venerdì 10 giugno 2016

I Libri dell'antichità


I Libri dell'antichità o tavole dei "Me"
"Le formule Divine"
 
Libro dei Giubilei:
libro pseudo-epigrafico (dichiarato "biblico", ma non incluso nella Bibbia canonica), che gli studiosi datano al II o al I millennio a.C., che ha riscritto la preistoria e la storia in base a un "calendario" di "settimane di anni" di 7X7, in base al quale il 50° anno ("il Giubileo") garantiva la libertà alle popolazioni e alle terre.

Aggiunge numerosi dettagli a ciò che è scritto nei libri della Bibbia canonica (la Genesi e la prima parte dell'Esodo); il fatto che tale libro fosse ampiamente citato nell'antichità e che è stato ritrovato in diverse traduzioni antiche (l'originale era in ebraico), nonché tra i papiri del Mar Morto, lascia pensare che le sue fonti, pur se non citate, erano comunque ritenute attendibili. "Giubileo" è la traduzione del termine ebraico Yovel che significa letteralmente Ariete.

Libro dei Morti: 
collezione di versi in geroglifico ritrovati sulle pareti delle tombe reali nell'antico Egitto, riconosciute da tutti gli studiosi come un'opera antica, divisa in capitoli, che tratta prevalentemente i viaggi dei faraoni dopo la morte per raggiungere l'Aldilà e vivere insieme agli dèi.

I testi erano spesso accompagnati da illustrazioni esplicative. Poiché alcuni capitoli si occupano del conflitto tra gli dèi Thoth e Ra, nell'antico Egitto si credeva che l'autore del "libro" fosse Thoth.

Libro di Adamo  ed Eva: 
antico libro extra-biblico, ritrovato in diverse versioni, che fornisce dettagli leggendari sulla prima coppia umana e sulla sua famiglia, dopo la cacciata dal Giardino dell'Eden.

I riferimenti presenti nel Libro di Enoch fanno pensare che un "libro di Adamo ed Eva" fosse già presente tra gli scritti antecedenti il Diluvio. Gli studiosi moderni ritengono, tuttavia, che il libro venne composto da uno scrittore ebraico tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.

Libro di Enoch:
opera che gli studiosi ritengono sia stata composta in Giudea nel II secolo d.C., che afferma di fornire l'intera storia della vita e dei viaggi celesti di Enoch, citato nella Bibbia.

Settimo patriarca antidiluviano che, secondo la Bibbia (Genesi 6) non morì e che, all'età di 365 anni, lasciò la Terra e <<non fu più perché Dio lo aveva preso>>. Il libro (tra le cui versioni o fonti troviamo opere conosciute come Il Libro dei Segreti di Enoch, La Testimonianza di Enoch, Le Parole di Enoch e altri) era sopravvissuto ai millenni in due versioni principali: Il Libro etiopico di Enosch (Enoch I) e la versione slavonica (Enoch II).

Le parti più affascinanti dei due libri sono le descrizioni dei viaggi di Enoch, che traboccano di conoscenza astronomica, calendarica e di scienze della Terra. Questa conoscenza è ampliata considerevolmente nel libro in cui vengono descritti nel primo e l'ultimo viaggio nei cieli. (pag: 149-150)

Enoch è paragonato al sumero Enmeduranki ("padrone dei Me del legame Cielo e Terra"): secondo le tradizioni sumere, un terrestre che venne trasportato dagli dèi Utu/Shanash e Ishkur/Adad alla "Dimora Celeste" dove venne iniziato ai segreti celesti e venne poi fatto tornare sulla Terra per diventare sacerdote-probabile prototipo del biblico Enoch. (pag: 92)

Un testo in cui il suo nome era pronunciato En.me.dur.anna ("Padrone dei Me del legame celeste") lo descrive come un semidio, figlio di Utu/Shamash e di una donna terrestre.

In questi testi il termine sumero "Me" viene tradotto in genere come "Formule divine". La soluzione trovata dai traduttori per rendere il significato ambiguo del termine sumero "Me", che descriveva piccoli oggetti portatili che contenevano e fornivano la conoscenza segreta "formule", relative a ciascun aspetto di una civiltà avanzata: dai viaggi nello spazio ai rituali del tempio.

I Me non erano solo un supporto su cui erano codificati i dati (oggi diremo un "chip" o una "memoria" del computer), bensì fornivano anche la capacità, l'autorità e il potere di esercitare tale conoscenza.

Un testo intitolato Inno a Eridu riportava una lamentela di Enlil perché Enki, custode dei Me, gli negava quelli necessari per stabilire Nippur come suo centro di comando. Una seconda descrizione del centro di controllo missione di Enlil a Nippur elenca i Me e le "Tavole dei Destini" come attrezzature indispensabili per il funzionamento dello stesso.

Un altro testo racconta di come Inanna, in visita a Enki per ottenere i Me di cui aveva bisogno per rendere Uruk un centro di sovranità e di sacerdozio, glieli rubò e fuggi tenendone in mano un centinaio. Gli studiosi hanno tradotto il termine anche come "poteri divini", "comandamenti divini", "virtù mitiche" (pag: 107)

Fonte: The Euarth Chonicles handbook 2009 by Zecharia Sitchin        

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