Visualizzazione post con etichetta Platone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Platone. Mostra tutti i post

venerdì 24 luglio 2026

SCUOLA DI ATENE

 showcase of kids' lives in ancient greecedi Dottor Roberto Slaviero 23.07.26 

Grande affresco di Raffaello Sanzio, databile circa nel 1510 dei tempi raccontatoci ufficialmente.

Sappiamo infatti, che molti ricercatori mettono in dubbio lo scorrere degli anni e la sua cronologia.

Situato nelle Stanze Vaticane, celebra illustri filosofi e matematici del passato. 

Al centro i due grandi

- Platone, con il libro ed il dito rivolto verso l’alto, verso il mondo del Cielo

- Aristotele, con il libro e mano disposto in orizzontale, verso il mondo tangibile e corporeo 

Non c’è però contrapposizione tra il Trascendente e l’Immanente, ma una, diciamo, collaborazione realistica; come in Cielo, cosi in Terra!! 

Lo stesso Raffaello si fa vedere sulla destra, sotto l’arco con un berretto scuro.

Svariati sono poi i personaggi dipinti, grandi personalità dell’intelligenza divina che si fa uomo; da Eraclito a Pitagora, da Ipazia grande matematica egiziana a Senofonte e all’ iranico Zoroastro e ai molti altri.

Chiaramente i critici si sono sbizzarriti nel decifrare i singoli artisti. 

Una cosa interessante è che gli artisti anche distanti secoli e secoli, sono vestiti più o meno uguali.

Il Sanzio, da una visione di contemporaneità ai grandi artisti! 

In effetti, potremmo pensare che il nostro scorrere nel tempo terrestre, nel Trascendente scorra molto più rapido od addirittura in contemporaneità tra i probabili Mondi od Universi interconnessi: come nei nostri sogni notturni, dove si salta da palo in frasca. 

Essendo degli ignoranti sulle varie realtà dei mondi interconnessi su piccole variazioni di lunghezze d’onda, come per la Radio o Tv, possiamo solo provare a ragionare per istinto, più che per raziocinio. 

Più platonici e meno aristotelici, più emisfero destro creativo, che sinistro più logico. 

Più legame con lo Spirito dei vegetali ed animali, con gli Esseri Elementali, che con la deriva folle delle IA. 

Alcuni viaggiatori nel mondo triptaminico della DMT, ricordano i lamenti di alberi antichi per quello che sta accadendo sul pianeta, dove loro ci ritengono dei parassiti irrispettosi della Creazione 

Vi ricordate il film Matrix 

Visto che la nostra ghiandola pineale (Epifesi), produce Dmt, sicuramente alla nascita e morte, ma forse anche in altre situazioni, dove collochiamo il mondo DMT?

E’ reale o solo fantasia?

E se non fosse reale, anche noi che produciamo DMT, siamo “irreali“? 

O come gli Npc dei giochi virtuali, controllati solo dagli algoritmi, paragonabili a persona senza coscienza? 

Il nostro mondo corporeo è estremamente limitato ed il nostro cervello è costruito per limitare le nostre percezioni, non per aumentarle. 

La Dmt è l’unica sostanza, che dopo un effetto temporaneo limitatissimo, ti riporta nel corporeo senza danni; risveglio e presa di coscienza immediata, senza stati tossici come altre sostanze, alcool compreso. 

Un bel mistero del nostro passaggio temporaneo sul pianeta Terra. 

Pianeta Terra disastrato da ingiustizie e guerre, comandato da demoni o per dirla alla Castaneda da Voladores, esseri disturbatori e manipolatori delle coscienze umane. 

I potenti del pianeta sono i loro servi, poiché bontà e giustizia non ci sono od è rarissimo trovarle. 

I fatti mondiali odierni, dimostrano che la manipolazione delle menti è totale e pochi riescono ad intendere gli accadimenti in atto. 

Credo che la nostra abilità consista nel vivere a cavallo tra la materia e lo spirito, tra il cielo e la terra, imparando dai mondi vegetali e animali il rispetto e le regole di convivenza.

Franz Kafka diceva

“C’è una meta, ma non una via“ 

quante vie ci sono per raggiungere la meta prefissasi?!

Quem sabe! 

O la meta è irraggiungibile e viviamo in una gigantesca simulazione, quali frammenti di un universo che vuole sperimentare l’autocoscienza attraverso frammentazioni e riproduzioni frattali nelle varie occasioni perseguibili nel corso dell’esistenza materiale? 

