sabato 19 febbraio 2011

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (Parte II)

La verità è che il regno delle due Sicilie, pur non essendo un paradiso, era sicuramente uno stato molto ricco, con una florida agricoltura, dove il commercio con altri stati era attivissimo. Il debito pubblico era un quarto di quello del Piemonte. Per la buona amministrazione e le finanze oculate la Borsa di Parigi, allora la più grande del mondo, quotava la Rendita dello Stato napoletano al 120 per cento, ossia la più alta di tutti. Il Banco di Napoli, dopo un periodo opaco era florido.
Su una lista alla quale partecipo è nata una discussione che vede amichevolmente contrapposti dei meridionali a dei settentrionali. Siccome la ritengo interessante, ho deciso di approfondire l'argomento e di proporvi alcune riflessioni. (giuseppe galluccio 27/1/07)
A mio avviso, quello che con chiarezza viene fuori dalla discussione è che i settentrionali inevitabilmente finiscono per giudicare i meridionali basandosi solo sugli aspetti più folcloristici.
La 'mondezza', la pizza, la canzone, la fatalità. I meridionali sono simpatici ma inaffidabili. Sono in fondo tutti mafiosi, o quasi. Non amano lavorare. La mancanza di senso civico, di rispetto, di educazione, viene attribuita al carattere, con spiegazioni di tipo antropologico. Non per colpa loro, ma perché sono quelli che vengono trasmessi e quelli che passano, perché la storia ufficiale ha dato sempre un certa lettura dei fatti che portarono all'unificazione del regno d'Italia. Chi non è nato qui, chi non ci vive, che non ne conosce le pieghe, inevitabilmente finisce per accettare le spiegazioni ufficiali, pochi vanno a fondo e cercano di studiare la cosa.
La prima cosa da fare è ristabilire un minimo di verità storica. L'ufficialità prevede che il sud fu liberato dalla tirannia dei Borboni, che il popolo non sopportava più. Una terra povera e arretrata, infestata da Briganti fu civilizzata dai Piemontesi, che le portarono nel regno d'Italia cercando di dare ai suoi abitanti una dignità di cittadini che non avevano mai avuta. In più portarono la libertà, oltre il benessere. Secondo questa storia il sud versava in condizioni di povertà ed arretratezza talmente gravi che la calata dei Piemontesi fu una vera fortuna per quelle popolazioni. Niente di più falso.
Qualcuno ha mai visto uno stato che entra in guerra per dare la libertà e la ricchezza al suo vicino? Io non ne ho visti. Non si capisce perché i Piemontesi farebbero eccezione.  La verità è che il regno delle due Sicilie, pur non essendo un paradiso, era sicuramente uno stato molto ricco, con una florida agricoltura, dove il commercio con altri stati era attivissimo. Il debito pubblico era un quarto di quello del Piemonte. Per la buona amministrazione e le finanze oculate la Borsa di Parigi, allora la più grande del mondo, quotava la Rendita dello Stato napoletano al 120 per cento, ossia la più alta di tutti.
Il Banco di Napoli, dopo un periodo opaco era florido. Il primo tratto di ferrovia sul suolo italiano fu la tratta Napoli-Portici. Ebbe la prima rete di gas e il primo telegrafo elettrico di tutto il territorio italiano di allora.
Nella conferenza internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio di terzo paese del mondo, dopo l'Inghilterra e la Francia, per sviluppo industriale. 

Già questo sarebbe sufficiente per smentire le tesi ufficiali.
 
Ma vi do anche dei numeri:
F.S.Nitti ,Scienza delle Finanze,Pierro,1903(pag 292)
 
Come si legge nell'immagine a lato il regno delle Due Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri stati messi assieme.
Per cui è una clamorosa bugia che il Regno dei Borboni fosse in condizioni di Povertà assoluta. Purtroppo anche la storiografia ufficiale, continua riportare queste clamorose bugie. Anche Nitti, nella sua Questione Meridionale, pur riconoscendo il carattere dell'invasione della presunta "liberazione" piemontese, presenta il sud come una terra povera e arretrata.
A parte i numeri sopra esposti, basterebbe dare un 'occhiata alla crescita della popolazione sotto il regno dei Borboni per capire che qualcosa non quadra nella storiografia ufficiale.
 
