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sabato 12 marzo 2016

IL PASSATO E' IL NOSTRO FUTURO


Sembra che le profezie non parlino di tempo lineare - anno uno, anno due, anno novecento ecc. - bensì di una ripetizione ciclica degli eventi, la credenza fondamentale che "le prime cose saranno le ultime"; ossia qualcosa che può accadere solo quando la storia e il tempo storico si muovono in circolo, dove il punto di inizio è il punto finale, e viceversa.

Inerente a questo ciclo della storia è il concetto di un Dio quale entità divina eterna, presente dall'Inizio, quando furono creati Cielo e terra, e che ci sarà anche alla Fine dei Giorni, quando il suo regno verrà rinnovato nel Suo monte sacro E' espresso ripetutamente sin dalle prime parole della Bibbia fino a quelle degli ultimi profeti, ad esempio quando Dio annunciò tramite Isaia (41, 4; 44, 6; 48, 12):
Sono io, io solo, il primo e anche l'ultimo (...)
Io dal principio annuncio la fine
e, molto prima, quando non è stato ancora compiuto.
(Isaia 48, 12; 46, 10)
E altrettanto nell'Apocalisse del Nuovo testamento: 
Io sono l'Alfa e l'Omega.
l'Inizio e la Fine,
dice il Signore, Dio.
Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente.
(Apocalisse 1, 8)
A dire il vero la base della profezia era la credenza che la Fine fosse ancorata all'Inizio, che il Futuro potesse essere previsto perché si conosceva il Passato (se non lo conosceva l'uomo, lo conosceva di certo Dio): <<Io dal principio annuncio la fine e, molto prima, quanto non è stato ancora compiuto>>. 
Il profeta Zaccaria (1, 4; 7, 7; 7, 12), prevedeva i progetti di Dio per il futuro - gli Ultimi Giorni - in termini del passato, i Primi Giorni.
Questa credenza, che viene riaffermata nei Salmi, nei Proverbi e nel Libro di Giobbe, era considerata come un piano divino universale per tutta la Terra e per le sue nazioni.

Il profeta Isaia, vedendo riunite le nazioni della terra per comprendere cosa era in serbo per loro, le descriveva dilaniate da queste domande: <<Vengano avanti e ci annunzino ciò che dovrà accadere. Narrate quali furono le cose passate, sicché noi possiamo riflettervi. Oppure fateci udire le cose future, così che possiamo sapere quello che verrà dopo>> (41, 22).

Che questo fosse un principio universale si evidenzia da una collezione di profezie assire, allorché il dio Nabu disse al re assiro Esarhanddon: <<Il futuro sarà come il passato>>. Questo elemento delle profezie bibliche del Ritorno ci fornisce la risposta alla domanda QUANDO? 

Una rotazione ciclica del tempo storico era stata trovata in Mesoamerica, quale unine di due calendari (vedi immagine a lato), creando un ciclo di 52 anni, in occasione dei quali - dopo un numero non specificato di giri - Quetzalcoatl (ossia Thoth Ningishzidda) aveva promesso di tornare. E questo ci introduce alla cosiddette profezie maya, secondo le quali la Fine dei Giorni sarà nel 2012 d.C.

La prospettiva che la data profetizzata e cruciale sia asta a quel tempo di molto interesse, e merita spiegazioni e analisi. La presunta data nasce dal fatto che in quell'anno (a seconda di come lo si calcola) l'unità di tempo chiamata Baktum completerà il suo tredicesimo giro. Poiché un Baktum dura 144.000 giorni, si tratta di una sorta di pietra miliare.

In questo scenario bisogna però evidenziare alcuni errori, o ipotesi fallaci. Il primo è che Baktum non fa parte dei due calendari ciclici che si uniscono a formare il ciclo di 52 anni (Haab e Rzolkin), bensì è parte integrante di un terzo calendario, molto più antico, chiamato del Conto Lungo. Venne introdotto dagli Olmechi - Africani giunti in Mesopotamia quando Thoth venne esiliato dall'Egitto; il conto dei giorni iniziò proprio da quell'evento, così che il Giorno Uno del Conto Lungo - secondo gli studiosi - coincideva con l'agosto 3113 a.C. I glifi in quel calendario rappresentano le seguenti sequenze di unità:
1 Kim         = 1 giorno
1 Uinal        = 1 Kim x 20  = 20 giorni 
1 Tun          = 1 Kim x 360 = 60 giorni
1 Ka-tun      = 1 tun x 20    = 7.200 giorni
1 Bak-tun     = 1 Katun x 20   = 144.000 giorni
1 Pictun        = 1 Bak-tun x 20 = 2.880.000 giorni   
Queste unità, ciascuna il multiplo della precedente, proseguiva oltre il Baktun, con glifi sempre più grandi. Ma poiché i monumenti maya non andavano mai oltre i 12 Baktun, i cui 1.728.000 giorni andavano già oltre l'esistenza dei Maya, il 13° Baktun sembra una vera e propria pietra miliare.

Inoltre la tradizione maya affermava che l'attuale "Sole" - o Era - sarebbe terminato con il 13° Baktun, quindi dividendo il suo numero in giorni (144.000 x 13 = 1.872.000) per 365,25 abbiamo come risultato 5.125 anni; se sottraiamo il 3113 a.C., otteniamo il 2012 d.C.

E' stata una predizione eccitante ma decisamente inquietante. Tuttavia la correttezza di questa data è stata messa in dubbio, già un secolo fa da studiosi (del calibro di Frirz Buck, El Calendario Maya en la Cultura de Tiahuanacu) che hanno evidenziato che, come indica la lista sopracitata, il moltiplicatore (e dio conseguenza divisore) dovrebbe essere 360, numero matematicamente perfetto del calendario, e non 365,25.

In questo modo, i 1.872.000 giorni danno 5.200 anni - un risultato perfetto, perché rappresenta esattamente 100 "cicli" del numero magico di Thoth, il 52. Calcolato in questo modo, l'anno magico del Ritorno di Thoth sarebbe  il 2087 d.C. (5200-3113= 2087).

Possiamo aspettare anche questa data; l'unico difetto è che il Conto Lungo è un tempo lineare e non ciclico, necessario affinché i suoi giorni possano fluire nel quattordicesimo Baktun, nel quindicesimo e così via.