Qualcuno dice che pochi umani hanno uno spirito singolo e che la maggior parte ha anime di gruppo, tipo animali o vegetali. 

Credo di più, che molti umani siano senza coscienza, perché manipolati e sotto ipnosi fin da piccoli, attanagliati da paure inflittegli dagli Stati e dalle loro caste di comando, che servono unicamente a questo. 

Lo Stato non difende i propri cittadini ma li manipola e li controlla attraverso insegnamenti scolari, imposizioni e tasse. 

Quando eravamo nomadi nelle praterie eravamo spettacolari, oggi siamo demenziali. 

Comunque vada, siamo sulla via del non ritorno e poi, come sempre dopo una tremenda catastrofe il gioco riprenderà, speriamo con meno Npc; l’universo ama gli audaci, l’universo odia la staticità e la conformità e l’ignavia, Cristo docet! 

Con il cuore in pace, non ci resta che pensare e leggere spesso i grandi umani, dipinti dal Sanzio nel suo capolavoro.

Se si può, viaggiare e visitare luoghi e persone diverse del pianeta. 

Limitare al massimo le notizie offerte da Radio Londra, attraverso la mafia delle agenzie di stampa, tutte con le stesse notizie che vengono poi passate ai giornali, radio e tv.

Scandaloso!

I veri giornalisti di inchiesta si contano ormai sulle punte delle dita e quei pochi vengono minacciati o fatti fuori. 

Adesso si parla dei fattacci di Bologna, ok, ma la signora italiana morta pochi giorni fa in seguito alle ferite dello psicopatico di Modena con l’auto? 

Non fa notizia ed è una povera italiana.

Oggi il marciume più marciume è nei media di informazione che dirottano a loro piacimento le notizie per frullare i cervelli.

Ci mancava solo l’entrata in campo del nuovo Generale salvatore della patria…… 

Italia senza governo o meglio con un governicchio parzialmente ricusato dall’amministrazione Usa, che invece ha le idee molto chiare, anche se usa un Presidente che le spara a destra e a manca. 

Ma il grande Eraclito diceva;

              “panta rei”

tutto scorre e nulla permane e non ti puoi bagnare le mani nella stessa acqua di un fiume. 

Parole sante! 

Il divenire dovrebbe però spostarsi o modificarsi da quello che fu in passato e non ripetersi, se no è una fregatura, perché il disco allora si è inceppato!

Ipazia d'Alessandria: storia della scienziata, inventrice e filosofa ... 

Oggi gli integralisti islamici impiccano i giovani che non vogliono sottomettersi alle loro regole, ma nel passato Ipazia, insegnante di astronomia e filosofia alla Scuola neoplatonica di Alessandria d’Egitto, venne massacrata da cristiani perché ritenuta pagana! 

Era il mese di marzo del 415, e correva la quaresima:[84]

«un gruppo di cristiani dall'animo surriscaldato, guidati da un predicatore di nome Pietro, si misero d'accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci.[85] Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli. Questo procurò non poco biasimo a Cirillo e alla chiesa di Alessandria. Infatti stragi, lotte e azioni simili a queste sono del tutto estranee a coloro che meditano le parole di Cristo.»

(Socrate Scolastico, cit., VII, 15) 

Vivetela con gioia questa vita e stati lontani da tutti gli integralismi di pensiero esistenti.

Meno religiosità e più fratellanza è quello che ci vuole. 

“per essere veramente grande, devi stare con la gente e non sopra di essa“

Montesquieu

Cari saluti.

FONTE

®wld 

domenica 10 settembre 2023

Sparta e Atene, gli archetipi di due civiltà.

Alla radice della civiltà occidentale Sparta e Atene si contrappongono come archetipi. 

Atene è il dibattito, 

Sparta il silenzio. 

Atene ci ha lasciato il Partenone, 
l’Eretteo, i rilievi di Fidia.

Sparta poche pietre mute 
(non aveva altre mura, come si diceva, che i petti dei suoi cittadini).

Atene è l’Agorà della disputa politica.

Sparta è un sistema autoritario, dove ciascuno appartiene allo Stato. 

Atene è la libertà,
Sparta la disciplina militare. 

Atene dà in certo senso inizio 
alla modernità e alla visione secolare dell’uomo, specula sugli dèi e ne dubita , mentre Sparta resta immobile, 
in un civismo liturgico e guerriero. 

