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lunedì 21 ottobre 2019

LA CIVILTÀ SORTA DAL NULLA

 

LA CIVILTÀ SORTA DAL NULLA 

Per lungo tempo l'Occidente credette che la propria civiltà fosse un dono di Roma e della Grecia. Eppure gli stessi filosofi greci scrissero più volte di aver attinto a fonti antecedenti. Chi tornava in Europa dopo un viaggio in Egitto, poi, raccontava che in quella terra esistevano grandiose piramidi e città-tempio semi sepolte nella sabbia, a guardia delle quali stavano strani animali di pietra chiamate sfingi.

Quando, nel 1799, Napoleone arrivò in Egitto, portò con sé alcuni studiosi perché esaminassero e spiegassero questi antichi monumenti. Uno dei suoi ufficiali trovò vicino a Rosetta una lastra di pietra che recava inciso un proclama del 196 a.C. nell'antica scrittura pittografica egizia (geroglifici), oltre che in due altre forme di scrittura.

Una volta decifrata la scrittura egizia, l'Occidente comprese, anche grazie ai ritrovamenti archeologici che seguirono, che l'Egitto aveva conosciuto un alto livello di civiltà ben prima dell'avvento dei Greci. Le fonti egizie parlavano di dinastie reali - cominciate intorno al 3100 a.C. - due millenni prima che vedesse la luce la civiltà greca, che raggiunse il periodo di massimo splendore solo nel V e IV secolo a.C.

E dunque da ricercarsi in Egitto l'origine della nostra civiltà? Per quanto logica sembri tale conclusione, i fatti sembrano in realtà smentirla. Gli studiosi greci descrissero sì i loro viaggi in Egitto, ma le antiche fonti di conoscenza delle quali parlavano furono ritrovate altrove. Le culture pre-ellenistiche del Mar Egeo - la civiltà minoica sull'isola di Creta e quella micenea nella Grecia continentale - mostravano legami più con la cultura dell'area medio-orientale che con quella egizia. 

La Siria e l'Anatolia, non l'Egitto, erano le arterie principali attraverso cui i Greci avevano potuto attingere a una civiltà precedente. L'invasione della Grecia da parte dei Dori e quella della terra di Canaan da parte degli Israeliti in seguito all'Esodo dall'Egitto erano avvenute più o meno nello stesso periodo (verso il XII secolo a.C). Partendo da questo presupposto, gli studiosi si sono messi alla ricerca di eventuali analogie tra la civiltà semitica e quella ellenica, e ne hanno trovate molte. 

Ilprofessor Cyrus H. Gordon (Forgotten Scripts; Evidence for the Minoan Language; «Scritti dimenticati; Testimonianze della lingua minoica») inaugurò un nuovo filone di studi dimostrando che un'antica scrittura minoica, chiamata Lineare A, rappresentava in realtà una lingua semitica. Egli ne concluse che «il modello (distinto dal contenuto) delle civiltà ebraica e minoica era per molti versi lo stesso», e notò inoltre che il nome dell'isola, Creta, pronunciato alla maniera minoica Ke-re-ta, era uguale alla parola ebraica Ke-re-et ("città cinta dimura") e si ritrovava in un racconto semitico in cui si parlava di un re di Keret. 

Anche l'alfabeto greco, dal quale derivano quello latino e anche i nostri moderni alfabeti, proveniva dal Medio Oriente. Gli antichi storici greci scrissero che un fenicio di nome Kadmus ("antico") portò loro l'alfabeto, che comprendeva lo stesso numero di lettere, nel medesimo ordine, di quello ebraico; era questo l'unico alfabeto greco in uso al tempo della guerra di Troia. 

Fu poi il poeta Simonide di Ceo, nel v secolo a.C, ad aumentare a 26 il numero delle lettere. Il fatto che la scrittura greca e quella latina, come del resto tutta l'ossatura della nostra cultura occidentale, fosse stata importata dal Medio Oriente risulta evidente se confrontiamo ordini, nomi e segni dell'alfabeto originario medio-orientale con quello greco antico, molto più recente, e con quello latino, ancora più recente (vedi figura a lato).

