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giovedì 21 novembre 2019

Siamo entrati in un periodo di transizione




Sei progetti contraddittori per l’ordine mondiale

di Thierry Meyssan

Le sei maggiori potenze mondiali affrontano la riorganizzazione delle relazioni internazionali in maniera funzionale ai propri esperimenti e sogni. Con prudenza si adoperano per difendere i propri interessi prima di portare avanti la loro visione del mondo. Thierry Meyssan descrive le rispettive posizioni prima dello scontro. 

Il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria, benché immediatamente rettificato, indica che Washington vuole certamente smettere di essere il gendarme del mondo, l’impero da cui nessun Paese può prescindere. Senza esitazione ha sovvertito ogni principio che regola le relazioni internazionali. Siamo entrati in un periodo di transizione in cui ogni grande potenza persegue un nuovo programma. Ecco i principali. 

I tre grandi

 
Gli Stati Uniti d’America  
 
Il crollo dell’Unione Sovietica avrebbe potuto causare anche quello degli Stati Uniti, giacché i due imperi si sorreggevano a vicenda. Non è accaduto. Con l’operazione “Tempesta del deserto” George Bush senior si assicurò che Washington diventasse leader mondiale incontrastato, indi smobilitò un milione di soldati e proclamò che il fine americano sarebbe stato la ricerca della prosperità. 
 
Le società transnazionali suggellarono perciò un patto con Deng Xiaoping al fine di far produrre le merci agli operai cinesi, retribuiti un ventesimo di quelli statunitensi. Ne conseguirono un notevole sviluppo del trasporto internazionale delle merci e la progressiva scomparsa di posti di lavoro nonché delle classi medie statunitensi. Il capitalismo industriale fu soppiantato dal capitalismo finanziario.  
 
Alla fine degli anni Novanta Igor Panarin, professore all’Accademia diplomatica russa, analizza il crollo economico e psicologico della società statunitense. Prevede la disintegrazione degli USA, sul modello di quanto avvenuto con l’insorgenza dei nuovi Stati in Unione Sovietica.  
 
Per evitare il collasso, Bill Clinton svincolò il Paese dal diritto internazionale, facendo aggredire la Jugoslavia dalla NATO. Lo sforzo si rivelò insufficiente, sicché personalità statunitensi pensarono di adattare il Paese al capitalismo finanziario e organizzare con la forza gli scambi internazionali in modo tale che gli anni a venire fossero “un nuovo secolo americano”.  
 
Con George Bush figlio, gli Stati Uniti abbandonarono la posizione di nazione leader per tentare di trasformarsi in potere unipolare assoluto. Lanciarono la “guerra senza fine”, o “guerra al terrorismo”, per distruggere, una a una, ogni struttura statale del Medio Oriente Allargato.   
 
Barack Obama proseguì l’opera, associandovi una frotta di alleati.
Una politica che portò frutti, di cui però beneficiarono in pochissimi: i “super-ricchi”. 

Gli statunitensi reagirono eleggendo Donald Trump alla presidenza dello Stato federale. Trump ruppe con i predecessori e, come Michail Gorbaciov in Unione Sovietica, tentò di salvare gli USA sgravandoli degli impegni più onerosi. Rilanciò l’economia, incoraggiando le industrie nazionali a discapito di quelle che avevano delocalizzato posti di lavoro. Sovvenzionò l’estrazione del petrolio di scisto e acquisì il controllo del mercato mondiale degli idrocarburi, nonostante il cartello di OPEP e Russia. Consapevole che le forze armate USA sono innanzitutto un’enorme burocrazia che sperpera un budget colossale per risultati risibili, smise di sovvenzionare Daesh e PKK, negoziando con la Russia un percorso per far cessare la “guerra senza fine” riportando il minor danno possibile.
Negli anni a venire gli Stati Uniti saranno prioritariamente sospinti dalla necessità di economizzare sugli interventi all’estero, persino di abbandonarli, se necessario. La fine dell’imperialismo non è una scelta, bensì una questione esistenziale, un riflesso di sopravvivenza.
La Repubblica Popolare di Cina 

Dopo il tentativo di colpo di Stato di Zhao Ziyang e il sollevamento di Tienanmen, Deng Xiaoping intraprese il “viaggio verso sud”. Annunciò che la Cina avrebbe continuato sulla strada della liberalizzazione economica, stipulando contratti con le multinazionali USA. 

Jiang Zemin proseguì l’opera. La costa si trasformò in “officina del mondo”, dando inizio a un gigantesco sviluppo economico. Ripulì progressivamente il Partito comunista dei suoi maggiorenti e fu attento a che i posti di lavoro ben retribuiti si propagassero all’interno del Paese.

Hu Jintao, mosso dall’intenzione di realizzare una “società armoniosa”, abrogò le tasse che gravavano i contadini delle regioni interne, non ancora toccate dallo sviluppo economico. Non riuscì però a sottomettere i poteri regionali e affondò in una vicenda di corruzione. 

