sabato 8 marzo 2014

Nel buio dell'indistinto

I libri biblici e la loro datazione molto incerta

 
Concilio di Trento (1545-1563) 
Quadro del Tiziano conservato al museo del Louvre di Parigi

Sto leggendo in questi giorni il libro che mi è appena pervenuto, un regalo in occasione del mio genetliaco;  il libro  "QUATTROCENTO ANNI DI INGANNI" paventa l'idea se non la certezza che tutto quello che è arrivato fino a noi in forma di letteratura storica cronologica, non possa essere veritiera per le tante lacune dovuta alle datazioni e alle tante contraddizioni che si sommano e si sovrappongono, questo ci porta allo sgomento che niente più avrebbe una datazione certa, un passato indistinto e perso nel buio della storia.

Cronologia e datazione dei testi biblici 

La datazione di fonti religiose sono oscure e confuse. La cronologia dei libri biblici e la loro datazione è molto incerta, e poggia sull'autorità dei teologi della Scolastica del tardo Medioevo. Scrivono gli storici:

<<Anche la vera storia delle origini dei Libri del Nuovo Testamento non coincide con quella sostenuta dalla chiesa (...). L'ordine (di alcuni); N.d.A.) libri del Nuovo testamento approvato oggi, è l'esatto opposto dell'ordine stabilito dalla tradizione ecclesiastica (...). I nomi autentici degli autori dei libri del Nuovo Testamento (...) rimangono sconosciuti>>

Come vedremo il punto di vista adottato oggi, secondo il quale i libri del Vecchio Testamento precedono quelli del Nuovo testamento, solleva molti dubbi e contraddice i risultati ottenuti dall'applicazione dei nuovi metodi empirico-statistici di datazione. In relazione a ciò risulta opportuno riconsiderare la questione dell'antichità dei manoscritti biblici pervenuti fino ai nostri giorni. Risulta infatti che si tratta di manoscritti di origine medievale.
<<I più antichi e i più o meno completi esemplari della Bibbia (greca; M.d.A.) tra quelli conservati sono i manoscritti di Alessandria, del Vaticano e del Sinai (...). Tutti e tre i manoscritti (...) sono datati (paleograficamente, cioè in base a un concetto vago qual'è "lo stile della grafia" N.d.A. (...) la seconda metà del IV secolo d.C. La lingua dei codici è il greco (...). Meno di tutto si sa sul Codice Vaticano, nella fattispecie non è chiaro come e da sia giunto in Vaticano nel 1475, questo documento (...) sul Codex Alexandrinus è noto che nel 1628 (...) il Patriarca Cirillo Lucaris lo regalò al re inglese Carlo I. Il codex Sinaiticus è stato scoperto solo nel XIX secolo da C. Tischendorf>>

Ebbene, tutti e tre gli antichissimi Codici della Bibbia fecero la loro comparsa solo dopo il XV secolo d.C. La reputazione di antichità di questi documenti fu creata nel XIX secolo dall'autorità di C. Tischendorf che si basava sullo "stile della grafia". Tuttavia, l'idea stessa di datazione paleografica presuppone una già nota cronologia globale di altri documenti, pertanto non può essere in nessun modo considerata un modo indipendente di datazione.
Conosciamo solo un fatto attendibile: la storia di questi manoscritti biblici si può seguire dai giorni nostri sino giù fino al 1475 d.C. Non esistono altri manoscritti più o meno completi di "antiche" bibbie in greco.

Tra le singole composizioni bibliche, le più antiche sono considerate il manoscritto della profezia di Zaccaria e quello di Malachia, fatti risalire al VI secolo d.C. e datati anch'essi secondo il metodo paleografico

<<I manoscritti più antichi della Bibbia tra quelli conservati sono in greco. Non Esiste nessun manoscritto ebraico della Bibbia anteriore al IX secolo d.C. anche se manoscritti di epoca più tarda, sopratutto probabilmente della metà del XIII secolo d.C., sono conservati in molti archivi di stato.
Il più antico manoscritto ebraico, un frammento dei libri dei Profeti, è datato presumibilmente 859 d.C. I manoscritti successivi, per antichità sono due: il primo datato 916 d.C. comprende i libri dei Profeti, il secondo datato 1008 d.C., contiene l'intero testo dell'Antico testamento.