Gli studiosi sapevano bene, ovviamente, che i Grecia vevano avuto contatti con il Medio Oriente nel I millennio a.C, contatti culminati con la sconfitta dei Persiani da parte di Alessandro il Macedone nel 331 a.C. Le fonti grechecontenevano molte informazioni su questi Persiani e sulle loroterre (che corrispondono approssimativamente all'odierno Iran). 

Analizzando i nomi dei loro re - Ciro, Dario, Serse - e delleloro divinità, che sembrano appartenere al ceppo linguistico indoeuropeo, gli studiosi giunsero alla conclusione che essi appartenevano a quel popolo ariano ("signore") comparso nei pressi del Mar Caspio verso la fine del II millennio a.C. e diffusosi poi verso ovest in Asia Minore, verso est in India everso sud in quelle che l'Antico Testamento chiamava "le terredei Medi e dei Parsi".

(1) "H", comunemente translitterata come "H" per semplicità, è pronunciata in sumerico e nelle lingue semitiche come "CH" nello scozzese o tedesco "loch".(2) "S", comunemente translitterata come "S" per semplicità, è pronunciata in sumerico e nelle lingue semitiche come "TS".Eppure le cose non erano così semplici.

Nonostante la presunta origine straniera di questi invasori, l'Antico Testamento li tratta come parte integrante degli eventi biblici. Ciro, per esempio, è considerato un "Unto di Yahweh", il che è piuttosto strano per un non-ebreo. Secondo il Libro di Esdra, poi, Ciro accettò la missione di ricostruire il Tempio di Gerusalemme e affermò di agire in base agli ordini di Yahweh, che egli chiamava "Dio del cielo".


Ciro e gli altri re della sua dinastia chiamavano se stessi con il nome di Achemenidi, dal titolo adottato dal fondatore della dinastia stessa, Hacham-Anish. Questo titolo non era affatto ariano, ma semitico, e significava "uomo saggio". Tutto considerato, gli studiosi non hanno mai approfondito i molti punti che avrebbero potuto far pensare ad analogie tra il Dio ebraico Yahweh e la divinità che gli Achemenidi chiamavano "Saggio Signore", e che nelle raffigurazioni, per esempio nel sigillo reale di Dario (figura sopra), compariva nei cieli all'interno di una sfera alata. È ormai accertato che le radici culturali, religiose e storiche di questi antichi Persiani risalgono ai precedenti imperi di Babilonia e di Assiria, di cui l'Antico Testamento documenta la diffusione e la successiva caduta.

I simboli che compaiono sui sigilli e sui monumenti degli Achemenidi furono in un primo tempo ritenuti elementi puramente decorativi. Solo nel 1686 Engelbert Kampfer, dopo aver visitato Persepoli, l'antica capitale persiana, definì quei segni "cuneati" e capì che rappresentavano vere e proprie lettere a forma di cuneo. Da allora quella forma di scritturavenne chiamata "cuneiforme". 

Via via che si procedeva a decifrare le iscrizioni degli Achemenidi, divenivano sempre più evidenti le analogie con leiscrizioni trovate su antichi oggetti artigianali e tavolette in Mesopotamia, la terra che si trovava tra i fiumi Tigri ed Eufrate. Da prima si trattò di ritrovamenti isolati, sparsi qua e là, finché l'archeologo francese Paul-Emile Botta organizzò,nel 1843, la prima grande spedizione archeologica mirata. 


Per essa scelse un luogo della Mesopotamia settentrionale, chiamato oggi Khorsabad, vicino all'attuale Mosul. Ben presto Botta potè stabilire che le iscrizioni cuneiformi parlavano di un luogo chiamato Dur Sharru Kin. Erano iscrizioni semitiche, in una lingua sorella di quella ebraica, e il nome significava "la città cinta di mura del re giusto". 

Questore nei nostri testi è chiamato Sargon II. La città citata nelle iscrizioni era la capitale del regno assiro; al suo centro vi era un magnifico palazzo reale le cui mura erano ornate di bassorilievi che, messi uno vicino all'altro, si estendevano per oltre un miglio. Dominava la città e il complesso reale una piramide a gradini chiamata ziggurat, che fungeva da "scala verso il paradiso" per gli dèi (figura sopra).

