Visualizzazione post con etichetta Ninsun. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ninsun. Mostra tutti i post

martedì 31 luglio 2018

Demoni e antichi astronauti

 

Gilgamesh era il Demone dell'antica Sumeria, un deceduto degli antichi astronauti? 

di Ivan 

Indubbiamente, la cultura popolare non gli rende la giustizia che merita e il suo nome diventa più inosservato di quanto dovrebbe essere. Gilgamesh è il padre di tutti gli eroi mitologici che sono stati conosciuti nella storia dell'umanità. 

Era il primo 

Come molte cose nella nostra cultura, anche lui ha avuto origine nell'antica Sumer, la terra considerata la culla della civiltà, nascosta nelle profondità dell'antica Mesopotamia. 

Statua di Gilgamesh all'Università di Sydney (Samantha / Flickr / Creative Commons) 

Probabilmente il primo supereroe della storia, Gilgamesh ha raggiunto la fama soprattutto come il protagonista del "Poema di Gilgamesh", chiamato anche "Epopea di Gilgamesh". 

Prove storiche suggeriscono che Gilgamesh abbia costruito le mura cittadine di Uruk per difendere il suo popolo. Gilgamesh ha combattuto contro il demone Humbaba (o Huwawa), insieme al suo ex nemico Enkidu.

Dopo aver ucciso il demone, riportarono la sua testa su Uruk su una zattera, costruita da alberi massicci. Gilgamesh ed Enkidu sconfissero anche il Toro del Paradiso inviato dalla furiosa dea Ishtar dopo che Gilgamesh si rifiutò di diventare il suo amante. 

L'Epopea di Gilgamesh, (che si ritiene sia stata scritta intorno al 2150-1400 a.C.), la grande opera poetica sumera, è considerata la più antica opera di letteratura epica mondiale. 

Precede gli scritti di Omero di almeno 1.500 anni. 

Il primo poema epico che è conservato negli annali della storia, racconta le sue avventure e la ricerca dell'immortalità dopo la morte del suo amico Enkidu. 

Si ritiene che l'epopea sia stata scritta approssimativamente nell'anno 2500 a.C., fatta in modo di sopravvivere alla storia incarnata in tavolette d'argilla.

La storia lo colloca come l'eroe principale, un re crudele e lussurioso, che dormiva con donne appena sposate prima di consumare il matrimonio con i loro mariti.

L'antica Lista dei Re Sumeri ci dice molte cose su Gilgamesh. 

Secondo la lista storica, Gilgamesh era il figlio della dea Ninsun e un sacerdote di nome Lillah ed era il sovrano del distretto di Kulab e il quinto re della città di Uruk intorno al 2750 a.C. Gilgamesh era a due terzi dio da sua madre, la dea Ninsun e un terzo umano da suo padre

Nella mitologia sumera, Ninsun è la figlia delle divinità Anu e Uras. Ninsun è stato anche collegato a divinità più antiche poiché si ritiene che sia la loro reincarnazione. 

Secondo "Viaggio di Pabilsag a Nibru", Ninsun era originariamente chiamata Nininsina. Secondo l'antico testo babilonese, Nininsina sposò Pabilsag vicino a una riva del fiume e diede alla luce Damu come risultato dell'unione. 

È succeduto al re Lugalbanda e regnò per 126 anni e poi lasciò il trono al figlio Ur-Nungal, che regnò per 30 anni.  

Articoli correlati:   



martedì 3 maggio 2016

La ricerca dell’immortalità di Alessandro il Macedone


INCONTRI NEL GIGUNU

Più di 2.500 anni dopo che Gilgamesh andò alla ricerca dell'immortalità, un altro re leggendario, Alessandro il Macedone, emulò il re sumero e i faraoni egizi. Anche lui sosteneva di essere, almeno in parte, divino. E' probabile che Aristotele raccontasse al proprio discepolo delle precedenti ricerche; ma ciò che Alessandro probabilmente ignorava, era che la radice di questa sua pretesa si trovava nel GIPAR di Uruk ("Casa della Notte") e nel suo santuario interno, il GIGUNU.

Dopo l'assassinio di Filippo II, Alessandro fu incoronato re di Macedonia e si recò a Delfi, in Grecia, per consultare il famigerato oracolo. A quell'epoca, Alessandro aveva solo 20 anni e fu sconvolto nel sentire la prima di diverse profezie che gli annunciavano, sì, grandi successi, ma vita breve.

Le profezie servirono solo a fomentare la credenza nelle voci che circolavano all'interno della corte macedone, secondo il quale Filippo II non era realmente suo padre e che lui era figlio di un faraone egizio di nome Nectnanebus che, giunto in visita alla corte macedone, aveva sedotto in segreto sua madre, Olimpia.

E Nectnanebus - maestro di magia e divinatore - pare che fosse, in realtà niente meno che il dio egizio Ammone, travestitosi da essere umano per dare i natali al futuro conquistatore del mondo. Non appena Alessandro raggiunse l'Egitto (nel 332 a.C.), dopo aver reso omaggio agli dèi egizi e ai loro sacerdoti, si mise in viaggio verso l'oasi di Siwah nel deserto occidentale, , dove si trovava un famoso oracolo di Ammone. Lì (così raccontano gli storici che lo accompagnarono) il grande dio in persona gli confermò le origini divine.

A questo punto i sacerdoti egizi lo proclamarono faraone divino. Ma, anziché attendere la morte e ricevere l'immortalità nell'aldilà, Alessandro si mise alla ricerca delle famose Acque della Vita. Le sue ricerche lo portarono nella penisola del Sinai, in luoghi sotterranei, ricchi di magia e abitati da angeli, e, infine (su ordine di un uomo-alato) fino a Babilonia. Alla fine come aveva profetizzato l'oracolo di Delfi, morì famoso, ma ancora nel fiore degli anni.

