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3114 a.C.

  Il conflitto delle due dinastie Anunnaki: "enliliti/enkiti"   Intorno al 3500 a.C. Marduk tornò dal suo esilio per ripre...

giovedì 4 febbraio 2016

Mar.duk ("figlio del puro cumulo")


Mar.duk ("figlio del puro cumulo"): meglio noto come dio nazionale di Babilonia, dove precedenti testi canonici, come l'Epica della Creazione, furono revisionati per garantirgli la supremazia celeste come Pianeta creatore, cambiando il suo nome da Nibiru a "Marduk". Era il primogenito di di Ea/Enki, nato su Nibiru e portato sulla Terra da sua madre, Damkina.

Responsabile responsabile della morte del fratello minore Damuzi, Marduk venne sepolto vivo all'interno della Grande Piramide, ma venne risparmiato ed esiliato - e infine si attirò le ire degli altri leader Anunnaki, e in particolare di Enlil, quando infranse un tabù prendendo in moglie una donna terrestre (che gli dette un figlio, Nabu).

Testimone della costante, e tuttavia dell'inutile lotta di suo padre Enki con Enlil per i diritti di successione, abbracciò la lotta per la supremazia della quale suo padre, a suo avviso, era stato ingiustamente privato.

Limitato inizialmente al dominio enkita dell'Egitto (dove secondo ZS, era venerato come Ra), i suoi ripetuti tentativi di stabilirsi anche nei domini enliliti sfociarono in episodi tristemente famosi quale la "Torre di Babele", guerre brutali, e l'uso di armi nucleari.

In competizione per la successione con Ninurta, figlio di Enlil, riuscì infine a ottenere il "Rango di Cinquanta" - ma solo dopo che la grande civiltà sumera era stata annientata dal vento nucleare. Fu allora che Babilonia divenne una città imperiale, con un importante recinto sacro, dominato da una ziggurat a sette gradoni, l'Esagil: servì come dimora del dio, come quartier generale e infine anche come sua tomba. 

Secondo storici greci e romani dell'epoca, la tomba di Marduk si trovava all'interno dello ziggurat Esagil, attaccata dal re persiano Serse nel 482 a.C.; ZS è perciò giunto alla conclusione che Marduk morì nel 484 a.C.

Nella sua brama di supremazia Marduk non introdusse il monoteismo; una volta ottenuto il Rango di Cinquanta (NB: il Rango di Cinquanta, in successione arriva subito dopo quello di Sessanta che apparteneva ad ANU), invitò gli altri dèi (inclusi gli enliliti) a dimorare nel sacro recinto di Babilonia, ordinando la costruzione di templi residenziali per loro<: infatti, per essere davvero il Supremo, aveva bisogno della presenza degli altri dèi e del loro riconoscimento.

Marduk: nell'astronomia babilonese, il pianeta di provenienza degli Anunnaki, Nibiru, che i babilonesi ribattezzarono "Marduk". Nel primo millennio a.C., tavolette astronomiche elencate da ZS ne Il Giorno degli dèi, registravano la ricomparsa del pianeta "Marduk" nell'era zodiacale dell'Ariete.

Tratto da: "Le Cronache Terrestri Rivelate"  
http://ningishzidda.altervista.org/   

martedì 2 febbraio 2016

Maledetta CO2

 01/02/2016
Umbria: il cielo di Foligno (Perugia)
nei pressi dell'ospedale

 

Ho voluto caricare questo breve filmato (casereccio) in occasione delle foto che ho ricevuto nell'occasione di una visita fatta all'ospedale di Foligno (PG). Questo per rendersi conto che il problema non c'è solo a Milano ma sussiste su tutta Penisola, da Aosta al Trentino, dalla Liguria (martoriata più che mai) al centro Italia fino alla Sicilia con il suo MOUS e ai terreni/spiagge della Sardegna usati come poligoni di tiro dagli yankee. La domanda d'obbligo è: perché il governo (mai stato eletto) permette tutto questo? La siccità o le precipitazioni copiose stanno devastando il suolo, la terra coltivabile, l'inquinamento dell'acqua, l'aria che respiriamo e la stratosfera. Tutta colpa della CO2? Delle autovetture? Delle Stufe a Pellet e dei caminetti a legna? Dei peti animali degli allevamenti intensivi?
*****
Convegno Internazionale "CHEMTRAILS (Scie Chimiche) Geo-ingeneria e Manipolazione Climatica".

In occasione della Marcia Globale contro le Scie Chimiche in programma per il 23 Aprile 2016 abbiamo deciso di organizzare un convegno con relatori locali, nazionali ed Europei per portare all'attenzione del pubblico questi fatti gravi presenti anche nella nostra città, nella nostra regione. Questo argomento faceva parte del nostro programma elettorale delle elezioni regionali in Umbria 2015. Il nostro intento non è di convincere l'opinione pubblica ma di presentare analisi chimiche, documentazioni fotografiche ed interventi di esperti per aprire una discussione di natura scientifico in merito. Poi ognuno è libero di trarre le proprio conclusioni.
Il sindaco Romizi ha già data la propria condivisione anche con il patrocinio del Comune di Perugia.


Nuvole o scie chimiche ? Umbria, Italia
Scie chimiche: la guerra segreta
Scie chimiche Italia - quanti siamo ?
 
 


Organizzato da Amato John de Paulis 

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L’approccio nei confronti della geoingegneria clandestina in alcuni paesi occidentali
Il libro: Scie Chimiche - La Guerra Segreta
http://www.tanker-enemy.tv/ 
GUERRA CLIMATICA: APPUNTAMENTO FISSO CON ROSARIO MARCIANO' SU "RADIOGODOT.IT". NON MANCATE!
Ogni lunedì dalle 10:00 alle 12:00 interverrò su "www.radiogodot.it" nella trasmissione "Controcorrente". Se avete domande da porre, potrete intervenire inviando un sms o whatzup al numero 331 584 00 60. Vi aspetto!  


Le foto scattate immesse nel video:
http://imgbox.com/E1IgDpbN 
http://imgbox.com/L5lsDiYF
http://imgbox.com/NdvcMeZ0
http://imgbox.com/bQW5mglf
http://imgbox.com/RXPJOeRe
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http://ningishzidda.altervista.org/
 

lunedì 1 febbraio 2016

Tecno-Scimmie


L'invasione delle Tecno-Scimmie. Gli effetti psico-sociali collaterali degli smart-phone e delle nuove tecnologie. 


Il progresso tecnologico umano è il frutto della prodigiosa attitudine della nostra specie a ideare e costruire strumenti per incrementare le nostre capacità naturali motorie, auditive, visive ed espressive. A differenza degli altri animali, l’uomo si è dotato di protesi capaci di aumentare a dismisura il proprio controllo sulla realtà. A partire dai primi tronchi utilizzati come rulli per spostare macigni, passando per la celebrata invenzione della ruota sino ai mezzi di trasporto moderni è stato un progredire di protesi motorie, atte a superare i limiti dati dalla dotazione biologica. Oggi abbiamo aerei, sommergibili e astronavi: protesi motorie. E poi abbiamo occhiali, lenti a contatto e monitor, telecamere, visori a infrarossi: protesi della funzione visiva. L’inventiva e la creatività umana hanno prodotto strumenti musicali e riproduttori di suono come protesi auditive per arricchire la nostra capacità di manipolare e apprezzare il suono. Computer, memory card e schede sd sono l’evoluzione delle prime protesi della memoria: pezzi di corteccia, pietre lisce e tavolette d’argilla usate per scrivere così da ricordare, condividere e diffondere la conoscenza.

Oggi l’immenso numero di protesi tecnologiche umane è una dotazione standard: orologi, telefonini, smart phone, consolle da gioco sono l’armatura minima necessaria per interagire con la nostra realtà, una realtà nuova, totalmente inventata, che gira nei software, si de-materializza nei pixel di foto e filmati, e viaggia costantemente in una nebulosa di dati oltre l’immaginabile. Ma se in passato la tecnologia serviva ad  aumentare la capacità umana di elaborare e gestire la realtà, oggi le nostre sofisticatissime protesi elettroniche sembrano prevalere sull’utilizzatore, che ne dipende in modo passivo e non le utilizza ma ne fruisce in modo superficiale e meccanico. L’essere umano sembra sempre di più un organismo biologico che serve acché le sue protesi funzionino, ne è l’alimentatore mentre non ne è più alimentato, ne è anzi sfruttato ed impoverito.



