Sperimentazioni di geoingegneria: gli effetti disastrosi sono reali

lunedì 3 settembre 2012

Hyksos Israèliti Faraoni (prima parte)


L’Esodo: la storia segreta che ci hanno nascosto

Secondo L’Antico Testamento, quando nella terra di Canaan infuriava la carestia, gli Ebrei, con a capo Giacobbe e la sua famiglia, giunsero in Egitto. Uno dei dodici figli di Giacobbe, di nome Giuseppe, diventò famoso presso la corte del faraone egizio grazie alla sue capacità di interpretare i sogni, con responsi che evitarono il disastro economico dell’Egitto e che fruttarono a lui ed al suo clan la concessione ed il permesso di stabilirsi in questa terra.

Giacobbe cambiò poi il suo nome in “Israèle” e di lì la sua discendenza prese il nome di “Israèliti”, che si moltiplicarono alleandosi spesso in guerra con i nemici degli egiziani, facendo in modo che il faraone li obbligasse ai lavori forzati facendogli costruire la città di Pìtom e Ràmses, alias Avàris. Il faraone in seguito tentò di far uccidere ogni bambino maschio nato da genitori ebrei, tra cui anche il figlio della famiglia di Am-Ram, della casa di Levi, che abitava a Menfi ed era uno dei dodici figli di Giacobbe.
 

Nascosto l’infante, dopo 3 mesi lo misero in una cesta che gettarono nel Nilo. Il pargolo venne trovato ed allevato da una delle figlie del faraone e chiamato Mosè, che significa “salvato dalle acque”2. Ora, tralasciando il fatto che la storia di Mosè sia l’archetipo di racconti precedenti a quello ebraico, ricopiature ed invenzioni a parte, seguendo la vicenda biblica l’infante venne istruito al tempio di Heliopolis dai sacerdoti egiziani e, una volta adulto, uccise un egiziano per difendere dei membri del suo popolo costringendolo alla fuga nella terra di Median presso la penisola del Sinai.

In questa penisola Mosè ebbe l’apparizione di un roveto infuocato con annesso un messaggio del dio degli ebrei3, il quale gli assegna una missione salvifica verso il suo popolo, il popolo d’Israele. Il compito assegnatogli da Dio consisterà nel riunire il suo popolo e guidarlo in un esodo verso la terra promessa un tempo da Dio ad Abramo.

Difatti il nome Mosè, in originale “Moscheu”, viene dal verbo “Mescitihu”, che, essendo moschen un principio attivo e non passivo, vuol dire: “colui che trae la gente dall’Egitto”, dimostrando in questo modo come Mosè, o colui che è tratto dalle acque, altro non sia che una ricopiatura del mito di Sargon. Inoltre è

molto importante specificare che anche lo scrittore ebreo del I secolo d.C. Giuseppe Flavio cita questa etimologia.
 

Adesso, Bibbia a parte, questa storia non trova nessun riscontro storico né tra i documenti né tra l’iscrizioni dell’epoca. Non solo: nessun papiro o geroglifico egizio ci parla delle 10 piaghe d’Egitto, della fuga degli Israeliti inseguiti dal faraone e dell’apertura delle acque del mar Rosso dovuta all’aiuto divino del loro dio intervenuto per salvarli.

In pochi sono a conoscenza che questo racconto è incredibilmente identico al mito del re Sargon, di Accad, antecedente alla Bibbia ed al suo racconto di circa 1000 anni. Singolare modo, quello del dio degli Ebrei, di lasciare un messaggio attraverso un cespuglio parlante che prende fuoco!
Dunque iniziamo ora a ricostruire la vera storia delle origini del popolo ebraico. Ciò che noi intenderemo dimostrare è che Mosè altri non fosse che il faraone eretico Akhenaton, o uno dei suoi più importanti sacerdoti del culto solare di Aton. Ciò che ce lo fa dedurre è il sostantivo “Yahûd” attribuito a questi sacerdoti devoti al culto Atonita, sostantivo e qualifica con la quale Mosè viene chiamato nella Bibbia.