Atene è abitata da individui, 
Sparta da una falange arcaica e concorde.
Soprattutto: Atene ha prodotto una quantità e qualità prodigiosa di parole ,
logos, dialoghi, filosofia, sofismi, insomma ciò che noi chiamiamo «cultura», 
«storia», «espressione», «critica»; il chiacchiericcio dei politicanti venduti.

Sparta un silenzio enigmatico e monolitico: qualche ritmico canto di guerra, 
dell’antiquato Tirteo.

La vulgata democratica conferisce ovviamente ad Atene il primato della civiltà, e vede in Sparta l’assenza di spirito, sente il suo silenzio come inarticolata, brutale ottusità.

Ma se era davvero cosi ,

Come spiegare che Socrate, il più vivamente loquace, il più curioso degli ateniesi, fosse filo-spartano ? 

E il suo discepolo, il più nobile ed intelligente, Platone, per cui comincia la filosofia , e comincia in forma di dialogo , guardasse a Sparta come al vero cuore spirituale ellenico ?

Perché fu così: la fazione democratica, la «sinistra» ateniese ,ashkenazyta , ( e si miei cari, essi si sono sempre infiltrati in tutti gli imperi degli ultimi 2000 anni) sospettò Socrate e Platone di lakonizein, parola pregnante, che significa tutt’uno, nell’imitare i laconici nella concisione, riconoscere all’ordine spartiate un primato culturale sulla Grecia, e in senso politico, parteggiare per Sparta, essere insomma «di destra»: il che era proibito in Atene.

Certo non è semplice spiegare perché l’entourage di Socrate , il gruppo umano più culturalmente rilevante mai esistito, pur vivendo nelle libertà ateniesi, guardasse a Sparta come a un modello di prestigio impareggiabile: soprattutto perché è imbarazzante per la democrazia ammettere che la cultura «alta» nasce, in Occidente, da una visione reazionaria ashkenazyta.

Ma la spiegazione è a portata di mano, per chi non nutra pregiudizi progressisti e ne di rincoglionimenti culturali dei soliti noti.
Basta ricordare che Socrate parla, dialoga e disputa , e Platone scrive in forma di dialogo e disputa , non per una nativa volontà di espressione discorsiva, ma per reazione ad altri parlatori. 

Essi controbattono instancabilmente i sofisti: questi tecnici dell’opinione e della comunicazione, un’esempio di oggi è quel Saviano del cazzo, questi avvocati di ogni causa, che si vantavano di saper convincere una folla di qualunque tesi e della tesi contraria e, peggio, di poter insegnare a chiunque a fare lo stesso, tipico del movimento dei grillini , ieri, e delle sarde salate di oggi.

L’apparizione e il successo dei sofisti non fu visto in Atene come un «progresso», al contrario, ma per quello che denunciava: il sintomo di una crisi etica che investiva la società .

Il trionfo del cinismo e del relativismo, come ieri , così oggi, della manipolazione di sentimenti collettivi , in qualche modo insita nella democrazia, che altro non è che la negazione della verità e il primato dell’opinione. In un certo senso, coi sofisti irrompono nella storia non solo la dialettica ma la chiacchiera, la babele, dei «secondo me», secondo te, il primo testa di cazzo deve dire la sua, e il rumore di fondo della cronaca, che assedia la nostra attualità.

Il filosofo Gorgia, il quale sostiene che «il giusto è l’utile del più forte» , è fin troppo moderno e attuale : pianta il germe per tutti coloro che in futuro s’inchineranno al potere di fatto come unica verità. 

Ha inizio un itinerario a cui Hegel darà la sistemazione teorica più concisa e universale: «Tutto ciò che è reale è razionale».

Socrate il laconizzante scende dunque nella piazza, imitando i sofisti nella tecnica dialettica, per difendere un principio che è stato leso, una verità che non è più comunemente accettata in silenzio concorde.

Sintomatica è la sua tecnica: più che parlare, fa domande. 

E le sue domande mirano a indurre gli interlocutori ad ammettere che si, dopotutto, la giustizia non può essere ridotta alla convenienza di chi comanda, che la forza non è identica alla giustizia, che la giustizia – ancorché in questo mondo empirico non appaia se non debolmente, episodicamente – è tuttavia più reale della forza e dell’utile del più forte, tanto che l’uomo autentico con se stesso è obbligato a riconoscerle una superiorità senza compromessi.

