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giovedì 23 novembre 2017

Tra Pro e Contro e ancora, Tra Contro e Pro

 

NEPPURE SE LO SFASCI PROTEGGI LA TUA PRIVACY. 
TECH-GLEBA. 


Giusto per quelli che non lo sanno, il dettaglio è considerevole, è un tragico paradigma davvero.
 
Allora, siamo tutti spiati dai nostri cellulari, tablet e fra poco dagli schermi Tv e dai Drones. Già scritto ottocento volte come e chi ci analizza, le TECH già pronte ecc. Ma per chi ha in tasca un cellulare Android c’è un… optional poco carino.
 
Il vostro Android, ci rivela un articolo su QUARTZ di Keith Collins, manda la vostra esatta posizione a Google anche se voi avete
 
1) disabilitato ogni opzione location service.
 
2) disabilitato ogni App
 
3) tolto persino la SIM
 
4) frantumato il cellulare gettandolo dalla finestra (fonte: privata)
 
La stessa Google ha candidamente dichiarato a QUARTZ che è tutto vero, e che “i possessori degli Android non ci possono fare nulla”. Con la faccia come il c… (finisce per ulo).
 
Ora, uno dice “ormai, sanno anche la lunghezza del tuo mitto (getto d’urina), quindi…”. Wrong. Sbagliato. Vi sfugge un dettaglio mostruoso, ed è che l’opzione ‘unplug them’, cioè che se proprio siamo alla disperazione con ste super TECH gli possiamo staccare la spina, è saltata. Perché oggi già i cellulari li puoi disabilitare, spegnere, persino sfasciare, ma quelli continuano a trasmettere i tuoi dati a qualcuno.
 
E siamo solo agli inizi. Immaginate quando i computers in Artificial Intelligence (A.I.), gli Artificial Neural Systems, i DNA computers e i quantistici non si fermeranno neppure se gli stacchi la spina. Come oggi col tuo IPhone o, peggio, con gli Android. Fantasie?
 
Vi ricordo che pochi mesi fa una A.I. in Texas si è auto insegnata a trarre e ad accumulare energia da elettroliti del vetro, con cui si creano batterie potentissime. Naturalmente questo salto inquietante è ancora sotto controllo umano, ma sappiamo a che velocità stanno viaggiando queste super TECH, e sappiamo soprattutto che (fonte: MIT, Boston) gli stessi uomini che le stanno creando non capiscono più esattamente come funzionano o perché reagiscono in certi modi.
 
Le A.I. non sono ancora arrivate neppure vicino al livello della coscienza umana, anche se nel frattempo ci renderanno GLEBA, ma se butti un bebè dalla finestra… dopo non ti fa lo stesso ciao ciao con la manina. L’Android sì. E lo fa a gente poco bella. Non fatelo il bebè (e non buttatelo dalla finestra per vedere se Barnard ha ragione).
 
 
 

 

Due parole sui “social network” e la libertà


Va bene che ufficialmente sono nati per ritrovare “gli amici di una vita”. Ma se si eccettua chi posta solo foto di mogli, mariti, figli, vacanze, acquisti e manicaretti, va detto che queste reti sociali vengono utilizzate da molti per esprimere le proprie idee.
 
Ora, in un ambiente che ogni tre per due si dichiara libero la cosa più banale del mondo sarebbe il poter esprimere liberamente le proprie idee, su qualsiasi argomento.
 
Accade invece che la maggioranza dei moderni, benché inebriata dall’illusione della libertà, non riesce assolutamente a sopportare l’espressione, anche a mezzo di questi strumenti, di idee non conformiste (cioè non conformi al “moralmente corretto“). Al primo comparire di qualche idea “strana” certi psicopoliziotti volontari s’indignano e se la prendono come se gli fosse stata offesa la mamma.
 
Però sono convinti che qui ci sia la libbertà (questa volta con due B). Questo tipo d’individui va preso con le molle: può toglierti “l’amicizia” (cosa di cui m’interessa men che zero) e potrebbe “segnalarti” agli amministratori del giocattolo, che così provvederanno a metterti nel “cattiverio” per un po’ (altra cosa che alla fine non ha nessun valore, prima che qualche “autorità” s’inventi un “rating” per le persone basato sulle idee espresse in pubblico).
 
