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venerdì 12 giugno 2020

Chiesa cattolica - Alieni & Teorie Teologiche

  
Cosa succederebbe alla religione cattolica 
se annunciano l'esistenza della vita aliena? 
Credito: Narvii.com / Walkerssk / Pixabay. 
Edizione: Erick Nielssen.  

Cosa accadrebbe alla "religione cattolica" se annunciassero l'esistenza della vita aliena? 

di Erick Nielssen Wonder 
07 aprile 2020 
dal sito web CodigoOculto

Un ipotetico annuncio dell'esistenza della vita extraterrestre ... Potrebbe cambiare la dottrina cattolica su Dio e sulla creazione? Il sacerdote e l'astronomo gesuita esprime la sua opinione.

Il direttore dell'Osservatorio astronomico vaticano, José Gabriel Funes, ha affermato che la fede cattolica non cambierebbe se gli scienziati venissero ad annunciare l'esistenza della vita extraterrestre.

Questo prete e astronomo crede che Yahweh, il dio giudaico-cristiano, potrebbe aver creato forme di vita aliene su esopianeti. Ciò implicherebbe che Dio potrebbe essere in relazione con loro proprio ora. Gli astronomi hanno scoperto molti esopianeti considerati probabilmente abitabili e simili alla Terra.

Un esempio recente è il pianeta GJ 1061D situato a 12 anni luce dal nostro pianeta. È simile alla Terra ...

Vita extraterrestre e Chiesa cattolica: teorie teologiche

 

Un altro esempio è la scoperta del 2017, quando la NASA ha annunciato la presenza di un sistema planetario extrasolare (al di fuori del Sistema Solare).  

La NASA ha affermato che tre di questi esopianeti si trovano in aree abitabili con caratteristiche di supporto vitale (come gli oceani di acqua).

Questi mondi alieni con un potenziale di sviluppo della vita hanno ispirato nella mente degli studiosi e del pubblico la questione di come la scoperta della vita su altri pianeti influenzerebbe le religioni, in particolare il cristianesimo e la Chiesa cattolica 

Cattedrale di San Pietro, Roma.
Credito: papannon / Pixabay  
Il prete e astronomo gesuita José Gabriel Funes, ex direttore dell'Osservatorio astronomico vaticano, ritiene che la vita extraterrestre non cambierebbe ciò che la Bibbia dice riguardo al dio giudeo-cristiano. 
Il gesuita disse in una dichiarazione:  
"I cattolici non hanno bisogno di cambiare la nostra visione dell'universo (...) Dio, nella sua libertà, avrebbe potuto creare altre creature che sono anche intelligenti e potrebbero far parte della creazione".  
"Dio" potrebbe essere in relazione con gli alieni 
Secondo il pensiero di Padre Funes, Dio potrebbe aver creato e persino messo in comunicazione o in relazione con questi ipotetici alieni intelligenti. 
Tuttavia, forse "Gesù Cristo" non avrebbe predicato dove lo hanno fatto.
Per gentile concessione: jasonstadlander.com

Da parte sua, il teologo Vesa Nissinen dell'Università di Helsinki in Finlandia crede,  

Secondo gli ebrei, cristiani e il Vaticano, gli esseri umani sono le scelte persone di 'Dio' e per questo, sono loro che avrebbero dovuto predicare su Yahweh ad altre civiltà provenienti da altri pianeti. 

L'altra opzione dice che questo dio avrebbe potuto stabilire diversi tipi di salvezza per diverse civiltà.  

Va anche notato che Papa Francesco ha affermato che se alcuni alieni dovessero sbarcare sul nostro pianeta, la Chiesa cattolica non li respingerebbe e li inviterebbe a conoscere la sua dottrina.   

Come possiamo vedere, un annuncio sulla presenza della vita extraterrestre non sembra molto problematico per una parte dei teologi cattolici.  

Tuttavia, Vesa Nissinen ritiene che, dato il fatto che questi alieni portano le loro "credenze religiose", ciò potrebbe cambiare o "minacciare" la Chiesa cattolica 

Riferimenti 

sabato 30 dicembre 2017

Alarico Re di tutti


 

Il Re Cristiano: Alarico era giudeo, chi glielo spiega a Hitler? 

Gettate la rete dall’altra parte della barca, e troverete. E’ una pesca miracolosa quella che il redivivo Gesù, nel Vangelo di Giovanni, promette agli apostoli increduli: se volete pesce, calate le vostre reti sul fianco destro dell’imbarcazione. Linguaggio cifrato: la verità ti attende dove mai avresti pensato che fosse – magari dentro di te, nell’emisfero destro del cervello? Tra le pagine (romanzesche) dedicate a un personaggio devotissimo all’uomo di Betlemme – il “Re Cristiano”, appunto, in azione trecento anni dopo gli eventi evangelici – Gianfranco Carpeoro avverte: li state cercando dalla parte sbagliata, i resti del mitico sovrano dei Visigoti, l’autore del primo Sacco di Roma.

Lui, Alarico, recava scritto già nel suo nome il proprio destino: “Re di tutti”, in lingua norrena proto-germanica. “Re di tutti”, tant’è vero che non voleva affatto radere al suolo Roma: al contrario, ambiva a diventarne l’imperatore. Per questo, lasciata la città (non saccheggiata da lui, ma dai detenuti liberati) si portò via l’augusta principessa discendente della “gens Flavia”, Galla Placidia, sua promessa sposa, insieme a cui si spinse in Calabria per poi attraversare il Mediterraneo: diretto in Africa o a Gerusalemme? Morì a Cosenza, di malaria o avvelenato. Fu sepolto insieme al suo tesoro, a lungo inutilmente cercato – anche da Hitler. E adesso chi glielo spiega, al Führer, che forse il suo Alarico era addirittura un giudeo?

