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martedì 11 luglio 2023

Operazioni minerarie Anunnaki e tecnologie avanzate per la pietra nell'Africa meridionale

by Dr. Michael Salla
June 29, 2023
from Exopolitics Website

Michael Tellinger ha scritto quattro libri, il più popolare dei quali è stato "Slave Species of the Gods" (2012), in cui ha scritto sul ruolo degli Anunnaki nella creazione genetica di homo sapiens e altre specie ominoidi da utilizzare come schiavi nelle miniere per le varie operazioni.

 

Crede che il capo scienziato Anunnaki, Enki, abbia impresso ai primi umani il potenziale genetico di superare la loro origine di schiavi per evolversi in esseri longevi e saggi, uguali ai loro dio creatori. Tellinger ha studiato antiche miniere e rovine di pietra nell'Africa meridionale che confermano la presenza degli Anunnaki come descritto nelle interpretazioni di Zecharia Sitchin dei testi cuneiformi sumerici.

 

Tellinger spiega come diversi tipi di pietre e la loro formazione geometrica, in luoghi come il calendario di Adamo, possono essere utilizzati per lo sviluppo di tecnologie avanzate, superiori in modi chiave alla tecnologia moderna.

 

Infine discute di "Ubuntu" e della sua iniziativa in una piccola città come soluzione ai problemi causati dalle banche globali e dalla crescente centralizzazione delle società globali.

 
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Articolo e libri correlati:
 
 
"Alcuni dei miei libri"
 

martedì 22 febbraio 2022

Marte - Una civiltà gemella della nostra


L’Uomo di Marte: la civiltà che tuttora ci nascondono

«Visto che ci hanno mentito ininterrottamente sulle nostre vere orgini, come potete pensare che ci raccontino la verità su quanto sta accadendo oggi, nel mondo?». La provocazione è firmata da Gianluca Lamberti, infaticabile animatore giornalistico del canale YouTube “Facciamo Finta Che”, sempre a caccia di voci eterodosse e di suggestioni utili a decifrare il presente.

Una degli interlocutori abituali è lo storico Nicola Bizzi, portavoce in Italia dell’antica tradizione misterica eleusina. Uno sguardo a 360 gradi, il suo: da saggi di scottante attualità, come “Operazione Corona”, a volumi – ad esempio il recente “I Minoici in America” – che frugano nel passato, sfornando rivelazioni che spiazzano il sapere accademico.

Succede di scoprire, per esempio, che il rame destinato a Creta veniva estratto 3.000 anni fa dalle miniere del Michigan: ma l’America non doveva esser stata “scoperta” dall’ipotetico Colombo soltanto 4.500 anni dopo? Stesso discorso per l’omertà che protegge le esplorazioni spaziali. Misteri che, in realtà, sembrano essere soltanto segreti ben custoditi: come quello che annacqua le informazioni sul mondo marziano.

Marte, il volto di CydoniaMarte, ovvero: il desertico Pianeta Rosso, letteralmente inabitabile, o invece la patria di una civiltà identica alla nostra? «Se la scienza ufficiale, oggi, in molti casi è ormai ridotta a produrre semplice mitologia – dice Bizzi – forse la vale la pena di domandarsi seriamente se la mitologia (antica) non nasconda verità anche imbarazzanti, per il sapere ufficiale e per le stesse religioni». Per dire: «Come faceva, Omero, a conoscere precisamente l’esistenza dei satelliti di Marte? E perché ne parla anche Jonathan Swift, l’autore dei Viaggi di Gulliver?».

E poi: c’è vita, su Marte? O almeno, c’era? Non sono fantasie. «Basta dare un’occhiata alle ormai tantissime foto scattate sul territorio marziano: è strapieno di evidenti vestigia architettoniche. Perché non se ne vuole ancora parlare?». Forse perché – come scrisse il sumerologo Zecharia Sitchin – il destino di Marte sarebbe legato a quello di Nibiru, il pianeta da cui, secondo i Sumeri, provenivano gli Annunaki, cioè le “divinità aliene” che avrebbero colonizzato la Terra 400.000 anni fa?

