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giovedì 23 dicembre 2021

Hyksos: l'estorsione del rituale sull'immortalità

Assassinio sul Nilo: Hyksos, l’origine di tutti i nostri guai?

“Assassinio sul Nilo” è un indimenticabile filmone del 1978 con David Niven e Peter Ustinov, diretto da John Guillermin e tratto dal romanzo “Poirot sul Nilo”, di Agatha Christie. E se fosse un giallo – legato sempre a un omicidio, ma lontanissimo nel tempo – anche l’origine dell’attuale potere mondiale? Domande vertiginose, quelle che Nicola Bizzi – sul canale “Facciamo Finta Che”, di Gianluca Lamberti – rilancia al pubblico, partendo da un decisivo agguato che risale a 3.500 anni fa: quello che costò la vita al faraone di Tebe, assassinato attorno al 1570 avanti Cristo dai sicari degli Hyksos che volevano estorcergli il rituale segreto dell’immortalità. Bizzi non risparmia riflessioni taglienti: «Il dominio Hyksos fu un trauma assoluto, per l’Egitto: una vera tragedia. Ed è a causa loro che abbiamo ereditato la maggior parte dei problemi religiosi che hanno attanagliato il mondo, fino ai nostri giorni. Se certe decisioni prese in Vaticano influenzano ancora la politica italiana, è perché continuiamo a scontare l’eredità degli Hyksos».

BergoglioLa tesi, molto dibattuta, è stata avanzata da studiosi come Christopher Knight e Robert Lomas, secondo cui sarebbe ambientato proprio a Tebe, e non a Gerusalemme, il leggendario assassinio dell’architetto Hiram Abif, figura archetipica del primo maestro massone. E quindi: la ritualità libero-muratoria potrebbe esser stata davvero mutuata da quell’oscuro fatto di sangue, realmente accaduto? Le ipotesi portano lontanissimo: per Knight e Lomas, convinti dell’antica origine egizia della massoneria, il mandante dei killer del faraone dell’Alto Egitto poteva essere il biblico Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe, divenuto vicerè del Basso Egitto caduto in mano agli Hyksos. E chi erano, gli Hyksos? Popoli semiti di origine cananea, sostengono gli assirologi. O forse erano Amorrei, provenienti dalla Mesopotamia, proprio là dove Paolo Rumor – nel libro “L’altra Europa” – situa l’iniziale centrale operativa della Struttura, network-ombra che dominerebbe il pianeta in modo ininterrotto da quasi 12.000 anni.

Di sicuro – dice Bizzi – al tempo della “cattività babilonese”, sotto il profeta Ezechiele, la tradizione ebraica si liberò completamente delle iniziali radici egizie. E la successiva comparsa (biblica) del leggendario architetto di Salomone, figura di cui si è appropriata poi la massoneria? Ebbene: il fenicio Hiram, in realtà, potrebbe essere un semplice calco, ebraicizzato, della vittima originaria: cioè il legittimo faraone di Tebe, devoto ad Amon-Ra e strenuo custode dei segreti originari. Segreti che, nella notte dei tempi, le divinità avrebbero rivelato agli eletti. Effettivamente, la drammatica vicenda storica di Sekenen-Ra Teo II (Seqenenra Ta’o II) viene riproposta in modo quasi identico nella leggenda di Hiram, assassinato da tre apprendisti decisi a carpirgli il segreto (che nella massoneria, sempre simbolizzante, diventa “costruttorio”). Il signore di Tebe viene invece ucciso da assassini agli ordini degli stranieri Hyksos, che avrebbero sterminato l’intera casta sacerdotale di Tebe. «Così sarebbe davvero andato perduto per sempre, il segreto rituale dell’immortalità».

Sekenen-RaNella ritualistica massonica, com’è noto, quell’irrimediabile incidente viene richiamato con l’espressione “la parola perduta”. Scoperto il corpo del maestro, maldestramente occultato, gli assassini di Hiram vengono poi smascherati e puniti. L’analogia con l’Egitto è lampante, sottolinea Bizzi: gli archeologi hanno notato che Sekenen-Ra fu imbalsamato tardivamente, quando la salma (come quella di Hiram) era ormai in stato di decomposizione. La mummia fu rinvenuta nella stessa tomba che ospitava il sarcofago del grande faraone Ramses II, segno quindi dell’alto onore concesso alla vittima. Non solo: nello stesso sito è stata trovata una terza mummia, ma senza nome. «Fatto rarissimo, nell’antico Egitto: sinonimo di ignominia». E infatti: «La terza salma era quella di un sepolto vivo. L’uomo era ancora in vita, quando fu stretto a forza nelle bende. Probabilmente era uno degli assassini di Sekenen-Ra: quello che poi, nello “hieros logos” massonico, diventa Jubello, uno degli assassini di Hiram».

Paradossalmente, riflette Bizzi, possono quindi apparire attendibili certi documenti medievali che, al rituale massonico, attribuiscono ben 4.000 anni di storia. Non mancano altri indizi convergenti: come le tracce di una fratellanza di “costruttori in grembiulino” scoperte dagli archeologi a Deir El-Medina, sempre nella regione dell’antica Tebe, capitale della “resistenza” egizia contro l’invasione degli Hyksos. «Una confraternita iniziatica, fondata su tre gradi: questa tradizione era prettamente egizia, e solo in seguito venne ereditata dalla cultura semitica, che infine divenne “ebraica” con Mosè». Non solo: «Questa ritualistica sarebbe stata mantenuta in vita nel Sinai, dove poi l’avrebbe individuata uno studioso come Robert Ambelain». Poi però ci fu una cesura netta: come per far perdere la tracciabilità della vicenda originaria? L’impronta egizia – prosegue Bizzi, citando sempre Knight e Lomas – sarebbe stata successivamente cancellata dalla “giudaizzazione” risalente al periodo dell’esilio babilonese, dopo la distruzione del Primo Tempio.

Hyksos«Gli studiosi individuano nel profeta Ezechiele, massimo leader ebraico durante il periodo babilonese, l’autore della definitiva de-egittizzazione della leggenda hiramitica e la sua piena acquisizione da parte della tradizione giudaica». Forse, aggiunge Bizzi, «proprio al tempo di Ezechiele vennero rimossi i riferimenti egizi di questa narrazione, che poi venne fatta propria dalla tradizione ebraica». Narrazione quindi «filtrata attraverso l’Antico Testamento» e, infine, «adottata dalla massoneria», come se si trattasse effettivamente di un’eredità culturale ebraica, anziché egizia. C’era davvero qualcosa di sconveniente, da nascondere? E’ quello che sembrano suggerire gli studi che – sulle tracce delle possibili origini egizie della massoneria – mettono l’accento sull’eventuale ruolo di Giuseppe nella tragica fine del faraone legittimo, quello tebano. «Volevano carpirgli i segreti del rituale della rinascita e dell’immortalità, il rituale di Horus, che era prerogativa dei faraoni della dinastia tebaica: era quel tanto che mancava agli Hyksos per essere paragonati ai veri faraoni».

