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mercoledì 8 dicembre 2021

Sei una App, hai un pass ma non una vita

Ora sei un’App, senza una vita e con la data di scadenza

Quand’ero adolescente, come figlio e nipote di operai Fiat, sapevo che il mio destino era segnato: sarei stato un operaio Fiat, un privilegio. Poi, anni dopo, se meritevole, avrei potuto diventare “impiegato Fiat” (“travet”, in piemontese). A parità di salario, non avrei più respirato gli odori degli olii esausti, dei trucioli di ferro del mio tornio, del sudore acido dei colleghi. Sarei stato parcheggiato in un non luogo, come lo erano i cosiddetti “uffici della palazzina”. Qua, al posto della tuta blu, avrei indossato un abito Gft, stante il prezzo, già liso all’acquisto; avrei fatto un lavoro idiota e guardato gli operai dall’alto in basso, pur essendo uno di loro. Alcuni travet, per sottolineare la loro differenza di status, si facevano crescere l’unghia del mignolo sinistro in modo abnorme. Era un Green Pass ante litteram che ti certificava, al contempo, “travet doc” e idiota in purezza.

Però il lavoro, allora, aveva una sua autentica dignità sociale, ed era ben retribuito. Un operaio Fiat guadagnava molto più di un impiegato comunale, e in società (al Circolo delle Bocce, of course) aveva uno status appena sotto quello dei negozianti e dei piccoli professionisti. Il miracolo economico, le scelte strategiche e sociali di Vittorio Valletta permisero agli operai Fiat di avere un welfare privato di prim’ordine, di far studiare i figli, di comprarsi, oltre alla 600, il classico “camera, tinello, cucinino” nella periferia estrema e, ai più risparmiosi, uno identico a Borghetto Santo Spirito. Neppure pensabile per un operaio o un travet di oggi, costui è un miserabile che non va oltre l’acquisto a rate di un frullatore a immersione o di un iPhone nel Black Friday.

Settant’anni dopo, nell’era del Ceo Capitalism imperante, il lavoro ha perso dignità, il salario è diventato un contributo di sussistenza, per non parlare dell’ascensore sociale, in disuso da anni. Nessuno, dotato di un minimo di intelligenza e di consapevolezza, crede alla frase mito del Presidente-Nobel: «Se ti impegni puoi farcela». “Puoi farcela”, sì, ma per fare cosa? Il rider? Il “pacchista Amazon”? Il driver Uber? Le famiglie medio-povere hanno accettato, dando fondo ai loro risparmi e sbagliando clamorosamente, di allevare i figli permettendo loro di “consumare senza lavorare”. Se cominci a consumare prima di produrre sei destinato alla povertà definitiva, così come se non hai il sogno di migliorarti, di combattere per avere un futuro diverso dal presente. Nulla di tutto questo può avvenire nel mitico mondo del Ceo Capitalism, che ha trasformato il futuro in presente, proiettando la vita lavorativa direttamente verso il divano di cittadinanza.

Riccardo RuggeriTutto è già pianificato, la tua vita è già scritta, a te spetta solo di fingere di viverla; mai potrai entrare nel merito della modalità ammesse o vietate, devi semplicemente attenerti al protocollo che ti è stato dato. Sarà una vita senza sorprese, non ti succederà mai niente, perché tu sei una App; hai sì un Pass, ma non hai una vita. Mamma e papà mi dicevano: «La felicità non ti viene incontro, devi essere tu a inseguirla». Oggi questa grande verità è del tutto superata. Molti non sanno cosa sia la felicità e, intellettualmente abbruttiti come sono, neppure interessati a saperlo. Se sei un “loser” della globalizzazione la felicità non è prevista nel tuo protocollo di vita, se sei un “winner” (lo sai che sono quattro gatti?) la felicità fa già parte del tuo patrimonio genetico. Così la morte.

Per tutta la vita ti hanno venduto che eri a-mortale, che dovevi pensare positivo, che dovevi essere resiliente (non facevi in tempo a cadere che già dovevi rimbalzare in piedi, come le ginnaste dell’Est), così ti eri convinto di allontanare la morte dai tuoi pensieri. Come? Ogni sera, un tempo rivolgevi la tua preghiera a Gesù, ora non più; i tuoi dèi erano la Tecnologia, la Scienza. Incremato di prodotti anti-age fisici e mentali, prima di dormire ascolti rapito in tv lo “Scienziato”, il “Politico”, il “Giornalista” che ti “somministrano”, come da protocollo, fake truth. Poi, un giorno, improvvisamente, ti scopri vecchio, sul display è comparsa la tua “data di scadenza”. Tu ti senti ancora vivo, ma l’algoritmo ha deciso che sei vecchio, devi andartene, e pure in punta di piedi, per non disturbare i manovratori. Buon Natale!

