martedì 1 marzo 2016

Popoli Naturali


I Popoli naturali rispettano gli animali e li considerano una preziosa guida
I Popoli naturali e il rapporto con gli animali
“Erroneamente si pensa che tutti i Popoli nativi siano carnivori e cacciatori, e questo può sembrare in contraddizione con il rispetto che questi popoli danno alle altre specie. In realtà non è così. Quei popoli che si sono mantenuti più coerenti alle tradizioni non si cibano di animali.”  

Anche se il pianeta sembra pervaso da una mentalità dilagante che permette qualsiasi abominio sulle altre specie, in realtà esistono culture basate su principi di rispetto per il pianeta e per tutte le forme di vita.

Siamo abituati da molto tempo a vedere come il rapporto intimo tra l'uomo e il mistero che anima l'esistenza e che dà significato alla stessa presenza umana passi attraverso le varie forme di religioni che sono presenti da secoli sul pianeta. Tuttavia esistono altre culture che non dipendono dalle credenze religiose introdotte dai vari profeti e dalle loro specifiche rivelazioni. Ci riferiamo ai Popoli naturali, culture che si sono rapportate all'esistenza senza intermediari, lasciando che ogni individuo potesse liberamente riferirsi al mistero che dà vita e senso all'esistenza. Questi Popoli sono stati combattuti per secoli dalle grandi religioni storiche, nei loro confronti sono state compiute violenze di ogni genere e sono stati privati della loro dignità spirituale per essere forzatamente convertiti al fine di negare la loro realtà esperienziale. Oggi i Popoli naturali vengono riscoperti dalla Storia e fanno parlare di loro.

I Popoli naturali, per il loro carattere emblematico, rappresentano un caso storico. Sono spesso definiti anche popoli indigeni, popolazioni tribali o popoli nativi del pianeta. I Popoli naturali sono quelle culture che non hanno riferimento etico e spirituale nelle grandi religioni comparse nella Storia e nelle culture da esse promanate. Popoli che vivono e propongono un loro specifico modo di vivere e di rapportarsi alla vita.

In definitiva, il concetto di Popoli naturali comprende tutte quelle etnie che hanno sviluppato una cultura spirituale al di fuori del contesto delle grandi religioni storiche. Per fare un esempio, possiamo citare le culture dei Nativi americani, degli indios del Centro e del Sud America, degli Aborigeni australiani, dei nativi dell’Oceania, dei Nativi africani e asiatici, ma anche delle popolazioni celtiche del nord Europa. In pratica, sono i nativi di tutti i continenti, quelle culture esistenti su tutto il pianeta che mantengono intatto il loro rapporto con la Natura senza intermediari dogmatico-religiosi.

I Popoli naturali basano la loro socialità su un principio naturale di aggregazione pacifica degli individui, creando così una sinergia che è la risultante di un obiettivo comune dei singoli: la sopravvivenza individuale attraverso la forza del contributo collettivo.

Le forme sociali dei Popoli naturali hanno una naturale continuità e si trasmettono nel tempo per uno spontaneo utilizzo dell'aggregazione sociale, non contemplando concetti come il nazionalismo, ma al contrario aprendosi all'universalità offerta dal pianeta e dall’universo che sta al di là di esso.

L’amore che i Popoli naturali nutrono per il pianeta fa sì che essi si sentano parte dell’universo e della Terra quale dimensione ambientale in cui gli individui sono nati e cresciuti. Un’esperienza di amore e di rispetto per Madre Terra, che essa merita quale emanazione del mistero che ha dato vita al tutto.

Basando la loro esperienza di vita su tali presupposti filosofici, i Popoli naturali concepiscono di conseguenza la società come un naturale supporto per i bisogni e l'esperienza dell'individuo. Uno strumento sinergico che distribuisce le proprie potenzialità a seconda dei bisogni individuali e con il contributo collettivo al mantenimento di tale strumento.



Sulla base di questa visione filosofica, i Popoli naturali non concepiscono la loro società come un fattore elitario dell'uomo, una identità chiusa su se stessa, ma bensì come uno strumento che apre il suo utilizzo, secondo possibilità specifiche, verso una partecipazione all'ambiente insieme con tutte le altre forme di vita del pianeta.
Un pow wow, incontro intertribale dei Nativi americani. Spesso le loro danze sono ispirate all’impersonificazione di animali totemici
 
I Popoli naturali integrano l'ambiente in cui si sviluppa la loro società assecondando i propri bisogni, ma mantenendo il rispetto per la natura in tutte le sue manifestazioni, senza alterare i ritmi specifici del luogo di insediamento, ma adattandosi ad essi per trarre maggiore benessere dalle risorse offerte naturalmente e senza rovinare alcun ecosistema che in definitiva produca disordine ambientale e si ritorca contro la loro stessa società.

