domenica 30 gennaio 2011

Il significato dell’Amore di coppia


Le forme di amore legate alle parti costitutive umane.

- La prima forma è quella dell’amore legato, dipendente soprattutto dal corpo fisico ed è una forma di amore che sarebbe preferibile denominare genitale.
E’ espressione di pulsioni, istinti che sorgono come impulsi primari direttamente dal corpo fisico.
E’ egoistico, tende a soddisfare proprie necessità, perciò è l’asservimento della testa ai bisogni sessuali che sorgono nella parte bassa del corpo, del pensiero alla volontà, della coscienza (riconoscimento delle esigenze dell’altro) all’istinto.
L’espressione amorosa di questo tipo, se diventa un fine è indice di immaturità affettiva. Se invece si riesce a considerarla un passaggio per giungere al vero Amore Spirituale, allora anche questa specie di amore troverà il suo giusto posto all’interno di una sana e costruttiva relazione di coppia.

- Quando l’amore riesce toccare anche il corpo eterico, allora sì può parlare di erotismo. La ricerca di soddisfazione si estende e si allarga dalla sfera puramente genitale a tutto il proprio corpo, sconfinando e rivolgendosi anche al corpo dei partner elaborando tecniche amatorie da elementari a complesse come nel mitico Kamasutra, non a caso sorto dalla cultura indiana legata soprattutto al corpo eterico.
L’erotismo è già una forma amatoria un po’ più matura rispetto a quella genitale, ma rimane comunque sempre legata al corpo fisico. Di queste due espressioni primarie la prima è peculiare dell’uomo (amore genitale), la seconda (erotismo) della donna.

- La terza forma di amore è quello cosiddetto animico e quindi collegato ai corpo astrale. E’ la forma di amore che sì può appagare senza aver bisogno dei rapporto sessuale diretto.
Nell’amore animico avviene il passaggio da fuori a dentro, dalla pulsione sessuale all’oggetto amato. Non esiste più cioè il bisogno di uno stimolo sessuale esterno giacché la persona amata la sì porta sempre in sé stessi. L’amore animico è l’amore platonico nella sua accezione umana più elevata.
E’ l’amore del “dare e ricevere". Quando però l’amore rimane nell’ambito "dell’aspettativa di un ritorno", ricade in un atteggiamento alla fin fine egoistico, gratificante solo per la persona stessa.
E’ caratterizzato dalle parole più o meno consce: "Ho bisogno di te per sentirmi soddisfatto/a, Mi aspetto qualcosa da te (atti, atteggiamenti, slanci) perché io ti ho dato qualcosa".
 
Questa forma di amore vive di alti e bassi, di felicità travolgente e di abissi di disperazione con conseguenti possibili profonde crisi e inevitabili rotture. Quando l’amore rimane in questo ambito può esserci il rischio che, col passare dei tempo, se la situazione del "do ut des" si radicalizza, ciascun componente della coppia cercherà fughe o situazioni compensatorie. Può anche succedere che si arrivi ad una vera e propria rottura.
 
Quando ci siano figli, nella maggior parte dei casi l’uomo cercherà la sua gratificazione verso l’esterno: lavoro, amicizie, hobbies o avventure extra coniugali. Comunemente la donna invece cercherà la sua gratificazione verso l’interno: amore per la famiglia soprattutto nei riguardi dei figli.
Questa forma di amore può durare per tutta la vita coniugale, ma se non si solleva ad una forma più elevata scatenerà prima o poi rancori, risentimenti, forme di vendette striscianti, frustrazioni.
- Nella quarta forma è l’Amore Spirituale, l’Amore dell’Io per un altro Io, il vertice dell’amore di coppia. Esso è il vero Amore che si raggiungerà come risultato finale di un percorso più o meno lungo.
Nella migliore delle ipotesi, quando si sta bene assieme, quando c’è armonia tra due corpi e due anime, all’inizio questa armonia si raggiunge modulando le pulsioni sessuali “per amore" dell’altro/a. Si può giungere in molte situazioni a trattenere persino i propri desideri non chiedendo nulla all’altro o, viceversa, lasciandolo esprimere secondo le proprie necessità.
Anche in questo modo però sia in modo altruistico che in modo egoistico, si è rivolti continuamente per dare o ricevere all’altra persona, dimenticandosi di se stessi o viceversa accentrando tutto su se stessi.
 
