martedì 19 febbraio 2019

Nemmeno un solo: Perché?

 

Il sistema educativo come strumento di controllo del pensiero

di Vicente Berenguer 
03 Gennaio 2019 
dal Sito Web Sott 
traduzione di Nicoletta Marino 
La società grigia nella quale viviamo, Società alienata, robotizzata. Chiunque vada un poco aldilà delle apparenze può percepirlo. Il sistema ha vinto, o almeno vince al momento. Il sistema ha annullato nelle persone la capacità di critica, la capacità di riflettere, e se non cambia nulla la società è perduta.
Perché? Questa è la domanda più basilare che uno può fare, però l'annichilire la riflessione a questo estremo che sentire oggi un "perché" diventa un compito complicato. 

La società non fa domande, le persone non si interrogano, non vanno oltre, non esplorano possibilità e tantomeno le concepiscono nella loro mente: 
accettano solo...
Ma niente è per caso e questo annichilirsi del pensiero viene da lontano, viene dal sistema educativo, iniziando certo dalla scuola.

Perché il sistema educativo così come è impiantato (così come lo hanno voluto) oltre ad essere lo strumento che dovrebbe dare cultura ai cittadini con i contenuti, è lo strumento con cui si annulla il pensiero, è la forma con cui si allontanano i bambini, gli adolescenti, gli adulti … dal pensiero, dalla critica, per portare tutti ad accettare quello che si dice loro, ad accettare le norme, ma non li si porta verso un processo di riflessione perché deve essere così…

Il sistema educativo così come è disegnato è uno dei principali strumenti del sistema dopo l'indottrinamento, dopo la rigidità mentale. 

Non si fomenterà la critica, non si fomenterà la proposizione di soluzioni alternative, non si fomenterà la creatività. 

Si proporranno invece problemi con una unica soluzione:
Il bambino, l'adolescente o chicchessia deve trovare la soluzione che già esiste o la deve memorizare ma non deve mai cercare alternative poiché non esistono, non ci sono né possono esserci alternative o soluzioni proprie.
Pertanto non si tratta di fomentare l'espansione della mente ma di restringerla; non si tratta che la persona mette in questione le norme o quello che si dice, ma si tratta che il tutto sia accettato poiché non c'è alternativa, non c'è altra possibilità a quanto già detto. 

Si tratta quindi di "tagliare le ali" al pensiero fin dalla più tenera età; si tratta di costruire pezzi per il sistema... 

Quindi la creatività, la riflessione e la critica sono soffocate da subito per avere dei cittadini docii e dalla mente semplice, persone che già da aulte saranno incapaci di muovere critica alcuna né di porsi per una questione qualsiasi o norma nemmeno un solo:
Perché?
Il risultato quindi è dato da cittadini che non si fanno domande, perchè nemmeno sanno di cosa si parla e accettano quello che si dice loro. 

E così le cose da contingenti diventano necessarie:
  • È necessario che il modello economico quello che sia poiché non c'è alternativa possibile
  • È necessario che sia gente che viva da re e altre persone che vivano come cani abbandonati poiché così deve essere
  • È necessario che ci governino persone senza scrupoli
  • È necessario che siano rieletti perchè così è la vita e è quello che abbiamo
...e che non ci sono altre possibilità oltre quelle che ci propongono, cioé c'è una sola possibilità. 

Così la massa è una vera massa, una massa malleabile e totalmente indottrinabile, una massa che non fa domande e che non se le pone, una massa superficiale senza una traccia di spirito critico. 