Infatti è poco noto il fatto che Mosè nel Targum, ovvero la Bibbia aramaica, viene aggettivato con la qualifica di “Yahûdae”, il che lo identifica come un sacerdote devoto al culto monoteista del faraone eretico Akhenaton! Questo faraone, Hyksos-Ebreo da parte di madre (e quindi della stessa razza ed etnia di Mosè), romperà con il politeismo, vecchio di 3000 anni, imponendo il monoteismo solare di Aton o Adon, distruggendo i vecchi templi e sostituendoli con i nuovi dedicati al dio Sole Akhey Aton, nome egizio di Tell el Amarna (la città da lui costruita). Dopo aver eliminato i sacerdoti del dio egizio Amon-Ra, solo i sacerdoti del Sole di Heliopolis resteranno al loro posto, fino a quando
dopo 13 anni di tirannia Akhenaton verrà destituito da Smenkhare, fratello di Tutankhamon, che gli succederà con il suo breve regno per morire poi assassinato alla giovane età di 17 anni.
 

Smenkhare era il genero di Akhenaton e, prima della propria morte, ripristinerà le antiche prassi religiose riportando la capitale da Tell el Amarna a Menphis. A Tutankhamen succederà Ay, il sommo sacerdote della città di Akhetaton (Tell El-Amarna), conosciuto anche come “Padre Divino”. Poiché la legge voleva che se qualcuno fosse riuscito a finire la tomba del faraone Tutankhamen prima di 60 giorni sarebbe stato legittimato a salire sul trono, Ay approfittò del fatto che il generale Horemheb era impegnato con il suo esercito a tenere a bada gli Hittiti ed era quindi fuori dall’Egitto.
 

Ma volendoci troppo tempo per costruire dal niente una tomba reale, Ay ebbe la geniale idea di usare come tomba di Tutankhamen quella di Akhenaton e, per legittimare la sua sovranità, ne sposò la moglie Ankhesenamon, che aveva mandato al re degli Hittiti Shuppiluliuma una lettera con la quale richiedeva a sovrano Hittita un figlio da sposare e rendere re dell’Egitto.
 

Della lettera si è trovata copia in un archivio reale, nei pressi della moderna cittadina turca di Bogazkoi (nel sito dell’antica capitale hittita Hattusha), in quelli che sono meglio noti come gli Annali di Mursili II, tav. VII (KB02003), dal titolo: Gesta di Shuppiluliuma narrate dal figlio Mursili.
 

È noto che la missiva (contenente tra l’altro la frase “...mio marito è morto ed io non ho figli, né intendo mescolare il mio sangue sposando un mio servo...”)
venne recata alla corte hittita da un messaggero di nome Hani e che, per una ovvia diffidenza, trattandosi di un paese comunque nemico, Shuppiluliuma abbia inviato in Egitto, prima di prendere una decisione, un proprio ambasciatore, Hattusha Zitish. 



A seguito di tale missione, nuovamente, la “regina vedova” confermò la richiesta; il prescelto fu il principe Zannanzash che, però, non giunse mai a destinazione, venendo, molto probabilmente, assassinato durante il viaggio. Sul trono d’Egitto, quale immediato successore di Tutankhamon, salì quindi Ay che legittimò la sua posizione sposando Ankhesenamon. Ay realizzò che era
necessario per l’Egitto un ritorno alle vecchie divinità e fu costretto ad espellere i sacerdoti di Aton che non si volevano riconvertire insieme alle masse dei fedeli di tale culto; diede loro doni e li spedì a colonizzare la
terra di Canaan, dove i sacerdoti Yahud divennero i Giudei, stabilendosi a Sud nel territorio di Giuda, mentre i fedeli laici si stabilirono nel Nord in Israele.
 

Nel suo breve interregno di quattro anni Ay incise una delle versioni più complete del grande inno ad Aton nella sua tomba, tomba che è ritrovata vuota senza il suo corpo. A lui successe il generale Horemheb, che sposo anch’egli Horemhebper diventare faraone e che raderà al suolo Tell el-Amarna, distruggendo ogni statua od iscrizione che rappresentava o faceva riferimento al dio Aton ed al faraone che ideò l’eretico culto monoteista: Akhenaton.

Howard Carter ed al suo finanziatore Lord Carnarvon. Essi, nel 1909, esplorando la necropoli tebana sul Nilo, scoprirono la tomba di un governatore tebano della XVIII dinastia, Tetiky, e due importanti tavolette di legno che narrano la storia del faraone Kamose, che nel 1570 a.C. riuscì a sconfiggere gli invasori Hyksos dopo 300 anni di occupazione dell’Egitto, nazione che riuscirono a conquistare grazie ad armi e tecnologie militari innovative quali archi compositi, armi in ferro e carri da guerra guidati da animali sconosciuti agli egiziani, quali i cavalli.
 