Attorno ai quarant’anni però molto spesso, quando il rapporto non si sia già scisso prima, si rompe l’armonia avuta fino a quel momento. Ciò succede perché ciascun componente della coppia è portatore di un proprio Io individuale che ha bisogno per realizzarsi di fondarsi su se stesso indipendentemente dall’ambiente che fino a quel momento lo ha circondato.
Verso i quaranta anni circa (la famosa crisi dei quaranta anni), l’Io sente nella sua interiorità il potente richiamo a voler dare una sempre maggiore attenzione alla propria evoluzione individuale anche aldilà del rapporto di coppia. La piacevole condivisione di interessi non è più sufficiente: si desiderano propri spazi individuali.

L’Io che fino a questo momento della vita si è posto soprattutto al servizio della parte fisica e animica sia dì se stesso che dell’altra persona, si risveglia: l’io da questo momento “percepisce" se stesso ed esige proseguire il suo cammino nonostante tutto e tutti. Tutto ciò è "crudelmente" giusto, fa parte dello sviluppo naturale dell’essere umano.
Questo potente processo di realizzazione può capitare in tempi differenti: può succedere avvenga prima che il proprio partner abbia anch’esso avviato il proprio processo di realizzazione. Si innesta in tal modo una pericolosa crisi della vita di coppia. Chi dei due percepisce la nascita di questo processo, cambia rapidamente, vede la vita con altri occhi, non accetta più compromessi né piccoli né grandi e chiederà a se stesso “Ma io, dove sono stato fino a questo momento?"
 
In breve tempo l’altro componente della coppia si troverà di fronte una persona quasi del tutto sconosciuta e chiederà a se stesso: "Chi è mai questa persona? Credevo di conoscerla ed invece di lei non ho capito nulla. Non mi comprende più!”
La presa di coscienza della nuova realtà sia da una parte che dall’altra è sconvolgente, destabilizzante. Il rischio che il rapporto precipiti dipende dal fatto che le persone si affrontano su due livelli differenti: l’uno spirituale, l’altro animico.
A questo punto esiste un’unica possibilità di incontrarsi nuovamente su un medesimo piano: si deve avviare un dialogo franco, veritiero, aperto.
E’ in questo momento che contemporaneamente deve compiersi il passaggio dall’Anima allo Spirito, da un rapporto animico ad uno spirituale. Non esiste altra possibilità se non quella di riconoscersi come un Io di fronte ad un altro Io, accettare e comprendere che ciascun Io ha un proprio cammino individuale da compiere.
Non più l’uno nell’altro ma uno accanto all’altro in comprensione e aiuto reciproco.
Se ciascuno riuscirà a fondarsi sul proprio Io, percependo al contempo l’Io dell’altro allora e solo allora l’unione diverrà solida, duratura, vera.

L’amore che conosciamo non esiste!. E ti spiego perchè tramite un ragionamento un pò complicato!. Segui ogni passaggio e non fermarti alle prime provocatorie frasi. non parlo di amori tra madre e figli o cose del genere, ma tra persone.
Io penso che l’amore sia povert�*, mancanza. L’amore per me è carenza.
L’amore è mancanza perché è desiderio… io amo una persona e quindi la desidero, la voglio.

Amore = desiderio.
Ma questa non è una formula completa, e bene dire che l’amore dura quanto dura il desiderio, è quindi si può affermare che:
L’amore occupa lo spazio del desiderio
Se l’amore occupa lo spazio del desiderio, vuol dire che l’amore è il tempo della mancanza….

Desiderio =mancanza
Il desiderio è mancanza!, Io desidero le cose che non ho e non quelle che ho.
Quinti il segreto per non distruggere l’amore è il non svelarsi!!!, è il rimanere misteriosi.
 
E’ bene mantenere il desiderio e non svelarsi. Il sapere tutto dell’altra persona, il dire alla persona amata “dimmi tutto di te”, voglio sapere tutto di te”… queste cose distruggono l’amore perché riempiono la mancanza e annullano il desiderio.
Amore = desiderio non c’è desiderio = non c’è amore.
E infatti avete mai fatto caso che: c’è solo un unico saldo amore che regge: quello non corrisposto… quello desiderato.
L’amore eterno è solo l’amore perso.
Non si possiede se non ciò che si è perduto.
L’amore perfetto è quello che non si ha o che si è perduto.

Solo l’amore perso è l’amore vero e perduto e quindi è amore eterno. Si può anche affermare che l’amore perfetto è l’amore che non si ha più, perché ciò che si ha non è importante come quello che si è perso. O meglio, l’amore che si è perso acquista importanza. Non si possiede se non ciò che si è perduto.
Si ama solamente ciò in cui si persegue qualcosa d’inaccessibile, quel che non si possiede.
 
(M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto)

Dal mio vecchio blog 17 febbraio 2008

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