Insomma, una massa come quella che abbiamo... 


lunedì 18 febbraio 2019

IGNAVI: uomini nudi che inseguono una bandiera senza stemma

 

Ricevo dall'amico Lino e pubblico  

Il tempo dei criminali e degli ignavi
 
Credo che oggigiorno il delitto più grande sia e sarà per un bel pò di tempo l'ignavia della gente di fronte a tanta sofferenza di anime sorelle. 
L'ignavo è colui che pur intuendo, per vigliaccheria, non vuole conoscere la realtà, non sapendo che così facendo altro non farà che posporre la necessità esperienziale ad altre generazioni ed in altre sue incarnazioni. I delitti verso i bambini sono i più odiosi è la condanna ad una vita di terrore qual é quella di tanti bambini e giovani autistici (malattia pressoché inesistente prima dei vaccini) è un delitto ad ogni alba. 
E' come uccidere la stessa anima ogni giorno nel tentativo di privarla di ogni bellezza, di ogni energia, di ogni sogno e distruggendo anche la vita di quanti malauguratamente accompagnano questi disgraziati nella loro vita di stenti.
E la quintessenza della crudeltà. Così tanto devono e dobbiamo soffrire? Ed a quanti dicono che è il nostro destino, il nostro karma, dico che lo può essere nella misura in cui l'ignavia di tanta gente crea una aridità delle anime e condensa e indirizza nella energia della mente umana i più reconditi baratri di sofferenza. Questa sofferenza in seguito si avvererà e accompagnerà l'anima che verrà ospitata nel futuro contenitore umano. 
Ecco perché l'ignavia è così terribile, perché reitera recidivandolo un dolore assoluto al quale la mente, lo spirito e l'anima umani sono resi impotenti schiavi. ... senza andare a leggere le cifre enormi, vi anticipo che si parla di 8 milioni in prevalenza bambini, di persone scomparse ogni anno nel mondo. (vedere documentazione in Sulatesta di G. Lannes ed altre rivelazioni di Missing Children e in siti di lingua inglese che parlano degli utilizzi osceni di queste persone)... E' il caso di dire "Difendiamoci dagli dei!" come dal titolo del libro di Salvador Frexeido" Sapendo che siamo noi i creatori della nostra realtà, dobbiamo riuscire a staccarci emotivamente da questo immenso dolore, che può nuocerci non poco e vedere e vivere del bello che ancora ci circonda. Non dimenticheremo però che l'ignavia di tanta gente dovrà essere vaporizzata come la nebbia quando il sole inizia a scaldare. 
Si lo so che è un esercizio difficilino, ma credetemi, ci si può riuscire, anzi è bene sapere che siamo nati per questo. Un abbraccio caloroso a tutti Lino
danni da vaccini
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L’Umana Commedia – Il peccato di chi non sceglie: gli Ignavi

Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto.
Gli occhi di chi ha letto la Commedia, insieme a quelli di Dante, hanno attraversato le atrocità dell’Inferno in tutti i suoi gironi e hanno osservato le pene inflitte a chi si è macchiato dei peggiori peccati. La lussuria, la sodomia, il tradimento. 

Ma prima di camminare tra chi ha scelto di fare o farsi del male, il Poeta incontra chi, nella vita, non ha mai scelto, mai voluto, mai fatto. Gli ignavi, i primi dannati che incontra nel suo cammino, sono anime indegne tanto delle pene dell’Inferno quanto delle gioie del Paradiso: non avendo mai preso una posizione, non hanno mai fatto né azioni buoni né tanto meno quelle cattive nella loro vita. Per questo motivo, quindi, Dante li pone all’Antinferno, tra il fiume Acheronte e la porta del mondo degli Inferi.


Gli ignavi, comunque, non sono risparmiati dal contrappasso: per un uomo come Dante, così accorato nelle questioni soprattutto politiche, chi non ha scelto in vita è come se non avesse vissuto mai. Anche se non sono posizionati nei gironi infernali, il poeta non riserva loro certo un trattamento migliore di quello degli altri dannati, tutt’altro.


