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lunedì 21 marzo 2011

GILGAMESH THE KING

 

"Di colui che vide ogni cosa", è il primo verso del poema epico di Gilgamesh, grazie ai cataloghi trovati nella biblioteca di Assurbanipal, si può riferire all‘Autore che lo ha scritto, Sin-leqi-unnini, chiamato il poeta esorcista, (2700 a.C.) e consigliere del re di Uruk "Gilgamesh"

Gilgamesh, figlio di una dea e di un mortale uomo, era alla ricerca della vita eterna; non voglio qui entrare nel poema che conosco molto bene ma solo un riferimento alla vita stessa che è stata negata a Gilgamesh e a tutto il genere umano.

Utnapishtim, "il lontano", il Noè Biblico (che per grazia degli dèi fu concessa la
vita eterna) incontro per ordine degli dèi Gilgamesh avventuriero, sovrano di Uruk, giudice dell’oltretomba, fratello di Ishtar dea dell’amore, ecc. le parole del Noè biblico furono precise:

"Non cercare la vita eterna perché agli esseri umani non è stata concessa, godi dei doni della terra, lavati ogni giorno con acqua fresca, indossa vesti pulite, gioisci dei piaceri della tua compagna, e porta per mano il figlio frutto dell’unione del tuo accoppiamento, e sappi che dopo la vita terrena non vi sarà più Nulla…già il Nulla" …

Voglio riportare qui sotto alcune considerazioni fatte nelle mie ricerche:

"L’umanità conta i suoi giorni e qualunque cosa faccia è vento. Nessuno può oltrepassare i limiti della vita, e si sa dall’etimologia che limite è in corrispondenza biunivoca con necessità. La necessità (ananke) non è una divinità vera e propria, quanto piuttosto il riconoscimento di una forza cosmica superiore alle cose, superiore allo stesso destino di uomini e dèi (fato = Namtar in Mesopotamia, la Moira in Grecia, poi personificata in tre entità: Atropo che fila, Cloto che avvolge e Lachesi che recide il filo della vita umana).

Il Nulla … sarà questa la nostra sorte?
Cui prodest? ("a chi giova?"), quale è il senso della vita?

®wld

2 commenti:

  1. Disarmante considerazione quella di Gilgamesh…cos’è allora che rilega l’essere al nulla? Dopotutto credo solo la poesia, l’ispirazione è un soffio leggero ma immenso.
    La ragione ne è solo lo strumento e non il fine, la nostra epoca è buia perché appunto equivoca il mezzo con il fine…in virtù di una coscienza lirica posso dire che gli Dèi non maneggiano provette
    Un saluto

    RispondiElimina
  2. Bentrovato Giovanni Ranella,
    grazie per la tua glossa; l'arte e la poesia per il momento possono esserne un surrogato di quell'immenso soffio.

    Quali Dèi? Gli dèi che il genere umano ha creato o ... gli Dèi dell'intero creato?

    Grazie del tuo intervento.
    Ricambio il saluto

    RispondiElimina

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