L'impianto della città e le sculture facevano pensare a uno stile di vita complesso ed estremamente avanzato. Palazzi, templi, case, stalle, magazzini, mura, colonne, decorazioni, statue, opere d'arte, torri, cinte di difesa, terrazze, giardini: tutto venne completato in soli cinque anni. Secondo Georges Contenau (La vie quotidienne à Babylone et en Assyrie, «Lavita quotidiana a Babilonia e in Assiria»), «l'immaginazione vacilla di fronte alla potenziale forza di un impero che è riuscito a fare tanto in così poco tempo», circa 3.000 anni fa.

Continua ...
 
Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI 
(The 12th Planet,1976) - Capitolo secondo

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domenica 24 luglio 2016

Il libro di bronzo - Colebrook


La Bibbia Kolbrin: 
il manoscritto che ha 3.600 anni riscriverà la storia
 
Tra le tante cose che narra la Bibbia Kolbrin, c'è la storia della creazione umana e menziona anche l'esistenza di antiche culture (civiltà) che hanno vissuto sulla Terra prima dell'arrivo di Adamo ed Eva. E' forse uno dei testi antichi e più dibattuti che menziona l'esistenza di antiche civiltà sulla Terra altamente avanzate  prima storia scritta.
"In quei giorni, gli uomini avranno il Grande Libro scritto da altri esseri prima della loro comparsa e, [al loro ritorno], la saggezza sarà rivelata, pochi saranno presenti e radunati per l'ora della prova. Quegli intrepidi sopravviveranno ... "Manoscritti 3:10
Mentre molte persone non sono consapevoli della sua esistenza, la cosiddetta Bibbia Kolbrin racconta la storia di antichi avvenimenti della storia dimenticata del genere umano. Alcuni dei resoconti scritti nella 'Bibbia Kolbrin', viene anche detto di prevedere la nostra storia scritta, mentre altri scritti predicono eventi catastrofici che devono ancora avverarsi per colpire la terra.
 
La Kolbrin è considerata come una bibbia parallela alla classica Bibbia cristiana. Si crede possa includere dettagli affascinanti relativi ad alcuni passaggi, come il Diluvio e quello dell'Esodo. I testi Kolbrin menzionano anche 'Il Distruttore' come una figura chiave in entrambi gli eventi e descrive ancora numerosi eventi catastrofici che si devono ancora verificare.
 
La Bibbia Kolbrin è una raccolta di testi antichi nascosti per secoli e conservati da presunti gruppi segreti per quasi mille anni. Si dice che gli antichi testi sono stati recuperati da un incendio doloso all'Abbazia di Glastonbury nel 1184. Alcuni sostengono addirittura che visia una connessione profonda tra i testi antichi e Gesù Cristo.

Molti ricercatori concordano sul fatto che la 'Bibbia' Kolbrin sia un'antologia laica di almeno 3.600 anni. Viene detto che sono stati scritti allo stesso tempo, di quando è stato scritto il 'Testamento'. E' stato creato da numerosi autori che vanno dagli antichi egizi agli antichi Celti. Così come ci sono due parti - il vecchio e nuovo Testamento, le due parti che compongono il Kolbrin portano a un totale di 11 libri.

I primi sei libri della Bibbia Kolbrin sono stati scritti dagli antichi egizi, mentre i restanti libri erano stati 'redatti' dagli antichi sacerdoti celtici.
Molti credono che le parti più antiche del Bibbia Kolbrin siano state compilate dopo l'esodo, che secondo molti studiosi, si è verificato nel XV secolo a.C.

E' considerato da molti come il primo documento giudaico/cristiano che enuncia la comprensione dell'evoluzione umana, il creazionismo e il disegno intelligente. I principi matematici della Kolbrin riflette l'interesse degli antichi druidi in astronomia e matematica e parla di cataclismi globali del passato.

Il testo antico narra anche la storia della creazione umana, menzionando l'esistenza di antiche culture che esistevano sulla Terra prima dell'arrivo di Adamo ed Eva.

La prima parte della Kolbrin contiene la storia della creazione che viene letta sia in forma religiosa, sia come un testo scientifico. Gli ultimi due libri della Kolbrin sono dedicati a Gesù.

