venerdì 20 novembre 2015

Anat "la vergine perfetta"

Le terre che oggi corrispondono a Israele, Libano e Siria meridionale - e che formavano la fascia sud-accidentale dell'antica Mezzaluna Fertile - erano abitate da popoli che possono essere identificati con il nome collettivo di Cananei.

Anche in questo caso, tutto ciò che si sapeva di loro fino a tempi relativamente recenti appariva nei riferimenti (quasi sempre ostili) contenuti nell'Antico Testamento e in qualche rara iscrizione fenicia.

Gli archeologi stavano appena cominciando a capire qualcosa dei Cananei quando si imbatterono in due importanti scoperte: a Luxor e a Saqqara emersero alcuni testi egizi, mentre, presso un importante centro canaanita, vennero alla luce altri importantissimi testi storici, letterari e religiosi. Il luogo di quest'ultimo ritrovamento, che oggi si chiama Ras Shamra e si trova sulla costa siriana, era l'antica città di Ugarit.

La lingua delle iscrizioni di Ugarit, la lingua cananita, era quella che gli studiosi chiamano semitico occidentale, un ramo di quel gruppo di lingue che comprende anche l'antico accadico e l'ebraico moderno. In effetti, chi conosce bene l'ebraico può capire le iscrizioni cananite con relativa facilità, poiché la lingua, lo stile letterario e la terminologia richiamano l'Antico Testamento e la scrittura è la stessa dell'ebraico.

Il pantheon che emerge dai testi canaaniti ha molte analogie con quello greco successivo. Anche qui, al vertice vi è una divinità suprema di nome El, termine che, oltre a indicare il nome personale del dio, significava anche genericamente "maestosa divinità". Autorità suprema in tutte le vicende, umane e divine, egli era chiamato il Buono, il Misericordioso, ma il titolo che lo contraddistingueva era Ab Adam ("padre dell'uomo").

Era considerato il "creatore di tutte le cose create, il solo che può concedere la sovranità". I testi canaaniti (considerati "miti" dalla maggior parte degli studiosi) rappresentavano El come un dio vecchio e saggio, che si teneva lontano dalle faccende quotidiane. La sua dimora si trovava lontano, alle "sorgenti dei due fiumi", il Tigri e l'Eufrate. Qui, seduto sul trono, egli riceveva chi andava a chiedergli consiglio ed esaminava i problemi e le dispute che gli altri dèi gli sottoponevano.



Su una stele trovata in Palestina è raffigurata un'anziana divinità seduta sul trono, che prende una bevanda dalle mani di un dio più giovane. Il dio seduto indossa un copricapo adorno di corna - un segno distintivo delle divinità, come abbiamo visto, fin dai tempi preistorici - e tutta la scena è dominata dal simbolo della stella alata, un emblema onnipresente che ci abitueremo a incontrare sempre più spesso. 

Gli studiosi propendono a credere che la stele rappresenti El, la principale divinità canaanita. 

El, tuttavia, non era sempre rappresentato come un vecchio signore. Uno dei suoi appellativi era Tor ("Toro"), con allusione, secondo gli studiosi, al vigore sessuale del dio e al suo ruolo di padre degli dèi. In una poesia canaanita, intitolata Nascita degli dèi benigni, El si trova su una spiaggia (probabilmente nudo) e due donne lo guardano, affascinate dalle dimensioni del suo pene. Mentre un uccello si crogiolava al sole,  El  ebbe rapporti con le due  donne, e da tali unioni nacquero i due dèi Shabar ("alba") e Shalem ("conclusione" o "crepuscolo").

Questi non furono gli unici suoi figli (ne  ebbe, a quanto pare, sette), e nemmeno i principali. Il più importante tra i suoi figli era Baal - che, ancora una volta, oltre che il nome del dio era anche un termine generico che significava "signore". Come facevano i Greci nei loro racconti, anche i Cananei parlavano di una sfida messa in atto dal figlio contro l'autorità e la sovranità paterna.

Come suo padre El, Ba.al era quello che gli studiosi chiamano un dio delle tempeste, un dio del tuono e del lampo. Uno dei suoi soprannomi  era Hadad ("l'affilato"). Le sue armi erano l'ascia da combattimento e la lancia fiammeggiante. L'animale associato al suo culto era il toro, come nel caso di El, e, come lui, Ba.al era sempre raffigurato con un copricapo conico adorno di un paio di corna.

Un altro nome del dio era Elyon ("supremo"), ovvero principe riconosciuto, erede legittimo. Ma per conseguire questo titolo egli aveva dovuto lottare prima con suo fratello Yam ("principe del mare"), poi con suo fratello Mot. Un lungo e commovente poema, ricostruito da numerosi frammenti di tavolette, comincia proprio con El   che convoca il "Maestro Artigiano" alla sua dimora "alle fonti delle acque, in mezzo alle sorgenti dei due fiumi".

