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martedì 14 gennaio 2014

NIBIRU: LEGGENDA O VERITÀ?

Frames dal Jesuit Footage (Siloe, "Secretum Omega")) - Nibiru/Planet X. Riproduzione su permesso di Cristoforo Barbato.   

Riproduzione, autorizzata da Cristoforo Barbato, di alcuni fotogrammi del  "Jesuit Footage" realizzato dalla presunta sonda spaziale Siloe, quando si trovava oltre l'orbita di Nettuno. Il pianeta visibile nei fotogrammi sarebbe il Decimo pianeta, adorato in Mesopotamia migliaia di anni fa. 

Ison ed il Pianeta X. Corpi celesti anomali in avvicinamento al Sole

di Luca Scantamburlo 

GLI ASTEROIDI ESPLOSI SULLA TERRA NEL 2009 IN INDONESIA, ED IN RUSSIA NEL 2013

La recente esplosione in atmosfera di un piccolo asteroide di alcune migliaia di tonnellate - avvenuta nei cieli della Russia lo scorso febbraio 2013 - impone delle riflessioni doverose, che secondo me vanno opportunamente contestualizzate, anche alla luce di testimonianze scomode che chi scrive, ricevette negli anni 2006 e 2008 e che fino ad ora ho ritenuto opportuno non divulgare, in parte per un mio personale atteggiamento guardingo, ma soprattutto per accontentare le richieste di una delle mie fonti riservate e per raccogliere materiale ed informazioni che comprovassero o smentissero i dati in mio possesso.

Le fonti anonime costituiscono sempre una grande insidia. Possono aiutare, ma allo stesso tempo anche depistare. Ma i tempi mi sembrano ora maturi. Gli eventi incalzano. Sento una responsabilità nei confronti del pubblico. Certe informazioni a mio avviso ora devono diventare gradualmente di pubblico dominio, ed anch'io sono in attesa di ulteriori elementi che possano fornire un quadro più chiaro della situazione, sempre ammesso che le mie fonti - dopo anni di prudente e comprensibile silenzio - decidano di farsi avanti nuovamente, dandomi modo ad esempio di verificare le loro credenziali.

Ma apprezzerei anche un semplice ed isolato aiuto tecnico per comprendere meglio la natura dei corpi celesti anomali in avvicinamento al Sole. Anche da parte di terzi competenti in materia. Le immagini della scia bianca nel cielo della città di Chelyabinsk, in Russia, devono farci riflettere: parlo della recente esplosione dell'asteroide in Russia (15 febbraio 2013), la quale può costituire un evento precursore, una sorta di evento sentinella. Si tratta dell'esplosione naturale in cielo più grande dopo quella avvenuta nella regione siberiana dei fiumi Tunguska, nel 1908.

Ma andiamo con ordine: alcuni anni fa diffusi uno scritto in Rete che commentava una singolare decisione presa dai vertici militari americani: <<Classificate le immagini dei bolidi? Quali pericoli dallo Spazio? Le Forze Militari americane decidono d'interrompere il rilascio della documentazione fotografica satellitare sui fenomeni dei bolidi e delle palle di fuoco in atmosfera. Cosa si cela dietro questa decisione?>> Luca Scantamburlo per Misteritalia, 02/07/2009
http://misteritalia.myblog.it/archive/2009/07/02/classificate-le-immagini-dei-bolidi-quali-pericoli-dallo-spa.html.

Di tale improvvisa decisione di classificare le informazioni sulle palle di fuoco, ho parlato anche nel mio ultimo saggio dedicato alla controversa questione del Pianeta X ed al mito mesopotamico di Nibiru (Apocalisse dallo Spazio. L'avvento di Nibiru e dei Vigilanti, Lulu.com, 2011).

Ebbene, l'apparente intensificarsi del fenomeno dei bolidi in tutto il mondo (meteore capaci di illuminare a giorno il cielo notturno) potrebbe essere in relazione con la discutibile decisione presa dai vertici militari degli Stati Uniti in tempi non sospetti. Anche perché nel mio saggio Apollo 20. La rivelazione (2010-2011), ricordavo come altri asteroidi sono esplosi (fortunatamente senza danni) in anni recenti prima di raggiungere il suolo: nei cieli del Sudan nell'ottobre 2008 (con tanto di fotografia dal satellite Meteosat-8), e nei cieli dell'Indonesia il 9 ottobre 2009 (si veda in proposito il servizio di Giovanni Caprara per il Corriere della Sera, 2 novembre 2009), ed in quelli russi nel febbraio 2013, con un asteroide della grandezza compresa fra i 17 ed i 20 metri circa. L'asteroide esploso in Sudan fu scoperto poco prima di impattare sulla Terra, e fu la prima volta che un asteroide impattante fu pubblicamente annunciato poco prima della sua caduta (Arizona University, Osservatorio Mt. Lemmon, Asteroide 2008 TC3).

Per quanto concerne le esplosioni in Indonesia (ottobre 2009) ed in Russia (febbraio 2013), esse sono state avvertite chiaramente dalla spaventata popolazione presente al suolo, ed entrambe le esplosioni hanno lasciato polveri e fumo in atmosfera, visibili da terra. Tuttavia l'esplosione in Sudan dell'asteroide di qualche metro di diametro non è inconsueta. Come osservato da alcuni addetti ai lavori, è probabile che ogni anno vi siano alcune esplosioni di tale magnitudine senza che esse vengano rilevate da noi e dai nostri strumenti.

Quindi è un episodio rilevante soltanto a causa della scoperta telescopica in anticipo dell'oggetto asteroidale, prima dell'impatto, ma statisticamente rientra nella norma. Invece le altre due esplosioni, quella del 2009 e del 2013, indicano a mio avviso un dato anomalo rispetto alla media delle esplosioni asteroidali studiate e relative alla storia della Terra. Infatti oggetti asteroidali di 10 metri di grandezza (come quello esploso in Indonesia) cadono sulla Terra ogni 10 anni circa, mentre qui il dato indica che in meno di quattro anni abbiamo avuto due sensibili esplosioni di discreti corpi spaziali naturali impattanti (cfr. <<Asteroid blast reveals holes in Earth's defences>>, articolo di David Shiga, 26 ottobre 2009, New Scientist). 

L'asteroide, in entrambi gli ultimi due casi, è esploso fra i 12 ed i 23 km di altezza rispetto alla superficie terrestre. Si consulti per maggiori informazioni l'articolo di Brown et al., intitolato <<The Flux of Small Near-Earth Objects colliding with the Earth>>, Nature), ove si specifica che un oggetto capace di esplodere con 50 kton di potenza, colpisce la terra ogni 10 anni, Nature, vol. 420, 21 novembre 2002.

In ogni caso sono del parere che la grandezza di quelli caduti recentemente è al limite o superiore alla grandezza citata, e dunque abbiamo uno scostamento dalla media rispetto alla dimensione.

Anche l'energia rilasciata dalle esplosioni citate è un dato significativo: è crescente, in ordine cronologico: 1 kilotone per quello in Sudan, 50 chilotoni per quello in Indonesia (equivalente a 50 mila tonnellate di TNT, 3 volte la potenza della bomba atomica di Hiroshima) e 500 kilotoni per quello esploso in Russia (cfr. anche <<Asteroide esplode in cielo. Un'onda d'urto da atomica>>, 16 febbraio 2013, di Fabrizio Dragosei, Corriere della Sera, e l'articolo <<Nella città sfregiata dal meteorite "I militari non ci hanno protetto">>, sempre a firma di Fabrizio Dragosei, Corriere della Sera, 17 febbraio 2013. Stime più recenti hanno parlato di 440 kilotoni, ma si tratta sempre di circa tre decine di volte l'energia rilasciata dalla citata bomba nucleare sganciata dagli Americani sulla città giapponese di Hiroshima nell'agosto del 1945.

Da notare che l'uso di meteorite è improprio, in quanto il fenomeno celeste di cui si discute è tecnicamente l'esplosione di un "superbolide", una meteora di natura asteroidale; meteorite è il termine usato per il frammento di roccia che cade al suolo e che può essere ritrovato. Per avere ulteriori dettagli sull'asteroide impattante nei cieli della città russa di Chelyabinsk, invito il lettore a leggere il rapporto <<Additional Details on the Large Fireball Event over Russia on Feb. 15, 2013>>, di Don Yeomans & Paul Chodas, NASA/JPL Near-Earth Object Program Office, 1 marzo 2013.