Gli Hyksos, dopo aver conquistato il Basso Egitto, stabilirono la loro capitale ad Avaris, città situata nella parte orientale del delta del Nilo. I cittadini di questa popolazione, abbastanza avanzati culturalmente, erano adoratori del dio Baal e per questo motivo adottarono in Egitto il dio Seth che aveva gli stessi suoi attributi ma…aspettate un momento, abbiamo detto Baal, il cui figlio era Yahweh? Vi ricordate la tabella esposta nello studio precedente dove dal dio Enki-Seth si arrivava a Baal ed a suo figlio Yahweh, il tutto confermato dalla paleografia, oltre che dall’etimologia?
 

Comincia ad insinuarsi un dubbio: e se gli ebrei fossero i discendenti degli Hyka-Khasut o Hyksos? Se questa ipotesi fosse vera dovremmo riuscire a dimostrare o perlomeno dovremmo trovare un qualche collegamento tra la popolazione Hyksos ed il dio Yahweh adorato dagli ebrei. Ed infatti sono stati ritrovati testi incisi sulle pareti di un tempio in Nubia (attuale Sudan) databili al XIV secolo a.C. e risalenti al faraone Amenophis III (1400 ca.).

In queste iscrizioni si ritrovano frasi come: “Yhw nella terra dei Shasu”. Il faraone Amenophis III dedicò il tempio da lui costruito al dio Amon-Ra. Il tempio era lungo circa 120 metri e sorgeva sulla riva occidentale del Nilo. I geroglifici che ornano la basa delle colonne di una delle sale elencano i nomi dei territori che Amenophis asseriva di avere sottomesso.


Ogni territorio è rappresentato da un prigioniero con le mani legate dietro la schiena e uno scudo su cui è inciso il nome del suo paese o del suo popolo. Quei geroglifici menzionano anche le terre di alcuni dei cosiddetti popoli Shasu, o Shosu. Ma chi erano queste popolazioni? Shasu era un termine generico con cui gli egizi chiamavano i beduini, tribù da loro disprezzate che vivevano oltre il confine orientale dell'Egitto. 

Le terre degli Shasu abbracciavano la Palestina meridionale, la Transgiordania meridionale e il Sinai. Secondo alcuni ricercatori, le terre descritte come appartenenti agli Shasu si estendevano a Nord fino al Libano e alla Siria. Il nome di uno dei paesi conquistati, presente nella lista di Soleb, è stato letto "Yahweh nella terra degli Shasu", "la terra degli Shasu di Yahu" o "la terra degli Shasu-Yhw".
 

L'egittologo Jean Leclant afferma che il nome inciso nello scudo del tempio di Soleb corrisponde al tetragramma del dio della  Bibbia, YHWH. Stando allo studioso Shamuel Ahituv, l' iscrizione del tempio identifica l'area in cui girovagava il clan degli adoratori di Yahu, l'Iddio di Israele.
 

Un’ulteriore conferma ci è generosamente data molti accreditati storici antichi che identificano anch’essi gli Hyksos con gli Shasu-Ebrei. Il primo ad aver identificato gli Hyksos con gli Ebrei fu Erodoto, nel V secolo a.C., nella sua famosa opera “Le Storie”, dove afferma che quando si parla degli ebrei e degli Hyksos, si sta in realtà parlando di una sola e stessa popolazione, dove l’esodo degli ebrei coincide con la cacciata degli Hyksos avvenuta sotto il faraone Ahmose (regno circa 1550 – 1525 a.C.).

Anche Giuseppe Flavio, sacerdote ebreo vissuto nel I secolo d.C., nella sua opera “Contro Apione” definisce gli Hyksos "...i nostri maggior antenati [...] i nostri progenitori [...] il nostro popolo". Tacito, senatore romano vissuto nel I e II secolo d.C., afferma anch’esso nelle “Historiae” che gli Ebrei ebbero origine da popolazioni scacciate dall'Egitto e che non si cibano del maiale essendo questo colpito dalla lebbra.
 