È interessante notare che questo antico documento, chiamato anche il libro di bronzo o il Colebrook, descrive gli Angeli Caduti che sono anche menzionati nella Genesi, facendo riferimento a 'mortali' che hanno sposato le figlie di Adamo ed Eva e insieme hanno avuto dei bambini. Essa contraddice la credenza comune che gli esseri divini si siano incrociati moralmente con gli esseri umani.

Il Distruttore: una figura chiave per l'umanità
 
La Bibbia Kolbrin  - 21st Century Master Edition
  • Manoscritti 3: 3
Nel passare dei secoli, certe leggi hanno operato sulle stelle nel cielo. I loro modi sono cambiati; c'è stato un gran movimento e agitazione, non sono state più costanti è apparsa nei cieli solo una grande luce rossa.
  • Manoscritti 3: 4
Quando il sangue cadrà sulla Terra, apparirà il Distruttore, e le montagne si apriranno eruttando fuoco e cenere. Gli alberi saranno distrutti e tutti gli esseri viventi inghiottiti. Le acque saranno inghiottite dalla terra, e mari ribolliranno.
  • Manoscritti 3: 6
Le persone in preda alla follia si disperderanno. Essi sentiranno il rombo e il grido di battaglia del distruttore e cercheranno rifugio all'interno di tane nelle viscere della terra. Il terrore corroderà il loro cuore e il loro coraggio scorrerà da loro come l'acqua da una brocca rotta. Essi saranno consumati dall'ira e dal soffio fiammeggiante del distruttore.

http://www.ancient-code.com/the-kolbrin-bible-a-3600-year-old-manuscript-that-will-rewrite-
history/  
Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da
 
Per saperne di più sulla Bibbia Kolbrin:

giovedì 7 agosto 2014

"Da El a Yhwh"


SUL YAHWEH PRE ESODO

 

Quando si parla della figura di Yahweh ogni risorsa comunemente disponibile é strettamente legata alla tradizione biblica o, nei rari casi più antichi, alle manifestazioni del culto yahwista di poco precedente l’epoca comunemente accettata per l’origine dei libri biblici. Pur se i racconti della bibbia, in particolar modo l’Esodo, si riferiscono a tempi di molto precedenti la redazione dei libri, e quindi si colloca il personaggio Yahweh in quei tempi, per trovare traccia scritta del nome di Yahweh in una lingua standardizzata bisognerà aspettare il VII° secolo a.C. e stranamente il nome è scritto non in elamita o aramaico ma in assiro.


Per intenderci, l’Esodo che è stato collocato dai vari autori tra il XV° e il XIII° secolo a.C., ci presenta l’esordio del nome di Yahweh, ma il libro che tratta di quest’ esodo é stato scritto circa 7 secoli dopo, dunque la testimonianza scritta del nome e della figura di Yahweh é relativamente recente rispetto a tutto l’arco storico biblico.

Ciò rende difficile inquadrare la figura di Yahweh nel contesto della fase iniziale della storia del popolo di Israele, poiché nei secoli in cui si sarebbe verificato l’ esodo non ci sono testimonianze scritte riguardanti Yahweh stesso.

Se il personaggio Yahweh viene messo in relazione alle divinità semitiche dell’ovest i cui nomi compaiono spesso nelle iscrizioni canaanite, aramee, babilonesi ed ebree (per esempio Ya, Yami, Yauwilum, Yaw) é possibile che si tratti di una delle divinità canaanite minori presenti in tavole cuneiformi ritrovate a Taanach e risalenti sicuramente a prima del XX° secolo a.C.; eppure non esistono prove conclusive e definitive di testimonianze di scrittura cuneiforme del nome Yahweh prima dell’VIII° secolo a.C.

Tuttavia sembra che Yahweh sia stato una delle divinità del deserto adorate dai Keniti prima di essere incontrato da Mosè nel periodo dell’Esodo. Ciò ci giunge da un documento nel ‘regno del nord’ nel libro dell’Esodo, e dalle tradizioni sacerdotali successive.

D’altra parte nella narrativa giudaica si afferma che il personaggio Yahweh fosse conosciuto agli antenati di Israele sin dai tempi di Enoch. Si noti comunque che si tratta, come già detto, di una letteratura ‘postuma’. Le narrative di questo genere non spiegano come mai i regni del nord, non immersi nel Yahwismo fino al periodo dell’ Esodo, dovessero far risalire l’ origine del culto Sinaitico proprio a Yahweh. 

