“L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso in serata una nota per prendere le distanze dalle opinioni del professor Gualtiero Walter Ricciardi e per chiedere ai media di “evitare espressioni che potrebbero suggerire che il professor Ricciardi lavori e/o rappresenti l’OMS” .
Ansa:
Coronavirus: Oms prende le distanze da Ricciardi ‘Sue opinioni non dovrebbero essere attribuite a Oms’ Leggi l'articolo QUI
********************************
Il 4 maggio l’UE ospita la conferenza internazionale per finanziare il vaccino
Marcello Pamio
“Il 4 maggio l’UE ospiterà una Conferenza internazionale per finanziare il vaccino”. L’annuncio arriva dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, proprio colei che vorrebbe tener segregati i vecchi pensionati italiani in casa fino all'anno prossimo!
I burocrati ci tengono a fare sapere ai sudditi che “ci vorrà ancora del tempo perché tutto possa tornare alla normalità”. Semmai torneremo alla “normalità”...
La Commissione ragiona alla rimozione delle misure d’emergenza prese dagli Stati membri, ma è evidente (per loro) che senza un vaccino non si potrà ritornare al punto di partenza.
Proprio per questo motivo il 4 maggio prossimo ci sarà una videoconferenza “per il finanziamento delle spese per il vaccino”.
Gli ospiti invitati: Global Preparedness Monitoring Board, Wellcome Trust, Gavi e CEPI e l'immancabile Fondazione Bill and Melinda Gates.
Li abbiamo già conosciuti più volte in passato, ma è bene capire chi sono:
Global Preparedness Monitoring Board (GPMB) è un organismo indipendente nato per gestire le crisi sanitarie globali e composto da leader politici, direttori di agenzia ed esperti a livello mondiale. Tra i membri figurano il dott. Chris Elias, presidente del Programma di Sviluppo Globale della Fondazione Bill & Melinda Gates che mira ad accelerare la consegna di vaccini. Tale programma si concentra su cinque aree: Pianificazione familiare (leggasi aborti); salute materna, neonatale e infantile; nutrizione; polio e ovviamente vaccini per tutti. Il dottor Anthony S. Fauci, direttore dell'Istituto nazionale di allergie e malattie infettive (NIAID) presso il National Institutes of Health degli Stati Uniti. È uno dei principali consiglieri della Casa Bianca e del Dipartimento della salute e dei servizi umani e uno dei massimi esperti che spinge alla vaccinazione di massa.
Wellcome Trust è una fondazione politicamente e finanziariamente indipendente che supporta le ricerche sulla salute. Dispone di un portafoglio di investimenti di 26,8 miliardi di sterlire. Nel 2017, il Trust ha stretto una partnership con il BARDA, Ricerca biomedica avanzata del governo degli Stati Uniti e Autorità per lo sviluppo, con il Ministero federale tedesco per l'Educazione e la ricerca (BMBF), con il Dipartimento di Sanità e assistenza sociale (DHSC) del governo britannico e con la Fondazione Bill & Melinda Gates
Gavi the Vaccine Alliance è un'organizzazione internazionale nata nel 2000 con lo scopo ufficiale di vaccinare l'intero pianeta. I suoi principali partner sono l'OMS, l'UNICEF, la Banca mondiale e la Fondazione Bill & Melinda Gates.
CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) è una fondazione nata a Davos nel 2017 che usa i finanziamenti di organizzazioni pubbliche, private, filantropiche per finanziare progetti di ricerca indipendenti per lo sviluppo di vaccini. Viene finanziato dalla Fondazione Bill and Melinda Gates.
Ricapitolando e riassumento, le cinque organizzazioni invitate alla conferenza internazionale per finanziare il vaccino sono: Bill Gates, Bill Gates, Bill Gates, Bill Gates e infine Bill Gates.
Quindi un unico e pericoloso individuo è praticamente in mezzo a tutti i gruppi e organizzazioni che lavorano per sfornare un vaccino che sarà poi inoculato a miliardi di persone in tutto il mondo! Fonte: https://disinformazione.it/
Dai giornali americani: “Il genero di Donald Trump pubblica un articolo sui cospirazionisti sull’11 Settembre: ‘Idioti deleteri, scemi e ciarlatani che teorizzano su Internet su come le Twin Towers siano stata ‘in realtà’ distrutte dagli ebrei, dagli Illuminati,o dagli extraterrestri”. Notizia che assume il suo sapore se si viene informati che il genero di Trump (che ha sposato sua figlia Ivanka) si chiama Jared Kushner, e (da Wikipedia) “è cresciuto in una famiglia ebraica nel New Jersey, s’è diplomato alla Frisch School, una jeshiva privata a Paramus, New Jersey, e allo Harvard College nel 2003 con laurea in sociologia”.
Harvard, e sia pure lo Harvard College è un nome prestigioso di una difficile università. Notizia che assume tutto il suo sapore quando si viene informati (cito da Wiki): “secondo il giornalista Daniel Golden, Kushner e sua fratello Joshua Kushner vi sono stati ammessi nonostante le modeste credenziali accademiche dopo che suo padre ha fatto una donazione di 2,5 milioni di dollari all’università”. Un professore ha descritto l’ammissione di Jared “una scelta insolita per Harvard”, essendo il ragazzo “per nulla al vertice della sua classe”. Papà Kushner, Charles, un immobiliarista di lusso (ha l’ufficio a 666 Fifth Avenue) che ha fatto la ricca donazione, “è stato arrestato per evasione fiscale e donazioni elettorali illegali”.
