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venerdì 29 novembre 2019

Dèi di un Nuovo Ordine Mondiale

 
  
Sollevando il Velo

Dove sono andati gli dèi, e quali le implicazioni per il futuro? Sono interrogativi che ci portano inevitabilmente a una rivalutazione della storia del mondo, soprattutto per ciò che concerne il periodo che va dal 2000 al 200 a.C.

Un arco di tempo, questo, che iniziò dopo la distruzione nucleare di Sodoma, Gomorra e della base spaziale del Sinai e in cui troviamo personaggi biblici quali Isacco, Giacobbe, Giuseppe e Mosè.

Un periodo a proposito del quale i resoconti scritti abbondano ma scarseggiano le documentazioni archeologiche. Altri periodi presentano il fenomeno inverso: buone documentazioni archeologiche, scarsi resoconti scritti.

Un velo di oscurità discende su un’epoca di grande disordine e di guerre: quando terminò, la gran parte delle città del mondo antico erano state rase al suolo.

Prima del 200 a.C. i Sumeri registravano tutto, anche le cose qutidiane più secondarie. Ma nel periodo 2000-200 a.C. le conache divengono scarse, e ancor meno sono quelle giunte fino a noi.

L’archeologia, pertanto, diventa il principale strumento di conoscenza, ma è uno strumento spuntato che consiste in gran lavoro e in molto a tirar a indovinare e che dunque è assai lontano dall’essere una scienza esatta.

La conseguenza è che possediamo una comprensione molto limitata degli eventi di questo che è un periodo chiave della storia umana.

Pur non essendo uno storico ufficialmente riconosciuto come tale, ho potuto rapidamente rendermi conto che per questo particolare periodo non esistono esperti. Anzi, si finisce con il pensare che gli Imperi siano sorti e poi crollati senza motivo apparente, i misteriosi Hyksos conquistarono l’Egitto, un altrettanto “popolo del mare” comparve dal nulla per mettere a ferro e fuoco il vicino Oriente e civiltà progredite sorsero come dal nulla nel Nuovo Mondo delle
Americhe.

Mentre tentavo di sbirciare sotto il velo della storia per osservare la presenza incessante (o meno) degli dèi, ho potuto appurare che molti inspiegabili avvenimenti storici cominciavano ad avere una logica.

Senza verne l’intenzione stavo mettendo alla prova il nuovo paradigma che sta alla base di questo libro, e i risultati sono positivi a dir poco.

Il mio obiettivo principale era comunque di effettuare delle ricerche sulle attività mdegli dèi, una bella sfida. Come si fa a individuare la presenza degli dèi in un’epoca così tanto caotica?

Sorprendentemente, gli indizzi da seguire erano molti. Per esempio, il nome di un re o di un faraone assai spesso segnala la sua alleanza con un particolare dio. E in modo analogo un’opera artistica raffigura molto spesso la figura di un dio, vuoi nelle sembianze di un serpente o di un toro o anche una dea dal seno nudo. Infine, si sono rivelate utili molte iscrizioni che richiamavano direttamente i nomi di determinati dèi in determinate nazioni.

Procedendo in questo modo è stato possibile costruire un panorama politico generale degli avvenimenti nel mondo. Ma come appurare la presenza fisica di questi dèi? Come essere certo che i sovrani non si stavano rivolgendo a degli dèi assenti?

Il primo indicatore attendibile era costituito da interventi di tipo tecnologico. A volte si trovavano descritti nei testi, per esempio l’Arca dell’Alleanza nella Bibbia. Altre volte risultavano riscontrabili in forma fisica, per esempio nel caso delle Piramidi che ancora oggi esistono a Teotihuacan.

Il secondo indicatore è stato anch’esso fisico: l’intensità delle distruzioni di antiche città. Un’intensità che si evidenzia agli occhi degli archeologi ogni volta che scavano, ma com’è possibile che così tante città abbiano potuto essere rase al suolo soltanto con il fuoco, le spade, gli archi e le frecce?