Il rapporto con l'ambiente nel suo significato globale

I Popoli naturali esprimono il rispetto per la vita e per la natura vivendo nella prospettiva della realtà del Mistero che anima l'universo e che accomuna tutti nella stessa esperienza e nella medesima sostanza esistenziale.

Questi popoli vivono nella concezione di un universo di cui l'uomo è parte integrante, una qualità esperienziale in transito, impegnato in un processo di trasmutazione che non esclude necessariamente le altre forme di vita. Un processo che riguarda tutta l'esistenza e che si è manifestato anche in questo angolo di universo.

Per i Popoli naturali, la Terra è vista come un ecosistema in cui è comparso l'uomo a fianco di altre specie, e da cui l’uomo stesso trae l’esperienza della sua evoluzione verso il Mistero, quel grande Mistero da cui è stato tratto nel momento della sua nascita. La Terra è vista poeticamente come una entità, madre di tutte le forme di vita del pianeta, nella concezione di appartenenza ad una unica famiglia planetaria che comprende tutte le creature viventi.

Da questa concezione nasce la necessità di un rapporto armonico, solidale e di reciprocità con l'ambiente. Ogni individuo si trova così ad interagire con l’ambiente e dalle esigenze individuali nascono atteggiamenti partecipativi all'interno dell'ecosistema.

La visione universalistica dei Popoli naturali porta alla nascita del rispetto e dell'amore per la vita in ogni sua forma, porta a dare pari dignità ad ogni razza e ogni specie, al riconoscimento della coscienza e dei sentimenti agli animali, alla solidarietà e alla pariteticità tra tutte le forme viventi della Terra e, eventualmente, del cosmo.

Nasce il rispetto per l'ambiente quale parte integrante di un ecosistema a cui appartiene anche l'uomo, il quale non può trarre risorse a suo beneficio e a scapito delle altre forme viventi e degli equilibri ambientali, con il rischio di esserne rigettato o di finire per trovarsi in un ambiente depauperato e ostile.

Scaturisce l'esigenza di non sprecare le risorse e danneggiare l'ambiente in nome delle generazioni a venire, in quanto appartengono anch'esse ad una globalità che supera il concetto di spazio e tempo. Si evidenzia il rispetto per l'ambiente visto come l'esistenza vissuta nel suo aspetto più sacro, quale manifestazione dell'immanenza del Mistero.

Ritroviamo qui il concetto e il simbolismo di Madre Terra, caro ai Popoli naturali di tutto il pianeta, come riferimento metafisico: il Mistero che si concretizza in uno stato di esistenza manifesto e in una fonte di benessere e di risorse energetiche e terapeutiche.

La Natura, intesa come stato di esistenza e tramite con il Mistero, diventa addirittura un riferimento mistico interiore. Per comprendere questo concetto occorre rifarci alla simbologia della caverna buia: una caverna con una unica fonte di luce rappresentata dai raggi solari che ne illuminano una porzione e indicano l’uscita, dove tutti gli uomini e le altre specie vivono e in cui tutti sono eguali e con le stesse potenzialità, resi diversi solamente dalla percezione del Mistero che li salda alla natura della realtà illuminata dal sole verso cui andare.

Questo è ciò che, secondo i Popoli naturali, può unire gli uomini e gli animali in una comune spiritualità, perfettamente condivisibile, che li affratella e li rende partecipi dell'armonia e forse del significato dell'esistenza.

La questione animale

I Popoli naturali considerano le altre forme di vita come coabitanti di un medesimo ambiente, non disgiunte dagli umani per via della differenza delle forme, e con facoltà pressoché equiparabili a quelle umane.

Non avviene la stessa cosa nella società maggioritaria dove, per specifici motivi di origine religiosa, le altre forme viventi sono declassate a semplici funzionalità presenti nella natura e a completa disposizione dell'uomo per ogni suo capriccio o utilizzo.

Il pianeta è ricco di manifestazioni di altra vita oltre a quella dell'uomo. Vita che popola l'aria, i mari e le stesse terre su cui vive l'umanità. L'interazione della società maggioritaria con le altre forme di vita avviene soprattutto con quelli che vengono comunemente identificati come animali.



