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lunedì 21 ottobre 2019

LA CIVILTÀ SORTA DAL NULLA

 

LA CIVILTÀ SORTA DAL NULLA 

Per lungo tempo l'Occidente credette che la propria civiltà fosse un dono di Roma e della Grecia. Eppure gli stessi filosofi greci scrissero più volte di aver attinto a fonti antecedenti. Chi tornava in Europa dopo un viaggio in Egitto, poi, raccontava che in quella terra esistevano grandiose piramidi e città-tempio semi sepolte nella sabbia, a guardia delle quali stavano strani animali di pietra chiamate sfingi.

Quando, nel 1799, Napoleone arrivò in Egitto, portò con sé alcuni studiosi perché esaminassero e spiegassero questi antichi monumenti. Uno dei suoi ufficiali trovò vicino a Rosetta una lastra di pietra che recava inciso un proclama del 196 a.C. nell'antica scrittura pittografica egizia (geroglifici), oltre che in due altre forme di scrittura.

Una volta decifrata la scrittura egizia, l'Occidente comprese, anche grazie ai ritrovamenti archeologici che seguirono, che l'Egitto aveva conosciuto un alto livello di civiltà ben prima dell'avvento dei Greci. Le fonti egizie parlavano di dinastie reali - cominciate intorno al 3100 a.C. - due millenni prima che vedesse la luce la civiltà greca, che raggiunse il periodo di massimo splendore solo nel V e IV secolo a.C.

E dunque da ricercarsi in Egitto l'origine della nostra civiltà? Per quanto logica sembri tale conclusione, i fatti sembrano in realtà smentirla. Gli studiosi greci descrissero sì i loro viaggi in Egitto, ma le antiche fonti di conoscenza delle quali parlavano furono ritrovate altrove. Le culture pre-ellenistiche del Mar Egeo - la civiltà minoica sull'isola di Creta e quella micenea nella Grecia continentale - mostravano legami più con la cultura dell'area medio-orientale che con quella egizia. 

La Siria e l'Anatolia, non l'Egitto, erano le arterie principali attraverso cui i Greci avevano potuto attingere a una civiltà precedente. L'invasione della Grecia da parte dei Dori e quella della terra di Canaan da parte degli Israeliti in seguito all'Esodo dall'Egitto erano avvenute più o meno nello stesso periodo (verso il XII secolo a.C). Partendo da questo presupposto, gli studiosi si sono messi alla ricerca di eventuali analogie tra la civiltà semitica e quella ellenica, e ne hanno trovate molte. 

Ilprofessor Cyrus H. Gordon (Forgotten Scripts; Evidence for the Minoan Language; «Scritti dimenticati; Testimonianze della lingua minoica») inaugurò un nuovo filone di studi dimostrando che un'antica scrittura minoica, chiamata Lineare A, rappresentava in realtà una lingua semitica. Egli ne concluse che «il modello (distinto dal contenuto) delle civiltà ebraica e minoica era per molti versi lo stesso», e notò inoltre che il nome dell'isola, Creta, pronunciato alla maniera minoica Ke-re-ta, era uguale alla parola ebraica Ke-re-et ("città cinta dimura") e si ritrovava in un racconto semitico in cui si parlava di un re di Keret. 

Anche l'alfabeto greco, dal quale derivano quello latino e anche i nostri moderni alfabeti, proveniva dal Medio Oriente. Gli antichi storici greci scrissero che un fenicio di nome Kadmus ("antico") portò loro l'alfabeto, che comprendeva lo stesso numero di lettere, nel medesimo ordine, di quello ebraico; era questo l'unico alfabeto greco in uso al tempo della guerra di Troia. 

Fu poi il poeta Simonide di Ceo, nel v secolo a.C, ad aumentare a 26 il numero delle lettere. Il fatto che la scrittura greca e quella latina, come del resto tutta l'ossatura della nostra cultura occidentale, fosse stata importata dal Medio Oriente risulta evidente se confrontiamo ordini, nomi e segni dell'alfabeto originario medio-orientale con quello greco antico, molto più recente, e con quello latino, ancora più recente (vedi figura a lato).