Xi Jinping si propose di aprire nuovi mercati attraverso il titanico progetto di vie commerciali internazionali, le “vie della seta”. Un progetto maturato però troppo tardi giacché, a differenza dell’antichità, la Cina non ha prodotti originali da offrire, bensì gli stessi delle società transnazionali, venduti però a prezzo inferiore. Il progetto, accolto come una manna dai Paesi poveri, è invece temuto da quelli ricchi, che si apprestano a sabotarlo. 

Xi Jinping sta rioccupando tutti gli isolotti del Mar della Cina, abbandonati con il crollo dell’Impero Qing e l’occupazione degli otto eserciti stranieri. Consapevole della potenzialità distruttiva degli Occidentali, la Cina si allea con la Russia e si preclude ogni iniziativa politica internazionale.
Negli anni a venire la Cina dovrebbe consolidare la propria posizione nelle istituzioni internazionali, tenendo però presente quanto nel XIX secolo le inflissero gl’imperi coloniali. Dovrebbe vietarsi d’intervenire militarmente e rimanere una potenza rigorosamente economica.
La Federazione di Russia 

Con il crollo dell’URSS i russi credettero che si sarebbero salvati aderendo al modello occidentale. In realtà l’équipe di Boris Eltsin, formata dalla CIA, organizzò il saccheggio dei beni collettivi da parte di pochi. In due anni un centinaio di persone, al 97% provenienti dalla minoranza ebrea, si accaparrarono quanto poterono e divennero miliardari. Questi nuovi oligarchi si combatterono in una battaglia spietata, condotta a colpi di mitra e attentati nel cuore di Mosca, mentre il presidente Eltsin faceva bombardare il parlamento. Senza un vero governo, la Russia era un relitto. Capibanda e jihadisti armati dalla CIA organizzarono la secessione della Cecenia. Il livello e la speranza di vita crollarono. 

Nel 1999 il direttore dell’FSB, Vladimir Putin, salvò il presidente Eltsin da un’inchiesta per corruzione, ottenendo in cambio la nomina a presidente del Consiglio dei ministri; una posizione che Putin utilizzò per costringere il presidente a dimettersi e per farsi eleggere al suo posto. Putin mise in atto una vasta politica di ricostruzione dello Stato: mise fine alla guerra in Cecenia e abbatté sistematicamente tutti gli oligarchi che si rifiutarono di piegarsi allo Stato. Il ritorno dell’ordine significò altresì la fine del sogno occidentale dei russi. Livello e speranza di vita si risollevarono. 

Ripristinato lo stato di diritto, dopo due mandati consecutivi Vladimir Putin non poté ricandidarsi. Per la sua successione sostenne uno scialbo professore di diritto, adulato dagli Stati Uniti, Dimitri Medvedev. Non aveva però intenzione di lasciare il potere in mani deboli, sicché si fece nominare primo ministro fino alla successiva rielezione come presidente, nel 2012.

Persuasa, a torto, che la Russia stesse nuovamente affondando, la Georgia attaccò l’Ossezia del Sud, trovando però immediatamente la strada sbarrata dal primo ministro Putin, che ebbe così l’opportunità di toccare con mano lo stato pietoso dell’armata rossa. Grazie all’effetto sorpresa Putin riuscì comunque a vincere. Rieletto presidente si dedicò immediatamente a riformare la Difesa. Mandò in pensione centinaia di migliaia di ufficiali, spesso disillusi, nonché in alcuni casi alcolizzati, e mise a capo della Difesa il generale tuvano (turcofono di Siberia), Sergei Shoigu. 

Adottando un modo di gestione tradizionale russo, Vladimir Putin separò il budget civile da quello militare: il primo votato dalla Duma, il secondo segreto. Ripristinò la ricerca militare, proprio mentre gli Stati Uniti decisero di non aver più bisogno d’investirvi. Prima di dispiegare la nuova armata rossa in soccorso della Siria testò grandi quantità di nuove armi. Le collaudò in situazione di combattimento e decise quali produrre e quali abbandonare. Organizzò una rotazione trimestrale delle truppe affinché tutte, una dopo l’altra, fossero addestrate. La Federazione Russa, che nel 1991 era ridotta a niente, in diciotto anni è diventata la prima potenza militare mondiale. 

Contemporaneamente Putin utilizzò il colpo di Stato in Ucraina per riprendersi la Crimea, territorio russo che Nikita Krusciov aveva amministrativamente legato all’Ucraina. Di conseguenza dovette fronteggiare una campagna di sanzioni agricole dell’Unione Europea, ma seppe cogliere l’occasione per organizzare una produzione interna autosufficiente. 

Putin strinse un’alleanza con la Cina imponendole di modificare il progetto delle vie della seta per integrarvi le esigenze di comunicazione del territorio russo, al fine di fondare un “Partenariato dell’Eurasia Allargata”.
Negli anni a venire la Russia tenterà di riorganizzare le relazioni internazionali su due basi:
- separare i poteri politici e religiosi;
- riformare il diritto internazionale sui principi formulati dallo zar Nicola II.