Questo per sfatare al mito, diffuso tra i goy, che “gli ebrei siano più intelligenti della media”. Jared è la prova incarnata che esistono ebrei stupidi, anche con laurea ad Harvard. E conferma la sua stupidità col farsi saltare i nervi nel mezzo di una finissima operazione di depistaggio in corso nella Washington che conta: la minaccia o decisione di render pubbliche le 28 pagine del rapporto del Congresso Usa sugli attentati dell’11 Settembre, che a suo tempo George Dubya Bush fece segretare, e che provano che fu l’Arabia Saudita, e specificamente la famiglia reale Saud, ad architettare il mega-attentato e pagare la compagnia di attentatori guidata da Mohamed Atta e il suo gruppo di piloti della domenica. Segreto di Pulcinella, perché quelle 28 pagine (sulle oltre 800 del Rapporto della Commissione) sono sì “classificate”, ma qualunque senatore Usa ha potuto leggerle, se voleva. Molti le hanno lette e già da anni vanno sussurrando che incastrano i sauditi. L’ex senatore Bob Graham, che co-presiedeva quella Commissione, lo disse quasi subito. Poi, per 15 anni, silenzio.
E’ stato proprio Trump, il suocero, a tirar fuori di nuovo le 28 pagine. A febbraio, durante un comizio in South Carolina, ha detto: se mi fate presidente scoprirete chi ha tirato giù davvero il World Trade Center…potete scoprire che sono stati i sauditi, OK?”. Allora parve un colpo quasi diretto a Jeb Bush, il fratello del presidente segretatore, che difatti s’è subito ritirato dalla corsa.
I ‘grandi’ media, che di solito hanno irriso come buffonesche le altre uscite di Trump, questa invece non l’hanno lasciata cadere. Anzi l’hanno ripresa e amplificata, e i politici più in vista l’hanno avallata: il candidato Bernie Sanders (J) ha dichiarato: “Era tempo che si guardasse al coinvolgimento saudita nell’11 Settembre”…La tesi è salita alla luce mediatica sempre pù accreditata, fino alla consacrazione definitiva della trasmissione “60 Minutes” della CBS, il più ufficioso e mainstream dei talk, ed anche uno dei più ebraici (tale è il conduttore, il celebre Dan Hewitt) che ha invitato l’ex senatore Bob Graham, il quale ha confermato: sì, sono stati i sauditi. Adesso tutti i media invocano la pubblicazione delle 28 pagine; la casa regnante saudita minaccia che se quelle pagine vengono rese pubbliche, svenderà i 750 miliardi di Buoni del Tesoro americano che detiene; insomma questa sta per diventare la nuova versione ufficiale: “Sono stati i sauditi”.
Il tutto in coincidenza non casuale col fatto che i rapporti fra i Saud e Washington sono al punto più basso: i monarchi detestano Obama per la pacificazione con l’Iran e per non aver “esportato la democrazia” in Siria rovesciando Assad, e se la sono legata al dito per la nascente industria dello shale oil, che renderebbe gli Usa meno dipendenti dal greggio del Golfo; e Washington ha motivi di vendetta per i conati di politica indipendente dal Protettore che il principino ereditario, “l’impulsivo” Bin Salman, ha provato a mettere a segno di testa sua. Obama, in visita a Ryad, ha consigliato ai Saud e agli emiri del Golfo di introdurre ‘riforme democratiche’ nei loro possedimenti (il che è quasi una minaccia di “esportarvela”) e di ridurre il loro “settarismo”, ossia annacquare la dose di fanatismo nel wahabismo.
Insomma: la nuova versione ufficiale è pronta per l’accettazione generale, dal Presidente ai politici ai media: “I mandanti sono stati i sauditi”. Ma allora perché il genero si scaglia contro gli “idioti scemi e ciarlatani” che non l’accettano? Forse perché l’operazione di revisione della versione ufficiale di prima è comunque un’operazione ad alto rischio. Risveglia cani che dormono: i segugi cacciatori della ‘verità sull’11 settembre’, che raccolte decine di prove del coinvolgimento israeliano nell’attentato, s’erano assopiti per stanchezza. E adesso, svegli, latrano in coro: “No, è stata la Cia col Mossad”.
L’assopimento è scusabile. Son passati 15 anni. La versione ufficiale di prima (“E’ stato Bin Laden”) è stata difesa dai media in modo da almeno, scoraggiare e demoralizzare le critiche dei “complottisti”. Chi oggi ha, poniamo, 25 anni, allora ne aveva dieci: allora non ne capì molto, ed oggi è per lui storia antica. Proprio per loro rievoco qui i tre o quattro fatti accertati, che saranno seppelliti dalla nuova versione ufficiale, se si affermerà.
Larry Silverstein (J) , immobiliarista, amico personale di Netanyahu, il 24 luglio 2001 rileva dal proprietario (la New York Port Authority) l’intero complesso del World Trade Center. E’ un contratto d’affitto per 99 anni, per il quale Silverstein s’impegna a pagare 3,2 miliardi di dollari; naturalmente a rate. Paga la prima (essenzialmente con prestiti bancari) e intanto assicura il complesso di grattacieli con 23 compagnie di assicurazione, per un totale di 3,55 milioni.