(Riccardo Ruggeri, “Sei una App, hai un pass ma non una vita. Finché arriverà la tua data di scadenza e dovrai andartene. Ma in punta di piedi”; editoriale pubblicato da “Zafferano.news” e ripreso da “Linea Italia Piemonte” il 7 dicembre 2021. Operaio Fiat per 40 anni e poi Ceo di New Holland, Ruggeri è stato manager e imprenditore, ora attivo come giornalista, editore e scrittore).

Pubblicato su: https://www.libreidee.org/2021/12/ora-sei-unapp-senza-una-vita-e-con-la-data-di-scadenza/

Articolo correlato: Il governo sta cercando di far crescere quel pubblico pre-controllato

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mercoledì 31 gennaio 2018

Laddove è fondato il nostro passato si vede il nostro futuro

 

La Grecia in saldo al 5%, lo Stato non esiste più. E l’Italia?

La Grecia è in saldo, sul web: nel 2018 l’esproprio della ricchezza pubblica e privata diventerà molto più veloce, e aggredirà i rimasugli di patrimonio restanti. «Gli immobili vengono messi all’asta e i compratori stranieri – banche, privati e perfino istituzioni – possono prendersi un’isola, un appartamento, una spiaggia, un’opera antica: qualsiasi cosa».

Il tutto quasi gratis, «a meno del 5% del loro valore». Finiscono all’asta su Internet «perfino le prime case, se superano una determinata superficie». La Grecia di Alexis Tsipras, scrive Maurizio Pagliassotti su “Diario del Web”, è entrata nella “fase laboratorio”: «Vedere cosa succede a un paese lasciato nelle mani dei creditori». Disse Milton Friedman, padre del neoliberismo: «Lo shock serve a far diventare politicamente inevitabile quello che socialmente è inaccettabile».

Il trauma della Grecia risale all’estate del 2015: con la giacca gettata sul tavolo al grido di «prendetevi anche questa», il primo ministro Alexis Tsipras «firmò la resa senza condizioni della sua nazione sconfitta: umiliato di fronte al proprio paese e al mondo da Angela Merkel, volutamente».

Sul tavolo, quella notte, «non finì solo la Grecia, ma la stessa democrazia che l’Occidente ha vissuto in quelli che il grande storico Hobsbawm ha definito “i gloriosi trent’anni”». Il voto greco che rifiutava orgogliosamente il commissariamento della Troika «veniva tradito in cambio di un piano lacrime e sangue, ancor più punitivo perché doveva sanzionare l’ardire di un popolo intero che osava ribellarsi alla volontà suprema dell’Europa finanziaria», Europa che solo in quel caso e per pochi giorni «gettò la maschera della finta solidarietà, dei traditi valori di Ventotene, e si manifestò nella pura essenza del terrorismo finanziario».

Nel nuovo reame globalizzato, dice Pagliassotti, la Grecia è il primo esperimento compiuto di “Stato disciolto”. Ad Atene, «il governo della sinistra, solo pochi anni fa definito estremista, ha assunto il ruolo finale: l’assorbimento del conflitto sociale che si scatena a fronte di una colonizzazione». Sicché, «nella democrazia di facciata del governo Tsipras, i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sono sempre più ricchi».

Eppure la Grecia è un paese «nobile e antico, su cui si fonda l’intera cultura occidentale», ad un passo dalle nostre coste. «Per molti aspetti, laddove è fondato il nostro passato si vede il nostro futuro». Domanda: c’è qualche differenza tra lo Stato greco e gli enti locali italiani, come ad esempio il Comune di Torino? «Entrambi sono assediati dai debiti e dai contratti per mitigare l’impatto della deindustrializzazione globalizzante, entrambi sono sotto il controllo delle banche che dettano i piani di governo: a suon di privatizzazioni, svendite di patrimonio e licenziamenti collettivi».


La trappola del debito, scrive Pagliassotti, è una tagliola entro la quale viene amputata la democrazia: «I piani di rientro sono agende incontrovertibili, totali, spietate», rispetto alle quali «ogni programma elettorale è soccombente». In Grecia, infatti, i commentatori filo-governativi
(secondo cui il 2018 sarà l’anno «dell’ultimo sforzo» per arrivare alla fine del tunnel, cioè del commissariamento da parte dei creditori), plaudono alle norme che restringono la libertà di sciopero: di fatto, in Grecia l’astensione dal lavoro «diventa illegale, perché per la proclamazione degli scioperi dovrà partecipare alle assemblee il 50% degli iscritti ai vari sindacati di categoria».