LambertiAl tema marziano, Gianni Viola ha dedicato il saggio “La civiltà di Marte” (“Osservazione, esplorazioni, geografia, esseri intelligenti”, pubblicato già nel 2002 dalle Edizioni Mediterranee).

Lo cita lo stesso Bizzi, editore di Aurora Boreale, nella trasmissione “Il Sentiero di Atlantide”, in video-chat con Lamberti. «Tanto per cominciare: a livello mediatico, dalla Nasa in giù, la narrazione su Marte sembra una colossale presa in giro: il pianeta viene tuttora descritto come da sempre “morto” e disabitato. Peccato che a smentire la versione ufficiale siano le immagini – migliaia, ormai – scattate a partire dalle prime missioni Viking, negli anni ‘70, e ora anche dai tanti “rover” terrestri fatti sbarcare su Marte».

Emergono manufatti decisamente impressionanti: «Parliamo di oltre 150 piramidi di grandi dimensioni, insieme a fortezze e altre strutture chiaramente di origine artificiale, opera dell’ingegno dei loro costruttori».

Su Marte si vedono «scalinate, statue, colonnati, strani condotti tubolari lunghi centinaia di chilometri». E poi anche «rovine di presunte metropoli, nonché sfingi, giganteschi volti scolpiti (come quello, impressionante, della Piana di Cydonia) e persino resti ossei e teschi palesemente umani».

Spiccano complessi statuari rupestri simili a quelli dell’antico Egitto, «accanto a basi recenti – dall’aspetto in questo caso molto terrestre – dotate di pannelli solari». Ultimamente, rileva Bizzi, la Nasa sta pubblicando foto sbalorditive: come per prepararci a una “disclosure”, finalmente? «Recenti immagini all’infrarosso hanno inoltre evidenziato l’esistenza di strutture sotterranee, che emanano calore. Mi domando: esistono realtà sotterranee ancora vitali, sotto la superficie marziana? Teniamo conto del fatto che grandi strutture ipogee, mai del tutto spiegate, costellano anche il sottosuolo terrestre: come se fossero state scavate per cercare riparo da un cataclisma piovuto dal cielo».

BizziSecondo Bizzi, infatti, Marte – forse popolato da esseri come noi, fino a pochi millenni fa – potrebbe esser stato travolto dalla stessa pioggia cometaria che devastò anche la Terra fra il 10800 e il 9600 avanti Cristo. Solo che, su Marte, la devastazione sarebbe stata ancora peggiore, con conseguenze definitive.

«Tutto porta a pensare che Marte sia stato duramente colpito da quella pioggia di corpi celesti. Il pianeta sarebbe stato letteralmente crivellato, fino a veder distrutto il suo campo magnetico: questo avrebbe provocato la disgregazione della sua atmosfera e l’evaporazione delle acque superficiali, fiumi e mari.

Il cataclisma avrebbe quindi causato la morte del pianeta, almeno nella sua superficie. Si può pensare che qualcuno (o qualcosa) si sia comunque salvato, rifugiandosi nel sottosuolo?». Bizzi si sofferma su un indizio: «Le strutture ipogee terrestri – simili a quelle rilevate su Marte – risalgono esattamente a 12.000 anni fa, cioè all’epoca di quegli spaventosi impatti: che sul suolo marziano, peraltro, sembrano aver originato anche grandi crateri e colossali canyon».

E’ possibile che, a scatenare la catastrofe, sia stato il transito ravvicinato del pianeta Nibiru, la cui esistenza divide ancora gli scienziati? A questo proposito, aggiunge Bizzi, fa impressione rileggere la traduzione di una particolare tavoletta cuneiforme, che Zecharia Sitchin propone ne “Il libro perduto del dio Enki”, edito da Piemme nel 2004. Secondo Sitchin, in quella tavoletta sumera si legge che gli Anunnaki avrebbero scoperto, proprio su Marte, la tomba del loro capostipite, Alalu. Sarebbe stato il pioniere della colonizzazione terrestre: gli Anunna avrebbero estratto l’oro della Terra per trasferirlo su Nibiru, allo scopo di “ripristinare” l’atmosfera di quel pianeta, che si era deteriorata.