Tuttavia il primo manoscritto è provvisto di data, scritta dell'amanuense e cioè 1228. In base alla cosiddetta punteggiatura babilonese delle lettere, qui presente, questa data è segnata oggi secondo "l'era seleucide", che fa risultare circa l'anno 916 d.C. Eppure, motivi fondati di una tale affermazione non sono riportati pertanto è plausibile ritenere che il 1228 sia stato segnato secondo l'epoca successiva alla nascita di Cristo e se così fosse, risulta che il manoscritto non è del X secolo d.C. ma del XIII secolo d.C.
Il manoscritto ebraico più antico, contenente l'intero Antico Testamento, risalirebbe al 1008 d.C. Si presume che il canone della Bibbia sia stato fissato dal concilio di Laodicea presumibilmente nel 263 d.C., tuttavia non si sono conservati gli atti né di questo né di altri concilii precedenti. Difatti il canone fu formalmente istituito solo a partire dal nuovo Concilio di Trento, convocato durante la riforma nel 1545 e perdurato fino al 1563. La figura in testa all'articolo mostra un quadro di Tiziano raffigurante la riunione di questo famoso concilio.
Per ordine del concilio di Trento fu distrutta una massa di libri, riconosciuti apocrifi, in particolare gli Annali dei re dei giudei e d'Israele. Ormai non potremo più leggere questi libri ma una cosa si può affermare con sicurezza: essi furono distrutti perché contenevano la descrizione della Storia Antica non com'era indicata nei libri della fazione vincente, quella degli storici scaligeriani.

Notiamo che gli apocrifi <<erano molto più numerosi delle opere riconosciute (...) come canoniche>>. Sottolineiamo che la stragrande maggioranza delle datazioni bibliche dei manoscritti è basata sulla paleografia e, come abbiamo osservato, "questo metodo di datazione" è direttamente dipendente dalla cronologia scaligeriana, che era presumibilmente nota a priori. Modificando la cronologia, cambiano automaticamente le "datazioni paleografiche".

Riportiamo un esempio importante: <<Nel 1902, l'inglese Nash acquistò in Egitto un frammento di manoscritto ebraico su papiro, sulla cui datazione a tutt'oggi gli studiosi non riescono ad arrivare a un'oppinione comune>>. Successivamente a un accordo finalmente si arrivò ad assumere che il testo si riferisce all'inizio dell'era cristiana, ma ecco che <<in seguito, dopo la scoperta dei manoscritti di Qumran, proprio il confronto tra le 2scitture" quella del papiro di Nash e quella dei manoscritti di Qumran diede da subito la possibilità di stabilire la maggiore antichità degli ultimi>>.

Dunque, un frammento di papiro, sulla cui datazione <<non si riesce ad arrivare a un'oppinione comune>> si trascina dietro un'intera massa di altro documenti. E comunque sia, anche <<per quanto riguarda la datazione dei rotoli (di Qumran N.d.A.) tra gli studiosi sorsero grandi divergenze (dal II secolo a.C. al tempo delle Crociate)>>.

L datazione dei manoscritti di Qumran all'inizio "dell'era cristiana" risulta confermata dopo il 1962, cioè dopo che furono sottoposti all'analisi al radiocarbonio. Tuttavia, come si legge più avanti nel libro, il radiocarbonio è in realtà inapplicabile a reperti distanti 2-3 mila anni della nostra epoca e ciò a causa dell'enorme spettro delle datazioni risultanti.

Si tratta di uno spettro che raggiunge i mille-duemila anni per campioni di età pari a mille-duemila anni. Nonostante nel libro <<indichi, per i manoscritti di Qumran l'anno 68 d.C., lo storico americano S.Tseitlin insiste categoricamente sull'origine MEDIEVALE di questi testi>>. 

da: "400 ANNI D'INGANNI"
p. 76-77-78



 

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