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martedì 25 settembre 2018

Gli Dei dell'antichità interpretati allegoricamente in un modo falso e arbitrario

Il Fenicio: quelli non erano Dei, i sacerdoti ci hanno mentito

L’inganno di cui siamo vittime non è una cosa moderna. Eusebio di Cesarea, padre della Chiesa, vissuto nel III secolo dopo Cristo, ha scritto la sua “Praeparatio Evangelica”. Lui riprende gli studi di Filone di Biblos, il quale a sua volta aveva ripreso gli studi di un certo Sanchuniathon, sacerdote fenicio del 1200 avanti Cristo. Siamo più o meno all’epoca della Guerra di Troia, cioè nel periodo in cui Israele, uscito dall’Egitto, stava conquistando la cosiddetta Terra Promessa, “promessa” da “Dio”. Ovvero: Dio l’onnisciente, l’onnipotente, promette la terra alla sua famiglia (non al popolo, perché non l’ha promessa agli ebrei: l’ha promessa alla famiglia di Giacobbe-Israele, che era una delle centinana di famiglie di ebrei). Sono passati 4.000 anni, dal momento della promessa, e se vogliono quella terra se la devono conquistare e mantenere con i carri armati, i missili, i muri, il filo spinato, le trincee. Quattromila anni: “promessa” di “Dio”. Che cavolo di dio è? Ma chi può pensare, anche solo per un attimo, che quella sia una promessa di Dio? Soltanto una ideologia che è basata sulla falsità. Attenzione: questo non vuol dire “antisemitismo”, vuol dire “anti-sionismo”, che sono due cose diverse (sono moltissimi gli ebrei anti-sionisti). 

Ma torniamo a Eusebio di Cesarea. Allora, Filone di Biblo, a cavallo tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo, riprende gli studi questo Sanchuniathon, e sentite che cosa dice: «Nel corso

dell’opera, Sanchunathon riconosce che le “divinità” non sono degli dèi celesti, bensì dei semplici mortali, maschi e femmine; non di costumi talmente incorrotti da dover essere accolti per la loro virtù o imitati per la loro saggezza, ma ricolmi di malvagità e di perversioni di ogni genere». Questa è una bella descrizione dello Yahvè biblico, per esempio. Ma poi, dice Eusebio di Cesarea: dopo avere fatto queste osservazioni, egli (Sanchuniathon) critica aspramente «gli scrittori vissuti nelle epoche successive a quando quei fatti avvenivano», per il fatto che – ascoltate bene – «in modo falso e arbitrario hanno interpretato in maniera allegorica, e fondandosi su spiegazioni e teorie fisiche, e perciò snaturandoli, i racconti riguardanti gli dèi». E aggiunge: «Ma i più recenti scrittori che si sono occupati di storia sacra hanno ripudiato i fatti avvenuti in principio. E dopo aver inventato allegorie e miti, che combinarono in modo tale da ricondurli a fenomeni cosmici, istituirono dei misteri e li avvolsero in una oscurità così densa che non era possibile vedere facilmente i fatti realmente avvenuti».

Cioè, Filone di Biblo, tra primo e secondo secolo dopo Cristo, diceva che nel 1200 avanti Cristo c’era già chi aveva denunciato l’inganno, perpetrato dalle classi sacerdotali: che hanno preso dei racconti reali e li hanno trasformati in allegorie e miti – che è quello che ancora oggi continuano a volerci far credere. E ci sono appunto quelli che, ancora oggi, a sostegno di questo, ci raccontano: “No, ma questi sono miti, queste sono allegorie”. E non è finita: Filone scrive che Sanchunathon, «imbattutosi in certi libri» (che sono quelli, è scritto prima, di Toth), che erano stati fino ad allora «nascosti nei penetrali del tempio di Amon», si dedicò al loro studio «per comprendere tutte quelle cose che non a tutti era dato conoscere». Alla fine, Sanchunathon «riuscì a realizzare il suo progetto e tolse di mezzo i miti e le allegorie in cui erano stati avvolti i tempi primitivi». In seguito, aggiunge Filone, «i sacerdoti che vissero dopo di lui vollero nascondere nuovamente la verità e ritornare al mito». Ed è quello che si sta facendo da millenni, continuamente. Quando c’è qualcuno che dice: “Guardate che forse quei racconti lì sono delle cronache vere, c’è sempre chi interviene e fa in modo di coprirli, trasformandoli in allegorie e miti, perché le cronache vere non si devono conoscere. Ci sono sempre quelli che continuano a “coprire”, perché non si conosca la reale concretezza di ciò che veniva detto all’inizio. 

In seguito – aggiunge sempre Eusebio, citando Filone – i sacerdoti che vissero dopo Sanchuniathon «vollero nascondere nuovamente la verità e ritornare al mito: da allora ebbero origine i Misteri, che ancora non erano stati introdotti» (e qui sta parlando dei culti misterici greci). Poi aggiunge: «Traendo spunto da queste narrazioni, Esiodo e gli altri poeti composero le loro teogonie, gigantomachie e titanomachie, eccetera; portando in giro in ogni luogo queste narrazioni, riuscirono a soffocare la verità». Sembra che parli di noi: «I nostri orecchi, abituati fin dall’infanzia alle loro invenzioni e martellati ormai da tanti secoli da queste fantasie, custodiscono quasi come un deposito la materia favolosa trasmessa da queste favole, che essi hanno appreso così come ho già detto all’inizio». Ancora: «Rafforzate dal tempo, queste invenzioni fantastiche sono diventate un patrimonio di cui assai difficilmente ci si può disfare, tanto che la verità sembra una fantasticheria, mentre i racconti contraffatti sembrano avere tutti i caratteri della verità»

Non è stupendo? E’ quello che viviamo noi, tutti i santi giorni. E’ stato scritto nel III secolo dopo Cristo sulla base di un testo del I-II secolo dopo Cristo, che a sua volta riprende un testo del 1200 avanti Cristo. Sembra scritto per noi: le fantasticherie hanno preso il posto della verità. E quando c’è qualcuno che vuole farla emergere, la verità, bisogna “segarlo”: la verità non deve essere conosciuta, perché la verità è quella che farebbe cadere i sistemi di potere. Perché la verità è molto semplice: ed è talmente semplice da essere immensamente più affascinante delle favole che ci hanno ricamato sopra. Uno studioso contemporaneo, il filologo Giovanni Semerano – molto importante ma scomodo, e quindi un po’ ostracizzato – citando sempre Eusebio di Cesarea, dice: «Abbiamo notizia dell’albero genealogico degli dèi. Primo fra tutti sarebbe stato Elyòn», che è quello citato nella Bibbia, «da cui sarebbe nato Baal Shemìn. Da Baal nasce El, che nel secondo millennio sarebbe divenuto il capo del Pantheon fenicio. Ai suoi figli, tra i quali Yahvè, El affida la cura di un popolo». E’ esattamente ciò che ci racconta la Bibbia, nel Deuteronomio. Cioè: ce lo raccontano tutti. Non dobbiamo far altro che fare finta che sia vero, ben sapendo che gli autori biblici non avevano certo tempo da perdere: perché avrebbero dovuto inventare fiabe? E se facciamo finta che sia vero, capiamo tutto. Ma è proprio questo che non deve avvenire.

