Sperimentazioni di geoingegneria: gli effetti disastrosi sono reali

mercoledì 21 novembre 2012

Un Messaggio dalla Sfinge



A fianco delle piramidi di Giza troviamo la raffigurazione di un leone dal volto umano: è un monumento scavato nel calcare. Lunga 73 m. e alta 20 m. la Sfinge si qualifica indubbiamente come il più grande manufatto artistico che il mondo conosca.

Per riuscire a ottenere quelle monumentali dimensioni lo scultore ha scavato migliaia e migliaia di tonnellate di solida roccia. Gli esperti non sono in grado di spiegarci cosa spinse lo sconosciuto artista a compiere quell'opera, ne esistono indizi o segni, iscrizioni o altro che ci aiutano a capire a quando risale il monumento.

Ma nonostante la mancanza di documenti di qualsivoglia natura, i cosiddetti esperti si sentono in grado di dirci che la Sfinge fu scolpita dall'uno o dall'altro dei costruttori delle vicine piramidi.

Recentemente si è dedicata molta attenzione, con simulazioni al computer, al volto della Sfinge, nel tentativo di attribuirlo a uno dei faraoni di Giza. Il candidato preferito è il volto di Chefren, mentre una minoranza attribuisce quelle sembianze a Micerino.

Ma nessuno potrebbe smentire l'asserzione che quello è il volto dell'artista, né si possono valutare le modifiche apportate nel tempo dagli interventi del restauro. La dimensione della testa, nella sfinge, sono piccole rispetto al resto del corpo e ciò potrebbe indicare che vi sono stati interventi importanti che ne hanno modificato l'aspetto.

Diversi studiosi hanno richiamato l'attenzione sull'unicità della sfinge, giscchè non esiste precedente alcuno del concetto di rappresentare un corpo di animale dotandolo di una testa umana. L'arte egizia si concentrava anzi sul concetto opposto e mostrava gli dei dell'Egitto con corpi umani e teste di animali.

Inoltre, altre rappresentazioni della Sfinge rinvenute in Egitto mostrano una testa di ariete su un corpo di leone, mai comunque appare il volto di un faraone. C'è anche da dire che molti commentatori si sono dati meravigliati per il fatto che il concetto di sculture di grandi dimensioni ricavate dalla viva roccia non è mai stato riproposto, nonostante sia tecnicamente semplice e che lungo il Nilo ci siano abbondanti e idonee formazioni rocciose. 

Sono proprio questi fattori che hanno reso la Sfinge il mistero che è: infatti, appare totalmente disgiunta dal resto dell'antica cultura egizia. Già abbiamo riconosciuto le piramidi di Giza come la seconda rotta di volo degli déi dopo il diluvio. Può allora essere che anche la Sfinge sia opera degli déi e non degli uomini?

Così sulle piramidi, sulla Sfinge non ci sono iscrizioni. La sua perfetta forma artistica, come la perfetta angolazione di 52° delle piramidi di Giza non sono state replicate da nessuna altra parte. Non dovremmo certo restare meravigliati se dovessimo scoprire che questi monumenti senza data precedono di migliaia di anni l'epoca dei faraoni egiziani. Nel caso della sfinge, questo è adesso un fatto scientificamente assodato. 

Nell'ottobre 1991 il dottor Robert Shoch, un geologo della Boston University, ha presentato prove de fatto che la Sfinge risale a migliaia di anni prima del 2500 a.C., datazione sinora ritenuta giusta. le sue conclusioni si basavano sugli effetti delle attività meteorologiche nel fossato di calcare che circonda la sfinge.

Questa erosione, stando alla scienza della geologia, può essere soltanto il risultato di prolungate precipitazioni piovose, costanti con il clima asciutto che caratterizza l'Egitto del 2500 a.C. Sulla base dunque dei dati climatici, Schoch stima che la sfinge deve risalire ad un arco di tempo compreso tra i 9000 e i 12.000 anni fa, quando il clima in Egitto era assai più umido.

Una tale datazione è ovviamente sacrilegio per gli esperti: quegli stessi esperti che dichiarano recisamente che la Grande Piramide è la tomba di Cheope. Non essendo in grado di confutare i dati geologici (che hanno incontrato l'ampio sostegno dei colleghi di Schoch), gli egittologi hanno ripiegato sul ragionamento secondo cui i risultati ottenuti da Schoch non vanno accettati in quanto contraddicono tutto il resto di quanto si sa sull'antico Egitto.

Zahi Hawass, curatore della sfinge e delle piramidi, ha dichiarato: <<Non abbiamo nessuna prova architettonica e né abbiamo prove scritte che ci dimostrino che in Egitto in quell'epoca ci fosse qualcuno in grado di scolpire una statua del genere>>.

Una volta in più, prove chiare, basate sui fatti, vengono nascoste sotto il tappeto per conservare integro il paradigma per evitare di riscrivere i libri di storia. Questi scettici farebbero bene a riflettere, ora, sul fatto che la Sfinge guarda a oriente esattamente lungo il 30° parallelo nord in direzione del Sinai, a sostegno delle prove scritte e geografiche che un centro spaziale è esistito in quella medesima latitudine.

Forse in passato la sfinge recava il volto di un dio? Sembra assai probabile. Esiste effettivamente una lunga tradizione che attribuisce alla Sfinge le sembianze di Hor-Akhiti, il "Falco dell'Orizzonte", è uno dei più antichi dèi egizi, Rà, era noto con questo nome. Non è certo una coincidenza che l'orizzonte orientale segnava davvero la direzione di atterraggio dei falchi.

Conclusioni:
  • Prove scritte e geografiche particolareggiate suggeriscono con forza l'antichissima esistenza di centri spaziali costruiti dagli déi a Giza, Eliopoli, Baalbek-El, Gerusalemme e nella penisola del Sinai.
  • Gerico, Beth-El e Cadesh-Barnea furono costruiti come presidi fortificati che avevano lo scopo di impedire l'accesso alle basi spaziali.
  • Le analisi geologiche compiute sulla Sfinge e le datazioni archeologiche dell'antica Gerico dimostrano che queste località precedettero di diverse migliaia di anni le prime civiltà.
  • Le prove fisiche raccolte a Jenel Barkal nonché la Grande Piramide confermano nei particolari le cronache degli déi presenti nei testi sumeri. 

da: Il Mistero della Genesi delle Antiche Civiltà  p.222-223-224  
Di: Alan F. Alford 

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