«Visto che ci hanno mentito ininterrottamente sulle nostre vere
orgini, come potete pensare che ci raccontino la verità su quanto sta
accadendo oggi, nel mondo?». La provocazione è firmata da Gianluca
Lamberti, infaticabile animatore giornalistico del canale YouTube
“Facciamo Finta Che”, sempre a caccia di voci eterodosse e di
suggestioni utili a decifrare il presente.
Una degli interlocutori
abituali è lo storico Nicola Bizzi, portavoce in Italia dell’antica
tradizione misterica eleusina. Uno sguardo a 360 gradi, il suo: da saggi
di scottante attualità, come “Operazione Corona”, a volumi – ad esempio
il recente “I Minoici in America” – che frugano nel passato, sfornando
rivelazioni che spiazzano il sapere accademico.
Succede di scoprire, per
esempio, che il rame destinato a Creta veniva estratto 3.000 anni fa
dalle miniere del Michigan: ma l’America non doveva esser stata
“scoperta” dall’ipotetico Colombo soltanto 4.500 anni dopo? Stesso
discorso per l’omertà che protegge le esplorazioni spaziali. Misteri
che, in realtà, sembrano essere soltanto segreti ben custoditi: come
quello che annacqua le informazioni sul mondo marziano.
Marte, ovvero: il desertico Pianeta Rosso, letteralmente inabitabile,
o invece la patria di una civiltà identica alla nostra? «Se la scienza
ufficiale, oggi, in molti casi è ormai ridotta a produrre semplice
mitologia – dice Bizzi – forse la vale la pena di domandarsi seriamente
se la mitologia
(antica) non nasconda verità anche imbarazzanti, per il sapere
ufficiale e per le stesse religioni». Per dire: «Come faceva, Omero, a
conoscere precisamente l’esistenza dei satelliti di Marte? E perché ne
parla anche Jonathan Swift, l’autore dei Viaggi di Gulliver?».
E poi:
c’è vita, su Marte? O almeno, c’era? Non sono fantasie. «Basta dare
un’occhiata alle ormai tantissime foto scattate sul territorio marziano:
è strapieno di evidenti vestigia architettoniche. Perché non se ne
vuole ancora parlare?». Forse perché – come scrisse il sumerologo
Zecharia Sitchin – il destino di Marte sarebbe legato a quello di
Nibiru, il pianeta da cui, secondo i Sumeri, provenivano gli Annunaki,
cioè le “divinità aliene” che avrebbero colonizzato la Terra 400.000
anni fa?
Al tema marziano, Gianni Viola ha dedicato il saggio “La civiltà di
Marte” (“Osservazione, esplorazioni, geografia, esseri intelligenti”,
pubblicato già nel 2002 dalle Edizioni Mediterranee).
Lo cita lo stesso
Bizzi, editore di Aurora Boreale, nella trasmissione “Il Sentiero di Atlantide”,
in video-chat con Lamberti. «Tanto per cominciare: a livello mediatico,
dalla Nasa in giù, la narrazione su Marte sembra una colossale presa in
giro: il pianeta viene tuttora descritto come da sempre “morto” e
disabitato. Peccato che a smentire la versione ufficiale siano le
immagini – migliaia, ormai – scattate a partire dalle prime missioni
Viking, negli anni ‘70, e ora anche dai tanti “rover” terrestri fatti sbarcare
su Marte».
Emergono manufatti decisamente impressionanti: «Parliamo di
oltre 150 piramidi di grandi dimensioni, insieme a fortezze e altre
strutture chiaramente di origine artificiale, opera dell’ingegno dei
loro costruttori».
Su Marte si vedono «scalinate, statue, colonnati, strani condotti
tubolari lunghi centinaia di chilometri». E poi anche «rovine di
presunte metropoli, nonché sfingi, giganteschi volti scolpiti (come
quello, impressionante, della Piana di Cydonia) e persino resti ossei e
teschi palesemente umani».
Spiccano complessi statuari rupestri simili a
quelli dell’antico Egitto, «accanto a basi recenti – dall’aspetto in
questo caso molto terrestre – dotate di pannelli solari». Ultimamente,
rileva Bizzi, la Nasa sta pubblicando foto sbalorditive: come per
prepararci a una “disclosure”, finalmente? «Recenti immagini
all’infrarosso hanno inoltre evidenziato l’esistenza di strutture
sotterranee, che emanano calore. Mi domando: esistono realtà sotterranee
ancora vitali, sotto la superficie marziana? Teniamo conto del fatto
che grandi strutture ipogee, mai del tutto spiegate, costellano anche il
sottosuolo terrestre: come se fossero state scavate per cercare riparo
da un cataclisma piovuto dal cielo».