Qui, nel III canto, tra gli uomini «sanza ‘nfamia e sanza lodo», incontra un personaggio del suo tempo: Celestino V. Il pontefice è condannato per contrappasso a correre nudo per l’eternità insieme ai suoi compagni, tormentato da vespe, mosconi e vermi, inseguendo una insegna,  una bandiera, senza posa. Questa pena umiliante unisce tutti coloro «che mai non fur vivi» compreso Pietro Angelerio, eletto 192° Papa nel 1294. Il conclave per la sua elezione durò quasi due anni e una volta incoronato con il nome di Celestino V, l’ex eremita, si rese conto di non essere adatto al suo ruolo e per questo decide di abdicare al suo ruolo dopo circa tre mesi. La scelta ebbe un impatto enorme sulla comunità, sulla chiesa e sullo stato.

Pochissimi giorni dopo le sue dimissioni il conclave fu riunito a Napoli in Castel Nuovo e qui elesse il nuovo papa nella persona del cardinal Benedetto Caetani. Aveva 64 anni circa ed assunse il nome di Bonifacio VIII. Un nome che diventerà molto famoso nella storia, soprattutto attraverso la voce di Dante.

La figura di Celestino V sembra sbiadire dietro l’ombra ingombrante del suo successore, spietato e ingiusto, tanto grande quanto pericoloso.
 
In molti sostengono che l’orribile pena che il Sommo Poeta infligge all’ignavo sia in realtà tutta rivolta alla mancanza di coraggio del singolo che ha poi portato a un dramma per molti: l’elezione di Bonifacio VIII, grande nemico di Dante. Come sempre all’interno della Divina Commedia infatti bisogna cercare di leggere le citazioni e gli incontri cercando di districarsi tra il livello analogico, quello allegorico e quello morale.


Il pontefice a cui è inflitta questa pena diventa simbolo di un non-peccato dai risvolti gravissimi che si inserisce in un canto fatto di paure divise tra la porta infernale e l’Acheronte. L’incapacità di decidere, è comunque una decisione, sembra suggerirci il Dante personaggio, che camminando tra i peggiori peccatori si ferma a un passo dall’ingresso dell’Inferno e medita su chi pur di non vivere ha scelto di morire anticipatamente. Un tratto che sarà poi ripreso in tutta la storia della letteratura e che compare nella nostra quotidianità più di trecento anni dopo.


Il più celebre tra gli ignavi è sicuramente quel celebre vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro: il Don Abbondio dei Promessi Sposi. Chi più di lui vive per interesse senza scegliere mai, adeguandosi al facile più che al giusto?


Non è poi cambiato molto da quella schiera di uomini nudi che inseguono una bandiera senza stemma, così tanti e così poveri di spirito. Nel mondo odierno si sono persi anche molti valori di riferimento e, perciò, l’ignavia sta trovando terreno ancor più fertile. La gente cerca il compromesso, vive di egoismo, di guadagno.

Se Ulisse peccherà di presunzione e di curiosità malsana bruciando nel suo desiderio, agli ignavi è riservato un destino senza nome e senza senso, ben peggiore di quello dell’eroe epico.

 

Ieri come oggi, i peccati sono molti, ma non scegliere resta il peggiore di tutti. Uomini che non cercano nemmeno la loro passione, camminando sulla facile strada del guadagno, politici che saltellano tra i partiti politici come nel gioco della campana, giovani svogliati sul divano della rassegnazione. Lì si può vedere tutti passeggiare sulla via delle scelte non prese, in una immagine non così diversa da quella che raccontò Dante. 

Celestino V nei secoli si è quindi fatto perfetta metafora di un peccato fatto di persone normali, di sbadigli senza sogni, di opportunismo. Il peccato di chi non sa nemmeno di peccare, il peccato di chi non è.


Giulia Toninelli per MIfacciodiCultura (Articolo inviatomi dall'amico Lino)

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domenica 17 febbraio 2019

Il marchio di Caino

 

Dèi e altri antenati

Non sapremo mai il nome, ammesso che ne abbia avuto uno, dell’ominide di cui Ti.it fu usato da Ninmah nella miscela genetica per creare il lavoratore degli dèi: a causa dei vari tentativi fu infatti utilizzato più di un ominide.