Dopo l’attentato e il crollo delle Twin Towers, Silverstein chiederà agli assicuratori il doppio – 7,1 miliardi – pretendendo che i sinistri sono stati due, due essendo gli aerei che hanno colpito le Towers. Ne nacque una battaglia legale, assai complessa, in cui 10 assicuratori poterono dimostrare che il sinistro era stato uno; altri dieci dovettero anno sostenuto che la IM accettare la tesi dei due sinistri. Alla fin fine, Silverstein ha incassato 4,577 miliardi di dollari.
Secondo alcuni, non senza l’aiuto del giudice Alvin Hellerstein (J), davanti al quale sono passate quasi tutte le cause legali concernenti l’11 Settembre. Il figlio di Hellerstein ha fatto alyah in Israele, abita fra i coloni fanatici nei Territori Occupati, ed è l’avvocato che rappresenta la ICTS ( International Consultants on Targeted Security) la ditta israeliana che gestisce la sorveglianza degli aeroporti, fra cui quelli dove l’11 settembre sono passati i pretesi attentatori islamici.
ZIM Shipping: grossa compagnia di navigazione cargo, per metà posseduta dallo Stato d’Israele, aveva 250 dipendenti, per sistemare i quali aveva preso in affitto l’intero sedicesimo piano e parte del 17mo della Torre 1. Il 4 settembre 2001, la compagnia trasloca con tutto il personale in una nuova sede, a Norfolk Virginia; per risparmiare, aveva poi spiegato la ditta.
I cospirazionisti han sostenuto che la ZIM in realtà aveva pagato l’affitto della North Tower fino alla fine del 2001, quindi non aveva risparmiato nulla; torme di debunker si sono lanciati a smentire questa circostanza, dicendo che i cospirazionisti se l’erano inventata. Alla fine, questi hanno obbligato la New York Port Authority, in forza del Freedom of Information Act, ad esibire il contratto d’affitto che la ZIM aveva firmato: e così s’è scoperto di peggio. Ossia che la ditta aveva firmato nel 1996 un contratto decennale d’affitto, che spirava nel febbraio 2006. Ossia poteva stare lì altri quattro anni e mezzo.
Invece se ne va il 4 settembre 2001. E la ZIM non aveva interrotto il contratto, né aveva cercato di subaffittare quello spazio che abbandonava, quindi in teoria avrebbe dovuto continuare a pagare l’affitto fino al 2006; si stima, sugli 8 milioni di dollari. Per fortuna sua, la distruzione della Torre Nord l’ha liberata da quell’impegno. Una armatrice preveggente e fortunata.
Gli Israeliani Danzanti. Il giorno 11 settembre, una cameriera segnò alla polizia dei giovanotti che, sul tetto di un furgone parcheggiato al Liberty State Park di Jersey City, “esultavano” , “saltavano su e giù di gioia”, e si fotografavano a vicenda con le Torri in fiamme sullo sfondo, facendo il gesto di “V” con le dita. Fermati col loro furgone, sono risultati israeliani, di nome Sivan e Paul Kurzberg, Yaron Shmuel, Oded Ellner e Omer Marmari.
Lavoravano (illegalmente) per l’agenzia di traslochi Urban Moving Systems, a cui apparteneva il furgone; al momento del fermo, hanno farfugliato scuse come “Non siamo noi i vostri nemici, i vostri nemici sono anche i nostri: gli arabi”. Naturalmente anche su questo evento si sono lanciati i “debunker” per cercre di farlo svanire, di dimostrare che è “un mito complottista”. Ma non è un mito che il proprietario della Urban Moving System, di nome Dominik Suter, israeliano, appena quei suoi lavoranti (tutti ex militari israeliani) sono stati presi, è fuggito in Israele; e in gran fretta, lasciando anche i computer accesi negli uffici; e ricercato dall’FBI, non è più tornato.
Israeliani danzanti, alla tv israeliana
I cinque ragazzoni sono stati detenuti a lungo dal FBI. Poi sono stati espulsi per aver lavorato in Usa senza permesso, e quindi sottratti a ulteriori indagini, da Michael Chertoff, che il giorno 11 Settembre era il capo della divisione penale nel Dipartimento della Giustizia, e si trovava in New Jersey: qui avocò a sé tutte le prime indagini sull’attentato e guidò le polizie (locale e federale) dove era opportuno. Ne 2005 Chertoff fu elevato da Bush a ministro: capo del nuovo ministero della sicurezza interna, Department of Homeland Security. Michael Chertoff è figlio del rabbino Gherson Baruk, e di Livia Eisen, israeliana, hostess della compagnia di bandiera El Al, e divenuta famosa a suo tempo per aver sventato un dirottamento aereo da parte di palestinesi.