Dunque negli ultimi quattro anni la Terra è stata colpita da almeno 2 asteroidi di dimensioni superiori alla media di quelli che esplodono in atmosfera ogni anno; l'ultimo dei quali (quello di 17 metri in Russia, il 15 febbraio 2013) ha provocato più di mille feriti e notevoli danni a vetri e strutture degli edifici, a causa dell'onda d'urto della esplosione avvenuta in atmosfera.

Che cosa sta succedendo? Se Caprara ricordò sulle pagine del Corriere della Sera nel 2009 che già allora i vertici di NASA ed dell'USAF (Aeronautica Militare degli Stati Uniti) erano molto preoccupati, si comprende bene che l'asteroide esploso in Russia pochi mesi fa potrebbe rientrare in un'avanguardia, ovvero in una serie paventata dalle alte sfere militari e scientifiche, anche se ufficialmente si tratta di una ipotetica serie taciuta per motivi di sicurezza nazionale (o di ordine pubblico).

Ma che cosa provocherebbe l'aumento del rischio di impatto con il nostro pianeta? Quale forza gravitazionale sta alterando le orbite degli oggetti asteroidali già presenti nei pressi della Terra, oppure sta addirittura incrementando il materiale di debris presente nel Sistema Solare? C'è il rischio di uno sciame cometario imminente e destinato ad incrociare l'orbita terrestre?


2013: L'ANNO DELLE COMETE

Altro dato pregnante è il susseguirsi di scoperte di oggetti cometari: non a caso l'anno 2013 è da più parti indicato come l'anno delle comete. La scoperta della misteriosa cometa Ison (settembre 2012) - oggetto celeste iniziamente catalogato come oggetto asteroidale - è un ulteriore indizio di qualcosa di notevole che sta accadendo nello Spazio. Infatti la cometa Ison mostra elementi orbitali e soprattutto apparenti dimensioni del suo falso nucleo (il nucleo solido è occultato dai gas e dalla polvere costituenti la chioma della cometa) di proporzioni inusuali: può essere catalogato, a mio avviso, come un corpo celeste anomalo in avvicinamento al Sole, e che rifugge dal modello di cometa associato all'immagine di un piccolo iceberg o di una palla di neve sporca, modello per tanti anni portato avanti dall'establishment scientifico. Giustamente c'è chi - in Rete, sulla base di validi ragionamenti - ha dedotto alcune stime possibili per il diametro del suo nucleo ottenendo valori incredibili: migliaia di chilometri.

Gli scienziati accreditati - come quelli che lavorano all'Università del Maryland, negli USA - sono di altro avviso. Sostengono che è già possibile avere un'idea delle dimensioni del nucleo, a partire dalla quantità di polvere ed acqua rilasciata ogni minuto dalla cometa. Usando i dati dello strumento UVOT in dotazione al satellite Swift (NASA), gli scienziati hanno recentemente stimato un nucleo dal diametro compreso fra 1 e 10 km. La cometa Ison avrebbe dunque un nucleo ordinario, perfettamente nella norma delle comete studiate da secoli. Qual è la verità?
 

 

ANNO 2006, PRIMO INSIDER RIVELA: UN PIANETA SCONOSCIUTO SORVOLATO SEGRETAMENTE DALLA PIONEER 10 

 

Dall'agosto 2006 sino alla fine dello stesso anno ricevetti alcune informazioni da una mia fonte, la cui identità non mi è ancora oggi nota. Il mio interlocutore - ad eccezione del primo contatto che consistette in un normale invio di posta elettronica, con files allegati - fu molto prudente successivamente in quanto scelse una modalità di comunicazione elettronica che lo mise al riparo dall'essere individuato da me. Invece l'indirizzo email da lui usato la prima ed unica volta, risultò subito inattivo o comunque rigettò senza recapitarla qualunque mia email. L'unico modo di interloquire con lui da parte mia fu sotto le sue condizioni: per replicargli dovetti espormi ogni volta (seppur celato da un nickname) pubblicamente su un forum di discussione, in Rete.

Mi impose di aprire una discussione in Internet con un denominato nome oggetto, e quello fu il modo per identificarmi. Di tale vicenda rivelai alcuni dettagli soltanto in occasione di alcuni miei interventi pubblici che feci anni fa in alcune città italiane. Per iscritto, è la prima volta che la divulgo. Alcuni elementi (pochi) relativi al profilo di questa mia fonte mi sono noti (non ho avuto tuttavia la possibilità di verificarne l'autenticità) ma ritengo opportuno non rivelarli allo scopo di proteggere il soggetto autore della fuga di informazioni, con cui comunque instaurai un rapporto di fiducia, seppur di pochi mesi. Rivelerò in questo scritto soltanto i dati ed il materiale che reputo funzionali al discorso ed alla logica dell'argomento di cui voglio occuparmi: il Pianeta X ed il mito di Nibiru. Quali relazioni vi sono fra le due questioni e quanta verità si nasconde dietro di esse?

La mia fonte anonima - dichiaratasi un europeo (ometto qui la sua nazionalità) ed un addetto ai lavori nel campo di studio degli astri e degli spazi interstellari - mi inviò nell'agosto 2006 due immagini relative ad un pianeta apparentemente sconosciuto, in quanto a mio parere non ha nulla a che fare con i giganti gassosi come Giove, Saturno, Urano o Nettuno. La mia fonte collegò subito le 2 immagini alle stesse che il noto divulgatore Adriano Forgione (già consulente per la trasmissione Voyager della Rai) pubblicò a suo tempo sulle pagine delle riviste con cui lavorava. Esse - da un semplice confronto - sono effettivamente le stesse pubblicate più di una dozzina di anni fa. Di esse esistono da anni in Rete versioni a bassa risoluzione, sgranate, e che non consentono di apprezzare i dettagli dell'atmosfera di tale pianeta sconosciuto.   Purtroppo ancora oggi diversi ufologi e ricercatori vari le attribuiscono alla sonda Siloe, commettendo così un equivoco.

Ho appreso in seguito che tali versioni presenti in Internet, sarebbero solo una scansione fatta in fretta (ed in toni di grigio) delle immagini pubblicate sulle riviste. Si tratta di Nibiru, l'antico astro mesopotamico? E soprattutto: Nibiru e la questione del Pianeta X si riferiscono al medesimo corpo celeste oppure sono questioni distinte? Curioso che il nickname sicuramente fittizio - scelto inizialmente dalla mia fonte in occasione del nostro primo contatto - richiamasse la figura di Tommaso d'Aquino, il più insigne filosofo e teologo cattolico dell'epoca medievale. Uno pseudonimo - quello di Tommaso d'Aquino - già scelto da un'altra fonte anonima che contattò anni fa per lettera il dr. Giorgio Pattera, biologo in forza al Centro Ufologico Nazionale. Ignoro se la fonte che contattò Pattera a suo tempo sia la stessa ad aver contattato me, inviandomi le foto del presunto Nibiru.

Immagini che ritrarrebbero Nibiru, il Decimo pianeta (fotografato dalla sonda spaziale Pioneer 10?). Foto di Luca Scantamburlo (C) 2013

In questa foto - realizzata dall'Autore nel suo studio - si vedono sulla scrivania alcune stampe su carta normale e carta fotografica di un paio d'immagini inviate a Luca Scantamburlo da un insider anonimo, nell'anno 2006. Stampe a cura di Luca Sc.
Le immagini sono le stesse pubblicate precedentemente sulle riviste Dossier Alieni (1999) ed Hera (2000), e ritrarrebbero Nibiru, il Decimo pianeta, fotografato dalla sonda spaziale Pioneer 10 durante un fly-by, nell'ambito di una missione segretissima, portata a termine parallelamente a quella ufficiale. Foto di Luca Scantamburlo © 2013

 

MISSIONE SILOE ("SECRETUM OMEGA") E MISSIONE PIONEER 10 A CONFRONTO


A questo punto è necessario da parte mia ricordare alcuni eventi e fare la cronaca di quanto accadde alla fine degli anni'90 in merito alla divulgazione della storia della fantomatica sonda "Siloe". Nel numero 3/4 di luglio/agosto 1999 della rivista di ufologia chiamata UFO Network, per la prima volta venne menzionata la sonda spaziale "Siloe", inserita nell'omonimo programma di esplorazione spaziale avente come obbiettivo lo studio del "dodicesimo pianeta", nell'interpretazione di Zecharia Sitchin, sulla via del prossimo ritorno (ovvero il Decimo pianeta).