Gli studiosi sapevano bene, ovviamente, che i Grecia vevano avuto contatti con il Medio Oriente nel I millennio a.C, contatti culminati con la sconfitta dei Persiani da parte di Alessandro il Macedone nel 331 a.C. Le fonti grechecontenevano molte informazioni su questi Persiani e sulle loroterre (che corrispondono approssimativamente all'odierno Iran). 

Analizzando i nomi dei loro re - Ciro, Dario, Serse - e delleloro divinità, che sembrano appartenere al ceppo linguistico indoeuropeo, gli studiosi giunsero alla conclusione che essi appartenevano a quel popolo ariano ("signore") comparso nei pressi del Mar Caspio verso la fine del II millennio a.C. e diffusosi poi verso ovest in Asia Minore, verso est in India everso sud in quelle che l'Antico Testamento chiamava "le terredei Medi e dei Parsi".

(1) "H", comunemente translitterata come "H" per semplicità, è pronunciata in sumerico e nelle lingue semitiche come "CH" nello scozzese o tedesco "loch".(2) "S", comunemente translitterata come "S" per semplicità, è pronunciata in sumerico e nelle lingue semitiche come "TS".Eppure le cose non erano così semplici.

Nonostante la presunta origine straniera di questi invasori, l'Antico Testamento li tratta come parte integrante degli eventi biblici. Ciro, per esempio, è considerato un "Unto di Yahweh", il che è piuttosto strano per un non-ebreo. Secondo il Libro di Esdra, poi, Ciro accettò la missione di ricostruire il Tempio di Gerusalemme e affermò di agire in base agli ordini di Yahweh, che egli chiamava "Dio del cielo".


Ciro e gli altri re della sua dinastia chiamavano se stessi con il nome di Achemenidi, dal titolo adottato dal fondatore della dinastia stessa, Hacham-Anish. Questo titolo non era affatto ariano, ma semitico, e significava "uomo saggio". Tutto considerato, gli studiosi non hanno mai approfondito i molti punti che avrebbero potuto far pensare ad analogie tra il Dio ebraico Yahweh e la divinità che gli Achemenidi chiamavano "Saggio Signore", e che nelle raffigurazioni, per esempio nel sigillo reale di Dario (figura sopra), compariva nei cieli all'interno di una sfera alata. È ormai accertato che le radici culturali, religiose e storiche di questi antichi Persiani risalgono ai precedenti imperi di Babilonia e di Assiria, di cui l'Antico Testamento documenta la diffusione e la successiva caduta.

I simboli che compaiono sui sigilli e sui monumenti degli Achemenidi furono in un primo tempo ritenuti elementi puramente decorativi. Solo nel 1686 Engelbert Kampfer, dopo aver visitato Persepoli, l'antica capitale persiana, definì quei segni "cuneati" e capì che rappresentavano vere e proprie lettere a forma di cuneo. Da allora quella forma di scritturavenne chiamata "cuneiforme". 

Via via che si procedeva a decifrare le iscrizioni degli Achemenidi, divenivano sempre più evidenti le analogie con leiscrizioni trovate su antichi oggetti artigianali e tavolette in Mesopotamia, la terra che si trovava tra i fiumi Tigri ed Eufrate. Da prima si trattò di ritrovamenti isolati, sparsi qua e là, finché l'archeologo francese Paul-Emile Botta organizzò,nel 1843, la prima grande spedizione archeologica mirata. 


Per essa scelse un luogo della Mesopotamia settentrionale, chiamato oggi Khorsabad, vicino all'attuale Mosul. Ben presto Botta potè stabilire che le iscrizioni cuneiformi parlavano di un luogo chiamato Dur Sharru Kin. Erano iscrizioni semitiche, in una lingua sorella di quella ebraica, e il nome significava "la città cinta di mura del re giusto". 

Questore nei nostri testi è chiamato Sargon II. La città citata nelle iscrizioni era la capitale del regno assiro; al suo centro vi era un magnifico palazzo reale le cui mura erano ornate di bassorilievi che, messi uno vicino all'altro, si estendevano per oltre un miglio. Dominava la città e il complesso reale una piramide a gradini chiamata ziggurat, che fungeva da "scala verso il paradiso" per gli dèi (figura sopra).

