martedì 5 ottobre 2010

IL BARDO



 Premessa: dai miei scritti del 2008...

Stavo facendo alcune riflessioni sull’unico libro che ho letto dopo la dipartita della mia Lory, l’altra sera lo stavo discutendo con una persona, e ci si raccontava dei vari libri letti nel tempo; l’ultimo libro che ho letto (l’ho letto quattro volte) questo libro parla della vita e della morte 400 pagine, è l’unico libro che ho letto in circa due anni da quando Lory è deceduta, la poca voglia di leggere non è dovuta a vari motivi di pigrizia (quando leggo un libro e mi prende bene lo finisco in una notte per poi rileggerlo a capitoli sparsi ancora due o tre volte) il fatto è che con una presenza in casa … nel mio caso, la mia Ragazza Lory mi confortava saperla vicino e poter dialogare dei capitoli che stavo leggendo, e discutere con Lei, sapere come la pensava, chiosando e prosando, insomma la complicità del condividere, ecco perché non ho più stimoli per leggere, oggi … invece mi va di commentare un articolo che ha scritto una giornalista (Eleonora Daniele).
dice più o meno così:
"Quasi tutti muoiono impreparati a morire, così come hanno vissuto impreparati a vivere".
In Tibet, al contrario dell’occidente, si è sviluppata una vera e propria tecnologia sacra della morte, e del suo stato successivo (bardo), un concetto chiave per comprendere la meravigliosa conoscenza Tibetana della vita e della morte, dove tutto è in mutamento e la nostra natura è illimitata ed eterna
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