Un programma altamente riservato, s'intende. In riferimento a tale sconcertante notizia, successivamente un paio di inedite istantanee di uno sconosciuto pianeta dalla densa atmosfera furono pubblicate dapprima sul numero 20 della rivista Dossier Alieni (settembre-ottobre 1999), e poi una seconda volta sulle pagine della rivista Hera, fondata e diretta da Adriano Forgione (gennaio 2000, numero 1). A quel tempo tali immagini furono dunque attribuite - dalle redazioni delle suddette riviste ove lavorò Adriano Forgione - alla presunta sonda spaziale denominata “Siloe”. Sonda di cui parlò in seguito anche il dr. Giorgio Pattera, in una pubblicazione a sua firma uscita sul nr. 17 di UFO Notiziario: <<“Siloe”, un inviato molto speciale>>, di G. Pattera, dicembre 2000. In tale servizio Pattera riprendeva le ricerche di Forgione, e sosteneva che tutto puntava ad un coinvolgimento del Vaticano, anche se con tecnologia NASA. Scrisse infatti il dr. Pattera: <<[...] indubbiamente il Vaticano (perché è qui che condurrebbero le ricerche) non poteva chiamare in modo più rappresentativo la sonda ad infrarossi che (si dice) ha voluto spedire oltre il sistema solare. A chi “deve lavare gli occhi”, la sonda Siloe, per ridare la vista ? Forse alla “cecità” degli astronomi contemporanei, che si ostinano (per comodità o interesse) a delimitare il nostro sistema solare entro l’orbita di Plutone ?>>

La fonte anonima delle immagini di allora - e che scelse il divulgatore Adriano Forgione per portarle alla conoscenza del pubblico - va detto, non è la stessa che contattò proprio in quegli anni il freelancer Cristoforo Barbato. Quest'ultimo, a partire dall'anno 2005 (dopo cinque anni dai primi contatti, spesi ad effettuare ricerche personali), cominciò a divulgare pubblicamente più circostanziati dettagli in merito alla missione spaziale "Siloe", controllata da un'agenzia di intelligence ufficialmente non esistente (denominata SIV, acronimo per Servizio Informazioni del Vaticano). Tale missione spaziale sarebbe stata realizzata grazie all'aiuto di tecnologia spaziale statunitense (collaborazione con la Lockheed Martin). Sin dall'anno 2000 Barbato ebbe numerosi contatti (ed un paio di incontri alla luce del sole) con il personaggio che lo ragguagliò in proposito, passandogli materiale segretissimo. Egli si qualificò come un Gesuita, membro di un gruppo di religiosi al servizio della Città del Vaticano (per lo più Gesuiti e Benedettini, ed alcune religiose), incaricato della gestione d'informazioni classificate per la Santa Sede, analogamente a quanto fanno strutture quali l'americana CIA, il britannico MI6 e l'ex KGB (ora FSB). 

Ben presto Barbato ricevette per posta la copia di un video registrato su nastro VHS, inerente un montaggio di riprese spaziali che mostrerebbe il Decimo pianeta oltre l'orbita degli ultimi pianeti. La sonda Siloe - assemblata nel Nevada, negli Stati Uniti - sarebbe stata segretamente inviata dal Vaticano nello spazio remoto per studiare da vicino il corpo celeste in progressivo avvicinamento al Sole. Essa sarebbe stata dotata di un motore ad impulsi elettromagnetici, ed immessa in orbita da uno spazioplano del tipo Aurora. L'insider che si relazionò con Barbato, gli confermò che tale corpo celeste osservato sarebbe il Nibiru sumerico.

I dati della sonda sarebbero stati ricevuti nell'ottobre 1995 da un radiotelescopio segreto ubicato in Alaska, e gestito solo da personale appartenente alla Compagnia di Gesù (l'ordine dei Gesuiti). La sede del radiotelescopio sarebbe mimetizzata all'interno di un impianto industriale per il recupero del petrolio, apparentemente abbandonato. I dati provenienti dalla sonda spaziale sarebbero stati poi trasmessi alla struttura del SIV della Santa Sede dove la fonte di Barbato li ricevette per elaborarli. La sonda Siloe sarebbe stata lanciata al termine della costruzione del radiotelescopio, e dunque presumibilmente nel 1990 (mio commento sulla base delle informazioni divulgate da Barbato). Dai fotogrammi del video divulgati in Rete da Barbato, e dalla visione dello stesso durante le sue conferenze, si evince che le immagini diffuse da Forgione sulle riviste, non sono fotogrammi di tale filmato (il "Jesuit Footage", l'ho chiamato io per semplicità).

Di questo siamo praticamente certi, in quanto lo stesso Gesuita del SIV - abituato a gestire informazioni al di sopra del top secret ("Secretum Omega" sarebbe la classificazione in uso presso il Vaticano, equivalente al Cosmic Top Secret in suo presso la NATO), interpellato da Barbato a proposito del materiale ricevuto nel 1999 da Forgione, giudicò le immagini di primo acchito attendibili anche se egli ne ignorava la provenienza (invito il lettore a leggersi la mia intervista con C. Barbato, pubblicata su UFO Notiziario nr.62, aprile 2006).

Il Gesuita affermò di aver contattato solo ed esclusivamente Cristoforo Barbato, e su autorizzazione del gruppo a cui faceva riferimento in seno al SIV. Il Gesuita escluse categoricamente che quelle immagini potessero essere state inoltrate da membri del SIV all'attenzione di Forgione, ma confermò che precedentemente alcune sommarie informazioni (e posso io ipotizzare anche relative alla sonda Siloe) ma né video né foto, erano state fatte filtrare da ambienti del Vaticano verso un paio di esponenti dell'ufologia italiana (non mi sono noti i nomi), prima dei contatti avuti con Barbato. Davvero interessante l'osservazione di Barbato in merito alla provenienza ed all'origine delle foto diffuse da Forgione: Barbato le considerò inserite in un contesto di fuga di informazioni collegata alla rete Internet, e ad ambienti NASA, e ciò trova un riscontro nella testimonianza che descriverò meglio qui di seguito.

Infatti il 10 marzo del 1999, a Roma, proprio Adriano Forgione incontrò l'ex Sergente Maggiore dello US Army di nome Robert Orel Dean (Bob Dean per gli amici), di ritorno dall'aeroporto di Fiumicino. Durante il viaggio in auto, l'ex militare Dean (oggi ancora vivente anche se molto anziano) raccontò a Forgione che le sonde spaziali avevano già fotografato il Nibiru sumerico (sulla base di indiscrezioni fatte filtrare apparentemente dall'amico Zecharia Sitchin), e che alcune immagini erano state disponibili per un paio di giorni in Rete, ma la NASA corse ai ripari e le fece sparire. Il coinvolgimento di Sitchin non è mai stato dimostrato.

Ed anche se il dato di previsione fornito da Robert Dean sull'osservazione ad occhio nudo di Nibiru si rivelò completamente errato e fuorviante (egli profetizzò entro quattro anni da allora, e dunque si attese invano l'anno 2003), sarà presto evidente al lettore come alcune informazioni veicolate da Robert Dean potrebbero avere un fondamento di verità. Significativo il fatto che Dean parlò con Forgione usando il plurale: egli usò l'espressione <<gli occhi artificiali delle sonde>>, secondo quanto riportato. Posso allora tradurre la cosa in questi termini: Bob Dean era ed è perfettamente consapevole che il Pianeta X è stato osservato e studiato da più sonde spaziali, e non da una soltanto. Sarebbe infatti logico attendersi un interesse di molte parti e con diverse tecnologie, qualora il Pianeta X sia prossimo al suo perielio e costituisca una minaccia a causa degli effetti del suo passaggio all'interno del Sistema Solare.

Alcuni mesi dopo Adriano Forgione, firmando un eccezionale servizio sul nr. 1 del mensile Hera da lui fondato, ricordò nuovamente l'origine delle due immagini che ritrarrebbero Nibiru (alias il Decimo o dodicesimo pianeta, dipende dall'intepretazione che se ne dà), e si chiese con acume quale legame vi fosse fra la sonda spaziale Siloe e la sonda Pioneer 10 targata NASA, avanzando anche implicitamente l'ipotesi che esse possano coincidere (cfr. <<Il dodicesimo pianeta>>, di Adriano Forgione, Hera, gennaio 2000, pagg 30-35). Lo strillo di copertina di allora recitò <<Nibiru: fotografato il pianeta X>>.