Non solo: soprattutto tra i primi Padri della Chiesa prevalse l’idea che gli ebrei e gli Hyksos fossero la stessa popolazione, idea già presente, oltre che in Erodoto ed in Giuseppe Flavio, anche nel famoso storico Diodoro Siculo nella sua “Bibliotheca Historica” e nella “Aegyptiaca” dello storico egiziano Manetone, vissuto nel III secolo a.C.
 

Ed è soprattutto da Manetone che possiamo attingere un maggior numero d’informazioni intorno alla vera storia degli ebrei: Manetone era un alto sacerdote egizio e, in quanto tale, poteva aver accesso ad una vasta gamma d’informazioni e di documenti storici sicuri, come ad esempio gli elenchi e gli archivi dei faraoni.
 

Questo storico rinnegava la versione biblica dell’esodo ebraico ritenendolo al pari di una favola; sosteneva invece che gli archivi ufficiali dei faraoni, dalla quale attingeva le sue notizie, raccontavano che gli ebrei, o Hyksos, furono volutamente espulsi dagli Egizi perché considerati al pari dei “lebbrosi”, oltre che malati, esclusivi, razzisti, xenofobi e “ribelli”.
 

Insomma tutte caratteristiche che gli Egiziani attribuivano ai conquistatori Hyksos. In effetti entrambi i popoli, gli Hyksos e gli Ebrei, avevano origini
comuni in quanto gli Ebrei provenivano dalla terra di Canaan (Palestina) e gli Hyksos, secondo gli studiosi, dall'area del Vicino Oriente (Canaan, Siria etc.).

Segue seconda parte

Di Alessio De Angelis Scaricato da Altrogiornale.org

2 commenti:

  1. Leggendo i tuoi post (nonché seguendo i tuoi interventi su stampa libera e tutti, ovviamente, gli altri interventi) viene da riflettere sul fatto che non basta una vita intera per leggere solo una infinitesima parte di tutte le informazioni che circolano tra libri, interviste, opinioni, traduzioni, riflessioni, deduzioni. Verità che tra l’altro, spesso, durano poco ovvero fino alla successiva confutazione derivante da nuove informazioni che arrivano giorno per giorno. Ssoprattutto mi viene da riflettere sulla mia gigantesca ignoranza in materia nonostante il gran tempo dedicato (praticamente il giorno intero) alla lettura ed all’erudizione. Sono sempre più convinto che una vita non basti e che anche campare cent’anni sia palesemente insufficiente per acquisire una discreta “saggezza”.
    Secondo te potrebbe essere per questo (cioè per acquisire una buona “sapienza” in grado almeno di far discernere il bene dal male) che nella bibbia vivevano così a lungo (fino quasi a 1000 anni)?
    Ciao wlady è sempre un piacere leggerti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Gianni,
      per la saggezza, è difficile definirla, comunque si dice che l'età dovrebbe dare questa prerogativa ma ... non ne sono certo, ho sempre un dubbio che sia solo una mera sicumera, forse sarebbe più giusto vivere giorno per giorno, la luce potrebbe spegnersi all'improvviso e, poco vale lasciare il ricordo agli altri di quello che eri e sei stato, la polvere del tempo cancella inesorabilmente tutto.

      I mille anni vissuti dai nostri antichi antenati, non sono serviti a lasciare quel ricordo che ci ha fatto crescere, anzi, le cose sono peggiorate; è pur vero che il sapere antico arrivato fino a noi è solo quello di pochi eletti patriarchi, un sapere tramandato solo sulla parola che nel tempo è stata distorta e manipolata, successivamente scritta ad uso sempre di pochi eletti che ha saputo manipolarla per tenere l'umanità schiava e soggiogata.

      Basta leggere la stessa Bibbia per rendersi conto che nulla è cambiato; Abramo (se è esistito veramente), aveva armenti e schiavi al suo servizio e, disponeva delle persone a suo piacimento.

      Oggi, dicono, che abbiamo il libero arbitrio, ma siamo schiavi come allora, del lavoro, del denaro, e tante amenità (cose) che dovrebbero farci sentire liberi e felici; sappiamo che nel nostro intimo spirituale non lo siamo perché, noi la vita non la viviamo ma la subiamo, insomma, siamo schiavi inconsapevoli di una matrix creata ad arte, tutto questo ahimè, fino alla nostra dipartita.

      Ciao Gianni il piacere di leggerti è reciproco

      Elimina

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