MassoneriaSintetizza Bizzi: il “falso” faraone di stirpe Hyksos, insediato ad Ávaris nel delta del Nilo, «voleva impossessarsi del segreto della rinascita divina per raggiungere l’immortalità e diventare, dopo morto, come Osiride». Attenzione: sempre Christopher Knight e Robert Lomas hanno documentato come la storia del mitico patriarca israelita finito in Egitto sia perfettamente collocabile in quegli anni. «Di fatto, Giuseppe era il vicerè di Apofe», il faraone straniero e quindi usurpatore. Secondo la tradizione egizia, gli invasori Hyksos adoravano il dio Seth, cioè l’assassino di Osiride. E il loro pseudo-faraone aveva assunto proprio quel nome – Apofe – per umiliare gli sconfitti: nella ritualità tebana, infatti, contro il Serpente Apofe (le Tenebre) combatteva Amon-Ra, divinità del Sole. E anche questo aspetto sembra avvicinare i fatti di Tebe alla libera muratoria: «Nel rituale massonico del III grado, viene detto che Hiram fu ucciso mentre si recava a pregare nel Tempio a mezzogiorno, ovvero quando il Sole – allo zenit – esprime la sua massima forza». Dunque: dietro al leggendario Hiram si nasconde la vera vittima, cioè l’egizio Sekenen-Ra?

Interrogativi innescati, in ogni caso, dalla scoperta della tomba del faraone assassinato: la rinvenne nel 1881 l’egittologo tedesco Émile Brugsch. «I testi di storia attribuiscono l’omicidio, genericamente, agli Hyksos». Nel libro “La chiave di Hiram”, invece, Knight e Lomas esibiscono documenti secondo cui l’uccisione sarebbe stata opera di emissari molto probabilmente inviati da Giuseppe, braccio destro del signore di Ávaris: «Solo il segreto del rituale dell’immortalità e della rinascita avrebbe potuto garantire al sovrano Hyksos la sua assimilazione con Horus e Osiride», mettendolo quindi alla pari con gli autentici faraoni egizi. Sekenen-Ra – che evidentemente tenne per sé il segreto – fu colpito al volto esattamente come, secondo il rituale massonico, sarebbe stato colpito Hiram. Con la morte del faraone, chiosa Bizzi, quel rituale andò effettivamente perduto: verosimilmente erano stati uccisi anche i suoi sacerdoti, che il segreto lo conoscevano, e quindi Seknen-Ra Teo II era l’ultimo depositario del rituale dell’immortalità: nessun altro poteva esserne a conoscenza, se non lui e i vertici della casta sacerdotale.

Nicola BizziProprio l’eventuale origine egizia della massoneria potrebbe rivelare, attraverso la tradizione veterotestamentaria, il ruolo degli Hyksos nel progetto di potere che sembra unire almeno idealmente il sionismo al suo antenato leggendario, Mosè, che lasciò l’Egitto con un carico di oro e sotto robusta scorta militare (non del faraone, ma sempre del sovrano di Ávaris). Se l’evento viene collegato all’origine mesopotamica della Struttura citata da Rumor, sembra di essere di fronte alla quasi-chiusura di un cerchio. Il che fa pensare a quella che potrebbe esser stata l’operazione successiva: la conquista del nuovo dominio assoluto dell’epoca, l’Impero Romano, attraverso il format religioso cristiano che Paolo di Tarso (uomo della Struttura) avrebbe preteso di trarre dalla tradizione giudaica. L’ultima resistenza al piano sarebbe stata opposta dall’imperatore Giuliano l’Apostata. Poi, quasi mezzo millennio dopo i presunti fatti di Gerusalemme, fu Teodosio a insediare direttamente al potere la nuova religione, concepita appunto come instrumentum regni.

(Storico indipendente, saggista prolifico e fondatore delle Edizioni Aurora Boreale, Nicola Bizzi – massone e iniziato ai Misteri Eleusini – è impegnato in una vasta opera di divulgazione dei contenuti storico-archeologici più scomodi, come quelli che comproverebbero l’origine atlantidea della civiltà occidentale. Acquisizioni anche scientifiche, che ormai – in molti casi – dimostrano l’insostenibilità della storiografia ufficiale, svelando il ruolo decisivo di network occulti nella sovragestione della governance planetaria, ieri come oggi). 

Pubblicato su: https://www.libreidee.org/2021/12/assassinio-sul-nilo-hyksos-lorigine-di-tutti-i-nostri-guai/

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mercoledì 29 maggio 2019

Shemsu Hor - ultima parte

 

Shemsu Hor, gli architetti celesti della grande Sfinge, un monumento di 800.000 anni

by Ancient Code

C'è qualcosa che ci dice che la cronologia ufficiale della storia umana è completamente sbagliata. Ci sono scoperte che incriminano, c'erano altre civiltà dprima di noi sulla terra, civiltà che avevano conoscenza e tecnologia di gran lunga superiore a quello che abbiamo oggi, una società sofisticata che potrebbe rispondere ai numerosi enigmi che circondano le nostre civiltà e la storia antica.

Detto questo, devo dire che senza dubbio i seguaci di Horus restano come uno dei più grandi e misteriosi enigmi per i ricercatori e gli storici quando si tratta della storia egiziana. Questi esseri mitici, citati nel papiro di Torino, nella stele di Palermo e in altri testi antichi, raccontano la storia inquietante che alcuni ricercatori mainstream hanno classificato solo come "inquietante" e nient'altro che racconti i mitologici vuoti, la
sorprendente verità però è più lontana.

Il riferimento ai misteriosi 'esseri' può essere trovato in diversi testi. Impariamo la loro esistenza nell'antico Egitto prima della prima dinastia di Faraoni. Per gli egittologi, questi esseri sono entità mitologiche, il risultato di 'storie selvagge' che sono state prese fuori dal contesto da molti, eppure la loro esistenza sembra essere di estrema importanza.

Un recente studio "controverso" della grande Sfinge d'Egitto ha sfidato i principali reperti archeologici sulla sua età, origine e costruttori. Lo studio presentato alla conferenza internazionale di Geoarcheologia e Archaeomineralogia tenutasi a Sofia intitolato: aspetto geologico del problema di datazione la grande costruzione della Sfinge egiziana, suggerisce una teoria controversa e rivoluzionaria indicando che la grande Sfinge d'Egitto potrebbe avere almeno 800.000 anni. (Fonte)

Secondo Manichev e Parkhomenko, gli autori dello studio, "Il problema della datazione della costruzione della grande Sfinge egiziana è ancora valido, nonostante la storia a lungo termine della sua ricerca. L'approccio geologico in connessione ad altri metodi scientifici-naturali permette di rispondere alla domanda circa l'età relativa della Sfinge. L'indagine visiva condotta della Sfinge ha permesso la conclusione circa l'importante ruolo dell'acqua da grandi corpi idrici che parzialmente allagato il monumento con formazione di cavità a taglio d'onda sulle sue pareti verticali." (Fonte)

"La morfologia di queste formazioni ha un'analogia con simili cavità formate dal mare nelle zone costiere. La somiglianza genetica delle forme di erosione confrontata e la struttura geologica e la composizione petrografica dei complessi rocciosi sedimentari portano alla conclusione che il fattore decisivo di distruzione del monumento storico è l'energia delle onde piuttosto che l'abrasione del
la sabbia nel processo eolico. La voluminosa letteratura geologica conferma il fatto dell'esistenza di laghi di acqua dolce di lunga durata in vari periodi del Quaternario dal Pleistocene inferiore all'Olocene. Questi laghi sono stati distribuiti nei territori adiacenti al Nilo. Il segno assoluto della cavità superiore grande erosione della Sfinge corrisponde al livello di superficie dell'acqua che ha avuto luogo nel Pleistocene precoce. La grande Sfinge egiziana era già in piedi sull'altopiano di Giza da quel tempo geologico (storico)."

