martedì 13 agosto 2019

La prospettiva femminile sull'amore nell'antica Mesopotamia

Il "Piacere di Burney", che si crede rappresenti 
o Ishtar, la dea mesopotamica dell'amore e della guerra, 
o sua sorella maggiore Ereshkigal, regina degli Inferi 
(aprox. Sec. 19 o 18 AC) 
BabelStone 

Nell'antica Mesopotamia il sesso tra gli dèi scosse il Cielo e la terra

di Louise Pryke 
22 Aprile 2018 
dal Sito Web TheConversation 
traduzione di Nicoletta Marino 
Versione originale in inglese  

La sessualità era fondamentale nella vita dell'antica Mesopotamia, un'area delll'antico Vicino Oriente che si descrive come la culla della civiltà occidentale e che oggi caorrisponde aprrimativamente a:  
  • Irak 
  • Kuwait 
  • Parti della Siria 
  • Iran 
  • Turchia  
Non era solo così per gli uomini normali ma anche per i re e le divinità.  
 
Le divinità mesopotamiche hanno molte esperienze come gli esseri umani: si sposano con loro, procreano e condividono le case e i doveri famigliari.
 
Eppure quando l'unione d'amore non continuava, le conseguenze erano terribili sia in cielo che n terra.
 
Gli studiosi hanno osservato le similitudini tra il "sistema di matrimonio" divino che si trova nelle antiche opere letterarie e il corteggiamento storico degli esseri mortali anche se è difficile distinguere i due più famosi nei cosiddetti "matrimoni sacri" che videro i re mesopotamici sposarsi con divinità.
 
IL Sesso divino  
 
Gli dei, essendo immortali e in genere appartenenti a uno status superiore a quello umano, non avevano relazioni sessuali in senso stretto, eppure gli aspetti pratici del tema sembrano aver frenato poco il loro entusiasmo.
 
Le relazioni sessuali tra le divinità mesopotamiche furono di ispirazione per una ricca varietà di narrativa.  
 
Esse comprendono miti sumeri come Enlil e Ninlil e Enki e Ninhursag, dove essi vedeva che le complicate interazioni sessuali tra divinità sono intrise di astuzia, inganni e travestimenti.

La dea Ishtar come raffigurata nei 
Miti e nelle leggende di Babilonia e Assiria, 
1916, di Lewis Spence. 
Wikimedia

In tutti i miti, una divinità maschile adotta un travestimento e poi cerca un approccio sessuale verso la divinità femminile o di evitare la ricerca del suo amante.
 
Nel primo caso, la dea Ninlil segue il suo amante Enlil fino negli Inferi e cerca dei favori sessuali per ottenere informazioni sul luogo di Enlil. 

Usare una falsa identità in questi miti si usa per lasciare intendere le aspettative sociali per il sesso e la fedeltà. 

Il tradimento sessuale potrebbe significare la fatalità non solo per gli amanti errantima per tutta la società. Quando la Regina degli Inferi, Ereshkigal, è abbandonata dal suo amante Nergal, lei minaccia di far resuscitare i morti a meno che non gli sia restituito, allusione al suo diritto alla sazietà sessuale. 

La divinità Ishtar fa la stessa minaccia visto il rifiuto romantico del re di Uruk nell'Epopea di Gilgamesh

E' interessante osservare che sia Ishtar sia Ereshkigal, che sono sorelle, utilizzano una delle minacce più potenti a loro disposizione per affrontare i temi del cuore. 

Le trame di questi miti mettono in risalto il potenziale che ha l'inganno per creare l'alienazione tra gli amanti durante il corteggiamento. 

L'andamento poco soave del corso dell'amore in questi miti e il loro complicato uso di immagini letterarie, ha fatto sì che si realizzino paragoni accademici con le opere di Shakespeare

Amore per la poesia 

Gli antichi autori della poesia d'amore sumeri, che rappresentano le gesta delle coppie divine, mostrano una grande quantità di conoscenze pratiche sulle fasi dell'eccitamento sessuale femminile. 

Alcuni eruditi pensano che questo tipo di poesia può aver avuto storicamente un proposito educativo: 
insegnare il coito a giovani amanti senza esperienza dell'antica Mesopotamia. 
Si è anche pensato che i testi avevano intenti religiosi o possibilmente di potenza magica

Vari testi scrivono sul corteggiamento di una coppia divina Inanna (l'equivalente semita di Ishtar) e del suo amante, la divinità pastore Dumuzi. 