Il tamburo per i Nativi americani è lo strumento per mettersi in contatto 
con gli animali totemici, i loro spiriti guida

Ad essi è tolto ogni possibile attributo di intelligenza e di sentimento. Tanto che gli uomini della società maggioritaria li utilizzano come alimentazione ordinaria, fonte di proteine per il proprio sostentamento, favoriti da poche élite commerciali che prosperano sulle spalle di questi ignari esseri viventi. In questa prospettiva vengono aperti campi di allevamento e campi di macellazione strutturati in maniera efficiente e produttiva.

La società maggioritaria non si limita solamente alla sistematica macellazione degli animali preposti, ma li usa anche come schiavi nelle aree dove le fonti di energia sono limitate e in mano a specifici ed esclusivi centri di potere. In questo caso si assiste a quanto già accadeva tra gli stessi umani nelle società produttive del passato dove, al posto di un possibile sviluppo tecnologico, venivano utilizzati schiavi umani per l'esecuzione del lavoro. Così come, successivamente, incominciò l’utilizzo delle classi sociali deboli da parte di altre classi minoritarie in grado di esercitare il loro potere sugli altri.

In altri casi l'uccisione degli animali avviene anche per i vari orientamenti che sono propri della società maggioritaria e produttiva, come nel caso dell'uccisione rituale praticata dalle religioni o dell'uccisione elevata a sport per i bisogni psicologici della classe dei cacciatori.

La società maggioritaria tuttavia paga questa sua violenza con i risultati disastrosi della dieta carnivora sugli individui e con la conflittualità che si manifesta all’interno della società stessa.

L'affermazione della superiorità degli uomini sugli animali ha portato alla creazione delle categorie, dando origine ad un principio pericoloso e deleterio che ha avuto come conseguenza l’allontanamento dell'uomo dall’armonia con la natura. Principio che si è esteso alla stessa umanità creando supremazie razziali e sessiste. Da questa deviazione si sono generate inutili conflittualità e sofferenze e si è rallentato il progresso di tutta l'umanità, portandola a privarsi dell'esperienza di altre porzioni di cielo. 




Ma questa visione degli animali non nasce per caso, né rappresenta una situazione di fatto. Il problema nasce da una precisa visione delle cose che condiziona l'atteggiamento degli uomini nel loro rapporto con la vita e induce ad accettare verità acquisite e non sperimentate

Una visione che condiziona l'uomo nelle sue scelte quotidiane e ipoteca persino la scienza, che da parte sua non basa le sue tesi partendo da una posizione di equidistanza verso il problema degli animali, bensì da posizioni religiose che inducono a studiare le altre specie per comprendere se siano o meno in grado di esprimere una loro intelligenza.

Questa visione giustifica che gli animali siano visti come automi, che possano essere schiavizzati e uccisi per essere mangiati oppure sacrificati ritualmente, e che questa barbarie sia addirittura considerata la normalità.

Erroneamente si pensa che tutti i Popoli nativi siano carnivori e cacciatori, e questo può sembrare in contraddizione con il rispetto che questi popoli danno alle altre specie. In realtà non è così. Quei popoli che si sono mantenuti più coerenti alle tradizioni non si cibano di animali. Ne abbiamo molti esempi: l’antichissimo popolo degli Hunza dell’Himalaya, una popolazione conosciuta per la sua longevità, tra i quali vi è una notevole presenza di ultracentenari con una prospettiva di vita che si aggirerebbe intorno ai 130 anni. Oppure il popolo dei Vilcabamba dell’Ecuador, anch’essi con un’aspettativa di vita di circa 130 anni. La loro dieta si basa su cereali e frutta coltivata da loro stessi senza l’utilizzo di sostanze chimiche. O ancora, i Guaranì dell’America del Sud, essenzialmente frugivori, gli indigeni del Monte Hagen nella Nuova Guinea i quali si alimentano con cibi vegetali crudi, gli Abcasi della Georgia e molti altri. 



Per quanto riguarda i Nativi americani esiste lo stereotipo dell’indiano cacciatore di bufali, vestito con pelli decorate, elaborati copricapi di piume e mocassini di pelle, alloggiato in una tenda di pelle, padrone di cani e cavalli e disinteressato ai vegetali. Ma questo stile di vita si diffuse solo qualche secolo fa e non corrisponde alla maggior parte dei nativi americani di oggi o di ieri. In realtà, lo stile di vita legato ai bisonti è un risultato diretto dell'influenza europea. Nell'alimentazione degli Indiani Choctaw del Mississippi e dell'Oklahoma, i piatti principali erano vegetariani. Un manoscritto francese del diciottesimo secolo descrive le propensioni vegetariane dei Choctaw nell'edilizia e nell'alimentazione. Le abitazioni erano costruite non con delle pelli, ma con legno, fango, corteccia e canne. L'alimento principale, consumato quotidianamente in ciotole di terracotta, era una zuppa vegetariana a base di mais, zucca e fagioli. Il pane veniva fatto con mais e ghiande.