Il problema maggiore che mi son trovato ad affrontare nel redigere il presente capitolo è stato quello della cronologia. In seguito alla pubblicazione del libro A Test of Time (1995) di David Rohl enormi punti di doanda si sono sollevati sulla cronologia convenzionale dei faraoni egiziani. Inltre, la nuova cronologia di Rohl ha messo in allarme anche altri settori, specie a motivo della datazione del regno del babilonese Hammurabi che viene posticipato di due secoli.

Personalmente trovo la nuova cronologia di Rohl piuttosto convincente e ho quindi deciso di adottarla lingo tutto questo capitolo, indicandola, là dove sia il caso, con le iniziali NC. Comunque, mentre tutti questi temi restano oggetto di dibattito, è buona regola esercitare una certa prudenza.

Torniamo all’inizio

Prima di avviarci alla ricerca della presenza o meno degli dèi dopo il 200 a.C., è bene ripassare brevemente il contesto storico sinora affiorato, prestando particolare attenzione alle origini tribali e alle alleaze dell’uomo.

La nstra rassegna ha inizio con il Diluvio, quando dell’Arca di Noè emersero tre figliazioni umane. Le tribù di pelle scura con Cam per capistipite si diressero verso i territori africani a sud, le tribù di sem si stabilirono nel Levante e nei monti circostanti la Mesopotamia, mentre le tribù di Iafet andarono a nord, all’altopiano dell’Anatolia (la moderna Turchia) e altre ancora.

Ci fu però un’importante eccezione. Prima della guerra degli dèi(c. 8700 a.C.) Caanan un figlio di cam, aveva occupato illegalmente il Libano. Sebbene fosse poi stato concesso alla sua tribù di rimanerci, la Bibbia ci dice che vennero condannati a svolgere mcompiti servili.

Tra i’11000 e il 4000 a.C. l’uomo disponeva del medesimo potenziale di intelligenza di oggi, ma in genere conduceva un’esistenza nomade.

La popolazione crebbe dovunque nel mondo. Poi, dal 3800 a.C. in poi, una serie di sviluppi portano all’avvento di una nuova èlite di uomini civilizzati.

Questa fase iniziò nelle città di Sumer ricostruite negli stessi luoghi in cui erano sorte prima del diluvio. Ciò avvenne in coincidenza del pianeta Nibiru e la visita reale di Anu.

In quello stesso periodo il dio Ishkur avviò una nuova fase della costruzione di Tiahanaco volta alla produzione del bronzo.

Tratto dalle mie letture “Il Mistero della Genesi delleAntiche Civiltà” 
Capitolo 15 P: 391-392-393

domenica 17 gennaio 2016

ANU & La sacra famiglia degli dèi


ANU
An ("Cielo"); An. Anu ("Colui che appartiene ai Cieli"): sovrano che regnava sul pianeta Nibiru quando i suoi astronauti giunsero sulla Terra. Padre di Enlil, avuto dalla sposa ufficiale Antu, e di Ea/Enki e Ninharsag, avuti da altre mogli. Discendente di una lunga dinastia di sovrani di Nibiru, salì al trono dopo aver deposto Alalu, il sovrano regnante; la loro inimicizia si ripercosse sulle generazioni successive. 

In quanto a capo del pantheon, il suo numero di rango era il 60. Secondo ZS, Anu fece almeno tre visite sulla Terra, delle quali esistono testimonianze. La prima fu quando si dovette organizzare una Missione Terra in piena regola; la seconda fu dopo l'ammutinamento degli Anunnaki, quando venne presa la decisione di creare un "lavoratore primitivo"; la terza fu nel 4000 a.C.: una visita di stato insieme alla sua consorte Antu, allorché venne donata la civiltà al genere umano. (p: 23-24)

