mercoledì 20 marzo 2013

i telematici dell'INPS

La sola guerra all'evasione non basta 



Trasparenza per i cittadini, ma non per i mandarini di palazzo Mastrapasqua e Befera, predicano la trasparenza ... agli altri!

In nome della trasparenza ai cittadini si impone di giustificare ogni spostamento di denaro, si vorrebbe mettere on line addirittura le denunce dei redditi, ma quando la trasparenza viene chiesta ai politici, ognuno fa quello che gli pare (denunce dei redditi di anni passati, omissioni ed altre amenità), non va meglio con i superburocrati dello stato, che ci offrono uno spettacolo indecente …

Un pasticcio: sono emersi sdoppiamenti di incarichi quando sono stati messi on line nei siti istituzionali gli stipendi dei manager pubblici, con vistose omissioni e molte inesattezze, tra tutti emergono vistose mancanze da parte di chi occupa i vertici di Equitalia.

Il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, risulta percepire solo lo stipendio dell'Inps, pari a 209 mila euro l'anno, mentre è noto che il manager convoglia su di se ben 22 altre cariche, tra cui quella di vicepresidente di Equitalia (ma c'è anche Telecom e Fandango) per cui il suo reddito supera ampiamente il milione di euro.

Per non parlare di Attilio Befera, l’integerrimo mastino del fisco, comparso solo per i suoi 304 mila euro l'anno come direttore dell'Agenzia delle Entrate e non anche per il suo stipendio come direttore di Equitalia.

A titolo di esempio, il capo dell'Fbi porta a casa 155mila dollari (intorno ai 116mila euro), cui si aggiungono delle compensazioni che variano tra il 12,5 e il 28% dello stipendio., ma volgiamo mettere la professionalità ed i pericoli che affrontano quotidianamente i due mandarini dello Stato? E poi,come qualcuno ha rilevato: bisogna retribuirli adeguatamente, altrimenti rischiamo che qualche azienda privata si accaparri risorse così qualificate!

Hurricane 53





Cud su Internet, rabbia dei pensionati

Il Cud elettronico dovrebbe eliminare le code agli sportelli dell’Inps ma aumenta le difficoltà degli anziani
Il certificato non arriva più per posta crescono le proteste degli anziani letizia Tortello Torino

La nuova odissea dei pensionati si chiama «Cud on line». Conseguenza dell’arcinota spending review del governo, il certificato unico dei redditi di pensione o di lavoro dipendente che fino all’anno scorso arrivava a casa via posta ora bisogna procurarselo su internet, sul sito dell’Inps. 
Meraviglie dell’informatizzazione. Peccato che in questo modo si tagli fuori tutta una fetta di contribuenti che il web non sanno neppure che cosa sia. E che non possiede computer e stampanti, per andare a caccia del Cud per il 730 o per il modello Isee per gli sconti sanitari. 



Il caos 

Il caos del Cud on line, a Torino, impatta su decine di migliaia di anziani: i pensionati, tra capoluogo e provincia, sono 265 mila. La modifica introdotta va nella direzione di una sempre maggiore vita digitale della pubblica amministrazione: una strategia che, come dichiarano dall’Inps, «vuole andare incontro al cittadino, entrando direttamente a casa sua, in modo veloce e immediato». Purtroppo, tanto immediata la nuova procedura non è. Prima di tutto perché un documento che finora veniva recapitato a domicilio ora lo dobbiamo cercare noi. Sul sito dell’ente di previdenza, cliccando «Cud online», oppure richiedendolo al numero verde 800.434.320. Ci si può anche recare presso gli uffici Inps, o domandarlo alla Posta, non più gratuitamente (negli uffici postali lo rilasciano al prezzo di 3,27 euro). O si può rivolgendosi a un Caf o a un patronato per averlo . 

Risparmi 

Con qualche piccolo sacrificio da parte dei cittadini, si taglia sul «superfluo». L’Inps prevede di economizzare circa 50 milioni di euro con questa operazione. Ma il coro delle proteste non si è fatto attendere: «Per risparmiare loro paghiamo noi, in termini di denaro e di scomodità», afferma Mirosa Giordano. Il marito rincara la dose: «Prevedendo disagi, l’Inps potrebbe almeno attrezzare sportelli ad hoc, evitando lunghissime coda. Qualcuno pensa a chi fa fatica a camminare e non ha aiuti?».

Mondi sconosciuti quelli di Internet per la maggior parte dei pensionati anziani. La più rapida delle possibilità, scaricare il Cud, è a loro preclusa. Restano le altre, ma l’agitazione è sentimento diffuso. Numerosi cittadini si sono rivolti a «La Stampa» nei giorni scorsi, per sollevare il problema. I primi a denunciare il subbuglio tra la gente sono stati gli stessi operatori dei Caf e i consulenti del lavoro, che si trovano con l’acqua alla gola perché tocca a loro sbrigare le procedure.

«Sono fiducioso, ce la faremo - dichiara Adelchi Puozzo del Caaf-Cgil -, ma certo molte persone sono in confusione. Vai a spiegare a un pensionato perché non gli arriva più il Cud. Proprio da qui si dovevano cominciare i tagli?». Il servizio ai patronati è gratuito, ma non tutti sono ancora organizzati per rispondere alle esigenze. «Ci stiamo attrezzando, abbiamo avuto un boom di richieste di chi non riusciva a scaricarlo. Facciamo noi la domanda all’Inps, ma spesso la gente resta interdetta, vuole vedere su carta i suoi redditi», commenta Giancarlo Rolfo di Cna.

Over 85 

Per gli over 85 il problema non si pone. Il Cud è inviato in automatico a casa, così come a chi si arma di pazienza e chiama il numero verde per richiederlo. Chi si avventura online, invece, non ha vita semplice: l’Inps manda un codice di accesso con cui registrarsi. Un numero di molte cifre, che deve essere continuamente aggiornato. Poi invia il Cud, ma solo su posta certificata.

Anche i consulenti del lavoro non collegati all’Inps si appoggiano ai Caf: «Mi do da fare per cercare il Cud dei miei clienti – dice Agostino Carletti, commercialista –. Le procedure sono in ritardo, normalmente il certificato arrivava a febbraio». Per ora, non ci sono segnali da Roma di proroghe della consegna dei 730, che deve avvenire entro maggio. Ma in molti già auspicano un rinvio delle scadenze.

http://lastampa.it/2013/03/18/cronaca/cud-su-internet-la-rabbia-dei-pensionati-OTxGvGpv4bNd0lmoRIDCYP/pagina.html

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