Tecno-scimmie su Facebook. Per esempio, l’utilizzo di massa di facebook e di altri social-network va ben oltre la funzione di una protesi psicosociale finalizzata ad estendere le proprie comunicazioni e a implementare la capacità umana di interazione. Gli utenti  aprono Facebook preda di una compulsione imponderabile, passano ore a cliccare “mi piace” e ad alimentare il macchinario senza trarne alcun beneficio concreto. Non sanno esattamente cosa stiano facendo, ma lo fanno per ore: la protesi sociale detta loro scelte d’acquisto, influenza la percezione dei rapporti affettivi, li fagocita e li digerisce in un intestino informatico fatto di giochini e di informazioni, assolutamente inutili per chi le acquisisce, ma indispensabili al rafforzamento della protesi tecnologica. Il risultato è un mondo di incompetenti sociali che però hanno 600 “amicizie” virtuali mentre perdono progressivamente le capacità empatiche e comunicative per intraprenderne una davvero autentica.
Impoverimento linguistico da cellulari e smartphone. Ci sono persone che non conoscono il congiuntivo e che ignorano le basi minime dell’interazione umana, persone che però vanno in giro dotate di tecnologie spaziali come touch-screen con wi-fi e telefotocamera dalle quali sembrano letteralmente possedute. Se date un Macintosh a un macaco della savana ottenete lo stesso effetto convulsivo di operazioni ripetute senza senso, di manipolazione continua e scriteriata dell’oggetto tecnologico che purtroppo si osserva guardando umani contemporanei seduti ai tavoli di bar e ristoranti o al cinema. Ovunque, è un pullulare di tecno-scimmie che possiedono una ricchezza lessicale inferiore al T9, il dizionario precariato nelle loro magiche tavolette, e che si baloccano insensatamente con la loro protesi apple. Mentre il loro cervello stalla davanti all’ultima insulsa app acquistata, tipo un simulatore di peti umani (e, purtroppo, non è una battuta)  o l’aggiornamento “Isola dei Famosi”, la loro protesi si arricchisce di un nuovo contenuto utile a sfruttare il suo oramai scimmiesco utilizzatore biologico.

Tecno-scimmia contro homo sapiens. La tecno-scimmia è il modello umano emergente: una sottospecie di homo sapiens asservita alle protesi informatiche. E ne è influenzata a tal punto che persino il suo linguaggio si limita alla sintassi asfittica degli sms e si sostanzia nell’incapacità di comprendere e, meno che mai, di formulare ragionamenti astratti e di riflettere sulla propria realtà e su di sé in modo costruttivo. La tecno-scimmia sbadiglia al primo congiuntivo, sbalordisce davanti a una considerazione originale, ammutolisce annoiata al primo capoverso di un romanzo. Una tecnoscimmia non arriverebbe mai a questo punto dell’articolo che state leggendo, avrebbe già cambiato sito. Viceversa, si eccita sino al parossismo per il nuovo video nonsense su Youtube e sfoggia una cultura enciclopedica su marche di scarpe o sull’intero cast di Amici di Maria De Filippi in n edizioni. Indifferente al valore della reciprocità e dello scambio, la tecno-scimmia passa gran parte del suo tempo ad agghindarsi secondo le istruzioni dei tutorial on-line, spende cifre inverosimili per una t-shirt e trascorre il suo tempo “nei locali giusti”, dove anziché interagire costruttivamente con gli altri, sfoggia la sua protesi tecnologica retroilluminata e mostra agli altri primati presenti fotografie e messaggini.


Lo sfruttamento operato dalla protesi tecnologica sulla mente dell’umano causa un impoverimento della capacità d’iniziativa e della creatività. Tanto esiste una app per tutto, come recita il famoso slogan. Dunque perché la tecno-scimmia dovrebbe impegnarsi attivamente a migliorare la propria vita? Prima o poi farà un semplice download da iTunes e troverà il lavoro (che di solito non ha) o l’occupazione migliore a cui aspira oziosamente come sotto un casco di banane sull’albero che non si prende il disturbo di scalare, l’amore che lamenta di non trovare e gli amici che la deludono (ovviamente su Facebook).

Tecno-scimmie e analfabetizzazione emotiva. Esiste una correlazione tra l’epidemia di tecno-scimmie e il declino della capacità economica del nostro Paese? Tv e cellulari, Internet e quant’altro si comportano sempre di più come dissipatori dell’attenzione e utilizzatori cinici e sfrontati del neurone residuo: l’obiettivo non è certo rafforzare la dotazione biologica intellettuale dell’umano, ma sfruttarla per “fare numeri” e per elevare al massimo grado lo svuotamento delle teste in favore del “riempimento” delle memorie elettroniche che, senza i grandi numeri, non macinerebbero i miliardi che servono alla sua ostinata e vegetale espansione. E poiché non è più l’uomo a usare la tecnologia, ma la tecnologia a usare l’uomo, quello che inquieta è notare che le tecno-scimmie finiscono per adottare nelle relazioni umane lo stesso stile meccanico e anaffettivo previsto dall’interazione con computer e iPhone. Non parlano più con l’amico, ma con la sua protesi informatica, inviando dalla propria comunicazioni generalmente asettiche e comunque emotivamente poverissime. La tecno-scimmia ottimizza propria competenza relazionale sulla base delle macchine e non delle persone: non c’è più spazio per parlare di cosa si provi per l’altro, per capire le emozioni proprie e altrui. Non solo non c’è più lo spazio, ma manca completamente l’abilità di conquistarlo, quella meravigliosa capacità che l’antenato sapiens della tecno-scimmia chiamerebbe empatia.

La mortificazione del corpo.
Lo scenario dell’analfabetizzazione emotiva passa dalla leggerezza con cui le ultime generazioni, vittime del boom di protesi del nuovo millennio, vivono la sessualità e dalla superficialità con cui maltrattano l’unica cosa che possiedono davvero e che non è una protesi: il proprio corpo. Fotografarlo, postarlo, invialo per mms, prostituirlo esibendolo in ammiccamenti da tronisti e corteggiatori di Uomini e donne, emblemi della sottocultura tecno-scimmiesca.
L’abuso del corpo, la sua oggettivazione è forse l’estrema conseguenza della vittoria delle protesi sull’umano. E, purtroppo, è il sintomo di un declino intellettuale che mortifica le emozioni e le banalizza con un commentino su facebook e  con sms di una rozzezza agghiacciante nello stile “Ti amo” “Idem”.

Questo non è uno scenario fantascientifico, ma il racconto di un’invasione psicologicamente e socialmente devastante: quella delle tecno-scimmie.
E non si tratta di un’invasione belligerante, armata e tumultuosa, ma di un dilagare sistemico, incipiente e apparentemente lento dell’apatia, della noia, dell’ozio e della superficialità. Le tecno-scimmie si moltiplicano attraverso tutte le azioni che non compiono, i pensieri abortiti e i sentimenti inespressi. Con inedia, conformismo, passività e a volte e con la prepotenza dell’ignoranza. E non ci sono strumenti elettronici e tanto meno giuridici e istituzionali che possano bloccare questa involuzione. Occorrono invece metodologie psicologiche per promuovere interventi sociali e politici che arginino il degrado. Per bloccare le tecno-scimmie bastano due parole: alfabetizzazione emotiva. Bisogna aiutare le persone a recuperare ciò che la dipendenza dalle protesi elettroniche inibisce ormai sin dall’infanzia: l’empatia, la capacità di riconoscere le proprie emozioni e di comunicarle, la competenza sociale di ascoltare gli altri senza il medium esclusivo di un display. Sarà dura. Le tecno-scimmie odiano gli psicologi.

Fonte originale: http://lifestyle.tiscali.it/socialnews/salute/Secci/15328/articoli/L-invasione-delle-Tecno-Scimmie-Gli-effetti-psico-sociali-collaterali-degli-smart-phone-e-delle-nuove-tecnologie.html

Visto su: http://www.nogeoingegneria.com/motivazioni/sociale/tecno-scimmia-contro-homo-sapiens/



Articolo correlato: Trucioli

domenica 31 gennaio 2016

il conte Kalergi-Il prototipo dell'oligarca


MATTEO SIMONETTI CI SPIEGA IL PROTOTIPO DELL'OLIGARCA

Matteo Simonetti ha tirato fuori dall’oblio della storia un personaggio misterioso, il conte Kalergi, la cui figura merita di essere analizzata razionalmente e senza paraocchi ideologici, dal momento che proprio il mistero che ha circondato la sua azione culturale e politica ha favorito il fiorire di “leggende nere” e interpretazioni complottistiche. L’analisi di Simonetti – contenuta nel libro “La verità sul Piano Kalergi” (Edizioni Radio Spada, 2015) segue con puntualità l’evoluzione del pensiero politico di Kalergi, evitando in tal modo facili mitizzazioni o demonizzazioni.

In realtà ancor prima che l’analisi del suo pensiero è interessante il ritratto biografico che Simonetti ricostruisce. Il conte Richard Coudenhove- Kalergi nacque a Tokio nel 1894 e visse gli anni più difficili del XX secolo per poi morire in Austria nel 1972: un Austria molto diversa da quella che gli diede nobili natali, non più grande impero, ma pronta diventare piccola marca di confine di una nuova entità super-nazionale che mese dopo mese, un po’ farraginosamente, veniva messa in piedi, la Comunità Economica Europea, oggi trasformatasi nella più pressante struttura della Unione Europea. E’ curioso constatare come l’attuale configurazione della UE trovi nel nobile austriaco (ma discendente per parte di madre da una famiglia di samurai giapponesi) uno degli ispiratori e primi fautori.