Marte? Era una base intermedia per trasferire l’oro dalla Terra a Nibiru. E proprio su Marte sarebbe stato confinato, in esilio, lo stesso Alalu, punito in seguito a gravi controversie sorte con i suoi.

MarteRitrovata la tomba con i resti ossei di quell’ipotetico, antico “Re di Nibiru”, la tavoletta sumera recita: «Sbarrarono di nuovo l’ingresso della caverna con le pietre, e su una grande montagna rocciosa scolpirono – con i raggi – l’immagine di Alalu.

Lo ritrassero con un elmetto d’aquila, con il volto scoperto: che l’effigie di Alalu guardi per sempre verso Nibiru, dove regnò». La storia dell’oro dei Sumeri, peraltro, è accreditata anche da Michael Tellinger, scopritore dei resti di quella che sembra un’enorme metropoli, risalente a 200.000 anni fa, a due passi dalle grandi miniere d’oro del Sudafrica. Secondo i testi sumeri, gli Anunna avrebbero “fabbricato” un essere umano simile a loro.

Potrebbero aver fatto la stessa cosa anche su Marte, se quel pianeta (non ancora rosso, ma verde e ricco di acque, come la Terra) era davvero una loro antica colonia?

«La stessa civiltà umana attuale – dice Bizzi – è probabilmente frutto di molteplici ingerenze genetiche esterne: una di queste, secondo la tradizione eleusina, fu operata dagli dèi Titani provenienti da Tau Ceti, “progenitori” dell’uomo bianco occidentale.

Questo spiegherebbe anche l’eterogeneità delle tante etnie umane e le nostre differenti caratteristiche fisiche, non sempre riconducibili a questioni climatiche o all’areale geografico».

Conclude Bizzi: «La mia opinione è che la “morte” di Marte risalga a pochi millenni addietro, forse proprio a 12.000 anni fa». Che il pianeta fosse abitato, ormai, appare fin troppo evidente. «Molto probabilmente, quella di Marte era una civiltà gemella della nostra, se non addirittura la stessa.

Se così fosse, si tratterebbe di una realtà più che scomoda, per i poteri terrestri, a cominciare da quelli religiosi. E questo spiegherebbe anche il lunghissimo “cover up” che tuttora nasconde la verità su Marte».

Pubblicato su: https://www.libreidee.org/2022/02/luomo-di-marte-la-civilta-che-tuttora-ci-nascondono/

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Articolo correlato: La Civiltà Sumerica una Grande Civiltà di Sapere

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martedì 30 luglio 2019

MARDUK: parallelismi tra previsioni profetiche, presagi astrologici ed eventi astronomici

 
Babilonia era la "città sacra" dedicato al culto di Marduk, 
che aveva lì il suo tempio e una statua d'oro 

La profezia di Marduk del re babilonese Nabucodonosor e la statua rubata di un Dio  

di Ellen Lloyd 
04 luglio 2019 
dal sito web AncientPages 

Come figlio del potente dio Enki, creatore e protettore dell'umanità, Marduk ha un ruolo importante nella mitologia mesopotamica e nella storia di Babilonia.

Babilonia era la "città sacra" dedicata al culto di Marduk, che lì aveva il suo tempio e una statua d'oro. Nell'antichità Babilonia era considerata quasi il "centro del mondo".

Persino Alessandro Magno rimase incantato dalla sua bellezza e potenza.

Da un antico testo assiro noto come "Profezia di Marduk", noto anche come "Profezie di Sulgi", si può conoscere i viaggi di Marduk verso le terre di Ittiti, Assiri ed Elamiti e,
"la previsione di un futuro re che ricondurrà Marduk da Elam, un paese antico nell'Iran sud-occidentale" ...
Secondo gli storici, la profezia di Marduk fu scritta tra il 713 e il 612 a.C.