Avete sempre scavato dalla parte sbagliata, scrive Carpeoro, perché Alarico non era un barbaro germanico: era romanizzato e cristiano, sia pure di confessione ariana. E forse addirittura ebreo, discendente nientemeno che dalla Maddalena e da Giuseppe di Arimatea, il misterioso armatore che riscattò il corpo di Cristo da Pilato.

L’oscuro Giuseppe d’Arimatea, cioè l’uomo che poi, si racconta, nel Primo Secolo guidò la spedizione navale che portò in Europa il Cristianesimo, tramite lo sbarco in Provenza delle “Marie venute dal mare” guidate proprio da Maria di Magdala, il cui vero nome – Miriam – è quello che tuttora i Gipsy attribuiscono alla loro regina, consacrata ogni anno a Saintes-Marie-De-La-Mer, in Camargue. Ma che c’entrano, i Goti, con i profughi palestinesi di origine semitica, probabilmente giudei, che raggiunsero le coste meridionali della Francia dopo i fatti di cui parlano i Vangeli? C’entrano eccome, se è vero che i Goti discesi dal Baltico e spintisi a ovest del Danubio – i Derving – poi cambiarono nome, secondo l’abate calabrese Gioacchino da Fiore, adottando la “M” di Miriam per diventare Merovingi, dinastia regale.

E’ così strano pensare che un popolo erratico di origine baltica, poi attestatosi in Francia, sia entrato in contatto con i proto-cristiani di Palestina? Certo che no, se si pensa che i Goti furono in gran parte cristianizzati, già nel Quarto Secolo. Ma attenzione: non erano cattolici, erano seguaci di Ario.

Corrente gnostica, secondo cui Cristo è “figlio di Dio” esattamente quanto noi, ciascuno avendo in sé la propria quota di divinità, l’Arianesimo (bocciato nel 325 dal Concilio di Nicea insieme a tutti gli altri cristianesimi non cattolici) ebbe un vastissimo seguito, specie nell’Europa balcanica popolata dai Goti, all’epoca reduci dal Medio Oriente turco: il loro primo vescovo, Wulfila, a partire dall’anno 348 tradusse la Bibbia in lingua gotica.

E’ proprio lui, Ulfila, che apre il romanzo meta-storico di Carpeoro, svelando al giovane Alarico il senso profondo e segreto della sua missione: conquistare la regalità nella giustizia, proprio nel nome della mitica antenata Miriam. Simbologo e studioso dei Rosacroce, Carpeoro fa discendere quel “mandato ancestrale” (il governo terreno illuminato dall’alto) direttamente dalla Bibbia: è il compito che Abramo riceverebbe dal misterioso Melchisedek, “Re di Giustizia”, al quale chiede di essere autorizzato a regnare sugli ebrei.

E’ il mandato che poi Giuda riceverà a sua volta da Giacobbe-Israele, che descrive le doti del figlio con i tre colori della bandiera italiana. Nella tradizione, proprio il bianco, il rosso e il verde designeranno il contenuto simbolico della discendenza di Davide, fino a tradursi nelle virtù teologali cristiane (fede, speranza e carità). Valori che il potere del mondo ha bandito, ma che qualcuno – in nome di Cristo – ha provato a restaurare? Anche indossando i panni, germanici ma romanizzati, dell’inquieto sovrano dei Goti dell’Ovest?

E’ la tesi attorno a cui si interroga Carpeoro, avvicinando il lettore ai primissimi secoli attraverso l’espediente letterario del noir, impersonato dall’anomalo ricercatore milanese Giulio Cortesi, appassionato di musica e soprattutto di cucina.

Come già nel “Volo del Pellicano” e poi in “Labirinti”, Cortesi è vegliato dal suo ruvido angelo custode, il commissario Amedeo Bertossi, il cui mestiere non è inseguire fantasmi del passato, ma brutali assassini in carne e ossa. Killer contemporanei, che questa volta fanno fuori un professore – tedesco – che aveva scoperto qualcosa di sconcertante sulla vera identità di Alarico. Un’intuizione fondamentale, imbarazzante e molto pericolosa, che porta dritto anche alla precisa ubicazione della leggendaria sepoltura del condottiero.

Se Cosenza è tuttora alla ricerca del Tesoro di Alarico su quella che era la riva pagana del Busento, Carpeoro – che è cosentino di nascita – cita il conterraneo Vincenzo Astorino per suggerire che le spoglie del sovrano vanno cercate sulla sponda opposta del fiumicello, quella che all’epoca era cristiana, dove sorgeva l’antichissima chiesetta di San Pancrazio, oggi interrata dai detriti alluvionali. Secondo la leggenda – e la poesia di August von Platen, tradotta da Carducci –quel piccolo corso d’acqua avrebbe addirittura sommerso il Re dei Goti, inumato (come poi Attila) insieme al suo cavallo nel letto del torrente, deviato per l’occasione.

A decrittare anche quei versi ottocenteschi – scomponendoli, in un gioco enigmistico – provvede, nel romanzo, la favolosa équipe di cui si avvale Cortesi: il professore torinese e il suo amico simbologo, l’anziano architetto milanese che tiene in casa un Caravaggio non censito, e poi il vero “aiutante magico”, Fra’ Tommasino, il decano dell’Abbazia di Chiaravalle, “coadiuvato” (in sogno) da Cecilia, la ragazza amata dall’immenso pittore Giorgione, sulla cui “Tempesta” la critica non ha finito di arrovellarsi.