Attraverso i campi di El egli viene
ed entra nella tenda del Padre degli Anni.
Ai piedi di El egli si inchina, si piega,
si prostra, rendendogli omaggio.
Il Maestro Artigiano viene incaricato di costruire un palazzo sontuoso per Yam, come segno della sua ascesa al potere. Pieno di baldanza per quest'atto, Yam manda subito dei messaggeri all'assemblea degli dèi, chiedendo che Baal si sottometta a lui. Yam ordina ai suoi emissari di mostrarsi spavaldi e di fronte al loro atteggiamento l'assemblea degli dèi si sottomette al volere di Yam e persino El accetta questa nuova gerarchia tra i suoi figli: «Ba.al è il tuo schiavo, o Yam»,
dichiara.
 

La supremazia di Yam, tuttavia ebbe vita breve. Equipaggiato con due "armi divine", Baal combatté con Yam e lo sconfisse, per poi essere a sua volta sfidato e vinto da Mot ("colui che colpisce"). Ma la loro sorella Anat non volle accettare la sconfitta definitiva di Baal: allora «prese Mot, il figlio di El, e con una lama lo colpì». 

La conseguenza dell'eliminazione di Mot fu, secondo la leggenda canaanita, la miracolosa risurrezione di Baal. Gli studiosi hanno cercato di fornire una spiegazione razionale della vicenda ricorrendo all'allegoria: il conflitto rappresenterebbe cioè l'annuale lotta che si svolge nelle regioni medio-orientali tra l'estate calda e asciutta che fa inaridire la vegetazione e l'avvento del piovoso autunno, che fa rivivere o "risuscitare" il mondo vegetale. 

Non vi è dubbio, però, che per i Cananei il racconto non avesse alcun intento allegorico e riportasse invece avvenimenti che si credevano realmente accaduti: la battaglia tra i figli della divinità principale, la falsa sconfitta di uno dei due, che era poi ricomparso ed era diventato l'erede ufficiale, con grande gioia di El:

El, il benevolo, il misericordioso, gioisce. 
Posa i piedi sullo sgabello. 
Apre la bocca e ride; 
Leva la voce e grida: 
«Mi siederò e prenderò fiato, 
L'anima avrà finalmente pace nel mio petto; 
Perché il potente Baal è vivo, 
Il Principe della Terra vive ancora!».

Anat, secondo la tradizione canaanita, affiancò dunque suo fratello Baal, il Signore, nella sua lotta all'ultimo sangue con il malvagio Mot; ed è fin troppo evidente, a questo punto, il parallelismo tra questa tradizione e quella greca della dea Atena che sta dalla parte del dio supremo Zeus nella lotta mortale con Tifone. 


Atena, come abbiamo visto, era chiamata "la vergine perfetta", pur avendo avuto molte storie d'amore clandestine. Analogamente, le tradizioni canaanite (precedenti a quelle greche) utilizzavano l'appellativo "la vergine Anat", e, ciononostante, non si astenevano dal raccontare le sue svariate storie d'amore, specie con il suo stesso fratello Baal.

Un testo, per esempio, descrive l'arrivo di Anat alla dimora di Ba.al: allontanate in fretta le sue mogli, Ba.al si gettò ai piedi della sorella; i due si guardarono negli occhi, e ognuno unse le "corna" dell'altro; poi Egli prende e stringe il ventre di lei ... Ella afferra e stringe le sue "pietre"... E così la vergine Anat... concepì e partorì.
 

Non stupisce, allora che Anat sia spesso raffigurata completamente nuda, per accentuare i suoi attributi sessuali, come in questo sigillo che mostra Ba.al, con l'elmetto in testa, che combatte contro un altro dio. Come la religione greca e i suoi diretti precursori, il pantheon canaanita comprendeva una dea madre, consorte ufficiale della divinità principale, che si chiamava Ashera e corrispondeva alla greca Era. 

Astarte (la biblica Ashtoreth) corrispondeva invece ad Afrodite ed era spesso considerata consorte di Athar; questi era associato a un luminoso pianeta, ed era probabilmente il corrispettivo di Ares, fratello di Afrodite. 