(Mauro Biglino, estratto della conferenza tenuta a Reggio Emilia il 30 giugno 2018, ripresa su YouTube. Già traduttore della Bibbia per le Edizioni San Paolo, Biglino ha reso popolare la traduzione letterale dell’Antico Testamento firmando saggi divulagativi di grande successo, pubblicati da UnoEditori e da Mondadori, nei quali presenta Yahvè e i suoi “colleghi” Elohim non come dèi, ma come misteriosi e potenti dominatori, improvvisamente giunti sulla Terra. Biglino rivela che nella Bibbia – presa alla lettera, nell’ebraico antico rimaneggiato dai Masoreti fino all’epoca di Carlomagno – non esiste traccia di alcun dio: non c’è metafisica né spiritualità. Non esistono neppure i concetti di creazione, eternità, onnipotenza. Gli “dèi” della Bibbia – tanti, corporei e non certo immortali – sarebbero la fotocopia dei futuri “theòi” greci, degli “dèi” romani e di tutte le “divinità” delle civiltà precedenti, a partire da quella sumera. Singolare la denuncia formulata, in questo senso, dall’antico sacerdote fenicio Sanchunathon già nel 1200 avanti Cristo, poi ripresa dallo storico greco Filone Erennio di Biblos e quindi da un autorevole “padre della Chiesa” come, appunto, Eusebio di Cesarea).


lunedì 14 novembre 2016

Piramidi & Serpenti


L'eredità di Sumer

Tutti i segni, tutti i misteri, tutte le eredità del passato, provengono da Sumer.

La scrittura Vinca e Sumer

La cultura Vinca fu una cultura preistorica che si sviluppò nella penisola Balcanica tra il VI e il III millennio a.C. Nel VI millennio a.C. questa cultura occupava la zona delimitata dai Carpazi a nord, dalla Bosnia a ovest, dalla pianura di Sofia a est e dalla valle di Scopije a sud.
  • La cultura toccò il corso del Danubio, nelle attuali Serbia, Romania, Bulgaria e Macedonia. 
  • Esempi di scrittura Vinca furono trovati nel 1875, nel 1908, e nel 1961 in varie zone della Romania e della Serbia, vengono datate al V millennio a.C.
  • Gli studiosi ritengono questa scrittura precedente al cuneiforme anche se non tutti identificano i segni Vinca come una vera e propria scrittura.
  • Gli assiriologi tacciono sul legame tra scrittura Vinca e lingua sumera! Esiste invece traccia del farro che i sumeri conoscessero la scrittura Vinca Una tavoletta BILINGUE cuneiforme e Vinca! 
  • Lista di segni Vinca come ritrovati su diversi manufatti. Guardate cosa succede se specchiamo verticalmente i segni:
  • Confrontiamo i segni Vinca con la parte bassa della tavoletta sumera: 
  •  Non solo alcuni simboli Vinca sono uguali ai pittogrammi sumeri del VI millennio!!!

Le Tavole Tartaria
  • Considerate a lungo un mistero, le tavole Tartaria sono tre reperti di piccole dimensioni con segni simili a pittogrammi, datate alla cultura Vinca.
  • Rinvenute in Romania 
  • Le tavole Tartaria sembrerebbero la più antica testimonianza della cultura Gheto-Dacia, l'antico popolo da cui ha avuto origine la cultura rumena. Il contenuto della placca orizzontale è stato decifrato usando la lingua sumera!!! 
BAB-SARRU/RABU-DU-KI-USU-GIRA-PATESI-III-BANSUR-MU-NANNAR-RABU/ZU-II-DINGIR-IIDINGIRANA 

La Porta del grande re, che conduce i 4 distretti del paese ai potenti Dei della Luna e del Fuoco, dei principi che servono il grande tavolo per le offerte dedicate alla triade sacra e al rinomato Dio della Luna del Nord, colui che fa abbondare cibo e bevande dopo la scomparsa dei due Dei e delle due Dee
  • La tavola rotonda invece è stata decifrata così:
4 NUN KA SA UGULA PI IDIM KARA I 

Dei 4 capi (principi), per il viso del Dio Aue, uno, il più anziano (in virtù) della sua profonda saggezza è stato bruciato


I 10 Pianeti - Sumer e Perù
  • Il sigillo sumero VA243 mostra una stella con 11 corpi celesti - secondo Zacharia Sirchin sono il Sole con i 9 pianeti del Sistema Solare più Nibiru e la Luna
  • Secondo Sitchin NIBIRU AVREBBE UNA ORBITA MOLTO ELITTICA che lo fa passare all'altezza della fascia degli asteroidi, dividerebbe quindi il Sistema Solare in due zone: Una composta da 5 pianeti: Plutone-Urano-Nettuno-Nettuno-Saturno-Giove 
  • Una composta da 4 pianeti: Marte-Terra-Mercurio-Venere
  • Ma il sigillo VA243 non è l'unico reperto a mostrare questa situazione, anzi, la testimonianza più dettagliata sta in Perù!!
  • Nel muro di CORICANCHA, il tempio del Sole di Viracocha, sta un pannello dorato che mostra un 'uovo', una orbita ellittica che divide due zone: Una con 5 pianeti e una con 4 pianeti!!! 
  • Gli studiosi ci dicono che quella ellisse è 'l'uovo primordiale' da cui escono le stele, l'uomo e la donna, e tutti gli elementi presenti nel pannello. Ma non spiegano perché nell'ellisse è presente UN ALTRO PIANETA.  

 Questo è l'intero pannello:


Ma dal pannello del Coricancha notiamo anche un altro particolare: è diviso in due registri - quello alto tutto con elementi 'terreni'.

E cosa vediamo in basso (registro terreno) a sinistra?


Ma perché gli assiriologi ci dicono che i 7 pallini sono le Pleiadi? Nella cultura sumera non esiste nessun riferimento alle Pleiadi. Se i pallini nel Corichancha si trovano nel registro 'terreno' allora ha ragione Sitchin nel dire che erano la rappresentazione del pianeta Terra??!!

Ricordiamoci che nella tavola accadica WAK8535
compaiono 7 pallini in fila con la scritta:
IL DIO ENLIL VIAGGIA TRA I PIANETI 


 I sette pallini rappresentano la terra 
perché la Terra è il 7° pianeta arrivando 
dall'esterno del Sistema Solare.

Sia il sigillo VA243, sia il pannello dei
Coricancha ci confermano che nell'antichità
il Sistema Solare era conosciuto nella sua interezza,
compreso NIBIRU.

Piramidi e Serpenti 

Il sito archeologico di Giza (Egitto) mostra 3 piramidi disposte in questa maniera:due in linea retta e una spostata leggermente a sinistra. Il sito di Teotihuacan (Messico) ci mostra 2 piramidi e un tempio (il piccolo tempio di Quetzalcoatl) allineate allo stesso modo. 