Kalergi respirò in famiglia l’aria di cosmopolitismo. Il padre parlava ben sedici lingue. E tuttavia ebbe anche una rigida educazione aristocratica e cattolica. Nel 1915 sposò una attrice di ben tredici anni più grande di lui Ida Roland: a quell’epoca la differenza di età doveva essere ben più notevole di come si possa manifestare oggi. E il connubio è forse indice di una attrazione che più che carnale, fu intellettuale.

Kalergi, pur provenendo dall’ambiente aristocratico tramontato con la Grande Guerra, si mosse con disinvoltura nel “Nuovo Mondo” che sembrava dover nascere con gli enfatici XIV Punti di Wilson. Il conte austro-ungaro-boemo-giapponese con risvolti franco-svizzeri, capì che era tramontata la nobiltà di sangue che affondava le sue radici nel Medio Evo feudale, ma un nuovo elitismo avanzava. Élite venali e oligarchie tecnocratiche rivendicavano ora la loro aspirazione alle egemonia. Alla faccia delle masse, che rapite dalle ideologie totalitarie, si affacciavano alle passioni della politica pretendendo – illuse – di poter essere protagoniste del loro destino. Kalergi la pensava diversamente; questo antenato ed ispiratore della futura “Europa Unita” era un rigoroso elitista. E anche per questo si fece massone.

Dalla frequentazione delle logge scaturì la conoscenza dei più ricchi banchieri: barone Louis de Rotschild finanziamenti, i banchieri Warburg, che furono generosi con lui di finanziamenti, che gli permisero di fondare una associazione “paneuropea” nel 1924 e di indire due anni dopo un Congresso Paneuropeo, per mettere in atto gli ideali che aveva scandito in un opera ideata “Pratkischer Idealismus”. Ad essere affascinati da lui furono eredi senza trono come Otto d’Asburgo, ma anche protagonisti assoluti della scena mondiale come il leader britannico Churchill e buoni comprimari come i cattolici-popolari Schumann e De Gasperi. A dispetto dell’oblio che successivamente avvolse la sua figura Kalergi non fu affatto un parvenu nei salotti che contano e neppure un teorico marginale.

Le sue intuizioni anticiparono gli eventi che si sarebbero concretizzati a cavallo del XX e XXI secolo. Nel 1929 per primo suggerì di sottrarre alle sovranità nazionali di Francia e Germania le risorse del carbone e del ferro e di affidarle a un organismo sovranazionale (rigorosamente non eletto…). Quindi propose una unione doganale e una moneta unica, che sotto un unico conio pressasse le economie agricole dell’Europa Mediterranea, i potenti sistemi industriali di Inghilterra e Germania. Una stramba utopia all’epoca, una drammatica coercizione oggi in atto.

Propose anche di creare un Parlamento Europeo e suggerì una sinfonia di Beethoven come inno che soppiantasse gli inni nazionali. Su tutto il quadro delle sue intuizioni dominava una concezione rigorosamente anti-democratica. La sua avversione alle reali volontà popolari si accentuò dopo il fiasco del “paneuropeismo” come movimento politico. Si convinse allora che l’Europa Unita si sarebbe fatta con metodi oligarchici e decisioni calate dall’alto.


Matteo Simonetti – Europa, inganno e immigrazione
  

L’intervento di Matteo Simonetti al convegno “È la stampa, bellezza!“, domenica 24 gennaio 2016 nei pressi di Padova, organizzato da Francesca Salvador (Salus Bellatrix) a cui hanno partecipato, oltre a lui, Giulietto Chiesa, Maurizio Blondet, Bruno Ballardini, Massimo Mazzucco e Fulvio Grimaldi. Nei prossimi giorni saranno disponibili anche gli interventi dei restanti relatori. 

Fonte: http://www.byoblu.com/post/2016/01/28/matteo-simonetti-europa-inganno-immigrazione.aspx
Fonte: http://www.luogocomune.net/LC/index.php/16-geopolitica/4335-matteo-simonetti-europa-inganno-e-immigrazione 

'Piano Kalergi e invasione dell'Europa' 
~ Conferenza don C. Nitoglia 21-9-2015 ~

NB: il video nonostante il link di appartenenza messo è stato rimosso.
Lo si può visionare QUI su youtube 


Articolo correlato: Il Piano Kalergi

venerdì 29 gennaio 2016

Il Sistema Magico Enochiano

La Visione e la Voce
di Sapah Zimii
Tremate voi, O Pilastri dell’Universo, perché l’Eternità è nel travaglio di un Figlio Terribile; essa genererà un universo di Tenebra dal quale balzerà fuori una scintilla che metterà in fuga suo padre.

La Visione e la Voce, XXX Aethyr


Di Sapah Zimii

O uomo, chi sei tu che vorresti penetrare il Mistero? Poiché esso è nascosto alla Fine del tempo.

La Visione e la Voce, XXVIII Aethyr
 
Aleister Crowley è senza ombra di dubbio uno dei Maghi più geniali e dotati del secolo passato, e forse, di molta della storia umana conosciuta. Solitamente si è abituati ad accostare la sua figura ad un certo tipo di cultura che tende a collocarlo tra personaggi ambigui, ma questo avviene a causa di una certa ignoranza persistente, purtroppo, anche nei circoli iniziatici e soprattutto a mezzo di dosi massicce di disinformazione e controinformazione di stampo cristiano.

Per bilanciare questa situazione tenteremo di analizzare aspetti poco conosciuti della sua Opera che sicuramente, invece, meritano una grande attenzione da parte di ogni serio ricercatore spirituale, e in modo particolare da chi sente dentro sé una certa attrazione verso il Sentiero Magico.

Tra i vari meriti che vanno attribuiti a questo Iniziato c’è, senza dubbio la riscoperta e la totale riattivazione del Sistema Magico Enochiano.
Questo tipo di Magia è ancora oggi poco conosciuto e poco praticato persino nei gruppi magici più organizzati per vari motivi ed uno di questi è probabilmente la sua complessità e il suo retroterra dottrinale che equilibra una sua spaventosa efficacia, tanto da renderlo piuttosto pericoloso per il praticante non totalmente preparato.

Ma, in sostanza, da dove proviene questo Sistema di Magia?
Si tratta di un episodio abbastanza unico nella storia della Magia moderna (almeno di quella documentata) che si focalizza in un chiaro intervento da parte di Forze Esterne, aliene, se vogliamo, al nostro Piano Dimensionale che tentano di mettersi in contatto con un Operatore terrestre con vari mezzi.
  


Breve storia del Sistema Magico Enochiano 

Siamo nel Sedicesimo secolo e la persona coinvolta è John Dee, matematico, astrologo e mago alla corte della regina Elisabetta I.

Intorno al Marzo del 1581 e.v. Dee fu afflitto da strani incubi notturni, accompagnati da rumori nella stanza. Questo stimolò la sua curiosità, e lo indusse a tentare una comunicazione con le Entità che, credeva, stavano cercando di contattarlo. Sembra che inizialmente si cimentò lui stesso nella canalizzazione di questi Enti, ma successivamente preferì affidarsi ad altri Medium; il termine medium purtroppo oggigiorno è legato alla letteratura spiritica che ne ha usato in modo distorto il significato; qui intendiamo solamente colui che è soggetto alla visione, cioè un individuo che, già internamente predisposto, viene messo in condizione, a mezzo di rituali cerimoniali, di diventare Veggente, cioè di avere una Visione. La lingua inglese ha un termine molto adeguato e bello per questo ruolo operativo: skryer.

Tecniche che sfruttavano questo tipo di operatività per entrare in contatto con Divinità o Esseri extra-dimensionali erano note ed utilizzate sin dai tempi antichi quando venivano addestrate a questo compito speciali sacerdotesse o, in molti casi, i bambini.

In ogni caso il primo Veggente fu un certo Barnabas Saul, che usò per la Visione un cristallo procuratogli da Dee stesso. La loro collaborazione andò avanti pochi mesi.

Tuttavia un anno dopo l’inizio dei fenomeni, e cioè nel Marzo del 1582 e.v., si presentò alla porta di Dee un uomo che si faceva chiamare Edward Kelley; così ebbe inizio la storia di questo tanto discusso Sistema.
La loro collaborazione andò avanti per anni e portò a risultati assolutamente aldilà di ogni aspettativa. Le prime istruzioni che ricevettero furono incentrate su come realizzare alcuni talismani in grado di far funzionare al meglio le tecniche che si apprestavano ad eseguire; furono date indicazione anche per ottimizzare la Visione con l’uso di cristalli e di uno specchio di ossidiana (questi strumenti sono visibili ancora oggi in una sezione del British Museum).

