sabato 11 luglio 2015

La prima vera Opera Letteraria della Storia


Le gesta di Gilgamesh e Enkidu

di Daniel Tubau
15 Dicembre 2014
dal Sito Web TheCult
traduzione di Nicoletta Marino
 
Il Poema di Gilgamesh, conosciuto anche come l'Epopea di Gilgamesh, è la prima opera letteraria vera della storia.

Racconta le gesta di un re di Uruk, una città sumera che forse ha dato il nome all'odierno Iraq. Il tema si divide in dodici tavole che possiamo considerare capitoli della stessa storia.
 
Ho parlato delle sue origini e caratteristiche nel Primo libro che Contiene tutti i Libri, qui mi limiterò a raccontare le avventure di Gilgamesh e del suo amico Enkidu e a indicare alcuni punti intriganti e di rilievo.


Tema dell'Epopea di Gilgamesh
 
La storia è raccontata da una persona, forse un sacerdote della dea Ishtar, che ci parla della sua ammirazione per l'antico re che costruì le impressionanti mura di Uruk.
 
Il narratore si rivolge ai suoi interlocutori in forma generale ("Presenterò al mondo") ma a volte sembra parlare con una persona che cammina accanto a lui:
"Presenterò al mondo
Colui che ha visto tutto,
Ha conosciuta l'intera terra,
Penetrato tutte le cose,
e ha esplorato
tutto ciò che è occulto".
Questo personaggio sembra essere primo in tutto, oltre ad aver dipanato antichi misteri:
"Eccellente in saggezza,
ha abbracciato tutto con lo sguardo:
contemplò i Segreti,
scoprì I Misteri,
e ci ha raccontato
del tempo prima del Diluvio".
Curiosamente, il narratore qui sembra passare la narrazione al suo protagonista, o almeno sembra si basi su un racconto che quello stesso personaggio aveva scritto:
"Di ritorno dal suo lungo viaggio,
esausto, ma contento
incise su una stele
tutti I suoi lavori
costruì le mura di cinta
di Uruk".
Il narratore poi, sembra rivolgersi a qualcuno che è vicino a lui, forse un aiutante, forse uno scriba al quale vuole trasmettere quella storia leggendaria.

Gli dice di guardare le mura di Uruk, di ammirare i basamenti inimitabili, di ispezionare le mura di mattoni cotti.
 
Poi gli chiede di cercare il racconto segreto che il re Gilgamesh aveva lasciato:
"Adesso vai a cercare
La piccola cassa di rame.
Prendi l'anello di bronzo
Apri il pomello segreto
Ed estrai la tavoletta di lapislazzuli.
Così scopriremo come Gilgamesh
ha superato tante prove."

Dopo aver estratto da quel misterioso cofanetto la tavoletta di lapislazzuli, che contiene un antico testo che sembra da decifrare forse perché è in sumero e il narratore è semita o forse perché è codificato come un messaggio segreto, inizia la storia.


Gilgamesh è il re di Uruk. Figlio del re Lugalbanda e della dea Ninsun.
 
Crudele e spietato, applica il diritto di "ius primae noctis", cioè dorme con loro prima dello stesso sposo, non rispetta gli anziani e maltratta i giovani che affronta in combattimenti mortali.
 
E' odiato e aborrito dal suo stesso popolo, che eleva le sue lamentele agli dei. Gli dei decidono di creare un nemico che lo freni e la dea Aruru dà vita ad una creatura selvaggia chiamata Enkidu come il nome della bestia.
 
Enkidu vive nei boschi con gli animali, come una fiera in più anche se ha le sembianze umane. I cacciatori e gli agricoltori temono la bestia e la notizia arriva fino a Gilgamesh.

Gilgamesh decide di inviare una prostituta o una sacerdotessa, o forse una sacra sacerdotessa a sedurre la bestia. Enkidu e la donna, Samhat, si uniscono e a partire da quel momento gli animali non vogliono saperne più del suo amore e fuggono da lui.

Grazie alla sua donna, Enkidu si è trasformato in un essere umano ed ha raggiunto la conoscenza:


"Le bestie del monte
Rifuggono dal suo contatto.
Enkidu si era quietato
Non era veloce come un tempo
Aveva però giudizio
Ed il suo sapere era vasto."
Samhat gli parla della città di e Enkidu arde dal desiderio di conoscere questo nuovo mondo.
 
Arriva in città e si scontra col re Gilgamesh, si compie così il disegno degli dei.

Non si conosce con esattezza l'esito del combattimento in quanto non è stato possibile ricostruirlo al completo dai testi rimasti. Di solito si dice che il vincitore fu Enkidu, ma non è del tutto sicuro.

Ciò che invece si sa è che dopo il combattimento, i due nemici si riconciliano e diventano grandi amici.


In cerca di avventure, Enkidu e Gilgamesh decidono di affrontare il temibile mostro dei boschi chiamato Huwawa.
 
Inizia così quella che si può considerare la prima road movie della storia, quando i due amici viaggiano per la Mesopotamia, probabilmente in direzione dell'attuale Libano, dove nei boschi di cedro regna Huwawa.
 
Si tratta anche, chiaramente, della prima storia di amici di ventura (buddies - camerata), e per questo la storia è paragonata ad un film moderno come Due uomini e un destino (Butch Cassidy e Sundance Kid) come Due uominie un destino - Gilgamesh y Enkidu.
 