Nella provincia di Xian'yan (Cina) sono sparse decine di piramidi, alcune delle quali sono disposte allo stesso modo. Tutti e 3 questi posti sono legati univocamente tramite le loro divinità al serpente, o ai serpenti, spesso intrecciati a un bastone o tra di loro.

Ma quale è l'origine del serpente? perché lo troviamo in Egitto, 
in Cina, e in Messico?

IL SERPENTE VENIVA DA SUMER!!


I serpenti intrecciati erano il simbolo di Ningishzidda adorato in Egitto come THOT, adorato in Messico come KUKULCAN e il serpente singolo era il simbolo di suo padre ENKI, adorato in Cina come FUXI! 

Il Video che ho trascritto qui è stato creato da:

Alessandro Demontis
Per approfondimenti visita il sito:
"Shirine of the Lord Ningishzzidda"
http://gizidda.altervista.org 

Articolo correlato: Alla ricerca di Planet 9
Tommaso Maccacaro, nel suo articolo su altrogiornale.org ci dice che: 
"Si può quindi dire che vi sono alcune evidenze – certamente non conclusive – a favore dell’esistenza di Planet X (che ora dovremmo chiamare Planet 9); che le ricerche osservative condotte finora non hanno dato esito positivo ma che vi sono ancora margini per poterlo individuare."

mercoledì 11 febbraio 2015

3114 a.C.

 

Il conflitto delle due dinastie Anunnaki: "enliliti/enkiti" 

Intorno al 3500 a.C. Marduk tornò dal suo esilio per riprendere possesso dell'Egitto. La Terra che suo padre Enki gli aveva donato ma che era andata a suo fratello Ningishzidda in seguito al tentativo di conquistare Sumer.

Ningishzidda/Thot allora rimise mandato e poteri nelle mani del fratello e si esiliò in cerca di una terra da amministrare. Si trasferì con un gruppoo di seguaci oltreoceano andando ad approdare nell'odierno Mexico, dove iniziò la collaborazione di cui abbiamo a tutt'oggi tanti reperti.

Ningishzidda assunse in Mexico il nome di Quetzalcoatl il "serpente piumato", Il serpente e le piume e/o gli attributi di "uccello" erano entrambi segni distintivi di Ningishzidda sia a Sumer che in Egitto come Thot.


Questi furono i suoi simboli anche in America come Quetzalcoatl




La prima opera di Ningishzidda nel nuovo continente fu stabilire un nuovo calendario che iniziasse dal momento del suo arrivo in quelle terre: 3114 a.C

Successivamente replicò in Mexico la sua opera più grande costruendo Teotihacan che le leggende locali narrano essere stata costruirta in una notte da un gruppo di giganti. Teutihuacan era lo specchio del sito di Giza in Egitto progettato e costruito da Ningishzidda a cavallo del 10500 a.C.


Teutihuacan e Giza erano parti di un progetto a livello mondiale che porta la firma di Ningishzidda che comprendeva anche alcune Ziggurat a Sumer progettate per gli dèi locali di Ur e Lagash


Il culto di Quetzalcoatl era l'esatta copia di quello di Ningishzidda, i cui epiteti a Sumer erano: principe della casa come una montagna (la grande piramide) Falco predatore degli dèi (riferimento agli uccelli) Serpente dalla grande lingua Detentore delle Tavole Puro e grande mago Dragone.


I suoi seguaci conquistarono tutto il centro-America e si spinsero verso sud fondando le prime grandi città e dando inizio alla civiltà Olmeca che era quindi di chiaro ceppo africano. A circa 1000 anni dall'arrivo di Ningishzidda in mesoamerica un altro Anunnaki arrivò nel nuovo continente per fondare delle colonie per l'estrazione di metalli portando con se i suoi seguaci indoeuropei Ittiti: era il sumero ISHKUR, adorato da ittiti ed hurriti come Teshub e come Adad, il "dio delle tempeste" e i suoi simboli erano il fulmine/tridente e la scure/falce.


Ishkur/Teshub approdò nell'odierno Brasile e attraversò il continente stabilendosi in Perù dove fondò i primi centri e costrì Tampu-Toco come centro mettallurgico, le cui rovine sono arrivate a noi con il nome di Machu Picchu i cui cunicoli di dilavazione sono simili a quelli di Bad-Tibira il più antico centro di lavorazione di metalli a Sumer.

 
Ishkur prese il nome di Viracocha e dal lago Titicaca iniziò una nuova civilizzazione basata sulla figura dei re sacerdoti il cui capostipite fu Manco Capac al quale Viracocha diede la sua "scure dorata" e ordinò di fondare la prima città: Cuzco. Manco Capac viene raffigurato infatti con la scure di Ishkur/Viracocha.


Viracocha fu ricordato come il dio guerriero piangente con lacrime sotto gli occhi e scure/fulmini in mano. Questo perché prendendo possesso delle terre del Perù si scontrò con la civiltà precedentemente fondata da Ningishzidda. Ishkur/Viracocha voleva impadronirsi del continente come immenso impianto minerario e per dichiararlo proprio marcò il terreno con il suo simbolo: Questo tridente scavato nella roccia è visibile. Quetzalcoatl e i suoi seguaci olmechi sconfissero i seguaci di Viracocha in una sanguinosissima guerra che durò per secoli fino a che i due dèi Anunnaki scapparono dalle terre americane.


Secondo la leggenda, Viracocha tornò in cielo e divenne il sole mentre Quetzalcatl tornò nella sua terra di origine, promettendo di fare ritorno. Da allora le teste scolpite dei suoi seguaci olmechi, sparse nel continente rivolte verso Est sembrano guardare verso Sumer per dare il benvenuto al loro dio nel giorno del suo ritorno.

Basato sui libri: "Gli dei dalle Lacrime d'oro", "Il libro perduto del dio Enki", "Architetti del Tempo" di Zecharia Sitchin.  

Video realizzato da Alessandro Demontis.

Trascritto da wlady per:

lunedì 3 novembre 2014

Le Civiltà Sarde

 

ORIGINE DELLA CIVILTA' SARDAAutoctona - babilonese - lidica - etrusca 

di Alessandro Demontis 

I lavori degli studiosi Sergio Frau, Leonardo Melis e di Monsignor Giovanni Dejana, sacerdote di Jerzu ed emerito docente della Pontificia Università Urbaniana di Roma, hanno contribuito nel corso degli ultimi anni a ridare splendore a un popolo, quello dei sardi, che per troppo tempo è stato ignorato nonostante ricco di peculiarità storiche provenienti da ogni ambito, con particolare rilievo in quello archeologico e linguistico.

Sergio Frau per esempio, pur secondo me sbagliando nella sua identificazione della Sardegna con Atlantide, svolge un ottimo lavoro di ricerca sulle popolazioni autoctone in relazione ai famosi ‘popoli del mare’, lavoro che porta a conclusioni non del tutto esatte ma che restituisce dignità ai sardi presentandoli per quel che effettivamente erano: un popolo molto avanzato dalla grande esperienza marittima.

