L’abilità di chi stende filo spinato – diceva Primo Levi –
consiste nel non dare nell’occhio: i recinti all’inizio sono di
dimensioni limitate, proprio per non allarmare il pubblico. Dopo il
trentennio aureo del boom, nel dopoguerra, in cui la macroeconomia
pilotata doveva promuovere il benessere diffuso e la mobilità sociale
per alimentare la macchina industriale e il consenso politico (da
contrapporre al potere dell’Urss), il cosiddetto Occidente – principale
motore bellico, nel mondo – ha ricominciato a progettare gabbie e
recinti.
Una accelerazione senza precedenti, quella che ha
incorporato mezza Europa, assediando la Russia, subito dopo il collasso
del decrepito impero sovietico. Da allora, solo guerre: Iraq e
Afghanistan, Cecenia, Jugoslavia, Libia e Siria, Georgia, Yemen,
Ucraina. Ora siamo allo stallo tattico: troppo grossa, la Russia, per
essere ingoiata. Non solo: con Mosca c’è praticamente il resto del
mondo. Cina e India, Sud-Est Asiatico, Africa e Sudamerica. L’Occidente
delle sanzioni si è rimpicciolito. Ora alza la voce, come sempre e più
di sempre. Ha paura che il suo dominio dispotico, fondato sulla finanza a
mano armata, questa volta possa davvero crollare? Teme che possa
franare l’ipocrisia della sua doppia morale, che prevede la democrazia
formale in casa propria e la “dittatura amica” fuori dai confini? Forse
qualcuno, a Washington, trema all’idea che milioni di europei – a cui
oggi viene fatto pagare il conto della crisi ucraina – possano
manifestare insofferenza, per il rovinoso vassallaggio feudale cui sono
sottoposti?
La società occidentale si è rivelata, storicamente, un
formidabile laboratorio intellettuale, culturale, ideologico.
Laboratorio di cui oggi si stenta a ritrovare traccia, tra milioni di
cittadini ammutoliti e sottomessi, sottoposti al nuovo regime
dell’ipnosi di massa. Prima Al-Qaeda e la crisi dei subprime, poi quella
degli spread, quindi le stragi dell’Isis. Il copione è invariabile:
l’Uomo Nero compare dal nulla, semina il panico e poi sparisce, prima
che si scopra il suo vero mandante. Sparisce, il Nemico, per cedere il
posto al nuovo Grande Terrore. E’ stato lungo, il training sociale che
ha preparato l’avvento della Paura Pandemica Universale, antipasto del
piatto forte: l’inoculo a tappeto di sieri genici sperimentali, come
premessa per giungere infine al lasciapassare obbligatorio.
Un capolavoro devastante e senza precedenti, al quale ha
lavorato in modo formidabile la disinformazione violenta operata ogni
giorno dai grandi media. Scontato, oggi, che il pubblico si schieri
contro l’ultimo Uomo Nero che il sistema gli ha appena presentato: il
folle, sanguinario dittatore russo. Un pazzo che una mattina si sveglia
e, senza una ragione, invade un paese qualsiasi. Questa è la versione a
cui gli occidentali sono tenuti a credere.
Ai tempi dell’Urss, l’Occidente dava asilo a uomini
ferocemente perseguitati, come il grande Solženicyn. Oggi, è la Russia a
dare asilo a Snowden, mentre il povero Assange marcisce in carcere per
aver mostrato al mondo l’orrore dei lager statunitensi, da Guantanamo ad
Abu Ghraib, negli anni in cui il democratico governo di Tel Aviv
bombardava con il fosforo bianco gli “scarafaggi palestinesi” di Gaza,
facendo 1.400 morti tra la popolazione civile.
Anche questo è Occidente: così come lo sono i dissidenti
di origine ebraica, da Moni Ovadia ai valorosi “refuseniks” israeliani,
soldati che alla barbarie preferiscono la disobbedienza e quindi il
carcere militare.
Oggi, però, di fronte alla devastazione prodotta dal
regime occidentale con l’arma dell’emergenza “pandemica”, si stenta a
leggere l’attualità con le sole lenti della geopolitica. Nasce cioè il
sospetto, avanzato da alcuni, che la Russia di Putin non abbia solo
voluto reagire al progressivo strangolamento cui è stata sottoposta. Non
che le mancassero i pretesti per intervenire: sono stati 20.000 i
cittadini russofoni assassinati nel Donbass, negli ultimi otto anni, dal
governo fantoccio di Kiev insediato dopo il golpe occidentale del 2014.
Non chiudere all’Ucraina le porte della Nato è stata una provocazione
esplicita, esattamente come i missili schierati nei Paesi Baltici, a due
passi da San Pietroburgo.