Forgione raccontò che riuscì a procurarsi le immmagini di cui gli aveva parlato Bob Dean alcuni giorni dopo il loro incontro (marzo 1999). A mio avviso Forgione venne volutamente depistato, seppur parzialmente: la sua fonte gli confidò infatti - stando al resoconto emerso - che tali immagini sarebbero state realizzate con un sistema all'infrarosso da un <<satellite chiamato Siloe, facente parte di un omonimo programma si esplorazione, né militare né civile>>. Forgione condusse delle ricerche su testi biblici e scoprì l'origine del termine Siloe (Nuovo Testamento). Inoltre, la notizia data mesi dopo dalla BBC News, in riferimento ad una improvvisa deflessione gravitazionale della sonda spaziale Pioneer 10 deviata lungo la sua rotta da una ignota forza gravitazionale, condusse Forgione a collegare la deviazione della Pioneer 10 avvenuta l'8 dicembre 1992 con le informazioni sulla segreta sonda Siloe.

Se la fonte rivelò a Forgione informazioni esatte ma gli passò delle foto che non sono relative alla sonda Siloe (seppur probabilmente autentiche) ma ad un'altra sonda, questo non poteva essere compreso facilmente allora. A distanza di anni, con ulteriori elementi in mano e nuove testimonianze, posso affermare la mia convinzione che le riviste dove lavorava Adriano Forgione, abbiano diffuso per prime delle autentiche foto del pianeta adorato in Mesopotamia (il Nibiru sumerico), altrimenti detto Pianeta X. Il Forgione le collegò correttamente ad una missione riservata della sonda Pioneer 10, ma poi (seppur in buona fede) le associò anche alla sonda spaziale Siloe, facendo  pensare che alla Pioneer 10 fosse stato dato un nuovo incarico con questo nome, Siloe.

In realtà anni dopo si è compreso che Siloe è una più recente sonda spaziale spedita all'inizio degli anni'90 del secolo scorso, e dotata di tecnologia molto più avanzata di quella della Pioneer 10. La gestione tecnica di tale sonda sarebbe prerogativa del SIV della Santa Sede (ma questo Forgione non poteva conoscerlo in dettaglio, in quanto solo Cristoforo Barbato ebbe maggiori informazioni in proposito). Per quanto mi riguardo, giudico ottimo il lavoro svolto da Forgione fino ad allora. Discutibile invece la sua presa di distanza - di alcuni anni dopo - dal concetto astronomico del mito di Nibiru, in cui dimostrò di non credere più con la medesima convinzione di un tempo (seppur non nengandone la possibilità). Io resto profondamente persuaso che Nibiru sia un antico mito collegato ad una realtà astronomica tangibile, un componente anomalo del Sistema Solare, di origine cometaria.

Vediamo cosa accadde all'opinione di Adriano Forgione in merito alle immagini avute dal suo informatore. Di ciò discuto anche approfonditamente nel mio saggio The American Armageddon (si legga l'appendice A). Per comodità del pubblico d'internauti e di chi non ha avuto modo di leggere il mio libro, rielaboro qui di seguito alcuni passi di esso: trascorsi più di 2 anni dalla pubblicazione sul numero 1 della rivista Hera, Forgione non perorò più la testimonianza in merito alle foto di Nibiru, in quanto la sua fonte si sarebbe rivelata “inaffidabile”, secondo quanto Forgione stesso avrebbe affermato al secondo convegno organizzato dalla redazione italiana della rivista Nexus New Times ad Abano Terme (Padova), nei giorni 26-27 ottobre 2002.

Ma c'è di più: quella di Forgione non fu una e propria marcia indietro ma un cambio di rotta. Infatti il Direttore dell'edizione italiana di Nexus New Times – all'epoca il giornalista Furio Stella, poi passato al Mattino di Padova – riportò alcune dichiarazioni di Forgione sul numero 41 di INformazione, l'inserto italiano di Nexus (novembre-dicembre 2002) in cui Forgione non escludeva che Nibiru potesse essere un pianeta così come Sitchin lo descrive, ma era poco propenso a credere che Nibiru avesse una orbita tale da portarlo all'interno del Sistema Solare.  Cioè che fosse una cometa. Ed anche se lo fosse, (e questo passaggio è fondamentale, a mio avviso) il ricercatore partenopeo aggiunse il seguente pensiero:

<<[...] Non c'è conferma che il Decimo Pianeta entri nel sistema solare e che abbia l'orbita allungata e intersecante. Non ha senso. E, anche se Sitchin avesse ragione, di sicuro i tempi non sono quelli del 2003 ma molto più avanti.>>

Dunque, con acume e spirito critico, A. Forgione aveva subdorato la presenza di disinformazione in merito alla tanto proclamata data del 2003 (indicata da molti come il periodo della massima vicinanza al Sole di tale oscuro corpo). Ma oltre a prendere le distanze dall'anno 2003, inspiegabilmente Forgione esprimeva a Stella i suoi dubbi sulle presunte caratteristiche orbitali cometarie dell'astro adorato in Mesopotamia. Seppur non negandone la possibilità. Cioè lo stesso Forgione non escludeva in maniera assoluta che in effetti Nibiru possa essere un astro cometario, che ritorni ciclicamente nel Sistema Solare. Evidentemente Forgione e Stella avevano avuto un colloquio - suppongo io - perché proprio l'articolo di F. Stella era corredato dalla pubblicazione di una delle due immagini del presunto Nibiru (una di quelle fornite a Forgione dal suo misterioso informatore. Anche se la cosa non è chiara, è possibile che Adriano Forgione abbia passato una delle due immagini alla redazione di Furio Stella, per la pubblicazione.

La didascalia dell'immagine recita quanto segue: <<Una delle foto del presunto Decimo Pianeta: si è dimostrata non attendibile [...]>>
Ma in base a quali argomentazioni l'immagine venne definita “non attendibile”? Non ci è dato saperlo, poiché nell'articolo non vi sono risultati di analisi né affermazioni di terzi che ne avrebbero rivendicato la frode.  Come mai Forgione non si fidò più della sua fonte e cambiò i binari della sua ricerca, orientandosi verso un approccio esoterico-simbolico? E come mai espresse forti dubbi a Furio Stella sull'opinione di Sitchin secondo cui Nibiru sarebbe abitato? Secondo quanto riportato da Stella, Forgione sosteneva che la cosmogonia sumerica va interpretata più in una “chiave simbolica”, anche perché gli “Anunnaki” non sarebbero i suoi abitanti. Questa sarebbe soltanto una “deduzione” di Sitchin.
  Da anni Adriano Forgione non si occupa più di ufologia come un tempo (suppongo per una scelta personale) e lavora come studioso degli enigmi della storia umana, in particolare dell'archeologia e della simbologia del sacro. Egli è al timone della sua nuova rivista Fenix, ideale continuazione e sviluppo del l'iniziale progetto della rivista Hera.


PRIMO INSIDER (ANNO 2006): UNO SCIENZIATO EUROPEO SVELA DETTAGLI DELLA SEGRETA MISSIONE PIONEER 10

 
Perché il lettore possa comprendere queste mie valutazioni ed inquadrare meglio il contesto in cui collocare le 2 foto del presunto Nibiru, voglio ora tornare all'insider anonimo che mi contattò a fine agosto 2006: riepilogo qui di seguito le principali informazioni contenute nella sua prima lettera (ometterò alcuni particolari a me noti, per proteggere la mia fonte), e le unisco ad alcuni commenti personali:

1) le 2 immagini bluastre da me ricevute (e che sono visibili nel mio sito, nelle due foto da me realizzate) sono le stesse pubblicate nel 1999 e nel 2000 sulle riviste Dossier Alieni e Hera; non ho dubbi in proposito; lo si evince chiaramente facendo un confronto con le foto pubblicate sulle riviste citate;

2) esse sarebbero - stando alle parole testuali della mia fonte - <<immagini scattate con un sistema simile all'infrarosso con un tempo di esposizione di circa 2 secondi, data la scarsissima quantità di luce presente in quella remotissima zona dello spazio profondo: le immagini sono state poi trasmesse a terra alla NASA ma a bassa risoluzione, a causa dell'utilizzo di un sistema di compressione Reed-Solomon, precursore del più efficate e moderno algoritmo che viene usato nella compressione delle immagini, noto come JPG.>>