Antu

Antu: Sposa ufficiale di An/Anu. Essendone la sorellastra (stesso padre, ma di madre diverse), suo figlio Enlil divenne l'erede legittimo di Anu, pur se non era il primogenito. Accompagnò Anu nel corso della sua visita sulla Terra. (p: 26)
La storia del diretto primogenito alla successione si è perpetrata nel tempo in quasi tutte le storie dei regnanti e patriarchi umani sulla terra; una storia simile la possiamo apprendere dalla Bibbia con Abramo di Ur figlio di Thera che sposò Sarai (Sarah-Sara) sua sorellastra che diede alla luce Isacco diretto discendente, pur non essendo il primogenito, che fu Ismaele nato dalla schiava di Sara, Agar.
Ea/En.ki

Ea ("Colui la cui casa è l'acqua"(: nome epiteto del capo del primo gruppo di cinquanta Anunnaki giunti sulla Terra, ammarato nelle acque del Golfo Persico. Scelto per le sue conoscenze scientifiche, la sua missione era estrarre oro dalle acque del Golfo; ritratto con acqua che fluisce, era il prototipo dell'Acquario. 

Era il primogenito di Anu, sovrano di Nibiru, ma non l'erede legale, perché nato dall'unione di Anu con una delle sue concubine; il privilegio della sua successione apparteneva al fratellastro Enlil, la cui madre non era soltanto la sposa ufficiale di Anu, ma anche la sua sorellastra.

Molti dei conflitti sulla Terra derivano proprio dalla rivalità tra i due fratellastri; per mettere pace, Anu garantì a Ea il titolo di En.Ki ("Signore della Retta"), ma il suo numero di rango era il 40, inferiore quindi al 50, numero di rango di Enlil.

Quando i piani iniziali fallirono, gli venne affidata la responsabilità delle operazioni estrattive dell'oro nell'Africa Sud Orientale. Lì scoprì l'esistenza di ominidi geneticamente simili agli Anunnaki - il che lo portò a compiere la sua impresa più importante: la manipolazione genetica necessaria a creare l'Adamo.

In quanto creatore del genere umano, fece fallire il progetto (del fratellastro Enlil) di lasciare perire (la sua creazione) nel Diluvio, dando istruzioni al suo fedele seguace di costruire la famosa Arca.

Il suo "centro di culto" a Sumer era Eridu. Il suo dominio, che divise tra i suoi figli, era l'Africa. Gli Egizi lo chiamavano PTHA ("Lo Sviluppatore"). Descritto nei testi come un playboy, ebbe numerose relazioni adulterine anche con femmine terrestri. La sua autobiografia, ritrovata su tavolette parzialmente danneggiate, è stata usata da ZS per scrivere Il Libro perduto del dio Enki. (p: 84)

En.lil

En.lil ("Signore del Comando"): figlio di Anu e della sua sposa e sorellastra Antu, perciò Erede legittimo al trono di Nibiru; il suo rango numerico era 50. Comandante carismatico, venne inviato a organizzare la Missione terra dopo il fallimento dei primi tentativi di Ea di estrarre l'oro necessario alla sopravvivenza di Nibiru. La sua rivalità con Ea/Enki relativa alla successione venne aggravata dal fatto che erano entrambi innamorati della sorellastra Ninharsag.

Enlil - che aveva avuto da lei un figlio al di fuori del matrimonio - finì con lo sposare l'infermiera Sud (ribatezzata Nin.lil). Riteneva inapropriato alla Missione terra il matrimonio tra i giovani Anunnaki (i Nefilim di cui parla la Bibbia) e le "Figlie dell'uomo" e si oppose all'idea di salvare l'umanità dalle acque del Diluvio..