L'impianto della città e le sculture facevano pensare a uno stile di vita complesso ed estremamente avanzato. Palazzi, templi, case, stalle, magazzini, mura, colonne, decorazioni, statue, opere d'arte, torri, cinte di difesa, terrazze, giardini: tutto venne completato in soli cinque anni. Secondo Georges Contenau (La vie quotidienne à Babylone et en Assyrie, «Lavita quotidiana a Babilonia e in Assiria»), «l'immaginazione vacilla di fronte alla potenziale forza di un impero che è riuscito a fare tanto in così poco tempo», circa 3.000 anni fa.

Continua ...
 
Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI 
(The 12th Planet,1976) - Capitolo secondo

®wld 

martedì 30 luglio 2019

MARDUK: parallelismi tra previsioni profetiche, presagi astrologici ed eventi astronomici

 
Babilonia era la "città sacra" dedicato al culto di Marduk, 
che aveva lì il suo tempio e una statua d'oro 

La profezia di Marduk del re babilonese Nabucodonosor e la statua rubata di un Dio  

di Ellen Lloyd 
04 luglio 2019 
dal sito web AncientPages 

Come figlio del potente dio Enki, creatore e protettore dell'umanità, Marduk ha un ruolo importante nella mitologia mesopotamica e nella storia di Babilonia.

Babilonia era la "città sacra" dedicata al culto di Marduk, che lì aveva il suo tempio e una statua d'oro. Nell'antichità Babilonia era considerata quasi il "centro del mondo".

Persino Alessandro Magno rimase incantato dalla sua bellezza e potenza.

Da un antico testo assiro noto come "Profezia di Marduk", noto anche come "Profezie di Sulgi", si può conoscere i viaggi di Marduk verso le terre di Ittiti, Assiri ed Elamiti e,
"la previsione di un futuro re che ricondurrà Marduk da Elam, un paese antico nell'Iran sud-occidentale" ...
Secondo gli storici, la profezia di Marduk fu scritta tra il 713 e il 612 a.C.

L'antico documento è stato riportato alla luce nella Casa dell'Esorcista vicino a un tempio nella città di Ashur, la prima capitale dell'Impero assiro.

Poiché questo documento è stato probabilmente scritto durante il regno di Nabucodonosor I, la maggior parte degli storici suggerisce che sia servito come pezzo di propaganda per celebrare la sua vittoria.

La profezia di Marduk descrive,
il ritorno di un re forte e potente che ripristinerà la pace e l'ordine in città portando a casa la statua del dio.

 
Dettaglio dal kudurru di Nabucodonosor garantire a Šitti-Marduk la libertà fiscale. 
Credito: dominio pubblico

 Re Nabucodonosor I,
"Marciò nell'Elam e rimpatriò la statua rubata di Marduk". 1
L'elenco dei re babilonesi informa che governò per 22 anni e un kudurru rivela che il re Nabucodonosor I recuperò la statua del dio Marduk durante la sua battaglia contro gli elamiti. 2

I babilonesi avevano i cosiddetti "kudurrus", stele di pietra scolpite e scolpite con iscrizioni.

Erano importanti non solo per ragioni economiche e religiose, ma anche come quasi le uniche opere d'arte, sopravvissute dal periodo del dominio kassita in Babilonia (16-12 a.C. circa).

Molti eventi storici significativi furono inscritti su questi kudurrus.

Sebbene la maggior parte pensi che la profezia di Marduk sia stata scritta come omaggio al re Nabucodonosor I, è anche possibile che il documento abbia avuto un altro scopo. 


È interessante notare che, durante gli scavi nella Casa dell'Esorcista, gli archeologi hanno trovato diverse tavolette cuneiformi che riguardano anche altri eventi.
"A parte la" profezia di Marduk", l'inventario non include alcun testo rilevante per la campagna elamita di Nabucodonosor che probabilmente è stata la preoccupazione principale dell'autore del nostro testo, ma ci sono alcuni testi che proclamano la superiorità della divinità principale assira Assur Marduk (ad esempio il 'Marduk Ordeal').

Ciò suggerisce che il proprietario dell'esemplare di Assur aveva molto più interesse per la riflessione teologica sul rapporto tra gli dei assiri e babilonesi, presumibilmente stimolato dal rapimento assiro della statua di Marduk sotto Sennacherib (689 a.C.), che nel trionfo di Nabucodonosor. " 1

Ciò ha portato alcuni a ipotizzare se la profezia di Marduk sia stata forse scritta in relazione a come Marduk dovrebbe essere valutato in relazione al dio Assur, la divinità più importante della capitale assira Ashur.