3) la mia fonte anonima (uno scienziato, per capirci) ha affermato che esse non sono immagini scattate dalla fantomatica sonda Siloe, ma sono immagini inviate dalla sonda Pioneer 10; la mia fonte ha anche collocato il tutto all'interno della questione del "presunto Nibiru", anche se non ha affermato esplicitamente che il corpo celeste ritratto nelle foto è il Nibiru sumerico.
Nel settembre 2006 io ebbi un secondo contatto, e l'insider mi chiarì come entrò in possesso delle immagini (ne fu destinatario senza richiederle, dopo averla già visionate tempo prima con altri colleghi in un contesto di ricerca scientifica, in un luogo che preferisco non divulgare), mi fornì ulteriori dettagli sulla storia della missione riservata della sonda Pioneer 10, ma mi chiese espressamente di non usare il materiale e le informazioni fornitemi per una pubblicazione. Il tutto - che nella prospettiva della mia fonte costituiva uno "sfogo, una confidenza" da custodire gelosamente - ai miei occhi cominciò a diventare una sorta di bene prezioso con cui approfondire la ricerca della verità, ma anche un fardello, una sorta di macigno da portare in silenzio, e che condivisi all'epoca solo con alcuni soci e dirigenti della più importante associazione ufologica italiana. La richiesta della mia fonte non si scontrava forse con il diritto del pubblico di sapere? Molto stupito, riuscii appena in tempo - dopo averne parlato con il Direttore responsabile - a bloccare l'uscita di un servizio in proposito, e destinato sulle pagine di una rivista di ufologia con cui collaboravo. Lo spazio di pagina pensato probabilmente per la rivelazione del materiale fotografico, venne così riempito con una notizia relativa alla mostra di un pittore ed illustratore fiorentino, mostra organizzata in occasione del centenario di una nota rivista italiana dedicata alla caccia. Solo la copertina della rivista di ufologia uscì in prima pagina con una delle due immagini, per decisioni interne od una svista della redazione. All'epoca nessuno sembrò notare la cosa e nessuno la commentò pubblicamente, per quanto io ne sappia. In ogni caso, rispettammo per quanto possibile il volere della mia fonte, ma al tempo stesso la copertina della rivista testimoniò che quelle foto esistevano. Ma lo scienziato europeo - accortosene - ne rimase ovviamente profondamente contrariato e me lo comunicò. Io replicai dicendo di aver fatto il possibile per frenare la pubblicazione. Ma del resto, nell'agosto 2006 avevo ricevuto il materiale senza alcun tipo di vincolo o richiesta in proposito. Mi ritenni dunque legittimato a farne l'uso più consono, di comune accordo con il Direttore della rivista. Perché dunque cambiare rotta, solo un mese dopo, e chiedermi di non usare il materiale? Quando un insider contatta un giornalista per rivelargli verità scomode, egli dovrebbe sapere che il giornalista ha sì il dovere di proteggere la fonte, ma ha anche l'obbligo professionale e morale di divulgare le informazioni, soprattutto quando esse riguardano la vita pubblica e questioni di importanza mondiale. A frenarmi, oltre a voler rispettare la richiesta, vi fu anche l'esigenza di approfondire la delicata questione, alla ricerca di riscontri ed ulteriori dati. Riepilogo qui di seguito le informazioni avute nel settembre 2006 in occasione del secondo contatto da me avuto per "posta" (se così si può dire) con lo scienziato europeo. Continuo ad usare la suddivisione in punti solo per comodità del lettore e favorire la chiarezza dell'esposizione:

4) egli ebbe le prime informazioni da un collega d'oltreoceano, il quale gli rivelò che la sonda spaziale Pioneer 10 della NASA, <<non era stata affatto abbandonata al suo destino>>, e che le fu affidato <<un compito nuovo ma riservato>>. Non fu tutto in quanto tale americano andò oltre, portando all'attenzione presunte prove: lo scienziato europeo (ed altri suoi colleghi presenti) furono così testimoni della visione di una serie di 6 diapositive, attraverso un visore compatto; 2 delle 6 immagini sono quelle in mio possesso (le stesse procuratesi da Forgione anni prima); tali immagini sarebbero il frutto di un segreto programma di esplorazione spaziale portato a termine dalla Pioneer 10. L'americano rivelò agli sbigottiti presenti (fra cui la mia fonte) che anni prima tali immagini erano state rese raggiungibili da un link pubblicato <<su un newsgroup di astronomia in lingua inglese>>, collegamento che consentiva di accedere a <<l'indirizzo internet di una sottopagina di un sito NASA, sul quale erano presente le suddette immagini, seppur a bassa risoluzione>>; l'autore della fuga d'informazioni di allora (che rese accessibili le immagini in Rete), fu presto individuato e licenziato dalla NASA. Naturalmente all'epoca queste immagini potevano essere consultate - insieme ad una serie di cartelle relative ai files della missione spaziale segreta - solo da chi possedeva i <<permessi di accesso>>.  Tuttavia, il ricercatore americano non rivelò alla mia fonte come egli era entrato in possesso di tali immagini.

5) alcuni mesi dopo la mia fonte (lo scienziato europeo) ricevette per posta su supporto informatico proprio le immagini di cui sopra; lo scienziato seppe riconoscere da un dettaglio all'interno della busta, il probabile mittente: lo stesso scienziato nordamericano di allora.

6) la mia fonte mi dichiarò che non ebbe mai in precedenza rapporti o contatti con Adriano Forgione; dunque egli concluse che ignorava chi potesse aver fornito a Forgione le stesse immagini da egli possedute;

7) la mia fonte mi chiese di non usare il materiale e le informazioni per una pubblicazione, come già da me spiegato.

QUALI INDIZI A SUPPORTO DELLA OCCULTA MISSIONE SEGRETA DELLA PIONEER 10?

Naturalmente il materiale e le poche informazioni ricevute, mi portarono a concentrare le mie ricerche sulla sonda spaziale Pioneer 10, nel tentativo di comprendere se vi fossero indizi che comprovassero quanto la mia fonte mi aveva rivelato. Non a caso alcuni mesi dopo scrissi un servizio intitolato <<Dicembre 1992, oltre Nettuno: un segreto flyby della Pioneer 10?>>, pubblicato sul bimestrale UFO Notiziario, nr. 69, giugno-luglio  2007. Ed in proposito, interpellai anche scienziati della NASA esperti della missione Pioneer 10, perché mi chiarissero alcune cose. Dalla NASA non ebbi alcuna risposta. Ho raccontato quali indizi io abbia trovato, nel mio saggio The American Armageddon (in lingua italiana, Lulu.com, 2009). Riassumo brevemente alcuni punti, a beneficio del lettore che non ha modo di leggere il mio libro ed i miei pregressi articoli. Essi costituiscono i principali indizi che potrebbero comprovare questa incredibile storia occulta dell'esplorazione spaziale (testo tratto e rielaborato liberamente dal mio saggio The American Armageddon, cfr. Capitolo III):

a) L'8 dicembre 1992 la sonda spaziale statunitense Pioneer 10 - a distanza di vent’anni circa dal suo lancio avvenuto il 2 marzo 1972 con un vettore Atlas-Centaur - effettuò un inaspettato (?) fly-by nei pressi di un “oggetto trans-nettuniano”, ad una distanza stimata in circa 56 unità astronomiche (U.A.) dalla Terra. Tale notizia fu diramata soltanto nel settembre 1999 quando divenne di dominio pubblico il lavoro di ricerca di una équipe internazionale costituita da scienziati del Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena (California) e del Queen Mary and Westfield College di Londra (poi divenuto solo Queen Mary, University of London, abbreviato in QMUL). I principali scienziati autori dello studio sono John Anderson, la collega E.L. Lau e l’italiano Giacomo Giampieri (scienziato che morì alcuni anni fa a Los Angeles, a causa di un male incurabile). Il loro lavoro scientifico fu pubblicato nell’ottobre 1999 con il titolo <<Pioneer 10 Encounter with a Trans-Neptunian Object at 56 A.U.?>>.

b)  Ma non è tutto: gli scienziati Slava G. Turyshev, Michael M. Nieto (quest’ultimo del Los Alamos National Laboratory) ed il già citato John Anderson (NASA), nel corso della loro relazione scientifica presentata a Parigi - alla 35.ma assemblea scientifica del COSPAR, 18-25 luglio 2004  - in una pagina della presentazione ricordavano alla platea di addetti ai lavori che proprio sin dalla metà del 1979 la sonda Pioneer 10 veniva monitorata per individuare il Pianeta X. Dopo aver già percorso 20 unità astronomiche dal lancio, attraverso l'analisi dei dati ricevuti a Terra, si monitorava infatti lo spostamento Doppler della frequenza ricevuta, alla ricerca di anomale accelerazioni della sonda.

c) La terza coincidenza (se così vogliamo chiamarla) è la seguente: la sonda spaziale Pioneer 10 era (ed è ) dotata di un ricca strumentazione scientifica, fra un cui un radiometro all'infrarosso ed un fotopolarimetro per acquisire immagini, in canale rosso e canale blu, rispettivamente per ottenere l'immagine cosiddetta “rossa” (R) - attraverso le lunghezze d'onda lunghe (giallo, arancione e rosso) - e l'immagine “blu” (B), ottenuta dalle lunghezze d'onda brevi (viola, blu e verde). Tale strumento si chiama in lingua inglese con la seguente espressione: Imaging Photopolarimeter.