Vi erano poi altre divinità minori, maschili e femminili, di cui non è difficile individuare i corrispondenti astrali o cultuali greci.

http://ningishzidda.altervista.org/

7 commenti:

  1. Ciao Wlady


    questi escursus di Sitchin e biblici, mi garbano sempre molto.. mi fanno immaginare ad un paese dove tutto era un fermento e base di nuova creazione...

    ma ciò che volevo dirti , visto i nostri dei cornuti , il toro simbolo di forza e virilità, è , che in sardinya abbiamo molti bronzetti del periodo nuragico che rappresentano uomini con l'elmo dalle lunghe corna e d i epoca nuragica , ed anche nuraghi , come quello di Villanova Truscheddu che al solistizio invernale , il 21 dicembre, da sopra la porta centrale ove è posta una finestrella all'apparenza fatta male non squadrata , dopo le 9,30 del mattino, essendo essa esposta ad est, nella parete di fronte appare la proiezione della luce del sole che forma la testa del TORO o il dio antico Abi appunto dio creatore e pieno di grande energia inseminatrice che inizia la nuova vita col far crescere le giornate ...

    E' uno spettacolo da vedere , e chi vuole è ancora in tempo per venire , belle giornate permettendo, e vedere questo spettacolo che si esibisce ogni anno da millenni .

    cun amistade manna

    Vàturu

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  2. Ciao Vàturu

    ricordo in una conferenza due anni fa alla presentazione di un libro di Mauro Biglino che, un ricercatore sulla civiltà nuragica parlava proprio di questo avvenimento legato al solstizio d'inverno, oltre a parlare di giganti, facendo vedere alcuni reperti archeologici, parlava proprio di questa proiezione, una immagine del toro scaturita da un foro e/o finestra con la complicità del sole che la illuminava.

    La divinità del toro è molto antica di millenni; dalla civiltà sumerica a quella minoica, egizia, greca, fino ad arrivare all'estremo nord con la civiltà druidica. E' sempre stato un simbolo di fertilità e potenza.

    Ciao Vàturu, un giorno verrò a far visita a Vilanova.

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    Risposte
    1. Il Toro potrebbe essere un riferimento all'età precessionale del Toro? Gli "dei" degli antichi popoli medio-orientali erano scaltri esseri interdimensionali o alieni? Dunque Gerusalemme (Ur Shalem) è la città di Shalem, la città del dio del crepuscolo... molto istruttivo. La storia antica si allaccia a quella attuale.

      Ciao

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    2. Grazie Zret per promuovermi in "fai informazione".

      Ciao

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  3. Acuta affermazione Zret;

    Si pensa che il toro che i Micenei adoravano non fosse un comune animale terreno ma il "Toro Celeste" - la costellazione del Toro, appunto - in onore di qualche evento che era avvenuto quando il Sole, all'equinozio di primavera, era apparso in quella costellazione, intorno al 4000 a.C.

    In numerosi reperti archeologici confermano questo culto minoico del toro, ma non solo, esso viene raffigurato insieme ad una croce, simbolo probabilmente di qualche stella o pianeta non ancora identificato.

    Secondo la tradizione greca, Zeus arrivò in Grecia via Creta da dove era fuggito, attraverso il Mediterraneo, dopo aver rapito Europa, la bellissima figlia del re di Tiro, la città fenicia.

    In effetti, quando Cyrus H. Gordon riuscì a decifrare il più antico scritto in lingua minoica, fu dimostrato che si trattava di un dialetto semitico originario del Mediterraneo Orientale.

    La precessione terrestre che avviene in quasi 26.000 anni, passa le dodici case dello zodiaco, ogni casa dura circa 2148 anni, è in questo conteggio che gli dèi si passavano la sovranità sulla Terra.

    Ciao

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    1. Carissimo Wlady, anche se commento di rado, leggo e rilancio sempre molto volentieri i Tuoi ottimi articoli. Sono ormai poche le voci libere sulla Rete, dacché una triste diaspora ha indotto molti a demordere.

      Secondo taluni autori, la croce alluderebbe a Nibiru, secondo altri a Saturno, alcuni pensano ad un'intersezione cosmica.

      Ciao

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    2. Mio caro amico Zret, conosco il tuo impegno epistolare che fai sulla rete, no manco mai di leggere i Vostri blog per aggiornarmi; dal canto mio evito di inserirmi in diatribe ormai trite e ritrite, tutti dicono la loro su questo evento - che ormai sappiamo tutti che sono una falsa bandiera.

      Nulla a che vedere con la religione monoteistica e ben pochi conoscono la verità o non sanno nulla di cristianesimo, islamismo, e tanto meno di ebraismo ma tutti si eleggono a paladini di questa o quella religione senza mai approfondire nulla.

      Le tre ipotesi sulla croce (che abbiamo già trattato in passato - "L'adozione del segno della croce).

      Sono propenso a pensare che il segno della croce sia "dove avvenne la battaglia celeste di Nibiru e Timat - l'Attraversamento (segnato con una "X") - e scompare per ritornare come prescrive il suo Destino orbitale."

      In caro abbraccio a te e a tuo fratello.

      Ciao

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