Ciò significa che la storia come la conosciamo, quando si tratta dell'antico Egitto ha bisogno di un aggiornamento urgente, un aggiornamento che può accogliere le nuove teorie e prove postulati dai ricercatori che hanno deciso di interrogare le opinioni ufficiali e cercare spiegazioni alternative.

Ci sono numerosi ricercatori che non sono d'accordo con le opinioni mainstream sull'egittologia. Questi "pensatori alternativi" credono che l'antica civiltà egizia sia molto più vecchia di quella che ci sta dicendo la storia tradizionale, e Gaston Maspero, una delle personalità più influenti dell'Egittologia, ha sollevato una domanda importante nelle vedute principali della storia degli antichi egizi.

Da dove provengono gli antichi egiziani? Qual è la loro vera origine? Maspero è stato in grado di combinare con incredibile abilità un profilo di esploratori con quello di archeologi esperti e ha concluso che le persone che hanno creato questo sofisticato 'corpus di credenze' erano già presenti nel moderno Egitto molto prima delle prime dinastie dei faraoni 'mortali' governatori delle terre dell'antico Egitto.

Per comprendere l'origine, le credenze e le incredibili storie che stanno dietro agli antichi egiziani, dobbiamo cambiare i nostri metodi di pensiero e guardare la nostra storia da una prospettiva completamente diversa.

Gaston Maspero, ha visitato l'Egitto nel 1880 come parte della missione francese nel paese, e come molti altri prima e dopo di lui, Maspero è stato ipnotizzato dalla bellezza immensa dell'altopiano di Giza, le piramidi e soprattutto la grande Sfinge, un monumento che lo sconcertato. Dopo questo viaggio, Maspero ha fatto enormi sforzi per studiare tutto ciò che riguarda l'antica civiltà egizia...

"... La grande Sfinge Harmakhis ha montato la guardia sulla sua estremità settentrionale fin dai tempi dei seguaci di Horus. Scavata dalla
solida roccia all'estremo margine dell'altopiano, sembra alzare la testa in modo che possa essere il primo a vedere attraverso la valle il sorgere del padre, il sole. Solo il generale out-line del leone può ora essere tracciato nel suo corpo indossato dal tempo. La parte inferiore della testa è caduta, in modo che il collo appare troppo sottile per sostenere il peso della stessa testa. - L'alba della civiltà: Egitto e Chaldea, 1894 (fonte)

Alcune delle credenze di Maspero potrebbero sembrare sorprendenti per molti archeologi e ricercatori, ma Maspero semplicemente rifletteva le credenze e gli antichi egiziani in relazione ai loro antenati, sottolineando l'importanza dell'Egitto pre-dinastico e il tempo dei Seguaci di Horus, la razza di esseri semi-divini che governavano le terre dell'antico Egitto prima dei faraoni mortali.

Ma molto prima di Maspero, altri hanno guardato indietro alla storia degli antichi egizi da un punto di vista completamente diverso.

Manetho (III secolo A.C.), era un sacerdote e storico egiziano che visse durante il Regno di Tolomeo I e Tolomeo II. Egli, come molti altri dopo di lui, si riferì a questi dèi e semidei che governarono l'Egitto nella sua opera Aegizitiaca (storia dell'Egitto).

Manetho stabilì quattro dinastie prima di Menes, due degli dei, semidei e una quarta transizione che suggerisce l'origine della civiltà egiziana può essere attribuita a 7 divinità principali: Ptah, RA, Shu, geb, Osiride, Seth e, Horus, che governarono le terre dell'Egitto per un periodo di 12.300 anni. Dopo di loro, una seconda dinastia governò l'antico Egitto guidato da Toth, composto da 12' faraoni divini' che governarono più di 1500 anni e dopo di che 30 semidei salivano al potere, questi erano di solito identificati con i seguaci di Horus e sono stati simbolizzati come Falconi e governarono le terre dell'antico Egitto per un periodo di 6.000 anni. Dopo la venuta di questi esseri "ultraterreni", Chaos governò le terre d'Egitto fino a quando Menes riuscì a ristabilire l'ordine e unificò la terra dell'antico Egitto.

I seguaci di Horus... veri esseri divini che governavano l'antico Egitto? Immagine di credito yigitkoroglu DeviantArt

Il più noto riferimento ai seguaci di Horus si trova nel canone reale di Torino, un papiro frammentato che ci dice, che questi esseri misteriosi governarono l'Egitto per circa 6.000 anni, in un periodo intermedio tra il Regno degli dei e le prime dinastie dei faraoni. Questo prezioso testo antico conservato nel Museo Egizio di Torino, in Italia è anche indicato come il papiro reale di Torino e contiene letteralmente una lista di governanti dell'antico Egitto, prima e dopo 'i seguaci di Horus' che hanno governato le terre dell'antico Egitto. L'antico documento contiene una lista dei governanti dell'antico Egitto da Menes (o Narmer) alla travagliata XVII dinastia. Anche se l'inizio e la fine della lista è persa, sul retro del papiro c'è un elenco dettagliato degli
antichi governanti Egizi dove vengono visualizzati (prima del 'primo faraone mortale'), governanti dell'antico Egitto che erano 'divini' o 'semi-divini' e non erano esseri umani mortali come Menes.

È interessante notare che, secondo il sito Web Gigalresearch, è stato il ricercatore e filosofo Schwaller de lubicz (1887-1961) che, generalmente ha "imposto" la traduzione degli "shemsu Hor" come "seguaci di Horus", che è stato ripreso allora da migliaia di altri. Egli ha così capito che le persone molto avanzate arrivarono in Egitto in epoca preistorica e improvvisamente hanno portato tutta la conoscenza.

Una delle domande più grandi è... come gli studiosi dovrebbero interpretare il canone reale di Torino? E gli esseri misteriosi che governarono l'Egitto prima del tempo dei faraoni? Erano questi esseri veri,
governanti in carne e ossa? O erano solo dei governanti mitologici che non esistevano?

Gli archeologi tradizionali sembrano minare il significato storico di questo testo antico incredibilmente prezioso, ignorando completamente i contenuti che non rientrano nelle loro opinioni della storia. La ragione dietro è semplice, se il testo antico non è d'accordo con la loro versione della storia, deve essere irrilevante, falso, o costituito.

Questo, tuttavia, non è esclusivo di testi antichi che sfidano la storia, la stessa cosa è fatta con i ricercatori che mettono in discussione le viste archeologiche mainstream, in quella lista possiamo trovare i ricercatori come Robert Schoch, John Anthony West, Robert Bauval, Graham Hancock e Semir Osmanagic che hanno interrogato non solo la storia, ma i fondamenti fondamentali della nostra società.

Mentre oggi, nessuno può dire con precisione chi ha costruito le piramidi di Giza né la grande Sfinge, è fermamente creduto e accettato da molti che questi incredibili monumenti dell'altopiano di Giza anteriori l'antica civiltà egiziana da migliaia se non, centinaia di migliaia di anni. È molto possibile, secondo molti ricercatori, che i seguaci di Horus e coloro che hanno governato prima di loro avrebbero potuto creare alcuni dei monumenti più enigmatici che vediamo oggi in Egitto.

Se abbiamo imparato qualcosa dagli antichi testi e autori menzionati in questo articolo è che gli studiosi di oggi sono diventati estremamente selettivi, accettando solo ciò che si inserisce nella loro visione 'stretta' della storia umana, rifiutando e rassicurando potenziali teorie che potrebbero rivoluzionare tutto ciò che conosciamo sulla storia dell'umanità. La prova dell'approccio selettivo degli studiosi mainstream è il fatto che gli egittologi di oggi usano ancora la datazione di Manetho, che è considerata perfettamente affidabile per tutto ciò che riguarda le dinastie riconosciute "ufficialmente", evitando qualsiasi cosa che si riferisce alle dinastie preistoriche. 