Una trama agile e avvincente, piena di colpi di scena giocati tra Milano e la Calabria, riesce a trasportare il lettore tra le brume meno esplorate degli ultimi decenni dell’Impero Romano, dato già per morto quando invece era ancora enorme l’impronta di un grande imperatore come Teodosio. E’ proprio nella guerra di successione che si inserisce l’apparente outsider “germanico” Alarico, che contende Galla Placidia al figlio del suo altrettanto apparente antagonista, il generale Stilicone, accanto al quale ha anche combattuto per difendere Roma. Alarico? Era sì il Re dei germanici Dervingi, ma anche un cittadino romano, promosso addirittura governatore dell’Illiria. E non era pagano: era cristiano. Di più: era ariano, devoto al vescovo Ulfila.

Se poi il termine “ariano” ha assunto tutt’altro significato, lo si deve all’Uomo Nero, Hitler, che – in nome del mito della purezza razziale – spedì a Cosenza gli archeologi di Himmler e cercare, inutilmente, le spoglie (e il tesoro) del loro presunto campione germanico. Quello è il modo in cui la lettura distratta della storia può deviare dalla verità, coniando stereotipi e luoghi comuni che poi innescano dinamiche che finiscono sempre nello stesso modo, cioè con una strage di massa.

Ne sa qualcosa il sinistro Rudolf von Sebottendorff , il vero fondatore del nazismo “etnico”, il cui spettro si presenta puntuale all’appuntamento coi lettori di Carpeoro – che non è uno storico, ma un simbologo: nella storia, cerca quello che gli storici non dicono, e forse non vedono. Per esempio: perché Alarico, conquistata Roma, porta con sé Galla Placidia? E perché, se voleva dirigersi in Africa, non è salpato da qualsiasi porto tirrenico, spingendosi invece fino a Reggio Calabria, cioè verso la rotta ionica del Medio Oriente? Aveva forse con sé qualcosa di prezioso, che – come poi i Templari – doveva essere “rimesso al suo posto”, cioè nel Tempio di Salomone a Gerusalemme, simbolo dell’unità pacifica di tutti i popoli della Terra?  

“Il Re Cristiano” (l’acronimo è R+C, Rosacroce) è un romanzo per chi ama le domande, più che le risposte. E’ il sequel della storia che lo precede, “Labirinti”, e in fondo disegna un altro dedalo: come Teseo ha bisogno dell’amore di Arianna per uscire vivo dal labirinto del Minotauro, il valoroso Alarico deve avere al suo fianco Galla Placidia. 

Non riuscirà a portare a termine la missione, morendo ancora giovane senza poter instaurare il suo “regno di giustizia” a Roma? Ma la storia non finisce lì, avverte Carpeoro. 

Vi siete mai chiesti chi fosse, davvero, Galla Placidia? Perché era così ambita, importante, decisiva? Vi siete mai domandati perché si fece erigere lo spettacolare mausoleo funebre a Ravenna, poi scegliere di essere sepolta altrove? Cosa nasconde, allora, il Mausoleo di Galla Placidia? E perché proprio lì, a due passi – come fosse un “guardiano della soglia” – volle farsi seppellire Dante Alighieri, amico dei Càtari e dei Templari, nonché capo della confraternita iniziatica dei Fidelis in Amore? Sono solo domande, non risposte. 

Ma quelle, del resto, spesso mancano anche agli storici. E appunto, a proposito di Goti: qualcuno s’è mai chiesto perché si chiamino “gotiche” le meravigliose cattedrali che ornano le capitali europee, erette mille anni dopo Alarico? E dunque: cosa salterebbe fuori, magari proprio a Cosenza, se qualcuno prima o poi si decidesse a gettare la rete “dall’altra parte”?

(Il libro: Giovanni Francesco Carpeoro, “Il Re Cristiano”, Melchisedek, 272 pagine, 22 euro).

lunedì 29 agosto 2016

La poesis è pericolosa



Sesso e potere, la virilità di Cristo. E il Natale ha 5000 anni

Di Salvatori se ne contano tanti: e sono tutto maschi e virili, come Cristo. E’ la tesi “blasfema” di un eminente intellettuale come Francesco Saba Sardi, scomparso nel 2012, autore di decine di libri tra cui “Il Natale ha 5000 anni”, messo all’indice dal Vaticano. 

Chi è, dunque, e come “nasce” un dio? Perché la Chiesa nega la sessualità del messia? In un’intervista a Sonia Fossi per la rivista “Hera”, Saba Sardi spiega la sua visione della religione intesa solo come sistema di potere sui popoli. Triestino, spregiatore dei dogmi, Saba Sardi ha tradotto in sei lingue alcuni tra i più grandi scrittori dell’800 e del ‘900, pubblicando oltre 40 libri su temi che spaziano dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia ai viaggi. E’ considerato una delle menti più prestigiose del XX secolo, riconosciuto dal Quirinale tra le maggiori autorità intellettuali italiane. 

“Il Natale ha 5000 anni” racconta la vicenda della nascita e della diffusione del Natale cristiano, illuminando le radici della religiosità in un momento storico di nascente integralismo. Con l’avvento del neolitico, 12.000 anni fa, la nostra civiltà diventa stanziale grazie alla scoperta dell’agricoltura. Per gestire la terra e il lavoro nasce la guerra. E per motivare la guerra viene “inventata” la religione.

