lunedì 14 marzo 2011

SINOSSI DELLA XIII° TAVOLETTA

Sulle cinque città, l'una dopo l'altra, Erra inviò dai cieli un'arma del terrore. Distrusse le cinque città della valle, le città si tramutarono in desolazione. Furono sconvolte dal fuoco e dallo zolfo, tutto ciò che in esse aveva vita si trasformò in vapore.
 
Le montagne furono rovesciate dalle terribili armi, laddove le acque del mare erano sbarrate, il fulmine ne ruppe gli argini. Le acque del mare si rovesciarono giù per la vallata, le acque allagarono la valle. Laddove le acque si riversarono sulle ceneri della città, il vapore saliva fino ai cieli.
E' fatta Urlò "Erra" dalla sua navicella spaziale. Nel cuore di Nergal era sopita la vendetta. Ispezionando il loro operato malvagio, i due eroi (Nergal Ninurta), furono incuriositi da quanto videro. La brillantezza fu seguita da un oscuramento dei cieli, prese poi a soffiare la tempesta. Turbinando all'interno di una nube nera, dai cieli un Vento del Male fece scendere l'oscurità, lungo l'arco del giorno con l'oscurità cancellò il Sole all'orizzonte.
 
Di notte una brillantezza sinistra ne delineava i margini, al suo sorgere fece sparire la Luna. Quando il giorno seguente sorse l'alba, da occidente dal Mare Superiore, prese a soffiare una tempesta di vento. Spinse verso Oriente la nube scura, la nube scura si diresse verso le terre abitate, ovunque giungesse, senza pietà portava morte a tutto quanto viveva.

Dalla Valle Senza Pietà, generata dalla brillantezza, la morte venne trasportata verso Sumer. Ninurta e Nergal lanciarono l'allarme a Enlil e a Enki. L'implacabile vento del male porta morte a tutti! Enki ed Enlil trasmisero l'allarme agli dèi di Sumer: Fuggite! Fuggite! così urlarono a tutti loro: che la gente si disperda che la gente si nasconda.
Dalle loro città fuggirono gli dèi; come uccelli spaventati erano in fuga dal loro nido. La mano della tempesta del male catturò la gente delle terre; inutile fu la loro fuga. Furtiva giunse la morte come un fantasma attaccò campi e città. Come un'inarrestabile flusso d'acqua superò le mura più alte, attraversò le mura più spesse. Nessuna porta poteva arrestarla, niente poteva deviarla!
Coloro che nelle loro case si erano nascosti dietro porte chiuse, come mosche furono abbattuti. Di coloro che riuscirono a scappare in strada i corpi si ammucchiarono: tosse e muco riempivano il petto, le bocche traboccavano di saliva sangue e schiuma. Quando, non visto, il Vento del Male avviluppava le persone, le loro bocche si riempivano di sangue.
Lento e inesorabile il Vento del Male soffiò sulle terre, viaggiò da occidente a oriente, superando montagne e sorvolando pianure. Tutto ciò che aveva vita, dietro di sé lo lasciava morto o agonizzante; uomini e bestie lo stesso destino di morte. Le acque erano avvelenate, nei campi la vegetazione appassì. Da Eridu a sud fino a Sippar a nord, il Vento del Male sopraffece la terra. Babili, dove Marduk aveva proclamato la propria sovranità fu risparmiata dal Vento del Male.
Babili, centro prescelto da Marduk, sopravvisse alla calamità, Enky lo interpreta come un presagio dell'inevitabile supremazia di Marduk. Enlil riflette sul passato, sul Fato e sul Destino accetta la supremazia di Marduk, si ritira in terre lontane, i fratelli si accomiatano dando libero sfogo ai sentimenti. Enky considera il passato come un modo per predire il futuro decide di lasciare ai posteri in eredità il suo racconto.
Colofone dello scriba Endubsar.

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