 
Ashur, il dio principale del pantheon assiro nella religione mesopotamica, venerato principalmente nella metà settentrionale della Mesopotamia, e parti del nord-est della Siria e del sud-est asiatico minore (vecchia Assiria).

La profezia contiene anche testi di presagio astrologico e menziona alcuni luoghi antichi associati a costellazioni specifiche.

Molte predizioni nelle profezie di Marduk e Sulgi, così come nella profezia di Uruk, hanno allo stesso modo un parallelo esatto nel corpus astrologico. "3
Poiché i babilonesi e i sumeri avevano una conoscenza avanzata dell'astronomia, non è sorprendente scoprire che si basavano su oggetti celesti per una serie di ragioni e ci sono specifici parallelismi tra previsioni profetiche, presagi astrologici ed eventi astronomici ...

Riferimenti:
  1. Takuma Sugie - La ricezione della profezia di Marduk nel VII secolo a.C. Assur - Oriente. 2014, Vol.49, No.0, p.107.
  2. Benjamin R. Foster - Before the Muse: An Anthology of Akkadian Literature
  3. Biggs, Robert D. - "Le profezie babilonesi e le tradizioni astrologiche della Mesopotamia" - Journal of Cuneiform Studies37, n. 1 (1985): 86-90. doi: 10,2307 / 1.359.960.


®wld

martedì 4 dicembre 2018

La sfida di risuscitare una lingua antica


La lingua parlata in tempi antichi a Babilonia rinasce dopo aver taciuto per duemila anni

Quasi 2000 anni dopo essere caduto in disuso, uno specialista di linguistica presso l'Università di Cambridge, il dott. Martin Worthington, ha imparato a parlare con l'antico babilonese, e non sta solo facendo campagne per farla rivivere come una forma di comunicazione orale, ma anche Ha anche realizzato un film in questa antica lingua.

I principali finanziatori del film diretto dal Dr. Worthington, membro del St John's College, erano la Philological Society, il Thriplow Benevolent Fund, l'Università di Cambridge e vari college di Cambridge, che consentivano agli studenti di produrre il primo film al mondo nell'antica Babilonia. Secondo un articolo pubblicato su The Telegraph, gli studenti attori "hanno drammatizzato una storia popolare di una tavoletta di argilla del 701 a.C. intitolato 'Il povero uomo di Nippur'."


La vecchia storia racconta la storia di un pastore di capre che picchia il sindaco di una città "tre volte" per vendicarsi di aver ucciso una delle sue capre.

Per due decenni, il dott. Worthington ha studiato l'antica lingua mediorientale usata in passato "dai re babilonesi della Mesopotamia, i faraoni egizi ei potentati del Vicino Oriente", secondo The Telegraph.

  
Tavoletta in terracotta "Inanna preferisce il contadino". Qui, in questo mito, Enkimdu (dio dell'agricoltura) e Dumuzi (dio del cibo e della vegetazione) cercano di conquistare la mano della dea sumera Inanna. Iscrizione in lingua sumera trovata a Nippur (attuale Nuffar, Governatorato di Al-Qadisiya, Iraq). Prima metà del secondo millennio a. C., Museo dell'antico est, Istanbul. (Osama Shukir Muhammed Amin FRCP 
(Glasg / CC BY SA 4.0 ) 

Un articolo pubblicato sul Daily Mail spiega in che modo gli scienziati "hanno creato un archivio unico di registrazioni di diversi lettori di storie e iscrizioni babilonesi e organizzato una conferenza annuale per sei formatori interessati allo studio dell'antica Mesopotamia e dell'antico Egitto". Le registrazioni del Dr. Worthington con le letture dei miti e poesie babilonesi nella loro lingua originale sono disponibili online all'indirizzo: https://www.soas.ac.uk/baplar/recordings/ 

E dove molti accademici e cineasti sono spesso portati via dall'ego, in cerca di riconoscimento e ammirazione, gli obiettivi del Dr. Worthington sono esemplari, essendo stati un pioniere nel parlare babilonese nella convinzione che "permette agli studenti di godere della magia di autenticità e connettere con parole un mondo perduto e distante. "E non possiamo non rispettare quell'atteggiamento, dal momento che la ricerca di metodi di insegnamento innovativi e il fatto di dare vita a un curriculum che altrimenti sarebbe piuttosto grigio, definisce grandezza nel campo dell'istruzione. 