Nasce così l’attuale sistema di potere, che in un suo saggio del 2004 Saba Sardi chiama “dominio”. Temi anticipati da “Il Natale ha 5000 anni”, volume popolato di vicende e personaggi che, prendendoci per mano, ci fanno percorrere il 

cammino dell’uomo: «Dodicimila anni fa l’umanità dell’Eurasia ha inventato le divinità», riassume Sonia Fossi nell’intervista ripresa dal blog di Gianfranco Carpeoro. Ma è nella crisi generale di 5000 anni fa che Francesco Saba Sardi individua «il sorgere della necessità di speranza che porta l’uomo a desiderare la comparsa del Salvatore, del redentore capace di ricondurci alla fratellanza dei primordi». E così, «la speranza nei Figli del Cielo apparsi in maniera straordinaria, uscendo da grotte, rocce o nascendo da madri vergini, si diffonde per millenni lungo tutti i territori eurasiatici». Sicché, il Cristianesimo «è solo uno dei Natali dei Figli del Cielo». Ma chi è questa volta il Figlio del Cielo? Sempre lo stesso di 5000 anni fa? E cosa rappresenta per noi oggi la religione, la fede, la credenza in entità sovrumane?

“Il Natale ha 5000” anni viene pubblicato per la prima volta nel 1958 per essere poi ritirato dalle librerie. La pubblicazione del 2007 dell’editore Bevivino è in realtà la seconda edizione, precisa Sonia Fossi. Cosa accadde nel 1958? «Nel ’58 il mio libro fu accolto molto bene dal pubblico e molto male dalla “Civiltà Cattolica”». La rivista dei gesuiti, allora diretta da padre Enrico Rosa, «dedicò un intero numero, ben 25 pagine, alla confutazione della tesi esposta nel mio libro, confutazione a cura di padre Rosa». Che cosa ha fatto e cosa può ancora fare paura del suo libro? «Varie cose. Ad esempio, ha fatto paura il fatto che io affermassi che il Cristianesimo è un mitema: ma il mito non è bugia». Il mito è un’affermazione che sorge spontaneamente, spiega Saba Sardi. «Il Natale è un mito che sorge nell’impero eurasiatico quando nell’età neolitica l’umanità passa dal nomadismo alla stanzialità. La società stanziale inventò l’agricoltura, l’allevamento di bestiame, il maschilismo e il potere. La necessità di una società organizzata richiese l’istituzione di una gerarchia che veniva ordinata soprattutto dal cielo con l’idea della divinità». 

Su quali elementi – domanda la giornalista – basò la sua confutazione padre Rosa? «La mia tesi è inconfutabile», risponde lo studioso. «Padre Rosa basò la sua confutazione sul fatto che Gesù è una realtà storica e non una figura mitica. 
Ma anche se Gesù fosse una realtà storica questo non avrebbe nessuna importanza, perché fu Paolo di Tarso il fondatore del Cristianesimo e non Cristo». Il Cristianesimo nasce e si diffonde seguendo vari rami, varie tesi come ad esempio la gnostica, per poi arrivare alle edizioni Paoline, e gli scritti di Paolo di Tarso diventano la base su cui si fonda il cattolicesimo per come noi oggi lo conosciamo. 
Come interpretare questo percorso? «E’ chiaro che quando è giunto il momento di scegliere tra i vari rami del Cristianesimo si è pensato di scegliere il Dio monoteista che più conveniva a chi in quel momento gestiva il potere, in questo caso l’imperatore Costantino. Insomma, Paolo di Tarso è stato un autore che ha trovato nell’imperatore Costantino un formidabile editore». 
Quindi l’imperatore Costantino potendo scegliere tra diversi autori decide di editare Paolo di Tarso? «Sì, e da quel momento il Cristianesimo sostituisce la Trinità Capitolina formata da Giove, Marte ed Ercole. Bisogna sottolineare il fatto che le figure e le qualità degli Dei Capitolini non soddisfacevano più gli intellettuali romani dell’epoca. Costantino unificò l’impero donando al popolo romano un Figlio del Cielo, monoteista e nato da un Dio sensibile e più raffinato degli Dei a cui i romani erano abituati fino ad allora».

La narrazione cristica ha però avuto un’immensa fortuna: perché? «La grande forza del Cristo, così come per tutti gli Apparsi, per tutti i Figli del Cielo, consiste soprattutto nell’essere maschio», spiega Saba Sardi. «La gerarchia è maschile. Il potere maschile, il Tyrannos (in lingua turca e in latino: il pene duro), il Tiranno». Attenzione: «Nessun potere può affermarsi se non è incarnato; così, il potere si materializza in una parte del corpo». Al che, «sesso e potere diventano tutt’uno». Si badi: «Non c’è mai stata un’Apparsa. Mai una donna venuta a rivelare il Nuovo Mondo, a promettere l’Età dell’Oro». Da quando sono stati inventati gli Dei, le Dee, le Ninfe, le Valchirie – aggiunge Saba Sardi – sono sempre «al servizio del Signore degli Dei, il Grande Maschio». Il potere è maschio in una civiltà dominata dai maschi, osserva Sonia Fossi. Ma se l’umanità avesse camminato sulla scia dell’energia femminile, questo avrebbe fatto differenza nella nostra evoluzione? «Moltissima differenza. Il potere non è donna. La donna è madre. Nella nebulosità dei nostri ricordi ancestrali si è persa l’idea delle Dee che si auto-generavano senza il ricorso dell’inseminazione maschile come la Madre Terra, metafora del suolo che risorge continuamente da se stesso. Nell’età neolitica la donna venne “domesticata”, ridotta alla condizione di inferiorità e sudditanza». 

