile essere più espliciti di così.
Chi vuole, può controllare ciò che ho rapidamente riportato su “history commons”, sito collettivo che titanicamente raduna, in ordine cronologico, tutte le prove della versione ’non ufficiale”, con a fianco le fonti. Fatelo prima che scompaia.
La nuova versione ufficiale è vantaggiosa per tutti. Il senatore Chuck Schumer, J, democratico di New York, ha fatto passare una legge su misura, secondo cui “l’immunità diplomatici di cui godono i capi politici stranieri non si applica se la nazione che guidano ha ucciso cittadini americani sul suolo americano”: così le famiglie delle vittime dell’11 Settembre potranno trascinare in giudizio i Saud par farsi pagare profumati risarcimenti. Soldi li hanno.
Washington potrà operare un “cambio di regime” a Ryad, magari tramite i classici bombardamenti. Anche se non credo: i Saud “faranno le riforme” (come Renzi o Monti) , e pagheranno una multa colossale di decine di miliardi alla giustizia federale Usa, come già ha dovuto fare Volkswagen.
Il furgone dei danzanti
Il New York Times ha già preconizzato come andrà a finire nel suo editoriale del 22 aprile: “Il ristabilimento delle relazioni, ora rotte, con l’Arabia Saudita, richiede che tutti i fatti siano conosciuti”. Si pubblichino, suvvia, le 28 pagine.
Anche l’Establishment, specie quello repubblicano, ha cessato di essere terrorizzato da Trump, e non cercherà più di sbarragli il passo verso la Casa Bianca con tutti mezzi e colpi bassi possibili. E’ molto tranquillizzato. Donald ha persino detto che tutta la storia degli israeliani danzanti è un mito complottista. Antisemita.
“Mister Trump ha riconosciuto la necessità di rimodellare il suo personaggio, e che la sua campagna deve cominciare collaborare con l’Establishment politico; poiché è vincente, non è interessato a cambiare le regole”, ha detto Paul Manafort, il manager della sua campagna, lobbista di grandi qualità (faceva lobby anche per i Saud, pensate).
E i media? Ormai non vedono più in Donald Trump l’impresentabile
pagliaccio, il ridicolo rozzo sessista, razzista, politicamente
scorretto; di colpo ravvisano in lui le doti intellettuali dell’Uomo di
Stato, la dignità, l’eleganza, la allure adeguata al prossimo
inquilino della Casa Bianca. Anche la Botteri, nel suo piccolo,
comincia a descrivercelo nella nuova veste dignificata di Statista. Un
nuovo presidente per una nuova versione ufficiale: cosa volete di più?
L’Ungheria caccia i
massoni dalla nazione e ora è sovrana!
Emette moneta senza debito.
L’Ungheria fa boom, caccia i massoni del FMI e banksters dalla nazione ed ora
emette moneta senza debito, è SOVRANA DI SE STESSA, Li non comanda la sinistra…
Dopo che è stato ordinato all’FMI di abbandonare il paese, la nazione adesso
stampa moneta senza debito. L’Ungheria sta facendo la storia.
Teniamo a precisare che la UE si permette ancora di calcolare il debito
ungherese anche se ora la nazione è sovrana fuori dal FMI e da tutti i vincoli
europei debito pubblico compreso,considerandolo il più alto
d’Europa, semplicemente perché l’Ungheria non fa nulla per ridurlo, non da un
soldo all'FMI, banche e UE perché pensa ai cittadini, e quindi il “debito
fantasma” cresce, ma nulla possono contro una nazione che li ha rifiutati a
priori, possono solo conquistarla militarmente violando i trattati
internazionali.
Quindi anche se rifiuti l’Europa lei ti costringe comunque a pagare……gli
italiani ci cascano, gli ungheresi, svizzeri, islandesi, inglesi, NO!….
Mai
più dagli anni 30 con il caso della Germania un paese europeo aveva osato
sfuggire alle grinfie dei cartelli bancari internazionali controllati dai
Rothschilds. Questa è una notizia stupenda che dovrebbe incoraggiare i patrioti
nazionalisti del mondo intero ad intensificare la lotta per la libertà dalla
dittatura finanziaria.
Già nel 2011 il primo ministro ungherese, Viktor Orbán
promise di ristabilire la giustizia sui predecessori socialisti che avevano
venduto il popolo della nazione alla schiavitù di un debito infinito con i
vincoli del FMI (IMF) e lo stato terrorista d’Israele. Queste amministrazioni
precedenti erano infiltrate da israeliani nelle alte cariche, in mezzo al furore
delle masse che alla fine, in reazione, hanno votato il partito Fidesz di
Orban.
Secondo una relazione sui siti germanofoni del “National Journal”, Orbán si è
accinto a scalzare gli usurai dal trono. Il popolare e nazionalista primo
ministro ha detto all’FMI che l’Ungheria non vuole né richiede “assistenza”
ulteriore dal delegato della Federal Reserve di proprietà dei Rothschild. Gli
ungheresi non saranno più costretti a pagare esosi interessi a banche centrali
private e irresponsabili.
Anzi,
il governo ungherese ha assunto la sovranità sulla sua moneta e adesso emana
moneta senza debito e tanta quanto ne ha bisogno. I risultati sono stati
nientemeno che eccezionali. L’economia nazionale, che vacillava per via di un
pesante debito, ha ricuperato rapidamente e con strumenti inediti dalla Germania
nazionalsocialista. Il ministro per l’Economia ungherese ha annunciato che
grazie a “una politica di bilancio disciplinato” ha ripagato il 12 agosto 2013
il saldo dei 2,2 bilioni di debito all’FMI, prima della scadenza ufficiale del
marzo 2014.
Orbàn ha dichiarato: “L’Ungheria gode della fiducia degli
investitori” che non vuol dire né l’FMI né la Fed o altri tentacoli dell’impero
finanziario dei Rothschild. Piuttosto si riferiva agli investitori che producono
in Ungheria per gli ungheresi, creando crescita economica vera, e non già la
“crescita di carta” dei pirati plutocratici, bensì quel tipo di produzione che
assume realmente le persone e ne migliora la vita.
Con
l’Ungheria libera dalla gabbia della servitù agli schiavisti del debito non c’è
da meravigliarsi che il presidente della banca centrale ungherese gestita dal
governo per il bene pubblico e non per l’arricchimento privato abbia chiesto
all’FMI di chiudere i battenti da uno dei paesi più antichi d’Europa. Inoltre,
il procuratore generale, ripetendo le gesta dell’Islanda, ha accusato i tre
precedenti primi ministri del debito criminale in cui hanno precipitato la
nazione.
L’unico passo che rimane da fare per distruggere completamente il potere dei
bancksters in Ungheria, è di attuare un sistema di baratto per lo scambio con
l’estero come esisteva in Germania con i nazional socialisti e come esiste oggi
in Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i cosiddetti BRICS, una coalizione
economica internazionale. E se gli USA seguissero la guida dell’Ungheria, gli
americani potrebbero liberarsi dalla tirannia degli usurai e sperare in un
ritorno a una pacifica prosperità.