Nel 1734 anno in cui il Regno passò a Carlo III di Borbone la popolazione era di 3.044.562 abitanti e nel 1856 arriva a 9.117.050. In poco più di 100 anni la popolazione si triplica. Ciò risulterebbe molto difficile se ci fossero condizioni di assoluta povertà, alta mortalità, disoccupazione.
Nel regno c'erano 9000 medici. Di certo una tale livello di assistenza sanitaria è indice di prosperità. Un medico ogni mille abitanti, più di qualche paese europeo odierno!!
 
Ci sono altri numeri che parlano chiaro: dal 1863 al 1880 emigrarono circa 1.900.000 abitanti, cioè oltre il 20 % della popolazione segno di un netto peggioramento delle condizioni di vita. Emigrazione prima sconosciuta. Ora come si spiega che quando si stava malissimo sotto i Borboni non si emigrava, ma appena arrivano libertà e prosperità piemontesi la gente prende ad emigrare? Un non sense, a meno che quelle affermazioni, sulla povertà ed il malessere ai tempi dei Borboni, non siano false
Oppure i meridionali, data la prosperità portata dai Piemontesi, si erano dati al turismo di massa?
 
Il regno, rispetto "all'industrializzatissimo Piemonte" aveva una percentuale tripla degli occupati nel settore. Aveva in percentuale più o meno lo stesso numero di occupati nell'agricoltura e nel commercio. Il tasso di povertà era tra i più favorevoli rispetto alle altre zone d'Italia. Perché queste plateali falsificazioni?
 
Perchè il Piemonte dalle casse dissanguate aveva bisogno di denaro e il ricco meridione faceva gola. Le mire espansionistiche di Cavour furono mascherate dai fermenti risorgimentali. In nome dell'unità d'Italia i Piemontesi invasero il Regno delle due Sicilie, lo depredarono, trucidarono la popolazione, la costrinsero all'emigrazione per la povertà. Ovvio che non si poteva dire che era una guerra di conquista e di rapina, cosi come oggi gli Americani hanno dovuto mascherare di guerra di libertà l'invasione dell'Iraq per impossessarsi dei ricchissimi giacimenti petroliferi. L'impoverimento del territorio lo stiamo pagando ancora oggi. Anche perché la politica del nord tesa a mantenere quelle zone in condizione. Furono affidati ai peggiori elementi la guida della polizia e della burocrazia.  
L'alto tasso di corruzione della pubblica amministrazione, le commistioni con la malavita, nascono allora e quei legami perversi si sono mantenuti e rinsaldati fino ai giorni nostri. Spesso i capi della polizia furono scelti fra i peggiori delinquenti. Questo spiega perché il popolo meridionale ha percepito lo Stato, le Istituzioni come totalmente estranei. Cosi spiega l'assenza di senso civico e la mancanza di rispetto per la res pubblica.

http://ningizhzidda.blogspot.com/2010/11/quello-che-sui-libri-di-scuola-non.html

5 commenti:

  1. C'è anche un risorgimento minore. Nella terra in cui vivo, per esempio, Il Friuli, i piemontesi arrivarono nel 1866, cinque anni dopo la data fissata per l'unità d'Italia. Quando arrivarono le truppe piemontesi, alcuni parroci fecero suonare le campane a morto: un segnale di lutto e non di esultanza. Ci furono però anche intellettuali ed esponenti della borghesia che plaudirono l'arrivo degli italiani e lo misero per iscritto nelle loro poesie e nei loro racconti. Cito solo un'autrice, diciamo così, filogovernativa: Caterina Percoto. A lei, a questa oscura poetessa, è attualmente intestato l'istituto magistrale di Udine e lei, insieme a pochi altri autori, è stata sponsorizzata dalla classe dominante, ovvero dai nuovi padroni e per questo è citata in tutti i testi. Gli autori antigovernativi, quelli che non si sono conformati, sono stati semplicemente cancellati dalla storia e in questo momento sarei in difficoltà se dovessi citarne qualcuno.
    Così va il mondo, da sempre.
    La differenza tra le genti meridionali e i friulani, sta nel carattere dei rispettivi popoli. E' vero quello che è stato scritto nell'articolo, ma il carattere dei popoli esiste, eccome. Su quello dei meridionali non mi addentro, ma su quello dei friulani, in cui mi riconosco, posso dire qualche cosa. Per esempio, siccome siamo stati da sempre terra di confine e abbiamo subito innumerevoli invasioni, ci siamo sempre sottomessi e, con l'arrivo dei piemontesi, ci siamo sottomessi anche a loro. Nessuna rivolta e nessuna forma di brigantaggio, ma sempre e solo sottomissione.
    Non è molto dignitoso, ma che altro poteva fare la povera gente? Tanto è vero che, in fatto di emigrazione, anche veneti e friulani non scherzano. Infatti, se ne trovano in Australia, Canada, Americhe. Oltre a tutta l'Europa, soprattutto Germania e Svizzera. Per converso, non mi risulta che dal Piemonte ci siano state partenze di massa, per cercare fortuna nel mondo. Dunque, gli effetti dell'invasione sabauda si sono sentiti anche nel nord est e non solo nel meridione.
    La cosa più riprovevole che i piemontesi hanno fatto dalle mie parti è stata l'annientamento sistematico della lingua, attuato mediante schiere di maestri elementari venuti dall'Italia per decenni. Il friulano non è ancora estinto come lingua, ma ci manca poco. La stessa cosa si potrebbe dire anche dei dialetti del meridione, altrettanto interessanti per i glottologi, immagino.