Leonardo Melis dal canto suo è stato il primo, assieme a me, a divulgare l’ ipotesi di una origine mediorientale (lui sostiene sumera, io accadica) del popolo sardo, o di una sua parte. Lui identifica questa origine negli Shardana, o, come traduce lui, ‘I principi di Dan’ ove Dan/Danu è una delle regioni mediorientali di maggior rilievo nella Mesopotamia del II millennio. Prima di lui, l’ unico autore che da oltre 30 anni sostiene questa origine mediorientale (portando a sostegno una mole di materiale documentale e analitico che ha dell’ impressionante, la più dettagliata e più convincente) è il mio vecchio professore di Glottologia, il linguista Massimo Pittau, secondo il quale i ‘sardi’ come popolo sono nati dall’unione di due correnti entrambe provenienti, in tempi diversi, dalla Lidia: un primo flusso identificabile nei Thyrrenoi (Tursceni), e un secondo flusso identificabile negli Shardianoi (Shardana). Entrambi questi gruppi lidici erano ‘popoli del mare’, gli Shardana anche guerrieri al servizio di faraoni egiziani nel XIII secolo a.C.

Monsignor Dejana, che per anni ha condotto studi emeriti riguardo l’ origine del popolo sardo e i suoi rapporti con l’Egitto e il medioriente, conclude (erroneamente secondo me) che gli Shardana fossero proprio i ‘sardi nuragici’.

Tutti questi studiosi hanno trascurato una considerazione importante: le testimonianze di contatto di popolazioni lidiche con la regione Sardegna non vanno oltre il XV secolo a.C. La più antica datazione accettata per Sardis, la capitale della Lidia, non va oltre la fine del XIV secolo a.C. (alcuni sostengono 1320 a.C. circa), e i Thyrrenoi possono essere fatti risalire, nella loro migrazione in Sardegna, al massimo a 200 anni prima. Ma è ovvio che la Sardegna era abitata già prima da qualcuno; la civiltà prenuragica Abealzu-Filigosa è fatta risalire al IV millennio a.C., e a una data simile se non precedente è attribuita la civiltà di Ozieri. Inoltre è bene ricordare che alcuni dei più antichi nuraghi vengono fatti risalire a un periodo vicino al 1750 a.C., non compatibile con l’ avvento dei Thyrrenoi (nome che significa in effetti: costruttori di torri), che arrivarono in Sardegna nel XV secolo a.C. I Thyrrenoi devono dunque aver trovato almeno alcune di queste strutture già nell’isola, al limite possono successivamente averne costruite di simili. 

Altresì bisogna supporre che né i Thyrrenoi né gli Shardana conoscessero questo tipo di costruzione, e ciò si evince dal fatto che in Lidia, come in tutto il medioriente e il resto del globo, non ci sono costruzioni simili. Le uniche torri circolari paragonabili si trovano una a Cuzco (ove in effetti si tratta di una torre semicircolare) e una in Sudafrica.

In base a queste considerazioni bisogna ammettere che nessuno degli studiosi sopra citati ‘copre’ la reale storia del popolo sardo se non a partire dalla metà del II millennio.

Particolarmente nel caso dell’ipotesi avanzata da Leonardo Melis a riguardo di una discendenza sumera, c’ è un grosso gap temporale che egli non giustifica: la lingua sumera non veniva parlata dai lidi del XV secolo a.C., che avevano un alfabeto non cuneiforme e una lingua derivata da un miscuglio di accadico tardo e protocanaanita (simile all’ugaritico). Sostenere quindi, come fa lui, che gli Shardana abbiano portato radici linguistiche sumere in Sardegna è per lo meno azzardato, se non inverosimile.

Attenzione, i popoli mediorientali quali assiri e babilonesi anche nel I millennio utilizzavano sporadicamente termini sumeri, ma NON la lingua sumera. Usavano una lingua accadica (sotto forma di dialetto babilonese o assiro a seconda della zona) CONTENENTE termini sumeri di attinenza religiosa o scientifica (nomi di metalli, di pianeti, di divinità etc).

Con questo articolo dunque mi propongo di tracciare una ‘timeline’ della popolazione sarda, pregiandomi di fornire alcune indicazioni che finora non ho mai letto da studiosi sardi miei conterranei, né da ‘eminenti’ studiosi o docenti di storia. Tempo fa ne scrissi nel forum di Melis, ma purtroppo la discussione non ebbe seguito. 

Ebbene iniziamo. 
 
Le prime tracce di insediamenti Homo Sapiens in Sardegna risalgono a circa il 13000 a.C., periodo al quale sono attribuiti ritrovamenti avvenuti in grotte nei pressi di Oliena. Un salto temporale ci porta a numerosissime testimonianze di insediamenti stabili nel neolitico a partire dal 6000 a.C. circa, specialmente nelle regioni centrali pianeggianti. A questo periodo vengono fatte risalire numerose ceramiche intagliate, si suppone utilizzando conchiglie affilate. Questo tipo di lavorazione era molto diffusa nel bacino del mediterraneo, ma anche nella zona iberica e nel Libano.

A partire dal 4500 a.C. circa gli insediamenti si moltiplicano e prende inizio quella che viene chiamata civiltà Bonu-Ighinu, della quale perdiamo le tracce intorno al 3000 a.C. circa. Nel mentre sono già attive, a partire dal 3600 a.C. circa, le già citate civiltà di Ozieri e Filigosa, le quali hanno lasciato tutta una serie di reperti lavorati e ‘costruzioni elementari’ di notevole interesse. Erroneamente a questa civiltà viene fatto risalire l’ altare preistorico di Monte d’Accoddi nei pressi di Sassari. E’ invece verosimile che, nello stesso sito, a questa cultura appartenga la ‘prima fase’ del complesso abitativo/religioso, composta da abitazioni basse e da un monolito lavorato.

Nel III millennio le civiltà sarde erano già notevolmente sviluppate: conoscevano la tessitura, avevano una forma di culto basata sulla Dea Madre e su divinità associate ai fenomeni naturali, lavoravano la selce, l’ ossidiana, ed erano esperti intagliatori ed estrattori.

E’ dunque evidente che già prima della fine del III millennio a.C. in Sardegna c’ era un certo numero di abitanti organizzati in più civiltà, ma è a partire dai primi secoli del II millennio che abbiamo un ‘boom’ di cultura e di ‘abilità’ in Sardegna. E alcuni particolari, in questo periodo, riconducono al medioriente. Non però alla Lidia, ma a una regione ben più famosa: Babilonia.

Nei miei studi di sumerologia e civiltà mesopotamiche mi sono imbattuto in un testo babilonese molto controverso, chiamato dagli studiosi ‘Enuma Nabo Shamatu’ che narra la fuga del dio Nabo dopo una sconfitta subita in una non meglio identificata guerra in territorio a est di Sumer.

Il testo riporta che

"Nabo i sacri recinti abbandonò – nel deserto con gli uomini camminava, fino al mare, alle isole del grande mare a nord trovò rifugio e vi costruì un tempio, una casa per Amar-Ud". 