Gli europei dell’occidente

Regno Unito di Gran Bretagna e d’Irlanda del Nord 

Dopo la caduta dell’URSS il Regno Unito sottoscrisse con riserva il trattato di Maastricht: il primo ministro conservatore, John Major, voleva profittare dello Stato sovranazionale in costruzione tenendone però al di fuori la sterlina. Sicché fu per lui una buona notizia che George Soros avesse attaccato la valuta inglese, costringendola a uscire dallo SME (“serpente monetario” [accordo stipulato nel 1972 dagli Stati della CEE per mantenere un margine di fluttuazione predeterminato e ridotto tra le valute comunitarie e tra queste e il dollaro]). Il successore di Major, il laburista Tony Blair, restituì piena indipendenza alla Banca d’Inghilterra e pensò di abbandonare l’Unione Europea per aderire al NAFTA [Accordo Nordamericano per il Libero Scambio, North American Free Trade Agreement]. 

Trasformò la tutela degli interessi del proprio Paese sostituendo al rispetto del Diritto Internazionale il riferimento ai Diritti Umani. Si fece promotore delle politiche USA di Bill Clinton, poi di George Bush junior, incoraggiando e giustificando l’allargamento dell’Unione Europea, la “guerra umanitaria” contro il Kosovo, nonché il rovesciamento del presidente iracheno Saddam Hussein. Nel 2006 elaborò il piano delle “primavere arabe”, che sottopose agli USA. 

Gordon Brown esitò a perseverare in questa politica e tentò di recuperare un margine di manovra, ma fu investito dalla crisi finanziaria del 2008, che riuscì comunque a superare. 

David Cameron, insieme a Barack Obama, mise in atto il piano Blair-Bush delle “primavere arabe”, segnatamente la guerra contro la Libia, ma alla fine riuscì solo in parte a portare al potere i Fratelli Mussulmani nel Medio Oriente Allargato. Diede le dimissioni dopo il voto a favore della Brexit, quando però non era più all’ordine del giorno l’adesione al NAFTA. 

Theresa May avrebbe voluto che la Brexit riguardasse l’uscita dallo Stato sovranazionale, istituito dal Trattato di Maastricht, ma non l’uscita dal mercato a esso anteriore. 

Fallì e fu sostituita dal biografo di Winston Churchill, Boris Johnson, che decise di uscire totalmente dall’Unione Europea e di riattivare la tradizionale politica estera del regno: lottare contro ogni Stato concorrente del continente europeo.
Se Boris Johnson resterà al potere, negli anni a venire il Regno Unito dovrebbe tentare di aizzare, l’una contro l’altra, Unione Europea e Federazione di Russia.
La Repubblica francese 

François Mitterrand non capì lo smembramento dell’URSS, spingendosi fino a sostenere il putsch dei generali contro il presidente russo Mikhail Gorbaciov. Vi scorse in ogni caso l’opportunità di costruire uno Stato sovranazionale europeo, sufficientemente vasto da misurarsi con Stati Uniti e Cina, ponendosi così in continuità con il tentativo napoleonico. 

Insieme al cancelliere Helmut Kohl promosse la riunificazione della Germania, nonché il Trattato di Maastricht. 

Preoccupato per il progetto di fondazione degli Stati Uniti d’Europa, il presidente Bush senior – fautore della “dottrina Wolfowitz” per prevenire l’insorgenza di un nuovo sfidante della leadership degli Stati Uniti – costrinse Mitterrand ad accettare che l’UE fosse protetta dalla NATO e venisse allargata agli Stati ex membri del Patto di Varsavia. 

Mitterrand sfruttò la coabitazione e il ministro gollista dell’Interno Charles Pasqua per combattere i Fratelli Mussulmani, che la CIA aveva imposto in Francia e che l’MI6 utilizzava per allontanare la Francia dall’Algeria. Jacques Chirac ebbe cura di implementare la potenza dissuasiva francese, portando a termine gli esperimenti nucleari nel Pacifico prima di passare alle simulazioni e di firmare il Trattato sulla messa al bando degli esperimenti nucleari (Comprehensive Test Ban Treaty – CTBT). 

Contemporaneamente adattò le forze armate francesi alle necessità della NATO, abolendo il servizio militare obbligatorio ed entrando nel Comitato militare (di pianificazione) dell’Alleanza. 

Sostenne l’iniziativa della NATO contro la Jugoslavia (guerra del Kosovo), ma – dopo aver letto e studiato L’incredibile menzogna [1] – si mise a capo dell’opposizione mondiale all’aggressione dell’Iraq. Una vicenda che consentì a Chirac di legarsi al cancelliere Schröder e far progredire lo Stato sovranazionale europeo, da lui sempre concepito come strumento d’indipendenza, aggregato attorno alla coppia franco-tedesca. Scosso dall’assassinio del partner in affari Rafic Hariri, il presidente francese si rivoltò contro la Siria, indicata dagli Stati Uniti come mandante dell’uccisione. 

Annunciando una politica radicalmente diversa, Nicolas Sarkozy mise le forze armate francesi al comando degli Stati Uniti, attraverso il Comando integrato della NATO. 

Tentò di allargare la zona d’influenza francese organizzando l’Unione per il Mediterraneo; progetto che però non funzionò. 