Se in fin dei conti, nel periodo risalente a circa il II° millennio, i regni del nord di Israele non avevano un culto di Yahweh paragonabile a quello che aveva Mosè nel XV° secolo, perché questi stessi popoli fanno risalire a Yahweh il culto del Sinai? Una analisi di questa problematica viene affrontata dal professor H. Rowley il quale afferma che furono solo le tribù che condivisero l’Esodo con Mosè ad affermare e condividere il culto yahwista, ma nemmeno lui stabilisce un perché. 

Ad ogni modo le narrative canaanite e giudaiche ci presentano la figura adorata nel culto yahwista come una figura profondamente diversa, per esempio, da quella di Osiride in Egitto o Tammuz e Marduk a Babilonia, o ancora Aleyan-Baal a Canaan. Fu solo quando la Palestina divenne ufficialmente la ‘terra di Yahweh’ che le tradizioni ebree e canaanite vengono assimilate come a formare il risultato di un miscelamento di tradizioni paragonabile a quello che si ha tra invasori e indigeni. Nell’invasione ebraica nelle terre canaanite, gli ebrei impararono da loro le tradizioni agro-culturali e ‘tecnologiche’ integrando la tradizione canaanita con la propria dottrina religiosa spirituale.

Questo interscambio di culture e tradizioni produce l’avvento di un culto sinaitico marcatamente rivolto a tradizioni di fertilità, creando una sorta di parallelo con le altre figure divine presenti in Mesopotamia.

Ma quanto possiamo fidarci delle testimonianze del I° millennio a.C. che descrivono il culto di Yahweh già in periodi risalenti al II° millennio o ancora precedenti? Una traccia dell’origine di Yahweh a mio avviso è rimasta in alcune frasi riportate nell’Esodo. La frase che Yahweh pronuncia a Mosè: “Ad Abramo e Isacco mi presentai come El Shaddai […] ma il mio nome Jahwe loro non conobbero” ci riporta alla mente che la figura di El Shaddai era un ‘dio delle Montagne’ e del deserto, coerentemente con quanto tramandato dai regni del nord di Israele che lo propongono come divinità presso i Keniti. Questa tribù era proveniente dall’Asia minore e viene descritta come ‘gente abile nella lavorazione dei metalli’. 

Se si ritiene veritiera questa identificazione dei Keniti, la presenza di Yahweh (sotto altro nome) nella loro tradizione precedente l’epoca di Jethro e Abramo può permetterci di ipotizzare che il culto di questo ‘proto-Yahweh’ venisse dalle regioni mediorientali più a est, quasi ai limiti dell’Anatolia.

Questa serie di considerazioni e testimonianze provenienti dalla tradizione si ricollegano ai concetti espressi nell’ articolo riguardante la ‘Nascita di Jahweh’ (consultabile QUI), in particolar modo rafforzando quanto in quell’articolo detto sulle figure di Ish.Kur ed Enlil.

Nel link "consultabile" sopracitato è possibile leggere:
  • Gli altri El
  • El come En.Ki
  • El/yahweh come Ish.Kur
  • El/yahweh come Nin.Gish.Zid.Da
  • El/yahweh come Ner.Gal e Nin.Ur.Ta
  • Da El a yahweh
di Alessandro Demontis

martedì 22 ottobre 2013

Babilonia, l'antica capitale del clero



L'Antico Testamento narrato da David Icke

Pare che nel 721 a.C. Israele sia stata invasa dagli Assiri e che gli Israeliti o Cananei siano stati ridotti in schiavitù. Tuttavia, le tribù che la storia ufficiale identifica con i nomi di Judah e Benjamin sopravvissero ancora per più di cento anni, prima di essere conquistate e catturate dai nostri amici, i Babilonesi, intorno al 586 a.C. Fu a Babilonia, l'antica capitale del clero e dei vertici ariano-rettili, che i sacerdoti ebrei, i Leviti, cominciarono a inventarsi una storia per occultare la verità dei fatti.