La vicinanza degli amanti si vede attraverso una sofisticata combinazione di immagini di poesia e sensualità…

La riproduzione di un antico sigillo a cilindro sumero 
mostra Dumuzid mentre è torturato 
negli Inferi dai demoni  

In uno dei poemi, gli elementi dell'eccitazione dell'amante femmina sono catalogati, dall'aumento della lubrificazione della sua vulva fino al "tremito" del suo climax. 

Il compagno maschio si vede mentre si diletta della forma fisica della sua compagna e le parla amabilmente. La prospettiva femminile sull'amore si enfatizza nei testi con la descrizione delle fantasie erotiche della dea. 

Queste fantasie sono parte dei preparativi della dea per la sua unione e forse contribuiranno alla sua soddisfazione sessuale. 

I genitali femminili e maschili si potrebbero celebrare in poesia, la presenza del vello pubico scuro nella vulva dela dea è descritto poeticamente con un simbolismo dato da uno stormo di uccelli su un campo ben irrigato" o una porta stretta circondata da lapislazzuli dal nero lucente. 

La rappresentazione dei genitali può anche aver avuto una funzione religiosa: 
Gli inventari dei templi hanno rivelato modelli votivi di triangoli pubici, alcuni in argilla altri in bronzo. 
Sono state trovate delle offerte votive con la forma di una vulva nella città di Assur di prima del 1000 a.C.  

Una Dea felice, un regno felice 

Il sesso divino non era il dominio esclusivo degli dei ma poteva comprendere il re umano. 

Pochi temi della Mesopotamia hanno catturato tanto l'immaginazione come il concetto del matrimonio sacro. In questa tradizione, lo storico re mesopotamico si sarebbe sposato con la dea dell'amore Ishtar. 

Esiste una prova letteraria di tali matrimoni nella Mesopotamia molto antica, prima del 2300 a.C. e il concetto continuò in periodi molto più tardivi. 

La relazione tra i re storici e le divinità mesopotamiche fu considerata cruciale per la continuazione positiva dell'ordine terrestre e cosmico. 

Per il monarca mesopotamico, quindi, per realizzare la relazione sessuale con la dea dell'amore probabilmente ci volle una certa quantità di vigore.

  
Nell'antica Mesopotamia,
la vulva di una dea poteva paragonarsi
con uno stormo di uccelli.
Shutterstock.com

Alcuni eruditi hanno detto che questi matrimoni implicano una espressione fisica tra il re e un'altra persona (come una sacerdotessa) che incarna la dea.  
 
L'opinione generale adesso è che se ci fosse stata una forma fisica per un rituale sacro per il matrimonio, sarebbe stato a livello simbolico invece che carnale, con il re che condivideva forse il suo letto con una statua della dea.  
 
Le immagini agricole si usavano per descrivere l'unione della dea con il re. Il miele, per esempio è descritto come dolce come la bocca e la vulva della dea.
 
Una canzone d'amore della città di Ur del 2100-2000 a.C è dedicata a Shu-Sin, al re e Ishtar:  
Nell'alcova inzuppata di miele, lasciaci godere più volte del tuo incanto, o dolce. Signore permettimi di farti le cose più dolci. Mio prezioso dolce lascia che ti porti del miele.
Il sesso in questa poesia d'amore è descritta come un'attività piacevole che migliora i sentimenti amorosi intimi.  
 
Si considerava che questa sensazione di maggior vicinanza avrebbe portato allegria al cuore della dea, il che portava buona fortuna e abbondanza a tutta la comunità, forse dimostrando una versione mesopotamica antica del proverbio "sposa felice, vita felice".
 
La presentazione diversa del sesso divino crea qualcosa di misterioso sulle cause dell'enfasi culturale della copulazione cosmica.
 
Sebbene la presentazione del sesso e del matrimonio divino nell'antica Mesopotamia probabilmente servì a molti propositi, alcuni elementi delle relazioni intime tra gli dei mostrano una certa vicinanza alle unioni umane.
 
Sebbene la disonestà tra gli amanti potrebbe portare all'alienazione, le interazioni sessuali positive portarono numerosi benefici inclusa una maggiore intimità e una felicità duratura. 
 
 

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