Dopo le istruzioni preliminari si presentarono a Kelley una serie di Entità definite angeliche (da qui poi il termine Enochiano, in riferimento agli angeli che comunicarono in origine con Enoch). Il punto cruciale delle Comunicazioni fu la dettatura di una serie di Chiamate che avrebbero potuto mettere in contatto gli Operatori direttamente con gli abitanti del Piano Dimensionale desiderato (Aethyr è il termine tecnico utilizzato). Queste Chiamate dovevano essere talmente potenti da essere comunicate lettera per lettera all’incontrario, perché altrimenti, dettate normalmente, avrebbero scatenato forze incontrollabili.
Un’altra loro particolarità era quella di non essere composte in nessuna lingua umana conosciuta: si trattava di una lingua completamente nuova, chiamata appunto Angelico o Enochiano, che tuttavia possedeva una grammatica ed una sintassi propria! 

Nei mesi successivi avvennero comunicazioni e visioni che formarono le fondamenta di un dottrina complessa con una certa vena apocalittica.

Dopo la morte dei due Maghi elisabettiani il sistema sembrò sparire soltanto per essere riscoperto successivamente da un certo Meric Casaubon che, pubblicò nel 1659 e.v. gli scritti di Dee in un corposo volume dal titolo “True and Faithful Relation of what passed for many years between Dr. John Dee and some spirits”. In realtà Casaubon con la pubblicazione di questo materiale voleva dimostrare come la pratica della Magia potesse portare alla perdizione. Fu soltanto per merito suo, invece, che questo corpus di scritti giunse quasi inalterato ad Elias Ashmole, un Massone[1] che per primo lo rimise in pratica; successivamente, al termine dell’800, fu inserito nel corso d’istruzioni della Golden Dawn, il gruppo magico operativo guidato da MacGregor Mathers che rivoluzionò e rivalutò la Magia portandola ad essere la Scienza e l’Arte che oggi conosciamo ed utilizziamo. Naturalmente all’interno della Golden Dawn l’Enochiano subì grosse modifiche e fu adattato ad un utilizzo rituale codificato che fu opera sostanzialmente dei suoi grandi Iniziati.

Qui incontriamo Aleister Crowley, che entrò nell’Ordine nel novembre del 1898 e.v. , il quale riuscì con il suo ingegno a utilizzare e riconfigurare tutto il materiale in suo possesso per ottenere quello che nessun altro prima di lui aveva osato: l’esplorazione completa di tutti i Trenta Aethyr della Cosmogonia Enochiana a mezzo delle Chiamate ricevute da Dee, che mai prima di allora erano state utilizzate in questo modo.

foto di Sapah Zimii
  
 Gli strumenti operativi di John Dee 
conservati al British Museum

La Visione e la Voce 

Il lavoro di esplorazione degli Aethyr da parte di Crowley culminò nella stesura di un particolareggiato diario intitolato “The Vision and the Voice” (classificato nei testi dell’Astrum Argentinum come Liber 418), che rappresenta probabilmente uno dei testi più belli, più ispirati e più complicati di tutta la letteratura crowleyana.

Il testo fu pubblicato inizialmente nel 1911 e.v. come supplemento della rivista “The Equinox”, che era l’organo ufficiale dell’Ordine dell’Astrum Argentinum, di cui Crowley era divenuto Capo, dopo la sua uscita dalla Golden Dawn. Negli anni successivi, tuttavia, continuò a rifinirlo e ad ampliarne le note fino ad arrivare ad una versione definitiva nel 1920 e.v., pubblicata postuma dal suo discepolo Karl Germer nel 1952 e.v..

Negli anni ’70 anche Israel Regardie si cimentò in una ripubblicazione del testo, aggiungendo, però, molte altre note personali.
Crowley iniziò la pratica dell’esplorazione degli Aethyr già nel 1900 e.v., in Messico, seguendo le istruzione del suo grado all’interno della Golden Dawn. All’epoca era ancora molto giovane, sebbene avesse già raggiunto il grado di Adeptus Minor all’interno dell’Ordine, un grado molto elevato che prevede una intensa preparazione, una notevole pratica ed una grande esperienza nella Magia.

Tuttavia riuscì a lavorare solo con il Trentesimo e il Ventinovesimo Aethyr, che sono i più esterni a contigui al nostro Piano spazio-temporale e si rese presto conto che con quel grado e con quella preparazione non sarebbe riuscito a penetrare gli Aethyr successivi, più sottili e maggiormente difesi da Guardiani.
Bisogna assolutamente spiegare che per effettuare questo tipo di lavoro magico occorre essere padroni delle tecniche di Viaggio Astrale, cioè di separazione del Corpo Sottile dal Corpo Fisico e questo Corpo Sottile deve essere addestrato a spostarsi ed interagire con esseri e oggetti indipendentemente dalla sua controparte fisica.

Crowley non riprese questo tipo di operatività sino al 1909 e.v., ben nove anni dopo i primi esperimenti! In questi nove anni si era dato molto da fare ed aveva raggiunto notevoli traguardi iniziatici, ma soltanto in questo anno, improvvisamente, vagando nel deserto insieme al suo amico e discepolo Victor Neuburg (Frater Omnia Vincam) sentì la necessita di riprendere il discorso lasciato in sospeso.

Nella sua autobiografia (Confessions) afferma che improvvisamente mentre si trovava ad Aumale, in Algeria, una Mano scagliò una saetta nel suo cuore per fargli capire che doveva riprendere l’esplorazione interrotta. E’ un modo di dire tipico di Crowley, sempre molto attento ai messaggi che i Maestri Segreti, nei quali aveva riposto la propria vita, gli inviavano spesso sotto forma di segni o sensazioni.

Casualmente aveva con sé i suoi taccuini magici, dove erano annotate le Chiamate, e anche le sue due precedenti operazioni condotte in Messico.
Iniziò così una delle sue più grandi avventure magiche, nel deserto nei dintorni di Bou Saâda, dove per un periodo di circa quattro settimane camminò ed esplorò l’Universo Enochiano al ritmo di un Aethyr al giorno, in alcuni casi anche due.

Si rese conto solamente in anni successivi di avere un particolare legame con questo tipo di Magia in quanto, indagando le sue incarnazioni passate, scoprì di essere una reincarnazione di Edward Kelley,
Vediamo ora dalle stesse sue parole come procedeva per ottenere la Visione:

“… Avevo con me un grande topazio dorato (sistemato in una Croce del Calvario di sei quadrati[2], fatta in legno, e dipinta di vermiglio), incisa con una Croce Greca di cinque quadrati e provvista di una Rosa con 49 petali.

Di solito tutto questo era tenuto in mano. Dopo aver scelto un posto tranquillo, tale da non essere disturbato, prendevo questa pietra e recitavo la Chiamata Enochiana; una volta certo che le forze invocate erano presenti, disponevo il topazio in modo che fungesse in modo non dissimile dallo specchio nella favola di Alice.”


Continua inoltre spiegando meglio alcuni dettagli riguardo l’esperienza del Viaggio e della Visione:

“Avevo imparato a non preoccuparmi di viaggiare in qualsiasi posto desiderato con il corpo astrale. Avevo realizzato che lo spazio non era una cosa in sé, ma semplicemente una conveniente categoria (una delle molte) riferendoci alla quale noi possiamo distinguere tra un oggetto ed un altro. Quando dico di trovarmi in un determinato Aethyr, intendo semplicemente nello stato caratteristico e peculiare della sua natura. I miei sensi ricevevano quindi le impressioni sottili che erano allenati a registrare, divenendo così conscio dei fenomeni di quei mondi, così come gli uomini normali lo sono di questo. Voglio ricordare che quanto ho visto e sentito è stato ripetuto a Frater O.V. che scriveva le mie parole e occasionalmente osservava fenomeni che lo colpivano in modo particolare…”

Sempre nelle sue Confessions riporta come inizio a comprendere l’universalità delle sue visioni:

“Quando raggiunsi Bou Saàda e arrivai al Ventesimo Aethyr, cominciai a capire che queste visione erano, per così dire, cosmopolite. Esse riconducevano tutti i sistemi e le dottrine magiche in un’armoniosa relazione. Il simbolismo dei culti asiatici; le idee dei Cabalisti, ebrei e greci; gli arcani degli gnostici; il pantheon pagano, da Mithra a Marte; i misteri dell’antico Egitto; le iniziazioni di Eleusi; la saga Scandinava; rituali druidici e celtici; tradizioni messicane e polinesiane; il misticismo di Molinos non meno che quello dell’Islam, tutto al proprio posto, senza la minima tendenza al contrasto.”

Questa dettagliata sintesi di tutte le tradizioni avveniva in armonia con l’incedere di un nuovo Potere, un’Energia di carattere universale che già da qualche anno coinvolgeva non soltanto l’Iniziato che stava lavorando con questo sistema magico, ma il mondo intero… l’avvento dell’Eone di Horus. 
 
L’Eone di Horus 

Si è già visto come Dee e Kelley avessero notato una certa tendenza apocalittica nelle comunicazioni angeliche ottenute ed il motivo iniziatico di questo risiede nel principio dei cicli temporali. Ormai è noto a tutti come gli indù dividano il tempo cosmico in diversi cicli temporali l’ultimo dei quali sarebbe il famoso Kali Yuga, nel quale la nostra civiltà si troverebbe in pieno.