Chertoff
Philip Zelikow (la cui identità J è negata da alcuni, sostenuta da altri) è stato il capo del ‘transition team” di Bush jr.; dopo il mega-attentato Bush l’ha nominato direttore esecutivo della Commissione senatoriale sull’11 Settembre: quella dove sono le 28 pagine. In quella veste, è stato lui che ha deciso quali informazioni sulle indagini e d’intelligence passare ai senatori della Commissione, e quali non far loro vedere; anzi, secondo il giornalista Philip Shenon del New York Times, è stato lui, Zelikov, a scrivere, se non ampie parti del Rapporto della predetta Commissione, almeno la “scaletta” di esso, prima ancora che la Commissione si radunasse effettivamente.
Zelikow
Zelikov, che si è auto-definito “un esperto nella creazione e mantenimento di mitologie pubbliche”, nel 1998 scrisse (con Ashton Carter, il ministro della Giustizia l’11 Settembre, e l’ex capo della Cia nonché J John Deutsch) un articolo su Foreign Affairs, la rivista del Council on Foreign Relations, dal titolo: “Catastrophic Terrorim”, in cui speculava sulle conseguenze politiche di un attentato grosso come quello di Pearl Harbor, per esempio la distruzione del World Trade Center. Una vera profezia.
Nel 2004, Zelikow ha riconosciuto pubblicamente che le guerre ingaggiate nel mondo islamico dagli Usa non erano la risposta ad una minaccia contro gli Usa, ma “Per la sicurezza di Israele; una minaccia che non osa dire il suo nome, perché francamente gli europei non sono molto preoccupati di questa minaccia, e quanto al governo americano, non la dichiara troppo, perché non è una causa popolare”. http://www.vdare.com/articles/philip-zelikow-and-the-iraq-threat-that-dare-not-speak-its-name
Difficile essere più espliciti di così.
Chi vuole, può controllare ciò che ho rapidamente riportato su “history commons”, sito collettivo che titanicamente raduna, in ordine cronologico, tutte le prove della versione ’non ufficiale”, con a fianco le fonti. Fatelo prima che scompaia.
La nuova versione ufficiale è vantaggiosa per tutti. Il senatore Chuck Schumer, J, democratico di New York, ha fatto passare una legge su misura, secondo cui “l’immunità diplomatici di cui godono i capi politici stranieri non si applica se la nazione che guidano ha ucciso cittadini americani sul suolo americano”: così le famiglie delle vittime dell’11 Settembre potranno trascinare in giudizio i Saud par farsi pagare profumati risarcimenti. Soldi li hanno.
Washington potrà operare un “cambio di regime” a Ryad, magari tramite i classici bombardamenti. Anche se non credo: i Saud “faranno le riforme” (come Renzi o Monti) , e pagheranno una multa colossale di decine di miliardi alla giustizia federale Usa, come già ha dovuto fare Volkswagen.
Il furgone dei danzanti
Il New York Times ha già preconizzato come andrà a finire nel suo editoriale del 22 aprile: “Il ristabilimento delle relazioni, ora rotte, con l’Arabia Saudita, richiede che tutti i fatti siano conosciuti”. Si pubblichino, suvvia, le 28 pagine.
Anche l’Establishment, specie quello repubblicano, ha cessato di essere terrorizzato da Trump, e non cercherà più di sbarragli il passo verso la Casa Bianca con tutti mezzi e colpi bassi possibili. E’ molto tranquillizzato. Donald ha persino detto che tutta la storia degli israeliani danzanti è un mito complottista. Antisemita.
“Mister Trump ha riconosciuto la necessità di rimodellare il suo personaggio, e che la sua campagna deve cominciare collaborare con l’Establishment politico; poiché è vincente, non è interessato a cambiare le regole”, ha detto Paul Manafort, il manager della sua campagna, lobbista di grandi qualità (faceva lobby anche per i Saud, pensate).
E i media? Ormai non vedono più in Donald Trump l’impresentabile
pagliaccio, il ridicolo rozzo sessista, razzista, politicamente
scorretto; di colpo ravvisano in lui le doti intellettuali dell’Uomo di
Stato, la dignità, l’eleganza, la allure adeguata al prossimo
inquilino della Casa Bianca. Anche la Botteri, nel suo piccolo,
comincia a descrivercelo nella nuova veste dignificata di Statista. Un
nuovo presidente per una nuova versione ufficiale: cosa volete di più?
Quella che si estingue è la mia generazione. Tante scuse.
Un salto nel passato dell'autore che racconta l'Italia dopo il secondo conflitto mondiale e della responsabilità dei "baby boomer" che hanno ereditato l'Italia dai loro genitori, così ce la racconta Maurizio Blondet che vive nella città dove sono nato io solo 6 anni dopo. In quel tempo abitavo in via Disciplini adiacente piazza Missori e, piazza Vetra era ancora bombardata, piena di macerie, case distrutte dai bombardamenti (vedi immagine sopra). La sua storia non è diversa dalla mia, anche se in quel periodo avevo solo 6 anni, era l'anno 1956:
"Io – la mia generazione, i baby-boomer – l’abbiamo ereditata, questa
società, e come eredi viziati, non siamo stati capaci di mantenerla. Ci
siamo lasciti sedurre dalla “rivoluzione culturale”; abbiamo creduto
alla “Liberazione sessuale” e alle gioie del “consumismo” e
dell’edonismo egoista l’egoismo standard voluto dalla società dei
consumi. Abbiamo votato con entusiasmo il divorzio, e poi l’aborto
legale: 250 mila bambini in meno l’anno, e dopo quarant’anni, abbiamo il
coraggio di stupirci perché ci mancano cinque o se milioni di italiani
giovani, e dobbiamo importare giovani dal Nordafrica, come lavoratori di
una società in decadenza, che non suscita nei nuovi arrivati nessun
orgoglio e nessun desiderio di appartenenza: sfruttati, pagati in nero,
certo non ci difenderanno nella guerra prossima ventura. Non sono”I
nostri” figli. Non gli abbiamo consegnato alcun mandato."