Ma, grazie a ulteriori scoperte su tavolette cuneiformi, sappiamo di chi era l’essenza divina o la lingua di sangue usata in quel processo.

Ha importanza? Forse non molta, tenuto conto dei vari altri antenati genealogici e genetici che l’uomo terrestre ha avuto nel corso del tempo.

Ma se certi geni non muoiono mai, allora la questione è interessante, almeno dal punto di vista dal cosa sarebbe successo se, dato che la storia del genere umano, fin dagli inizi biblici, non è una odissea a lieto fine.

E’ un racconto più straziante di quelli di che Shakespeare od Omero abbiano mai potuto concepire: una creatura mirabile, “l’Adamo”, viene realmente creata per essere uno schiavo; messo in un rigoglioso Eden, il suo soggiorno viene interrotto per aver disobbedito a dio.

Reso in grado di procreare, Adamo è condannato a sbarcare il lunario lavorando la terra arrida, mentre Eva è destinata a partorire nel dolore. Mettono al mondo due figli, e sulla terra ci sono così quattro esseri umani; poi caino (un raccoglitore), geloso di Abele (un pastore), uccide suo fratello, riducendo il genere umano a tre individui…

Schiavitù, disobbedienza, fratricidio: fanno parte del nostro corredo genetico perché abbiamo ereditato in massima parte il DNA del regno animale terrestre o perché la linea di sangue selezionata dagli Anunnaki, i “geni alieni”, era quella di un giovane ribelle che aveva incitato i suoi compagni a uccidere Enlil?

Mentre in alcuni testi, compresi i riferienti alla creazione dell’uomo nell’Epica della Creazione, il dio il cui sangue fu usato venne giustiziato per essere stato il capo dei ribelli, altre versioni dell’Atra –Hasis spiegano che la scelta fu dovuta al fatto che il dio aveva il Te’ema giusto, tradotto con “essenza vitale” o “personalità” 8dal punto di vista genetico).

Dove non sono andati perduti del tutto, i segni cuneiformi che indicano il suo nome venivano letti Wéila (in accadico); nuove scoperte di tavolette effettuate a Sippar negli anni ’90 da archeologi iracheni lo chiamavano Alla in accadico e Nagar in sumero, un nome-epiteto che significa “artigiano del metallo”, specificatamente del rame.

Questo potrebbe suggerire una scelta deliberata (piuttosto che una semplice punizione), in considerazione del fatto anche il Nachash serpente/conoscitore di segreti nel racconto bibblico del giardino dell’eden deriva dalla stessa radice verbale in cui deriva Nechoshet, che in ebraico significa rame.

Il fatto che Nagar (e la sua sposa Allatum) siano elencati tra le divinità di Enki nelle varie liste di dèi rafforza il suo ruolo di capo nella insurrezione contro Enil.

Gli studiosi biblici concordano che l’episodio di Caino e Abele rientri nel conflitto interminabile e universale fra agricoltori e pastori per il controllo di terra e acqua.

Tali conflitti sono descritti nei testi sumeri come parte della storia dei primordi dell’umanità, un tema trattato in un testo chiamato dagli studiosi il mito del bestiame e del grano, in cui Enlil, è la divinità dell’Anshan (grano e agricoltura) ed Enki il dio del Lahar (gregge e pastorizia), ruoli portati avanti dal figlio di Enlil Ninurta, che (come raffigurato sul sigillo cilindrico VA-243, vedi figura) diede l’aratro agli uomini, e dal figlio di Enki Dumuzi, che era un pastore.

Come in altri esempi, la Bibbia ha fuso le due divinità (Enlil ed Enki) in un solo “Jahwe”  che accetta gli agnelli offertigli dal pastore (Abele), ma ignora le offerte dei “frutti della terra” fattegli dall’agricoltore (Caino).

Proseguendo il racconto di caino e Abele, la Bibbia dedica il resto del capitolo 4 della Genesi a caino e ai suoi discendenti. Timoroso di essere ucciso per il suo peccato, Caino riceve da Dio un “segno” protettivo visibile (il “marchio di Caino tanto amato dai predicatori della domenica) che durerà per “sette” generazioni.