Amar-Ud è uno dei modi di scrivere il nome del dio babilonese Marduk, di cui Nabo era figlio. Se il territorio di guerra a est di Sumer viene identificato con la regione del Mar Morto, le uniche isole in un mare a nord di tale zona possono essere le isole greche, Malta, la Sicilia e la Sardegna.

Ma in nessuno di questi luoghi troviamo templi dedicati a Marduk….

Ad eccezione forse di uno: Monte d’Accoddi.

E’ un fatto innegabile che questo sito, una volta ricostruito a modellino, abbia lasciato sgomenti gli studiosi di storia e archeologia sarda: si sono trovati davanti una versione ridotta di una ziggurat mesopotamica.
 
Quella che viene definita dagli studiosi una ‘curiosa coincidenza’ è in realtà la chiave per capire come, a partire da circa il 1900 a.C., in Sardegna entrano prepotentemente radici e segni di cultura accadica e sumera. Ma la ricostruzione di Monte d’Accoddi non rivela somiglianze con ‘UNA’ qualsiasi ziggurat mesopotamica, bensì con una in particolare: l’Esagila di Babilonia, la ‘sacra casa di Marduk’. 

La mia ipotesi è che la guerra che si menziona nel testo sopra citato sia la stessa di cui si parla del poema Epica di Erra, una guerra che fu causa della distruzione di Sumer a cavallo del 2000 a.C., mossa da Ishum ed Erra ai danni, appunto, di Marduk e suo figlio Nabu con i loro seguaci.

A seguito di ciò, come si legge nell’Enuma Nabo Shamatu, Nabu si ‘esiliò’ (evidentemente con i suoi seguaci) in Sardegna e vi si stanziò portando quel grado di civilizzazione che la Mesopotamia aveva ormai da più di 1500 anni.

Questi migranti arrivati in Sardegna si stanziarono in varie zone dell’isola, e interagirono con le culture locali non sottomettendole ma mischiandovisi. E’ un dato di fatto che in Sardegna l’ età del bronzo antico si sviluppa proprio a cavallo del XIX secolo a.C., appena 100 anni dopo il periodo a cui attribuisco l’ esilio di Nabu in Sardegna, ed è in questo periodo che si hanno le prime testimonianze di uso del bronzo (civiltà di Bonnannaro), mentre in Mesopotamia l’ età del bronzo inizia all’incirca nel 2800 a.C. e giunge in Babilonia a cavallo del 2500 a.C.

Non è corretto invece asserire, come fanno molti, che in Sardegna l’ età del bronzo arrivò dalla cultura italica/appenninica, in quanto anche li il bronzo antico inizia a cavallo del 1800 a.C. ed è quindi contemporanea, e non precedente, a quello sardo. Tra i contributi che questo ceppo mesopotamico diede alla cultura dell’isola c’ è proprio Monte d’Accoddi, il cui nome secondo me deriva da ‘Akkad’. Infatti la struttura a tronco di cono con rampa è sicuramente successiva al 2000 a.C.

Giungiamo dunque al XVI secolo, periodo nel quale la popolazione autoctona ha integrato le colonie di origine babilonese accadica, e un secolo dopo si trova ad affrontare una invasione di navigatori provenienti dalla Lidia, quel popolo che i greci chiamavano Tyrsenói o Tyrrhenói. Erano, come detto, un popolo di navigatori, ma anche esperti lavoratori di metalli dato che tutte le popolazioni anatoliche lo erano (particolarmente quelle di discendenza ittita).

Questo gruppo lidico si stabilisce in Sardegna intorno al 1500 /1450 a.C. e trova nell’ isola una popolazione mista, pacifica, dedita prevalentemente all’ agricoltura e molto ferrata nelle costruzioni, con un vivo culto dei morti e una notevole arte edilizia e funeraria. I Thyrrenoi vi si integrano dando inizio a una tradizione costiera e marittima, ma non limitandosi solo alle zone costiere, anzi spingendosi anche all’ interno. La loro influenza linguistica però non è marcata nelle zone interne, dove vive ancora una spiccata componente accadica e sumera portata dai primi ‘coloni’.

Circa due secoli e mezzo dopo, un altro gruppo di navigatori, stavolta guerrieri e sempre provenienti dalla Lidia (precisamente da Sardis), si spinge fino alla Sardegna. Sono un popolo nominato anche negli annali faraonici egiziani, che ha prestato servizio per faraoni nella battaglia di Qadesh; un popolo chiamato Sardianói dai Greci, e Shrd dagli egiziani (che evidentemente li chiamavano con un nome derivante dall’appellativo greco). Questi furono l’ ultimo gruppo di navigatori provenienti dal medioriente che si stanziò nell’ isola, e fu questo popolo a dare alla regione il nome di "Sardò".

A cavallo del X secolo a.C. gli abitanti autoctoni, il ceppo di origine babilonese, e i due ceppi lidici, si erano amalgamati definitivamente costituendo quel gruppo di abitanti che ora siamo abituati a chiamare ‘sardi nuragici’, e che secoli più tardi si trovò a dover affrontare la minaccia fenicia e successivamente cartaginese. Fu proprio la componente Shardana a fermare i Fenici nel loro avanzare nel Mediterraneo. L’ ultimo insediamento degno di nota fu quello degli Etruschi, popolazione di origine lidica del primo ceppo dei Thyrrenoi stanziatisi nell’ Italia centrale appenninica e successivamente, da li, nell’isola.

Veniamo ora al ‘mistero’ della scrittura sarda. Intanto è bene sfatare il mito, nel caso ancora qualcuno ci credesse, secondo il quale i ‘nuragici’ inventarono una loro lingua e un loro alfabeto.

In terra sarda sono stati trovati reperti contenenti almeno 5 tipi di scrittura precedente a quella latina: geroglifici egiziani, scrittura minoica, scrittura fenicia, scrittura protocanaanita, e scrittura etrusca.

Dal punto di vista dei lessemi, molto del sardo deriva dall’etrusco, come ha abbondantemente dimostrato Massimo Pittau; ma vi si trovano anche innumerevoli radici accadiche e addirittura sumere, come evidenziato da Leonardo Melis.

Radici di evidente origine sumera sono DAM, DUMU, ITU, IKU, SER/SAR, -MU. 

Radici di origine accadica sono ETU, SUM/SAM, MERE/MARA, ATU.

Ma a parte le radici di parole sarde riconducibili ad altrettante di origine sumera e accadica, esistono intere parole, nella lingua sarda, che hanno mantenuto oltre a una omofonia anche un significato similare. Non però con il sumero, come sostiene Melis, ma appunto dall'accadico, compatibilmente con la cronologia di eventi vista più su.

E' il caso di termini come il sardo ABBA (acqua) e l'accadico ABUBU (diluvio, pioggia copiosa), il sardo ACCALAMAU (che ha perso vigore, esaurito, appassito) e l'accadico AKALU (consumare, irritare, far consumare), il sardo BABBU (padre) e l'accadico ABU (padre, avo), il cagliaritano CALLONI (testicoli) e l'accadico QALLU (genitali - sia maschili che femminili), il sardo MACCU (matto, stupido) e l'accadico MAKU/MEKU (negligente, stupido, non attento), e varie altre. Un lavoro dettagliato in merito é stato condotto dallo studioso Salvatore Dedola, al cui lavoro rimando.