L'articolo inizia con la scomparsa di Ida Magli, di seguito la storia: "Non ce l'ho fatta mamma"
Ida Magli è scomparsa. Non avrà nemmeno lontanamente gli onori funerari che il Sistema ha tributato ad Umberto Eco. E’ logico: è stata la prima a gridare, inascoltata, che l’Europa burocratica era diventata la prigione dei popoli e stava distruggendo la cultura e la civiltà europee. Leggi QUI l'articolo completo.
___________________________________
Alcune riflessioni su Umberto Eco appena scomparso:
Umberto Eco: erudito e noioso, stimatissimo solo in Italia
Troppo difficile e raffinato, inaccessibile alla massa, a quel volgo profano che, da Orazio in poi, ogni intellettuale d’élite che si rispetti si vanta di odiare e tenere accuratamente a distanza? No, solo troppo noioso. Irrimediabilmente noioso. Talmente noioso da risultare illeggibile, “Il cimitero di Praga”. Raramente, però, compaiono sulla stampa italiana aggettivi così semplici e diretti come “noioso” e “illeggibile” quando un romanzo porta la firma di Umberto Eco; per trovarli bisogna sfogliare le rassegne stampa internazionali. Nel lontano 1995, per citare un esempio che risale a 16 anni fa, in pochi hanno avuto il coraggio di tradurre “boring” con il suo sinonimo italiano, paralizzati da una sorta di timore reverenziale: nelle recensioni italiane a “L’isola del giorno prima” vennero sistematicamente ignorati i commenti poco entusiasti della stampa inglese, e taciute del tutto le spietate e circostanziate diagnosi di “Sunday Telegraph” e “Independent”. Continua QUI
Morto Eco, chi ci salverà da Internet?
Inclassificabile Eco: è l’aggettivo che più fa onore al genio indiscusso
del grande semiologo. La sua morte lascia un vuoto profondo nella
cultura italiana e non. Nel suo ultimo discusso intervento, il
professore ha messo in guardia contro gli imbecilli di internet: contro
il rischio di parlare senza pensare.
Ironico, poliedrico, curioso di tutto, raffinato semiologo ma anche
romanziere di successo, autore multitasking. Insomma: inclassificabile.
In un mondo in cui la cultura da un lato si chiude in casellari
predefiniti, sempre più specialistici, dall’altro si apre all’orizzonte
generalista pressoché sconfinato di internet, “inclassificabile” è
l’aggettivo che più fa onore al genio indiscusso di Umberto Eco, che ha
attraversato tutta la storia di questi anni senza mai farsi travolgere
dall’onda delle correnti alla moda. Imprevedibile Eco: lui che con il
“Gruppo 63” decretò la morte del romanzo, è stato lo scrittore di
romanzi divenuti best seller. Continua QUI
___________________________________
La neolingua: dal “1984”
al….2016
Federico Catani –
tratto da “Notizie ProVita”, febbraio 2016
“1984” di George Orwell è
un romanzo angosciante e tristemente profetico. La storia si svolge in un futuro
prossimo: l‘autore scriveva nel 1948 e l’ha intitolato “1984”, appunto. Londra è
la capitale dell‘Oceania, un macrostato retto da un regime totalitario al cui
vertice c’è il Grande Fratello, che nessuno ha mai visto, se non nei grandi
manifesti affissi ovunque. La società è governata secondo i principi del Socing,
il socialismo inglese, che é il Partito unico. Tutti sono costantemente
sorvegliati da onnipresenti teleschermi, anche in casa. I teleschermi
trasmettono propaganda e vedono e ascoltano ogni movimento e ogni parola, anche
durante il sonno: in questo modo il governo può controllare e reprimere
facilmente ogni minimo atteggiamento, sebbene inconsapevole, che riveli pensieri
contrari all'ortodossia del Partito.
“La neolingua é
diventata realtà, e chi controlla i mass media la utilizza per attuare un vero e
proprio lavaggio del cervello a tutti, bambini compresi”.
Per
plasmare un‘umanità nuova, fedele alle sue direttive, il Grande Fratello
introduce una nuova forma di linguaggio, la neolingua. Attraverso un lessico
creata ex novo, infatti, è possibile instillare in ogni membro del Partito (cioè
in ogni suddito) l'unica verità, quella che il Partito stesso decide di volta in
volta. Nella neolingua sono ammessi solo termini che abbiano un significato
preciso, privo di potenziali sfumature eterodosse: l’obiettivo é quello dl
rendere impossibile un pensiero critico individuale.