Fonte e riferimenti:

QUI QUI QUI QUI QUI QUI

Pubblicato su https://www.ancient-code.com/

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martedì 16 gennaio 2018

Tutankhamon il Re Bambino

 
Tutankhamon è uno dei faraoni più famosi a governare l'Egitto. 
Credito immagine di: Shutterstock

5 cose che probabilmente non conoscevi su Tutankhamon 

Tutankhamon era un antico faraone egiziano appartenente alla XVIII dinastia d'Egitto e regnò dal 1336 al 1327 a.C. Nei geroglifici, il nome Tutankhamon era tipicamente scritto Amen-tut-ankh.

Il suo nome originale, Tutankhaten significa "immagine vivente di Aton", mentre Tutankhamon significa "immagine vivente di Amon".

Sebbene sia formalmente definito che la XVIII dinastia si concluda con il regno di Horemheb, gli egittologi sono convinti che il giovane faraone fosse l'ultimo sovrano di sangue reale della dinastia.

Il suo regno fu segnato dal ritorno alla normalità nel piano socio-religioso dopo l'intermezzo con il monoteismo di Akhenaton. 

 
Tutankhamen rovesciò il radicalismo di suo padre, Akhenaton, 
e ristabilì l'antico sistema di credenze. 
Credito immagine di: Shutterstock.
 
Il ritorno è stato graduale, ripristinando il culto e l'architettura dei templi abbandonati appartenenti a divinità come Amón, Osiride o Ptah, collocando la casta sacerdotale in carica e consentendo la celebrazione dei riti pertinenti. 

Quindi, passiamo attraverso alcuni dettagli affascinanti su uno dei faraoni più famosi che hanno governato l'Egitto. 

La tomba di Tutankhamon era così piccola che ci vollero secoli per iscoprirla. In particolare, ci sono voluti 3.245 anni fino a quando la sua tomba, trovata il 4 novembre 1922, fu scoperta dall'egittologo inglese Howard Carter. 

Il regno di Tutankhamon 

Tutankhamon aveva tra gli 8 e i 9 anni quando iniziò il suo regno. Pertanto, le importanti decisioni del governo caddero su due figure più antiche: il padre di Nefertiti, di nome Ay, e un generale militare di nome Horemheb. Il Faraone Ragazzo regnò per un decennio, dal 1333 al 1324 a.C. È considerato il Faraone più giovane a governare l'Egitto.

Il percorso del Re Tut

Nonostante il fatto che molti credano che ci sia un percorso relativo a Tutankhamon, non n'è esiste uno.

Quando Howard Carter entrò per la prima volta nella tomba del Re Tut nel 1922, fu accompagnato dal suo finanziatore George Herbert. Quattro mesi dopo essere entrato nella tomba, Herbert morì di presunto avvelenamento del sangue da una puntura di zanzara infetta. Presto i giornali sono impazziti e iniziarono a scrivere di un percorso, e di come l'Herbert fu vittima del percorso di Re Tut, che era presumibilmente delineato su una tavoletta di argilla appena fuori dalla tomba.

Ma nonostante il fatto che anche altri che visitarono la tomba morirono, non c'è una singola prova che suggerisce che le loro morti fossero collegate a un percorso.

Quando Carter entrò nella tomba dei Re Tut, trovò un tesoro, oggetti funerari inestimabili, tra cui figurine d'oro, gioielli rituali, piccole imbarcazioni che si dice rappresentino il viaggio verso l'aldilà e un santuario fatto per gli organi imbalsamati del faraone. 

Ma, oltre a tutti quei tesori, Carter ha scoperto una camera che conteneva due piccole bare con due feti. Secondo il test del DNA, una delle mummie era la figlia nata morta di Tutankhamen, e l'altra probabilmente era la figlia di sua mamma. 

I reperti recuperati dalla tomba di Tutankhamon sono considerati alcuni dei tesori archeologici più visti al mondo.

La sua famiglia 

La famiglia e la discendenza di Tutankhamon è un po' confusa.

Tutankhamon era il figlio di Akhenaton, il marito di Nefertiti, con cui aveva avuto sei figlie. Tuttavia, allo stesso tempo, Akhenaton aveva una "moglie minore" di nome Kira, che dovrebbe essere la madre del famoso faraone. 

Tutankhamon era sposato, a sua volta, con Ankhesenpaaten, una delle figlie di Akhenaton e Nefertiti, era la sua sorellastra. 

Il nome di Tutankhamon, quasi cancellato dalla storia 

Anche se Tuthankhamun è, e rimarrà uno dei Faraoni più famosi dell'antico Egitto, le prove del suo regno furono cancellate dopo la sua morte, quando il suo successore Horemhe sostituì il nome di Tutankhamon con il suo su innumerevoli monumenti. 

martedì 21 marzo 2017

Anti-Terra



La MITOLOGIA MESOPOTAMICA

In un testo mesopotamico (K.3558), tradotto da Charles Virolleaud, nel quale vengono descritti i membri del gruppo mulmul, ovvero del nostro sistema solare, nell’ultima riga si legge esplicitamente:
Il numero dei suoi corpi celesti è dodici.
Dodici sono le stazione dei suoi corpi celesti.
Il totale dei mesi della Luna è dodici.
Inoltre, la riga 20 della cosiddetta tavola TE diceva: naphar 12 sheremesh ha.la sha kakkab.lu sha Sin u Shamash ina libbi ittiqu in totale 12 membri a cui appartengono il Sole e la Luna, e dove orbitano i pianeti.

Il conto è presto fatto: Sole, Luna, i nove pianeti oggi conosciuti e il Planet X. Antichi testi mesopotamici, risalenti al 2000 a.C., parlano di una cosmogonia nella quale, appunto, è chiara la presenza di un pianeta che ha le caratteristiche di quello “scoperto” dal dr. Murray, ovvero la provenienza dalla profondità dello spazio, la grandezza e, cosa più strabiliante, la traiettoria opposta a quella degli altri pianeti del nostro sistema solare, cioè retrograda.

Esiste un testo mesopotamico, l'Enuma Elish (“Quando nell’alto”), risalente al 2000 a.C., scritta in caratteri cuneiformi, composta da sette tavole, ciascuna di 115/170 righe, nella quale, in chiave di racconto, si descrive la formazione del nostro sistema solare.

Ne riassumeremo alcune parti, quelle più rilevanti per la nostra ricerca.

Enuma elish la nabu shamamu Quando nell’alto il Cielo non aveva ancora un nome Shaplitu ammatum shuma la zakrat E in basso anche il duro suolo non aveva nome Esistono all’inizio solo tre dèi (o pianeti): Apsu (uno che esiste fin dal principio), Mummu (uno che è nato) e Tiamat (vergine della vita).

Comparvero poi gli altri pianeti in successione dal rimescolamento delle acque primordiali. Abbiamo infine: Apsu (il Sole), Mummu (Mercurio), Lahamu (Venere), Tiamat (il pianeta che darà origine alla Terra), Lahmu (Marte), Kishar (Giove), Anshar (Saturno), Anu (Urano), Ea (Nettuno), Gaga (Plutone). 

