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sabato 8 gennaio 2011

“Errore del libero arbitrio”

Tratto dal mio vecchio blog 17 febbraio 2008

“Errore del libero arbitrio”. Il libero arbitrio è un errore. Esso è un trucco dei teologi che così facendo mirano a rendere l’umanità responsabile delle proprie condizioni di vita. Se la libertà di agire è propria dell’uomo e questa libertà può condurlo al bene o al male, allora la falsità del libero arbitrio è proprio nella volontà di rendere l’uomo punibile per il male commesso, giudicabile secondo criteri morali. Con il libero arbitrio “i sacerdoti posti al vertice delle antiche comunità vollero crearsi un diritto di irrogare delle pene”, ma in realtà nessuno è responsabile di alcunché, è la vita che decide per l’uomo. “nessuno dà all’uomo – né Dio, né la società, né i suoi genitori e antenati, né lui stesso – le sue proprie caratteristiche”.
 

Nietzsche afferma che nessuno è responsabile per ciò che è, l’esistenza è un “frammento di fato”, ovvero condizione esistenziale in cui si rispecchia l’ignoto moto degli stati fisiologici, non vi è una legge morale metafisica, uno scopo che possa determinare nel bene e nel male la nostra condizione esistenziale, semplicemente esistiamo. “Si è necessari, si è un frammento di fato, si appartiene al tutto, si è nel tutto – non c’è nulla che possa giudicare, misurare, verificare, condannare il nostro essere, giacché questo equivarrebbe a giudicare, misurare, verificare, condannare il tutto… Ma fuori del tutto non c’è nulla!”.
1. “E’ noto quel che esigo dai filosofi, porsi, cioè, al di là del bene e del male – avere sotto di sé l’illusione del giudizio morale.” La morale si fonda sulla verità che esistono fondamenti metafisici che giustificano i suoi precetti, ma in realtà la morale è un insieme di interpretazioni che sono il sintomo e la conseguenza di un certo stato fisiologico dell’uomo.

Ecco perché i filosofi più onesti dovrebbero capire che i propri giudizi sulla realtà (che è "una" e non si sdoppia in realtà vera e apparente) devono essere posti al di là della morale, al di là del bene e del male, poiché il bene è il male sono soltanto l’insieme dei giudizi prodotti da un certo stato vitale esclusivamente “umano” e non sono il prodotto di entità ultramondane.

2-3. La morale è una forma di “miglioramento” dell’uomo, con essa, infatti, si vuole perfezionare l’indole umana legandola a valori più alti rispetto alla semplice e "naturale" indole che l’uomo possiede indipendentemente dai precetti morali.
La morale del “miglioramento” si divide in “addomesticamento” e “allevamento” dell’uomo. Nel caso cristiano siamo in presenza di una morale dell’addomesticamento: per “addomesticare” l’uomo occorre indebolirlo, renderlo schiavo del peccato, “colmo d’odio verso gli impulsi vitali, pieno di sospetto contro tutto quanto era ancora forte e felice.” L’uomo moralizzato è l’uomo che imbriglia il proprio vigore vitale, un uomo “malato” e indebolito, fiaccato nella forza.



Altro esempio di morale è quella dell’allevamento dell’uomo: nell’India della “legge di Manu” si prescrive l’allevamento di quattro caste distinte di uomini: sacerdoti, guerrieri, contadini e servi (Sudra). Ma oltre a queste caste vi è un’altra razza di uomini, la razza ibrida, che non ha nemmeno il diritto di rientrare nell’organizzazione delle caste e dell’allevamento: i Ciandala. Essi sono destinati ad essere infiacchiti nel corpo dalla stessa legge che vieta loro di mangiare cibi “sani” e lavarsi in acque pulite, nonché di non mischiare la propria razza alle altre.



4-5. Con la legge di Manu si ha l’esempio dell’allevamento di una razza pura, la razza “ariana”, ma l’idea di “sangue puro”, scrive Nietzsche “è l’opposto di una idea inoffensiva”. La morale dell’allevamento e quella dell’addomesticamento stabiliscono un principio: “per fare della morale si deve avere l’assoluta volontà del contrario”. La morale si impone in origine con mezzi “terribili”, che allevano e addomesticano gli uomini, nel tentativo di migliorarli (e quindi fanno violenza alle inclinazioni originarie degli uomini). “Né Manu, né Platone, né Confucio, né i maestri ebrei e cristiani hanno mai dubitato del loro diritto alla menzogna. [...] tutti i mezzi con cui l’umanità sino ad oggi ha dovuto essere resa morale sono stati fondamentalmente immorali.” L’immoralità è dunque per Nietzsche già implicita nelle azioni considerate morali. La morale è menzogna.
Secondo Nietzsche il Cristianesimo rappresenta poi un esempio tipico di morale dell’addomesticamento antitetica alla morale dell’allevamento: se lo scopo di quest’ultima è quella di selezionare una razza superiore, la morale cristiana invece è “la vittoria dei valori dei Ciandala, l’Evangelo predicato ai poveri, agli umili, la rivolta totale di tutti i calpestati, i miserabili, i malriusti, i malridotti, contro la “razza”, – l’immortale vendetta dei Ciandala come religione dell’amore…”

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