Ed è quello che sta accadendo ad alcuni miei amici, tra i quali si annoverano studiosi e pensatori di notevole spessore, che però, a causa di omuncoli insignificanti, ogni tanto si vedono precluso l’accesso su Facebook, dove sono ammessi anche animali vestiti e pagliacci in servizio permanente. Questi signori, insomma, stanno in “castigo” per le loro idee, nella speranza che col tempo si autocensurino sempre più (ma non lo faranno!).
 
È per questo che, sebbene a qualcheduno possa sembrare incredibile (dato che non la mando certo a dire), il sottoscritto sta attento a non esprimere pubblicamente tutto quel che veramente pensa su parecchie questioni “calde”. Calde, intendiamoci, solo perché c’è troppa gente – schiava dentro – che per l’appunto si scalda subito per un nonnulla, mentre ci sarebbe un gran bisogno di ragionare a mente fredda… Se ci fosse libertà, s’intende… 
 
 
 

 

'Declassificazione':
la censura ai tempi del Web è a colpi di algoritmi
 
Se il potere vede che le vecchie manipolazioni non han più presa, ricorre all’unica risorsa che sa: reprimere di più, imbavagliare di più. Le ultime sulla censura contro RT e i non allineati 
 
di Leni Remedios.
 
Mi fa francamente sorridere l’ennesima guerra sferrata contro media russi come RT e Sputnik. Se non fosse che mette a rischio centinaia di posti di lavoro (a livello planetario, non solo in RT America) mi farei una grassa risata. La nuova faccia della censura si chiama ‘de-ranking’, ovvero declassificazione. Sabato 18 novembre, durante il Forum per la Sicurezza internazionale ad Halifax, Canada, Eric Schmidt - direttore della compagnia Alphabet, socia in affari con Google - annuncia: Google News combatterà la cosiddetta propaganda russa, perciò nasconderà i contenuti di RT e Sputnik. «Non vogliamo bloccare i siti web, non è il nostro stile di lavoro», ha dichiarato Schmidt. «Non sono un sostenitore della censura, sono un sostenitore della classifica».
 
Ma che diavolo vuol dire tutto questo? Schmidt, in maniera che vuol essere sibillina e che risulta in realtà maldestra, spiega candidamente: in base ad algoritmi specifici che obbediscono a criteri interni, i siti compariranno in fondo alle ricerche. In altre parole, «un’altra forma di censura», come commenta l’avvocato statunitense per i diritti umani Dan Kovalik, che aggiunge: «L’attacco a RT è un attacco a narrazioni diverse su questioni come Siria ed Ucraina», e precisa che «infatti Google ha già iniziato ad usare questo metodo anche con siti alternativi nordamericani. Finiranno per censurare tutti. I cittadini americani dovrebbero esserne allarmati». Una mossa che arriva tra l’altro con eccezionale tempismo, subito dopo la decisione del Ministero della Giustizia statunitense di registrare RT fra gli agenti stranieri.
 
Insomma, una censura a colpi di algoritmi. È un po' l'equivalente del trafiletto in quarta pagina, rifilato lì come paravento per poter poi dire «non è vero che non ne abbiamo parlato».
 
Ma la logica applicata ai quotidiani cartacei non funziona con internet. Zbigniew Brzezinski - spietato oligarca ma mente fine – avrebbe scrollato la testa di fronte a questo puerile e malcelato tentativo di censura. Too bad and too late. Un intervento fatto male ed arrivato troppo tardi. Come la grottesca comparsata dei tre moschettieri della rete (ossia le tre scimmiette, come li ha chiamati Giulietto Chiesa) ovvero Google, Facebook e Twitter, chiamati a giudizio dalla commissione americana sul Russiagate: voleva forse essere una lezione collettiva, un impatto visuale tremendo che funzionasse da monito per tutti, utenti e compagnie. Invece il risultato è stato per molti versi quasi demenziale: i tre moschettieri, oltre a snocciolare dati a dir poco innocui, ben distanti da quel che i giudici volevano sentire, sembravano scolaretti balbettanti di fronte alla maestra cattiva. Mancava solo che chinassero la testa e recitassero il ‘mea culpa’ all’unisono.
 