La dominazione romana poi ha portato all’adozione dell’alfabeto latino, cancellando ogni traccia dei precedenti alfabeti mediorientali, e ‘latinizzando’ completamente i termini (nonostante molte delle radici di cui sopra ancora sopravvivono).

La successiva dominazione spagnola tra il 1300 e il 1500 ha prodotto quella lingua, o meglio, quel gruppo di lingue, attualmente parlate in Sardegna. 

https://t.me/ningishz

giovedì 18 settembre 2014

"L'astronomia nell'Enuma Elish"

 

ANALISI ASTRONOMICA DELL'ENUMA ELISH 

di https://www.ibs.it/libri/autori/alessandro-demontis

L’Euma Elish è il mito della creazione babilonese, copia di un precedente accadico a sua volta di un precedent
e sumero o, come sostengono alcuni commentatori, composto da più miti sumeri riuniti che avevano come protagonista Enlil. La più completa forma rinvenutaci é scritta in tavolette babilonesi datate a circa il 1000 a.C. ma in queste tavole si fa riferimento a termini sumeri il che dimostrerebbe che il poema fosse appunto di origine sumera, quindi databile ad un periodo tra il 2800 a.C. e il 2400 a.C. Il mito, letto in maniera letterale, racconta una ‘guerra tra divinità’, preceduta dalla loro ‘nascita’, e per concludersi poi con la creazione dell’ uomo e la raccolta dei vari dei nelle loro dimore. 

Si legge poi una sorta di ‘esaltazione’ della divinità principale, Marduk, al quale vengono attribuiti i 50 nomi ed epiteti divini, che racchiudono tutte le caratteristiche delle altre divinità. Ma ad una lettura più ‘aperta’ l’ Enuma Elish si rivela essere un misto di teogonia e di cosmogonia. Essendo ogni divinità associata ad un pianeta o a una stella secondo le usanze sumere e babilonesi, traducendo il mito in forma cosmogonica saltano subito all’ occhio alcuni punti misteriosi.

Se quando si descrive la formazione delle ‘coppie di dei anziani’ Lahamu e Lahmu essi possono tranquillamente essere identificati in Venere e Marte, e quando si parla di Kishar e Anshar possiamo identificare Giove e Saturno, il problema si ha quando dobbiamo identificare l’ ultima coppia di divinità, quelle giovani: Anu e Nudimmud (in alcune versioni Ea e in altre Antu).

Ora, se a ogni dio corrisponde un pianeta, non possiamo non trarre la conclusione che queste due divinità siano associate ad altri due pianeti del sistema solare. E visto che il mito nomina le ‘coppie divine’ in un ordine che rispecchia l’identificazione dei vari pianeti in una direzione che si allontana dal sole, quest’ultima coppia può essere identificata solo in Urano e Nettuno.

Questo punto é il maggiore ostacolo nel riconoscimento dell’Enuma Elish come mito cosmogonico da parte dell’establishment, perché implicherebbe che i sumeri, 5000 anni fa, conoscessero questi due pianeti che noi abbiamo conosciuto solo negli ultimi due secoli.Ma se i nomi che leggiamo sono corpi celesti del sistema solare, dove sono Mercurio e Plutone? L’Enuma Elish afferma che prima della creazione delle coppie divine, Apsu, il ‘primigenio’ di tutte le cose, marito di Tiamat la ‘madre di tutti gli dei’, aveva un araldo: Mummu. Non solo, sempre secondo l’Enuma Elish anche Anshar aveva un araldo chiamato Gaga. Ecco che Mummu é identificato con Mercurio, l’araldo del Sole (Apsu), e Gaga é identificato con Plutone.

La maggiore opposizione soprattutto a questa ultima affermazione, é il fatto che Plutone verrebbe quindi descritto come un ‘araldo’ o ‘satellite’ di Saturno (Anshar). Dal lato scientifico bisogna puntualizzare che questa ipotesi non è affatto assurda, infatti alcuni astronomi hanno ipotizzato che Plutone fosse in realtà un satellite sfuggito in seguito ad una collisione, e che i detriti di quest’ urto si fossero amalgamati fino a creare il suo satellite Caronte.

Questi astronomi propongono che fosse stato un satellite di Nettuno, ovviamente perchè é il pianeta più vicino. Veniamo a Mummu. Generalmente studiosi come Jacobsen o la Dalley ritengono che Mummu sia derivante dalla duplicazione di MU7 sumero (urlare) facendo voli pindarici per legare questo significato al concetto di 'parola' quindi 'azione'(?) descrivendo quindi Mummu come un 'attributo' di Tiamat in qualità di Creatrice. Altri sumerologi ritengono che Mummu fosse un modo errato di scrivere Nummu che é un termine associato all’acqua, e anche in questo caso lo considerano un epiteto di Tiamat.

Ciò però é alquanto azzardato visto che dell’ Enuma Elish son state ritrovate varie versioni e tutte riportano scritto Mummu (mu-um-mu) e non Nummu. Anzi, nemmeno una usa il termine Nummu. Sarebbe come dire quindi che tutte le copie del testo ritrovate in vari luoghi contenevano lo stesso errore. Per di più il testo dell’Enuma Elish distingue decisamente Apsu, Tiamat e Mummu come tre personaggi distinti, tanto che vi leggiamo:
Apsu non aveva perso la sua potenza ... e Tiamat ruggì ... era afflitta, e i loro atti ... i loro modi (le loro vie) erano malvagi ... 

Allora Apsu, il creatore dei grandi dei, pianse rivolto a Mummu, il suo ministro, e gli disse:
“O Mummu, tu ministro che rinfranchi il mio spirito, vieni, andiamo da Tiamat!”
Si deduce quindi che se Apsu si rivolge a Mummu per andare da Tiamat, Mummu non può essere un termine errato per identificare Tiamat stessa. In un altro punto della prima tavoletta si legge:
Da quando lui (Mummu) pianificò il male verso suoi figli (di Apsu) ... lui ne fu spaventato ... le sue ginocchia si indebolirono, a causa del male che il loro primogenito aveva pianificato.
Questo ci dà una nuova indicazione, che Mummu / Mercurio, sarebbe dopo Tiamat, il pianeta più vecchio del sistema solare. Il mito continua raccontando che gli dei più giovani (quelli esterni) avevano un ‘comportamento fastidioso’ che innervosiva sia Apsu che Tiamat. Questo modo di dire viene tradotto da termini sumeri che hanno il significato sia di ‘i loro modi’ sia ‘le loro vie’ cioé ‘i loro percorsi’. 