Secondo Bizzi, infatti, Marte – forse popolato da esseri come noi,
fino a pochi millenni fa – potrebbe esser stato travolto dalla stessa
pioggia cometaria che devastò anche la Terra fra il 10800 e il 9600
avanti Cristo. Solo che, su Marte, la devastazione sarebbe stata ancora
peggiore, con conseguenze definitive.
«Tutto porta a pensare che Marte
sia stato duramente colpito da quella pioggia di corpi celesti. Il
pianeta sarebbe stato letteralmente crivellato, fino a veder distrutto
il suo campo magnetico: questo avrebbe provocato la disgregazione della
sua atmosfera e l’evaporazione delle acque superficiali, fiumi e mari.
Il cataclisma avrebbe quindi causato la morte del pianeta, almeno nella
sua superficie.
Si può pensare che qualcuno (o qualcosa) si sia comunque salvato,
rifugiandosi nel sottosuolo?». Bizzi si sofferma su un indizio: «Le
strutture ipogee terrestri – simili a quelle rilevate su Marte –
risalgono esattamente a 12.000 anni fa, cioè all’epoca di quegli
spaventosi impatti: che sul suolo marziano, peraltro, sembrano aver
originato anche grandi crateri e colossali canyon».
E’ possibile che, a scatenare la catastrofe, sia stato il transito
ravvicinato del pianeta Nibiru, la cui esistenza divide ancora gli
scienziati? A questo proposito, aggiunge Bizzi, fa impressione rileggere
la traduzione di una particolare tavoletta cuneiforme, che Zecharia
Sitchin propone ne “Il libro perduto del dio Enki”, edito da Piemme nel
2004. Secondo Sitchin, in quella tavoletta sumera si legge che gli
Anunnaki avrebbero scoperto, proprio su Marte, la tomba del loro
capostipite, Alalu. Sarebbe stato il pioniere della colonizzazione
terrestre: gli Anunna avrebbero estratto l’oro della Terra per
trasferirlo su Nibiru, allo scopo di “ripristinare” l’atmosfera di quel
pianeta, che si era deteriorata.
Marte? Era una base intermedia per
trasferire l’oro dalla Terra a Nibiru. E proprio su Marte sarebbe stato
confinato, in esilio, lo stesso Alalu, punito in seguito a gravi
controversie sorte con i suoi.
Ritrovata la tomba con i resti ossei di quell’ipotetico, antico “Re
di Nibiru”, la tavoletta sumera recita: «Sbarrarono di nuovo l’ingresso
della caverna con le pietre, e su una grande montagna rocciosa
scolpirono – con i raggi – l’immagine di Alalu.
Lo ritrassero con un
elmetto d’aquila, con il volto scoperto: che l’effigie di Alalu guardi
per sempre verso Nibiru, dove regnò». La storia
dell’oro dei Sumeri, peraltro, è accreditata anche da Michael
Tellinger, scopritore dei resti di quella che sembra un’enorme
metropoli, risalente a 200.000 anni fa, a due passi
dalle grandi miniere d’oro del Sudafrica. Secondo i testi sumeri, gli
Anunna avrebbero “fabbricato” un essere umano simile a loro.
Potrebbero
aver fatto la stessa cosa anche su Marte, se quel pianeta (non ancora
rosso, ma verde e ricco di acque, come la Terra) era davvero una loro
antica colonia?
«La stessa civiltà umana attuale – dice Bizzi – è probabilmente
frutto di molteplici ingerenze genetiche esterne: una di queste, secondo
la tradizione eleusina, fu operata dagli dèi Titani provenienti da Tau
Ceti, “progenitori” dell’uomo bianco occidentale.
Questo spiegherebbe
anche l’eterogeneità delle tante etnie umane e le nostre differenti
caratteristiche fisiche, non sempre riconducibili a questioni climatiche
o all’areale geografico».
Conclude Bizzi: «La mia opinione è che la
“morte” di Marte risalga a pochi millenni addietro, forse proprio a
12.000 anni fa». Che il pianeta fosse abitato, ormai, appare fin troppo
evidente. «Molto probabilmente, quella di Marte era una civiltà gemella
della nostra, se non addirittura la stessa.
Se così fosse, si
tratterebbe di una realtà più che scomoda, per i poteri terrestri, a
cominciare da quelli religiosi. E questo spiegherebbe anche il
lunghissimo “cover up” che tuttora nasconde la verità su Marte».
Pubblicato su: https://www.libreidee.org/2022/02/luomo-di-marte-la-civilta-che-tuttora-ci-nascondono/
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