(Se era trasmissibile di generazione in generazione, dev’essere stato un marcatore genetico).

Come nel racconto del Diluvio lo stesso “Jahweh”, che ce l’aveva con il genere umano ha cercato di eliminarlo ha poi fatto in modo di salvarlo attraverso Noè, anche qui “Jahweh”, dopo aver ignorato, condannato e punito Caino gli concede protezione e salvezza.

Ancora una volta vediamo che la Bibbia  unisce le azioni di Enki a quelle di Enlil attribuendole a un’unica divinità chiamata Jahweh.

Come viene risposto alla domanda di Mosè (Esodo 3,14), il nome significa “io sono colui che sono, un Dio universale che un volta agisce attraverso/come Enlil e un’altra attraverso/come Enki, o a volte mediante altre entità (dèi) che fungono da suoi emissari.

Continua nella “seconda parte” QUI – la “prima parte” che avete già letto) è solo riportata.

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sabato 16 febbraio 2019

Giganti bianchi nel lontano passato

 

Secondo le antiche tribù native americane esisteva un'antica razza di "giganti bianchi"

by Ancient Code  

Secondo numerosi scritti e leggende orali di tribù native americane, una razza di "giganti bianchi" esisteva nel lontano passato. È interessante notare che racconti simili di giganti esistenti sulla Terra nel lontano passato possono essere trovati in tutto il mondo.

Ci sono numerose leggende tra le varie tribù native americane, dai Comanches del nord alle altre tribù del sud, che parlano di una misteriosa razza di giganti dalla pelle bianca che abitava il Nord America migliaia di anni fa, prima di scomparire misteriosamente dal volto di il pianeta.

Nel suo libro "Storia degli indiani Choctaw, Chickasaw e Natchez" (1899), Horatio Bardwell Cushman scrive: "La tradizione del Choctaws. . Raccontò una razza di giganti che un tempo abitavano l'attuale stato del Tennessee, e con cui i loro antenati combatterono quando arrivarono nel Mississippi nella loro migrazione da ovest. ... La loro tradizione afferma che il Nahullo (una razza di giganti) era di una statura meravigliosa."

Cushman affermò che, col passare del tempo, il termine "Nahullo" divenne comune riferirsi a tutti i bianchi, ma in origine il termine era usato per designare una razza di giganti bianchi con cui i Choctaws combattevano dopo aver attraversato il fiume Mississippi.

Oggi ci sono molte prove che suggeriscono che gli esseri giganti, in effetti, camminarono sulla Terra.

È interessante notare che, secondo un resoconto del 1857, il capo Rolling Thunder dei Comanche disse: "Innumerevoli lune fa, una razza di uomini bianchi, alta 10 piedi, e molto più ricca e potente di qualsiasi popolo bianco che ora vive, qui abitava una vasta gamma di paese, che si estende dal sorgere al tramonto. Le loro fortificazioni coronarono le cime delle montagne, proteggendo le loro popolose città situate nelle valli intermedie. "Eccellevano ogni altra nazione che era fiorita, prima o dopo, in ogni sorta di astuzia artigianale - erano coraggiosi e bellicosi - governando la terra che avevano strappato ai suoi antichi proprietari con una mano alta e altezzosa. A confronto con loro, i pallidi del tempo presente erano pigmei, sia nell'arte che nelle armi. ... " (fonte)

Secondo il capo dei Comanche, un Grande Spirito spazzò via i giganti bianchi quando dimenticarono tutto della giustizia e della misericordia, diventando troppo orgogliosi. 

I Navajo sono un'altra tribù antica che offre testimonianze di giganti che camminano sulla Terra. I Navajo parlano di un rave di "giganti bianchi" chiamato il popolo Starnake , descrivendoli come una "regale razza di giganti bianchi dotati di tecnologia mineraria che dominava l'Occidente, riduceva in schiavitù le tribù minori e aveva roccaforti in tutte le Americhe. Si sono estinti o "sono tornati nei cieli".