Ma dopo che Enki lo ebbe costretto ad accettare la sopravvivenza dell'uomo come un dato di fatto, concesse agli uomini agricoltura e sovranità, e venne riverito e amato dai Sumeri che lo chiamavano "Padre Enlil". La sua città, Nippur, fungeva da centro religioso di Sumer. Il suo "figlio primogenito" Ninurta (la cui madre era Ninharsag) nacque su Nibiru; i suoi figli Nannar/Sin e Ishkur/Adad, invece, nacquero sulla Terra. (p: 91-92).

di Zecharia Sirchin, 
Tratto dal libro: "Le Cronache Terrestri Rivelate" 2011
Titolo originale: The Earth Chronicles handbook 2009 
in memoria di Frieda Rina Sitchin, mia adorata moglie 

mercoledì 11 febbraio 2015

3114 a.C.

 

Il conflitto delle due dinastie Anunnaki: "enliliti/enkiti" 

Intorno al 3500 a.C. Marduk tornò dal suo esilio per riprendere possesso dell'Egitto. La Terra che suo padre Enki gli aveva donato ma che era andata a suo fratello Ningishzidda in seguito al tentativo di conquistare Sumer.

Ningishzidda/Thot allora rimise mandato e poteri nelle mani del fratello e si esiliò in cerca di una terra da amministrare. Si trasferì con un gruppoo di seguaci oltreoceano andando ad approdare nell'odierno Mexico, dove iniziò la collaborazione di cui abbiamo a tutt'oggi tanti reperti.

Ningishzidda assunse in Mexico il nome di Quetzalcoatl il "serpente piumato", Il serpente e le piume e/o gli attributi di "uccello" erano entrambi segni distintivi di Ningishzidda sia a Sumer che in Egitto come Thot.


Questi furono i suoi simboli anche in America come Quetzalcoatl




La prima opera di Ningishzidda nel nuovo continente fu stabilire un nuovo calendario che iniziasse dal momento del suo arrivo in quelle terre: 3114 a.C

Successivamente replicò in Mexico la sua opera più grande costruendo Teotihacan che le leggende locali narrano essere stata costruirta in una notte da un gruppo di giganti. Teutihuacan era lo specchio del sito di Giza in Egitto progettato e costruito da Ningishzidda a cavallo del 10500 a.C.


Teutihuacan e Giza erano parti di un progetto a livello mondiale che porta la firma di Ningishzidda che comprendeva anche alcune Ziggurat a Sumer progettate per gli dèi locali di Ur e Lagash


Il culto di Quetzalcoatl era l'esatta copia di quello di Ningishzidda, i cui epiteti a Sumer erano: principe della casa come una montagna (la grande piramide) Falco predatore degli dèi (riferimento agli uccelli) Serpente dalla grande lingua Detentore delle Tavole Puro e grande mago Dragone.


I suoi seguaci conquistarono tutto il centro-America e si spinsero verso sud fondando le prime grandi città e dando inizio alla civiltà Olmeca che era quindi di chiaro ceppo africano. A circa 1000 anni dall'arrivo di Ningishzidda in mesoamerica un altro Anunnaki arrivò nel nuovo continente per fondare delle colonie per l'estrazione di metalli portando con se i suoi seguaci indoeuropei Ittiti: era il sumero ISHKUR, adorato da ittiti ed hurriti come Teshub e come Adad, il "dio delle tempeste" e i suoi simboli erano il fulmine/tridente e la scure/falce.


Ishkur/Teshub approdò nell'odierno Brasile e attraversò il continente stabilendosi in Perù dove fondò i primi centri e costrì Tampu-Toco come centro mettallurgico, le cui rovine sono arrivate a noi con il nome di Machu Picchu i cui cunicoli di dilavazione sono simili a quelli di Bad-Tibira il più antico centro di lavorazione di metalli a Sumer.

 
Ishkur prese il nome di Viracocha e dal lago Titicaca iniziò una nuova civilizzazione basata sulla figura dei re sacerdoti il cui capostipite fu Manco Capac al quale Viracocha diede la sua "scure dorata" e ordinò di fondare la prima città: Cuzco. Manco Capac viene raffigurato infatti con la scure di Ishkur/Viracocha.