«Il Neolitico è stata una tragedia per l’umanità», insiste Saba Sardi. «L’invenzione della stanzialità, nel tempo ha cambiato tutto: il modo di mangiare, la concezione dello spazio. Abbiamo cessato di divertirci. Andare a caccia è divertente, il selvaggio si diverte. 
Zappare non è divertente come non è divertente fare l’impiegato. Abbiamo cessato di divertirci e abbiamo inventato la guerra. La parola ha cessato di essere spontanea: non è la parola che inventa il mondo, ma sono gli oggetti che iniziano a imporre le parole». Il suo libro percorre la storia dei Figli del Cielo, dei mitema. Quali elementi uniscono queste figure al Cristo? «Come abbiamo già detto la maschilità», risponde l’autore. 
«Il fatto che devono affrontare dei pericoli: ad esempio, il Dio egizio Amon Ra – il Sole – deve affrontare il pericolo della notte, come il Cristo deve affrontare il buio, il Diavolo. Il fatto è che sono Apparsi, il Natale è Apparso. Non è sempre necessaria una madre vergine, ma una nascita straordinaria: Mitra nasce da una roccia. Poi, l’Apparso trionfa nell’aldiquà o nell’aldilà; quello che conta è il trionfo attuale o futuro, dopo aver “rinominato” il mondo non più con la parola spontanea, ma come conseguenza dell’essersi impadronito del mondo». In altre parole, attraverso l’evocazione della divinità, «il potere consiste nel darci il pensiero, che è parola».

Tutti i profeti raccontano del ritorno dell’Età dell’Oro, scrive la Fossi, anche se ognuno chiama questo tempo che ci attende con le proprie parole: cosa rappresenta questa visione? «Nostalgia e speranza», dice Saba Sardi. «Speranza che ritorni il tempo felice. Il tempo in cui non si consumava la propria vita lavorando, perché cacciare o raccogliere delle radici nei boschi non è un lavoro». Ed ecco il nostro tempo: «La civiltà per come l’abbiamo costruita ora è un disastro. Abbiamo distrutto la natura, abbiamo ucciso noi stessi». Tornare indietro? «E come? Tornando alla caccia? E’ più probabile che ci penserà la Terra stessa a ripulire l’uomo. L’Apocalisse è la fine del mondo per ricominciare. L’Età dell’Oro è apocalittica. Ci sarà un’epoca di felicità futura perché la nostalgia e la speranza sono tutt’uno. Tutti gli Apparsi, tutti i Figli del Cielo parlano di questo momento, tutti». 

Quindi, figure simili a Cristo esistono almeno da 5000 anni. «Nel Neolitico avviene la rivoluzione razionale, la ratio: il cognito prende il posto del mitema e sostituisce la poesis, l’invenzione, la poesia che è immediatezza e spontaneità, è ciò che sopravvive ancora nei bambini». Quindi le informazioni le abbiamo, ma a causa della nostra razionalità non riusciamo ad utilizzarle? «No, non riusciamo. Tutte le informazioni da cui siamo invasi nella nostra società sono composte da due parti: la prima è costituita da dogmi. Dogma è la fede e l’affermazione fideistica non ha nulla a che fare con la razionalità. 
La seconda parte dell’informazione è composta dalla giustificazione, la riprova. Il Vaticano, ad esempio, informa utilizzando la razionalità dell’informazione religiosa». Ratzinger ha detto di continuo che il Cristianesimo è razionale. «I preti non fanno altro che dare dimostrazione di Dio e delle sue manifestazioni hanno bisogno della riprova». Mentre la scienza «parte da ipotesi che debbono essere provate», la religione «al posto delle ipotesi mette delle certezze aprioristiche», cioè «dogmi che non possono essere smentiti perché smentire i dogmi significa essere degli eretici».

La storia dell’uomo è comunque piena di eretici, di uomini che hanno tentato con tutte le loro forze di smentire questi dogmi. Gente come Giordano Bruno, disposta a pagare con la vita. Oggi, domanda Sonia Fossi, un Giordano Bruno che tipo di opposizione incontrerebbe? «Incontrerebbe un padre Rosa che gli darebbe pubblicamente del bugiardo», risponde Saba Sardi. Ma la Chiesa «è in contraddizione con se stessa: ad esempio, dichiara Cristo una realtà storica, quindi non nega l’incarnazione, ma dell’incarnazione nega la sessualità». 

Infatti, “Il Natale ha 5000 anni” mostra le immagini di antichi dipinti in cui la sessualità di Cristo non viene negata, ma mostrata. Quei dipinti «sono esistiti fino al Concilio di Trento», poi sono stati occultati. «Il Concilio di Trento è da considerarsi l'antirinascimento», sostiene lo studioso. La copertina del libro sotto accusa, ad esempio, mostra la “Sacra Famiglia” di Hans Baldung Grien, datata 1511. «L’immagine che ha suscitato, a più riprese, scandalo, mostra il Bambino Gesù sottoposto a manipolazioni genitali. A toccarlo è la nonna, sant’Anna, mentre il bambino tende una mano al mento della madre, Maria, e l’altra scopre l’orecchio dal quale è entrato il Verbo». 