Ma com’è noto, Socrate si contenta di portare gli altri ad ammettere che la giustizia «non» è questo, non è quello, non è quell’altro; non dà mai una sua definizione del «giusto».

Si rifiuta di fornire una formula, e non solo per il buon motivo che occorre difendere la Verità sottraendola alla presa della dialettica, la quale è apparsa ormai nel mondo come tecnica precipua di ritorcere gli enunciati nel loro contrario.

Nel senso più profondo, Socrate non fa che scandagliare i confini di un silenzio che contiene la verità, a cui egli attinge, e insegna ad attingere, al di là del discorso.

Come spiegare che questo silenzio olimpico da cui Socrate e Platone traggono le loro parole inesauribili è precisamente il silenzio di Sparta?
Il punto è questo. 

Anche nella Grecia di prima dei sofisti la conoscenza è chiamata invariabilmente un «vedere», rispetto al quale le conoscenze che si ottengono con tecniche discorsive, il dibattito, non sono che mutevoli e leggere opinioni: come nei prati televisivi dementi di oggi, la chiacchiera sviante dei sofisti. 

La «visione» come conoscenza suprema era, aggiungiamo, il corrispettivo di un essere prerogativa di un tipo umano (non di chiunque testa di cazzo che passava per caso da quelle parti) che per di più è capace di trasfigurazione.

Alludiamo qui all’iniziazione, ai «misteri» di Eleusi a cui accedevano i nobili ateniesi. In essi, testimonia Ippolito, si mostrava «a coloro che erano ammessi al grado supremo il grande e mirabile e perfettissimo mistero di visione: la spiga di grano mietuta in silenzio» : e Platone si riferisce di continuo a ciò che simboleggia questa enigmatica «spiga di grano», al punto che s’è potuto sospettare che »la teoria delle idee (platoniche) fosse un tentativo di divulgazione letteraria dei misteri eleusini» – e su cui l’adepto doveva mantenere il silenzio.

Ancor più, alludiamo all’oracolo di Delfi: il centro sacro ad Apollo Luminoso, cosi intimamente legato all’arcaica cultura dorica – di cui Sparta rimase gelosa custode, mentre gli altri mutavano – che «Licurgo» , per il volgo il legislatore originario, il padre dell’ordine politico spartiate, era in realtà il nome di un grado sacerdotale spartane soggetto a Delfi.

Cominciamo a capire in qual senso profondo, extra-politico, Socrate e Platone fossero filo-spartani? 

Perché traevano le loro parole da quel silenzio che custodiva Sparta: lungi dall’essere una caserma, la città senza mura era un ordine sacro e militare i cui individui – asceticamente rinunciando a sé, prendendo il pasto comune, portando le armi come doveva aver fatto la banda originaria degli «eguali», degli etairi indoeuropei alla conquista di nuove terre – si mantenevano «originali», vicini all’origine e fedeli alla certezza che viene dalla «visione», alla cultura che è anteriore alla dialettica: quella che coltiva «la spiga mietuta in silenzio».

Che l’ordine di Sparta fosse incentrato sull’addestramento militare significa due cose: indicava che la conoscenza non si ottiene con le acutezze volatili della mente, ma lo sviluppo dell’essere, del carattere ; e che la verità che non può essere detta va difesa con la forza contro il caos che vuol cancellarla.

Anzi questo è l’unico uso legittimo della forza.

La forza che impone il silenzio al rumore di fondo – e finché durò, la «visione» non fu del tutto obliata nei cuori degli uomini.

Non abbiamo evocato due archetipi perenni. Sparta e Atene sono. In ogni tempo la cultura è sofistica oppure è platonica. E se oggi dilagano la cronaca, l’attualità, il pettegolezzo, il chiacchiericcio impotente, vorremmo che le nostre parole non fossero una semplice aggiunta al rumore di fondo che cela, o intorbida, ogni certezza.

Abbiamo sempre cercato parole che diradano la nebbia in cui il caos delle opinioni ci fa vivere, che mettano in luce i duri poteri che il rumore dialettico e giornalistico ci nasconde.
Parole che non rispettano gli idoli del foro perché s’appoggiano, senza dirlo, a un silenzio forte

 

martedì 14 gennaio 2020

Cinismo & Stoicismo





Statua di un filosofo cinico sconosciuto 
dai Musei Capitolini di Roma. 
Questa statua è una copia di epoca romana 
di una precedente statua greca 
del III secolo a.C.