Il racconto prosegue poi descrivendo la turbolenza (orbite irregolari) dei pianeti e di tutta una serie di contese che portarono ad una relativa pace, interrotta dall’arrivo di Marduk, un nuovo dio, un nuovo pianeta formatosi nel Profondo.

Nella Camera dei Fati, nel luogo dei Destini, un dio fu generato, il più capace e saggio degli dèi; nel cuore del Profondo fu creato Marduk.

Attraente era la sua figura, scintillante il levarsi dei suoi occhi; maestoso era il suo passo, imponente come nei tempi antichi [...] Egli era il più alto tra gli dèi, superiore in tutto [...]

Superbo fra gli dèi, superava tutti per statura; le sue membra erano enormi, egli era eccezionalmente alto.

Il racconto prosegue con Marduk che entra nel sistema solare e, dopo una serie di correzioni di traiettoria a seguito del passaggio vicino agli altri corpi celesti, si dirige contro Tiamat.

Il Signore distese la sua rete per avvilupparla; il Vento del Male, che gli stava dietro, le scatenò contro.

Quando Tiamat aprì la bocca per divorarlo Egli le spinse contro il Vento del Male, in modo che non potesse più chiudere le labbra.


I feroci Venti di tempesta quindi caricarono il suo ventre; il suo corpo si gonfiò, la bocca si spalancò.

Egli scagliò una freccia che le dilaniò il ventre; penetrò nelle sue viscere e le si conficcò nel grembo.

Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale.

Dopo di ciò, Marduk prosegue la sua corsa, e la sua nuova traiettoria orbitale lo riporta a passare da Tiamat; e questa volta è lo stesso Marduk a colpirla, dividendola in due (una metà frantumata formerà la fascia degli asteroidi) mentre uno dei satelliti di Marduk si scontra con la metà separata (che diventerà la Terra) spingendola in un’orbita nuova assieme a Kingu (la Luna), già suo satellite.

Il Signore calpestò la parte posteriore di Tiamat; con la sua arma le tagliò di netto il cranio; recise i canali del suo sangue; e spinse il Vento del Nord a portare la parte ormai staccata verso luoghi che nessuno ancora conosceva.
  
L’altra metà di lei egli innalzò come un paravento nei cieli: schiacciatala, piegò la sua coda fino a formare la Grande Fascia, simile a un bracciale posto a guardia dei cieli.

Il testo epico afferma chiaramente che Marduk era un invasore proveniente dall’esterno del sistema solare; i Sumeri lo chiamavano Nibiru: “Il pianeta dell’attraversamento”. 

I testi mesopotamici affermano che Marduk arrivava fino a regioni sconosciute dei cieli e alle profondità dell’universo. Che il dodicesimo pianeta, il pianeta degli dèi, tornasse, nella sua grandiosa orbita, nelle vicinanze della Terra, rappresentava un punto centrale delle convinzioni astronomiche e religiose del mondo antico.

Le fonti mesopotamiche parlano di un suo periodo orbitale di tremilaseicento anni. Ma le somiglianze con il nostro Planet X si spingono addirittura oltre: alcuni testi riportano descrizioni del pianeta, come venne visto dagli stessi Sumeri
Dio Nibiru:
è colui che senza fatica
continua l’attraversamento nel mezzo di Tiamat
sia Attraversamento il suo nome 
colui che occupa il mezzo
Il grande pianeta:
in apparenza, rosso scuro
il paradiso a metà divide
il suo nome è Nibiru
 L’ERUZIONE DI THERA

Nell’estate del 1628 a.C. l’isola greca di Thera esplose con la potenza di trenta bombe all’idrogeno. Il centro dell’isola scomparve e i frammenti di terreno polverizzati e vaporizzati furono proiettati in cielo per chilometri. Campi e vigneti vennero sostituiti da un cratere largo e profondo che il mare riempì rapidamente.

Le poche zone dell’isola rimaste intorno al bordo del cratere furono coperte in breve tempo dai detriti vulcanici, strati e strati di cenere incandescente. I resti dell’isola, terreni inabitabili per generazioni, forse per centinaia di anni, costituiscono oggi le cinque piccole isole greche note con il nome di Santorini, la più grande delle quali è Thera. 

Anche Thera ha le sue rovine del periodo classico: templi, case, edifici pubblici ed un teatro. Ma ormai da molto tempo si sa che sotto gli strati di detriti vulcanici giacciono le prove concrete di una civiltà dimenticata. Negli anni, l’erosione ha portato alla luce tracce di mura e di vasellame, e nel secolo scorso furono scoperti i resti di tre case, una delle quali decorata da pitture.

Non molto lontano, a Creta, si trovavano le imponenti rovine di una grandissima civiltà, dedita alla navigazione e al commercio, di cui prima non si sapeva nulla. La capitale dell’isola era Cnosso, con il suo splendido palazzo: è qui che, nel 1899, Sir Arthur Evans diede inizio a una campagna di scavi. La civiltà di Creta è nota anche come civiltà minoica, dal nome di uno dei suoi re, Minosse, reso famoso dal mito greco del Minotauro.

Anche la potenza di Creta svanì, a quanto pare da un giorno all’altro. Nel giro di una decina d’anni dalla scoperta delle rovine di Creta qualcuno ipotizzò che esistesse un legame fra le due isole. Nei cinquant’anni seguenti furono proposti altri paralleli e, infine, nel 1967, uno dei teorici più entusiasti, l’archeologo greco Spyridon Marinatos, cominciò a cercare sottoterra le prove di questo parallelismo.

Il professor Marinatos condusse a Thera scavi sistematici per sette anni sino alla sua morte, avvenuta in loco nel 1974. In questi sette anni fu fatta la sensazionale scoperta di vari settori di una città vastissima e ciò chiarì due diversi aspetti. Per prima cosa, Marinatos ebbe la prova che Thera era esplosa quando la civiltà dell’Età del Bronzo era al suo apice. In secondo luogo, fu chiaro che esisteva un legame molto stretto fra gli abitanti di Thera e quelli dell’isola minoica. Forse Thera era un avamposto cretese, una colonia o un alleato molto stretto.

In questo modo, fu confermata la teoria di un’Atlantide dell’Età del Bronzo: l’esplosione di Thera causò la decadenza della Creta minoica e la sua “scomparsa”, che però avvenne, come oggi sappiamo, solo molti decenni più tardi. Campioni raccolti sul fondo marino rivelarono che i detriti derivanti dall’esplosione dell’isola erano sparsi in buona parte dell’Egeo meridionale e si calcolò che lo spessore della cenere caduta su Creta era circa di venti centimetri, abbastanza da rendere sterile il terreno. Sul fondale, fu anche trovata una certa quantità di pietra pomice e le prove di una catastrofe estesa: tre palazzi reali, quattro grandi ville di campagna e sei intere città, distrutte contemporaneamente.

Anche gli insediamenti della costa mostravano segni di gravi danni, dovuti agli effetti distruttivi del maremoto, che certamente deve essere seguito a un’eruzione di quella portata.

Le mura erano crollate verso l’esterno e vennero anche trovati i frammenti di vari effetti personali disseminati per un ampio raggio. Si narra che il boato dovuto all’eruzione del vulcano a Thera fu avvertito addirittura a 3.000 km di distanza. Che cosa accadde davvero nel XVII secolo a. C., circa 3600 anni fa, su quell’isola? Che cosa può aver causato uno dei più grandi disastri che la storia ricordi? Limitiamoci a costatare i fatti così come le fonti storiche ci narrano; vedremo più avanti come questa catastrofe possa entrare a far parte di un disegno ben più ampio che non coinvolge soltanto il nostro pianeta.