Da un punto di vista astronomico questo indicherebbe le loro proto-orbite. Dobbiamo infatti ricordarci che poco tempo era passato dalla nascita di questi giovani dei. Si può quindi ipotizzare che questo momento, in scala astronomica, corrisponda a un periodo in cui i pianeti erano in via di formazione e con orbite ancora non definite. E’ in effetti assurdo pensare che il sistema solare sia nato e sempre stato così come noi lo conosciamo adesso, con le stesse masse, con le stesse distanze e le stesse orbite stabili e precise.

In una situazione del genere, con orbite erratiche, alcuni di questi pianeti in formazione sarebbero potuti trovarsi a brevi distanze e quindi interagire elettromagneticamente generando fenomeni particolari che potrebbero aver avuto l’effetto di ‘disturbare Apsu’ cioè interferire con il Sole.
Quando Apsu e Mummu si recano da Tiamat, queste sono le parole di Apsu:
Di giorno non riesco a riposare,
la notte non giacio in pace...
Ma io distruggerò i loro modi (le loro vie).
Ci siano lamentazioni, e poi riusciremo
di nuovo a giacere in pace.

‘Distruggere i loro modi’ é una frase che ha poco senso compiuto, mentre ‘distruggere i loro percorsi/le loro vie’ astronomicamente significherebbe porre un fine al cammino erratico dei pianeti. Il testo poi afferma che Ea, colui che conosce tutte le cose, scoprì il piano di Mummu e si avvicinò a Tiamat. Nel testo mancano alcune righe ma da un punto più in avanti in cui si legge:
Per vendicare Apsu, Tiamat pianificò il male
Ma il dio proclamò ad Ea il modo in cui lei
organizzò le sue forze

Si può capire che qualcosa era successo ad Apsu per cui Tiamat decide di vendicarsi contro gli dei più giovani. Inizia qui una lunga descrizione di tutta una serie di ‘mostri’ che Tiamat genera per poter vendicare Apsu. Le descrizioni sono quanto mai suggestive; si parla di uomini-scorpione, di uomini-pesce, immani tempeste, del mostro Lahamu, vipere dragoni e non meglio precisate ‘armi crudeli’. Inoltre Tiamat crea ‘undici mostri terribili’ e li schiera al suo fianco, chiamando a se il più forte di questi (Kingu) ed eleggendolo a capo:
Lei esaltò Kingu, in mezzo a loro elevo il suo potere,
per marciare davanti alle forze, per guidare l’ armata,
per dare il segnale di battaglia,
per guidare l’ attacco [...]
“Io ho pronunciato il tuo incantesimo,
nell’assemblea degli dei ti ho elevato
il dominio sugli dei ti ho assicurato.
Sii esaltato nel tuo potere, mio sposo,
adorino il tuo nome gli dei sopra tutti gli Anunnaki.”
Lei gli diede le Tavole dei Destini,
“il tuo comando non sarà ignorato,
e ciò che pronuncerai sarà stabilito.”

Sitchin interpreta questo passaggio come l' intervento di 11 satelliti, e tra questi la crescita in dimensioni e influenza elettromagnetica e gravitazionale di uno in particolare, Kingu, il quale si sarebbe elevato alle proporzioni di un vero e proprio pianeta, acquisendo una sua proto-orbita indipendente non più necessariamente legata a Tiamat. Il testo va avanti descrivendo il terrore e lo sdegno che gli altri dei/pianeti provano nei riguardi della esaltazione di Kingu da parte di Tiamat. Riunitisi gli dei si interrogano su chi possa affrontare Kingu e sconfiggere lui e Tiamat.

E’ in questo punto che la storia dell’Enuma Elish ha la ‘svolta focale’ che introduce il giovane dio/pianeta Nibiru. Il suo nome nel mito é Marduk, che nel pantheon sumero é figlio di Ea e Damkina. E purtroppo questo è anche il punto in cui l’Enuma Elish presenta una frammentazione che rende illeggibili alcune linee che sarebbero state di grande aiuto. Le varie versioni disponibili differiscono in alcuni punti tra i quali questo. La versione babilonese più recente qui é frammentaria e mancano ben 24 linee, mentre quella più vecchia è meno rovinata. In altre versioni questo tratto della storia é completamente rovinato salvo qualche parola che quindi é di dubbia traduzione. La versione babilonese é stata tradotta da vari autori. La versione di L.W. King riporta che:
“Un vendicatore [...] dal profondo [...] valoroso [...]
le sue decisioni [...] da suo padre [...]
egli gli disse: O tu figlio che hai la pace nel cuore...
in battaglia andrai [...] colei che ti osserverà
troverà finalmente pace [...]”

Il testo indica che Marduk venne generato ‘nel profondo’. Il dio che gli si rivolge, chiamandolo ‘figlio mio’ è sicuramente Ea. Ciò in versione astronomica implicherebbe che il ‘profondo’ sia una zona del sistema solare oltre Nettuno. Un riferimento al ‘profondo’ ci viene anche dalla
traduzione di N.K. Sandars:
Nell’ abisso profondo fu generato Marduk –
fu creato nel cuore dell’Absu.
Ea e Damkina lo crearono, padre e madre.

Anche in questa traduzione si parla del ‘profondo’, compare la figura di Ea (Nettuno) e viene fuori qui una nuova figura, quella di Damkina, moglie di Ea. Astronomicamente Damkina in effetti é un ‘punto oscuro’. Sitchin non tratta questa traduzione di Sandars, e non affronta il tema ‘Damkina’. Tuttavia riteniamo che questo particolare non sia molto rilevante ai fini della cosmogonia tradotta da Sitchin. 

I personaggi principali, cioè quelli che ‘compiono azioni’ nell’Enuma Elish trovano tutti riscontro nel pantheon sumero. Ovviamente, come in una situazione di formazione di un sistema solare ci sono in gioco molti elementi, così anche nell’Enuma Elish vengono riportati altri nomi che da Sitchin non vengono però presi in considerazione. Se questo può dare adito a una critica nei suoi confronti, va tuttavia considerato che il solo fatto che lui non dia una spiegazione di cosa sarebbe Damkina in termini astronomici non basta a invalidare le altre identificazioni.

Personalmente sono convinto che si possa identificare Damkina in un oggetto trans-nettuniano simile ai vari Eris, Quoar o Sedna scoperti recentemente, ma ciò rimane comunque solo una personale ipotesi e come tale va presa. La storia dell’Enuma Elish va avanti descrivendo le riunioni degli dei che tra loro parlano del dio Marduk e gli chiedono di diventare il loro ‘campione’ nella lotta contro Tiamat. Marduk accetta di lottare contro Tiamat chiedendo però che da quel momento:
“Se io, vostro vendicatore,
conquisto Tiamat e vi restituisco le vite,
Riunite una assemblea e rendete il mio destino dominante.
In Upsukkinaku sedetevi gioiosi,
e io, non voi, decreterò i destini.”