E questa, riassume Pagliassotti, è solo l’ultima parte di un processo che ha già pesantemente colpito il welfare, le pensioni, i salari, i beni pubblici e il diritto del lavoro. «Imbarazzante, tra l’altro, l’asse politico tra Alexis Tsipras e Emmanuel Macron: ennesima prova dello sbandamento culturale della sinistra, incapace di inquadrare un orizzonte politico differente da quello dei banchieri». Se anche la Troika levasse le tende, la cosa non salverebbe un paese ormai allo stremo: «Il debito pubblico greco, da “vendere” sul mercato obbligatoriamente a tassi elevati, finirebbe nuovamente all’estero».

Facile previsione: espansione del Pil e ripresa dei contratti di lavoro a prezzi stracciati. La democrazia? Finita, ridotta a un simulacro vuoto. «L’esperimento greco, la palla di cristallo in cui si può vedere il futuro dell’Italia se non vi sarà una drastica inversione politica, è davanti a noi».

martedì 6 dicembre 2016

Il giorno dopo



Cacciari: arriva la catastrofe, solo il Pd non lo capisce 

«Oggi trionfano quelli che chiamate populisti, ma domani sarà molto peggio: vincerà la destra-destra, quella vera, con conseguenze spaventose per l’Europa». Il filosofo Massimo Cacciari, in prima serata, dipinge così il day-after referendario, parlando ai (pochi) renziani moderati, ancora tramortiti dallo tsunami del 4 dicembre. «Sono anni – dice Cacciari, ospite di Lilli Gruber su La7 – che chiedo inutilmente al Pd di fare qualcosa contro la crisi che sta devastando il tessuto sociale italiano, a cominciare dalla stessa base sociale di quel partito». E invece sono arrivati il beffardo Jobs Act e provocazioni continue contro i sindacati, fino all’harakiri finale: una riforma costituzionale assurda, incomprensibile, respinta a furor di popolo da chi si è sentito essenzialmente preso in giro. E la musica non cambia nemmeno dopo la debacle di Renzi: «Ci risiamo con le polemiche di palazzo, i calcoli, le tattiche. Non una sola parola di vera autocritica, da un partito ormai al governo da quattro anni. Cosa intende fare, il Pd, per rispondere alle drammatiche urgenze degli italiani?». Perdurando l’assenza di risposte, Cacciari vede una strada a senso unico: il legittimo voto di protesta aprirà la strada al livido trionfo di una destra intollerante e reazionaria, di cui avere paura.

Cacciari sa benissimo che il Pd è un fallimento, «e infatti Renzi ha potuto impadronirsene proprio perché in crisi: fosse stato in buona salute, non avrebbe avuto quello spazio». E il Pd «si è rotto fin dall’inizio, una settimana dopo la sua fondazione», a cui il filosofo (già sindaco di Venezia) collaborò, per poi distaccarsene rapidamente. Cacciari si rifiuta di aderire alla lettura dei critici più intransigenti, secondo cui il centrosinistra in Europa (quindi il Pd in Italia) non è stato “un fallimento, frutto di errori”, ma un complice organico, cooptato dalla destra economica per distruggere i diritti sociali, patrimonio storico della sinistra. Demolire il welfare sarebbe stato impossibile, per governi di centrodestra: occorrevano “collaborazionisti” in grado di mobilitare l’elettorato di sinistra per appoggiare tutte le controriforme degli ultimi anni, dai decreti sul lavoro all’agenda Monti, nel quadro di un “format” europeista modellato dalla finanza e dalle multinazionali con l’obiettivo di sterilizzare le pulsioni sociali dei governi, l’istinto democratico di protezione delle comunità nazionali, verso il tramonto storico dei diritti. «Siamo sull’orlo della catastrofe», dice Cacciari, ben sapendo che il voto del 4 dicembre è l’ultimo avvertimento prima del “diluvio” che minaccia di travolgere tutto.

Anziché liquidare il Pd come “gatekeeper”, abbaglio collettivo e specchietto per allodole “di sinistra”, in realtà completamente asservito all’élite, Cacciari insiste sul partito fondato da Veltroni, poi ereditato da Franceschini e Bersani, quindi “occupato militarmente” da Renzi. Nel mirino del filosofo veneziano restano le imbarazzanti nomenklature alla testa di un disegno fallito (o di un grande inganno, a seconda dei punti di vista), ma la prima preoccupazione è per l’elettorato, che rappresenta ancora un patrimonio sociale e culturale che il Pd ha prima congelato, poi illuso, e oggi deluso e tradito. “Smontato” anche quello, secondo Cacciari, cadrà un argine: e i dirigenti del Pd non stanno facendo nulla perché quella diga non crolli. La situazione dell’Italia, sotto il regime Ue, è ormai insostenibile: e dal partito di Renzi, D’Alema e Bersani, non un fiato. I giovani, in massa, hanno votato No al referedum. Ma l’ex Ulivo non ha nulla da dire, di serio, sull’Europa – nulla da proporre, in concreto, per riscrivere (davvero) le regole, costruendo un orizzonte sostenibile, diverso dai salari irrisori, dai lavori precari e neo-schiavistici. Il boato del No ha frastornato tutti, dimissionando Renzi, ma a quanto pare non ha sortito alcun effetto capace di trasformare il Pd in uno strumento socialmente utile.

sabato 20 febbraio 2016

L’Europa di Cameron


Scritto da MMJ in febbraio 19th, 2016. 