L'antico documento è stato riportato alla luce nella Casa dell'Esorcista vicino a un tempio nella città di Ashur, la prima capitale dell'Impero assiro.

Poiché questo documento è stato probabilmente scritto durante il regno di Nabucodonosor I, la maggior parte degli storici suggerisce che sia servito come pezzo di propaganda per celebrare la sua vittoria.

La profezia di Marduk descrive,
il ritorno di un re forte e potente che ripristinerà la pace e l'ordine in città portando a casa la statua del dio.

 
Dettaglio dal kudurru di Nabucodonosor garantire a Šitti-Marduk la libertà fiscale. 
Credito: dominio pubblico

 Re Nabucodonosor I,
"Marciò nell'Elam e rimpatriò la statua rubata di Marduk". 1
L'elenco dei re babilonesi informa che governò per 22 anni e un kudurru rivela che il re Nabucodonosor I recuperò la statua del dio Marduk durante la sua battaglia contro gli elamiti. 2

I babilonesi avevano i cosiddetti "kudurrus", stele di pietra scolpite e scolpite con iscrizioni.

Erano importanti non solo per ragioni economiche e religiose, ma anche come quasi le uniche opere d'arte, sopravvissute dal periodo del dominio kassita in Babilonia (16-12 a.C. circa).

Molti eventi storici significativi furono inscritti su questi kudurrus.

Sebbene la maggior parte pensi che la profezia di Marduk sia stata scritta come omaggio al re Nabucodonosor I, è anche possibile che il documento abbia avuto un altro scopo. 


È interessante notare che, durante gli scavi nella Casa dell'Esorcista, gli archeologi hanno trovato diverse tavolette cuneiformi che riguardano anche altri eventi.
"A parte la" profezia di Marduk", l'inventario non include alcun testo rilevante per la campagna elamita di Nabucodonosor che probabilmente è stata la preoccupazione principale dell'autore del nostro testo, ma ci sono alcuni testi che proclamano la superiorità della divinità principale assira Assur Marduk (ad esempio il 'Marduk Ordeal').

Ciò suggerisce che il proprietario dell'esemplare di Assur aveva molto più interesse per la riflessione teologica sul rapporto tra gli dei assiri e babilonesi, presumibilmente stimolato dal rapimento assiro della statua di Marduk sotto Sennacherib (689 a.C.), che nel trionfo di Nabucodonosor. " 1

Ciò ha portato alcuni a ipotizzare se la profezia di Marduk sia stata forse scritta in relazione a come Marduk dovrebbe essere valutato in relazione al dio Assur, la divinità più importante della capitale assira Ashur.

 
Ashur, il dio principale del pantheon assiro nella religione mesopotamica, venerato principalmente nella metà settentrionale della Mesopotamia, e parti del nord-est della Siria e del sud-est asiatico minore (vecchia Assiria).

La profezia contiene anche testi di presagio astrologico e menziona alcuni luoghi antichi associati a costellazioni specifiche.

Molte predizioni nelle profezie di Marduk e Sulgi, così come nella profezia di Uruk, hanno allo stesso modo un parallelo esatto nel corpus astrologico. "3
Poiché i babilonesi e i sumeri avevano una conoscenza avanzata dell'astronomia, non è sorprendente scoprire che si basavano su oggetti celesti per una serie di ragioni e ci sono specifici parallelismi tra previsioni profetiche, presagi astrologici ed eventi astronomici ...

Riferimenti:
  1. Takuma Sugie - La ricezione della profezia di Marduk nel VII secolo a.C. Assur - Oriente. 2014, Vol.49, No.0, p.107.
  2. Benjamin R. Foster - Before the Muse: An Anthology of Akkadian Literature
  3. Biggs, Robert D. - "Le profezie babilonesi e le tradizioni astrologiche della Mesopotamia" - Journal of Cuneiform Studies37, n. 1 (1985): 86-90. doi: 10,2307 / 1.359.960.


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Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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