Google può pure gettare RT in fondo alle sue ricerche o persino toglierlo. Ma, come si diceva, è troppo tardi. Se volevano fare sul serio i censori, avrebbero dovuto agire prima, in maniera preventiva. Invece la tecnologia viaggia a velocità interstellare, sfugge alle mani dei suoi creatori. Una grande fetta di utenti ormai non aspetta il filtraggio dei motori di ricerca per trovarsi RT in ultima pagina. Ci va direttamente nel sito di RT. Ci va direttamente nel sito di Sputnik, Press TV, Al Manar, Hispan TV, Pandora TV. Se non ci va direttamente, ci pensano le amicizie in comune su Facebook, Twitter etc a segnalarle attraverso la condivisione. Perché negli ultimi anni si è gradualmente abituato (una verità che fa molto male ad ogni establishment di ordine e grado) a un fenomeno inedito: c’è qualcun altro che fornisce una narrazione diversa rispetto a quella monocolore fornita dai mainstream e dai suoi servi, pardon, esecutori.
 
Lo strumento militare introdotto al grande pubblico pensando che si potesse manipolare come si fa con la televisione, sta sfuggendo di mano. Nemmeno il succitato Zbigniew Brzezinski, che nel 1970 scrisse Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, avrebbe potuto prevedere un acceleramento simile.
 
I gatekeepers faticano a controllare tutte le informazioni in entrata e in uscita. Neppure la sapiente introduzione di infiltrazione/cooptaggio/inquinamento delle fonti d’informazione indipendente - per non dire la costruzione ad arte di finti personaggi o entità anti-sistema - è servita a scoraggiare il pubblico, che si sobbarca il rischio d’incappare in qualche granchio.
 
Non è certo un processo iniziato ieri con RT. E ahimè non si concluderà con questa vicenda.
 
Chiudono i quartieri generali britannici dell’iraniana Press TV? Press TV si mette in rete e la guardano in tutto il mondo. Ti mettono in fondo alla ricerca Google? Ci pensano gli utenti dei social a moltiplicare le visite rendendo i contenuti virali. Vuoi silenziare i contenuti di un sito scomodo? La notizia rimbalza come un boomerang di pubblicità negativa.
 
Insomma, non sanno più come fare per tenere a bada tutto.
 
E quando un establishment oppressore riconosce che le vecchie tecniche manipolatorie non hanno più presa, in mancanza di una visione strategica, ricorre all’unica risorsa che conosce: reprimere ancora di più, imbavagliare ancora di più, anche a costo di non curarsi della maschera che cala. Sì, il re è nudo, e allora? Mi chiedo fino a che punto la loro sia spudoratezza o disperazione.
 
A livello planetario, l’establishment – o per meglio dire, le correnti variegate che formano l’establishment – non godono più del consenso granitico che avevano, poniamo, nel 2001, all’alba dei fatti dell’11 settembre.
 
Vorrei in ultima attirare l’attenzione sulle parole seguenti di Schmidt, che svelano l’ideologia sottostante a simili operazioni:
 
«Durante l’anno scorso, si è dimostrato che non ci si può fidare delle capacità del pubblico di distinguere da solo fra fake news e notizie reali».
 
Secondo una certa linea di pensiero che attraversa l’establishment contemporaneo, ma che affonda le radici nelle antiche oligarchie, i cittadini sono visti paternalisticamente come pecorelle smarrite ignare di quel che succede e che vanno sviate...pardon...guidate per manina.
 
È qui che le scimmiette digitali del potere si sbagliano. È il pubblico a non fidarsi di te, caro Schmidt. Forse anche perché una grossa fetta di utenti, grazie anche alle testate che vuoi silenziare, è al corrente che proprio tu, che sbraiti contro la presunta propaganda di altri, peraltro mai dimostrata, sei stato consigliere sui servizi digitali nelle campagne elettorali del 2012 per Barack Obama e del 2015 per Hillary Clinton.
 
Eccoci alla chiusura del cerchio. Non c’è neanche più il bisogno di smascherarli, si sputtanano da soli. In questo senso risparmiano un lavoro notevole a noi giornalisti. Grazie, Schmidt, ci risparmi fatica.
 
Mi sembra che non debba aggiungere ulteriori spiegazioni: contrariamente a quanto pensa Schmidt, ho un’elevata ficucia nelle facoltà intellettive dei lettori. 

