Sperimentazioni di geoingegneria: gli effetti disastrosi sono reali

giovedì 16 gennaio 2014

Datagate

Gli Usa spiano anche pc sconnessi dal web

nsa national security usa tmn in datagate 480 

Il senatore Al Franken del Minnesota, a capo della commissione di inchiesta sulla privacy, e relatore della relazione alla base della riforma della legislazione federale in materia, non è ultimamente ben visto dalle lobby delle grandi aziende Usa. Per sua voce la settimana scorsa sono emersi dettagli che hanno creato non pochi imbarazzi alla The Alliance of Auto Manufacturers, la lobby che rappresenta i fabbricanti di auto. 

Il tema è quello dei navigatori satellitari, e delle scatole nere di ultima generazione, e i relativi dati sulle abitudini degli automobilisti. La sua commissione ha dichiarato illegittima sia la raccolta indifferenziata sia soprattutto la condivisione di queste informazioni sugli spostamenti dei cittadini con le compagnie d’assicurazione, che le usavano per «modulare» le proprie tariffe.

La sua commissione di fatto si sta trasformando in quella che un consulente della commissione ha definito «il luogo più sicuro e legittimo in cui chiunque abbia da fare rivelazioni e fornire documenti sul tema della privacy e della sua violazione può e deve farlo». E da questa settimana l’ufficio del senatore non sarà ben visto nemmeno dagli ambienti dell’intelligence.

Dalla sua commissione in questi giorni sono trapelate almeno altre due notizie, entrambe con oggetto la Nsa e la Segreteria di Stato. La prima riguarda le foto pubblicate su molti quotidiani secondo cui alcune apparecchiature sui tetti delle ambasciate Usa sarebbero servite da centraline di intercettazione: così non è, ed è stato chiarito che mai strumenti diretti della diplomazia Usa sono stati utilizzati per questi scopi, ed è emerso che si trattava delle scatole di controllo del sistema di comunicazione satellitare e di cifratura presente ovunque, da qui la somiglianza.

La seconda notizia fa riferimento a una serie di documenti arrivati in commissione di cui il senatore Franken in persona si sarebbe preoccupato di ottenere conferma (o smentita ufficiale) ricevendo – come dovuto trattandosi di una commissione d’inchiesta con poteri giudiziari – la documentazione completa su di una rete di «computer clonati» – sarebbero oltre 100mila – e usati dalla Nsa per spiare o attaccare obiettivi sensibili esteri.

La rete, denominata Quantum, sarebbe stata messa in piedi negli anni sfruttando inizialmente codici di connessione wireless. Il sistema è abbastanza semplice ma realizzabile con una tecnologia particolarmente costosa e parzialmente top-secret. Entrando infatti nei codici dei rooter e disponendo delle chiavi di accesso la Nsa è riuscita a inserire dei «malware» (software maligni) nei computer di ignari utenti o reti aziendali, potendoli così sfruttare sia come interfaccia, sia per generare attacchi esterni senza che nulla potesse ricondurre all’agenzia.

Un’attività non nuova e nemmeno sconosciuta, ma che in genere viene attribuita ad hacker, cyber criminali o a società d’investigazione privata. Ancora più scioccante per la società Usa, abituata a pensare a un nemico o uno spionaggio esterno, mai interno, che queste cose poteva immaginarle solo made in Cina, Corea del Nord o Russia.

Accettare che questa volta «lo Stato canaglia sia il tuo, e che lo spionaggio o l’attacco informatico sia pagato con le tue tasse» – come ha affermato John Sullivan della EcoSystem – è qualcosa che gli statunitensi non si aspettano, al punto che questa notizia è finita in prima pagina del NewYork Times e, c’è da scommetterci, terrà banco a lungo, almeno sino a che non verranno chiarite le corresponsabilità e connivenze dei giganti della comunicazione come Cisco, Ibm, AT&T, ovvero coloro che sono in grado di fornire le chiavi di accesso necessarie a costruire una rete a livello mondiale.

In questo scenario di rivelazioni ufficiali, una nuova ricerca, questa volta nata nel deepweb (il web sommerso) avrebbe a che fare con l’ultima moda dei cybernauti di tutto il mondo. 

Cosa farebbe di fatto la rete di computer spontaneamente interconnessi tra tutti i «cercatori» di BitCoin? Quali sono le masse di dati da decrittare per cui servono tanti computer che nonostante tutto lavorano così lentamente? A queste domande alcuni informatici avrebbero risposto ipotizzando che i «pacchetti» che i minatori di tutto il mondo si sarebbero uniti per decifrare, per cercare gli agognati BitCoin altro non sarebbero – a giudicare dai tipi di algoritmo – che i dati cifrati raccolti in oltre 12 anni di intercettazioni illegali e adesso riuniti nello Utah Data Center da parte della Nsa. Sarebbe, secondo gli esperti, l’unica massa di dati al mondo che richiederebbe uno sforzo informatico di decifrazione così imponente da coinvolgere una forza stimata in oltre 180mila computer.

Di Michele Di Salvo 

4 commenti:

  1. Ormai dopo che tutto lo spionaggio fatto in questi anni sanno anche ciò che stiamo pensando, e queste conoscenze vengono usate a loro vantaggio per mantenere lo status quo. Il monitoraggio è costante purtroppo.

    Mi viene in mente in 1984 quando la psicopolizia legge il diario di Smith senza che lui se ne accorga, mettendo anche a posto i granelli di polvere, uguale a oggi con i computer e noi tutti lo sappiamo bene :/

    Secondo me comunque anche il datagate era previsto, rivelano solo quello che vogliono farci sapere.

    In ogni caso presto vedremo i frutti maturi di questo sistema corrotto, anzi li stiamo già vedendo :(

    Ciao :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Cresh,
      il www è stato inventato dai servizi militari, pochi ne sono al corrente che nulla viene dato gratis, tutto ha uno scopo ben preciso, I B M docet.

      I B M ha facilitato l'identificazione e la carrellata di milioni di ebrei durante i 12 anni del Terzo Reich
      Qusto libro è molto interessante

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  2. Grazie del consiglio Wlady, ci darò un' occhiata volentieri :)

    RispondiElimina

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