  
George Heath-Whyte interpreta Gimil-Ninurta nell'antica opera babilonese "Il povero uomo di Nippur". ( Dipartimento di Archeologia, Università di Cambridge 

La sfida di risuscitare una lingua antica 

Dal momento che nessuno ha mai provato a parlare la lingua babilonese, usata dagli antichi popoli che dominavano quello che ora è l'Iraq, il dott. Worthington non aveva alcun riferimento per essere in grado di misurare l'accuratezza delle loro vocalizzazioni. Un articolo pubblicato su Heritage Key analizza la sfida di sapere come "il babilonese, o qualsiasi altra lingua morta, suonava" spiegando che l'accuratezza si basa su "strategie e tecniche diverse". A volte i ricercatori usano parole babilonesi e assire trascritte in alfabeti diversi da quelli cuneiformi, ma spesso "il suono è dedotto pericolarmente da uno studio attento delle combinazioni di lettere e dei modelli di ortografia, usando i testi cuneiformi originali" 

  
 Questo piccolo cilindro di terracotta registra le opere eseguite sulle mura della città di Babilonia per ordine del re Nabopolassar. Trovato in Babilonia, Mesopotamia, Iraq. Periodo neobabilonese, 625-605 a. C. British Museum, Londra. (Osama Shukir Muhammed Amin FRCP (Glasg) / CC BY SA 4.0 ) 

"Essenzialmente è un lavoro da detective", ha sottolineato il dott. Worthington, aggiungendo che: "Non sapremo mai con certezza se un babilonese abbia approvato i nostri tentativi di pronuncia, ma guardando da vicino le fonti originali possiamo fare una buona ipotesi. "Il ricercatore ha commentato ai giornalisti del Telegraph che dal 2000 aveva studiato" lettere di spie, trattati tra stati, corrispondenza diplomatica, incantesimi e prescrizioni mediche ". Studenti che cercano di apprendere la lingua nel loro corso universitario di assiriologia dice loro che "le strutture sono molto regolari" e nelle parole di Worthington "la maggior parte degli studenti scopre che ad un certo punto, spesso quando sono in giro da sette mesi, improvvisamente lo" prendono ": le strutture si inseriscono nel suo posto." 

Filmare una vecchia storia 

Il Dr. Worthington ha diretto il film, che è stato coprodotto con Kathryn Stevens dell'Università di Durham, e ha avuto la sua anteprima internazionale al St John's College il 27 novembre. Il film, che è ora disponibile su YouTube, è stato aperto dal più anziano assiriologo del mondo, James Kinnier Wilson, 97 anni, che ha insegnato all'Università di Cambridge per 34 anni. 

La trama del film è basata su un antico rilievo del British Museum in cui "due crudeli demoni felini armati di pugnali rappresentano le tre percosse che il sindaco ha dato al povero Nippur". Secondo le parole del dott. Worthington , "non volevano gli studenti che rappresentano la lotta nel film, quindi hanno usato il sollievo con i suoni dietro ". Per quanto riguarda la ricerca della verità essenziale della vecchia storia, secondo il Dr. Worthington "potrebbe essere interpretato come un'allegoria di come, anche se "il i quadri intermedi "erano là fuori a prenderti, un essere gentile superiore si prendeva cura di te, proprio come fa il re nella storia dando al povero un carro di guerra".

Sennacherib sul suo carro durante la guerra in Babilonia, 
rilievo del suo palazzo a Ninive. (Pubblico dominio) 

Immagine di copertina: Immagine del rilievo della Tavoletta di Shamash, stanza 55 della British Library. Scoperto a Sippar (presente Tell Abu Habbah), antica Babilonia; risale al IX secolo a.C. e mostra il dio solare Shamash sul suo trono che riceve il re babilonese Nabu-apla-iddina (888-855 a.C.), affiancato da due divinità intercessori. Il testo, in lingua babilonese, racconta come il re costruì una nuova statua per adorare il dio e accordò privilegi al suo tempio. Fonte: Prioryman / CC BY SA 4.0 

Autore: Ashley Cowie 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su www.ancient-origins.net ed è stato tradotto con il permesso 


venerdì 12 dicembre 2014

la tavoletta IGNORATA dagli accademici




LA TAVOLA ASSIRA K.3558 

A lungo i critici di Sitchin hanno sostenuto che i testi cui lui fa riferimento siano inesistenti, non rintracciabili, o quando rintracciabili, la loro traduzione è sostanzialmente diversa. 