Possibile che la sonda Pioneer 10 sia anche stata capace di catturare alcune immagini di questo ipotetico corpo celeste transnettuniano che deviò gravitazionalmente la stessa sonda spaziale? Si dà il caso che l’Imaging Photopolarimeter  – lo strumento di bordo che realizzava le immagini a colori – nell’anno 1992 era ancora operativo. Una bella coincidenza, non c’è che dire. Infatti per scrupolo feci una piccola ricerca nella documentazione NASA disponibile on-line e con mia enorme sorpresa trovai che la NASA inviò via radio l’istruzione di spegnimento per risparmiare energia soltanto nell’ottobre 1993: dunque quasi un anno dopo il misterioso fly-by del dicembre 1992. Un fly-by - a questo punto possiamo sostenerlo - che forse non fu casuale, ma programmato con molti anni di anticipo, nell'ambito di quello che in gergo viene definita una extended mission. Altamente riservata.

All'epoca io posi imbarazzanti domande tecniche ad alcuni addetti ai lavori, fra i quali scienziati NASA competenti in merito alla missione spaziale Pioneer 10. Le domande a cui finora nessuno è riuscito a rispondermi, sono le seguenti:

1) se sarebbe stato possibile riprendere con l’IPP (il fotopolarimetro) l’oggetto transnettuniano responsabile della deflessione gravitazionale della sonda Pioneer 10, nonostante la grande oscurità caratteristica di quella regione dello Spazio;

2) se i dati delle eventuali immagini, a quel tempo, sarebbero stati inviati a Terra in formato compresso, utilizzando il sistema Reed-Solomon.

Che io sappia, la sonda Voyager 2 inviò a Terra alcune immagini in formato compresso, usando il Reed-Solomon, codice effettivamente usato nell'ambito delle telecomunicazioni spaziali. Ma non le Piooner 10 ed 11. Per questo posi la domanda a chi di dovere. Nel mio libro The American Armageddon tratto la cosa più estesamente.

Torniamo all'incontro con il presunto KBO (oggetto della Fascia di Kuiper). In quale regione del cielo sarebbe avvenuto l'incontro con la Pioneer 10? All'epoca feci della approfondite ricerche e trovai che il contenuto della scoperta della deflessione gravitazionale della Pioneer 10 - a seguito dell'incontro con tale oggetto transnettuniano - fu discusso anche in Italia, durante il trentunesimo meeting annuale dell'American Astronomical Society,  Division for Planetary Sciences (DPS), presso il Centro Congressi di Abano Terme (Padova, 12 ottobre 1999, Sala Pietro d'Abano, sessione parallela di contributo orale.). I relatori fornirono per l'evento in questione i seguenti dati: longitudine eclittica: 73,9 gradi, latitudine eclittica: 3,1 gradi, distanza a cui è avvenuto il fly-by: 56 U.A, periodo dell'evento: 8 dicembre 1992.  Possibile che sino ad oggi nessuno si sia interessato alla massa di tale oggetto transnettuniano, ed alla sua attuale posizione?

Naturalmente se tale storia narratami dalla mia fonte del 2006 corrisponde al vero, la sonda spaziale Pioneer 10 effettuò soltanto un programmato fly-by del pianeta misterioso (Nibiru?), cioè un passaggio ravvicinato a velocità relativa sostenuta. Questo perché solo una sonda spaziale dotata di propulsione sufficiente, come ad esempio la propulsione ionica, sarebbe stata in grado di accelerare e decelerare per un'immissione in orbita attorno al pianeta da studiare, dopo decenni di navigazione a grande velocità (di circa 12 km/secondo). 

La Pioneer 10 possedeva soltanto tre coppie di razzi ad idrazina per effettuare piccole manovre, sufficienti per  piccole correzioni di rotta, non per accostarsi ed entrare in orbita attorno ad un pianeta incontrato dopo anni di navigazione su traiettoria di fuga. Ufficialmente la Pioneer 10 è diretta verso la costellazione del Toro, e transiterà nei pressi della stella Aldebaran fra circa 2 milioni di anni. Ogni anno infatti la sonda copre una distanza di circa 2,58 unità astronomiche. Sempre ufficialmente, la missione è stata considerata conclusa dalla NASA il 31 marzo 1997 per ragioni di budget, anche se i suoi segnali radio sono stati ricevuti ancora per alcuni anni (l'ultimo segnale fu ricevuto il 22 gennaio 2003).


SECONDO INSIDER (ANNO 2008): UN PRESUNTO RICERCATORE DELL'ESA SVELA L'ESISTENZA DI UNA SEGRETA SONDA SPAZIALE INVIATA PER INCONTRARE NIBIRU

Ora siamo giunti alla seconda testimonianza anonima che ricevetti, nel febbraio 2008. Essa rimase un episodio di contatto isolato. Più tardi mi resi conto che alcuni ufologi italiani erano stati contattati in maniera analoga. Infatti uno di essi divulgò anni fa sul suo canale YouTube il testo della email che sostanzialmente era identico a quello ricevuto da me. Io lo divulgo qui quasi integralmente per la prima volta dopo di essi, e lo commenterò in seguito, in riferimento agli elementi orbitali della cometa Ison, scoperta nel settembre 2012.


Ecco il testo della email che ricevetti il 26 febbraio 2008, attraverso un servizio Internet che consente l'invio di email senza essere individuati, utile soprattutto per vittime di violenze e crimini, ma anche per coloro che vivono sotto l'oppressione di regimi dittatoriali. La mia fonte usò dunque un servizio che minimizzava i rischi di essere individuata. Ometto il nome del servizio scelto ed usato dalla mia fonte, ed anche un singolo dettaglio incluso nella email in riferimento alla percentuale stimata del potenziale danno alla vita sulla Terra, a causa del prossimo passaggio del Pianeta X:

<< Buongiorno Dott. Scantamburlo, sono un ricercatore dell' ESA, l'Ente Spaziale Europeo. Abbiamo letto i suoi articoli sul Pianeta X. Forse lei si chiederà se anche gli europei sanno del pianeta X. Si gli europei sanno. Dopo americani, russi e perfino il vaticano, anche loro hanno lanciato una sonda alla caccia del pianeta X. La sonda è una gemella della sonda Cassini-Huygens. Controlli le date di lancio della missione Cassini-Huygens. Scoprirà due date: 15 ottobre 1997 e 4 novembre 1997. Queste date sono giuste entrambe poiché le sonde sono due. Una è andata verso Saturno e Titano. L'altra, la sua gemella, si è diretta verso il Pianeta X. Inoltre le due sonde sono state accoppiate con un interferometro gravitazionale che permetteva di calcolare con precisione la massa del Pianeta X.

Le confermo che le analisi sulla massa del Pianeta X hanno confermato una massa pari a 0.94 la massa di Giove. Questo pianeta passerà ad una distanza media di 0.4 ua dal nostro pianeta. Gli effetti di tale passaggio saranno ovviamente catastrofici. Il gemello della sonda Huygens è stato lanciato sul Pianeta X, e ha trasmesso molti dati prima di venire abbattuta da forze ostili. Allo stato attuale è stato perso ogni contatto con la sonda. Io non posso dirle di più. Ne va della vita mia e dei miei familiari. Sappia che nella nostra comunità scientifica molti sanno ma nessuno parlerà poiché temono per le loro vite. Da ultime proiezioni si stima che la vita sulla Terra si ridurrà del... [percentuale qui omessa, per non creare inutili allarmismi. Nota di Luca Scantamburlo].