Tutte le parole sgradite
vengono censurate e catalogate come “psico-reato”: in tal modo diventa
impossibile anche solo pensare a un argomento “proibito”. Infatti, se si sono
eliminate le parole, non esistono più i concetti atti a mettere in discussione
l’operato del Partito. La neo-lingua è particolarmente espressiva nei nomi dei
vari dicasteri governativi. Il Ministero dell’Amore è preposto a imprigionare,
torturare, rieducare chiunque mostri il minimo segno di eterodossia; il
Ministero della Pace si occupa di guerra; il Ministero dell’Abbondanza
stabilisce i razionamenti di cibo; il Ministero della Verità fa propaganda e
cancella e riscrive la storia, nell’eventualità in cui non si conformi agli
interessi del Partito. Continua QUI
___________________________________
QUANDO LA DISINFORMAZIONE MEDIATICA NON BASTA PIÙ INIZIA LA STAGIONE DELLE BOMBE E DELLE STRAGI
Centinaia
di migliaia di cittadini europei vivono condizioni di miseria pressoché
assoluta, privati di qualsiasi tipo di reddito e soggiogati da una
disoccupazione galoppante che spaventa, paralizza e annienta generazioni
intere. Di converso esiste una ristretta cerchia di super-privilegiati,
composta da proprietari di Tv e giornali, banchieri, grandi industriali
e titolari di compagnie di assicurazione, che ingrassa e banchetta
proprio sulle disgrazie di una massa piegata e afflitta dalla
depressione e dal bisogno. Quindi, alla luce di una premessa semplice e
vera come quella appena proposta, non resta che trarne una chiara e
solare conseguenza: i molti
sfruttati devono combattere come un sol uomo contro i pochi sfruttatori,
pianificatori ipocriti di strategie assassine che trovano compimento
nello svuotamento del welfare, nella compressione dei salari e
nell’aumento della disoccupazione. Detta così sembrerebbe
facile…Nei fatti invece i tanti poveri, anziché unirsi per disintegrare e
ridurre in cenere i pochi neonazisti che continuamente li bastonano
protetti dalle tenebre, si combattono fra di loro. Continua QUI
___________________________________
Top secret anche per i deputati: non osano divulgare il Ttip
Un covo di Cosa Nostra? No, la stanza super-segreta con gli atti del Ttip, il Trattato Trasatlantico che ridurrà a zero la residua sovranità europea: fine delle tutele su salute, servizi, cibo e lavoro. A dominare saranno le multinazionali, grazie a speciali tribunali che daranno loro ragione, contro gli Stati. E’ sotto choc la deputata tedesca Katja Kipping, della “Linke”, a cui è stato eccezionalmente permesso – insieme ad alcuni colleghi – di varcare le soglie del sancta sanctorum del nuovo super-potere euroatlantico che sta rimpiazzando il Wto. Due ore in tutto, per dare un’occhiata a documenti in gestazione da anni, ai quali lavorano in segreto 1.500 lobbysti. Sconcertante la procedura di accesso ai dati: «Secondo i piani, annunciati dal vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel, i parlamentari devono prima registrarsi per poter accedere alla stanza, e possono rimanere per solo due ore a leggere i documenti», scritti in inglese (esclusa la possibilità che i parlamentari possano portare con sé consulenti e interpreti). E ancora: «I telefoni cellulari e qualsiasi altro dispositivo elettronico devono essere depositati in una cassetta di sicurezza». Continua QUI
___________________________________
Verso la battaglia di Berlino: Angela Merkel nel bunker
Aumentano poderose le spinte centrifughe che stanno disintegrando
l’Unione Europea: la situazione, come in tutte le fasi che precedono il
collasso di un sistema, è ogni giorno più convulsa e concitata,
generando una serie di crisi che si susseguono senza soluzione di
continuità, dal Portogallo alla Grecia, dall’Italia alla Svezia.
L’intera impalcatura europea scricchiola ed è sufficiente un colpo
violento per romperne il precario equilibro: ecco perché bisogna tenere
gli occhi puntati sulla Germania e sulle imminenti elezioni regionali.
Se è ancora possibile tamponare le crisi nell’europeriferia per qualche
mese, una forte emorragia di voti per la CDU alla prossima tornata
elettorale, seguita dalla caduta di Angela Merkel, sarebbe l’inizio del
collasso sistemico. Da quando ha lanciato la politica delle porte aperte
a tutti dietro pressioni atlantiche, la cancelliera tedesca vive
infatti nel bunker: la battaglia di Berlino incombe.
Una scommessa clamorosamente errata È sempre più precario il quadro politico in Europa: a distanza di cinque anni dall’esplosione dell’eurocrisi in tutta la sua virulenza, il malessere economico si è allargato a macchia d’olio, partendo dalla Grecia per estendersi a Cipro, Italia, Slovenia, Spagna e Portogallo, fino ad infettare la Francia, sempre più periferica rispetto al “nocciolo tedesco”. Con un naturale ritardo, dovuto allo sfasamento temporale tra il peggioramento della situazione economica e la sua percezione da parte degli elettori, la crisi si è riversata anche sulla politica: l’ingegnosa idea di creare finti partiti anti-sistema (Syriza, Movimento 5 Stelle, Podemos, etc.) è una difesa tattica, non certo una soluzione strategica.Continua QUI
Sono molte le cose che non condivido dell'attuale governo italiano, ma condivido pienamente l'articolo che qui sotto viene esposto da Maurizio Blondet.