Uno dei testi più criticati è la tavola K.3558 che Sitchin usa, a sostegno del sigillo VA243, per affermare che in antichità in Mesopotamia si fosse perfettamente a conoscenza del fatto che il sistema solare fosse composto da 10 pianeti, il sole e la luna. 

Questa tavola, che da Sitchin viene presentata come una 'definizione del MUL.MUL' o 'kakkab.kakkabu', e che lui ritiene essere il sistema solare, contiene due righe che recitano in accadico: 
naphar 12 sheremesh ha.la sha kakkab.lu
sha Sin u Shamash ina libbi ittiqu
la cui traduzione riportata da Sitchin è:
“in totale 12 membri a cui appartengono
il Sole e la Luna, e dove orbitano i pianeti”
E’ importante chiarire che Sitchin riporta questo testo asserendolo essere stato esaminato, ormai vari decenni fa, dall’eminente studioso e archeologo francese Jean Charles Gabriel Virolleaud. Non si tratta dunque di una sua traduzione o interpretazione. Bene, i critici di Sitchin asseriscono che sia dubbia perfino l’esistenza di questa tavoletta, perché ogni link presente su internet riguardante questa frase proviene da siti riguardanti l’argomento Sitchin. Per fugare ogni dubbio, basta condurre una ricerca approfondita per scoprire che la tavola esiste realmente, ed è compresa nel Catalogne of Cuneiform Tablets in the Kouyunjik Collection – Vol II – stampato nel 1891 dal British Museum. Il testo viene descritto nella pagina 543 del libro, con la seguente dicitura:

“Portions, 4 in. by 23in.; 41 + 23 + (left-hand edge) 2 + lines; Babylonian. Part of an astrological text concerning various stars.”

E ne viene riportato il contenuto cuneiforme di alcune linee:

 

Assodato che la tavoletta esiste realmente, andiamo a verificare i termini con un dizionario di accadico, al netto delle declinazioni e desinenze (occorrerebbe fare un discorso grammaticale che esula lo scopo di questa discussione). Per comodità uso il dizionario di accadico presente su Premium Wannadoo, curato dalla “Association Assyrophile de France” 

Dizionario Accadico

NAPHAR = napḫaru = sumero ŠU.NIGIN = totalità, in totale
SHEREMESH = declinazione di šērû = rifugiarsi, abitare
KAKKAB = corpi celesti (generalmente pianeti)
SHA = pronome relativo
SIN = luna
U = e (congiunzione)
SHAMASH = sole
INA LIBBI = in libbu = in mezzo, essere in mezzo, tra varie cose
ITTIQU = con

a questi vocaboli aggiungiamo il significato di HA.LA rintracciato dal trattato: 'Studies in third millennium Sumerian and Akkadian personal names' di Robert Di Vito.

HA.LA = porzione, essere una porzione di (e per estensione) far parte di
Il significato che ne consegue quindi è:

“in totale 12 corpi celesti dove si rifugiano in mezzo e fanno parte il sole e la luna”

Praticamente uguale alla traduzione fornita da Sitchin e attribuita all’archeologo francese.

Dunque abbiamo dimostrato che:

- la tavoletta esiste
- la traduzione è fedele

Ora, c’è da mettersi una domanda: PERCHE’ questa tavoletta non viene discussa? Come mai l’ importanza di questa tavoletta non viene divulgata? Se chiedete a qualsiasi studioso di mitologia mesopotamia, vi dirà che il MUL.MUL sono le pleiadi.

Da dove viene questa nozione? Non si sa. E' una nozione che ha iniziato ad apparire collegata ai famosi 7 cerchietti che compaiono in molti sigilli sumeri e che ricordano vagamente la forma delle Pleiadi. Dal punto di vista della divulgazione accademica, questa assocciazione MUL.MUL = Pleiadi é abbondantemente attestata, per esempio nei trattati:

- Mesopotamian cosmic geography (Wayne Horowitz)
- Gods, demons, and symbols of ancient Mesopotamia: an illustrated dictionary (Jeremy A. Black, Jeremy Black, Anthony Green, Tessa Rickards)
- The mathematics of Egypt, Mesopotamia, China, India, and Islam: a sourcebook (Viktor Katz) e decine di altri.