Ci rimangono meno di 5 anni prima della catastrofe. Ho scelto non a caso il nick NGC 6210 per identificarmi a lei. Se potrò comunicarle qualche altra informazioni in questo modo saprà che sono io. Buona fortuna.>>

Ovviamente mi adoperai sin da subito alla ricerca di riscontri. Non fui capace di individuare un secondo lancio della missione Cassini-Huygens, così come mi era stato suggerito. L'unico lancio ufficiale della missione Cassini-Huygens (una cooperazione NASA-ESA-ASI) è quello datato 15 ottobre 1997. Tutta la storia mi sembrò dunque molto dubbia, seppur mi appariva sensato che anche l'Agenzia Spaziale Europea (in inglese European Space Angecy, in breve ESA) potesse aver profuso sforzi per studiare segretamente il Pianeta X.

Quasi superfluo ma doveroso da parte mia sottolineare che ufficialmente l'Agenzia Spaziale Europea non studia segretamente lo spazio remoto, inviando sonde spaziali occulte, che non esiste alcuna sonda gemella della missione Cassini-Huygens dedicata ad un incontro con il Pianeta X, né pare che l'ESA si sia mai interessasata negli ultimi anni alla questione del Pianeta X.

Nondimeno è naturale che qualora un corpo celeste anomalo - o più corpi celesti anomali - dotato di grande massa, si approssimi al Sole ed alla Terra, anche un'agenzia spaziale come l'ESA avrebbe tutto l'interesse a conoscere il prima possibile dettagli in merito, ed a studiare con largo anticipo le possibili conseguenze di un tale passaggio. In tal caso, è verosimile pensare che possano esistere progetti e programmi spaziali classificati, i cui risultati non sono pensati per una divulgazione pubblica, ma per uno studio della gestione di emergenze. Del resto lo stesso anonimo insider dichiaratosi "ricercatore dell'ESA", ammette che oltre agli Stati Uniti ed al Vaticano, anche i Russi avrebbero lanciato una sonda spaziale per studiare il Pianeta X.

Cassini-Huygens probe,PHOTO NO: KSC-97PC-1110 - Photo Credit: NASA 

Preparazione della sonda spaziale Cassini-Huygens, progetto NASA-ESA-ASI per lo studio
del pianeta Saturno, dei suoi anelli e satelliti. PHOTO NO: KSC-97PC-1110 - John F. Kennedy Space Center Kennedy Space Center, Florida Photo Credit: National Aeronautics and Space Administration

 

LA COMETA ISON: CORPO CELESTE ANOMALO?

Per diversi anni ho ripensato al contenuto di questo messaggio anonimo (che non fu seguito da ulteriori comunicazioni) fino a quando non fu scoperta il 21 settembre 2012 la cometa C/2012 S1, denominata più semplicemente Cometa Ison, dal nome del network ISON, acronimo per International Scientific Optical Network, composto da 18 Istituzioni scientifiche appartenenti a 9 Stati. Il principale coordinatore del network ISON è il Keldysh Institute of Applied Mathematics dell'Accademia delle Scienze russa. ISON è un progetto pensato per il monitoraggio dello spazio vicino alla Terra, e dei cosiddettri debris spaziali.  La cometa Ison è stata scoperta dagli astrofili Vitali Nevski (bielorusso) e Artyom Novichonok. Inizialmente non compresero che avevano a che fare con una cometa. La credettero un asteroide, sempre un corpo minore del sistema solare.

Comet Ison - Photo Credit: Alfons Dievens, 2013 

Foto in falsi colori della Cometa C/2012 S1, "Ison", realizzata nel 2013 dall'astronomo belga Alfons Diepvens. Riproduzione su gentile concessione di Alfons Diepvens. Credit Photo: Alfons Diepvens ©2013

Quando controllai gli elementi orbitali di tale cometa - che fu inzialmente classificata come oggetto asteroidale - rimasi di stucco nel constatare il valore della sua distanza di perigeo (minima distanza dal nostro pianeta): si tratta del medesimo valore profetizzato cinque anni prima dal mio misterioso interlocutore, dichiaratosi un ricercatore dell'ESA. <<0.4 ua dal nostro pianeta>> scrisse l'insider il 26 febbraio 2008, diversi anni prima della scoperta ufficiale della cometa Ison, che transiterà a 0,429 unità astronomiche dalla Terra il 26 dicembre 2013, cioè a circa 64 milioni di chilometri. Sono del parere che tale valore non possa essere una semplice coincidenza: evidentemente vi sono personaggi scientifici ed enti di tutto rispetto perfettamente consapevoli dei corpi celesti anomali in avvicinamento al Sole. Più di uno, dunque?.

Stabilire quale di essi sia il tanto minaccioso Pianeta X, e se tale corpo coincida con il mitico Nibiru, è un compito difficile da risolvere.  E questa interpretazione dei corpi anomali è importante in quanto lo stesso Gesuita del SIV che contattò Barbato e che gli inviò il filmato del presunto Nibiru ("Jesuit Footage"), parlò a suo tempo del radiotelescopio segreto gestito dal Vaticano in Alaska, come di un centro scientifico costruito nel 1990 con la finalità di <<studiare i corpi celesti 'anomali' in avvicinamento alla terra>> (dalla <<Intervista al Gesuita>>. Roma, 2001, di Cristoforo Barbato, (C) 2006). L'uso del plurale è pregnante, e mostra come la questione del Pianeta X possa declinarsi e tradursi in un insieme di corpi celesti legati al nostro Sistema Solare (comete periodiche e non), i quali rivestono una particolare importanza per noi a causa del loro approssimarsi e della loro natura.

Quale significato attribuire dunque al messaggio che ricevetti a fine febbraio 2008? Sicuramente alcuni dati sono errati: ne è un esempio il periodo della presunta catastrofe. Il dichiarato ed anonimo ricercatore dell'ESA scrisse che mancavano meno cinque anni alla catastrofe, implicitamente inteso il riferimento alla minima distanza fra il corpo celeste e la Terra. Significa dicembre 2012 od al limite gennaio 2013. Nulla di grave è accaduto, fatta eccezione per l'asteroide esploso in Russia il 15 febbraio 2013. Ma è altrettanto chiaro che la coincidenza dei valori di perigeo è assolutamente sconcertante.

Non credo che la cometa Ison sia il Pianeta X, anche se per un breve momento ho creduto che il dato di eccentricità dell'orbita non fosse cambiato rispetto alla valutazione inziale, la quale era di poco inferiore ad 1 (valore che lo associava ad un corpo su traiettoria quasi parabolica, dunque un oggetto celeste che ritorna ciciclamente).

Oggi il dato dell'eccentricità - aggiornato a seguito di numerose osservazioni e sulla base di calcoli precisi - lo colloca attorno ad un valore di poco superiore ad 1. In tal caso l'eccentricità indica che la conica è un'iperbole, e dunque l'oggetto celeste si muove su orbita iperbolica (aperta), e pertanto la cometa è non periodica: destinata al non ritorno. La visita di Ison sarebbe la prima e l'ultima all'interno del nostro Sistema Solare. In tal caso, come potrebbe tale cometa essere Nibiru, il pianeta degli dèi e del ritorno, il quale si muoverebbe lungo un'orbita chiusa? Non lo potrebbe essere perché sarebbe una palese contraddizione. Inoltre ho personalmente utilizzato il sistema Horizons del JPL della NASA, appurando che l'8 dicembre 1992 - data del presunto fly-by della Pioneer 10 con un corpo transnettuniano sconosciuto - la cometa Ison avrebbe avuto le seguenti coordinate:
R.A. (ascensione retta) 07 h  36 m e  51.26 s,
e Declinazione + 32° 57' 42.4''.
Per capirci si sarebbe trovata in direzione della Stella Castore dei Gemelli (Alfa Gem), poco più in alto a sinistra della stella; mentre la Pioneer 10 (alla stessa data) avrebbe avuto le seguenti coordinate:
R.A. 04 h  51 m  13,54 sec
e Declinazione +25 38' 37.1''

Come si vede dai valori, essi non si riferiscono alla medesima zona del cielo, ed anche le distanze percorse sono diverse. Ad esempio, la cometa Ison nel dicembre 1992 si trovava a circa una quarantina di unità astronomiche da noi, mentre la Pioneer 10 a luglio 1992 aveva percorso quasi oltre le cinquanta unità astronomiche. La Pioneer 10 - stando ai dati ufficiali ed a quanto conosciamo della traiettoria ufficiale della sonda - non può aver incontrato la cometa Ison.