GLI EGIZI

Gli aspetti della civiltà egizia che c’interessano in questa nostra ricerca riguardo al Planet X sono essenzialmente due: i racconti mitologici che riguardano il Dio Seth e le Grandi Piramidi di Giza.

Nel primo caso siamo in possesso di testimonianze incerte riguardo ad alcuni racconti mitici che ci raccontano che il malvagio Dio Seth, assassino di Osiride (Dio della morte e della resurrezione), dopo essere stato decapitato (secondo alcune fonti si trattò di suicidio) e quindi scacciato, continuò a porre la Terra sotto una minaccia continua, ritornando periodicamente a seminare distruzione e morte. Gli Egizi, inoltre, ci descrivono Seth come un Dio dal capo rosso.

E’ curioso rilevare le analogie tra il malvagio Seth e il Nibiru/Marduk mesopotamico, e tra Osiride e Tiamat. In effetti non è molto per poter affermare che gli Egizi si riferissero ad un pianeta rosso che ritorna ad intervalli regolari in prossimità della terra, ma questo costituisce comunque uno spunto Interessante. Molto più interessanti sono le ricerche riguardo “I feroci Venti di tempesta quindi caricarono il suo ventre”.

IL SISTEMA PLANETARIO PITAGORICO

L’insegnamento pitagorico è molto interessante dal punto di vista storico-filosofico e, sebbene non manchi di elementi mitici e leggendari, può essere valido, ai fini della nostra ricerca, anche dal punto di vista astronomico. I pitagorici ponevano il numero all’origine del mondo.

Nelle loro complesse costruzioni matematiche e geometriche davano particolare importanza al numero 10, somma dei numeri in successione costruiti sul tetraedro perfetto: 1+2+3+4=10. E’ logico che, considerando il numero 10 la perfezione assoluta, lo ricercassero anche nei loro studi sui pianeti e sulle costellazioni. Eccoci arrivati al punto che ci interessa: il sistema planetario pitagorico era costituito di 10 pianeti, ovvero le Stelle fisse, i 5 pianeti del sistema solare allora conosciuti, il Sole, la Luna, la Terra e una misteriosa Anti-Terra. 

Il tutto ruotava attorno ad un fuoco centrale. L’importanza di questa concezione astronomica non è soltanto il tentativo incredibilmente moderno di “smontare” la teoria geocentrica, ma anche l’introduzione di un pianeta che non è mai stato trovato neanche in seguito, l’Anti-Terra appunto, antipodale alla nostra Terra e quindi normalmente invisibile, ritenuta responsabile di eclissi ed eventi osservabili sporadicamente dal nostro pianeta.

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domenica 24 aprile 2016

ANTROPOMORFI (quarta parte)


I Theuthiani (Ibisiani)

Nel Libro dei Morti degli antichi Egizi, Osiride ad un certo punto prende la parola ed esclama:
“Salve o Thot! Che cos’è questo che è accaduto ai divini figli di Nut? Hanno combattuto, hanno sostenuto la contesa, hanno fatto strage, hanno provocato guai: in verità, in tutto il loro operato i potenti hanno agito contro i deboli. O potenza di Thot, concedi che ciò che il Dio Atum ha decretato (sia compiuto)!
E tu non vedi il male né ti lasci provocare dall’ira quando essi portano alla confusione i loro anni e si accalcano e spingono per disturbare i loro mesi; perché in tutto ciò che ti hanno fatto hanno operato iniquità in segreto.”
Thot è il dio della scienza e della saggezza, in quanto ad Atum egli precede, per così dire, la gerarchia divina, descritto in termini puramente metafisici, è l’entità misteriosa da cui ebbe origine il Tutto: il suo nome potrebbe essere Principio-e-Fine.   

Egli è quindi la Presenza e il Segreto Consiglio che si è tentati di identificare con lo stesso cielo stellato e il suo decreto deve avere una perfezione immutabile. Qui però vi sono, a quanto pare, forze che hanno operato iniquità in segreto, forze che appaiono ovunque e che vengono regolarmente denunciate come “prepotenti” o “inique” o l’uno e l’altro insieme, ma queste “forze” non sono inique fin dal principio: si rivelano per tali, diventano prepotenti nel corso del tempo.  

E’ il Tempo, solo il Tempo, che trasforma i Titani, già sovrani dell’Età dell’Oro, in “operatori di iniquità” e l’idea di misura, dichiarata o implicita, mostrerà il delitto di questi “peccatori”, la loro trasgressione, trascinando dietro tutte le altre divinità nella loro caduta.  

Ma Thot è anche la divinità egizia della luna, sapienza, scrittura, magia, misura del tempo, matematica e geometria, è rappresentato sotto forma di ibis, uccello che vola sulle rive del Nilo, ma anche sotto la forma, meno frequente, di babbuino.  

Originario del 3º distretto del Basso Egitto, capitale Damanhur (Hermopolis Parva), comparve già nel periodo predinastico, mentre la città dove venne maggiormente adorato fu Hermopolis Magna ("Città degli Otto"), capitale del 15º distretto dell'Alto Egitto, dove venne rappresentato in sembianza di ibis, di cinocefalo ed anche di toro.  

Nella teogonia di Ermopoli, Thot assunse un ruolo di grande rilevanza e fu considerato una delle divinità creatrici del mondo, mentre come divinità lunare venne associato con il sole morto in quanto la luna stessa (Iah), compare raramente nella teologia egizia.  

Come i cicli della luna regolavano molti dei rituali religiosi ed eventi civili della società egiziana, così Thot fu considerato anche il primo regolatore di tali attività. Compagna di Thot fu Seshat che con lui divideva il compito di scrivere nomi ed imprese dei defunti sulle foglie dell'albero ished; secondo altre tradizioni sposa di Thot fu anche la dea-rana Heket.  

In quanto inventore della scrittura e patrono degli scribi era al servizio anche del dio Ra nelle vesti di segretario e visir, e di Osiride come scriba; nel Duat, il mondo degli inferi, aiutò Osiride giudicando le anime dei morti.  

In un dialogo platonico, il Fedro, Thot viene nominato (come Theuth), in un breve apologo proposto da Socrate per contestare l'importanza della scrittura, di cui il dio egizio sarebbe stato l'inventore, a favore dell'oralità, la quale sola permetterebbe all'uomo di "possedere" nella propria memoria quello che la fredda scrittura fissa su supporti materiali. Successivamente venne identificato con il dio greco Ermes o Hermes Trismegistus. 

Hermes Trismegistus 

Ermete Trismegisto è un personaggio leggendario dell'età ellenistica, a volte considerato come una divinità, altre volte come un uomo, venerato come maestro di sapienza e ritenuto l'autore del Corpus Hermeticum, a lui fu successivamente attribuita la fondazione di quella corrente filosofica nota come ermetismo.  

Ermete Trismegisto significa letteralmente «Ermes il tre volte grandissimo», con questo nome si voleva assimilare Ermete, dio greco del Logos a Thot, dio egizio delle lettere, dei numeri e della geometria.  

Essendo costume degli egizi iterare l'aggettivo «grande» davanti al nome delle divinità, Ermete era quindi appunto indicato come il "grandissimo" per tre volte (tris-megisto). Entrambi erano al servizio di una divinità superiore (Ermete è messaggero di Zeus, Thot è lo scriba di Osiride), Ermete era dio della parola mentre Thot era dio della parola e della letteratura; entrambi psicopompi, accompagnavano le anime dei defunti nell'oltretomba.  

