mercoledì 23 settembre 2026

Un supermercato di valori tra le macerie della Torre di Babele

 Crisi di valori

di Juan Manuel de Prada dal sito web di KontraInfo

Ogni volta che analizziamo le calamità che ci affliggono, tendiamo a basarle su una " crisi di valori".

Questa frase è diventata una sorta di placebo insensato che, ciononostante, continua a essere presentata come una specie di panacea universale.

Ma la verità è,

I "valori" sono prodotti culturali, la cui gerarchia viene stabilita da ogni epoca in base alle sue preferenze e ai suoi interessi; e la cui validità diminuisce al mutare di tali preferenze e interessi.

In contrasto con i "valori" effimeri e volubili, si pongono le virtù immutabili, che gli antichi invocavano in circostanze simili a quelle che viviamo noi oggi.

Ma affinché tali virtù possano essere invocate, è necessario riconoscere una legge morale da cui tali virtù emanano, cosa per cui la nostra epoca non sembra pronta.  

Oggi si parla incessantemente, in un'incredibile raffica di parole, di

  • valori sociali
  • valori politici
  • valori educativi,

...ecc., ma parlare di "valori" è come fare un brindisi al sole ...

Ebbene, la verità è che,

I cosiddetti "valori" (un termine che ha un inconfondibile sentore di borsa ) sono percezioni soggettive sulla realtà delle cose, neologismi culturali che in un'epoca o nell'altra vengono considerati convenienti o vantaggiosi; e che, come tutti i neologismi culturali, sono necessariamente mutevoli, soprattutto in società "diverse" e "plurali" come la nostra, dove persone con valori radicalmente opposti e incompatibili "coesistono" (odiandosi a bassa voce).

 In una società "pluralista", parlare di valori è come parlare di gusti personali:

Ognuno sviluppa la propria visione, e cercare di comprendersi a vicenda in mezzo a un formicaio di valori personali inconciliabili è tanto illusorio e grottesco quanto tentare di farlo tra le macerie della Torre di Babele.

Nelle nostre società, anziché una "crisi di valori", troviamo una "pletora di valori" , un "supermercato di valori" – talvolta plasmato da ideologie contrapposte, talvolta dalla pura convenienza personale – che li rende incapaci di sforzi collettivi.

Ma è logico che, non avendo la capacità di misurare il bene secondo una legge morale immutabile, finiamo per definirlo in base a ciò che ci conviene o ci avvantaggia, in base a ciò che ratifica o esalta le nostre "scelte" di vita, in base a ciò che la nostra ideologia postula.

Questa "pletora di valori" è la naturale conseguenza dell'"autonomia personale", che è un dogma inattaccabile delle democrazie moderne.

Ciascuno giudica la natura delle proprie azioni senza accettare – senza nemmeno considerare – l'esistenza di una fonte suprema di autorità morale.

E, in mancanza di quella fonte suprema che determini dove risiede l'errore, iniziamo perdonando noi stessi per i nostri sbagli, finché non arriviamo ad amarli, e una volta che li amiamo, desideriamo che tali errori vengano pubblicamente riconosciuti come successi (cosa che otterremo se la maggioranza vi aderirà).

La legge morale non impone più la volontà dell'individuo – come sosteneva l'illuso Kant – ma è la volontà dell'individuo a stabilire arbitrariamente la legge morale, che non è più né legge né morale, bensì un repertorio di valori ad hoc.

Questa "pletora di valori" che non riconosce una legge morale può al massimo aspirare a imporre una "disciplina etica" che freni i nostri appetiti e interessi, che vengono poi elevati a criterio legittimante per la nostra condotta.

Ma questa "disciplina etica" finisce per allentarsi, limitandosi a giudicare le azioni in base alle loro conseguenze – un criterio pragmatico – senza osare riconoscere una norma suprema che giudichi la natura delle azioni stesse.

Pertanto, ad esempio, la “disciplina etica” prevalente ai nostri tempi postula che,

Noi esseri umani siamo liberi di agire secondo i nostri desideri, e tale libertà sarà riprovevole solo quando comporterà conseguenze dannose per terzi.

 Ma non accettiamo di giudicare la natura delle nostre azioni, a prescindere dalle conseguenze che esse comportano, perché per farlo dovremmo limitare la nostra libertà, dovremmo sottoporla a un vincolo morale preventivo.

Ciò richiederebbe il riconoscimento di una legge morale universale che non possa essere modificata in base alle nostre preferenze e ai nostri interessi, e la cui punizione non dipenda – o dipenda solo, nel momento in cui se ne determina il grado – dalle conseguenze dannose che può provocare a terzi.

Finché quella legge suprema non verrà ristabilita, ogni tentativo di rigenerazione sociale sarà vano; perché le "discipline etiche" finiscono per allentarsi, adattandosi alle circostanze, al fine di continuare a soddisfare preferenze e interessi personali, finché alla fine non si decompongono.

Solitamente la definiamo una "crisi di valori", ma è la naturale conseguenza di una "pletora di valori"..

Pubblicato sul sito web: https://www.bibliotecapleyades.net/

®wld 

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