L'intervento che ha fatto il nostro presidente del consiglio alla UE, sulla infrazione che l'Italia avrebbe fatto nei confronti dei migranti per non rilevare le impronte digitali è puerile se non addirittura offensiva nei nostri confronti, e badate bene, nei confronti di tutti noi italiani.
Con i giochetti che i vari burattinai hanno messo le mani sul nostro paese ci hanno portati non all'austerità, ma decisamente all'indigenza di milioni di persone, in tutti i settori della vita, salute, economia ecc. Sanno come prenderci per i fondelli deridendoci, lo abbiamo visto con (l'ultimo vero statista italiano), Craxi, sappiamo tutti da molto che il dividi e impera è un buon viatico per creare fazioni avverse tra la popolazione e, "loro" lo esercitano molto bene.
Nessuno si è mai domandato perché Craxi è stato fatto fuori dalla magistratura italiana, (queste sono due ipotesi: Ipotesi 1Ipotesi 2) non certo per disonestà, in quel periodo tutti da destra e sinistra facevano i loro affari come è sempre stato in Italia, non è una novità, il motivo è molto più truculento e va ricercato nello sgarbo fatto agli yankee in quel di Sigonella (fate una ricerca e andatevelo a leggere), così "l'ultimo statista vero" è stato cacciato con disonore, (lanciandogli anche le monetine), costretto all'esilio in terra straniera.
Poi, è arrivato il Berlusca con tutti i suoi difetti e addentellati, amico di Putin, amico di Gheddafi. Gli interessi italiani (perché erano nostri interessi di tutti noi non va dimenticato) sull'energia (gas petrolio), davano molto fastidio (come ha dato a suo tempo fastidio Mattei ed eliminato fisicamente) al triunvirato Francia, Inghilterra, USA e anche alla Germania che adesso fa i suoi affari prevaricando l'embargo imposto dagli yankee.
Tutti contenti che il Berlusca sia stato costretto a lasciare, (pena la distruzione delle sue aziende in borsa) e tutti pronti ad andare addosso all'untore di turno (noi italiani siamo fatti così, facili da strumentalizzare).
Sappiamo cosa è arrivato dopo ... "il castigamatti" Dragone che a messo in difficoltà (compresi suicidi di imprenditori dignitosi) migliaia di famiglie; massimi livelli di disoccupazione, esodati destinati (ancora oggi) ad un limbo interminabile. Colpa nostra? Sì colpa nostra! Perché con la paura di fallire gli abbiamo "concesso cessioni di sovranità".
Tre governi si sono succeduti e senza essere mai stati eletti dal popolo; ora abbiamo un governo, nella figura del suo leader M.R. anche lui non eletto, ma solo per grazia ricevuta, è stato fulminato sulla via di Damasco, parlando chiaro alla UE, buono o cattivo che sia il premier, in questa sua presa di posizione verso la Comunità Europea, va sostenuto e non demonizzato, perché sono sicuro che tra non molto le ingerenze politiche estere faranno in modo di cacciarlo come è stato fatto per gli altri e, quello che lo sostituirà, sarà ancora peggio.
Difficilmente mi cimento nella politica e non sono nemmeno uno scrittore provetto (prevalentemente copio e incollo articoli di mio gradimento raccolti nel web) ma, come me penso siano tanti altri che leggono nel web e questo articolo di Maurizio Blondet merita di essere letto, auspicando un risveglio delle menti ormai atrofizzate degli italiani da molto tempo. wlady.
*********************************
Un giornalista idiota ha goduto pubblicamente, sul suo giornale, di
come la Merkel ha umiliato e deriso Matteo Renzi “il parolaio”.
Mettendone in rilievo il fatto che Renzi in Europa non conta nulla, non
lo invitano ai pre-vertici, ci minacciano di infrazione europea perché
non abbiamo preso le impronte ai clandestini, eccetera.
Ora, lo so che sono prediche inutili. Ma se in Europa Renzi non conta
nulla, è colpa di noi italioti. Non è Renzi; è l’Italia a non contare
nulla, perché è divisa e proclama di avere schifo dei suoi leader, e
pronta a dargli torto e sbranarli, al minimo segnale che venga da
Berlino, Washington, Bruxelles.
Gli stranieri sanno che possono fare
qualunque cosa, contro il nostro governo di turno, e trovare in Italia
una parte, magari grossa, che applaude – per odio al governante di
turno. E’ successo con Berlusconi: lo hanno addirittura mandato via e
sostituito con un uomo loro, facendoci per giunta pagare miliardi
perché, per cacciare Berlusconi, ci hanno fatto espandere lo spread di
500 punti.
Berlusconi è un pirla, e da pirla s’è lasciato cacciare; ma
l’insulto, la diminuzione e l’umiliazione, l’abbiamo subita – e pagata –
tutti noi. Metà di noi, pure scodinzolando, e prestandosi al golpe.
Dovevamo difendere tutti insieme non Berlusconi, ma la violazione del
diritto, della democrazia contro l’ingerenza straniera più offensiva.
Non l’abbiamo fatto.