Sia Ermete che Thot erano inoltre, nelle loro rispettive culture, gli dèi della scrittura, della magia e a seguito di un tale processo di assimilazione tra divinità greche ed egizie, avvenuto nell'atmosfera sincretistica dell'Impero romano, Ermete Trismegisto divenne il dio rivelatore della verità e mediatore tra gli uomini e gli dei.  

Athanasius Kircher nel suo Obeliscus Pamphilius, affermava:
“Gli Arabi lo chiamano Idris, dall'ebraico Hadores, i fenici Tauto, gli Egizi Thot ma lo chiamano anche Ptha, e i Greci Ermete Trismegisto”.
Giamblico attribuiva ad Ermete decine di migliaia di opere, di grande antichità ed immensa importanza, anteriori persino a Pitagora e Platone che a quei testi avrebbero attinto. Nei dialoghi Timeo e Crizia lo stesso Platone riferisce che nel tempio di Neith a Sais vi fossero stanze segrete contenenti registrazioni storiche possedute per novemila anni, forse riconducibili ai famosi “Libri di Thot”. 

Anche secondo Cirillo di Alessandria e Marsilio Ficino, Platone avrebbe conosciuto in Egitto una sapienza antica risalente all'epoca di Mosè e forse ancora molto più primitiva. 

I “Libri di Thot” sono dei mitici libri, 42 in tutto, redatti dal dio egizio Thot e lasciati sulla Terra, nei quali si troverebbero i misteri dei cieli e predizioni di eventi planetari futuri, questi libri profetici sarebbero stati nascosti in biblioteche egiziane segrete ed ora risulterebbero dispersi. Si trattava di una conoscenza infinita e coloro che la padroneggiavano venivano indicati come "Capi della Casa dei Libri" e solo i sacerdoti potevano consultare tali testi.

Secondo alcuni studiosi le 22 figure principali dei tarocchi provengono dai libri redatti dal dio, secondo tale teoria le figure altro non sono che fogli staccati dai libri.

Si pensa che all’interno vi fosse spiegata la precessione degli equinozi, tale evento è un movimento dell'asse terrestre, simile a quello di una trottola, che ne fa cambiare l'orientamento rispetto alla sfera celeste, una rotazione talmente lenta che, per compiere un giro su se stesso, l'asse terrestre impiega quasi 26.000 anni, durante i quali la posizione delle stelle sulla sfera celeste cambia, per poi tornare al punto di partenza. 

L'intento degli antichi, sarebbe stato quello di trasmettere ai posteri il modo per calcolare la fine di ogni ciclo precessionale, solitamente accompagnato da catastrofi planetarie. Per questo eressero costruzioni talmente imponenti da resistere al peggiore dei cataclismi, monumenti nelle cui proporzioni matematiche e allineamenti astronomici, era contenuto un messaggio che, in questo modo, sarebbe sopravvissuto al trascorrere dei millenni. 

Secondo alcune teorie, questi libri, sarebbero nascosti in una camera segreta situata nel complesso monumentale di Giza, mentre altri sostengono che siano stati spostati nell’attuale Iraq. 

Il Maestro e “Guardiano Spirituale” 

Si conosce dalle leggende e da quanto ci ha tramandato la tradizione, la persona dell’istruttore (guida, iniziatore) del popolo egiziano nella figura di Ermete Trismegisto. 

Oltre ai misteri “Ermetici” che il Trismegisto stabilì nella città sacra di Thoth, Khemenu, Ermete fu iniziato ai misteri solari di Zoroastro e tramandò questi insegnamenti al centro di Eliopolis. 

E’ quanto dire che la sua visione del mondo era dominata dall’idea del Male, dove l’uomo, a suo giudizio, doveva innanzi tutto aspirare alla perfezione ed alla purezza morale: compiendo la sua scelta fra i due opposti schieramenti quello di Ahura Mazdao e di Angra-mayniu (tra Osiride-Horus e Seth), dalla scelta dipendeva la sua salvezza individuale ed, indirettamente, quella del Cosmo.

Dall’accordo di queste due dottrine, Ermopolitana e Eliopolitana, incise sul “corpo” spirituale dell’Egitto, da queste “nozze alchemiche” e dalle sue reazioni particolari alla mentalità egiziana scaturì tutta la civilizzazione della vallata del Nilo. 

Ermete Trismegisto, che ricevette per missione di orientare l’evoluzione storica dell’Egitto mediante questi due centri iniziatici, non era probabilmente di sangue egiziano e nemmeno umano, e l’impresa che dovette assumersi fu, anche per un super-uomo, prodigiosa. Si trovò di fronte ad un popolo ostinato, insensibile quasi insofferente a qualsiasi forma di governo, passibilmente amorale, indifferente al bene e al male, un popolo infine appassionatamente avvinto, poeticamente e nei suoi sogni romantici, alle dolci gioie della terra, indolente, incapace di astrazioni e di interessi speculativi di qualsiasi sorta. 

Il Trismegisto seppe trasformare questa mentalità e questo carattere al punto di renderlo inconoscibile, facendo dell’Egitto la “Luce del Mondo”. 

Il modo in cui risolse il problema con mezzi di ordine psicologico, esoterico, pedagogico su scala mondiale, può essere così riassunto: il procedimento iniziale tendeva a staccare dalla terra il pensiero egiziano ed imprimergli un sentimento entusiastico per l’Infinito spaziale e per la Durata senza Limiti. 

La vita nell’Al di là, egli diceva, poteva essere, senza alcuna soluzione di continuità, indefinitamente prolungata ed organizzata a volontà, meditante una tecnica sapiente; così l’Egitto, con il suo abituale entusiasmo, si lanciò a corpo morto nell’oceano della magia teurgica ed operatoria.

Avrebbe potuto precipitare molto in basso, tanto profondamente quanto i loro contemporanei di Babilonia, votatisi alla magia nera, ma un colpo di timone del Trismegisto li preservò da questo pericolo, egli incise sul “corpo” dell’Egitto la sublime dottrina di Zoroastro ed insegnò a questo popolo amorale ed “interessato”, l’importanza pratica dell’attitudine morale, conforme alla struttura occulta del Cosmo.

Certamente non tutti gli egiziani erano degli stinchi di santo, tutt’altro, ma la realtà concreta dell’imperativo morale riviveva nelle coscienze della élite che guidava i destini del popolo, e per questa élite, l’ordine morale umano coincideva con l’ordinamento Cosmico. Era la struttura, l’ossatura (occulta) del Cosmo, l’insieme delle linee di forza che lo mantenevano in vita, le leggi spirituali che lo governavano e senza le quali il mondo sarebbe stato sommerso nell’anarchia e nel disordine: era l’Anima stessa del Mondo. 

Il Sole, la Luna, i pianeti, procedendo nelle loro orbite, servivano a questo ordine morale, l’incarnavano, lo dirigevano: e la morale umana non era che un particolare aspetto dell’ordinamento cosmico. 

Chiunque infrangeva la morale, attaccava frontalmente la Sinarchia Cosmica, diveniva il suo nemico dichiarato ed un alleato in Campo avverso. Grazie a questa prospettiva, così grandiosa quanto concreta, la morale diveniva un legame vivente tra l’Uomo e l’Universo, una fonte d’ispirazione artistica, religiosa e filosofica. 

