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mercoledì 8 febbraio 2017

Gli otto re delle dinastie antidiluviane - regnarono 241.200 anni


La lista reale sumerica lascia ancora perplessi gli storici 

L’universo è pieno di misteri che sfidano le nostre conoscenze. Nella sezione ‘Viaggio nei misteri della Scienza’ Epoch Times raccoglie storie che riguardano questi strani fenomeni per stimolare l’immaginazione e aprire possibilità ignote. Se siano vere o no, sei tu a deciderlo.

La lista reale sumerica è forse il reperto più affascinante rinvenuto in Iraq. Quest'antico manoscritto, scritto in lingua sumera, elenca i re delle dinastie sumere e dei popoli vicini, e anche l’ipotetica durata dei loro regni e l’ubicazione delle regalità 'ufficiali'. Il reperto è unico poiché nella lista figurano assieme re antidiluviani e probabilmente mitici con re storici, ufficialmente esistiti.

Il primo frammento di questo testo era una tavola in scrittura cuneiforme risalente a quattromila anni fa e ritrovata nel sito dell’antica Nippur. La scoperta, pubblicata nel 1906, si deve allo studioso americano di origine tedesca Hermann Hilprecht. Dalla scoperta di Hilprecht sono stati ritrovati almeno 18 esemplari della lista reale, la maggior parte dei quali databili alla seconda metà della dinastia Isin (2017-1749 a.C. circa). Nessuno di questi documenti è identico all’altro. Tuttavia le varie versioni hanno abbastanza materiale in comune da far pensare che derivano da un unico, racconto 'ideale' della storia sumerica.

Tra gli esempi della lista reale sumerica, il prisma di Weld-Blundel, conservato nella collezione dedicata alla scrittura cuneiforme del museo Ashmoleano a Oxford, è la versione più estesa e la copia più completa della lista reale. Il prisma, lungo venti centimetri, è formato da quattro lati, con due colonne per lato. Si pensa che originariamente contenesse un fuso di legno al centro che permetteva di farlo ruotare per leggere tutti e quattro i lati. Elenca i re dalle dinastie antidiluviane (prima del Diluvio universale) al quattordicesimo re della dinastia Isin (1763-1753 a.C. circa).

La lista ha un valore immenso dato che riflette tradizioni molto antiche e allo stesso tempo fornisce un importante quadro cronologico che si riferisce ai diversi periodi dei regni sumeri; presenta inoltre notevoli similitudini con la Genesi. 

La lista reale sumerica. (Wikimedia Commons)

L’ANTICA CIVILTÀ SUMERA

Sumer è il luogo d’origine della più antica civiltà conosciuta, localizzata nella parte più meridionale della Mesopotamia, tra il Tigri e l’Eufrate, nell’area che sarebbe poi diventata la Babilonia e che ora è l’Iraq meridionale, da Baghdad al Golfo Persico.

Dal terzo millennio a.C., nella Mesopotamia c’erano almeno dodici città-stato: Kish, Erech, Ur, Sippar, Akshak, Larak, Nippur, Adab, Umma, Lagash, Bad-tibira e Larsa.

Ognuno di questi Stati aveva una città cinta da mura con i suoi villaggi e terre circostanti, e ognuna venerava le proprie divinità, i cui templi erano la struttura centrale della città. Il potere politico era originariamente nelle mani del popolo ma, con l’aumento della rivalità tra le varie città-stato, venne adottato da tutte il potere sovrano.

La lista reale sumerica riporta che otto re governarono prima del Diluvio universale. Dopo il Diluvio, varie città-stato e le dinastie dei loro re guadagnarono temporaneamente il potere sulle altre. 

IL MITICO PASSATO DEI SUMERI 

La lista reale sumerica inizia dalle origini del potere sovrano, che è visto come un’istituzione divina: «Il re discende dal Cielo». Secondo la lista, i monarchi delle prime dinastie regnarono per tempi incredibilmente lunghi:

«Dopo che la regalità è scesa dal cielo, il potere sovrano era ad Eridug. Ad Eridug, Alulim divenne il re; regnò per 28.800 anni. Alaljiar regnò per 36.000 anni. Altri due re regnarono per 64.800 anni».