Viracocha fu ricordato come il dio guerriero piangente con lacrime sotto gli occhi e scure/fulmini in mano. Questo perché prendendo possesso delle terre del Perù si scontrò con la civiltà precedentemente fondata da Ningishzidda. Ishkur/Viracocha voleva impadronirsi del continente come immenso impianto minerario e per dichiararlo proprio marcò il terreno con il suo simbolo: Questo tridente scavato nella roccia è visibile. Quetzalcoatl e i suoi seguaci olmechi sconfissero i seguaci di Viracocha in una sanguinosissima guerra che durò per secoli fino a che i due dèi Anunnaki scapparono dalle terre americane.


Secondo la leggenda, Viracocha tornò in cielo e divenne il sole mentre Quetzalcatl tornò nella sua terra di origine, promettendo di fare ritorno. Da allora le teste scolpite dei suoi seguaci olmechi, sparse nel continente rivolte verso Est sembrano guardare verso Sumer per dare il benvenuto al loro dio nel giorno del suo ritorno.

Basato sui libri: "Gli dei dalle Lacrime d'oro", "Il libro perduto del dio Enki", "Architetti del Tempo" di Zecharia Sitchin.  

Video realizzato da Alessandro Demontis.

Trascritto da wlady per:

mercoledì 31 dicembre 2014

Chi ha distrutto e trafugato i tesori nel museo di Bagdad?


Enigmi Alieni – Divinità Anunnaki
 Documentario History Channel
 
Secondo la teoria di Zecharia Sitchin, le maggiori opere megalitiche sparse per il globo sarebbero state costruite dagli Anunnaki con varie funzioni, prevalentemente astronomiche, astrologiche e calendariali. Sitchin sostiene anche che le civiltà mesoamericana e sudamericana siano derivate da quella sumera e accadica, e che le due divinità principali messicane e peruviane, Quetzalcoatl e Viracocha fossero due Anunnaki (Ningishzida e Ishkur) trasferitosi con alcuni Sumeri e Africani nel nuovo continente.

Enigmi alieni (Ancient Aliens) è un programma televisivo statunitense trasmesso a partire dal 20 aprile 2010 su The History Channel e attualmente giunto alla sesta edizione.

Il programma espone la teoria degli antichi astronauti, ovvero quell’insieme di idee, sviluppate a partire dalla metà del Novecento (in particolare con la pubblicazione dei libri di Erich von Däniken e Peter Kolosimo), che ipotizzano il contatto di civiltà extraterrestri con le antiche civiltà umane quali Sumeri, Egizi e civiltà precolombiane e propone che i testi storici, religiosi, archeologici, antichi monumenti e le leggende contengono le prove di un contatto nel passato fra l’umanità e una civiltà aliena.

Nel quinto episodio della sesta stagione, il programma presenta gli Anunnaki, termine sumero che indica, nelle religioni della Mesopotamia, l’insieme o parte degli dèi.

Il loro nome è riportato in vari modi: “da-nuna”, “da-nuna-ke-ne”, o “da-nun-na”, col significato di “quelli di sangue principesco”, oppure “prole regale”, o ancora di “progenie di principi”. 
Secondo gli assiriologi Jean Bottéro e Samuel Noah Kramer: « Gli Anunna, definizione sumerica (“Progenie del Principe”), resi in accadico con Anunnuku, Anunnaki, sembrano aver inizialmente composto il gruppo dei grandi dèi, che esercitavano all’interno della comunità divina i principali ruoli di comando, mentre gli Igigu-Igigi, termine più recente, di origine probabilmente semitica ma di significato fondamentalmente sconosciuto, designavano l’insieme degli dèi “lavoratori” di ordine inferiore. 