In tal modo, impercettibilmente, l’egiziano si staccava dalla Terra ed era conquistato all’ideale della perfezione morale, e il piano del Trismegisto, vera leva dell’Archimede di ordine psicologico ed esoterico, con le tre tappe della sua realizzazione, riuscì a sovvertire l’Egitto dalla cima alle fondamenta ed iniziarlo al Pleroma e al Cosmo Spirituale. 

La civiltà di Theut 

Al momento è ancora in fase di studio la loro provenienza, anche se diverse fonti ci indicano la costellazione dell’Aquila come sede originaria, un successivo e breve sviluppo nella vicina costellazione del Cigno, per poi approdare, infine, nella costellazione di Orione, dove probabilmente condividono pianeti con altre razze aliene. 

Un Theuthiano medio ha un’altezza che varia dai 2 ai 3 metri e su questi parametri possiamo identificare buona parte di tutta la popolazione, sappiamo che ha l’aspetto di un volatile, ma è dotato di arti, braccia e gambe e che può camminare e levitare; la sua struttura ossea è possente in grado di reggerne la mole, la forza fisica e la considerevole altezza. 

Dall’aspetto fisico del tutto quasi umano, si differenzia per la testa a forma di uccello (simile ad un Ibis terrestre) e da una strana capigliatura che si forma nel lungo collo, creando una sorta di ventaglio simmetrico e ben curato. La pelle varia di colore, forse soggetti a mimetismo, sono in grado di cambiare il loro aspetto esteriore in base alle più diverse circostanze climatiche. 

Comunicano per via telepatica, ma sono in grado di emettere anche dei suoni e/o parole, attraverso una complessa lingua parlata e scritta. Sembra che non indossino abiti, anche se ci sono testimonianze che riportano di aver percepito questi esseri con indosso bracciali, collane, anelli o ornamenti di un metallo sconosciuto. 

Altra caratteristica che ci accomuna è il parto delle femmine, dove i piccoli Theuthiani, una volta formatisi all’interno dell’utero materno, vengono partoriti in un modo simile a quanto avviene nel genere umano. 

E’ chiara una forte somiglianza con una componente razziale “umana o umanoide” che si differenzia solamente per il volto decisamente “animale”, questo fa supporre una loro antica genesi, dove a seguito di lontanissime sperimentazioni antropomorfe, si passò successivamente alle ibridazioni umane.

I Theutiani sono cugini degli Horus, probabilmente sono nati da una “costola” di questa seconda e più conosciuta, quanto famigerata, razza aliena. 

Nella vasta e complessa tematica della Genesi delle varie razze aliene, seguendo anche le antiche conoscenze terrestri sugli dei ad essi associati, si scopre in realtà che nell’Antico Egitto, si conoscevano due diversi Horus:
  • Horus il Vecchio, figlio di Ra
  • Horus il Giovane, figlio di Osiride e Iside
E’ evidente che Horus il Vecchio, molto probabilmente, corrispondente alla razza aliena degli Horus (conosciuta nei casi di adduzioni), era una delle creature primordiali del Demiurgo Oscuro, razza che successivamente, scendendo a patti con i nuovi signori (gli Adam o Primi Uomini), si rese disponibile a nuove ibridazioni (Umano / Umanoide / Aliene) per la loro sopravvivenza e che porteranno alla nascita dei Theuthiani, ovvero di esseri dalla forma umana ma dall’aspetto ancora “animale”.

Non è da escludere che inizialmente possano aver convissuto e collaborato insieme, questo spiegherebbe l’iniziale sede originaria su Altair (la stella principe della costellazione dell’Aquila) come punto di partenza, arrivando ad una scissione a seguito di contrasti e guerre e che porteranno i Theuthiani a trasferirsi brevemente nella vicina costellazione del Cigno, per poi approdare in quella di Orione, dove più tardi, sopraggiungeranno anche gli Horus, precisamente su Alnitak, la prima stella della Cintura.  

Non a caso nell’antichità queste due costellazioni erano spesso unite insieme, mentre proprio sotto di loro se ne trova una terza, quella della Lira, che secondo la leggenda fu lo strumento musicale creato da Ermes/Thot.  

Le leggende raccontano che:
“fu la prima lira a essere costruita, inventata da Ermes, il figlio di Zeus e di Maia (Zeus = Primo Uomo / Maia = razza aliena umanoide?).

Ermes fece la lira dal guscio di una testuggine che aveva trovato a brucare fuori dalla sua grotta sul Monte Cillene in Arcadia. Ermes pulì il guscio, fece dei buchi lungo il bordo e vi legò diagonalmente sette corde fatte di budello di mucca, tante quanto il numero delle Pleiadi. Grazie a quella lira Ermes si tirò fuori dai guai in cui s'era cacciato per un'impresa giovanile, che l'aveva portato a rubare del bestiame di proprietà di Apollo.

Infuriato Apollo si presentò a reclamare la sua restituzione, ma quando sentì la bella musica che proveniva dalla lira lasciò che Ermes si tenesse le bestie e in cambio si prese la lira.”
Sappiamo poco della loro società, non esiste un capo supremo dell’intera razza, ma un sistema democratico composto da tante piccole comunità auto-gestite e che riunite formano agglomerati di città. 

Un sistema ad incastro e a numero chiuso, ben articolato e ristretto, dove tutti i componenti, pur nella massima libertà di agire e vivere il loro quotidiano, sono costantemente monitorati e sorvegliati. 

La discendenza dinastica è maschile, in una società del tutto patriarcale, anche se non sono rari i casi di dinastie di stampo matriarcale. 

Interferenze con l’Uomo 

Sappiamo che non interagiscono con il Genere Umano sino a quando nessuno di noi raggiunge un alto livello di presa di Coscienza. 

Anche se non è da escludere un intervento silenzioso, se vogliamo “indolore”, e che può avvenire durante l’arco della vita di qualsiasi terrestre, non è loro intenzione palesarsi per non intralciare il nostro cammino, anche se facciamo parte del contendere con le altre razze aliene, che invece conducono su di noi le abductions e gli esperimenti a noi conosciuti. 

Dal poco che conosciamo, tendono a guarire le “ferite spirituale degli uomini”, chiedendo una sorta di tacito permesso alla Monade della persona coinvolta (soprattutto la parte Spirituale e Animica, escludendo la Mente, in quanto ritenuta corrotta). 

Sembra che non inseriscano microchip, mentre dalle rare visite fisiche, dato che interagiscono con noi per lo più a livello spirituale, prelevano del tessuto organico in grado di monitorare il nostro livello di trasformazione genetica e, successivamente, di intervenire per arrestarne una ibridazione condotta dalle razze aliene della Gerarchia Inferiore, operazioni che conducono anche in collaborazione con altre razze aliene.  

Una particolarità di queste entità aliene è quella di manifestarsi raramente negli esseri umani, e se ciò avviene, la forma o il nome che assumono, è quello di “Guardiani” o di “Maestri”. Ancora è incerto il compito del guardiano, mentre l’essere maestri si manifesta nella necessità di istruire alcuni uomini su antiche conoscenze e di farli elevare a stadi di sapienza superiore.  

Quando avviene tale contatto, spesso non si mostrano mai nella loro forma aliena, ma agiscono attraverso la psiche della persona prescelta grazie ad un gioco di incastri archetipici, andando a pescare la figura più consona alla cultura e allo sviluppo della persona stessa.  

Solo dopo un lungo periodo di apprendimento o di particolare ascesi, arrivano a manifestarsi per ciò che sono realmente, in base al diverso livello di coscienza raggiunto. 

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