Cinismo antica Filosofia, una maniera per vivere   

di Jacob Bell 
dal Sito Web ClassicalWisdom 
traduzione di Nicoletta Marino 
Versione originale in inglese

Ho preso alcune decisioni piuttosto strane e inaspettate che sono fuori delle norme sociali ed economiche del nostro 21° secolo.
 
Il sogno americano, almeno per me, è morto... e in un certo senso, potrei invece seguire in linea generale il sogno cinico. Dico in linea generale perché i Cinici dell'antica Grecia erano un gruppo molto radicale.
 
La scuola di filosofia conosciuta come i Cinici nacque intorno al V° secolo a.C. e iniziò a svanire quasi mille anni dopo, nel V° secolo d.C.
 
I Cinici hanno avuto un ruolo importante nell'influenzare diverse altre scuole di filosofia, come gli Stoici, che hanno adattato ed evoluto molti dei principi fondamentali del cinismo (e tralasciato gran parte della pazzia, come la defecazione pubblica)...
 
A differenza della filosofia speculativa di figure come Platone e Aristotele, la filosofia cinica era una filosofia vissuta. I cinici hanno sviluppato teorie filosofiche come mezzo per vivere bene e hanno ignorato la maggior parte della filosofia astratta.
 
I cinici sono stati contrari a una vita superficiale, favorendo,
"una vita vissuta in accordo con la natura".
Per loro, vivere secondo la natura significava seguire un percorso di autosufficienza, libertà e ragionamento lucido.
 
Credevano che le convenzioni sociali avessero la capacità di ostacolare la "bella vita" e che potessero condurre alla corruzione,
"compromettere la libertà e stabilire un codice di condotta che si contrapponga alla natura e alla ragione".
Se me lo chiedete è una specie di musica come quella di un raduno hippy...

 Gli hippies sono Cinici? 

Per i Cinici, la natura potrebbe offrire molto divertimento e intrattenimento.
 
Hanno trovato conforto e felicità in piaceri semplici come
  • uscire a passeggiare
  • sentire il calore del sole
  • bere un bicchiere di acqua fresca in una giornata calda...
Concordo in tutto questo… tranne che cambierei l'acqua per una bella birra artigianale fredda, che probabilmente sarebbe troppo pretenziosa per il vero cinico. Va bene...
 
Questo perché i Cinici denunciarono lusso e ricchezza.
Credevano che nella loro ricerca, l'uomo si impegnava in inutili lavori giorno dopo giorno.
Per i Cinici, una vita fatta di un'azione frenetica in cerca della ricchezza o del potere era assurda.
 
Questo tipo di vita farebbe allontanare sia l'uomo antico che quello moderno dalla natura e instillerebbe in lui un bisogno di superficialità che non sarebbe mai soddisfatta.
 
Non essendo mai soddisfatto e desiderando sempre di più, l'uomo diventerebbe schiavo dei suoi desideri.


Diogene seduto nella sua botte 
di Jean-Léon Gérôme (1860)
Il filosofo greco Diogene (404-323 a.C.) è seduto nella sua dimora, la botte di terracotta, nel Metroon, ad Atene, mentre accende la lampada alla luce del giorno con la quale doveva cercare un uomo onesto. 

I suoi compagni erano dei cani che servivano anche come emblema della sua filosofia "cinica" (greca: "kynikos", simile a un cane), che enfatizzava un'esistenza austera. 

Tre anni dopo che questo dipinto fu esposto per la prima volta, Gerome fu nominato professore di pittura all'Ecole des Beaux-Arts dove avrebbe istruito molti studenti, sia francesi che stranieri.

Il più famoso tra i cinici era un uomo di nome Diogene di Sinope, spesso chiamato Diogene il Cane a causa del suo comportamento radicale, compresa la defecazione pubblica.
Chiaramente, ha portato la filosofia cinica all'estremo. 
 
Ha abbracciato il dolore, le difficoltà e la povertà.
 
Viveva in una botte di terracotta, mangiava avanzi e guadagnava gran parte dei suoi beni con l'accattonaggio.
Diogene il Cane ha passato il tempo prendendo in giro le convenzioni sociali e richiamando l'attenzione sull'assurdità di un comportamento simile a quello di un robot da parte di coloro che lo circondavano (anche a personaggi come Alessandro Magno!)

 
"Alessandro e Diogene" 
di Caspar de Crayer. 
Diogene una volta chiese ad Alessandro Magno 
di spegnere la sua luce.