Fece esperimenti rovesciando Laurent Gbagbo in Costa d’Avorio e, benché fosse stato surclassato dalle primavere arabe di Tunisia ed Egitto, mettendosi a capo dell’operazione NATO contro Libia e Siria. Tuttavia, con senso realistico prese atto della resistenza siriana e si ritirò dalle operazioni. 

Portò avanti il progetto di costruzione degli Stati Uniti d’Europa facendo adottare il Trattato di Lisbona dal parlamento, nonostante gli elettori avessero respinto lo stesso testo sotto il nome di “Costituzione europea”. Il Trattato di Lisbona, col pretesto di modificare le istituzioni di un’Unione Europea di 27 Stati per renderle più efficienti, ha trasformato in realtà profondamente lo Stato sovranazionale, autorizzandolo a imporre la propria volontà agli Stati membri. 

Arrivato al potere senza preparazione, François Hollande si collocò, con una certa rigidità, nella scia di Nicolas Sarkozy e ne adottò l’ideologia. Firmò tutti i trattati negoziati dal predecessore – incluso il Patto di stabilità europeo che permetterà di sanzionare la Grecia – aggiungendovi ogni volta, quasi a scusarsi del voltafaccia, dichiarazioni per esprimere il proprio punto di vista, ma senza carattere vincolante. Autorizzò così l’installazione di basi militari NATO sul territorio francese, mettendo fine in modo definitivo alla dottrina gollista d’indipendenza nazionale. Ancora, proseguì la politica di aggressione contro la Siria, lanciandosi in un rilancio verbale, salvo poi non far nulla che non fosse su ordine della Casa Bianca. Affidò una missione in Sahel all’esercito francese, rendendola di fatto forza suppletiva di terra dell’AfriCom. Infine giustificò la Borsa di scambio dei diritti d’emissione di CO2 con l’Accordo di Parigi sul clima. 

Eletto grazie al fondo d’investimento statunitensi KKR, Emmanuel Macron è innanzitutto un difensore della globalizzazione secondo Bill Clinton, George Bush junior e Barack Obama. Ciononostante ha rapidamente adottato il punto di vista di François Mitterrand e di Jacques Chirac, secondo cui uno Stato sovranazionale europeo permetterà alla Francia di continuare a svolgere un ruolo internazionale conseguente, come però adattato da Sarkozy-Hollande: l’unione deve consentire l’assoggettamento. 

Due linee di condotta che talvolta portano Macron a contraddirsi, soprattutto di fronte alla Russia, ma che si ricongiungono nella condanna del nazionalismo degli Stati membri dell’Unione Europea, di una Brexit breve, nonché della volontà di ripristinare gli scambi commerciali con l’Iran.
Negli anni a venire la Francia dovrebbe misurare le proprie decisioni in base al loro impatto sull’edificazione dell’Unione Europea. Cercherà prioritariamente di fare blocco con ogni potenza che lavori in questo senso.
La Repubblica federale tedesca 

Il cancelliere Helmut Khol scorse nello smembramento dell’impero sovietico l’opportunità di riunire le due Germanie. Ottenne il via libera dalla Francia, in cambio del sostegno tedesco al progetto di moneta unica dell’Unione Europea, l’euro. Ottenne anche il consenso degli Stati Uniti, che vi videro un mezzo indiretto per far entrare l’esercito della Germania dell’Est nella NATO, nonostante fosse stato promesso alla Russia che la Repubblica Democratica tedesca non vi avrebbe aderito. 

Realizzata l’unificazione della Germania, il cancelliere Gerhard Schröder pose la questione del ruolo internazionale del Paese, ancora non ripresosi dalla disfatta della seconda guerra mondiale. Sebbene la Germania non fosse più militarmente occupata dalle quattro grandi potenze, cionondimeno ospitava enormi contingenti USA, la sede dell’EUCom nonché, in seguito, quella dell’AfriCom.

Schröder utilizzò la guerra “umanitaria” contro il Kosovo per impiegare legalmente, per la prima volta dal 1945, le truppe tedesche fuori del Paese. Rifiutò però di riconoscere questo territorio conquistato dalla NATO come Stato. A fianco del presidente francese Chirac, s’impegnò altresì fermamente contro la guerra statunitense-britannica in Iraq, ribadendo che non esistevano prove dell’implicazione del presidente Saddam Hussein negli attentati dell’11 Settembre. 

Tentò d’influire sulla costruzione di un’Unione Europea su basi pacifiche. Rafforzò anche i rapporti energetici con la Russia e propose un’Europa federale sul modello tedesco, che includesse a termine anche la Russia, scontrandosi però con la Francia, molto attaccata a un progetto di Stato sovranazionale. 