Come può, infatti, una Confraternita che dappertutto ha distrutto antiche conoscenze e biblioteche, rivelare nei suoi testi come sono andate le cose? E' assai più probabile che si serva di quei testi per diffondere la versione dei fatti che vuol far credere alla gente.

Durante e dopo il loro soggiorno in Babilonia, arricchiti dalle conoscenze e dalle leggende creditate dai Sumeri, i Leviti mescolarono la verità, una verità spesso simbolica, con la fantasia e su questa commistione si basa l'Antico Testamento. I cosiddetti Israeliti non scrissero questi testi, né ne condivisero i presupposti.

Pur ammettendo che siano esistiti, gli Israeliti si dispersero molto tempo prima rispetto all'epoca in cui i Leviti intinsero la penna nell'inchiostro. La Genesi, l'Esodo, il Levitico e i Numeri, che insieme formano la Torah "ebraica"; furono tutti scritti dai Leviti, o sotto la loro supervisione, durante o dopo il loro soggiorno babilonese.

Questo gruppo di fanatici del sangue, dei sacrifici umani e della magia nera, di cui non mi fiderei per nessun motivo al mondo, compilò la legge che il popolo ebraico dovrebbe tuttora seguire. Allo stesso modo, molti fanatici cristiani citano questa riba come la parola di Dio! Non è la parola di Dio, è la parola dei Leviti, supervisionati dai purosangue e dai ibridi rettili della Confraternita Babilonese.

Le tavolette sumere dimostrano oltre ogni dubbio che la Genesi fu una versione molto rivisitata e condensata dei documenti sumeri. La storia sumera di Edin fu ripresa dalla Bibbia laddove essa parla del Giardino dell'Eden. Ricordate la storia di "Mosè"  che viene trovato tra i giunchi da una principessa egizia? La stessa storia la raccontavano i Sumeri-Babilonesi a proposito di re Sargon il vecchio.

La storia di Mosè è una finzione, come lo sono la cattività egiziana l'Esodo (almeno nella storia descritta) e le 12 Tribù che discesero da Giacobbe. Questi testi furono scritti dai Leviti, i cui capi erano gli iniziati delle scuole misteriche rettiliane  babilonesi.

Le storie che essi presentano sono simboliche, ma solo gli iniziati sono in grado di decifrarle, mentre le masse si fermano al loro significato letterale. Secondo i Leviti, Dio consegnò a Mosè le leggi e i comandamenti su la sommità di una montagna. Ancora una volta la montagna acquista un significato simbolico. Ciò si spiega sulla base del fatto che la montagna è vicina al simbolo di Dio, il Sole.

Monte sion significa montagna del Sole. Il sole che sorge sulle montagne orientali è ancora oggi un importante simbolo per la Confraternita. La storia degli Israeliti e degli Ebrei è per lo più frutto di fantasia: il velo dietro cui la verità è stata occultata.

Nessuno si è fatto fregare di più, nel corso dei millenni del popolo che si definisce Ebreo nel suo complesso non sospetta minimamente l'esistenza. Non c'è esempio migliore di questa manipolazione del sostegno e dell'appoggio di alcune stirpi rettiliane come gli ebrei "Rothschild hanno dato ai nazisti, facendone pagare le indicibili conseguenze alla massa del popolo ebreo.

La storia Levitica dall'Esodo è una cortina fumogena dietro cui si nasconde il fatto che le conoscenze "ebraiche" furono rubate dalle scuole misteriche egizie, dopo che in esse si infiltrò la Confraternita Babilonese. Gli egizi considerarono la Rivelazione di Geova come un furto commesso a danno delle sacre scienze. Manly P. Hall, storico e iniziato dalla Frammassoneria, sostiene che la magia nera impose in Egitto la  religione di Stato e che le attività intellettuali e spirituali della popolazione furono paralizzate da una completa osservanza del dogma abilmente formulato dalla classe del clero.

Si tratta di una descrizione perfetta del metodo levitico-babilonese e di quello di tutte le future religioni, come il cristianesimo, che si basavano sulle menzogne diffuse dai Leviti. E questo è un punto fondamentale da tenere a mente. I principi fondamentali del giudaismo, del cristianesimo e del islamismo si fondano sulle stesse storie scritte dai leviti, dopo il loro soggiorno a Babilonia.