Due pesi e due misure!
Mentre per tutti i paesi europei la norma è adeguarsi ai diktat di Bruxelles per rimanere in europa, in questi giorni il primo ministro Cameron ha scritto una lettera a Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, elencando le richieste perché il suo paese possa continuare a far parte dell’Unione Europea.


Tra le sue belle richiestine abbiamo:

1. Applicare una legislazione differenziata (cioè più elastica) alle banche e agli organismi finanziari. Non sia mai che non si perda il dominio finanziario da parte della City.

2. Proteggere i paesi che non usano l’euro come moneta. Qui il paradosso è che la moneta unica si è scelta per essere forti e competitivi secondo le leggi assurde del mercato, ma l’Inghilterra chiede appunto che chi non aderisca all’euro sia protetto da questa maggioranza eurofila.

3. Che la competizione entri nel DNA dell’Europa. Quindi, nonostante si chieda nel punto precedente di non farsi schiacciare da una regola inerente al mercato, qui si chiede di esasperare quella regola e quindi via al mercato sempre più libero, con sempre meno vincoli.

4. Mantenere la sovranità del regno unito. Anche qui, in completa deroga a quello che accade negli altri paesi che devono accettare e sottomettersi alle decisioni del consiglio europeo (organo non eletto, ricordiamolo), si chiede che l’Inghilterra possa recedere dagli impegni quando ci sia una maggioranza compatta di parlamentari che lo richiede. La ciliegina sulla torta è che la motivazione addotta è quella di poter lavorare alla creazione di un’unione ancora più stretta con gli altri paesi dell’Unione Europea. (!?)

5. Più controllo sull’immigrazione: tra le altre cose si chiede che gli immigrati possano accedere al Welfare solo dopo essere stati residenti almeno 4 anni. Mi sembra giusto: dopo esser fuggito da una guerra o dalla povertà, dimostri di aver vissuto 4 anni senza sussidi e quindi puoi accedere ai sussidi. Non fa una piega.

Aggiunge anche che, quando un nuovo stato entra a far parte dell’unione, i suoi cittadini non abbiano immediatamente diritto alla libertà di movimento negli altri paesi finché l’economia del loro paese non si è “allineata” con quella del resto dell’UE. Perché a noi non frega se sono stranieri, mica siamo razzisti, a noi frega se sono poveri!

Questo dovrebbe far capire chi comanda davvero in Europa e quali sono gli orizzonti che ci aspettano.

http://www.masonmassyjames.it/blog/leuropa-di-cameron/

lunedì 15 febbraio 2016

Il Governo fa cassa sulle vedove/vedovi

Ve lo ricordate il non eletto da nessuno?
Esordiva così:


"Pubblicato il 13 nov 2013 Povera nonna Maria! La 93enne fiorentina è divenuta famosa a sua insaputa perché il nipote Matteo, candidato alla segreteria del Pd e lanciato verso la premiership, l'ha presa ad esempio per illustrare il suo concetto di equità sulle pensioni."


Addio alla pensione di reversibilità: 
il Governo fa cassa sulle vedove

L'allarme del segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti, sul nuovo disegno di legge delega. (www.StudioCataldi.it)


di Marina Crisafi - Il Governo vuole far cassa sulla pelle delle vedove, andando a toccare anche la pensione di reversibilità. È questo l'allarme lanciato dal segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti che, sulle colonne dell'Huffington Post, denuncia l'arrivo di un disegno di legge delega del Governo alla commissione lavoro della Camera, contenente un punto molto controverso che andrebbe ad incidere appunto sul diritto alla pensione di reversibilità.
Spiegato con parole semplici, secondo il ddl le reversibilità saranno considerate prestazioni assistenziali e non più previdenziali.

Ciò significa letteralmente che l'accesso alla pensione di reversibilità sarà legato all'Isee e quindi al reddito familiare, andando a ridurre inevitabilmente il numero delle persone che continueranno a veder garantito questo diritto.
Com'è noto, infatti, l'asticella dell'Isee è molto bassa (fissata spesso a redditi da fame) e per superarla, facendo saltare tutti i benefici, basta poco.

Per fare un esempio, è sufficiente che una donna anziana viva ancora con suo figlio che percepisce anche un piccolo reddito da lavoro per far saltare il diritto o che la stessa donna decida di condividere la casa con un'amica (magari vedova titolare di pensione) per rendere meno grama la vecchiaia per perdere la reversibilità. A contribuire all'Isee è anche la casa: la vedova che vive nella dimora coniugale rimarrebbe così con la casa ma senza alcun reddito.