Più tardi la differenza si è sfumata e ciascuno dei due vocaboli ha potuto confondersi con l’altro o riferirsi, a seconda dei casi, sia all’insieme degli dèi, sia a questa o a quell’altra delle loro categorie. Anunnaku, per esempio, si è facilmente esteso alle divinità che abitano gli inferi come si vede in 18:32, mentre nella versione sumerica […] il corrispondente Anunna indica il gruppo di divinità infernali più importanti, che raccolti in assemblea prendono decisioni fondamentali».
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Articolo correlato:
 
Nin.Puabi 

La dea che non se n’è mai andata 
Quello di Nin.Puabi è stato uno dei progetti più recenti di Zecharia Sitchin. Voleva farne un perno con il quale i sostenitori avessero potuto dimostrare la veridicità sulla Dea di Ur “NIN.PUABI”. Egli disse: “Se si riuscisse ad indossare il sigillo di Puabi all’altezza del cuore, questo farebbe sì che il vostro cuore batta con il dono più grande che si possa sperare!”. Ne sono stati fatti solo duecentocinquanta ognuno con la sua firma incisa sul retro per dimostrarne l’autenticità. Continua QUI

Altre correlazioni: QUI





 

sabato 10 maggio 2014

La pace nelle guerre dell'antichità


 
La pace e la fine della guerra di 10.000 anni fa
Tempo fa parlai della guerra della piramide, ma come andarono a finire le "guerre della piramide"?
Finirono come sono sempre finite le grandi guerre della storia: con una conferenza di pace, una riunione tra le diverse parti in lotta, proprio come avvenne al Congresso di Vienna (1814-1815), che ridisegnò la carta geografica dell'Europa dopo le guerre napoleoniche, o alla Conferenza di Pace di Parigi che pose fine alla prima guerra mondiale (1914-1918) con il Trattato di Versailles.
Il primo indizio che fa pensare a una riunione di questo ge­nere tra gli Anunnaki in guerra - una riunione che sarebbe avvenuta all'incirca 10.000 anni fa - viene da un testo che George A. Barton trovò inciso sul frammento di un cilindro d'argilla. Si tratta della versione accadica di un testo sumerico molto più antico, e Barton concluse che il sigillo era stato po­sto dal sovrano accadico Naram-Sin intorno al 2300 a.C, quan­do il re aveva fatto riparare la piattaforma del tempio di Enlil a Nippur. Mettendo a confronto il testo mesopotamico con i te­sti composti più o meno nello stesso periodo dai faraoni egizi, Barton notò che i testi egizi «erano incentrati sulla figura del re e riguardavano in modo particolare le sue vicende dopo che egli era entrato a far parte del novero degli dèi»; il testo meso­potamico, invece, «riguardava prevalentemente la comunità de­gli dèi»; in sostanza, esso trattava non tanto delle aspirazioni del re, ma degli affari degli stessi dèi.
 
Nonostante le lacune del testo, specie nella parte iniziale, si ca­pisce chiaramente che i principali dèi si radunarono al termine di una guerra violenta e rovinosa, e che si riunirono nell'Harsag, la montagna del Sinai dove abitava Ninharsag, la quale svolse 
 
Appunto il ruolo di artefice della pace. L'autore del testo, tuttavia, non tratta affatto Ninharsag come una dea neutrale: al contrario, più volte la cita con l'appellativo di Tsìr ("Serpente"), il che, al di là della connotazione negativa del termine, la pone dalla parte delle divinità egizie (quelle legate a Enki). I primi versi del testo, come abbiamo già visto, descrivono in modo alquanto conciso le ultime fasi della guerra e le condizioni in cui si trovavano i difen­sori della piramide, assediati all'interno di essa, costretti a innal­zare il grido d'aiuto che aveva portato Ninharsag a decidere di in­tervenire. Dal seguito della cronaca apprendiamo che Ninharsag andò anzitutto all'accampamento di Enlil a proporre la sua idea di fermare il combattimento e convocare una conferenza di pace.

La prima reazione dei seguaci di Enlil fu un atto d'accusa nei confronti di Ninharsag: in questo modo essa portava aiuto e van­taggio ai «demoni». Ninharsag rigettò l'accusa: «La mia casa è pura», rispose. Ma un dio la cui identità non è chiara la apostrofò sarcasticamente: «Si può dire che sia "pura" anche la Casa più al­ta e luminosa di tutte (la Grande Piramide)?»