Ebbene simili divisioni temporali non sono patrimonio esclusivo della cultura orientale, ma anche i saggi occidentali avevano una visione circolare del Tempo, partendo sempre dal presupposto di un’Età Aurea, che avrebbe lentamente degradato e perduto i suoi valori fino a scendere nella corruzione di una Età del ferro.

L’apocalisse adombrata ai maghi elisabettiani era proprio la svolta temporale verso un’epoca diversa, che gli antichi non esitarono a definire Oscura.
Nell’Occultismo dell’Ottocento questo sentore era molto grande e questo probabilmente spiega anche il grande diffondersi di movimenti e grandi Iniziati che si manifestarono sulla nostra Terra in questo periodo. Tra questi naturalmente vi era Crowley, anche se inizialmente non poteva sapere nulla sul grande ruolo che lui stesso avrebbe giocato in tutto questo. 

Senza entrare troppo nel dettaglio, perché la vicenda richiederebbe una trattazione a sé e si allontanerebbe troppo dal presente articolo, basti dire che nel 1904 e.v. qualcosa accadde… Nelle parole allegoriche di Crowley “il mondo fu distrutto dal Fuoco”.

In parole semplici i moderni studiosi di Magia vedono nell’Equinozio di Primavera del 1904 e.v. il momento in cui è avvenuto un cambio sostanziale nelle Energie che permeano l’Aura del Pianeta, un cambiamento in armonia con le antiche dottrine dei cicli temporali, ma interpretate alla luce di conoscenze gnostiche.
Crowley riprese un tipo di suddivisione temporale settenario, detto eonico, in cui gli ultimi due Eoni passati e quello che si stava per manifestare erano simbolicamente rappresentati dalle energie delle divinità egizie Iside, Osiride e Horus. In questa data avvenne la cosiddetta instaurazione dell’Eone di Horus. La successione eonica spesso viene legata al fenomeno astronomico della Precessione degli Equinozi. 

In ogni ciclo temporale, tradizionalmente, le formule di approccio alla sacralità cambiano in base alle forze predominanti sul Pianeta e chiaramente qui il passaggio stava dalla Formula di Osiride e delle divinità-schiave a quella di Horus, il Figlio Vendicatore.

Considerazioni più tecniche e precise su cosa questo significhi dal punto di vista pratico per chi si incammina in un percorso spirituale le rimando a successive trattazioni e mi riporto rapidamente sul tema enochiano.
Si dice infatti che questo tipo di magia sia estremamente adatta a questo periodo storico/eonico, anzi che le stesse Forze che reggono il Sistema siano forse identiche a quelle che reggono l’Eone.

In ogni caso, come chiunque può capire leggendo anche solo qualche capitolo del testo de “La Visione e la Voce”, l’esperienze vissute da Crowley erano completamente in armonia verso questa nuova interpretazione iniziatica del mondo, di più, lo stavano gradualmente preparando ad esserne il primo portavoce, facendogli conseguire un grado iniziatico elevatissimo, aldilà di ogni immaginazione, aldilà dell’Abisso… 

L’esplorazione degli Aethyr costituì infatti una vera e propria ascesa spirituale per Crowley fino ad arrivare ad un punto cruciale per l’evoluzione di ogni Mago, il limite per ogni essere umano incarnato, aldilà del quale si trascende la condizione umana e si risiede al pari dei cosiddetti Maestri Segreti.
Si può citare il noto autore Kenneth Grant che nella sua opera “Aleister Crowley e il dio occulto” ci fornisce una sintetica definizione del termine “Abisso”:

“Il divario tra il reale e l’irreale, cioè tra il fenomeno e noumeno. Attraversare l’Abisso è l’evento più critico sul Sentiero Spirituale e fare il Giuramento dell’Abisso è la più grave responsabilità che sia mai possibile assumersi. Solamente l’abolizione totale dell’ego, o limitata coscienza individuale, rende possibile un attraversamento coronato da successo”.

Crowley in una sua lettera del 1947 e.v. affronta la questione partendo da un altro punto di vista, forse più chiarificatore:

“A proposito della questione sulla Divinità, è veramente difficile rispondere… Tutto dipende dalla definizione della parola Dio, ma io baso la mia affermazione sul fatto che esistono esseri di una intelligenza e di un potere estremamente superiore a qualunque altra cosa possiamo concepire come umano. […]

Dobbiamo entrare in contatto con queste intelligenze, o dobbiamo sviluppare qualità della nostra mente che siano di questo genere. L’esistenza dell’universo stesso è la prova che dobbiamo farlo. Per semplificare, la Magia è il modo per entrare in contatto con questi Esseri, e il Misticismo il modo per sviluppare la mente sino a uno stato equivalente.”

Lui stesso era riuscito attraverso la Magia ad ottenere un Contatto con queste Intelligenze e per mezzo del Misticismo ad elevare la sua Mente ad un grado tale da trascendere la coscienza umana.

Ecco in estrema sintesi un’avventura spirituale eccezionale, conservata integralmente nello stupendo documento che è il Liber 418, più conosciuto come “La Visione e la Voce”, il resoconto di come un essere umano attraverso l’esperienza e la pratica della Magia Enochiana sia riuscito a raggiungere i vertici dell’Iniziazione.


[1] Fondatore tra l’altro del famoso Ashmolean Museum di Oxford.

[2] Si tratta di riferimenti tecnici a precise istruzioni operative della Magia Enochiana. 
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giovedì 28 gennaio 2016

Il confronto fra Peppa e Masha resta disarmante.


“Prendili da piccoli e le possibilità sono infinite”:
i cartoni animati e il lavaggio del cervello

di Simone Boscali e Enrico Galoppini
  glenn-quagmire-ipersessualita“Prendili da piccoli e le possibilità sono infinite”. Così recita un adagio ripetuto diverse volte nel film con Jet Li Danny the Dog. Una frase che sta ad indicare come un’accorta manipolazione avviata e ripetuta su menti giovanissime in formazione (in sostanza sulla carta bianca) potrà ottenere effetti devastanti quando quelle menti si saranno fatte adulte.

Stiamo parlando evidentemente di bambini, di manipolazione sui bambini, e poiché le adunate oceaniche, i cinegiornali coi gerarchi in divisa e le gigantografie dei leader infallibili sono ormai passate di moda in una civiltà occidentale che non è più capace nemmeno di cogliere la carica romantica di quelle manifestazioni, è meglio occultare detta manipolazione sotto le innocue vesti di un cartone animato.

Vogliamo prendere spunto, per successive osservazioni, dal generoso articolo Dieci motivi per cui vogliamo più Masha e meno Peppa in cui emergono preliminarmente alcuni punti per cui il celebre cartone animato russo “Masha e Orso” è (decisamente) preferibile all’orrenda “Peppa Pig” inglese.
In realtà sulle due serie si possono spendere ulteriori e più profonde osservazioni che le qualificano come autentici riflessi dei rispettivi paesi di produzione, la Federazione Russa e la Perfida Albione.

Peppa Pig è infatti ricca di messaggi occulti, condizionamenti politici e mentali. Come già rilevato nel summenzionato articolo, Papà Pig è fondamentalmente un inetto, e la sua inettitudine viene sottolineata senza pietà dai suoi familiari nelle più diverse occasioni. È vero che è anche molto paziente e comprensivo, anche in situazioni che farebbero scappare la pazienza a un santo, ma ciò non toglie che la figura paterna incarnata dal grosso suino faccia una figura complessivamente barbina. Al contrario di Mamma Pig, la quale è sempre assai efficiente e… lavora, lavora sempre tanto, soprattutto al pc, ma mai in faccende di casa, delle quali anzi si occupa perlopiù il maschio. E lasciamo perdere il transfert psicologico consistente nel vedere “uomini” in animali, e per giunta in quelli più “sporchi” per definizione.

george-con-il-dinosauroIl personaggio del piccolo George (lo stesso nome dell’attuale erede al trono britannico, pur nato diversi anni dopo la creazione della serie) porta sempre con sé un rettile, quella pseudo-rana così mal realizzata nello stile semplicistico di Peppa. Chissà perché nell’entertainment per l’infanzia non mancano mai i “dinosauri”, assieme ad altri rettili e mostri d’ogni genere, così come i pirati (ovviamente simpatici e buontemponi) sono infilati dappertutto: le fortune dell’Inghilterra non sono forse cominciate grazie all’azione di questi “gentiluomini”?

E vi sono delle puntate in cui fa la sua, anzi, la Sua comparsa niente meno che la regina d’Inghilterra in persona a raccogliere gli omaggi dei suini sudditi.
Suini sì, e non solo, perché come già accennato, lo stile semplicistico, grottesco e brutto di questa serie inglese è in realtà anche funzionale a convogliare ulteriori significati.