Il misterioso Starnake si estinse o "tornò nei cieli". Il nome potrebbe essere una corruzione della razza biblica nota come Anakim ( Numeri 13:33, Dt 1,28). Il nome Og ("capo" ebraico) sembra essere caratteristico (vedi Zimmerman, pp. 188-91). L'alfabeto ogham è attribuito a questo fondatore culturale. (Fonte)

Tuttavia, altre storie di Giganti Bianchi possono essere trovate in numerosi altri racconti di antiche tribù nordamericane. Anche il Choctaw menziona i giganti misteriosi. Secondo la tribù Choctaw, in questo, ora è conosciuta come Tennesee, una razza di giganti dominò la terra nel lontano passato. Si dice che i loro antenati combatterono contro di loro quando arrivarono in Mississippi durante la loro migrazione verso ovest.

È interessante notare che i Paiutes hanno leggende orali che parlano di giganti dai capelli rossi, cannibali bianchi che si ergono sopra i 10 piedi di altezza che abitano la Grotta di Lovelock, nel Nevada. È interessante notare che in passato gli archeologi hanno scoperto resti di persone con i capelli rossi nella regione.

In quello che oggi è il Messico moderno, le antiche leggende azteche accennano anche a menzionare l'esistenza di una razza di giganti.

Nella mitologia azteca , questi giganti sono indicati come il Quinametzin. Il sovrano dei Giganti era, secondo alcune versioni del mito, il dio Tlaloc. È interessante notare che i Quinametzin erano ritenuti i costruttori della città di Teotihuacan e Tlachihualtepetl. Il "Tlaxcaltecas" raccontò che, vicino al tempo della conquista spagnola, essi stessi avevano combattuto l'ultimo Quinametzin sulla Terra.

Se viaggiamo in Sud America, scopriremo che gli antichi Manta del Perù parlano di una razza di giganti che nel lontano passato coesistevano con loro. La loro leggenda dice: "Arrivarono sulla costa, in barche fatte di canne, grandi come grandi navi, un gruppo di uomini di dimensioni tali che, dal ginocchio in giù, la loro altezza era grande quanto l'intera altezza di un normale uomo, anche se potrebbe essere di buona statura. Le loro membra erano tutte proporzionate alle dimensioni deformate dei loro corpi, ed era una cosa mostruosa vedere le loro teste, con i capelli che raggiungevano le spalle. I loro occhi erano grandi come piccoli piatti." (Fonte


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"GIGANTI" - "TITANI" - "umani"


venerdì 15 febbraio 2019

L’idea di non poter andare più a scuola a causa del Climate Change

 

Scioperati

di  Massimo Lupicino

Le cronache di questi giorni ci regalano una serie praticamente interminabile di spunti tragicomici in tema climatista. L’ultima perla è che sull’onda dell’esempio di Greta Thunberg, la studentessa svedese che per protestare contro il global warming ha deciso di non andare a scuola, moltitudini di studenti in tutto il mondo hanno deciso di seguirne l’esempio. Non andando a scuola nemmeno loro. Per protestare, anche loro, contro il Climate Change.

Genitori e figli

Qualche mese fa una manifestazione simile si era svolta in Australia, con 200 studenti a scendere in piazza a protestare contro il Climate Change accompagnati…da 100 genitori. Altri tempi, rispetto a quando si scioperava di nascosto, contro il volere dei matusa, e con la prospettiva di uno shampoo una volta tornati a casa. In compenso l’età dei manifestanti pare essersi abbassata notevolmente: a lasciare i banchi per manifestare contro il global warming saranno anche gli studenti delle elementari: “fin dall’età di 5 anni”, sottolinea trionfante l’Independent.