Ad essere colpite, com'è evidente, saranno soprattutto le donne, principali beneficiarie della prestazione in quanto aventi un'età media più alta rispetto agli uomini. Donne che sarebbero – afferma Pedretti "doppiamente colpite" perché oggi hanno una pensione media inferiore a quella degli uomini e che "in futuro rischiano di impoverirsi ulteriormente".

Sinora per loro la reversibilità costituiva una piccola certezza su cui contare.
Sinora appunto. Perché se dovesse passare così com'è il ddl andrebbe a demolire un diritto individuale che diventerebbe inaccessibile per centinaia di migliaia di soggetti.

"Questo non è solo profondamente ingiusto – prosegue Pedretti - ma è anche tecnicamente improprio e rischia di aprire un contenzioso anche a livello giuridico. La pensione di reversibilità infatti è una prestazione previdenziale a tutti gli effetti, legata a dei contributi effettivamente versati. Che in molti casi quindi sparirebbero nel nulla, o meglio, resterebbero nelle casse dello Stato".

In parole povere, una sorta di "rapina legalizzata" ai danni degli italiani che si augura possa essere oggetto di ripensamento nella discussione che si aprirà a breve in commissione lavoro.

Fonte: Addio alla pensione di reversibilità: il Governo fa cassa sulle vedove
(www.StudioCataldi.it)
 
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Avete fatto caso che nessuna televisione ha dato la notizia di questo ddl? Che da più di un anno gira nelle stanze del potere come una mosca gira sugli escrementi. Troppo scomodo per il popolo che dal 2011 non ha più votato a causa del garante della costituzione l'allora presidente della Repubblica. Queste informazioni si trovano solo in rete.

Non aspettatevi lotte da parte dei sindacati, hanno fatto passare tutto con l'approvazione dell'intero parlamento, hanno cancellato i diritti fondamentali dei lavoratori, come l'artico 18, gli esodati e il "Jobs Act", (il diritto del lavoro in Italia). Tutto è passato come sotto un tritacarne, quella carne che è il popolo italiano.

Il vero problema (come dice l'articolo sopra) si vuole traslare "con parole semplici, secondo il ddl le reversibilità saranno considerate prestazioni assistenziali e non più previdenziali." L'astuta mossa machiavellica è quella che parla tanto di diritti civili per le copie gay o di fatto; questo ha fatto sorgere un problema insormontabile per le casse depredate dello stato: la pensione di reversibilità, per queste persone che una volta riconosciute, dovranno essere riconosciuti anche i loro diritti (giustamente dico io), e allora per aggirare l'ostacolo quale migliore cosa si può fare se non eliminare i diritti "previdenziali" per passarli alla voce "assistenziali?" Così facendo entra a gioco forza l'Isee che non è altro di uno strumento che permette di misurare la condizione economica delle famiglie, con un'asticella sempre più bassa che misura la povertà di una famiglia.

La pensione di reversibilità è già decurtata del 40% alla fonte, pertanto alla vedova o al vedovo spetta il 60% che viene ulteriormente decurtata a seconda del reddito familiare, inoltre va aggiunta l'irpef dovuta allo stato centrale, quello regionale, e quello comunale, pertanto su una pensione di 1200€ lordi vanno nelle tasche della vedova o vedovo (se hanno un reddito superiore a tre volte il minimo, circa 500€) non più di 500/600 €uro nel migliore dei casi.

Non fatevi illusioni, questi signori cosi detti onorevoli di qualsiasi compagine politica, non si tireranno indietro a nulla per salvaguardare la loro posizione nelle due camere e a quella più alta sul colle, non diminuiranno il loro emolumento prebende comprese anzi, appena possono voteranno tutti insieme l'adeguamento al loro stipendio e vitalizio, troppo basso di 10 o 15 mila Euro mensili, compreso i fuoriusciti dell'altro vergognoso parlamento europeo, lasciando tutti noi a discutere se sia giusto o meno avere una pensione di reversibilità di 500€; che oggi è ancora il vero welfare (di famiglie che hanno perso un loro caro) per il sostentamento di figli e nipoti.

Ci hanno provato con gli invalidi, facendo confluire l'assegno di accompagnamento in quel macchinario chiamato "Isee", ora ci stanno provando con la reversibilità. Ricordatevi quando questi galantuomini vi chiameranno alle urne per essere legittimati!