Ma se questa tavoletta, K.3558, definisce il MUL.MUL come un gruppo di 12 oggetti celesti, tra cui stanno il Sole e la Luna, IL MULMUL NON PUO’ ESSERE IL GRUPPO DELLE PLEIADI.

Allora che fare? La tavola deve scomparire, o deve scomparire il suo contenuto. Ebbene, ecco cosa riporta il più grande catalogo ondine di testi cuneiformi alla scheda di questa tavoletta:

K3558 sul sito CDLI
UNA PAGINA VUOTA!

Nessuna foto, nessuna traslitterazione, nessun commentario! Solo queste poche informazioni sono compilate:

CDLI no.: P238277
Collection Information
Owner:British Museum, London, UK
Museum no.: BM —
Accession no.: K 03558

Text Content:
Genre:Omen
Sub-genre:
Sub-genre remarks: astr omens - commentary - colophon
Language: Akkadian

Chronology:
Period: Neo-Assyrian (ca. 911-612 BC)
Provenience: Nineveh

Ci si dice solo che è proveniente da Ninive, conservata al British Museum, che è di periodo neoassiro, scritta in accadico, e che contiene dei PRESAGI – PROFEZIE. Questa tavoletta, che é uno dei reperti più enigmatici e importanti della cultura mesopotamica, viene semplicemente IGNORATA dagli accademici.


http://gizidda.altervista.org/site.html

mercoledì 28 agosto 2013

La bollatura degli "studiosi": "I MITI"

  

PROLOGO DELLA GENESI
  
L'Antico Testamento ha riempito la mia vita fin da bambino. Si può dire che i primi semi di questo libro siano stati piantati quasi cinquant'anni fa: a quel tempo non sapevo assolutamente nulla delle polemiche sulle incompatibilità tra Bibbia e teoria dell'evoluzione, ma, da giovane studente quale ero, studiando la Genesi nell'originale ebraico, cominciai a pormi delle domande per conto mio. Un giorno, per esempio, leggemmo nel capitolo VI che, quando Dio decise di distruggere l'umanità con il Diluvio universale, sulla Terra si trovavano "i figli delle divinità", che avevano sposato le figlie degli uomini.

L'originale ebraico li chiamava Nefilim e l'insegnante ci spiegò che significava "giganti"; ma io obiettai: non significava letteralmente "Coloro che sono stati gettati giù", che sono discesi sulla Terra? Venni subito rimproverato, e mi fu intimato di attenermi all'interpretazione tradizionale.

Negli anni seguenti, dopo che ebbi imparato le lingue, la storia e l'archeologia dell'antica regione corrispondente all'odierno Medio Oriente, i Nefilim divennero un'ossessione. I ritrovamenti archeologici e l'interpretazione di testi e racconti epici di popoli quali Sumeri, Babilonesi, Assiri, Ittiti, Cananei
confermavano sempre più l'assoluta precisione dei riferimenti biblici a regni, città, condottieri, luoghi, templi, strade commerciali, prodotti artigianali, oggetti e usanze di quelle genti.

E dunque, perché non accettare nel suo preciso significato letterale la parola con cui quegli stessi testi biblici chiamavano i Nefilim, e cioè visitatori della Terra provenienti dai cieli? L'Antico Testamento ripeteva in più punti: «Il trono di Yahweh è nel cielo» - «dal cielo il Signore contemplò la Terra». Il Nuovo Testamento invocava «Padre nostro, che sei nei cieli».

Ma la credibilità della Bibbia fu scossa dall'avvento della teoria evoluzionistica, che venne subito universalmente accolta. Se dunque l'uomo era frutto di un processo evolutivo, allora, evidentemente, non poteva essere stato creato in un solo istante da una divinità che, premeditatamente, avesse detto: «Facciamo Adamo a nostra immagine e somiglianza».

Tutti i popoli antichi credevano in dèi che erano scesi sulla Terra e che, quando volevano, potevano tornare in cielo; ma a tutti questi racconti non era stata mai data alcuna credibilità, poiché fin dall'inizio gli studiosi li avevano bollati come "miti".