Tutto ciò, comunque, non elimina il significato di un millennio profetico. Poiché la fonte del "millennio" in quanto tempo escatologico ha le sue origini negli scritti ebraici apocrifi del II° secolo a.C. la ricerca del significato deve andare in quella direzione. Infatti il riferimento a ",mille" - un millennio - per definire un'era affonda le radici nell'Antico Testamento. Il Deuteronomio (7, 9) attribuiva alla durata dell'alleanza di Dio con Israele un periodo di "mille generazioni" - affermazione questa ribadita (I Cronache 16, 15) allorché Davide portò a Gerusalemme l'Arca dell'Alleanza. I Salmi hanno applicato ripetutamente il numero "mille" a Yahweh, ai suoi miracoli, e persino al suo carro (Salmo 68, 17). 

Il proseguo di questo articolo parlerà di Tempo Celeste, Tempo Divino e precessione di Ere zodiacali...

Tratto dal Libro: "Il Giorno degli Dei" p: 302-303-304-305

giovedì 4 febbraio 2016

Mar.duk ("figlio del puro cumulo")


Mar.duk ("figlio del puro cumulo"): meglio noto come dio nazionale di Babilonia, dove precedenti testi canonici, come l'Epica della Creazione, furono revisionati per garantirgli la supremazia celeste come Pianeta creatore, cambiando il suo nome da Nibiru a "Marduk". Era il primogenito di di Ea/Enki, nato su Nibiru e portato sulla Terra da sua madre, Damkina.

Responsabile responsabile della morte del fratello minore Damuzi, Marduk venne sepolto vivo all'interno della Grande Piramide, ma venne risparmiato ed esiliato - e infine si attirò le ire degli altri leader Anunnaki, e in particolare di Enlil, quando infranse un tabù prendendo in moglie una donna terrestre (che gli dette un figlio, Nabu).

Testimone della costante, e tuttavia dell'inutile lotta di suo padre Enki con Enlil per i diritti di successione, abbracciò la lotta per la supremazia della quale suo padre, a suo avviso, era stato ingiustamente privato.

Limitato inizialmente al dominio enkita dell'Egitto (dove secondo ZS, era venerato come Ra), i suoi ripetuti tentativi di stabilirsi anche nei domini enliliti sfociarono in episodi tristemente famosi quale la "Torre di Babele", guerre brutali, e l'uso di armi nucleari.

In competizione per la successione con Ninurta, figlio di Enlil, riuscì infine a ottenere il "Rango di Cinquanta" - ma solo dopo che la grande civiltà sumera era stata annientata dal vento nucleare. Fu allora che Babilonia divenne una città imperiale, con un importante recinto sacro, dominato da una ziggurat a sette gradoni, l'Esagil: servì come dimora del dio, come quartier generale e infine anche come sua tomba. 

Secondo storici greci e romani dell'epoca, la tomba di Marduk si trovava all'interno dello ziggurat Esagil, attaccata dal re persiano Serse nel 482 a.C.; ZS è perciò giunto alla conclusione che Marduk morì nel 484 a.C.

Nella sua brama di supremazia Marduk non introdusse il monoteismo; una volta ottenuto il Rango di Cinquanta (NB: il Rango di Cinquanta, in successione arriva subito dopo quello di Sessanta che apparteneva ad ANU), invitò gli altri dèi (inclusi gli enliliti) a dimorare nel sacro recinto di Babilonia, ordinando la costruzione di templi residenziali per loro<: infatti, per essere davvero il Supremo, aveva bisogno della presenza degli altri dèi e del loro riconoscimento.

Marduk: nell'astronomia babilonese, il pianeta di provenienza degli Anunnaki, Nibiru, che i babilonesi ribattezzarono "Marduk". Nel primo millennio a.C., tavolette astronomiche elencate da ZS ne Il Giorno degli dèi, registravano la ricomparsa del pianeta "Marduk" nell'era zodiacale dell'Ariete.

Tratto da: "Le Cronache Terrestri Rivelate"  
http://ningishzidda.altervista.org/   

®wld 

martedì 6 ottobre 2015

L'IRA DI "ERRA"


IL CROLLO IMPROVVISO DI SUMER

La misteriosa nascita della civiltà di Sumer quasi 6000 anni or sono trova corrispondenza nell'altrettanto improvviso e misterioso suo declino. Le circostanze di questa fine non vengono di solito affrontate nei libri di storia. Ci spiegano che questa meravigliosa civiltà finì con l'avere una rivale nel vicino e altrettanto misterioso impero di Accad, e che intorno al 2000 a.C. sia i Sumeri sia gli Accadi scomparvero senza un motivo apparente.

Ci viene poi detto che due nuove civiltà, quella babilonese e quella assira, spuntarono dal nulla e assunsero il controllo della Mesopotamia. Tutti questi semplicismi sembrano servire solo ad addormentare la questione. Eppure, esistono abbondantissime documentazioni la caduta di Sumer: Come mai, allora, non compaiono nei libri di storia?

La risposta è questa: la natura del definitivo disastro che colpì i Sumeri disorientò loro quanto oggi disorienta gli studiosi. La descrizione lasciata dai Sumeri della catastrofe è talmente strana che si è scelto di sonsiderarla mitologia. Ma è una realtà archeologica il fatto che la morte di Sumer sia giunta all'improvviso.

Nel 1986 Zecharia Sitchin propose un'ipotesi plausibile relativamente all'uso di armi nucleari a ovest di Sumer, in un'epoca che coincide proprio con il misterioso crollo di quella civiltà. ("all'interno di questo blog abbiamo si è già discusso di questa ipotesi plausibile"), ma intanto proviamo a considerare l'asserzione di Sitchin, secondo il quale i Sumeri vennero decimati dalla ricaduta sulla superficie terrestre di polvere e materiale radioattivo.

Le prove sono racchiuse in diversi testi noti come "lamentazioni" per la distruzione di molte città Sumere. Le traduzioni che seguono sono state pubblicate dal massimo esperto di Sumer, il professor Samuel Kramer.
Sulla terra (Sumer) cadde una calamità,
sconosciuta era all'uomo;
una che mai prima fu vista,
una che non poté essere sopportata.
Una grande tempesta dal cielo...
Una tempesta che uccideva la terra...
Un vento maligno, come un torrente impetuoso...
Una cruenta tempesta unita a un calore divampante...
Priva di giorno la Terra di sole splendente...
la sera le stelle non rilucevano ...