Diogene considerava gran parte delle attività dell'umanità alla maniera di Sisifo.
 
Cioè, proprio come Sisifo che trasportava il masso su per la montagna giorno dopo giorno, solo per farlo rotolare giù, le ricerche dell'uomo per la ricchezza e il potere erano altrettanto inutili e insignificanti...
 
Non abbiamo bisogno di seguire gli esatti valori stabiliti dai Cinici per beneficiare della loro saggezza, perché, beh, ciò sarebbe seguire una convenzione sociale e sfidere l'intera idea della filosofia cinica!
 
Invece,
Possiamo vedere il vantaggio nella semplicità e possiamo guardare all'interno dei nostri valori.
 
Possiamo liberarci dalle convenzioni sociali restrittive e coltivare una vita che troviamo appagante e che abbia un significato.
Non sto suggerendo di abbandonare il vostro lavoro quotidiano o di seguire una vita ascetica.
Rimanendo fedele ai Cinici, sarebbe sbagliato per me dirvi "come vivere"...
Ma non è necessariamente una cattiva idea riprendere una prospettiva cinica e rivalutare di tanto in tanto le cose al fine di perseguire ciò che trovate soddisfacente e con un significato interiore.
 
Dopotutto, indipendentemente dal nostro stato di ricchezza o povertà, nessuno di noi ne esce vivo, e quindi potremmo anche essere noi a scegliere il masso che portiamo giorno dopo giorno sulla montagna...


®wld 

domenica 11 novembre 2018

Graham Hancock - tra il 10.800 e il 9.600 a.C.

A Roma lo scrittore Hancock, tra divinità, archeo-ingegneria e mito-storia: “la Terra è sempre stata caratterizzata da eventi cataclismatici ciclici di enorme portata”. Può riaccadere?

di Stefania Abazia

Sala gremita. Siamo tutti in attesa di ascoltare Hancock che torna a Roma 10 anni dopo in un’evento organizzato dalla casa editrice capitolina ‘Spazio Interiore’. Graham Hancock è conosciuto in tutto il mondo. È nato in Scozia, a Edimburgo, ma ha vissuto a lungo in India, dove il padre lavorava come chirurgo. Tornato in patria, si è laureato in sociologia presso la Durham University, ed ha iniziato una splendida carriera arrivando a firmare articoli per Guardian, Times e Independent. Dal 1980 inizia a scrivere libri che diventano best-seller internazionali. Ne ricordiamo alcuni: “Il Segno ed il Sigillo”, “Impronte degli Dei”, “Il messaggio della Sfinge”, “Civiltà sommerse”, “Sciamani”. 

Link
La conferenza a cui abbiamo assistito s’intitola “Il Ritorno degli Dei” e si apre con una domanda: “È possibile che sia esistita una civiltà molto evoluta prima dell’era glaciale di cui poi si è persa traccia?” E prosegue sollevando un’altra domanda: “Che connessione c’è tra le opere dei Maya, degli Atzechi, degli Incas e le monumentali costruzioni egiziane?” Hancock rivela un messaggio universale celato nelle grandi opere e riportato nei miti e nelle leggende di tutte le popolazioni. Partendo da Nazca fino ad arrivare in Egitto, passando da Perù, Bolivia e Messico, l’autore va alla ricerca di una connessione, un legame, tra mappe, miti e opere architettoniche, lasciateci da popolazioni geograficamente lontane le une dalle altre e con una preparazione culturale, tecnologica e ingegneristica apparentemente non così avanzata da poter realizzare tali opere.

Secondo Hancock, vi sono prove sufficienti che suggeriscono che tra il 10.800 e il 9.600 a.C., uno tsunami di proporzioni epiche spazzò via interi continenti, a causa dell’impatto di una cometa. Nel tempio di Horus, nell’antica città egiziana di Edfu, celebri iscrizioni descrivono come Dèi gli esseri che vi si erano rifugiati, “provenienti da un’isola sacra, distrutta da inondazioni e incendi”. L’autore sostiene che un evento di estinzione antica “spazzò via Atlantide e le società avanzate di 12.000 anni fa”.