Non serve un esperto di simbologie per capire quale organo rappresenti la testa dei maialini di Peppa e sappiamo bene che i messaggi trasmessi per mezzo di riferimenti sessuali, qualunque essi siano, sono sempre più efficaci (si pensi alla Air-action/erection delle gomme da masticare, ai re della patatina, alle immagini subliminali diffuse nelle pubblicità e negli stessi film per bambini). Nel caso specifico di Peppa Pig i suini sudditi hanno una testa che ricorda per l’appunto un genitale maschile e che pertanto suggerisce il loro svilimento al livello della “testa di cazzo”, evidentemente necessario per accettare la sottomissione alla casa di Windsor. Sottomissione, certamente, perché dietro la costituzionalità politicamente corretta della monarchia britannica occorre ricordare che la famiglia reale conserva di fatto una posizione di altissimo livello nella gerarchia globale. Aggiungiamo poi che l’ipersessualizzazione dei bambini in tenera età è un preciso obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, funzionale ad avere ragazzi e adulti più manipolabili, e alla stessa imposizione della cosiddetta “ideologia di genere”.

Fermo restando, a questo punto, che la televisione non può mai essere veramente educativa nemmeno quando trasmette contenuti “positivi” data la natura distruttiva del contenitore, il confronto fra Peppa e Masha resta disarmante.

masha&peppaMasha e Orso convoglia messaggi di tradizione e nazionalismo, certamente di una nazione non nostra e che pertanto non dobbiamo mutuare pappagallescamente, ma sicuramente si tratta di valori genuini e non dettati dai soliti fini oscuri: si pensi ad esempio ai numerosi riferimenti militari dell’oggettistica di Orso (il cappello da guardia bolscevica piuttosto che i due modellini di aerei con la stella rossa) o alla stessa incarnazione da parte di Orso dei comportamenti tipo del russo (l’amore per l’arte e la musica, una biblioteca ricchissima, un ritmo di vita lento). E infine, Masha in effetti non sembra avere genitori, cosa che può andare a sfavore di questa serie. Ma il ruolo di mamma e papà viene interpretato niente meno che da un animale che rappresenta tradizionalmente la nazione russa per cui è come se Masha fosse figlia della Russia (e la sua immagine di bimbetta energica in abiti tradizionali è coerente con questo) e quest’ultima potesse quindi essere la vera genitrice dei propri figli. Un’idea quanto mai rivoluzionaria e controcorrente nell’Occidente allo sbando.

Fonte:

mercoledì 27 gennaio 2016

“l'ibrido costantiniano”

 

L’epoca post-costantiniana: il dominio della teologia 

Durante i primi tre secoli della nostra era il Cristianesimo era come un tesoro incommensurabile che gli Apostoli avevano consegnato a uomini d’altissimo valore: i primi cristiani.Secondo lo storico americano David Bercot il Cristianesimo era protetto da quattro poderosi muri.
Innanzitutto vi era la forte convinzione che l’ultima rivelazione fosse stata scritta nei libri del Nuovo Testamento, il cui Canone era già in uso intorno alla fine del II secolo (Frammento muratoriano). Vi era pertanto un'idea ultra-conservatrice che equiparava ogni possibile aggiunta ai testi sacri e ogni cambio come un errore grave.  


Il secondo muro era la separazione della Chiesa dal mondo. Nessun cristiano era impregnato di potere e nessun cristiano viveva in modo mondano. Il terzo muro era la pratica di inviare le domande su possibili dispute ai membri del consiglio delle Chiese, dove gli Apostoli avevano insegnato.
Il quarto muro era l’indipendenza delle varie Chiese, l’una dall’altra. (Gerusalemme, Antiochia, Alessandria d’Egitto, Costantinopoli, Efeso, Corinto, Roma). Questo fatto rendeva praticamente impossibile che un insegnamento errato si estendesse rapidamente tra i credenti. 


Durante il secondo e il terzo secolo le persecuzioni ai cristiani continuarono. Tuttavia intorno alla fine del terzo secolo, alcuni cristiani iniziarono ad adottare uno stile di vita più mondano, e iniziarono a vedere le loro guide spirituali più come sacerdoti cerimoniali, che come predicatori, maestri di vita e d’integrità. Inoltre il vescovo di Roma iniziò ad imporre la sua autorità sulle altre Chiese (1).


Durante questa situazione, il potere imperiale non era racchiuso in un solo uomo. Nel 306 d.C. Severo governava l’Italia e la costa africana corrispondente all’attuale Tunisia e Algeria, Costantino governava la Gallia e altri due uomini governavano la parte orientale dell’impero. Dopo che Severo fu sconfitto da Massenzio, Costantino si dichiarò legittimo imperatore dell’impero romano d’Occidente. 


Nel 312 d.C. Costantino e il suo esercito marciarono verso Roma. Prima dello scontro con Massenzio accadde un fatto strano, che indirettamente influenzò tutto il mondo occidentale. Lo storico Eusebio (265-340 d.C.), narra questo fatto, nella sua “Vita di Costantino” (2): 


Disse che a mezzanotte…vide con i suoi occhi il segno di una croce di luce nei cieli, sovrapposta al sole, con le parole: con questo segno sarai vincitore. (in hoc signo vinces)

Inoltre Costantino disse che Gesù Cristo gli era apparso in sogno e gli aveva detto che facesse dipingere il segno della croce negli scudi utilizzati dai soldati.

L’esito della battaglia fu favorevole a Costantino, che attribuì la vittoria al “Dio dei cristiani”. Costantino si convertì così nell’unico imperatore d’Occidente.
In seguito successe un fatto molto importante per la storia del mondo occidentale. Come sappiamo la religione romana era civica, nel senso che si attribuiva il successo e la prosperità agli dei che erano stati adorati. Costantino credeva realmente che il “Dio cristiano” gli avesse propiziato la vittoria e questo stesso Dio potesse proteggere l’impero, sempre e quando gli imperatori gli rendessero culto. Pertanto Costantino decise di rendere lecita la religione cristiana. Con l’editto di Milano (313 d.C.), l’imperatore Costantino e Licinio (Augusto d’Oriente) decretarono la libertà di culto per ogni religione in tutto l’impero. 


«Noi, dunque, Costantino Augusto e Licinio Augusto, essendoci incontrati proficuamente a Milano e avendo discusso tutti gli argomenti relativi alla pubblica utilità e sicurezza, fra le disposizioni che vedevamo utili a molte persone o da mettere in atto fra le prime, abbiamo posto queste relative al culto della divinità affinché sia consentito ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la Divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità.»

Con questo editto Costantino non esigeva che nessuno si convertisse al Cristianesimo, ma il fatto stesso che lui si professasse cristiano (anche se non ne aveva colto il senso profondo), diede alla religione cristiana un certo prestigio. Quindi Costantino decise che ogni proprietà confiscata ai cristiani durante le persecuzioni di Diocleziano avrebbe dovuto essere riconsegnata. Inoltre ogni casa di preghiera che era stata bruciata avrebbe dovuto essere ricostruita a spese dello Stato.


Presto si rese conto che la maggioranza dei vescovi cristiani stava vivendo nella povertà. Gli offrì pertanto un salario e protezione. Consentì che le Chiese potessero ricevere beni in eredità. Concesse l’istituzione di una sorta di tribunali vescovili (episcopalis audientia) ai quali i cristiani potevano accedere per dirimere le loro controversie. Inoltre, esentò dal pagamento di imposte tutti i vescovi e le loro proprietà.
Incredibilmente, i cristiani passarono così in pochi anni da una minoranza perseguitata, ad essere i favoriti della corte. Ecco che lentamente, lo spirito ultra -conservatore dei primi cristiani, si trovava ad essere in pericolo.

Durante il periodo dei primi cristiani, per esempio, nessuno aveva mai pensato di pagare dei salari ai vescovi, ma quando Costantino lo fece, loro accettarono. Nessuno aveva mai pensato che fosse giusto essere esenti da imposte, ma quando Costantino li esentò, loro accettarono. Nessuno aveva mai pensato che fosse giusto vivere in un palazzo sontuoso, ma quando Fausta, la seconda moglie di Costantino, concesse la Domus Faustae (nell’area del Palazzo Laterano) a Milziade, il vescovo di Roma, egli accettò senza riserve.
Cosa ottenne l’imperatore in cambio di tutti questi favori e privilegi?

Già nel 314 d.C., quando ci fu una polemica tra donatisti e cattolici, fu Costantino a dirimerla e a dare ai cattolici la priorità e il riconoscimento di essere la legittima corrente della Cristianità. L’intervento di Costantino per dirimere la polemica con i donatisti, fissò un precedente, a partire dal quale l’imperatore ottenne il diritto di convocare concili e decidere sulle controversie religiose. Inoltre Costantino non era più considerato una “divinità”, come i precedenti imperatori, ma siccome il vescovo di Roma lo riconosceva, ecco che otteneva il “diritto divino”, ossia il “diritto di regnare consacrato da Dio”. Costantino però aveva più potere temporale rispetto al vescovo di Roma, nel senso che veniva considerato come fosse una specie di vescovo al di sopra delle parti, o vescovo universale.