Le persone terrorizzate a malapena respiravano, 
le ghermiva il vento maligno
senza concedere loro un altro giorno...
Le bocche erano piene di sangue, 
le teste nel sangue sguazzavano...
Il volto era reso pallido dal vento maligno.

Provocò la desolazione nelle città,
la desolazione entrò nelle case;
le stalle divennero desolate, e vuoti gli ovili...
I fiumi di Sumer fece scorrere
con un'acqua amara;
i campi bene arati diedero gramigna,
nei campi crebbe erba appassita. 
La natura del disastro fu tale che neppure gli dèi poterono farvi fronte. Una tavoletta intitolata Il lamento di Uruk racconta: 
Così gli dèi tutti evacuarono Uruk,
lontano si tennero, 
si nascosero nella montagna,
fuggirono sulle lontane pianure.
In un altro testo, intitolato Il lamento di Eridu, Enki e sua moglie Ninki fuggirono dalla città di Eridu:
Ninki la sua grande signora, volando come un uccello lasciò la sua città...
Padre Enki rimase della città all'esterno...
Per il destino della sua città ferita pianse lacrime amare.
Negli ultimi cento anni sono state rinvenute numerose tavolette sumere contenenti lamentazioni riguardanti Uruk, Eridu, Ur e Nippur. Esse indicavano che tutte le città vennero colpite contemporaneamente dal medesimo fenomeno. Ma non c'è accenno ad azioni di guerra, un argomento assai consueto per i cronisti di Sumer.

Al contrario, il disastro viene presentato non come "distruzione" bensì come "desolazione". Uno studioso, Thorkild Jacobsen ha tratto la conclusione che Sumer fu colpita non da degli aggressori, bensì da una catastrofe pura e semplice, di natura inspiegabile.

Come i testi spiegano, ciò che colpì le città sumere era un <<evento malvagio>> che recò morte con un invisibile fantasma, cosa <<che mai prima fu vista>>. Nessuna meraviglia che taluni abbiano interpretato questa sciagura come il risultato della ricaduta di polvere e di materiale radioattivo.

Quale alternative potrebbero esserci?  E' possibile che si sia trattato di una epidemia senza precedenti? Certo, è possibile ma non scordiamo le descrizioni lasciate dai Sumeri, che raccontano di acque diventate amare, di persone che vomitano sangue, di vittime tra gli animali oltre che tra gli uomini, tutte cose che indicano come non si sia trattato di malattie quali oggi le conosciamo.

Inoltre, diversi testi contenenti le lamentazioni, come quelle già citato, fanno riferimento a una <<tempesta>> che si accompagnava all'invisibile fantasma. Coloro che hanno esperienza con l'invisibile radioattività conseguente a una esplosione nucleare non potrebbero descriverla meglio. Vediamo quindi le prove chge si trattò di una esplosione.

SODOMA E GOMORRA 

Per la gran parte di noi è piuttosto familiare il racconto biblico della distruzione operata su Sodoma e su Gomorra dal fuoco e dello zolfo. Ma quanti di noi prendono questo racconto alla lettera? Come è accaduto a molti altri importanti eventi della storia umana, questa storia è stata relegata tra i miti e i simbolismi religiosi.

Ma il resoconto contenuto in Genesi 18-19 descrive un'azione premeditata e gestita portata avanti da un dio che non faceva distinzione tra le persone e la vegetazione della pianura. Si trattò di un evento reale, com'è indicato dalla descrizione del fumo denso che il mattino seguente si levava da quelle zone.

Se leggiamo la storia di Sodoma e gomorra come il resoconto di un testimone oculare, allora dobbiamo pensare che ci fosse stata un'esplosione  talmente potente da poter essere paragonata all'uso di ordigni nucleari, nel 1945, su Hiroshima e su Nagasaki.

La storia viene trattata come un mito per il semplice motivo che i nostri paradigmi non ammettono l'esistenza di armi nucleari migliaia di anni fa. La tentazione di considerare la storia un mito viene poi rafforzata dal riferimento alla moglie di Lot, che si volse a guardare e venne tramutata in una <<statua di sale>>.

Ma il racconto perde molto della sua apparente assurdità quando apprendiamo che diversi studi hanno segnalato che il termine "sale" è un probabile errore di traduzione. Infatti, se leggessimo una versione originale sumera del resoconto, troveremmo la parola NIMUR, che significa sia "sale" sia "vapore".

Sono ormai stati scoperti numerosi testi antichi che raccontano ciò che la Bibbia racconta, ma che sono stati scritti assai prima. Queste cronache ci forniscono particolari che mancano nell'Antico testamento. Uno dei più antichi testi sumeri anticipa in modo evidente i contenuti della Bibbia laddove descrive la distruzione di città inique mediante il fuoco e lo zolfo.
Il Signore Portatore di Ciò che Arde
e che ha arso l'avversario;
che ha cancellato la landa disobbediente; che ha avvizzito la vita dei seguaci del Mondo del Male;
che ha fatto piovere pietre e fuoco sugli avversari.
Chi erano gli avversari disobbedienti, e qual era il Mondo del Male di cui erano seguaci? Il significato pieno dell'episodio di Sodoma e Gomorra è stato svelato nei particolari di Zacharia Sitchin nel 1985. I fatti che precedettero la distruzione di Sodoma e Gomorra sono questi: una feroce contesa riguardante il dio Marduk, di ritornare nella sua città, Babilonia, e di assumersi il comando degli dèi.