Altri piatti tipici erano mais tostato ed un porridge di mais. Gli antichi Choctaw erano, innanzi tutto, agricoltori. Anche i vestiti erano realizzati con vegetali, abiti con ricami artistici per le donne e pantaloni di cotone per gli uomini. Anche per quanto riguarda gli aborigeni australiani, le testimonianze delle tribù oggi ancora esistenti raccontano che i loro anziani vivevano di una dieta basata su cibi vegetali, come noci, semi, frutti e vegetali, e che ancora oggi essi trovano nel bush australiano tutti i nutrienti e le proteine necessarie al loro sostentamento.

La spiritualità animale 


Il nuovo libro di Rosalba Nattero e Giancarlo Barbadoro “Tutti Figli di Madre Terra” che tratta dell’ecospiritualità nel rapporto con le altre specie
I Popoli naturali di qualsiasi continente, nonostante la lontananza geografica e le differenze culturali e di linguaggio, hanno in comune un principio fondamentale: la spiritualità basata sul contatto con la Natura. Una Natura vista non solo nel suo aspetto ecologico ma soprattutto come depositaria di un grande mistero cosmico. Questo concetto li porta a vedere la spiritualità in ogni manifestazione dell’universo e in ogni forma di vita. Pertanto il rispetto per la vita è di massima importanza per queste culture.

Secondo le antiche tradizioni dei Nativi di tutti i continenti, gli animali non sono ciò che sembrano. Al di là delle loro sembianze custodiscono dei segreti riferiti al rapporto con la dimensione invisibile del trascendente. Ogni animale può essere uno spirito-guida per chi vi si accosta, in grado di condurlo oltre la porta del visibile. Queste creature sono gli animali totemici che le antiche tradizioni dei Nativi di tutti i continenti, dai Nativi americani ai Celti, dagli Aborigeni australiani ai Nativi africani risalendo fino all’antico sciamanesimo druidico, hanno identificato come simboli archetipali che possono aprire i nostri orizzonti e suscitare intuizioni metafisiche. Esseri saggissimi da cui possiamo ricevere insegnamenti profondi, perché hanno un rapporto naturale e diretto con Madre Terra, e dai quali possiamo imparare a vivere in armonia con la Natura e con noi stessi. 




Secondo le antiche tradizioni sciamaniche, ognuno di noi ha un proprio animale totemico, o anche più di uno, a seconda dei periodi della propria vita o delle situazioni. Non necessariamente sono entità fisiche. Possono manifestarsi in sogno, o in una visione, oppure possiamo incontrarli in un bosco o in una situazione quotidiana in maniera apparentemente occasionale. A volte sono più vicini a noi di quanto pensiamo. Compagni discreti e silenziosi che accompagnano la nostra vita come dei protettori che all’occorrenza, anche se non ce ne accorgiamo, ci sono sempre.

Questa concezione degli animali, visti come custodi di una porta sull’Invisibile, fa riflettere anche sul senso della loro spiritualità.

Se l'esistenza manifesta la proprietà di una trasmutazione della sua qualità esperienziale, perché attribuire questa proprietà esclusivamente agli uomini?

Il preconcetto relega gli animali al rango di automi privi di sentimenti, e questo ci autorizza ad usarli come oggetti. Ma l'osservazione senza preconcetti mette in relazione l'uomo con gli animali e consente di scoprire un’esperienza che accomuna tutte le forme di vita.

Al di là dei pregiudizi sull’argomento si fanno scoperte interessanti e sconvolgenti: si può scoprire che gli animali hanno sentimenti, che al pari dell’uomo provano un valore di sofferenza consapevole. Si può scoprire che i cosiddetti “animali” sono esseri dotati di una autocoscienza e gestiscono consapevolmente la loro vita in relazione agli stessi interrogativi esistenziali che si pongono gli esseri umani.

Questo discorso porta lontano, perché induce a rendersi conto che non si può escludere a priori la possibilità che, così come accade tra gli umani, anche tra gli animali possano esistere individui in grado di sviluppare una loro spiritualità.

È inevitabile interrogarsi sul senso della spiritualità, allargata anche alle altre specie. È inevitabile provare un senso di fratellanza che si estende anche agli animali e che ci può unire all'intera esistenza.

FONTE

www.rosalbanattero.net
www.giancarlobarbadoro.net

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