Proprio per aver decretato che le Chiese cristiane fossero ricostruite a spese dello Stato, Costantino ottenne voce in capitolo nell’ambito della religione cristiana. Gli edifici religiosi non dovevano solo essere più grandi, dovevano essere sontuosi. Seguendo questo ragionamento materiale fece costruire le Chiese con colonne ciclopiche e le fece decorare con marmi eleganti e costosi. Credeva realmente che se lui avesse benedetto la Chiesa, Dio avrebbe benedetto l’impero. Aveva semplicemente continuato a seguire gli schemi della religione romana, propiziandosi il “Dio dei cristiani”. Ma non sembra che Costantino fosse un cristiano “nato di nuovo”.

Come fu possibile che i cristiani del IV secolo si allontanarono dalla credenza originale di Gesù Cristo? Loro pensarono che Dio stava inaugurando una specie di nuova era dell’oro, durante la quale le persecuzioni erano finite, e finalmente si poteva vivere abbracciati con il potere e nella mondanità. Ma nel Nuovo Testamento non vi era nessun passaggio che giustificasse questa supposta era dell’oro. Pertanto trovarono alcuni passi dell’Antico Testamento che giustificavano questa situazione rinnovata. Invece di avanzare verso l’uomo rinato, tipico del Nuovo testamento, retrocedettero ad alcuni concetti tipici dell’Antico Testamento. Ecco perché ci si riferisce al concetto di “ibrido costantiniano”. In questo ibrido, inventato da Costantino, si tentarono di adattare alcuni precetti del Nuovo Testamento alla morale e allo stile di vita dell’Antico Testamento. Metà dell’ibrido era lo Stato e l’altra metà era la Chiesa. Fu una specie di ritorno al modello del vecchio stato d’Israele. Solo che adesso era più grande, in quanto includeva l’impero romano. In molti punti l’ibrido costantiniano assomigliava all’Antico Testamento. Per esempio nel concetto di ricchezza. Siccome nell’Antico Testamento non vi sono particolari esortazioni a non accumulare ricchezze, anche nell’ibrido non vi furono, e pertanto ci si allontanò dai precetti evangelici, dove la ricchezza non poteva essere centrale nella vita di una persona. I giuramenti erano leciti nell’Antico Testamento e pertanto tornarono ad essere leciti nell’ibrido, mentre nel Nuovo Testamento non era lecito giurare, in quanto una persona doveva avere onore.

La violenza era completamente avversata nel Nuovo Testamento. Addirittura bisognava amare i propri nemici. I cristiani dell’ibrido tornarono invece ad una morale tipica dell’Antico Testamento: “occhio per occhio, dente per dente”.

Già nel quarto secolo tornò lecito rispondere con la forza alle provocazioni e affermare con la violenza le proprie idee. Naturalmente nell’ibrido ci furono anche cose positive: Costantino promulgò leggi per aiutare le famiglie povere, condannò l’immoralità sessuale e la stregoneria. Proibì i crudeli combattimenti dei gladiatori, dichiarò illegale la prostituzione, e osteggiò il concubinato. Però l’unico modo per castigare i comportamenti contrari alla morale era con la forza bruta. Pertanto decise che i castighi per comportamenti contro il costume sessuale dovessero essere attuati con metodi orribili: praticare la tortura, bruciare vive le persone, o far cadere del piombo fuso nella gola dei condannati.

Con il tempo Costantino diventò un governante crudele. Dopo aver sconfitto Licinio, utilizzando anche truppe di cristiani, gli concesse di restare in vita, ma dopo pochi mesi lo fece assassinare. Poi, vedendo nemici in ogni dove, fece assassinare suo figlio Crispo e sua moglie Fausta. Nessun vescovo gli chiese di pentirsi per questi fatti.

Durante 280 anni il Cristianesimo antico non era cambiato, proprio perché era protetto dai quattro muri descritti al principio di questo articolo. Ma ora il muro esterno, lo spirito ultra-conservatore della Chiesa primitiva, era minacciato. Ecco che i cristiani iniziarono a pensare che il cambio non poteva essere sinonimo di errore, ma forse poteva portare a miglioramenti. E’ come se i cristiani si dissero a se stessi che Dio aveva cambiato le regole. Vediamo a tale proposito uno scritto di Eusebio (3):

“A tutti quelli che consideravano questi fatti, gli doveva sembrare che una fresca e nuova era fosse cominciata ad apparire e una luce, prima sconosciuta, iniziava a sorgere dall’oscurità verso la razza umana. E tutti dovettero confessare que queste cose erano opere di Dio che ci aveva dato questo pio imperatore per contrarrestare la moltitudine degli empi”.

La Chiesa già non equiparava il cambio all’errore, ma iniziava a pensare che il Cristianesimo avrebbe potuto cambiare per migliorare. S’iniziava a pensare che forse il Cristianesimo apostolico era solo l’inizio di nuove e più sublimi rivelazioni. A tale proposito si ricorda che i cristiani del IV secolo applicavano alla Chiesa la profezia di Aggeo (2, 9), sulla ricostruzione del tempio (4):

“E la gloria di questa casa sarà più grande di quella di prima”.

L’altro muro che aveva difeso la Chiesa durante i primi tre secoli era la separazione dal mondo. Per la prima volta nella storia essere cristiano dava prestigio sociale e molti cristiani accedettero alle cariche pubbliche.

In passato l’essere cristiano presupponeva una fede reale, e un cambio di vita radicale. Nel IV secolo l’essere cristiano indicava che una persona approvava un credo particolare e partecipava a vari riti cristiani, come il battesimo e l’eucarestia. Ma già non significava che questa persona avesse realmente cambiato vita.

La Chiesa iniziò ad adottare i metodi del mondo. Per esempio questo cambio si vide anche nel modo come i cristiani si opponevano al potere. Durante i primi tre secoli i cristiani quando erano perseguiti fuggivano, e se catturati, non opponevano resistenza.

I cristiani del IV secolo invece se erano destinatari di un ingiustizia o di una persecuzione, non avevano la benché minima intenzione di non opporre resistenza e ovviamente neppure di accettare la tortura o la morte.

Per esempio quando il figlio di Costantino inviò uno dei suoi generali a Costantinopoli nell’intento di sostituire il vescovo della Chiesa, invece di accettare quella decisione, la folla, composta da cristiani, appiccò il fuoco alla casa del generale. Quando poi il generale uscì in strada, fu ucciso (5)(6).

In generale l’attitudine dei cristiani, e specialmente di quelli che avevano posti di potere, era cambiata. In pochi anni i perseguitati, si ritrovarono ad essere persecutori. Costantino pensava che sarebbe stato meglio che non ci fossero eresie, in modo da individuare un modello da seguire.

Vediamo il pensiero di Costantino, riportato da Eusebio di Cesarea (7):

Vengano edotti pertanto, attraverso questo statuto, i Novaziani, i Pauliziani, i Montanisti e tutti quelli che appoggiano eresie attraverso le proprie assemblee private…sappiamo che le loro offese sono abominevoli e atroci e che un solo giorno non basterebbe per raccontarle tutte…come già non è possibile tollerare i loro errori terribili, li avvertiamo che nessuno di loro dovrà riunirsi da qui in avanti. Per tanto abbiamo ordinato che i loro siti di riunione li siano chiusi. Ed è pertanto proibito portare a termine i loro culti e superstizioni e le loro inutili riunioni, non solo in pubblico, ma anche in luoghi privati o in qualsiasi altro luogo.

Solo una decade prima, essere cristiano era un crimine. Però adesso il crimine era essere eretico. In effetti, oltre al Cristianesimo apostolico, si erano sviluppate anche altre tendenze, che vedevano Gesù Cristo non come il Verbo incarnato, il Figlio di Dio, ma solamente come un “ponte”, per poter raggiungere Dio. Queste visioni differenti di Gesù Cristo, che non rispecchiavano la credenza originale del I secolo, erano state confutate a partire da Ireneo nel II secolo, ma mai combattute con la violenza. Per Costantino queste dispute sulla vera essenza del Cristianesimo erano una minaccia alla stabilità dell’impero. Per governare ci voleva una sola fede, non importa che fosse un ibrido tra credenze cristiane originali, un parziale ritorno all’Antico Testamento (Agostino d’Ippona nel secolo successivo avvallerà la guerra giusta, vedi nota 8) e sincretismo con religioni solari (culto per il Sol Invictus). I cristiani eretici, come nel caso degli ariani, dovevano essere silenziati e avversati con ogni mezzo.

La controversia principale iniziò tra Alessandro, il vescovo di Alessandria d’Egitto e Ario, un presbitero di Alessandria. Ario, contraddicendo le scritture, sosteneva che il Figlio di Dio non poteva avere la stessa natura del Padre. Pertanto per Ario il Figlio di Dio non poteva essere co-eterno con il Padre.

Costantino decise pertanto che un concilio dei vescovi dovesse tenersi a Nicea (attuale Turchia), in modo da decidere una volta per tutte quale fosse la credenza cristiana originale e darle lo status di dottrina.