Alcuni monarchi citati nella prima lista, come Etana, Lugal-banda e Gilgamesh, sono figure mitiche o leggendarie, le cui eroiche imprese sono materia di una serie di composizioni narrative sumere e babilonesi.

La prima lista nomina otto re per un totale di 241.200 anni, da quando i re «discendevano dal Cielo» a quando «il diluvio» inondò la terra e poi di nuovo quando «il potere sovrano veniva dal Cielo» dopo il Diluvio. 

INTERPRETAZIONE DEI LUNGHI REGNI

La straordinaria lunghezza dei regni dei primi monarchi ha provocato numerose interpretazioni. Da un lato c’è il completo accantonamento delle grandi cifre astronomiche considerate come completamente artificiali e l’opinione che non siano meritevoli di serie considerazioni. Dall’altra parte vi sono quelli che credono che i numeri si basino sulla realtà e che i primi re fossero divinità, capaci di vivere molto più a lungo degli umani.

Tra questi due estremi c’è l’ipotesi che queste cifre rappresentino potere, trionfo o importanza. Ad esempio nell’antico Egitto, la frase ‘morì all’età di 110 anni’ è riferita a qualcuno che ha vissuto la sua vita pienamente e che ha dato importanti contributi alla società. Nello stesso modo i lunghi periodi di regno dei primi re potrebbero rappresentare quanto fossero considerati incredibilmente importanti dalla gente. Ma questo non spiega perché il periodo di mandato dei re successivi fosse cambiato, assumendo durate più normali.

Collegata a questa prospettiva c’è l’opinione che, sebbene i primi re non siano storicamente confermati, questo non esclude la loro possibile corrispondenza con monarchi storici in seguito diventati mito.

Infine alcuni studiosi hanno tentato di spiegare le cifre attraverso indagini e interpretazioni matematiche (es. Harrison, 1993). 

COLLEGAMENTI CON LA GENESI

Alcuni ricercatori (es. Wood 2003) hanno portato l’attenzione sul fatto che ci siano notevoli similitudini tra la lista reale sumerica e i racconti della Genesi. Ad esempio la Genesi racconta la storia del Diluvio universale e gli sforzi di Noè nel salvare le specie animali della Terra dalla distruzione. Similmente, nella lista reale sumerica, si parla di un grande diluvio: «L’alluvione spazzò la Terra».

La lista reale sumerica fornisce l’elenco di otto re (dieci, in alcune versioni) che regnarono per lunghi periodi di tempo prima del Diluvio, spaziando dai 18.600 ai 43.200 anni. Questo si trova anche nel quinto capitolo della Genesi, in cui vengono registrate le generazioni dalla Creazione al Diluvio. Curiosamente tra Adamo e Noè ci sono otto generazioni, esattamente come gli otto re tra l’inizio del potere sovrano e il diluvio nella lista reale sumerica.

Dopo il diluvio la lista reale registra re che regnarono per periodi molto più brevi. Pertanto la lista reale sumerica non documenta soltanto un grande diluvio nell’iniziale storia dell’uomo, ma riflette anche lo stesso schema decrescente di longevità, come avviene anche nella Bibbia - gli uomini vivevano per periodi di tempo incredibilmente lunghi prima del diluvio e molto più brevi dopo il diluvio (Wood 2003).

La lista reale sumerica è davvero un mistero sconcertante. Perché i sumeri hanno combinato sovrani mitici e autentici sovrani storici in un unico documento? Perché ci sono così tante similitudini con la Genesi? Perché è indicato che gli antichi monarchi governarono per centinaia di anni? Queste sono solo alcune delle domande per le quali, dopo più di un secolo di ricerche, ancora non c’è risposta.