Gli egittologi affermano che il nome Atlantide non compaia in nessun testo. In effetti ce n’è solo uno risalente al 230 a.C. presente nel tempio di Horus (costruito su un tempio precedente). È Platone che parla chiaramente di Atlantide dicendo che è stata distrutta in una sola notte poiché dopo tanta evoluzione ricchezza ed elevazione materiale e spirituale, la popolazione era arrivata ai massimi livelli di materialismo e corruzione e al bisogno di potere e controllo sul mondo. Platone afferma di aver ricevuto questa storia da Solone che aveva visitato l’Egitto un secolo e mezzo a.C. ed aveva incontrato i sacerdoti Egizi. Era lui l’eredità di Atlantide e parla di quest’isola come la “Casa degli Esseri Primordiali”. Era una sorta di modello cosmico usato per costruire tutti i templi futuri, compreso le Piramidi.    

La teoria di Hancock è che la storia del nostro pianeta è sempre stata caratterizzata da eventi cataclismatici ciclici di enorme portata. E, nonostante si affermi il contrario, sono elevatissimi i rischi che ciò accada ancora. Più di 60 scienziati di varie discipline confermano con prove sempre più schiaccianti che la Terra 12.500 anni fa fu bombardata da una serie di comete. Normalmente le comete tendono a disintegrarsi. Una gigante di esse deve essere entrata nel nostro sistema solare e deve aver iniziato a disintegrarsi in diversi frammenti fino ad entrare in collisionecon la Terra. Il più grande di questi frammenti aveva il diametro di un chilometro, e dai dati emergerebbe che l’epicentro di queste impatto c’è stato nel Nord America che all’epoca era ancora sotto i ghiacci, provocando un’enorme inondazione di acqua dolce nell’ Oceano Atlantico e fermando quindi la Corrente del Golfo causando un’altra Era Glaciale per ulteriori 1200 anni. Questa civiltà molto evoluta che si è estinta quasi del tutto ed ha lasciato degli eredi che secondo la teoria di Hancock ci sono stabiliti in varie parti del mondo per tramandare insegnamenti importanti a tribù indigene meno evolute.
 
Di questi passaggi Hanckoc ci rivela in anteprima tracce che lui stesso è andato a verificare e studiare nei siti archeologici. Ci ha parlato di iscrizioni rupestri e incisioni sui muri megalitici identici sia nel nord che nel sud America. Queste iscrizioni riguardano tutte il tema della morte. Importantissima scoperta sconcertante di Hancock è che le stesse identiche tradizioni degli egizi sul viaggio che compie l’anima dopo la morte nel regno del Dual, sono ripetute in maniera identica in questi monumenti del Nord America, così come nelle giungle dell’Amazzonia. Quindi questa è la prova per lui assolutamente schiacciante che un’antica civiltà perduta dimenticata sia esistita ben prima di quanto ci tramandi la nostra storia ufficiale.

Nel “Ritorno degli dèi” Hancock identifica e documenta le tracce che dimostrano l’esistenza di questa civiltà evoluta preesistente all’era glaciale e si pone in una prospettiva nuova riguardo all’eredità del passato. Per ricominciare con le varie arti (artigianato, agricoltura, caccia) siamo stati aiutati e guidati dagli “Déi Costruttori”, i Sapienti sopravvissuti all’epoca antidiluviana che tramandando alle generazioni future tradizioni e sapienza derivanti da un’epoca precedente riuscirono a rinnovarsi, come la mitica fenice. La loro missione non fu però soltanto quella di consegnarci il patrimonio di conoscenze con cui ricominciare, ma anche di lasciarci un messaggio: sarebbe successo ancora! Un nuovo cataclisma incomberà sulla Terra e il “ritorno della fenice”, a cui sono da sempre associati distruzione e rinnovamento, avverrà proprio nei nostri tempi, un possibile futuro che dobbiamo prepararci ad affrontare.

  

Attualmente i popoli che potrebbero sopravvivere ad un cataclisma così grave sono i meno evoluti, quelli meno dipendenti dalla tecnologia. Quella tecnologia che invece di usarla nelle armi dovremmo usarla per prevenire i cataclismi. Questo è il vero messaggio di Hancock. Perché se non lo facciamo, se come fu per il popolo di Atlantide, faremo prendere il sopravvento all’arroganza e alla smania di potere, allora potremmo essere proprio noi un giorno ad estinguerci, e quel giorno, a quanto pare, non è affatto così lontano. E non è affatto escluso che la Terra possa impattare con un meteorite anche di 30 km! Perciò assicuriamoci di non essere la prossima Civiltà perduta. Siamo in un momento cruciale e ancora troppe poche persone si stanno Risvegliando


martedì 20 febbraio 2018

La Piramide sommersa di Atlantide

 
Immagine credito di: Shutterstock.