Da cattolici e protestanti «si è cercato in vari modi di spiegare, o meglio esorcizzare, l’atto erroneamente considerato un gesto di libertà senza precedenti nell’arte cristiana, ma le erezioni di Gesù sono illustrate da una folla di dipinti rinascimentali», afferma Saba Sardi. 
«In più di un dipinto l’erezione è talmente palese da aver indotto più volte i censori a mascherarla con pennellate o drappeggi, quando non si è arrivati a distruggere i dipinti “incriminati”». Eppure, aggiunge lo studioso, «la virilità di Gesù è una componente fondamentalissima nella concezione cristiana». Sicché, «negare questa evidenza, negare la sessualità del Cristo, equivale a negare l’Ensarcosi, l’incarnazione del Figlio del Cielo, e dunque a negare il dogma stesso del Dio-uomo; questo equivale dunque a pronunciare una bestemmia».  
Visto che l’esistenza stessa di questi dipinti testimonia il fatto che la Chiesa non ha da sempre negato la sessualità di Cristo – ragiona Sonia Fossi – come siamo arrivati alla negazione? Nel Cristianesimo, Saba Sardi distingue tre fasi: nella prima, la fase Agostiniana, «Dio è Padre, severo e unilaterale: concede la grazia ai suoi figli ma chi non è nelle sue grazie va all’inferno». La seconda è la fase del Rinascimento: «In questa fase Dio Padre viene sostituito dal figlio, che ha ha doti di spontaneità e umanità, ed è davvero di carne e sangue». Poi arriva il Concilio di Trento, che apre la terza fase del Cristianesimo, in cui si torna alla figura del Padre severo e indiscutibile. 
«Naturalmente un residuo del Dio che si incarna nel Figlio, della fase rinascimentale, ha continuato a sopravvivere resistendo fino a Giovanni XXIII, ma adesso si sta tornando a Pio IX, al Sillabo. Perché la concezione dell’uomo che può e deve scegliere è impossibile da conciliare per la Chiesa, quindi si torna al Sillabo: così si pensa, così si parla, così si scrive». La poesis è pericolosa, conclude Saba Sardi: «Il poeta è pericoloso perché non rispetta i dettami del potere, quindi, tutti devono essere ridotti al comune denominatore: il Sillabo e i suoi derivati. I giornali sono il Sillabo, la produttività è il Sillabo. Il poeta è la negazione del Sillabo».

martedì 29 settembre 2015

goyim (quarta parte)


I PROTOCOLLI DEI Savi Anziani DI SION (parte quarta)

LA CONQUISTA DEL GOVERNO MONDIALE VISTA ATTRAVERSO GLI OCCHI DEL MONDO EBRAICO  

Protocollo n° 4
  
1. Ogni repubblica passa attraverso diverse fasi. La prima di queste fasi nei primi giorni comprende una cieca e pazza furiosa folla, che viene sballottata qua e là, a destra e a sinistra: la seconda è la demagogia da cui nasce l'anarchia, che porta inevitabilmente al non più legale e palese dispotismo, quindi, il dispotismo è responsabile, ma non viene visto perché è segretamente nascosto, ma comunque, il dispotismo si farà sentire sensibilmente perché sarà nelle mani di qualche organizzazione segreta o altra organizzazione, i cui atti sono misurati e funzionanti dietro un paravento e in più senza scrupoli, dietro alle spalle hanno tutti i tipi di agenti, che non hanno nessuna influenza pregiudiziale ma in realtà aiutano le forza segrete salvandole, grazie a continui cambiamenti e dalla necessità gratificante di espandere le sue lunghe e grandi risorse.

2. Chi e che cosa è in grado di rovesciare una forza invisibile? E questo è precisamente quello che è la nostra forza. La GENTILE muratura serve ciecamente da schermo per noi e per i nostri progetti, ma il piano d'azione della nostra forza, sta anche dove è posta la dimora che per il popolo rimarrà un mistero del tutto sconosciuto. 

Distruggeremo DIO

3. Ma anche la libertà potrebbe essere innocua e avere il suo posto nell'economia dello Stato senza pregiudizio per il benessere dei popoli se si appoggia sul fondamento della fede in Dio, sulla fratellanza umana, estranea al concetto di uguaglianza, negando le stesse leggi della creazione, perché sono state stabilite in subordine. Con una tale fede e con tale popolo, potrebbero essere governati e tutelati delle parrocchie, portandoli a camminare umili e contenti sotto la guida del loro pastore spirituale sottoposti alle leggi di Dio sulla terra. Questo è il motivo per cui è indispensabile che gli Stati Uniti minino tutta la fede, strappando DELLA MENTE DEI "goyim" IL PRINCIPIO STESSO DI DIO-E DELLO SPIRITO, mettendo nelle loro TESTE meri calcoli aritmetici per bisogni materiali.

4. Al fine di dare al goy il tempo di pensare e prenderne nota, le loro menti devono essere deviate verso l'industria e il commercio. Così, tutte le nazioni saranno inghiottite nel perseguimento del guadagno e nella corsa spasmodica, non riusciranno a prendere atto del loro comune nemico. Ma ancora una volta, dobbiamo fare in modo che la libertà possa una volta per tutte disintegrarsi portando alla rovina le comunità della goyim, dobbiamo mettere l'industria su basi speculative: il risultato di questo sarà ciò che verrà sottratto alla terra e all'industria scivolando via dalle loro mani passando attraverso la speculazione, confluendo nelle nostre mani.

5. La lotta intensificata per la superiorità e gli shock erogati alla vita economica creerà, anzi, ha già creato, una comunità di disillusi, fredda e senza cuore. Tali comunità promuoveranno una forte avversione verso l'alto e verso la religione politica. La loro unica guida è il guadagno, cioè l'oro, a cui si intende erigere un culto vero e proprio, per il bene di quei piaceri materiali che essi possono dare. Poi, nell'ora in cui ci sarà lo sciopero e la protesta, non certo per raggiungere il bene e, nemmeno per vincere ricchezza, ma solo per mero odio verso i privilegiati, le classi inferiori dei goy seguiranno il nostro esempio contro i nostri rivali al potere, contro gli intellettuali goyim.  

