Intervista di Florinda Balli a Giuliana Conforto

mercoledì 27 giugno 2012

non siamo più al centro dell'universo

Secondo alcuni studiosi la scoperta degli Alieni non distruggerà le religioni

La scoperta di altre forme di vita nell’Universo destabilizzerebbe tutte le nostre certezze e i nostri punti di riferimento, eccetto la fede. Ne sono convinti alcuni studiosi che ad una precisa domanda hanno risposto che le grandi religioni sarebbero ben poco intaccate dalla clamorosa rivelazione né vedrebbero minacciata la loro credibilità.

Un esempio? Gli enormi progressi della scienza negli ultimi secoli non hanno sgretolato i dogmi della Chiesa Cattolica: la teoria evoluzionistica di Darwin smentisce la creazione raccontata dalla Bibbia, eppure milioni di persone al mondo continuano a ritenerla un testo sacro.

O ancora, da tempo sappiamo grazie a Copernico che è la Terra a girare attorno al Sole, e non il contrario come pensava Giosuè, ma per i credenti resta un grande profeta. Nello stesso modo, se un giorno dovessimo scoprire di non essere gli unici figli di Dio, la reazione potrebbe essere sorprendentemente tranquilla.

“Penso che forse, all’inizio, le principali religioni subirebbero un contraccolpo dice Doug Vakoch, direttore dell’Intestellar Message Composition presso il Seti, in California- ma la mia personale sensazione è che non sarebbe così profondo come si immagina.”

Certo però la Bibbia, il Corano e gli altri testi religiosi si riferiscono a un Dio essenzialmente concentrato sull’umanità e sul nostro pianeta. La presenza di creature extraterrestri dai microbi a civiltà avanzate appare come un’eventualità molto pericolosa, visto che renderebbe noi e la Terra assai poco speciali.

Non la pensa così Seth Shostak, figura storica del Seti. “È da parecchio che non siamo più al centro dell’universo, da almeno quattro secoli!”, ironizza l’astronomo. E l’inviduazione di nuovi pianeti extrasolari ce lo ricorda ogni giorno. Centinaia di mondi, quelli visti finora, ma potenzialmente mondi infiniti, proprio come diceva Giordano Bruno: sarebbero infatti miliardi i corpi planetari sparsi nel cosmo e di essi chissà quanti possono avere caratteristiche simili a quelle terrestri.

Un giorno, da lassù, potrebbe arrivare la svolta storica. “Sì, ma abbiamo già avuto prova, nel recente passato, di come sarebbe la reazione se mai scoprissimo un E.T.” insiste Shostak. Lo scienziato allude agli studi degli anni ’70, quando i canali avvistati su Marte vennero interpretati come tracce lasciate da una civiltà progredita. “Templi, chiese e moschee non crollarono affatto e la gente non è impazzita”, chiosa l’astronomo.

Non solo. Secondo i ricercatori, la notizia che non siamo soli nell’universo non scioccherebbe la popolazione mondiale più di tanto, perché è sempre maggiore il numero delle persone che crede negli Alieni. “Se chiedi se esistono, quasi tutti ti diranno di sì- conferma lo scrittore Robert Sawyer, che ha partecipato alla discussione. “L’opinione prevalente è questa, per lo meno nell’ultimo sondaggio tra gli Americani che ho letto io.”

E così, anziché essere sconvolte e devastate dall’annuncio dell’esistenza di vita intelligente su un altro pianeta o su qualche luna, le religioni organizzate potrebbero assimilare presto la novità ed utilizzarla a proprio vantaggio. Durante il dibattito, Vakoch ha citato come esempio un teologo battista, Hal Ostrander, pastore in una chiesa della Georgia.

“Padre Ostrander è fieramente contrario alla teoria darwiniana, eppure non ha alcun problema ad accettare l’ipotesi aliena. Dice che è come se una coppia, dopo aver avuto un figlio, decidesse di averne un altro. Il secondo bambino sarebbe forse meno importante del primo? Lo stesso vale per Dio: può avere deciso di dare la vita ad un pianeta, poi ad un altro, poi ad un altro ancora… Ma tutto ciò non ci rende meno speciali.”




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