La cancelliera Angela Merkel è ritornata invece alla politica del suo mentore, Helmut Khol, che nell’arco di una notte, da responsabile della Gioventù comunista della Germania Democratica, l’issò a capo del governo della Germania federale. Sotto stretta sorveglianza della CIA, che non sapeva bene come inquadrarla, Merkel ha consolidato i legami della Germania con Israele e Brasile. Nel 2013, su proposta di Hillary Clinton, ha chiesto a Volker Perthes di studiare la possibilità di rafforzare le forze armate tedesche per far loro svolgere un ruolo centrale nel CentCom, qualora gli Stati Uniti avessero spostato le proprie truppe verso l’Estremo Oriente. Ha ordinato che venisse studiato il modo per gli ufficiali tedeschi d’inquadrare le forze armate dell’Europa centrale e orientale e ha chiesto a Volker Perthes di predisporre un piano per la capitolazione della Siria.

Molto attaccata alle strutture atlantiste ed europee, ha preso le distanze dalla Russia e sostenuto il colpo di Stato nazista in Ucraina. 

Ha preteso, in nome dell’efficienza, che l’Unione Europea potesse imporsi agli Stati membri più piccoli (Trattato di Lisbona). Durante la crisi finanziaria greca Merkel ha assunto un atteggiamento molto duro e ha mosso con pazienza le proprie pedine nella burocrazia europea per far eleggere Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. 

Quando gli Stati Uniti si sono ritirati dalla Siria, ha immediatamente reagito proponendo alla NATO che le truppe statunitensi fossero sostituite da quelle tedesche, conformemente al piano del 2013.
Negli anni a venire la Germania dovrebbe favorire i possibili interventi militari nella cornice della NATO, in particolare in Medio Oriente, e diffidare del progetto di uno Stato sovranazionale europeo centralizzato.

Fattibilità 

È molto strano sentir parlare oggi di “multilateralismo” e “isolazionismo”, di “universalismo” e “nazionalismo”. Sono problemi che non si pongono dato che, sin dalla conferenza dell’Aia del 1899, si è consapevoli che il progresso delle tecniche rende tutte le nazioni solidali. Questa verbosità male nasconde la nostra incapacità a prendere atto dei nuovi rapporti di forza e a immaginare un ordine del mondo il meno ingiusto possibile. 

Soltanto le tre grandi potenze possono sperare di aver i mezzi per realizzare la propria politica. Esse possono raggiungere i propri fini senza fare la guerra, ma soltanto seguendo la linea russa che si fonda sul Diritto Internazionale. Tuttavia, il pericolo di un’instabilità politica interna negli Stati Uniti ora più che mai fa serpeggiare la minaccia di uno scontro generalizzato. 

Lasciando l’Unione, i britannici si sono messi nella condizione di dover ricongiungersi agli Stati Uniti (cosa che Donald Trump rifiuta), pena la sparizione politica. Germania e Francia, nazioni in declino, non hanno altra scelta che costruire l’Unione Europea. Per il momento valutano in modo diverso il tempo a disposizione e la immaginano in modi fra loro incompatibili; il che potrebbe indurle a smembrare l’Unione Europea.
Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

Fonte articolo: https://www.voltairenet.org/

®wld 

giovedì 12 settembre 2019

Almanacco di settembre 2019


di Marcello Pamio


Prima di godersi il quadro geopolitico generale che lentamente sta prendendo forma è necessario fare un saltino indietro di qualche mese, ed esattamente dal 30 maggio al 2 giugno all’hotel Montreux Palace di Vaud in Svizzera. Nella cittadina elvetica affacciata sul lago di Ginevra, si è svolto l’annuale incontro segreto del Gruppo Bilderberg.

Quest’anno tra gli ospiti italiani, a parte l’immarcescibile Lilli Gruber, ha fatto la sua apparizione anche il figliol prodigo Matteo Renzi, il quale è stato invitato dall’élite per ricevere ordini sul prossimo governo italiano e sulla crescente e pericolosa ondata di populismo in Italia.

Ma andiamo per ordine: alle ultime elezioni parlamentari del 4 marzo 2018, il popolo ha votato e in cattedra sono saliti due partiti agli antipodi: Lega e Movimento 5 stelle!

Tutto ovviamente secondo copione, tutto secondo la scriteriata legge elettorale, che impedisce de facto un governo stabile.

Ma il Sistema forse non aveva calcolato l’inarrestabile consenso popolare ottenuto da Matteo Salvini, dettato solo da un profondo malessere generale: della serie la gente iniziava ad avere le palle piene di un Sistema parassitario e mafioso. Così sempre più persone hanno iniziato a seguirlo e soprattutto a credergli. In pratica si stava alimentando un sentimento nazionalista (definito dai media sovranismo), cosa pericolosissima per il Sistema! Pericolo che doveva essere fermato quanto prima.


Anche perché la massoneria franco-tedesca (rappresentata dalla doppia M: Merkel-Macron) non poteva permettere che l’Italia tornasse ad essere la locomotiva economica quale era prima dell’euro; dovevano impedire che tornasse a competere con le loro industrie.

A febbraio 2019 al G7 a Davos, Giuseppe Conte (uomo vicino al vaticano) viene pizzicato dalle telecamere a chiedere aiuto alla Merkel. Quindi abbiamo il premier di uno stato “democratico” che chiede aiuto alla massoneria tedesca, proprio quella che sta affossando l’Italia!