Mentre Enki il padre di Marduk, difese i diritti del suo primogenito, gli altri dèi si schierarono all'opposizione per motivi che ci risultano chiari (motivi che racconterò in un prossimo post). Uno degli dèi di nome Erra, giurò di adoperare la forza contro Marduk. Un lungo testo noto come "l'Epopea di Erra", descrive cosa successe dopo che il furibondo Erra abbandonò il consiglio degli dèi lanciando la sfida:
La Terra distruggerò,
di loro farò un cumulo di polvere;
le città scardnerò,
le tramuterò in desolazione;
farò scomparire gli animali:
dei mari farò un tumulto
e ciò che in essi vive io decimerò:
la gente farò svanire,
le anime loro si tramuteranno in vapore;
nessuno verrà risparmiato.
Gli dèi, bloccati dalla disputa, chiesero ad Anu di trovare una soluzione al conflitto. Anu approvò l'utilizzo di sette armi potenti per attaccare Marduk, ma Gibil, fratello di Marduk, lo informò del piano di Erra:
Quei sette in una montagna stanno,
in una cavità dentro la terra risiedono.
Da quel luogo con grande fulgore si scaglieranno innanzi dalla Terra al Cielo, rivestiti di terrore.
Un dio di nome Ishum, che significa "portatore di ciò che arde, venne incaricato di unirsi a Erra nel mondo inferiore (l'Africa) per predisporre le armi e indirizzarle sugli obiettivi. Zecharia Sitchin ha individuato questo dio Ninurta. In quaro figlio di Enlil, avuto dalla di lui sorellastra Ninharsag. Ninurta era il rivale diretto di Marduk, figlio di Enki.

Quanto a Erra, sussistono pochi dubbi che questo dio fosse Nergal, un dio sovente menzionato negli antichi testi come il <<dio furioso>>, il violento e, soprattutto, <<colui che brucia>> un dio della guerra e della caccia, nonché un apportatore di pestilenze.

Fu dunque Erra/Nergal, un astioso e geloso fratello di Marduk, che si assunse il compito più aggressivo, giurando di distruggere non soltanto Marduk e i suoi sostenitori, ma anche suo figlio Nabu. Erra chiese che le armi venissero impiegate contro le città di Sodoma e Gomorra, dove si pensava stessero nascosti Marduk e suo figlio Nabu. ma anche contro la base spaziale del Sinai.

Tratto dalle mie letture:
Il Mistero della Genesi Delle Antiche Civiltà (1996)
I pro e i contro e le ritrattazioni successive 
di Alan F. Alford 

lunedì 3 novembre 2014

Le Civiltà Sarde

 

ORIGINE DELLA CIVILTA' SARDAAutoctona - babilonese - lidica - etrusca 

di Alessandro Demontis 

I lavori degli studiosi Sergio Frau, Leonardo Melis e di Monsignor Giovanni Dejana, sacerdote di Jerzu ed emerito docente della Pontificia Università Urbaniana di Roma, hanno contribuito nel corso degli ultimi anni a ridare splendore a un popolo, quello dei sardi, che per troppo tempo è stato ignorato nonostante ricco di peculiarità storiche provenienti da ogni ambito, con particolare rilievo in quello archeologico e linguistico.

Sergio Frau per esempio, pur secondo me sbagliando nella sua identificazione della Sardegna con Atlantide, svolge un ottimo lavoro di ricerca sulle popolazioni autoctone in relazione ai famosi ‘popoli del mare’, lavoro che porta a conclusioni non del tutto esatte ma che restituisce dignità ai sardi presentandoli per quel che effettivamente erano: un popolo molto avanzato dalla grande esperienza marittima.

Leonardo Melis dal canto suo è stato il primo, assieme a me, a divulgare l’ ipotesi di una origine mediorientale (lui sostiene sumera, io accadica) del popolo sardo, o di una sua parte. Lui identifica questa origine negli Shardana, o, come traduce lui, ‘I principi di Dan’ ove Dan/Danu è una delle regioni mediorientali di maggior rilievo nella Mesopotamia del II millennio. Prima di lui, l’ unico autore che da oltre 30 anni sostiene questa origine mediorientale (portando a sostegno una mole di materiale documentale e analitico che ha dell’ impressionante, la più dettagliata e più convincente) è il mio vecchio professore di Glottologia, il linguista Massimo Pittau, secondo il quale i ‘sardi’ come popolo sono nati dall’unione di due correnti entrambe provenienti, in tempi diversi, dalla Lidia: un primo flusso identificabile nei Thyrrenoi (Tursceni), e un secondo flusso identificabile negli Shardianoi (Shardana). Entrambi questi gruppi lidici erano ‘popoli del mare’, gli Shardana anche guerrieri al servizio di faraoni egiziani nel XIII secolo a.C.

Monsignor Dejana, che per anni ha condotto studi emeriti riguardo l’ origine del popolo sardo e i suoi rapporti con l’Egitto e il medioriente, conclude (erroneamente secondo me) che gli Shardana fossero proprio i ‘sardi nuragici’.

Tutti questi studiosi hanno trascurato una considerazione importante: le testimonianze di contatto di popolazioni lidiche con la regione Sardegna non vanno oltre il XV secolo a.C. La più antica datazione accettata per Sardis, la capitale della Lidia, non va oltre la fine del XIV secolo a.C. (alcuni sostengono 1320 a.C. circa), e i Thyrrenoi possono essere fatti risalire, nella loro migrazione in Sardegna, al massimo a 200 anni prima. Ma è ovvio che la Sardegna era abitata già prima da qualcuno; la civiltà prenuragica Abealzu-Filigosa è fatta risalire al IV millennio a.C., e a una data simile se non precedente è attribuita la civiltà di Ozieri. Inoltre è bene ricordare che alcuni dei più antichi nuraghi vengono fatti risalire a un periodo vicino al 1750 a.C., non compatibile con l’ avvento dei Thyrrenoi (nome che significa in effetti: costruttori di torri), che arrivarono in Sardegna nel XV secolo a.C. I Thyrrenoi devono dunque aver trovato almeno alcune di queste strutture già nell’isola, al limite possono successivamente averne costruite di simili. 

Altresì bisogna supporre che né i Thyrrenoi né gli Shardana conoscessero questo tipo di costruzione, e ciò si evince dal fatto che in Lidia, come in tutto il medioriente e il resto del globo, non ci sono costruzioni simili. Le uniche torri circolari paragonabili si trovano una a Cuzco (ove in effetti si tratta di una torre semicircolare) e una in Sudafrica.

In base a queste considerazioni bisogna ammettere che nessuno degli studiosi sopra citati ‘copre’ la reale storia del popolo sardo se non a partire dalla metà del II millennio.