Gli stranieri non dimenticano, e ce lo fanno
continuamente pagare. Ci hanno fatto versare 125 miliardi al Fondo di
Stabilità, la Germania se n’è servita ampiamente prendendosene 418 per
salvare le sue banche, la Francia da sola se n’è accaparrata 128 – e
desso a noi negano il diritto di salvare le banchette. E metà di noi
godono, la maggior parte dei nostri media applaudono, perché ciò inguaia
la ministra Boschi, “l’amante di Renzi” – ma vergognatevi, italioti..
Lo so che è una predica inutile. Siamo il paese che da secoli chiama
lo straniero sul suo territorio, perché distrugga la fazione avversa.
Però ci provo. Vi siete accorti che giornali prima favorevoli o
rispettosi, cominciano a trattare Renzi come hanno trattato Berlusconi?
E’ che dall’estero hanno dato l’ordine di linciaggio – perché Renzi dice
cose che l’Europa non vuol sentire. Prima, Renzi piaceva alla Merkel;
adeso non piace più. Ed è stata avviato il tritacarne dell’italiota.
La Nuova Europa
Riusciamo ad essere tutti d’accordo, anche la cosiddetta opposizione,
sui punti in cui Renzi ha ragione di fonte alla oligarchia d’Europa?
Ha ragione a dire “surreale” l’apertura di una infrazione contro di
noi per come non abbiamo registrato i profughi. Con queste scuse, la UE i
profughi continua ad accollarceli sul gobbo, e non se ne prende che
160.
Ci obbliga a mantenerli a 30 euro al giorno, che non ci rifonde.
La Merkel, che ha provocato ed aggravato l’ondata immigratoria, non ha
alcuna fretta di risolvere il problema: “Ci sono problemi che noi
europei abbiamo avuto bisogno di dieci anni per risolvere, e qui sono
passati solo cinque mesi”.
“Ci sono un partito e un leader che controllano l’Europa in modo
inaccettabile”, ha detto Renzi a preventive dei socialisti. Siete
d’accordo che ha ragione? Allora sostenetelo, italioti.
La nuova sede NATO a Bruxelles: artigli che si uniscono.
Renzi ha ragione: con la sua imposizione dell’austerità, Berlino ha
trasformato la recessione in depressione profonda, in deflazione
invincibile: è un comportamento per cui la Germania dovrebbe essere
messa sul banco degli imputati, non lasciata alla guida.
Renzi ha più che ragione. “Le imprese tedesche fanno affari con la Russia contraddicendo le sanzioni contro Mosca per la crisi ucraina”. Ha ragione: la
Germania fa’ pagare agli altri europei le sue idiozie e errori.
Preferibilmente ai mediterranei. E ai piccoli (ungheresi). L’Italia è un
paese grosso, che potrebbe essere temibile se dicesse qualche “No”.
Bisogna deriderlo, perché se no potrebbe aggregare alleati attorno alle
sue posizioni.
Ieri al pre-vertice dei socialisti europoidi, la sua
posizione ha incontrato l’approvazione portoghese, belga, dell’inglese
Corbyn; l’Austria si è smarcata da Berlino perché è nelle prime linee di
invasione di immigrati…chi invece ha mandato a monte la giornata?
I tedeschi- naturalmente col reggicoda francese, il Moskovici. “Di
sinistra”, ma quando si tratta di difendere gli interessi tedeschi,
anche i più sporchi, sono indistinguibili dalla Merkel.
“Il tedesco Sigmar Gabriel, vice cancelliere, non c’era al vertice”,
riferisce Huffington Post,“ E il tedesco Schulz ha parlato prima di
Renzi. Il che significa che ha potuto evitarsi l’imbarazzo di commentare
i toni forti usati dal premier italiano contro la Germania”.
Conclusione del medium italiota: “Schulz non accoglie”.
Schulz il Kapò, è quello stesso che il giorno prima aveva commentato
le elezioni in Polonia, dove ha avuto la maggioranza il partito di
Kacszynski, “un golpe”.
Capito? Schulz trincia giudizi sulle elezioni altrui. Su un partito
che “ha vinto le elezioni in modo legittimo e giusto, un partito che
rappresenta una forte e vibrante presenza nella società polacca, che s’è
sentita spinta al limite dalla precedente elite liberale e
filo-europeista” (come ha scritto il giornale ceco Hospodářské noviny ).
Ma sul governo tedesco, rispetto al quale dovrebbe essere
all’opposizione, nemmeno una parola di critica. Sapete cosa vuol dire
questo? Che la Germania ci sta dando di nuovo una dittatura europea.
Persino senza volerlo. Una dittatura di cui stiamo già cominciando a
pagare il prezzo, ed ancor più lo pagheremo, perché – lo sappiamo –
quando questi ritengono di aver ragione ( o temono di non averla, o la
loro coscienza di bottegai li avisa che c’è da perdere a dar ragione
agli altri) vanno fino in fondo.
Allora: vogliamo provare una volta a dar ragione al governante – che
ce l’ha? A non indebolirlo e deriderli preventivamente quando va’ in EU a
difendere non solo i nostri legittimi interessi, ma il principio stesso
dell’uguaglianza degli stati-membri, che vengono, se sono piccoli e
deboli, trattati come straccioni e riempiti Magari raccontiamoci che
stiamo “vigilando contro la dittatura fascista risorgente”. E’ vero,
anche se non è fascismo questo. E’ peggio.