Atlantide era reale? 
 
E' stata trovata una piramide antica di 20.000 anni dove Platone ha detto che ci sarebbe stata l'Atlantide? 

C'è una leggera possibilità che ci sia una massiccia piramide dove Platone ha detto che Atlantide era situata una volta? La presunta piramide sottomarina è alta circa 60 metri e ha una base di 8000 metri quadrati.

Ogni volta che leggo di Atlantide e che qualcuno ha trovato "qualcosa - qualsiasi cosa", che potrebbe indicare che Atlantide era reale, mi eccito molto.

Atlantide è probabilmente la scoperta onirica di qualsiasi archeologo, nonostante il fatto che molti si riferiscano ad esso come a un luogo mitico. Nel corso degli anni, innumerevoli persone hanno affermato di aver trovato la prova definitiva che Atlantide una volta era reale. Nonostante questo, nessuno ha mai trovato prove concrete che indichino che Atlantide sia qualcosa di più di una grande storia antica.

Secondo Sonchis di Sais, 
Atlantide - una grande civiltà antica - esisteva 9000 anni fa

Secondo Solone, dopo aver viaggiato in Egitto in numerose occasioni, incontrò un uomo chiamato Sonchis di Sais - un antico sacerdote egiziano - che gli parlò di una grande civiltà che esisteva 9000 anni prima del loro tempo. Questo è ben documentato nei dialoghi di Platone Timeo e Critias.

Ora, è Platone che ci dice, secondo Solone, dove si trovava Atlantide.
La possente isola di Atlantide apparve come una potenza militare che esisteva novemila anni prima dell'epoca del Legislatore ateniese Solone, che, secondo Platone, è la fonte della storia.

È stata presumibilmente collocata oltre le Colonne d'Ercole ed è descritta come più grande della Libia e dell'Asia Minore insieme.

Il potere di Atlantide fu tale da dominare l'Europa occidentale e l'Africa settentrionale fino a quando venne fermata dalla città di Atene. In quel momento una catastrofe, che non è descritta, fece sparire l'isola e gli eserciti rivali; "Attraverso violenti terremoti e alluvioni, in un solo giorno e notte di disgrazia ... [l'intera razza] ... fu inghiottita dalla Terra e l'isola di Atlantide ... scomparve nelle profondità del mare." - Platone.

Il mare in cui si trovava Atlantide divenne presto inavvertibile perché, mentre Atene e il popolo della Grecia dimenticarono l'evento, perché solo pochi sopravvissero.

In Egitto, d'altra parte, il ricordo che, migliaia di anni dopo arrivò a conoscenza di Solone e, dalle sue storie e un manoscritto a Critias il narratore, la storia di Atlantide fu alla fine preservata.

Ma ... cosa abbiamo trovato al di là delle Colonne d'Ercole che potrebbero suggerire che Atlantide fosse effettivamente situata lì? Le Azzorre sono un insieme di nove isole vulcaniche che si trovano a oltre mille chilometri dalla capitale del Portogallo, Lisbona.

Situato appena al largo delle isole di São Miguel e Terceira nelle Azzorre, i ricercatori hanno identificato una struttura enorme situata sotto l'oceano.
Le isole delle Azzorre si trovano esattamente dove Platone ha detto che sarebbe stata trovata la mitica città / stato di Atlantide.

Come notato dai media e dagli innumerevoli articoli di Internet, la piramide al largo delle isole Azzorre è una piramide quadrata, che è perfettamente orientata dai suoi punti cardinali. I ricercatori sostengono che la struttura è stata sommersa per almeno 20.000 anni, o attorno all'ultima era glaciale in cui i ghiacciai del nostro pianeta si stavano sciogliendo.

Secondo notizie di giornali dal Portogallo, Diocleciano Silva scoprì per la prima volta la piramide sottomarina. Le prime stime indicano che la struttura è alta almeno 60 metri e ha una base di 8000 metri quadrati.


Si dice che Silva abbia scoperto la Piramide mentre era in una battuta di pesca e inciampò attraverso la piramide sommersa usando l'equipaggiamento batimetrico a bordo della sua nave (Batimetria è lo studio della profondità sottomarina del lago o dei fondali oceanici. In altre parole, Batimetria è il sottomarino equivalente all'ipsometria o alla topografia). 

Parlando con Diário Insular, Silva ha detto: "la piramide è perfettamente modellata e apparentemente orientata dai punti cardinali".


Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...