Particolarmente nel caso dell’ipotesi avanzata da Leonardo Melis a riguardo di una discendenza sumera, c’ è un grosso gap temporale che egli non giustifica: la lingua sumera non veniva parlata dai lidi del XV secolo a.C., che avevano un alfabeto non cuneiforme e una lingua derivata da un miscuglio di accadico tardo e protocanaanita (simile all’ugaritico). Sostenere quindi, come fa lui, che gli Shardana abbiano portato radici linguistiche sumere in Sardegna è per lo meno azzardato, se non inverosimile.

Attenzione, i popoli mediorientali quali assiri e babilonesi anche nel I millennio utilizzavano sporadicamente termini sumeri, ma NON la lingua sumera. Usavano una lingua accadica (sotto forma di dialetto babilonese o assiro a seconda della zona) CONTENENTE termini sumeri di attinenza religiosa o scientifica (nomi di metalli, di pianeti, di divinità etc).

Con questo articolo dunque mi propongo di tracciare una ‘timeline’ della popolazione sarda, pregiandomi di fornire alcune indicazioni che finora non ho mai letto da studiosi sardi miei conterranei, né da ‘eminenti’ studiosi o docenti di storia. Tempo fa ne scrissi nel forum di Melis, ma purtroppo la discussione non ebbe seguito. 

Ebbene iniziamo. 
 
Le prime tracce di insediamenti Homo Sapiens in Sardegna risalgono a circa il 13000 a.C., periodo al quale sono attribuiti ritrovamenti avvenuti in grotte nei pressi di Oliena. Un salto temporale ci porta a numerosissime testimonianze di insediamenti stabili nel neolitico a partire dal 6000 a.C. circa, specialmente nelle regioni centrali pianeggianti. A questo periodo vengono fatte risalire numerose ceramiche intagliate, si suppone utilizzando conchiglie affilate. Questo tipo di lavorazione era molto diffusa nel bacino del mediterraneo, ma anche nella zona iberica e nel Libano.

A partire dal 4500 a.C. circa gli insediamenti si moltiplicano e prende inizio quella che viene chiamata civiltà Bonu-Ighinu, della quale perdiamo le tracce intorno al 3000 a.C. circa. Nel mentre sono già attive, a partire dal 3600 a.C. circa, le già citate civiltà di Ozieri e Filigosa, le quali hanno lasciato tutta una serie di reperti lavorati e ‘costruzioni elementari’ di notevole interesse. Erroneamente a questa civiltà viene fatto risalire l’ altare preistorico di Monte d’Accoddi nei pressi di Sassari. E’ invece verosimile che, nello stesso sito, a questa cultura appartenga la ‘prima fase’ del complesso abitativo/religioso, composta da abitazioni basse e da un monolito lavorato.

Nel III millennio le civiltà sarde erano già notevolmente sviluppate: conoscevano la tessitura, avevano una forma di culto basata sulla Dea Madre e su divinità associate ai fenomeni naturali, lavoravano la selce, l’ ossidiana, ed erano esperti intagliatori ed estrattori.

E’ dunque evidente che già prima della fine del III millennio a.C. in Sardegna c’ era un certo numero di abitanti organizzati in più civiltà, ma è a partire dai primi secoli del II millennio che abbiamo un ‘boom’ di cultura e di ‘abilità’ in Sardegna. E alcuni particolari, in questo periodo, riconducono al medioriente. Non però alla Lidia, ma a una regione ben più famosa: Babilonia.

Nei miei studi di sumerologia e civiltà mesopotamiche mi sono imbattuto in un testo babilonese molto controverso, chiamato dagli studiosi ‘Enuma Nabo Shamatu’ che narra la fuga del dio Nabo dopo una sconfitta subita in una non meglio identificata guerra in territorio a est di Sumer.

Il testo riporta che

"Nabo i sacri recinti abbandonò – nel deserto con gli uomini camminava, fino al mare, alle isole del grande mare a nord trovò rifugio e vi costruì un tempio, una casa per Amar-Ud". 

Amar-Ud è uno dei modi di scrivere il nome del dio babilonese Marduk, di cui Nabo era figlio. Se il territorio di guerra a est di Sumer viene identificato con la regione del Mar Morto, le uniche isole in un mare a nord di tale zona possono essere le isole greche, Malta, la Sicilia e la Sardegna.

Ma in nessuno di questi luoghi troviamo templi dedicati a Marduk….

Ad eccezione forse di uno: Monte d’Accoddi.

E’ un fatto innegabile che questo sito, una volta ricostruito a modellino, abbia lasciato sgomenti gli studiosi di storia e archeologia sarda: si sono trovati davanti una versione ridotta di una ziggurat mesopotamica.
 
Quella che viene definita dagli studiosi una ‘curiosa coincidenza’ è in realtà la chiave per capire come, a partire da circa il 1900 a.C., in Sardegna entrano prepotentemente radici e segni di cultura accadica e sumera. Ma la ricostruzione di Monte d’Accoddi non rivela somiglianze con ‘UNA’ qualsiasi ziggurat mesopotamica, bensì con una in particolare: l’Esagila di Babilonia, la ‘sacra casa di Marduk’. 

La mia ipotesi è che la guerra che si menziona nel testo sopra citato sia la stessa di cui si parla del poema Epica di Erra, una guerra che fu causa della distruzione di Sumer a cavallo del 2000 a.C., mossa da Ishum ed Erra ai danni, appunto, di Marduk e suo figlio Nabu con i loro seguaci.

A seguito di ciò, come si legge nell’Enuma Nabo Shamatu, Nabu si ‘esiliò’ (evidentemente con i suoi seguaci) in Sardegna e vi si stanziò portando quel grado di civilizzazione che la Mesopotamia aveva ormai da più di 1500 anni.

Questi migranti arrivati in Sardegna si stanziarono in varie zone dell’isola, e interagirono con le culture locali non sottomettendole ma mischiandovisi. E’ un dato di fatto che in Sardegna l’ età del bronzo antico si sviluppa proprio a cavallo del XIX secolo a.C., appena 100 anni dopo il periodo a cui attribuisco l’ esilio di Nabu in Sardegna, ed è in questo periodo che si hanno le prime testimonianze di uso del bronzo (civiltà di Bonnannaro), mentre in Mesopotamia l’ età del bronzo inizia all’incirca nel 2800 a.C. e giunge in Babilonia a cavallo del 2500 a.C.