Articolo in inglese:


martedì 3 maggio 2016

La ricerca dell’immortalità di Alessandro il Macedone


INCONTRI NEL GIGUNU

Più di 2.500 anni dopo che Gilgamesh andò alla ricerca dell'immortalità, un altro re leggendario, Alessandro il Macedone, emulò il re sumero e i faraoni egizi. Anche lui sosteneva di essere, almeno in parte, divino. E' probabile che Aristotele raccontasse al proprio discepolo delle precedenti ricerche; ma ciò che Alessandro probabilmente ignorava, era che la radice di questa sua pretesa si trovava nel GIPAR di Uruk ("Casa della Notte") e nel suo santuario interno, il GIGUNU.

Dopo l'assassinio di Filippo II, Alessandro fu incoronato re di Macedonia e si recò a Delfi, in Grecia, per consultare il famigerato oracolo. A quell'epoca, Alessandro aveva solo 20 anni e fu sconvolto nel sentire la prima di diverse profezie che gli annunciavano, sì, grandi successi, ma vita breve.

Le profezie servirono solo a fomentare la credenza nelle voci che circolavano all'interno della corte macedone, secondo il quale Filippo II non era realmente suo padre e che lui era figlio di un faraone egizio di nome Nectnanebus che, giunto in visita alla corte macedone, aveva sedotto in segreto sua madre, Olimpia.

E Nectnanebus - maestro di magia e divinatore - pare che fosse, in realtà niente meno che il dio egizio Ammone, travestitosi da essere umano per dare i natali al futuro conquistatore del mondo. Non appena Alessandro raggiunse l'Egitto (nel 332 a.C.), dopo aver reso omaggio agli dèi egizi e ai loro sacerdoti, si mise in viaggio verso l'oasi di Siwah nel deserto occidentale, , dove si trovava un famoso oracolo di Ammone. Lì (così raccontano gli storici che lo accompagnarono) il grande dio in persona gli confermò le origini divine.

A questo punto i sacerdoti egizi lo proclamarono faraone divino. Ma, anziché attendere la morte e ricevere l'immortalità nell'aldilà, Alessandro si mise alla ricerca delle famose Acque della Vita. Le sue ricerche lo portarono nella penisola del Sinai, in luoghi sotterranei, ricchi di magia e abitati da angeli, e, infine (su ordine di un uomo-alato) fino a Babilonia. Alla fine come aveva profetizzato l'oracolo di Delfi, morì famoso, ma ancora nel fiore degli anni.

Andando alla ricerca dell'immortalità, Alessandro lasciò le sue truppe ad aspettarlo e si avventurò verso la Terra dell'Oscurità, alla ricerca di una montagna chiamata Mushas. Al limitar del deserto lasciò i suoi pochi, fidati compagni e proseguì da solo.

Vide e seguì <<una strada diritta che non aveva mura e che non aveva né salite, né discese>>. La percorse per dodici giorni e dodici notti, quando poi <<avvertì la radianza di un angelo>>. Man mano che si avvicinava, la radianza divenne un <<fuoco fiammeggiante>> e Alessandro si rese conto di essere arrivato alla <<montagna che circonda il mondo>>.

Parlando ad Alessandro dall'interno del fuoco fiammeggiante, l'angelo gli pose delle domande: <<Chi sei, e per quale ragione sei qui, o mortale?>>. Gli chiese inoltre come aveva fatto a <<penetrare in questa oscurità, che nessun altro mortale è mai riuscito a superare>>. Alessandro spiegò che era stato il dio in persona a guidarlo e a dargli la forza necessaria per giungere in quel posto <<che è il Paradiso>>. Ma l'angelo gli disse che l'Acqua della Vita si trovava in un altro luogo, e che <<chiunque la beva, sia pure una sola goccia non morirà mai>>

Per trovare il pozzo dell'Acqua della Vita Alessandro aveva bisogno di un saggio che conoscesse tali segreti, e dopo molto cercare, infine lo trovò. Lungo la strada visse avventure magiche e miracolose. Per essere certi che il pozzo fosse davvero quello giusto, i due dovevano portare con sé un pesce essiccato.