Protocollo n° 5 

1. Quale forma di governo amministrativo può essere dato alle comunità in cui la corruzione è penetrata ovunque, nelle comunità in cui le ricchezze sono state raggiunte solo da sorprendenti tattiche e trucchi intelligenti semi-truffaldini; dove regna il lassismo, dove la morale è mantenuta con misure di dure leggi penali, ma non da principi volontariamente accettati: dove i sentimenti verso la fede e la patria sono obbligati da convinzioni cosmopolite? Quale forma di governo deve essere dato a queste comunità, se non che il dispotismo che verrà descritto più avanti? Creeremo un intensificato accentramento di governo per la presa in mano tutte le forze della comunità. Noi regoleremo meccanicamente tutte le azioni della vita politica dei nostri soggetti con nuove leggi. Queste leggi ritireranno una per una tutte le indulgenze e le libertà che sono state consentite dai goyim, e il nostro regno sarà contraddistinto da un magnifico dispotismo di tali proporzioni che in qualsiasi momento e luogo sarà in grado di spazzar via  qualsiasi goy che si opporrà a noi per atti e/o parole.

2. Ci verrà detto che una tale dispotismo così come presentato non è coerente con i progressi di questi giorni, ma in futuro verrà rivelato di cosa si tratta.

3. Nei tempi in cui i popoli consideravano i re sui loro troni come una pura manifestazione della volontà di Dio, che ha portato ad accettare i dispotici re al potere senza fiatare, noi, abbiamo  insinuato nelle loro menti la concezione dei propri diritti e hanno cominciato a considerare gli occupanti dei troni come semplici mortali. L'unzione santa (l'Unto del Signore), ha fatto cadere agli occhi della gente il potere dei re, e infine anche quando sono stati derubati della loro fede in Dio, la forza del potere è stata gettata sulle strade nel luogo della titolarità pubblica, è stata sequestrata da noi.

Una massa di bugie

4. Inoltre, l'arte di dirigere le masse e gli individui per mezzo della teoria e la verbosità è stata abilmente manipolata, dalla normativa di vita comune a ogni altra sorta di stranezze, in tutto quello che i goyim non capiscono, appartiene agli specialisti del nostro cervello amministrativo. Allevati ad osservare e analizzare, le opportunità per calcolare il bene, noi, in questa specie di abilità non abbiamo rivali, non più di quanto siamo capaci nella stesura di piani e azioni politiche solidali. A questo riguardo solo i gesuiti avrebbero potuto eguagliarci, ma abbiamo escogitato metodi per screditarli agli irriflessivi occhi della folla, etichettandoli come una palese organizzazione, mentre noi per tutto il tempo abbiamo mantenuto la nostra organizzazione in ombra e segreta. Tuttavia, è probabilmente lo stesso per il mondo che usa il padrone sovrano, e capo del cattolicesimo, il nostro tiranno del sangue di Sion! Ma a noi, il popolo eletto, siamo ben lungi dal considerarlo una questione di indifferenza.

5. Forse un tempo avrebbero potuto avere successo in tutto il mondo i trattati formati da una coalizione di "goyim": ma da questo pericolo siamo assicurati dalla loro esistente discordia le cui radici sono così profondamente profonde che non potranno mai essere divelte. Li abbiamo messi uno contro l'altro con computi personali e nazionali osannate dai goyim, abbiamo favorito una enorme crescita religiosa e razziale, nel corso degli ultimi venti secoli. Questo è il motivo per cui non c'è un solo Stato che riceve sostegno da nessuna parte se dovessero alzare il loro braccio, ognuno di essi deve tenere a mente che qualsiasi accordo contro di noi sarebbe inutile e fine a se stesso. Siamo troppo forti - non c'è nessuno che può eludere il nostro potere. LE NAZIONI NON POTRANNO MAI 'VENIRE NEMMENO AD UN TRASCURABILE ACCORDO PRIVATO SENZA CHE NOI SEGRETAMENTE diamo una mano per realizzarlo.

6. PER ME Reges Regnant (la regalità sacra d'Europa). "E' attraverso di me che regnano i re". Lo dicevano i profeti che noi siamo stati scelti da Dio stesso a governare su tutta la terra. Dio ci ha dotato del genio che può essere pari al nostro compito. Il genio nel campo opposto starebbero ancora lottando contro di noi, ma anche così, il nuovo arrivato non può competere con i vecchi e consolidati coloni che siamo stati: la lotta sarebbe spietata tra di noi, una tale lotta che il mondo non avrebbe mai visto. Anche se dalla loro parte fosse arrivato un colo di genio, sarebbe comunque arrivato troppo tardi. Tutte le ruote delle macchine statali, viaggiano sotto un unico motore, che è nelle nostre mani, e i membri del motore della macchina sono d'oro. La scienza delle politiche economiche è stata inventata dai nostri eruditi anziani che per lungo tempo ha  sanzionato il reale prestigio del capitale.

Il capitale monopolistico

7. Se si tratta di cooperare senza ostacoli, il capitale, deve essere libero di stabilire il monopolio dell'industria e del commercio: questo è già stato messo in e atto da una mano invisibile in tutte le parti del mondo. Questa libertà darà forza politica a coloro che sono impegnati nel settore industriale, e contribuirà a opprimere il popolo. Al giorno d'oggi è più importante disarmare i popoli che condurli in guerra: è molto più importante utilizzare a nostro vantaggio le passioni che hanno preso fuoco che estinguerle per sradicarle. L'OGGETTO PRINCIPALE DELLA NOSTRA DIREZIONE consiste in questo: debilitare la mente del pubblico dalla critica; CONDURRE LONTANO LE GRAVI RIFLESSIONI CALCOLATE che potrebbero suscitare RESISTENZA; Per distrarre le FORZE DELLA MENTE VERSO UNA finta ed eloquente vuota LOTTA.