Ecco alcuni link che ne parlano mentre la televisione tutta se ne guardano bene di dare notizie dettagliate:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/13/pensione-di-reversibilita-un-furto-sulla-pelle-delle-vedove/2461360/
http://www.corriere.it/politica/16_febbraio_15/pensioni-reversibilita-fronte-no-tagli-f4f244c0-d35d-11e5-9081-3e79e8e2f15c.shtml
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-02-14/pensioni-damiano-no-taglio-quelle-reversibilita-165231.shtml?uuid=ACo02GUC&refresh_ce=1


domenica 6 aprile 2014

Attacco all'ultimo vero Welfare


Pensioni insostenibili? Retributivo “esagerato”? 
Falso: contro-inchiesta di un pensionato

Si chiama Lucio, viene da Livorno ha 43 anni di contributi, una vita di lavoro e una legittima rabbia per come il tema delle pensioni viene trattato dai governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni, soprattutto gli ultimi.

Il pensionato Lucio, calcoli e tabelle alla mano, dimostra in una vera e propria controinchiesta inviata a Franco Abruzzo, che noi pubblichiamo, quanto sia falsa l’immagine del sistema pensionistico italiano e dei pensionati dipinti come una sterminata massa di scrocconi che campa sulle spalle delle giovani generazioni.

Non è vero che il sistema è insostenibile, non è vero che le pensioni calcolate col metodo retributivo sono esagerate e quelle col contributivo sono “giuste”. Mentre, scrive e dimostra il signor Lucio, è vero che le pensioni sono state continuamente erose dall’azione dei governi e che – nonostante le smentite – Renzi si appresta ad intervenire (tagliare) ancora sulle pensioni.


Egregio Dottor Abruzzo,

non passa giorno, da quando si è insediato il nuovo governo, che non si parli di pensioni, e non solo di quelle d’oro, ma di quelle d’argento, di bronzo di legno… e su quanto già deciso riporto quanto segue:

- La Corte Costituzionale sta vagliando il ricorso inviato dal Tribunale di Palermo in ordine alla costituzionalità o meno del blocco della perequazione automatica delle pensioni disposto dal Governo Monti per il biennio 2012-2013. (Legge 214/2011) In caso di accoglimento dell’istanza la norma in questione sarà “cancellata” e l’INPS, conseguentemente, provvederà a rideterminare il valore delle pensioni in godimento.

- La legge di stabilità per il 2014 (legge n° 147 del 27 dicembre 2013) all’art. 1, comma 483, nel fissarenuovi criteri per il calcolo della rivalutazione annuale dei trattamenti pensionistici da valere per il triennio 2014-2016, ha, altresì, riproposto il blocco dell’adeguamento delle pensioni con riferimento alle fasce di importo superiore a 2.972,58 euro lordi al mese (pari a sei volte il trattamento minimo INPS) da valere per il solo anno 2014.

Intanto c’è da precisare il fatto che (la matematica non è una opinione*) il congelamento dell’indicizzazione ISTAT subita nel biennio 2012-13 non è un “contributo temporaneo”, ma permanente infatti basta osservare la sottostante tabella:
Pensioni insostenibili? Retributivo "esagerato"? Falso: controinchiesta di un pensionato  Il danno della mancata perequazione

* Ipotesi A) inflazione 2013-2032 costante = 0.5% all’anno

B) calcolo effettuato con l’interesse composto anno su anno

C) per il totale mancato adeguamento è stata fatta la media tra il valore 2012/2013 e il valora al 2032

D) i valori calcolati superano quelli effettivi per il fatto che l’adeguamento ISTAT è (incostituzionalmente) ridotto per le pensioni medio alte
Come si vede a “fine vita pensionistica” si tratta di importi considerevoli.

Recentemente una delibera della Corte Costituzionale sentenza n° 316 del 3 novembre 2010, trattando della sospensione della rivalutazione delle pensioni di importo superiore ad otto volte il trattamento minimo INPS disposta dal Governo Prodi per l’anno 2008, pur ribadendo ancora che “la garanzia costituzionale della adeguatezza e della proporzionalità del trattamento pensionistico incontra il limite delle risorse disponibili al quale il Governo ed il Parlamento devono uniformare la legislazione di spesa” ha, tuttavia, avvertito che “la sospensione a tempo indeterminato del meccanismo perequativo, ovvero della frequente reiterazione di misure intese a paralizzarlo, esporrebbero il sistema ad evidenti tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità. Perché le pensioni, sia pure di maggiore consistenza, potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere di acquisto della moneta”.

Questa autorevole sentenza non ha per nulla scalfito l’idea dell’attuale governo di mettere mano nelle tasche dei pensionati.