Non è corretto invece asserire, come fanno molti, che in Sardegna l’ età del bronzo arrivò dalla cultura italica/appenninica, in quanto anche li il bronzo antico inizia a cavallo del 1800 a.C. ed è quindi contemporanea, e non precedente, a quello sardo. Tra i contributi che questo ceppo mesopotamico diede alla cultura dell’isola c’ è proprio Monte d’Accoddi, il cui nome secondo me deriva da ‘Akkad’. Infatti la struttura a tronco di cono con rampa è sicuramente successiva al 2000 a.C.

Giungiamo dunque al XVI secolo, periodo nel quale la popolazione autoctona ha integrato le colonie di origine babilonese accadica, e un secolo dopo si trova ad affrontare una invasione di navigatori provenienti dalla Lidia, quel popolo che i greci chiamavano Tyrsenói o Tyrrhenói. Erano, come detto, un popolo di navigatori, ma anche esperti lavoratori di metalli dato che tutte le popolazioni anatoliche lo erano (particolarmente quelle di discendenza ittita).

Questo gruppo lidico si stabilisce in Sardegna intorno al 1500 /1450 a.C. e trova nell’ isola una popolazione mista, pacifica, dedita prevalentemente all’ agricoltura e molto ferrata nelle costruzioni, con un vivo culto dei morti e una notevole arte edilizia e funeraria. I Thyrrenoi vi si integrano dando inizio a una tradizione costiera e marittima, ma non limitandosi solo alle zone costiere, anzi spingendosi anche all’ interno. La loro influenza linguistica però non è marcata nelle zone interne, dove vive ancora una spiccata componente accadica e sumera portata dai primi ‘coloni’.

Circa due secoli e mezzo dopo, un altro gruppo di navigatori, stavolta guerrieri e sempre provenienti dalla Lidia (precisamente da Sardis), si spinge fino alla Sardegna. Sono un popolo nominato anche negli annali faraonici egiziani, che ha prestato servizio per faraoni nella battaglia di Qadesh; un popolo chiamato Sardianói dai Greci, e Shrd dagli egiziani (che evidentemente li chiamavano con un nome derivante dall’appellativo greco). Questi furono l’ ultimo gruppo di navigatori provenienti dal medioriente che si stanziò nell’ isola, e fu questo popolo a dare alla regione il nome di "Sardò".

A cavallo del X secolo a.C. gli abitanti autoctoni, il ceppo di origine babilonese, e i due ceppi lidici, si erano amalgamati definitivamente costituendo quel gruppo di abitanti che ora siamo abituati a chiamare ‘sardi nuragici’, e che secoli più tardi si trovò a dover affrontare la minaccia fenicia e successivamente cartaginese. Fu proprio la componente Shardana a fermare i Fenici nel loro avanzare nel Mediterraneo. L’ ultimo insediamento degno di nota fu quello degli Etruschi, popolazione di origine lidica del primo ceppo dei Thyrrenoi stanziatisi nell’ Italia centrale appenninica e successivamente, da li, nell’isola.

Veniamo ora al ‘mistero’ della scrittura sarda. Intanto è bene sfatare il mito, nel caso ancora qualcuno ci credesse, secondo il quale i ‘nuragici’ inventarono una loro lingua e un loro alfabeto.

In terra sarda sono stati trovati reperti contenenti almeno 5 tipi di scrittura precedente a quella latina: geroglifici egiziani, scrittura minoica, scrittura fenicia, scrittura protocanaanita, e scrittura etrusca.

Dal punto di vista dei lessemi, molto del sardo deriva dall’etrusco, come ha abbondantemente dimostrato Massimo Pittau; ma vi si trovano anche innumerevoli radici accadiche e addirittura sumere, come evidenziato da Leonardo Melis.

Radici di evidente origine sumera sono DAM, DUMU, ITU, IKU, SER/SAR, -MU. 

Radici di origine accadica sono ETU, SUM/SAM, MERE/MARA, ATU.

Ma a parte le radici di parole sarde riconducibili ad altrettante di origine sumera e accadica, esistono intere parole, nella lingua sarda, che hanno mantenuto oltre a una omofonia anche un significato similare. Non però con il sumero, come sostiene Melis, ma appunto dall'accadico, compatibilmente con la cronologia di eventi vista più su.

E' il caso di termini come il sardo ABBA (acqua) e l'accadico ABUBU (diluvio, pioggia copiosa), il sardo ACCALAMAU (che ha perso vigore, esaurito, appassito) e l'accadico AKALU (consumare, irritare, far consumare), il sardo BABBU (padre) e l'accadico ABU (padre, avo), il cagliaritano CALLONI (testicoli) e l'accadico QALLU (genitali - sia maschili che femminili), il sardo MACCU (matto, stupido) e l'accadico MAKU/MEKU (negligente, stupido, non attento), e varie altre. Un lavoro dettagliato in merito é stato condotto dallo studioso Salvatore Dedola, al cui lavoro rimando.

La dominazione romana poi ha portato all’adozione dell’alfabeto latino, cancellando ogni traccia dei precedenti alfabeti mediorientali, e ‘latinizzando’ completamente i termini (nonostante molte delle radici di cui sopra ancora sopravvivono).

La successiva dominazione spagnola tra il 1300 e il 1500 ha prodotto quella lingua, o meglio, quel gruppo di lingue, attualmente parlate in Sardegna. 