martedì 6 dicembre 2016

Il giorno dopo



Cacciari: arriva la catastrofe, solo il Pd non lo capisce 

«Oggi trionfano quelli che chiamate populisti, ma domani sarà molto peggio: vincerà la destra-destra, quella vera, con conseguenze spaventose per l’Europa». Il filosofo Massimo Cacciari, in prima serata, dipinge così il day-after referendario, parlando ai (pochi) renziani moderati, ancora tramortiti dallo tsunami del 4 dicembre. «Sono anni – dice Cacciari, ospite di Lilli Gruber su La7 – che chiedo inutilmente al Pd di fare qualcosa contro la crisi che sta devastando il tessuto sociale italiano, a cominciare dalla stessa base sociale di quel partito». E invece sono arrivati il beffardo Jobs Act e provocazioni continue contro i sindacati, fino all’harakiri finale: una riforma costituzionale assurda, incomprensibile, respinta a furor di popolo da chi si è sentito essenzialmente preso in giro. E la musica non cambia nemmeno dopo la debacle di Renzi: «Ci risiamo con le polemiche di palazzo, i calcoli, le tattiche. Non una sola parola di vera autocritica, da un partito ormai al governo da quattro anni. Cosa intende fare, il Pd, per rispondere alle drammatiche urgenze degli italiani?». Perdurando l’assenza di risposte, Cacciari vede una strada a senso unico: il legittimo voto di protesta aprirà la strada al livido trionfo di una destra intollerante e reazionaria, di cui avere paura.

Cacciari sa benissimo che il Pd è un fallimento, «e infatti Renzi ha potuto impadronirsene proprio perché in crisi: fosse stato in buona salute, non avrebbe avuto quello spazio». E il Pd «si è rotto fin dall’inizio, una settimana dopo la sua fondazione», a cui il filosofo (già sindaco di Venezia) collaborò, per poi distaccarsene rapidamente. Cacciari si rifiuta di aderire alla lettura dei critici più intransigenti, secondo cui il centrosinistra in Europa (quindi il Pd in Italia) non è stato “un fallimento, frutto di errori”, ma un complice organico, cooptato dalla destra economica per distruggere i diritti sociali, patrimonio storico della sinistra. Demolire il welfare sarebbe stato impossibile, per governi di centrodestra: occorrevano “collaborazionisti” in grado di mobilitare l’elettorato di sinistra per appoggiare tutte le controriforme degli ultimi anni, dai decreti sul lavoro all’agenda Monti, nel quadro di un “format” europeista modellato dalla finanza e dalle multinazionali con l’obiettivo di sterilizzare le pulsioni sociali dei governi, l’istinto democratico di protezione delle comunità nazionali, verso il tramonto storico dei diritti. «Siamo sull’orlo della catastrofe», dice Cacciari, ben sapendo che il voto del 4 dicembre è l’ultimo avvertimento prima del “diluvio” che minaccia di travolgere tutto.

Anziché liquidare il Pd come “gatekeeper”, abbaglio collettivo e specchietto per allodole “di sinistra”, in realtà completamente asservito all’élite, Cacciari insiste sul partito fondato da Veltroni, poi ereditato da Franceschini e Bersani, quindi “occupato militarmente” da Renzi. Nel mirino del filosofo veneziano restano le imbarazzanti nomenklature alla testa di un disegno fallito (o di un grande inganno, a seconda dei punti di vista), ma la prima preoccupazione è per l’elettorato, che rappresenta ancora un patrimonio sociale e culturale che il Pd ha prima congelato, poi illuso, e oggi deluso e tradito. “Smontato” anche quello, secondo Cacciari, cadrà un argine: e i dirigenti del Pd non stanno facendo nulla perché quella diga non crolli. La situazione dell’Italia, sotto il regime Ue, è ormai insostenibile: e dal partito di Renzi, D’Alema e Bersani, non un fiato. I giovani, in massa, hanno votato No al referedum. Ma l’ex Ulivo non ha nulla da dire, di serio, sull’Europa – nulla da proporre, in concreto, per riscrivere (davvero) le regole, costruendo un orizzonte sostenibile, diverso dai salari irrisori, dai lavori precari e neo-schiavistici. Il boato del No ha frastornato tutti, dimissionando Renzi, ma a quanto pare non ha sortito alcun effetto capace di trasformare il Pd in uno strumento socialmente utile.

sabato 13 febbraio 2016

Controinformazione deviata


Controinformazione deviata: un appello! 

Scritto da MMJ in febbraio 12th, 2016.

Lo scorso 10 Febbraio io, Mason Massy James, Roberto Scalisi (alias Logica convenzionalista) e Fulvio Venanzini abbiamo partecipato ad una diretta web sul canale di Salvo Mandarà.

Nonostante il tempo ci abbia impedito di illustrare in maniera esaustiva, come ci eravamo prefissati, i concetti che volevamo esporre (e speriamo ci sia una seconda occasione per approfondire e completare quanto abbiamo detto), credo che questa diretta abbia segnato un punto di svolta e di rottura nella cosiddetta controinformazione online.