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  2. Ottimo commento Freeanimals, grazie della tua partecipazione al dialogo, nemmeno io sono meridionale, ma riconosco i soprusi fatti dalla dinastia Sabaudia.

    Purtroppo anche se è una frase fatta devo dire che la storia la scrivono sempre i vincitori, in questo caso gli invasori e usurpatori di un meridione che era molto più ricco di un nord (Piemonte) a quei tempi in gravi difficoltà economiche e se non fosse stato per le golette albionesi nella rada di Palermo a sostenere lo sbarco dei mille, oggi L'Italia avrebbe una conformazione geografica diversa, e forse gli emigranti sarebbero stati proprio i Sabaudi Piemontesi.

    Grazie, ciao

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  3. Spesso la "conoscenza" della storia si basa sull'ignoranza. Il luogo comune, la storia tramandata vale più di quella vera, reale.
    Complimenti.
    Hai spiegato benissimo come sono andate le cose.
    Ma la verità la conoscono in pochi.
    Magari fosse insegnata nelle scuole.
    Un popolo tenuto nell'ignoranza è un popolo facilmente dominabile, plasmabile, ubbidiente.
    Un popolo stupido.
    Io sono di Napoli e ti ringrazio per quello che hai scritto.
    Ciao

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  4. L'Italia nel suo "compleanno" potrebbe cogliere l'occasione, non solo di autocelebrarsi, ma anche di guardarsi allo specchio e fare i conti con le sue numerose ombre. Non aver paura di guardarsi allo specchio sarebbe un segno di profondo rispetto verso i tanti soprusi perpetrati e di maturità verso quel concetto di cittadinanza che è ben diverso dall'etimologia di nazione. A parte l'Islanda, non c'è Stato che abbia una netta corrispondenza tra confini geografici di stato e appartenenza "pura" al concetto di nazione. Credo in un Italia di popoli che condividono basi comuni, partendo dalle proprie diversità culturali, storiche e linguistiche. Non credo ad un unità che faccia rima con uniformità. Mandi a duc' (dal Friuli)

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  5. Ciao Gianni,
    nella scuola oggi, come in passato, usano i protocolli di insegnamento che la casta dominante si è costruita per farsi accettare dalle masse, condizionate da libri e network sapientemente preparati per tenere le civiltà nell'ignoranza.

    Purtroppo le distrazioni della nostra società, non ci permette di essere padroni delle nostre idee, perché, plagiate e condizionate dalla mistificazione della verità, che a volte diventa molto scomoda da raccontare.

    @sbilff,
    nemmeno io credo ad una uniformità di popoli
    (anche se auspicabile), in questa fase poi meno che mai, il trattato di Lisbona ha messo una pietra tombale sulla Libertà dei Popoli (senza chiederne il permesso al Popolo Sovrano, ma imponendoglielo furtivamente), e l'avere espropriato della moneta sovrana le Nazioni ci ha reso tutti più deboli, impedendoci di avere quel diritto fondamentale che è: "Il Diritto di Cittadinanza".

    Grazie a tutti, ciao

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