Lo stesso Costantino presidiò il Concilio, al quale parteciparono oltre 300 vescovi dell’oriente e dell’occidente. Lo stesso Costantino propose la redazione di un “Credo” dove fosse indicata la credenza cristiana e la dottrina della consustanzialità, racchiusa nella parola greca “homoousios” termine che si traduce: “della stessa sostanza”. Questa decisione di dichiarare il Padre e il Figlio della “stessa sostanza”, concordava esattamente con le scritture del Nuovo Testamento, ciononostante, il termine “homoousios” anche se non appare nelle sacre scritture, fu incluso nel “Credo Niceno”, al quale fu data un’importanza massima, quasi paragonabile alle scritture. Con il Concilio di Nicea pertanto si era creato un precedente, nel senso che si aveva “aggiunto” un qualcosa alla credenza originale, scritta nel Nuovo Testamento. E’ come se si fosse accettato che esiste una credenza essenziale, senza la quale non potemmo salvarci, che non si esprime in modo specifico nella scrittura.

La maggioranza dei vescovi sancì la consustanzialità del Padre con il Figlio e la pre-esistenza del Figlio (come si evince dal Vangelo di Giovanni). I più notabili furono Alessandro di Alessandria, Eustazio di Antiochia, Atanasio, Marcello di Ancira (Ankara). Cinque vescovi tra i quali Ario, si erano negati a firmare il Credo Niceno (9). Quello che interessa, è l’attitudine aggressiva dell’imperatore, che decretò:

Se si trovasse alcun trattato di Ario, che sia bruciato, in modo che non solo la sua dottrina corrotta sia soppressa, ma che non rimanga alcun ricordo della stessa. Per tanto decreto che se qualcuno fosse sorpreso ad occultare un libro di Ario e non lo presenti all’autorità per bruciarlo, gli sia data la pena di morte.
(10).

Ecco a che punto si era arrivati: chi non la accettava il Credo Niceno, e occultava libri di Ario, doveva essere messo a morte. Un atteggiamento non proprio evangelico.

Costantino inoltre pensò che la Chiesa doveva essere organizzata sulla falsariga dell’impero romano. In questo modo secondo Costantino, sarebbe stata più forte e si sarebbero evitati scismi futuri. Pertanto ad ogni vescovo si dava una diocesi, (dal greco: διοίκησις, unità amministrativa dell’impero romano).

Con il tempo il potere dei vescovi metropolitani, ossia i vescovi delle città principali dell’impero, crebbe notevolmente. Nessun nuovo vescovo poteva essere nominato senza il permesso del vescovo metropolitano.

Riassumendo, con il Concilio di Nicea si pose fine all’indipendenza delle congregazioni individuali. Da ora in avanti qualsiasi cambio o aggiunta alla dottrina, poteva spargersi rapidamente a tutte le Chiese. In pratica si era stabilita una gerarchia piramidale, con al suo vertice la Chiesa di Roma, mentre prima, fino al 313 d.C. vi erano varie Chiese, nessuna però soggetta alle altre. In un sol colpo caddero il terzo e quarto muro a difesa del Cristianesimo antico.

Subito dopo Nicea, si ebbe una reazione conservatrice. Ci si rese conto che qualcosa era cambiato, ma ormai la Chiesa, invece di sconvolgere il mondo (Atti degli Apostoli 17, 6), stava sprofondando nel mondo. I conservatori, che vedevano il cambio come un errore, avevano notato che nel Credo Niceno si erano utilizzate parole non presenti nelle scritture come “homoousios”. Un personaggio importante di questo periodo fu Atanasio, che fu vescovo di Alessandria d’Egitto, dal 328 al 373 d.C.

Fu proprio Atanasio che contrastò il movimento conservatore, il quale basava la sua credenza più sulle scritture che sul Credo. Apparentemente Atanasio difendendo il Credo, voleva preservare la fede originale dei primi cristiani apostolici, ma in seguito, il Credo divenne importante come le scritture, essendo, secondo Atanasio, ispirato da Dio.

In realtà, il proposito di Costantino, ovvero quello di unificare la Chiesa in una sola credenza e annullare le dispute teologiche, fallì.

Fu proprio dopo Nicea, infatti, che si moltiplicarono le divisioni tra le varie correnti cristiane. In effetti la controversia ariana non finì affatto con il Concilio di Nicea. Uno dei vescovi ariani più in vista, Eusebio di Nicomedia, che fu vescovo di Costantinopoli dal 339 al 341 d.C., ottenne un grande prestigio quando battezzò Costantino sul punto di morte, nel 337 d.C. Seguirono vari concili minori e dispute teologiche sulla consustanzialità del Padre e del Figlio. Pochi anni dopo, alle dispute sulla consustanzialità del Padre con il Figlio, si aggiunsero anche quelle sulla natura dello Spirito Santo, la cui Divinità veniva negata dal vescovo Macedonio di Costantinopoli (342-360 d.C.).

Nel 381 d.C. ci fu un altro Concilio dei vescovi, che questa volta si tenne a Costantinopoli. Fu l’imperatore Teodosio che lo convocò, nel 381 d.C., con lo scopo di riunificare le varie controversie dottrinali che minacciavano la Chiesa e quindi indirettamente, l’impero.

La principale decisione del Concilio di Costantinopoli fu la proclamazione del Credo Niceno-Costantinopolitano. Al Credo Niceno si aggiunsero alcune frasi (in grassetto), tra le quali la più significativa fu:

Credo nello Spirito Santo, che è Signore e da la vita e procede dal Padre e dal Figlio

Con questa frase, ribadendo la Divinità del Figlio e dello Spirito Santo si condannavano gli ariani e i seguaci di Macedonio.

Inoltre al Credo Niceno si aggiunse la frase:

si è incarnato nel seno della Vergine Maria

Con la introduzione del nome di Maria, si posero le basi per le successive dispute teologiche sulla natura della madre di Gesù Cristo, che lentamente aprirono la strada a nuovi e ulteriori dogmi, che si sancirono poi nel Concilio di Efeso del 431 d.C.

Era il dominio della teologia. Ma la teologia, pur avendo la sua importanza, se diventa centrale, svia il credente da una vita di fede, carità e speranza. In pratica molti cristiani davano approvazione ad un Credo, ma nella sostanza non erano più disposti a cambiare le loro vite per Gesù Cristo. In pratica lentamente si dava più importanza alla teologia cristiana che alla vita cristiana. Nel corso del IV secolo le discussioni di teologia erano quotidiane, ma da allora la Chiesa non ha visto un solo anno totalmente libero da questioni teologiche. Solo un secolo dopo il Concilio di Nicea non era più sufficiente conoscere la Bibbia per poter aiutare una persona ad avvicinarsi al messaggio di Gesù Cristo. Era necessario studiare gli scritti dei Padri della Chiesa e i decreti dei vari concili. In pratica non era più importante avere una profonda conoscenza della Bibbia, ma era necessario sapere quello che la Chiesa aveva sancito. Questo portò con il tempo a considerare la Bibbia un libro pericoloso. Infatti nel 1229 nel sinodo di Tolosa si proibì il possesso della Bibbia per i laici.

A questo punto sarebbe stato necessario un predicatore come Pietro o Paolo di Tarso, per riportare alla freschezza propria del messaggio apostolico, ed invece arrivò un grande filosofo, che però era funzionale all’ibrido costantiniano, inserendosi perfettamente in quel tipo di architettura sociale: Agostino d’Ippona.

YURI LEVERATTO
Copyright 2016

Bibliografia:
Che parlino I primi cristiani, David Bercot
Il Regno che sconvolse il mondo, David Bercot
Storia ecclesiastica, Eusebio


Foto: l'imperatore Costantino.

Note:
1-Cipriano – On the Lapsed and Commodianus Instruction on Christian discipline: “E a questo punto sono indignato per la evidente follia di Stefano che si vanta del suo vescovato e afferma che ha la successione di Pietro, sui quali furono poste le fondamenta della Chiesa.
2-Eusebio, la vita di Costantino, 1, cap. 28
3-Eusebio, la vita di Costantino, 3, cap. 1
4-Eusebio, Storia ecclesiastica 10, 4, 36
5-Socrate scolastico, Storia della Chiesa, tomo 2, cap. 13
6-http://www.newadvent.org/fathers/26012.htm
7-Eusebio, Costantino, tomo 3, capitoli 64-65

8-Ecco una citazione di Agostino d’Ippona tratta dal suo scritto contra Faustum: “Cosa c’è da biasimare nella guerra? L’uccidere uomini che un giorno dovranno morire? Questo è un biasimo non degno di uomini religiosi.... No, male è piuttosto la volontà di fare il male, la crudeltà della vendetta, il furore e la brama di potere... talvolta è necessario che gli uomini buoni intraprendano la guerra contro gli uomini violenti per comando di dio e del governo legittimo quasi costretti dalla situazione al fine di mantenere l’ordine.”
9-Socrate scolastico, Storia, tomo1, cap. 8
10-Socrate scolastico, Storia, cap. 911-Gibbon, il declino e la caduta dell’impero romano, 252

Fonte: http://yurileveratto2.blogspot.com.co/2016/01/lepoca-post-costantiniana-il-dominio.html

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