Da troppo tempo quest’ultima, complice l’eccessiva leggerezza con cui si analizzano i fatti e le informazioni da parte di chi si informa, è stata presa d’assalto e infiltrata (consapevolmente o no) da argomentazioni e ideologie tutt’altro che antisistema. La controinformazione online si è trasformata piuttosto in un veicolo dell’informazione mainstream, abilmente camuffata, perciò assimilata come realtà alternativa e di opposizione al sistema.

C’era da aspettarselo. Sarebbe stato ingenuo pensare che il potere non avesse i mezzi e il movente per contaminare internet ed usare la potenza informativa intrinseca a questo mezzo, a suo vantaggio.

Così, attraverso i canali e i personaggi che erano soliti divulgare informazioni contro il sistema, oggi stanno dilagando e prendendo piede ideologie che in realtà sono le stesse con cui abbiamo permesso ad un sistema di consolidarsi, dividerci, farci odiare e continuare indisturbato il suo incessante lavoro di sottomissione e delega al potere.

La controinformazione appare oggi in mano a coloro che ritengono possibile creare gay artificialmente, persone che sostengono che l’omosessualità sia contronatura, che vada fermata o comunque limitata perché l’elite avrebbe interesse a divulgarla per diversi scopi come ad esempio sdoganare la pedofilia, ridurre la popolazione, mercificare il corpo umano. Tutto questo ovviamente in assoluta antitesi con la logica, la biologia, l’antropologia e soprattutto il buonsenso.

Senza argomentare oltre sul fatto che per depopolare la terra ci siano mezzi e tecnologie molto più efficaci e facilmente utilizzabili, l’omosessualità non lede nessuno, gli studi sociali dimostrano che l’adozione da parte di coppie omogenitoriali non dà risultati diversi dalle adozioni etero, non c’è alcuna correlazione tra pedofilia e omosessualità e infine essa è presente nel regno animale e umano da sempre, quindi non può essere certo frutto di una moderna manipolazione delle menti. Il punto infatti di queste tesi non è quello di difendere i bambini e la società da un pericolo (che non esiste). Il punto è fingere di proteggerci da quel pericolo inesistente, con il recondito scopo di alimentare quello status quo e quella divisione che esiste e resiste grazie a millenni di manipolazione sessuale che ci vuole veder scannare e reprimere l’un l’altro su questioni irrisorie.

Non è un caso che gli stessi che propinano queste tesi sono gli stessi che difendono “la famiglia tradizionale/naturale”. Un concetto che non esiste perché la famiglia non è né naturale né tradizionale, è solo un modello sociale. Un modello che è funzionale al capitalismo e all’economia industriale in quanto è la base del classismo, della divisone per sangue delle persone, della continuazione e protezione del patrimonio di generazione e generazione. E’ lo strumento primo di controllo sociale ed è per questo ora che questo modello si sta estendo alle coppie gay: non perché il potere è diventato buono, ma solo per estendere quel dominio ad una parte di popolazione ancora fuori dai giochi ma che ora sta acquisendo quell’accettabilità sociale necessaria per cadere nelle fauci di quella forma di controllo.

Altri controinformatori blasonati sostengono la tesi del piano Kalergi, il ché implicitamente ammette non solo che le migrazioni siano destabilizzanti a prescindere, ma anche che il miscuglio genetico tra razze generi automaticamente un cosiddetto “meticciato” più facilmente dominabile dal potere.

Vedere le migrazioni come fatto aprioristicamente destabilizzante è una semplificazione superficiale e criminale. Superficiale perché non contempla tutti i casi storici in cui le migrazioni non hanno causato destabilizzazione e criminale perché non si prende in considerazione il motivo per cui le migrazioni avvengono, né come i migranti vengono gestiti una volta arrivati, una deumanizzazione del problema agghiacciante oltre che paralizzante dal punto di vista della risoluzione pratica. Se venissero presi davvero in considerazione questi due elementi (il perché i migranti partano e il come vengano accolti), qualsiasi piano Kalergi sarebbe evidentemente impraticabile, perché se si smettesse di martoriare le terre del terzo mondo non ci sarebbero migrazioni di massa; se i pochi migranti che partissero comunque fossero integrati nel rispetto reciproco, non vi sarebbe alcuna tensione sociale e quindi alcuna destabilizzazione economica, culturale o di altro genere (la destabilizzazione sociale che vediamo oggi di certo non è dovuta alla presenza di stranieri, ma ad una programmata diminuzione delle risorse e anzi, questa scusa è stata usata in passato molto proficuamente da svariati totalitarismi, come collante per ottenere il consenso necessario a consolidare posizioni di potere). Sentir dire che non dobbiamo occuparci dei migranti perché non abbiamo le risorse per farlo (e quindi prima gli italiani) o perché non ne siamo responsabili, dalle stesse persone che conoscono le truffe bancarie, il sistema a moneta debito, le guerre inventate dal nulla in medio oriente attraverso false flag, neocolonialismo, lo sfruttamento dei paesi poveri da parte delle multinazionali ecc. è assolutamente inaccettabile!