Considerazioni elementari, costate il posto al
corrispondente Rai – Marc Innaro – che aveva osato farle presenti: in
Occidente, oggi, dire la verità è pericoloso.
Ma, appunto, la questione non può ridursi a una mera
contesa egemonica territoriale: ci dev’essere altro, dietro alla
decisione del Cremlino di passare alle vie di fatto, archiviando la
diplomazia, pur sapendo che le conseguenze – di portata globale –
sarebbero state letteralmente epocali. Un vero e proprio divorzio tra
due mondi, forse addirittura – almeno in parte – concordato. Come dire:
separiamoci, facciamola finita.
Proprio non ci volete, perché non siete riusciti a
sottometterci? Bene, allora ce ne andiamo. E vedremo, alla fine, chi la
spunterà.
Così, cambierà il mondo: è già cambiato, infatti.
I signori del dollaro sono inquieti: che fine farà,
l’antico potere basato sulla schiavitù del debito, imposta con il
monopolio della moneta non sovrana? E i loro colleghi, i padroni
dell’euro, ora si preparano all’ennesima terrificante austerity cui
sottoporre i sudditi europei, reduci dalla strage sanitaria, dai
lockdown e dalle green card, verso il credito sociale in stile cinese.
Nel suo illuminante saggio (“Massoni”, uscito nel 2014),
Gioele Magaldi ha acceso i riflettori su un livello sovrastante del
potere, quello delle superlogge. Organizzazioni apolidi e senza
bandiera, spesso in conflitto tra loro, che detterebbero l’agenda
mondiale: agirebbero al di sopra dei governi e anche delle entità
paramassoniche, come la Trilaterale, il Bilderberg e il tristemente
celebre Forum di Davos.
Sarebbero loro, i creatori del Truman Show permanente:
quello che ha dato vita al personaggio Greta, animando il film del
“climate change di origine antropica” per lanciare la finanza “green”,
imponendo intanto il più assoluto silenzio su svariate operazioni
collaterali già in corso, dallo sviluppo della rete di antenne 5G al
continuo rilascio di sostanze chimiche, nei cieli occidentali, da parte
degli aerei di linea.
In questi ultimi anni, poi, sono andate emergendo le voci
di analisti indipendenti, non coinvolti in reti di potere più o meno
occulte. Il ritratto che offrono, dell’establishment globalista, è
piuttosto sconcertante: si parla di leader che, dietro l’esibita
pragmaticità materialistica, debitamente incipriata di politically
correct, studiano l’astrologia e talora praticherebbero anche la magia,
ufficialmente relegata alla dimensione infantile della superstizione.
Alcuni, ricorrendo al registro mistico, tendono a
ricondurre anche la geopolitica alla categoria del soprannaturale, dello
spirituale, nel tentativo di dare una spiegazione all’eterno problema
del male.
Studiosi di ogni parte del mondo, nel frattempo, si sono
accorti del fatto che le religioni originarie non sarebbero state altro
che l’eredità terrestre di antichi governatori non terrestri, “divinità”
raffigurate – migliaia di anni fa – a bordo di velivoli come quelli che
nel 2019 la Us Navy ha finalmente mostrato al pubblico, senza più
negarne la presenza.
Sotto questo aspetto, Oriente e Occidente potrebbero anche
essere interpretati come giganteschi esperimenti zootecnici. Se così
fosse, si dovrebbe dedurre che le chiavi della storia – incluse le
ultime crisi, il precipizio sul quale oggi sembra barcollare il mondo –
non siano esclusivo appannaggio di ristrette élite iniziatiche, e men
che meno dei capi di Stato che ad esse, oscuramente, risponderebbero.
La smisurata quantità di male che è stata rovesciata
addosso alla popolazione sembra condannare innanzitutto l’Occidente:
sempre meno distinguibile dalle deprecate dittature e, anzi, in prima
linea – in questi anni – nel perseguitare i cittadini con inaudite
vessazioni.
La sensazione è che siano destinate a cadere molte
categorie politologiche del passato, travolte dal totalitarismo della
“neolingua” orwelliana che sembra essersi impadronita dell’uomo
occidentale, indebolito in mille modi e traumatizzato da un potere la
cui logica sfugge, francamente, alle consuetudini terrestri.
E’ un potere che celebra il falso, imponendolo in modo
sempre più assertivo. Un potere che discrimina, che mente quasi sempre.
Come se dovesse nascondere qualcosa di irriferibile, di inconfessabile.
Un “missing link”, tra i massimi decisori visibili e le ipotetiche,
impalpabili entità da cui forse hanno sempre preso ordini: esattamente
come i sacerdoti delle divinità antiche.
Fonte: https://www.libreidee.it/
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