Ma tutti i sondaggi continuavano ad essere a favore di Salvini, mentre i pentastellati perdevano punti costantemente, per cui necessitavano interventi anche dall’interno…

Inizia così il boicottaggio del M5S: politica di totale ostruzionismo nei confronti delle proposte leghiste, come la chiusura dei porti, flat tax, grandi opere, ecc.

L’operazione chirurgica della «Sea Watch» è un esempio illuminante per chi ha ancora il cervello funzionante. Il Sistema ha pagato una squinternata ragazza tedesca per compiere una missione che diventerà la testa di ariete per la distruzione del nemico leghista: doveva prelevare immigrati dalle coste libiche (come fanno tutte le ong) per trasportarli in Italia in barba alle leggi nazionali e internazionali. Doveva proprio violare le leggi, per scatenare la reazione di una parte del governo...

Oggi sappiamo - come ha rivelato l’ex capo dei servizi segreti tedesco Maassen – che la comandante Carola è stata inviata (e pagata) dalla Germania per volontà della stessa Merkel.

Stiamo parlando di un gravissimo incidente diplomatico, di cui nessuno però ha sottolineato la portata, forse perché non viviamo in un paese democratico e sovrano.

I capetti del M5S sapevano benissimo di andare contro gli interessi degli italiani e dello Stato, ma stavano eseguendo gli ordini che arrivano dall’alto. In premio avrebbero ricevuto potere, soldi e qualche poltroncina…


Ricordiamo che il M5S è nato all’ombra del giustizialismo di Tangentopoli, è il topolino partorito dalla Piramide: il classico movimento «anti-sistema» creato dal Sistema stesso, nato con lo scopo di assorbire e convogliare la rabbia, il malcontento sempre più crescente tra milioni di italiani.

Proprio per questo compito furono cooptati Beppe Grillo e la Casaleggio associati.

Era cruciale incanalare il malessere della gente, dando l’illusione del “cambiamento”...


Non ha molto senso a questo punto sapere se Salvini era consapevole o meno di tutto questo diabolico disegno, perché TUTTI fanno parte del meccanismo.

Va detto a onore del vero che la governance del paese era sempre più difficile a causa dei conflitti interni tra le forze politiche (Lega e M5S), per non parlare delle contromanovre e boicottaggi degli stellini: ma può essere questa una valida motivazione per far cadere il governo?

Ovviamente Salvini ha ricevuto ordini ben precisi di togliersi di mezzo al momento opportuno!


Ma mentre il Movimento di Grillo ha ricevuto ordini dalla cricca europea, dalla massoneria che gestisce la finanza internazionale, Salvini da chi li ha ricevuti? Sicuramente non dalla medesima parte, perché egli era inviso proprio per quello che stava smuovendo a livello di pancia degli italiani, quindi cosa rimane? Forse l’America di Trump.

Possiamo dire qualsiasi cosa su The Donald, ma non che con la sua elezione presidenziale non si siano scompigliate tutte le carte del gioco della politica e dell’economia.

Non erano mai venuti fuori così tanti scandali di pedofilia come in questo periodo, e non può essere una banale coincidenza. Piaccia o non piaccia The President è consigliato da personalità potenti e molto astute...

Trump infatti non doveva essere eletto perché il «Deep State» («Potere profondo», il «Sistema», il «Governo ombra») che comanda da decenni aveva puntato su Hillary Clinton.

La Clinton è una marionetta del Sistema, mentre Trump no, per questo è pericolosissimo.

Tornando in Europa, il 22 gennaio 2019 sempre la cricca franco-tedesca ha firmato un trattato di cooperazione tra i due paesi, detto «Trattato di Aquisgrana», proprio per consolidare gli impegni europeisti e contrastare l’America.

La risposta minacciosa della Casa Bianca non si è fatta attendere: dazi all’industria automobilistica tedesca Volkswagen che potrebbero costare all’azienda qualcosa come 2,5 miliardi di euro all’anno, e dazi ai vini francesi. Mossa a dir poco geniale!

A ottobre c’è anche la Brexit che metterà a dura prova non solo Francia e Germania ma l’intera unità d’Europa! Boris Johnson sembra mettercela tutta per portare fuori dalla gabbia europea il Regno di Sua Maestà, e nonostante il fortissimo ostruzionismo interno, dovrebbe farcela!


Qui da noi la goccia che ha fatto traboccare il vaso governativo, togliendo una volta per tutte il velo di Maya dell’illusione, è stata il voto in Europa del M5S a favore di Ursula von der Leyen a Presidente della Commissione Europea. La candidata guarda caso proprio della Merkel e Macron.

L’unica spiegazione plausibile del perché il Movimento ha appoggiato la tedesca, era perché doveva farlo. Punto.

Arriviamo ai primi di settembre con la ridicola votazione interna al Movimento, mediante la «Piattaforma Rousseau», un programma privato gestito e controllato da Grillo e Casaleggio.

Il risultato era scontato e infatti quasi l’80% dei votanti “avrebbe” detto SI al tradimento degli ideali grillini con l’unione tra i due partiti che più si odiavano. Ma gli ordini sono ordini e pur di spegnere il risveglio delle coscienze del popolo italiano bisognava che passasse il SI.