https://t.me/ningishz

venerdì 2 maggio 2014

I due fratelli e le religioni imparentate

 ORIGINE SUMERA DELL'ISLAM

Spinto dalle domande rivoltemi da una lettrice riguardanti l’ Islam, ho deciso di mettere in forma di articolo il mio pensiero in merito. Un’ impresa ardua poiché il tema è estremamente articolato e coinvolge avvenimenti, luoghi e personaggi che abbracciano un arco di almeno 2500 anni. Per poter mettere in correlazione i vari punti è necessario suddividere la trattazione in vari aspetti. Sicuramente uno storico-geografico, uno linguistico, e uno prettamente religioso-simbolico.
La tesi che sostengo è che l’ Islam sia, come l’ ebraismo, una religione di derivazione sumera o quantomeno accadica. Mi spingo a sostenere inoltre che Maometto, il fondatore dell’ Islam, fosse un devoto al dio accadico Sin, il sumerico Nanna.
Come raggiungo queste conclusioni? Iniziamo con una analisi storica andando indietro nel tempo dalla nascita dell’Islam fino ai tempi di Akkad.
Il lato storico-geografico
Intorno all’ anno 610 il profeta Mohamad iniziò a ricevere le ‘rivelazioni’ da un dio, che verrà chiamato Allah, rivelazioni che continuarono fino all’ anno della sua morte, il 632. Queste rivelazioni venivano prima tramandate oralmente e poi messe per iscritto dai suoi discepoli, per essere poi standardizzate dopo la morte del profeta. Gli insegnamenti sostenevano che Allah fosse l’ unico dio, chiamato ‘il compassionevole’.
Il nome dato a questi insegnamenti fu ‘Islam’, ritenuto dall’arabo Al-Islam, termine al quale si dà tuttora il significato religioso di ‘completa sottomissione al dio’, ma che linguisticamente esprime solo il concetto di ‘completezza’.
Mohamad iniziò a diffondere i suoi insegnamenti a Mecca, il suo luogo di nascita, da dove fu costretto a migrare a causa dell’ ostilità verso i suoi insegnamenti. Si trasferì dunque a Medina, un posto che, vedremo, non scelse a caso; l’ anno in cui avvenne questa migrazione, il 622, è la data di inizio del calendario islamico, e il fenomeno di migrazione è ricordato come Egira.
Cosa era Medina? Perché Maometto scelse proprio quel luogo?
Di Medina abbiamo un riferimento risalente a circa 1100 anni prima, nelle cronache di re Nabunaid, ultimo sovrano di Babilonia tra il 550 e il 530 a.C.; egli, durante i suoi viaggi, si dovette recare nel villaggio di Iatribu, che successivamente diventerà Lathripa e ancora più tardi Medinah al-Munawwarah. Questo nome venne poi semplificato in Medineh o Medinet, da cui Medina.
Chi era Nabunaid? Figlio della sacerdotessa di Harran chiamata Adda-Gupi, era, come la madre, devota al dio accadico Sin, il sumero Nanna, pur se il suo nome era una teoforia relativa al dio babilonese Nabu, figlio di Marduk. Ai tempi di Nabunaid infatti il dio Sin era venerato in Babilonia pariteticamente a Marduk e a sua moglie Sarpanitum con suo figlio Nabu. La stele di Adda-Gupi ci rivela che, in qualità di sacerdotessa di Sin, ella strinse un patto con il suo dio: suo figlio Nabunaid sarebbe stato ‘un grande re’ se avesse restaurato il culto del dio Sin nei suoi luoghi originari e se avesse portato questo culto nella sua terra. Uno dei luoghi dove Nabunaid instaurò il culto di Sin fu appunto Iatribu – Medina, città che si trova, così come Mecca, nella parte più ad ovest della penisola arabica, la penisola del Sinai, il cui nome deriva appunto da quello del dio Sin.
Il lato linguistico
Abbiamo detto che Sin era il nome accadico del sumero Nanna. Questa divinità veniva chiamata Nanna, e il suo nome veniva scritto variegatamente in due forme: Shesh.Ki (fratello della terra) e Nar.Nar (lo splendente).
La città di Medina, ai tempi di Maometto, aveva come nome completo Medina-alMunawwarah, che significa letteralmente ‘la città splendente - radiante’.
Il nome Nabu-naid significa ‘Lode di / a Nabu’, poiché –NA-ID deriva dall’ accadico NADU, il verbo ‘lodare’. Lo stesso verbo in arabo è espresso dalla radice HMD, che compare nel nome di Mohamad, tradotto in genere come ‘il lodato – il degno di lode’.
Il nome dato al movimento di Maometto, Islam, viene fatto derivare da Al-Islam, tradotto come ‘la completezza – la totalità’, intendendo la totale sottomissione a Dio. Ma il nome Islam deriva invece dall’ accadico SALAMU, a suo volta derivato dal sumero SILIM, entrambi aventi il molteplici significati tra cui ‘essere in salute – seguire – essere completo – mantenere – completare – aver cura di’. L’ analisi degli scritti mostra che l’ accadico Salamu corrisponde all’ arabico SALAM (generalmente tradotto con ‘pace – calma’), il quale si scrive esattamente come Islam poiché derivati dalla radice comune SLM.
Il lato religioso-simbolico
Secondo l’ Islam il ‘padre’ degli arabi, e quindi padre antico del culto, è la figura biblica chiamata Ismaele.
Ismaele era il fratellastro di Isacco, ed entrambi erano figli di Abramo, il patriarca riconosciuto come padre dell’ ebraismo. Il simbolo dell’ Islam è la falce di luna, che era anche l’ esatto simbolo del dio Sin, inoltre i nomi degli dei accadici erano sempre scritti con una stella davanti, il determinativo ‘dingir – an’.