Viene da chiedersi dove siano le tante associazioni che si occupano della tutela dei minori, nel momento in cui bambini totalmente inconsapevoli vengono portati fuori da scuola, esibiti in piazza a “protestare” per il clima che cambia con tanto di cartelli in mano a mo’ di scimmiette ammaestrate. E impaurite, come si intuisce da certi sguardi, e dai contenuti delle interviste indecenti in cui i bambini raccontano a memoria le favolette climatiste e si confessano terrorizzati all’idea di “non poter andare più a scuola” a causa del Climate Change. I più grandi, sgamati, vanno invece dritti al sodo e minacciano di usare presto il loro voto contro quei politici che non li salvano da morte certa per arrostimento.

Solo politica

Ché il punto è sempre il solito: si parla di politica. Di voti, e soprattutto di quei finanziamenti trilionari che la politica deve continuare ad erogare indefinitamente e a fondo perduto: a tutto beneficio delle elite che di quei fondi usufruiscono sotto la forma di finanziamenti per progetti senza senso che scaricano le loro inefficenze sulla collettività. E quindi ben vengano i bambini esibiti come trofei, spaventati a morte, dati in pasto ai media, e usati come arma di ricatto politica.

Perché quello che traspare, da queste manifestazioni semi-serie di isteria collettiva, è che si voglia mettere la politica nell’angolo, e ricattarla per costringerla ad assecondare cause ambientalistoidi senza senso, sotto la minaccia di un contraccolpo elettorale. È l’istinto di conservazione del Frankenstein climatista, scaricato dai suoi creatori politici perché economicamente insostenibile (ne abbiamo parlato) e impegnato adesso con le sue armi migliori (ONG, media e gruppi di pressione vari) in una lotta all’ultimo sangue contro il suo stesso creatore: la politica, appunto.

Non è una cosa seria

Al solito quando si parla di Climate Change, la situazione è grave, ma non seria. Gli spunti grotteschi, pure in uno scenario così desolante, sono infatti numerosi. A partire proprio dal fatto che i bambini, nel timore che il Climate Change non gli permetta più di andare a scuola, protestino…non andando a scuola. Sarà che si stanno semplicemente portando avanti?

Certo è uno spettacolo interessante quello di una quindicenne svedese che non va a scuola per protestare contro il fatto che, forse, in Svezia non si potrà più morire di freddo e di stenti in santa pace come succedeva ai suoi bisnonni. Ed è ancora più interessante il fatto che la quindicenne in questione sia stata invitata a parlare di Climate Change a Davos, nel tempio di quel globalismo finanziario che il futuro dei giovani europei l’ha sacrificato sull’altare della delocalizzazione, dell’abbattimento dei salari, e della cancellazione di diritti acquisiti in decenni di lotte sindacali proprio dagli antenati di Greta e dei suoi coetanei.

E qualcosa deve essere davvero andato storto, se vent’anni fa gli studenti protestavano contro la globalizzazione intravedendo correttamente le minacce che questa portava con sé, e oggi invece corrono a Davos per vantarsi di aver fatto sega a scuola davanti alla platea plaudente dei sacerdoti miliardari del globalismo. Mentre i loro emuli si fanno accompagnare da mamma e papà a concedere interviste ai giornaloni controllati della stessa élite che applaude Greta dagli scranni di Davos.

Sarà che non ci sono più i ribelli di una volta. Oppure è solo che questi giovani imparano tutto troppo in fretta: se davvero esiste una scienza “settled”, come sostengono certi espertoni di clima che si mettono simbolicamente alla testa dei cortei di baby-scioperati, allora andare a scuola non serve più, perché non c’è più niente da studiare e da scoprire.

Ma davanti allo spettacolo penoso di quei bambini trascinati fuori dalla scuola dai pifferai di Hamelin che intonano le stanche litanie del Climate Change, viene il dubbio che ci sia solo una cosa da fare: dare quei maledetti soldi ai pifferai. E in cambio farsi dare indietro i bambini. Proprio come nella favola tedesca.

Giacché di favole si parla.

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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