Le testimonianze scritte dell'antico Medio Oriente, tra le quali figura un gran numero di testi astronomici, parlano chiaramente di un pianeta dal quale questi astronauti o "dèi" erano arrivati sulla Terra. Tuttavia, quando gli studiosi, negli anni '20, decifrarono e tradussero gli antichi elenchi dei corpi celesti, i nostri astronomi non conoscevano ancora l'esistenza di Plutone (che venne localizzato solo nel 1930).

Come si poteva pretendere, allora, che accettassero l'evidenza di un ulteriore membro del nostro sistema solare? Ora, però, che anche noi, come gli antichi, sappiamo che esistono dei pianeti oltre Saturno, perché non credere alle antiche testimonianze che ci parlano dell'esistenza del Dodicesimo Pianeta? Ora che degli astronauti sono scesi sulla Luna, e che delle navicelle spaziali sono state inviate a esplorare altri pianeti, non è più impossibile credere che, in un passato imprecisato, una civiltà sorta su un altro pianeta più avanzato del nostro sia stata in grado di mandare attraverso lo spazio degli esploratori sul pianeta Terra.

In verità, alcuni scrittori popolari hanno già avanzato l'ipotesi che certe costruzioni dell'antichità, come le piramidi o le gigantesche sculture in pietra, possano essere opera di genti progredite provenienti da un altro pianeta: sembra infatti alquanto difficile credere che un uomo certamente primitivo potesse disporre delle necessarie conoscenze tecnologiche. Inoltre, per fare un altro esempio, come è possibile che la civiltà dei Sumeri sembri nata improvvisamente dal niente, quasi 6.000 anni fa, senza un precursore, un antecedente?

Alcuni autori si sono già posti questi problemi, ma poiché di solito non ci dicono quando, come e soprattutto da dove questi antichi astronauti sarebbero venuti, le loro domande, per quanto interessanti, rimangono speculazioni senza risposta.

Mi ci sono voluti trent'anni di ricerche, in cui sono più volte tornato a esaminare le fonti antiche, cercando di accettarle letteralmente, per ciò che davvero esse dicevano, prima di riuscire a ricreare nella mia mente una ricostruzione cronologica continua e plausibile degli eventi preistorici. Il Pianeta degli Dèi, dunque, cerca di fornire al lettore una narrazione che dia delle risposte a domande specifiche (quando, come, perché e da dove). 
Le prove alle quali farò riferimento sono in primo luogo gli antichi testi e raffigurazioni artistiche. Ne Il Pianeta degli Dèi ho cercato di decifrare una sofisticata cosmogonia che spiega, forse proprio come fanno le moderne teorie scientifiche, in che modo il sistema solare si sia formato, un pianeta "invasore" sia rimasto intrappolato nell'orbita solare e come si sia arrivati alla formazione della Terra e di altre parti del sistema solare.

La documentazione che presento ai lettori comprende mappe della sfera celeste che illustrano il viaggio nello spazio da quel Pianeta, il Dodicesimo, verso la Terra. Subito dopo spiegherò come i Nefilim abbiano fondato i loro primi insediamenti sulla Terra; darò un nome ai loro capi e descriverò i loro rapporti, gli amori, le gelosie, le lotte e i risultati che essi conseguirono; illustrerò infine la natura della loro "immortalità".

Più di ogni altra cosa, però, Il Pianeta degli Dèi intende spiegare i grandiosi eventi che portarono alla creazione dell'uomo e i metodi estremamente progrediti con i quali tale impresa fu compiuta. Il testo tratterà inoltre degli stretti rapporti tra l'uomo e i suoi "signori" e cercherà di gettare nuova luce sul significato di concetti come il giardino dell'Eden, la torre di Babele, il Diluvio universale. Infine, illustrerà come l'uomo, mettendo a frutto i doni biologici e materiali che gli avevano dato i suoi stessi creatori, finì per costringere i suoi dèi a restare per sempre fuori dalla Terra.

Questo libro insinua l'idea che non siamo soli nel nostro sistema solare. Eppure esso può accrescere, anziché affievolire, la fede nell'esistenza di un'entità assoluta e onnipotente: perché, se furono davvero i Nefilim a creare l'uomo sulla Terra, nel far questo non poterono che adempiere a un più ampio progetto universale.
Z. SITCHIN

New York, febbraio 1977

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