Insomma Marduk chiede di avere la supremazia su tutti gli dei e di avere la facoltà di ‘stabilire e controllare i destini’. Astronomicamente ciò si traduce nell’avere una forza di attrazione e una orbita tali da ‘controllare’ la struttura del sistema solare. In che modo lo vedremo più tardi. Marduk si appresta quindi ad avvicinarsi a Tiamat. Giunti faccia a faccia, il loro incontro viene descritto nell’Enuma Elish in maniera molto dettagliata. Ci viene detto che Marduk si armò con una ‘rete’, con i 4 venti del Nord, del Sud, dell’Est e dell’Ovest, e in più con il ‘vento malvagio’ e altre armi. Si potrebbero identificare queste ‘armi’ come satelliti o ammassi asteroidali che viaggiavano con Marduk legati a lui dalla sua forza gravitazionale, identificata nella ‘rete’.  

Da parte sua Tiamat invece generò ’11 mostri’ e mise Kingu a capo della sua schiera. Di Kingu si dice che:
“Lei ha esaltato Kingu; tra di loro (gli dei)
ha aumentato il suo potere.
Per marciare verso le forze, per guidare le orde”
E ancora, in un altro punto del testo si legge che:
“Lei ha appuntato la Tavola dei destini sul
suo petto... dicendo:
Il tuo comando non sarà sfidato, e le parole
della tua bocca saranno stabilite.”

Da queste righe, traducendole in versione astronomica, si deduce che Kingu ha acquisito tale potere e forza gravitazionale da influire sul corso degli altri pianeti. Si arriva dunque al momento della battaglia:
“Marduk liberò la sua ‘rete’ e la catturò,
e liberò il suo Vento malvagio, che stava dietro di lui,
sul viso di Tiamat.
Appena lei aprì la bocca per inghiottirlo,
Il vento malvagio la riempì mentre ancora lei
non aveva chiuso le labbra.
Il vento terribile la riempì fino all’ombelico”

La ‘rete’ di Marduk può essere la sua forza di attrazione gravitazionale.
Successivamente si legge che:
“Lui danneggiò le sue parti interiori, ferì il suo cuore.
La sottomise e le tolse la vita;
Gettò il suo corpo e le si mise sopra.
E quando Tiamat, il capo, fu sconfitto,
le sue orde furono disperse”
Distrutta Tiamat, con il ‘corpo lacerato’, i suoi
satelliti (le orde) si muovono in modo erratico non più
tenuti assieme dalla sua forza gravitazionale.
“ma furono circondati, così che non potessero scappare.
Li catturò, distrusse le loro armi,
li catturò in una rete e li lasciò imprigionati”
La forza gravitazionale di Marduk quindi intercetta il movimento dei satelliti e li attrae impedendogli di disperdersi nello spazio. Poi Marduk ritorna verso Tiamat e la urta:
“Lui e i suoi impietosi aiutanti distrussero la
sua testa [la sua parte superiore].
Lui le recise le vene e fece fuoriuscire il sangue,
ordinando al Vento del Nord di spargerlo in posti
remoti e segreti.”

In sostanza una collisione strappa da Tiamat una parte della sua parte superiore, e i detriti vengono sparsi nelle zone circostanti. Ci viene descritto a questo punto un gesto fondamentale nella teoria Sitchiniana e nella identificazione di questo mito come ‘cronaca di una battaglia planetaria’. Marduk infatti avendo diviso in due parti Tiamat, decide di mettere una di queste due parti in un punto ben preciso come a suddividere 2 zone del campo di battaglia:
“Lui la aprì in 2 come un mitile;
una delle sue metà lui stabilì come una copertura
per il cielo. Stabilì una leva, impose
un ‘osservatore’, e ordinò loro (i frantumi di Tiamat)
di non lasciar avanzare le sue acque”

Astronomicamente quindi viene descritta la formazione di una sezione del sistema solare che lo divide in 2 regioni. Questa sezione é identificata come la fascia degli asteroidi, nata dai frantumi della parte strappata dalla testa di Tiamat.

Successivamente si legge che Marduk si diresse verso ‘il profondo’ scrutando la struttura degli abissi, e vi stabilì una dimora, l’E-Sara, in cui avrebbero dimorato alcune divinità. Si potrebbe trattare della zona periferica del sistema solare in cui orbitano i pianeti più esterni: Ed egli fondò E-sara, una residenza in essa. La casa E-sara che creò come Cielo, Fece abitare in questi distretti Anu, Bel, ed Ea. Dove il nome Bel (che sostituisce Gaga) sarebbe Enlil e, in chiave astronomica, Plutone. 

Il termine E-Sara (E.Shara nella versione di King ed Esharra in quella di Sandars) é alquanto ostico perché di non univoca traduzione. Potrebbe significare ‘casa o zona che delimita il tempo o lo spazio’ (ricordiamo che il sar in sumero e in accadico era una unità di misura molteplice applicata con diversi valori sia alle misure del tempo che a quelle di spazio) ma anche ‘casa da cui si inizia’ o ‘casa da cui si esce’. E’ importante notare questi ultimi due significati perchè, per chi arriva dall’ esterno del sistema solare, la zona E-Sara sarebbe proprio il punto iniziale del sistema, e parimenti per chi viaggia verso l’esterno partendo, ad esempio, dalla Terra, l’E-Sara rappresenta la zona da cui ‘si esce’ dal sistema solare. Il significato di 'entrare' del termine SHAR é anche attestato nei lexicon sumeri.

Il testo arriva quindi alla quinta tavoletta, dove compare per la prima volta il termine Nibiru. Nella versione di King leggiamo:
“Lui stabilì le stazioni degli dei, le stelle,
le loro immagini e lo zodiaco lui creò. [...]
Lui fondò la stazione di Nibiru (il pianeta Giove)
In modo che nessuno potesse sfuggire”
mentre nella versione di Sandars, il corrispondente passaggio diventa:
“Lui progettò posizioni per i grandi dei, e
diede loro un aspetto stellare come costellazioni. [...]
Poi diede loro Nibiru, il polo dell’ universo,
per segnare il loro cammino,
in modo che nessuno potesse errare.”
Nella versione di King, la parte tra parentesi non fa parte del testo originale ma é una sua interpretazione. Gran parte dei sumerologi é convinta che il termine Nibiru a tratti indichi Giove e a tratti indichi Mercurio. A mio parere invece il termine Nibiru indica un qualcosa di estraneo ai pianeti – divinità le cui stazioni (posizioni o orbite) Marduk aveva stabilito. Questo perchè il testo dice chiaramente che prima Marduk ‘stabilì le stazioni degli dei’, quindi aveva già stabilito le posizioni di tutti i pianeti, compreso Giove, e solo dopo introduce Nibiru. Non avrebbe senso, quindi, dire che ‘Marduk diede loro Giove in modo che non potessero errare’ perché Giove stesso (Kishar) era già incluso tra gli dei (pianeti) delimitati da Nibiru. Nibiru deve per forza essere un oggetto o una zona estranea agli dei già menzionati.

Il mito poi affronta il tema della disposizione della Luna e del Sole nel cielo, viene descritto minuziosamente il modo in cui sono state ‘decise’ le fasi lunari e come queste dovessero scandire il tempo. 
Ma di questo parleremo un'altra volta ...

https://vdocuments.mx/enuma-elish-2012-analisi-del-mito-in-chiave-astronomica.html?page=1

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®wld  

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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