Stiamo considerando un momento della storia che si rileverà poi cruciale per il mondo di allora come quello di oggi. Le conoscenze che i Leviti rubarono in Egitto e diffusero dopo il loro soggiorno babilonese, divennero note con il nome di Cabala (Kabala, Qaballa), che deriva dalla radice ebraica "QBC", che significa "bocca vicino all'orecchio". Questo è il metodo usato per comunicare agli iniziati le informazioni segretissime.

La Cabala è la corrente esoterica di ciò che si chiama giudaismo, che in realtà è una facciata della Confraternita Babilonese, come lo è il Vaticano. La Cabala si basa sulle conoscenze segrete nascoste in codice all'interno dell'Antico Testamento e di altri testi. Il giudaismo ne è un'interpretazione letterale.
Questa è una tecnica che si può riscontrare in tutte le religioni. 

Un esempio della codificazione Levitica sono i nomi dei cinque scribi Garia, Dabria, Echanu, e Azrel, che compaiono nel secondo libro di Esdra o Ezra, ecco i veri significati di quei nomi:
  • Garia: segni che gli antichi scribi usavano per indicare che un testo è lacunoso o presenta duplice significato.
  • Dabria: parole che comprendono una frase o un testo.
  • Tzelemia: cifre, espressioni figurate o indicate in maniera oscura.
  • Echanu: qualcosa che è stato cambiato o radoppiato.
  • Azrel: il nome Esdra/Ezdra; il suffisso "el" significa "l'opera di Ezra"
Questi cinque nomi di "scribi" perciò suonano come un'unica frase diretta agli iniziati: "Segni di ammonimento-parole oscuramente cifrate-che sono state cambiate o raddoppiate-opera di Ezra.

Dal Segreto più Nascosto di David Icke pagine: 108-109-110

mercoledì 14 settembre 2011

"Le leggi"


I Dieci Comandamenti: questa espressione fa riferimento ai dieci principi religiosi ed etici dell'Alleanza tra Dio e il popolo di Israele stipulata sul monte Sinai, come riporta Esodo 20,2-17 e come confermato nel Deuteronomio 5,6-18 (<<io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi difronte a me.

Non ti farai idolo, né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo né di quanto è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. (...) Non pronunzierai invano il nome del Signora (...). Ricordati del giorno di sabato per santificarlo (...) onora tuo padre e tua madre (...). Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non pronunziare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo (...) né alcuna cosa che appartenga al prossimo.>>)

I primi tre comandamenti affermano i principi religiosi di un monoteismo centrato sulla figura di Yhaweh; il quarto raccomanda di santificare il settimo giorno, Sabbath; il quinto raccomanda il rispetto nei confronti dei genitori; gli altri cinque sono dei veri e propri imperativi relativi al comportamento sociale e morale.


Nello stabilire il monoteismo e nel vietare gli idoli, i Comandamenti erano unici nel panorama del politeismo predominante, che prevedeva l'adorazione di molte divinità rappresentate dalle loro statue; nelle loro istruzioni etico e sociali, i Comandamenti differivano dai codici di leggi di altre nazioni che (come quella di Hammurabi a Babilonia) si limitavano a essere elenchi di crimini con le relative punizioni.

Mosè scrisse i comandamenti (letteralmente "Proverbi" in ebraico) su due tavole di pietra  che ricevette sul monte Sinai: gli unici oggetti conservati nell'Arca dell'Alleanza.

Il Deuteronomio (H Davarin, "Proverbi"): è il quinto libro dei cosi detti cinque libri di Mosè della Bibbia, il cui versetto di apertura recita: <<Queste sono le parole che Mosè rivolse a tutto Israele oltre il Giordano, nel deserto>>. Il libro passa in rassegna gli eventi dell'Esodo e ripete i comandamenti che gli Israeliti dovevano osservare.

Zecharia Sitchin, ha dimostrato che, se la datazione dell'Esodo segue rigidamente le date della Bibbia, questo ebbe inizio nel 1433 a.C., che la "figlia del faraone" che adottò Mosè era la principessa Hatshepsut, che non aveva avuto figli e che apparteneva a una dinastia in cui molti nomi reali includevano il suffisso "Mss" (ad esempio Ra-Mses).





Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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