I due uomini arrivano fino al bosco di cedri e affrontano il mostro, riescono a sconfiggerlo, ma questo fatto risveglia l'ira degli dei perché il bosco e il mostro erano sotto la loro protezione.
 
La Dea Innana/Ishtar/Astarte, poi, vuole sedurre Gilgamesh, ma lui la rifiuta perché sa che tutti gli amanti della dea finiscono male. Furiosa, lei, lancia contro Uruk il terribile Toro Celeste, ma gli eroi lo uccidono.

Qui gli dei decidono di vendicarsi e castigare gli impudenti eroi.
 
Il problema è che la madre di Gilgamesh è una dea, quindi decidono di uccidere Enkidu. E' qui che Gilgamesh scopre che esiste la morte, quando vedere imputridire davanti ai suoi occhi il corpo del suo amico.
 
E' il primo racconto, quindi, quello in cui si descrive la morte in tutta la sua fatalità e concretamente è la morte di un amico o di un amante che sarà un tema ricorrente in tutta la letteratura universale, come nel racconto di Malcom Lowry dal titolo Oscuro come la tomba in cui giace il mio Amico Morto, che sembra quasi una frase pronunciata da Gilgamesh:
"Una sorte crudele in un sol colpo
Ti ha strappato a me!
Adesso cosa è questo sonno
che si è impossessato di te?
All'improvviso sei diventato un'ombra
E già non mi ascolti!"
Questo momento che si può paragonare con quello in cui il principe Siddharta Gautama scappa dal palazzo di suo padre e dopo una vita di lussi e desideri scopre la malattia, la vecchiaia e la morte, inizia la grande ricerca dell'immortalità.
 
Gilgamesh, terrorizzato dalla prospettiva di affrontare lo stesso destino del suo amico morto, decide di andare in cerca di Utnapishtim, l'uomo che sopravvisse al diluvio e che ora è immortale.


Dopo diverse peripezie, Gilgamesh incontra il mitico Utnapishtim, che gli racconta la storia del diluvio e di come il dio Enki lo avvisò che gli dei volevano sterminare tutta l'umanità con un diluvio universale.
 
Utnapishtim costruì una nave sulla quale fece salire tutta la sua famiglia e riuscì a sopravvivere, quando dopo molti giorni di pioggia, dopo ave rinviato un corvo nell'immensità dell'oceano questo non ritornò, il che significava che c'era della terraferma sulla quale sbarcare.
 
Quando fu scoperto questo racconto, i ricercatori rimasero meravigliati per la sua somiglianza con il racconto biblico del diluvio di Noè.
 
Oggi nessuno dubita che Utnapishtim (chiamato Ziusudra in sumero e Atrahasis in accadico) è l'ispirazione del Noè biblico. Nel racconto poi contenuto nell'Epopea di Gilgamesh, un altro racconto mesopotamico, l'Atrahasis, si narrano le ragioni che portarono gli dei a desiderare la distruzione degli esseri umani.
 
Dopo aver raccontato la storia del diluvio, Utnapishtim racconta a Gilgamesh come può ottenere l'immortalità. Si sa che uno dei requisiti è quello di rimanere svegli per sette giorni e sette notti. Gilgamesh non ci riesce e non ottiene l'immortalità.
 
Quando tutto sembra perso, la sposa di Utnapishtim gli chiede di aiutare Gilgamesh e che almeno gli riveli il segreto che gli permetterà di recuperare la gioventù. Utnapishtim cede finalmente alle sue preghiere e racconta a Gilgamesh che esiste una pianta nelle profondità dell'oceano che restituisce la gioventù perduta.
 
Gilgamesh si inabissa nell'oceano e ritorna con la pianta.

Invece di usufruire solo lui della pianta della gioventù, Gilgamesh dimostra che non è più il re crudele ed egoista che era prima di conoscere Enkidu e decide di portarla a Uruk, si suppone sia per far sì che gli anziani del Consiglio recuperino la gioventù:
"La porterò alla turrita Uruk,
Farò mangiare a tutti la pianta.
Il suo nome sarà
'L'uomo diventa giovane nella Vecchiaia.'
Io stesso la mangerò
E così tornerò ad essere come quando ero giovane."
Durante il cammino si ferma vicino ad un pozzo di acqua fresca e si addormenta un attimo.
 
E' allora che un serpente esce dall'acqua e gli ruba il fiore della gioventù. Gilgamesh, disperato, ritorna a Uruk.
 
Il poema inizia come finisce, descrivendo la grandezza della città di Uruk costruita dal re Gilgamesh. E' sorprendente come il primo racconto della storia riservi un triste finale al suo eroe, anche se gli rimane la netta consolazione di essere più saggio.
 
Esistono molti più dettagli nella storia, e anche nella Tavoletta XII, la cui relazione con il racconto principale è molto controversa, Gilgamesh discende all'inferno e si ritrova con Enkidu.

Fonte Originale: http://www.bibliotecapleyades.net/
dal sito web  http://www.thecult.es/

Versione nella lingua originale: 
http://www.bibliotecapleyades.net/sumer_anunnaki/esp_sumer_annunaki50.htm


http://ningishzidda.altervista.org/ 

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