8. In tutte le epoche la popolazione mondiale e, allo stesso modo individualmente, sono state accettate le parole come azioni, accontentandosi solo di uno spettacolo che raramente ha fatto una pausa, da notare che in ambito pubblico, le promesse sono seguite da prestazioni. Quindi dovremo stabilire delle istituzioni spettacolari che daranno prova vantaggiosa ed eloquente al progresso.

9. Dobbiamo assumere la fisionomia liberale di tutti i partiti, in tutte le direzioni possibili, e daremo la fisiognomica voce a oratori che parleranno così tanto da far esaurire la pazienza dei loro ascoltatori suscitando in LORO di avere orrore per L'ORATORIA.

10. Al fine di mettere L'OPINIONE PUBBLICA NELLE NOSTRE MANI, Dobbiamo portarli in uno stato di smarrimento, basterà dare LA POSSIBILITÀ' A TANTI IL TEMPO DI ESPRIMERE tutte le  opinioni contraddittorie, portando il "goyim" a perdere la testa IN IL LABIRINTO di proposte per poter scegliere LA COSA MIGLIORE, senza avere NESSUN PARERE E ALCUN TIPO di esperienza in materia politica, che non è stata data al pubblico per comprenderne il meccanismo, meccanismo, che viene compreso solo da colui che guida il pubblico. Questo è il primo segreto.

11. Il secondo requisito segreto per il successo del nostro governo è compreso nel seguente capitolo: A tal punto, nel caos venuto a crearsi, si moltiplicheranno i fallimenti nazionali, le abitudini, le passioni, le condizioni di vita, e
conseguentemente sarà impossibile per chiunque sapere dove si trova, le persone, non riusciranno a capirsi. Inoltre questa misura ci servirà in un altro modo, cioè, di seminare discordia in tutti i partiti, dislocando tutte le forze collettive che sono ancora disposte a sostenerci, scoraggiando così qualsiasi tipo e ogni grado di iniziativa personale che potrebbe ostacolare la nostra storia. NULLA è più pericoloso di iniziativa personale: se dietro di essa c'è un genio, tale iniziativa può creare più danno che milioni di persone tra le quali abbiamo seminato la discordia. Dobbiamo quindi dirigere l'educazione delle comunità goy ogni volta che prenderanno un'iniziativa su questioni che possono cadere nelle mani di disperati impotenti. Il ceppo che deriva dalla libertà di azione, indebolisce la sua forza quando si incontra con la libertà di un altro. Da questo scontro sorgono urti morali molto gravi, come le disillusioni e i fallimenti. Questo vuol dire che DA TUTTI QUESTI fattori, i "goyim"  saranno costretti ad offrirci il POTERE INTERNAZIONALE, una naturale posizione che ci permetterà gradualmente e SENZA VIOLENZA di assorbire tutte le forze degli Stati del mondo per formare un SUPER-GOVERNO. Al posto dei governanti di oggi potremo impostare una norma fantasma che si chiamerà l'Amministrazione del Super-Governo. Le sue mani si protenderanno in tutte le direzioni come pinze e la sua organizzazione sarà di tali colossali dimensioni che non potrà mancare di sottomettere tutte le nazioni del mondo. (Società delle Nazioni e la successiva Organizzazione delle Nazioni Unite). 

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Pro e contro  

Nell’agosto del 1920 il Times di Londra pubblicò un articolo nel quale affermava che i “Protocolli dei Savi di Sion” costituivano in realtà un falso, redatto dalla “Okhrana”, la polizia segreta zarista che si era servita, cambiandone il contesto, di un libro satirico dal titolo originale di “Dialogue aux enfers entre Machiavel et Montesquieu” (Dialoghi agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu), scritto dal francese Maurice Joly per attaccare le mire espansionistiche di Napoleone III. Tuttavia la pubblicazione dell’articolo sul quotidiano inglese non fece altro che accrescere l’interesse attorno al documento, creandone un successo editoriale, tuttora letto e commentato.
“Parleremo apertamente” dice il grande anziano ai saggi, “per distruggere il nemico e vincere la sua storica battaglia il popolo eletto ha usato spregiudicatamente tutte le armi dell’intelletto e dell’economia [..] Tutto quello che è accaduto nel mondo è il risultato di un disegno segreto concepito da un piccolo gruppo che conosce perfettamente l’arte del burattinaio e sanno come si devono manovrare sulla scena del mondo le marionette cristiane [..] gli ebrei sono ovunque” continua l’oratore “non vi è anticamera reale, gabinetto ministeriale o consiglio di amministrazione in cui i savi di Sion non dispongano di un loro emissario”. 
Secondo la storiografia ufficiale, questi processi verbali attribuiti ai savi di Sion sarebbero solo una manovra usata per screditare il popolo ebraico dinanzi all’opinione pubblica mondiale. Si sostiene che gran parte del materiale presente nel libro fu frutto di plagio da precedenti opere di satira politica, non correlate agli ebrei. Uno dei libri da cui avrebbe dovuto prendere spunto il documento sarebbe appunto il “dialoghi agli inferi fra Machiavelli e Montesquieu”. Un opera di letteratura di metà ottocento scritta da Maurice Joly, uno scrittore e giornalista francese. Continua QUI

Nin.Gish.Zid.Da: goyim (prima parte)
Nin.Gish.Zid.Da: goyim (seconda parte)
Nin.Gish.Zid.Da: goyim (terza parte) 

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Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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