Sicuramente hanno “ritoccato” i risultati (per giunta arrivati dopo ben 1 ora dal termine, cosa questa assurda per una consultazione elettronica, ma aveva bisogno di un po’ di tempo per “correggere” gli errori…) perché moltissimi grillini non erano e non sono d’accordo!

Ma grazie a questa falsa votazione, il M5S è riuscito ad evitare al popolo sovrano nuove elezioni e far tornare al governo (senza che nessuno li abbia votati, come gli ultimi 4 governi) il PD, cioè il partito più indecente che ci sia, quello delle banche, dell’immigrazione di massa, delle massonerie, corporazioni e cooperative. Il partito collegato a Renzi, uomo gestito dal Gruppo Bilderberg

Va detto a questo punto che a livello geopolitico europeo è in atto una guerra senza frontiere tra vari gruppi di Potere…

Un centro è certamente rappresentato dalle massonerie franco-tedesche, quelle che hanno strutturato a loro immagine e somiglianza la carta e i diritti dell’Unione europea.

Poi c’è la City di Londra e l’America che rappresentano due potenti centri nevralgici (la City, Wall-Street e la massoneria RSAA), ultimo ma non per importanza, il polo vaticano dei gesuiti.
Non è a caso che tutti i politicanti alla fine devono sempre passare a ricevere il consenso dalla «monarchia assoluta» gesuitica…

Quindi tedeschi e francesi vogliono a tutti i costi mantenere il controllo sull’Europa, aprendo la strada alla ricchissima Cina. E non a caso la «Via della seta» è un progetto multimiliardario finanziato dai cinesi, ma anche da vari paesi tra cui l’Italia. Si tratta di un corridoio commerciale, appoggiato anche dal nuovo governo PD-M5S, che spalancherebbe le porte al mondo «Made in Cina». Ma all’America una simile apertura non va giù, e proprio per questo stanno lavorando anche sotto banco, per impedirne la realizzazione.

La clessidra che scandisce il tempo a disposizione del “governo della vergogna” è stata girata, e tra scandali internazionali come spygate, pedofilia, pedosatanismo e altri…ne vedremo delle belle prossimamente su questo canale…

 

Fonte: https://disinformazione.it/2019/09/11/breve-analisi-della-situazione-geopolitica/


 

I voltagabbana. E se li minacciassero?

Questo pezzo è ironico e vietato ai cretini. Dunque, non leggetelo. Inoltre, essendo ironico, è tutta fuffa, ricco di suggestioni non comprovate. Insomma, dai, siccome non avete senso dell’umorismo, evitatelo.

Fatta la doverosa premessa, andiamo all’allegra ipotesi bufalara. Tutto parte da una riflessione facebookiana di qualche tempo fa che riguardava la possibilità che la piattaforma Rousseau non potesse esprimere la reale posizione politica degli iscritti al Movimento 5 Stelle, ipotizzando dunque la sua “manipolabilità”. 
L'articolo continua QUI 
 

 

La democrazia sta per collassare 

di Gianluca Riccio 

Negli anni '80 scovò la tendenza degli elettori a votare qualcuno solo per il suo aspetto. Oggi scruta nel futuro della democrazia. E non la vede più.

La democrazia potrebbe essere in dirittura d’arrivo, rimpiazzata da una rete globale di stati autoritari.

Shawn Rosenberg, uno stimato psicologo all’Università della California ha disorientato la platea dell’ultimo meeting della Società Internazionale di Psicologia Politica tenutosi a Lisbona.

Il professore 68enne non è nuovo ad analisi del genere: negli anni ’80 un suo studio mostrò come molto elettori scelgano i candidati solo sulla base del loro aspetto. Secca dirlo, sollevò molte polemiche ma aveva ragione.

Questa volta Rosenberg ha presentato uno studio ancora più articolato che spazia tra la neurologia e la geopolitica, passando per la futurologia. Se disponessi di sole 6 parole potrei riassumere con un concetto molto semplice: la democrazia sta divorando sé stessa, e presto terminerà il suo pasto.

In ultima istanza, nel suo studio Rosenberg ha predetto la fine imminente della democrazia. L'articolo continua QUI


Ivrea: Non fanno entrare le bimbe a scuola ma 
la mamma non si arrende

mercoledì 4 settembre 2019

Il Programma Spaziale Australiano

 

REGNO UNITO, AUSTRALIA, ITALIA, (E CINA) E SPAZIO ...