Andando alla ricerca dell'immortalità, Alessandro lasciò le sue truppe ad aspettarlo e si avventurò verso la Terra dell'Oscurità, alla ricerca di una montagna chiamata Mushas. Al limitar del deserto lasciò i suoi pochi, fidati compagni e proseguì da solo.

Vide e seguì <<una strada diritta che non aveva mura e che non aveva né salite, né discese>>. La percorse per dodici giorni e dodici notti, quando poi <<avvertì la radianza di un angelo>>. Man mano che si avvicinava, la radianza divenne un <<fuoco fiammeggiante>> e Alessandro si rese conto di essere arrivato alla <<montagna che circonda il mondo>>.

Parlando ad Alessandro dall'interno del fuoco fiammeggiante, l'angelo gli pose delle domande: <<Chi sei, e per quale ragione sei qui, o mortale?>>. Gli chiese inoltre come aveva fatto a <<penetrare in questa oscurità, che nessun altro mortale è mai riuscito a superare>>. Alessandro spiegò che era stato il dio in persona a guidarlo e a dargli la forza necessaria per giungere in quel posto <<che è il Paradiso>>. Ma l'angelo gli disse che l'Acqua della Vita si trovava in un altro luogo, e che <<chiunque la beva, sia pure una sola goccia non morirà mai>>

Per trovare il pozzo dell'Acqua della Vita Alessandro aveva bisogno di un saggio che conoscesse tali segreti, e dopo molto cercare, infine lo trovò. Lungo la strada visse avventure magiche e miracolose. Per essere certi che il pozzo fosse davvero quello giusto, i due dovevano portare con sé un pesce essiccato.

Una notte raggiunsero una fontana sotterranea e, mentre Alessandro stava ancora riposando, la sua guida testò l'acqua e il pesce tornò in vita. Poi egli stesso si immerse in quelle acque, diventando così El Khidr "il sempreverde" - Colui che è per sempre giovane - delle leggende arabe.

Al mattino Alessandro si recò al luogo indicato <<Era intarsiato di zaffiri, smeraldi e zirconi rossi.>> Ma lì due uccelli con tratti umani gli sbarrarono il cammino. <<La terra sulla quale ti trovi appartiene a Dio e a Dio solo>> dissero. Comprendendo di non cambiare il proprio fato, Alessandro rinunciò alla ricerca e iniziò a erigere città che portavano il suo nome, così che restassero a sua imperitura memoria.

I numerosi particolari della ricerca di Alessandro, virtualmente identici a quelli di Gilgamesh - l'ubicazione, il nome della montagna, i dodici periodi del viaggio sotterraneo, gli uomini uccello alati, le domande delle guardie, l'immersione nel pozzo delle Acque della Vita - indicano una certa famigliarità con l'Epica di Gilgamesh; una famigliarità che non riguardava solo l'opera letteraria (che continua a sopravvivere ancora oggi), ma anche il motivo di fondo della ricerca: la discendenza semi-divina.

A dire il vero anche le affermazioni dei faraoni egizi di essere figli di divinità o, in mancanza d'altro, di essere stati allattati da una dea, si si possono far risalire all'epoca di Gilgamesh. Infatti fu a Uruk che ebbe inizio questa tradizione proprio con la dinastia dello stesso Gilgamesh.

Uruk

Il potere sovrano nacque a Uruk, la città era circondata esclusivamente solo da un recinto sacro. Lì secondo la Lista dei Re sumera, <<Meskiaggasher, il figlio del dio Utu divenne sommo sacerdote e poi re>>. Poi, dopo i regni di Enmerkar e di Lugalbanda e un regno intermedio del divino Damuzi, ascese al trono Gilgamesh. E di lui si dice fosse il figlio della dea Ninsun.

Queste sono affermazioni sorprendenti, in particolare alla luce dell'episodio nel quale si narra che i Nefilim avevano preso in moglie le figlie degli uomini, suscitando le ire di Enlil, che era giunto a desiderare di sterminare il genere umano.

All'umanità, agli Anunnaki e alla stessa terra ci vollero anni per riprendersi dalle devastazioni del Diluvio. Ci vollero millenni perché gli Anunnaki, passo dopo passo, gradatamente, con cautela, trasferissero al genere umano la conoscenza, la tecnologia, la domesticazione e, infine, la civiltà. Ci volle quasi un millennio per creare a Kish il potere sovrano. E poi inaspettatamente, questo potere venne trasferito a Uruk, dove ebbe inizio la prima dinastia con il figlio di un dio (Utu/Shamash) e una donna.


Mentre gli intrallazzi sessuali delle altre divinità (alcune già menzionate all'interno del blog e altre che citerò in altri post) sono stati riportati nei testi antichi, Utu/Shamash non sembra essere uno di questi libertini. La sposa ufficiale, nonché consorte era la dea Aia (vedi figura sopra) e i testi non gli attribuiscono alcuna infedeltà. 


Tuttavia qui incontriamo il figlio il cui nome, le cui funzioni e i luoghi che visita sono inequivocabili. Cosa significava allora? I tabù erano forse stati rimossi o solo ignorati dalla nuova generazione? E' ancora più peculiare il caso di Ninsun, madre di Gilgamesh (vedi figura a sinistra). La sua genealogia e i documenti relativi ai suoi figli sono esemplari della promiscuità che si stava diffondendo fra gli Anunnaki. 

Capitolo ottavo "La Bibbia degli Dei"
Titolo originale Divine Encounters
1995-2002 by Zecharia Sitchin 
p: 181-182-183-184-185

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...