Al tempo stesso tale cometa si presenta come un oggetto anomalo. Non solo per l'eccezionale luminosità prevista al passaggio al perielio ed anche prima (addirittura più brillante della Luna piena), ma soprattutto per l'alone di mistero che la circonda: per quale motivo ancora oggi non vi sono valide stime del diametro del nucleo solido della cometa? Solo poche valutazioni di qualche scienziato americano, che stimano un nucleo di soli 5 chilometri. Come può un nucleo di soli 5 km di grandezza preannunciarsi come la cometa del secolo, capace di essere visibile addirittura in pieno giorno per alcune settimane? Inoltre, come mai nonostante le apparenti dimensioni modeste del nucleo, la cometa Ison è al centro di un programma di osservazione della NASA? Infatti è stata varata ufficialmente dalla NASA la Comet Ison Observing Campaing, in breve "CIOC" (la Campagna Osservativa della Cometa Ison). Come mai tanto interesse? E dove sono le immagini che sicuramente l'Hubble Space Telescope ha già scattato da tempo? Quelle pretese che circolano in Rete da pochi giorni, non sono quelle originarie, non sono legate ad un link ufficiale NASA, né mostrano la caratteristica marcatura delle immagini Hubble Space Telescope, con dettagli relativi alla strumentazione usata (ad esempio la Wide Field Planetary Camera, usata per fotografare la cometa Hale-Bopp nel 1995, già con un anticipo di due anni rispetto al perielio). La CIOC prevede l'osservazione dallo Spazio della cometa Ison da parte di HST (Hubble Space Telescope), e dei telescopi  spaziali Spitzer e Chandra, solo per citarne alcuni. Io sono dell'opinione che da diversi anni essi vengano già usati per studiare corpi celesti anomali, senza alcun bisogno di inserirli in una campagna osservativa ufficiale.

A mio parere sono allora degne di estremo interesse le valutazioni espresse nei mesi scorsi a firma del blogger dallo pseudonimo "Skywalk/Skywalksurvey", in merito alle dimensioni gigantesche della testa della cometa, o meglio del suo 'falso nucleo" come lo interpreto io. Si consulti in proposito l'insieme di scritti diffusi sul suo blog chiamato "La supercometa del nuovo millennio": http://isonsupercomet.blogpost.it.  L'autore (o gli autori?), si chiede se il nucleo della Ison sia di dimensioni planetarie. Un interrogativo legittimo. Le valutazioni fatte per ora stimano un nucleo di migliaia di chilometri di grandezza. Ovviamente sono provvisorie e non possono ritenersi una verità scientifica riconosciuta.

Naturalmente, tale nucleo cometario è circondato da polveri e gas emessi progressivamente dalla cometa a causa del vento solare e dell'interazione con l'energia radiante del Sole, man mano che la cometa si approssima al punto di perielio. Si parla allora di "falso nucleo", essendo quello solido invisibile dalla Terra, nascosto dai detriti e dai gas. Si dice anche che la cosiddetta chioma nebulosa ("coma" in lingua inglese) circonda il nucleo solido. Anche l'albedo del nucleo della cometa è importante, ai fini della determinazione delle dimensioni dello stesso. In ogni caso delle immagini radar - ottenute ad esempio attraverso l'Osservatorio di Arecibo oppure con il Deep Space Network della NASA - darebbero certamente delle valide stime del nucleo della cometa. Dove sono tali immagini? Il silenzio della comunità scientifica internazionale rispetto alle dimensioni della cosiddetta "cometa del secolo", è imbarazzante. A meno che effettivamente il nucleo della cometa Ison non presenti delle dimensioni planetarie, ed in tal caso il silenzio sarebbe dovuto alla comprensibile cautela per evitare la divulgazione di notizie dirompenti. Un altro sistema per valutare le dimensioni del nucleo di una cometa, è lo studio ravvicinato da parte di una sonda spaziale inviata appositamente (si veda, ad esempio, la sonda Giotto lanciata dall'ESA nel 1985, e che studiò la cometa di Halley nel 1986, giungendo a transitare a soli 600 chilometri dal nucleo).

PIOGGE METEORICHE DALLA COMETA ISON?

Anche il fatto che la cometa Ison sia una "Sungrazing Comet", una cometa radente al Sole della famiglia delle "Kreutz sungrazers", con un perielio molto ravvicinato (distanza minima dal Sole di 0.012 u.a., circa 1.1 milioni di chilometri, a fine novembre 2013), e con la possibilità di una disgregazione della stessa cometa dovuta al limite di Roche, potrebbe costituire un problema di sicurezza. Qualora la cometa abbia un nucleo più grande delle comete ordinarie, una sua disgregazione dovuta alle forze mareali solari potrebbe proiettare detriti aventi diverse traiettorie. La stessa distanza Earth MOID (il MOID in relazione alla Terra) della cometa ISON, è un altro parametro da tenere in considerazione: il cosiddetto MOID è la minima distanza assoluta fra l'orbita di un corpo celeste e quella di un altro, a prescindere dalle loro posizioni lungo le orbite.  In inglese è Minimum Orbital Intersection Distance.

L'Earth MOID relativo alla cometa Ison è pari a: 0.023 unità astronomiche (fonte: JPL della NASA, Small-Body Database), cioè più o meno 3 milioni e quattrocentosettantasettemila chilometri. Davvero poche distanze Terra-Luna. Si tratta cioè della distanza minima fra le due coniche nello Spazio: quella terrestre (quasi un cerchio), e quella della cometa Ison, un'iperbole (iniziamente creduta una quasi parabola). Il MOID è un parametro soggetto a continue variazioni, a causa delle perturbazioni dei pianeti maggiori. Associata alla cometa Ison vi è anche il cosiddetto sciame meteorico/cometario, e vi è la possibilità che la Terra lo attraversi a gennaio 2014. Piogge meteoriche provenienti da comete della Nube di Oort (ed è il caso della cometa Ison) sono eventi rari, come sottolineato da Michael S. Kelly in un suo recente articolo diffuso in Rete (2013, <<Comet Ison Is Coming>>).

Ed ancora mi chiedo: possibile che la cometa Ison sia massiva a tal punto da trascinare con sé anche oggetti asteroidali? Una piccola corte di satelliti naturali orbitanti, sarebbe possibile? Non dimentichiamoci che la stessa cometa Hale-Bopp pare avesse un piccolo compagno al seguito, di circa 30 km. E come reagirà il Sole e l'attività solare in genere dal punto di vista elettromagnetico, al passaggio al perielio della cometa Ison? Mancano pochi mesi alle date di perielio e perigeo.

Con quali effetti per la Terra ed i suoi abitanti - aggiungo io - lo sapremo presto. In ogni caso, a prescindere dalla cometa Ison e dal suo passaggio (augurandoci che sia felice e ci lasci solo il ricordo di uno spettacolo celeste mozzafiato), vi sono sufficienti ragioni per tenere gli occhi aperti, e prepararsi al peggio che i prossimi anni potrebbero avere in serbo per noi.

© Luca Scantamburlo
19 aprile 2013
www.angelismarriti.it
Aggiornamento per correzione refusi testo: 21 aprile 2013.

Reproduction is allowed on the Web if accompanied by the statement
©  L. Scantamburlo - www.angelismarriti.it
Reproduced by permission.

2 commenti:

  1. Salve Wlady !

    Grazie per questa pubblicazione. Per un dilettante è difficile farsi un idea seriamente. Dunque posso rimandare ad un prossimo futuro la costruzione di un bunker, a quanto pare.... Cordiale saluto, claude.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Salve Claude;
      grazie a Lei per la visita. Certamente non è facile farsi un'idea, ma c'è ancora un margine di tempo per documentarsi. Credo sia sempre valida l'opzione di vivere intensamente l'oggi, adesso; se dovesse veramente succedere quanto ipotizzato nell'articolo, beh, non ci sono bunker che tengano, si rimanda solo di pochi istanti la debacle.
      Ricambio il gradito cordiale saluto, wlady

      Elimina

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