C'è uno strano articolo fuori dall'Australia che un lettore normale, J.D., ha condiviso, e
alla fine mi viene in mente di lavorare sulla speculazione ad alto numero di ottani. La storia riguarda l'Australia e il suo programma spaziale. Normalmente, la maggior parte delle persone non pensa all'Australia come a un paese con un grande interesse per lo spazio, né alle infrastrutture per sostenere un vasto programma spaziale. Torneremo su quel punto in un momento, ma solo per la cronaca, l'Australia, come la maggior parte dei paesi alleati nella seconda guerra mondiale, è partita con un po 'di bottino tecnologico nazista sotto forma di alcuni razzi V-2. Quindi l'interesse è sempre stato lì. Nel periodo successivo alla guerra, l'Australia fu il luogo scelto dalla Gran Bretagna per testare le sue bombe a sviluppo indipendente e, successivamente, le bombe a h. Più recentemente, in Australia si discute tranquillamente sullo sviluppo delle proprie armi nucleari, ma questa è un'altra storia per un'altra volta. Il punto di tutto questo contesto è semplicemente questo: mentre l'infrastruttura spaziale potrebbe essere piccola, il pool di talenti non lo è, e le cose potrebbero essere impostate per l'espansione di quella piccola infrastruttura nei prossimi anni, e drammaticamente così. Ancora una volta, torneremo su questo. Ecco la storia che J.D. ha catturato e trasmesso:

Obiettivo dei lavori spaziali "realistico" nonostante l'inclusione di avvocati, costruttori di sottomarini e lavoratori NBN

Ciò che attirò la mia attenzione in questo articolo e mi fece partire per il mio viaggio fino alla fine del ramoscello di speculazione ad alto numero di ottani, fu questo:
"La neonata agenzia spaziale australiana è stata "effettivamente notata" dalla comunità internazionale, secondo il Primo Ministro Scott Morrison.

Rimangono tuttavia dubbi sul fatto che l'Australia possa raggiungere l'obiettivo di triplicare i lavori nel settore spaziale locale entro un decennio.

Morrison ha rivelato che l'Agenzia spaziale australiana ha partecipato ai colloqui con le controparti britanniche e italiane durante l'incontro del G7 durante la notte in Francia.

Disse di essere "elettrizzato" e che c'era un "entusiasmo" da parte del Regno Unito e dell'Italia a impegnarsi.

L'obiettivo dell'Agenzia è quello di aggiungere 20.000 posti di lavoro nel settore spaziale (si stima che impiegheranno attualmente 10.000 persone) entro il 2030. (Enfasi aggiunta)"
Questa piccola notizia - che il Regno Unito e l'Italia - ha espresso interesse per l'agenzia spaziale australiana durante il recente vertice del G7 ha attirato la mia attenzione, poiché quei due paesi sono ovviamente i due paesi più in contrasto con Berlino ... ehm ... . l'Unione Europea. I recenti eventi in Italia potrebbero cambiare questo a breve termine, dal momento che il leader del partito M5s ha avviato negoziati con il partito democratico per formare una nuova coalizione con (avete indovinato) il primo ministro recentemente ritirato Giuseppe Conte come primo ministro. A lungo termine, tuttavia, se si verificherà un ritorno alle politiche di Berlino, quel governo, sospetto, non sarà lungo per il mondo, nemmeno per un governo italiano. Ciò lascia ancora una volta l'Italia con il problema di con chi fare affari e che tipo di affari vuole fare. Lo spazio è una scelta naturale e se l'Italia lascia l'UE o modifica i suoi impegni nei suoi confronti, la sua partecipazione all'Agenzia spaziale europea può essere modificata. In altre parole, all'interno o all'esterno dell'UE, l'Italia non deve mettere tutte le sue uova nel paniere dello spazio. Entra in Australia.

Poi c'è il Regno Unito e il nuovo governo Johnson. Come rivedrò in News and Views dal Nefarium, Johnson ha richiesto che la Corona sospenda il parlamento al fine di prevenire qualsiasi processo legislativo dell'ultimo minuto che impedirebbe una dura Brexit il 31 ottobre. Questo ha fatto la regina. Johnson ha ribadito il suo impegno ad andare avanti con la Brexit e lo ha dimostrato con la sua richiesta (anche se, come menzionerò in News e Views, sospetto che potrebbero esserci alcuni fattori in gioco che contrastano leggermente con la narrativa pubblica). Una forte Brexit significherebbe la partenza della Gran Bretagna dall'Agenzia spaziale europea e, per l'industria aerospaziale britannica, si dovrà trovare una sostituzione. Prima del referendum sulla Brexit, avevo previsto che se davvero gli elettori britannici avessero approvato una Brexit, la risposta sarebbe stata quella di rilanciare il Commonwealth sotto forma di blocco commerciale (e culturale), e questo sembra essere ciò che potrebbe essere dietro questi colloqui. Quindi con una piccola previsione: cerca l'Australia per rafforzare il suo programma spaziale - e in particolare la sua capacità di lancio satellitare - con accordi bilaterali commerciali e tecnologici, e in particolare con la Gran Bretagna. L'Italia, sospetto, alla fine arriverà.

In bilico qui, ovviamente, c'è la Cina e, dal punto di vista geopolitico, l'Australia ha bisogno di quell'espansione della propria capacità spaziale indipendente, che tali accordi potrebbero fornire. Se e quando il governo di Trudeau cadrà in Canada, attendiamoci lo svolgersi di incontri interessanti sulle questioni spaziali tra i tre grandi del Commonwealth: Regno Unito, Australia e Canada.



®wld

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