 
Il calendario islamico è un calendario lunare, e Sin era il dio lunare accadico.
Uniamo i puntini
A questo punto abbiamo tutti gli elementi per poter stabilire il percorso che ha portato da Akkad alla nascita dell’ Islam, e questo ci porta a interessanti paralleli con la religione ebraica e la origine comune delle due religioni, entrambe di matrice accadica e strettamente imparentate (nel vero senso della parola).
Il dio sumero accadico Nanna – Sin (lo splendente) nel pantheon accadico era fratello del dio Ishkur – Adad, che nel mio articolo ‘La nascita di Yahweh’ ho identificato con il biblico Yahweh (identificazione ancora più spinta nell’articolo ‘Il Yahweh pre-esodo’). Intorno al 2000 a.C., il patriarca Abramo è contattato da Ishkur sotto il nome di El-Shaddai, il quale gli promette una lunga discendenza attraverso i suoi figli se gli sarà devoto. Abramo ha due figli: Ismaele e Isacco. Ismaele viene allontanato assieme a sua madre Agar, e si stabilisce nella penisola del Sinai, che diverrà patria degli Arabi, mentre Isacco avrà un figlio, Giacobbe, che diventerà Israele, reputato capo della stirpe ebraica. Intorno al 1850 Giacobbe si trasferisce in Egitto, dove il suo popolo rimarrà per 4 secoli, fino a che il suo discendente Mosè riceverà la visita di El Shaddai stavolta con il nome biblico di Yahweh, il quale lo conduce a pellegrinare nel deserto del Sinai, fino ad arrivare in una ‘terra promessa’ nei pressi della Giordania: inizia così, intorno al 1400 a.C., il propagarsi della religione e del popolo ebraico.
Facciamo un salto avanti di circa 9 secoli, e troviamo il dio Sin adorato a Babilonia assieme a Marduk e Nabu, due figure ‘antitetiche’ all’Ishkur-Yahweh adorato dagli ebrei. E’ proprio a questo periodo (tra il 580 e il 540 a.C.) che risale la famosa ‘cattività babilonese’ del popolo ebraico, terminata proprio durante l’ ultimo decennio di regno di Nabunaid. Questo re, stranamente, aveva abbandonato l’adorazione del dio nazionale Marduk per elevare di ruolo il dio Sin. Come detto, lo fece perché sua madre era una sacerdotessa proprio del dio lunare, e uno dei luoghi di culto di Sin fu proprio la città che successivamente venne chiamata ‘Medina’. 1100 anni dopo, da questa stessa città, il profeta Mohamad iniziò a diffondere il culto di Allah, un dio con gli stessi attributi di Sin, il suo culto ha tutte le caratteristiche del culto di Sin.
A questo punto riassumiamo la situazione:
  1. Gli ebrei hanno come capostipite di riferimento Isacco, fratello di Ismaele, capostipite di riferimento degli arabi
  2. Ishkur nell’ebraismo cambia nome in Yahweh, Sin nell’islam cambia nome in Allah. Entrambi sono nomi che indicano ai devoti un concetto di ‘non identificazione’. Yahweh è il ‘EYEH’ con il significato di ‘Sono colui che sono’, mentre Allah è ‘AL-ILAH’ con il significato di ‘Il dio (unico)’.
  3. Allah, dio degli arabi, era Sin, fratello di Ishkur, divenuto come Yahweh dio degli ebrei.
  4. Il luogo da cui parte con Maometto il culto di Allah era una delle ultime città in cui era stato ristabilito il culto di Sin da Nabunaid
Gli dei di ebrei e arabi erano fratelli.
I ‘padri’ della discendenza di ebrei e arabi erano fratelli.
Di fatto, ebraismo e islam, sono religioni imparentate.

giovedì 28 luglio 2011

"fine dei giorni"


(H Ahrit Hayamim): nome biblico, utilizzato per la prima volta nell'oracolo di Giacobbe per indicare il futuro più remoto, ma usato sopratutto dai profeti per descrivere un distante Futuro Messianico, quando il Male sarà scomparso dalla Terra e regneranno pace e giustizia - ma non senza aver vissuto prima un cataclisma terribile, un'apocalisse; ci sarà poi un Nuovo Inizio e tutte le nazioni si recheranno a Gerusalemme per venerare Yahwhe.

Secondo il profeta Geremia, Yahwhe aveva programmato quella fine sin dall'inizio dei tempi; il profeta Isaia considerava "l'inchinarsi" e il "prostrarsi" di fronte a Marduk e Nabu (suo figlio) come passi essenziali per riavvicinarsi al "Regno di Dio"; e il profeta Osea affermava che "il Regno di Dio" tornerà alla "Fine dei Giorni" attraverso la "Casa di Davide", a Gerusalemme, sul Monte del Tempio.

I profeti della Bibbia affermavano anche quel che stava per accadere era stato programmato da Dio: "Io dal principio annunzio la fine e, molto prima, quanto non è stato ancora compiuto" diceva Dio a Isaia (46, 10).

ZS (Zecharia Sitchin)ha sottolineato che "la Fine dei giorni" e "il Giorno del Signore", profetizzati e in genere considerati dagli studiosi come la stessa serie di eventi, sono invece avvenimenti completamente diversi: il Giorno del Signore era il ritorno anticipato di Nibiru, che si verificò nell'arco temporale della Bibbia, mentre il tempo della Fine dei giorni messianica non è stato rivelato nemmeno nel libro di Daniele della Bibbia ebraica, e continua a restare avvolto nel mistero.

Ne il giorno dèi , ZS, prendendo in esame diverse predizioni antiche e moderne, è giunto alla conclusione che l'espressione "tempo tempi e la metà di un tempo" che un angeli disse a Daniele fa  riferimento a un tempo zodiacale.

Precessione Terrestre

Ere zodiacali:
è nata a Sumer l'osservazione della levata eliaca nel giorno dell'Equinozio di primavera, per determinare (quando si può ancora osservare il cielo stellato) quale costellazione zodiacale si vede sullo sfondo, Finché alla levata eliaca si vede la costellazione del Toro (come ai tempi del calendario sumero) si dice che ci si trova "nell'Era del Toro"; quando lo sfondo comincia spostarsi nella costellazione dell'Ariete, si dice allora che è iniziata "l'Era dell'Ariete", ecc.

Mentre matematicamente un'Era Zodiacale dura 2.160 anni (72 X 30 = 2.160, se si effettuano delle osservazioni , si noterà che le "ère" hanno lunghezza diversa, perché le costellazioni occupano segmenti diversi del cielo. E nel XXI° secolo a.C. proprio quella differenza rappresentò un enorme problema nei conflitti con Marduk per il turno di regnare sulla Terra che a suo tempo era stato stabilito dal consiglio dei dodici dèi Anunnaki con l'approvazione di Anu. 

Infatti in quella data, si verificò un ritardo nel passaggio dallEra di Enlil, l'Era del Toro, a quella di Marduk, ossia quella dell'Ariete. Dal punto di vista prettamente matematico, questo orologio zodiacale elencava le ère in questo ordine (tutte date del periodo prima di Cristo): Leone 10860-8640; Cancro 8640-6480; Gemelli 6480-4320; Toro 4320-2160; Ariete 2160-0; poi i Pesci da 0 a 2160.

Secondo Beroso, le tre ère zodiacali erano momenti di svolta epocali negli affari di uomini e dèi - un'affermazione, questa, che trovava conferma nella storia, nonché nel fatto che vennero riportate alla luce tavolette ,matematiche sumere che elencavano i multipli di 12.960 (2.160 X 6), come frazioni del numero 12.960.000 (2.160 X 6.000).
®wld

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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