Il concetto del miscuglio di razze che genera una razza più dominabile svela la natura di chi divulga e vuole che si parli di questi temi piuttosto che delle loro vere soluzioni. La razza è un marker genetico che determina un aspetto estetico non diverso dal gene che fa avere i capelli neri ad una persona e i capelli biondi ad un’altra. Quindi è come se stessimo dicendo che le persone meticce (castani) che vengono fuori dal miscuglio dei biondi con i mori sia più facilmente dominabile. Queste sarebbero dunque le ridicole basi logiche e biologiche del Kalergi e dei controinformatori che lo divulgano, non dissimili alla pseudoscienza della frenologia con cui si pensava di poter capire la psiche criminale di una persona semplicemente osservando l’aspetto del cranio.

Quindi anche qui si può vedere la vera natura della divulgazione di queste tematiche che non è quella di comprendere e infine risolvere il problema per migliorare il mondo in cui viviamo (per tutti!), ma è solo ed esclusivamente quello di identificare un nuovo nemico nello straniero, creando quello strappo sociale che serve al potere per poterci manipolare. Paradossalmente credere a ciò che il piano Kalergi implica, è fare in modo che un piano Kalergi avvenga.

Ancora una volta la razza è usata per dividerci e darci un alibi per non occuparci del vero problema: il senso critico delle persone, come queste vedono se stesse e vedono la società, la responsabilità verso il prossimo e verso se stessi. Tutto questo ci viene precluso in una visione razziale di separazione in cui ce la prendiamo con le pedine piuttosto che con chi le manovra dall’alto. Un perfetto sistema del potere per continuare ad agire indisturbato.

Non esagero se, parlando della diretta a cui abbiamo partecipato, la indico come uno strappo e svolta nella controinformazione. Ne sono esempio le aspre critiche che ci hanno sommersi, nel numero e nella qualità.
Infatti queste critiche sono state portate avanti da pochi individui, ma in maniera determinata, sistematica, all’unisono. Queste critiche si sono basate su etichette politiche, accuse di varia natura; siamo stati chiamati massoni, sinistroidi, tecnocrati, sionisti, adoranti del cornuto ecc. ma ben poche argomentazioni.

Questo è evidentemente frutto di una ideologizzazione delle argomentazioni anche nella controinformazione: le persone non si confrontano più sul merito delle questioni (base imprescindibile di una corretta crescita e comprensione del mondo) ma vogliono dare etichette per permettersi e permettere di non confrontarsi sui temi. Lo stesso meccanismo che usano i convenzionalisti per continuare a credere nelle menzogne del sistema e che lo proteggono da una visione critica delle cose che lo distruggerebbe con uno schiocco di dita.

Alla luce di tutto questo, la nostra apparizione in quella diretta e il presente articolo sono un appello a tutte le persone che hanno a cuore la controinformazione e vogliono davvero cambiare le cose e vedere realizzato un mondo migliore per tutti, in cui i miti che ci hanno separati, imbruttiti, resi vittime e carnefici allo stesso tempo, vengano scacciati via come brutti incubi.
So che siete in molti lì fuori e che in molti avete abbandonato l’attivismo e la controinformazione perché l’avete vista cadere nelle mani sbagliate, nelle mani di coloro che in realtà perpetrano gli stessi meccanismi del potere. Siete molti più di quanti crediate. Il problema è che siete più silenziosi e il vostro silenzio sta lasciando spazio alle urla violente di chi, infiltrando la controinformazione, la sta rendendo strumento del potere. Siamo noi la maggioranza e vi assicuro che è una maggioranza schiacciante, ma sarà tale solo quando tutti inizieremo a parlare insieme.

Visione & Coraggio.

Ecco la diretta integrale:


Ecco alcuni esempi di commenti ricevuti:
 







Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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