Una notte raggiunsero una fontana sotterranea e, mentre Alessandro stava ancora riposando, la sua guida testò l'acqua e il pesce tornò in vita. Poi egli stesso si immerse in quelle acque, diventando così El Khidr "il sempreverde" - Colui che è per sempre giovane - delle leggende arabe.

Al mattino Alessandro si recò al luogo indicato <<Era intarsiato di zaffiri, smeraldi e zirconi rossi.>> Ma lì due uccelli con tratti umani gli sbarrarono il cammino. <<La terra sulla quale ti trovi appartiene a Dio e a Dio solo>> dissero. Comprendendo di non cambiare il proprio fato, Alessandro rinunciò alla ricerca e iniziò a erigere città che portavano il suo nome, così che restassero a sua imperitura memoria.

I numerosi particolari della ricerca di Alessandro, virtualmente identici a quelli di Gilgamesh - l'ubicazione, il nome della montagna, i dodici periodi del viaggio sotterraneo, gli uomini uccello alati, le domande delle guardie, l'immersione nel pozzo delle Acque della Vita - indicano una certa famigliarità con l'Epica di Gilgamesh; una famigliarità che non riguardava solo l'opera letteraria (che continua a sopravvivere ancora oggi), ma anche il motivo di fondo della ricerca: la discendenza semi-divina.

A dire il vero anche le affermazioni dei faraoni egizi di essere figli di divinità o, in mancanza d'altro, di essere stati allattati da una dea, si si possono far risalire all'epoca di Gilgamesh. Infatti fu a Uruk che ebbe inizio questa tradizione proprio con la dinastia dello stesso Gilgamesh.

Uruk

Il potere sovrano nacque a Uruk, la città era circondata esclusivamente solo da un recinto sacro. Lì secondo la Lista dei Re sumera, <<Meskiaggasher, il figlio del dio Utu divenne sommo sacerdote e poi re>>. Poi, dopo i regni di Enmerkar e di Lugalbanda e un regno intermedio del divino Damuzi, ascese al trono Gilgamesh. E di lui si dice fosse il figlio della dea Ninsun.

Queste sono affermazioni sorprendenti, in particolare alla luce dell'episodio nel quale si narra che i Nefilim avevano preso in moglie le figlie degli uomini, suscitando le ire di Enlil, che era giunto a desiderare di sterminare il genere umano.

All'umanità, agli Anunnaki e alla stessa terra ci vollero anni per riprendersi dalle devastazioni del Diluvio. Ci vollero millenni perché gli Anunnaki, passo dopo passo, gradatamente, con cautela, trasferissero al genere umano la conoscenza, la tecnologia, la domesticazione e, infine, la civiltà. Ci volle quasi un millennio per creare a Kish il potere sovrano. E poi inaspettatamente, questo potere venne trasferito a Uruk, dove ebbe inizio la prima dinastia con il figlio di un dio (Utu/Shamash) e una donna.


Mentre gli intrallazzi sessuali delle altre divinità (alcune già menzionate all'interno del blog e altre che citerò in altri post) sono stati riportati nei testi antichi, Utu/Shamash non sembra essere uno di questi libertini. La sposa ufficiale, nonché consorte era la dea Aia (vedi figura sopra) e i testi non gli attribuiscono alcuna infedeltà. 


Tuttavia qui incontriamo il figlio il cui nome, le cui funzioni e i luoghi che visita sono inequivocabili. Cosa significava allora? I tabù erano forse stati rimossi o solo ignorati dalla nuova generazione? E' ancora più peculiare il caso di Ninsun, madre di Gilgamesh (vedi figura a sinistra). La sua genealogia e i documenti relativi ai suoi figli sono esemplari della promiscuità che si stava diffondendo fra gli Anunnaki. 

Capitolo ottavo "La Bibbia degli Dei"
Titolo originale Divine Encounters
1995-2002 by Zecharia Sitchin 
p: 181-182-183-184-185

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Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

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Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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