Come vede la manovra che il presente governo (ed i precedenti) ha in animo sulle pensioni, oltre che incostituzionale (si spera) è vergognosa. Per quelle poche migliaia di “fortunati” delle pensioni d’oro, su cui ci sarebbe da discutere, si vogliono falcidiare le pensioni di tanti milioni di italiani che arrivano a stento a fine mese dopo una vita di lavoro, dato che l’ISTAT stesso denuncia la povertà per 1/3 delle famiglie italiane e fra queste tante di poveri pensionati
Il tormentone sulle pensioni è storia antica, e le “riforme pensionistiche” da Dini alla Fornero di fatto hanno avuto l’unico obiettivo di ridurre l’importo degli assegni già decisi ed erogati da INPS.

L’INPS (è stato detto da molti) eroga 2 tipi di prestazioni,

A) La previdenza (per la quale si versano obbligatoriamente i contributi)

B) L’assistenza (CIG, invalidità, accompagnamento etc.)

Già questa sovrapposizione di compiti è fuorviante, la seconda B) dovrebbe trovare risorse dalla fiscalità statale.


È stata la confluenza della gestione previdenziale Inpdap fortemente in passivo (senza corrispondente supporto da parte dello Stato) a determinare lo sbilancio del bilancio che si protrae fino ad oggi (Bilancio INPS in deficit per 9,786 Mld €).
Ora se si vogliono fare (come si è fatto) dell’INPS nato per erogare pensioni un enorme calderone nel quale oltre a queste ci si fa carico dell’assistenza B) e per di più si conglobano tutte casse previdenziali di categoria, molte delle quali in deficit, non si può far pagare il disavanzo di bilancio che ne consegue ai pensionati già liquidati dall’INPS.

Qui si deve salvaguardare un principio “LE REGOLE DELLA PARTITA VANNO RISPETTATE PER IL PREGRESSO”

E già con le varie riforme questo principio è stato violato più volte! Pensi che c’è chi addirittura pensa di “andare a recuperare soldi dalle pensioni calcolate coi vecchi metodi nel passato (retributivo/contributivo) a questo punto i pensionati dovrebbero:

FAR SALTARE IL BANCO
Ora, dopo che il passaggio dal sistema retributivo al contributivo è stato sancito per legge (non retroattiva) legge 8 agosto 1995, n. 335 della Riforma Dini, si vuole tornare sui questo argomento a 20 anni di distanza per vedere sulle pensioni esistenti quanto incide la differenza fra gli importi erogati e i contributi versati, magari con la “fantastica idea” di ridurre (in media del 25-30%) gli assegni attualmente goduti da 16,7 milioni di pensionati (Art. Libero 28.03.2014 di A. Castro)

MA DICO SIAMO IMPAZZITI?

Sia legalmente che economicamente sarebbe un provvedimento da “rivoluzione francese” anche se attuato sulle famose pensioni “ricche” ossia quelle maggiori di 2500 – 3000 € lordi mese. Si veda il file “lettera” per capire cosa sono le pensioni e a che servono?

SONO UNO DEI POCHI AMMORTIZZATORI SOCIALI PER LE NUOVE GENERAZIONI!

Egregio dottore i pensionati contribuiscono eccome al Pil e sono una ricchezza per le nuove generazioni per quei “bamboccioni adulti” che sono costretti per mancanza di lavoro la perdita del lavoro o salari da fame a vivere coi genitori.
Chi si pensa che abbia fornito loro una casetta (non certo l’Istituto Autonomo Case Popolari)?

Per ora anche Padoan assicura “le pensioni non si toccano” e direi che è ovvio, la spesa pensionistica è di 270 miliardi di euro all’anno.

Che divisa per 16,7 milioni di pensionati fa in media: 16.167 € lordi/anno cioè 1243,6 € lordi/mese (13 mensilità)
ovvero 938 € netti/mese

Inoltre (dati ISTAT) l’80% dei pensionati percepisce meno di 2000 € lordi /mese = 1408 € netti /mese

COSA VOGLIAMO TAGLIARE?

Però facciamo due conti (ovviamente medi) la spesa è sì di 270 miliardi di euro all’anno, ma in media allo Stato sotto forma di IRPEF tornano
16.167 – (938 X 13) = 3973 € /anno per pensionato, che moltiplicato per i pensionati 3.973 € X 16,7 milioni = 66,35 miliardi all’anno.

Per cui alla fine allo Stato i pensionati costano al netto: 270 Mld € – 66,35 Mld € = 203,65 miliardi di euro.

Se si confrontano i livelli di tassazione delle pensioni dei paesi EU (i nostri pensionati pagano più tasse della media EU) si vede che alla fine il nostro sistema pensionistico non è affatto così disastroso.

Dal lordo al netto delle tasse si passa dal 16,8 % del PIL (calcolo del lordo) al 12,7% del PIL (calcolo del netto).

