venerdì 16 marzo 2012

un'illusione d'immortalità, prima e seconda parte


Prima parte già pubblicata il 20 gennaio 2012 

I traduttori della Bibbia ebraica ingaggiati da Re Giacomo, e in pratica tutti quelli venuti dopo di loro, hanno fatto del loro meglio per instillare nelle varie fasi della Creazione descritte nella Genesi un senso dello spirito divino, una maestosa soggezione nei confronti del Creatore di tutto.

I "venti" (satelliti) di Nibiru/Marduk, Ru'ah in ebraico, sono diventati lo spirito (di Dio) che si libra sopra il caos oscuro, gli Elohim che creano l'Adamo <<a nostra immagine e somiglianza>> soffiano un "alito di vita" (Neshamah) nelle sue narici e gli danno un'anima.

Nel discorso do Zacharia Sitchin nei suoi libri ci si è fermati qua e là per: a) mettere in evidenza gli errori derivati da traduzioni sbagliate e b) mostrare gli esempi in cui l'ebraico è una traduzione letterale di un termine sumero, identificando la fonte parola per parola e rendendo più chiara la comprensione del verso.

Fu il rinomato sumerologo Samuel Noah Ktamer a far notare che nel racconto della creazione di Eva dalla costola di Adamo (Tsela in ebraico) il redattore ebraico doveva aver preso il termine sumero Ti con il significato di "costola": giusto, tranne per il fatto che in sumero un Ti che veniva pronunciato in maniera simile voleva dire "vita", come in Nin.ti (= "Signora vita").

In pratica, si era preso da Adamo ciò che è "vita", il DNA, e lo si era manipolato per ottenere un cromosoma genetico femminile. Questi esempi vengono in mente quando si legge l'effettiva formulazione sumera usata da Ziusudra (Noè) per spiegare a Gilgamesh come Enlil gli avesse concesso la "vita di un dio".

Ti Dingir.dim Mu.un.na Ah.e.de
Zi Da,ri Dingir.dim Mu.un.na.Ah.e.de

Qui vengono usati due termini sumeri, Ti e Zi, entrambi di solito tradotti con "vita", ma qual era la differenza?  Il meglio che si possa stabilire è che Ti sia usato per indicare gli aspetti "fisici" divini, mentre Zi esprimeva il funzionamento della vita, il modo in cui la vita si svolge.

Per rendere particolarmente chiaro questo significato, l'autore sumero aggiunge il termine Da.ri (= "durata") a Zi: a Ziusudra furono concessi sia gli aspetti fisici della vita divina sia le sue caratteristiche di durata. Di solito le due righe vengono tradotte così: <<Vita come come quella di un dio gli dà, un'anima eterna come quella di un dio crea per lui>>.

Sicuramente una traduzione eccellente, ma che non rende l'esatto significato del magistrale gioco di parole dello scrittore sumero, che ha usato una volta Ti e l'altra Zi (come Ziusudra) nella linea successiva. Alla vita di Ziusudra non fu aggiunta "un'anima", ma la durevolezza.

Seconda parte: illusione dell'immortalità

Non c'era l'immortalità fra gli Anunnaki, e neppure la pretesa di esseri immortali. C'era un'illusione d'immortalità, dovuta all'estrema longevità.

Quella longevità era apparentemente associata alla vita su Nibiru e non semplicemente dovuta a qualche cibo particolare di quel pianeta, perché altrimenti che senso avrebbe avuto l'incoraggiamento di Ninsun a Gilgamesh di recarsi là per ottenere "la vita di un dio"?

Una domanda interessante su cui la scienza moderna potrebbe riflettere è: la longevità (su Nibiru o in qualunque altro luogo dell'universo) era una caratteristica acquisita o un adattamento genetico evolutivo? L'affermazione associata ad Adapa suggerisce una decisione genetica di Enki, ovvero che un "gene della longevità" (o diversi geni) noto a Enki sia stato deliberatamente escluso dal genoma umano quando vennero "mescolati" i geni. Riusciremo mai a trovarlo?

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