È SUL NETTO DEL COSTO PENSIONISTICO CHE SI DEVE FARE IL CONFRONTO CON L’EUROPA
E poi c’è chi si interroga sulla differenza tra regime retributivo e contributivo:

ecco (sembra) l’ultima “trovata” del governo Renzi, che pochi media hanno divulgato ma che non ha fino ad ora non avuto smentita. Come si sa Renzi si è impegnato con la promessa “10 miliardi di euro per 10 milioni di lavoratori dipendenti” ed il problema insieme alle altre promesse in cantiere è quello di trovare le risorse economiche, perchè il nostro, lancia sul piatto la posta comunicandolo ai 4 venti e poi tocca ai ministri, funzionari, adepti risolvere il banale compito di reperire sia in quantità che dove i denari necessari.
Dunque riporto la notizia di Libero del 28 marzo 2014, articolo di Belpietro/Castro, che dice che l’esecutivo ha chiesto all’Inps di calcolare la differenza, per tutte le pensioni esistenti tra il trattamento retributivo e quello contributivo, e il direttore generale dell’Inps Mauro Nori ha detto che per i dipendenti privati il calcolo è facile mentre per quelli pubblici un po’ problematico, ma si può fare.

Questa “curiosità” del Governo non appare fine a sé stessa, già dal suo insediamento il tasto pensioni (Cottarelli), per quanto smentito da Renzi, è stato toccato e non certo per beneficiarle. Adesso nella affannosa ricerca di soldi per onorare la promessa di cui sopra fatta ai lavoratori dipendenti, il sospetto è che i soldi necessari tutti o in parte si vadano appunto a prelevare dalle pensioni.

Il ragionamento alla base di tutto è questo:
LE PENSIONI GIUSTE SONO QUELLE CONTRIBUTIVE, QUELLE RETRIBUTIVE SONO “SOVRADIMENSIONATE”

Si badi bene che si sta parlando di pensioni (retributivo o misto retributivo/contributivo) regolate a partire dal 1996 dalla Riforma Dini (legge 8 agosto 1995 n°335) che in pratica stabilisce:

· chi nel 1996 aveva più di 18 anni di anzianità contributiva, calcolava la pensione di vecchiaia solo con il metodo retributivo;

· chi nel 1996 aveva meno di 18 anni di anzianità contributiva, calcolava la pensione di vecchiaia con il metodo pro-rata, dal 1996;

· chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 calcola la pensione di vecchiaia solo con il metodo di calcolo contributivo

La differenza tra retributivo (pensione calcolata sulla media della retribuzione degli ultimi anni) e contributivo (pensione calcolata sulla base dei contributi versati, oggetto della “curiosità” del Governo è mostrata nella tabella allegata.

Pensioni insostenibili? Retributivo "esagerato"? Falso: controinchiesta di un pensionatoDifferenze retributivo-contributivo

Come si vede al crescere dell’importo di pensione, cresce lo “sbilancio” tra retributivo e contributivo.

Ora l’idea sarebbe:

ANNULLARE LA RIFORMA DINI DI 20 ANNI FA E PAGARE TUTTE LE PENSIONI COL SISTEMA CONTRIBUTIVO


Lo stesso articolo di Libero dice che il risparmio sarebbe di 3,5 miliardi di euro per il settore privato e 2,5 per quello pubblico ossia 6 miliardi di euro.

Il gioco di trovare le risorse economiche è fatto!

Ora una manovra di questo tipo che interessa centinaia di migliaia di pensionati, stante il fatto che prevede di annullare una legge dello stato di 20 anni fa


È ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE OLTRE CHE INCOSTITUZIONALE

Ma ormai, dopo diverse prove date, di Renzi non c’è più da stupirsi, si naviga colla regola di Machiavelli suo concittadino nato circa 500 anni prima: IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI e c’è da scommettere che il suo “breviario” da cui prende ispirazione in politica sia proprio il Principe.

Riprendendo il tema della iniqua tassazione delle pensioni italiane rispetto al resto d’Europa…


LE TASSE CHE GRAVANO SULLE PENSIONI COMPENSANO VARIE VOLTE LA DIFFERENZA DI TRATTAMENTO RETRIBUTIVO CONTRIBUTIVO

Come già scritto ai quattro venti le pensioni sopra un certo importo non servono solo ai pensionati ma alle loro famiglie (si veda file lettera e presentazione) per cui sono a tutti gli effetti un AMMORTIZZATORE SOCIALE (uno dei pochi rimasti) vedasi files Lettera e Presentazione.

Vogliamo taglieggiare ancora le pensioni dopo quanto fatto dal 1996 ad oggi?

Con stima cordiali saluti (accetti questi miei semplici contributi sull’argomento pensioni)


LUCIO (PENSIONATO D’ARGENTO DOPO 37 ANNI DI LAVORO DIPENDENTE E CIRCA 43 DI CONTRIBUTI: LAUREA + MILITARE)

LIVORNO

 Pensioni insostenibili? Retributivo “esagerato”? Falso: controinchiesta di un pensionato




Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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