«Di questo non posso parlare», rispose Ninharsag; «è Gibil che fa la guardia alla sua brillantezza.»

Dopo questo scambio di accuse e di spiegazioni, gli animi si calmarono e fu inscenata una simbolica cerimonia di perdono, una sorta di "battesimo" attuato con le acque del Tigri e dell'Eu-frate raccolte in due giare, che simboleggiava la rinnovata acco­glienza di Ninharsag in Mesopotamia. Enlil la toccò con il suo «fulgido scettro» e il «potere di lei non fu rovesciato».

Adad era contrario all'idea della conferenza di pace e che avrebbe preferi­to una resa incondizionata da parte del nemico. Fu Enlil ad ac­consentire alla proposta di Ninharsag: «Va', calma mio fratel­lo», le disse. Da un altro testo sappiamo poi che Ninharsag attraversò le linee di guerra per organizzare il cessate il fuoco, e che riuscì a portar fuori Enki e i suoi figli, conducendoli a casa sua, nell'Harsag. Gli dèi seguaci di Enki erano già lì, in attesa.

Ninharsag esordì affermando di agire per conto «del grande signore Anu ... l'Arbitro», e mise in atto un proprio cerimoniale simbolico. Accese sette candele, una per ciascuno degli dèi che partecipavano alla riunione: Enki e i suoi due figli, Enlil e i suoi tre figli (Ninurta, Adad e Sin). A ogni candela che accendeva, pronunciava una formula rituale: «Un'offerta di fuoco a Enlil di Nippur ... a Ninurta ... ad Adad ... a Enki che viene dall'Abzu ... a Nergal che viene da Meslam». Anche quando si fece notte il fuoco acceso dalla dea continuò a illuminare quel luogo come in pieno giorno. Quindi Ninharsag fece appello alla saggezza degli dèi ed esaltò le virtù della pace: «Potenti sono i frutti della sag­gezza del dio: il grande fiume divino tornerà alla sua vegetazione ... il suo corso renderà [la terra] simile a un giardino di dio». Parlò quindi dell'abbondanza di piante e animali, di grano e altri cereali, della vite e dei frutti, e dei benefici di un'umanità pronta a svolgere lavori di coltivazione e costruzione, oltre che a servire gli dèi: tutto questo la pace avrebbe portato con sé.

Quando Ninharsag ebbe finito di enumerare i benefici della pace, il primo a prendere la parola fu Enlil. «Togliamo l'afflizio­ne dalla faccia della Terra», disse a Enki; «solleviamo la Grande Arma». Quindi acconsentì al ritorno di Enki a Sumer: «L'E.DIN sarà il luogo della tua sacra casa», e avrà attorno terra sufficiente ad assicurare al tempio i frutti e il raccolto dei campi.

All'udire queste parole, Ninurta si oppose. «Niente affatto!», gridò il «principe di Enlil». Allora Ninharsag ricominciò dacca­po. Ricordò a Ninurta quanto egli aveva lavorato «giorno e notte con grande fatica» per rendere possibile la coltivazione dei cam­pi e l'allevamento del bestiame, per «costruire fondamenta, riem­pire [la terra], innalzare [dighe]». Poi la guerra rovinosa aveva di­strutto tutto. «Signore della vita, dio dei frutti», lo invocò, «fa' che la birra possa scorrere in doppia misura! Fa' che vi sia ab­bondanza di lana!». Accetta i termini della pace!

Commosso dalla sua preghiera, Ninurta si impietosì: «Madre mia, o fulgida! Non preoccuparti; non sarò io a far mancare il pa­ne ... nel regno verrà ripristinato il giardino ... Anch'io prego con fervore perché finiscano le afflizioni».

Ora finalmente i negoziati di pace potevano ricominciare. Il rac­conto di questo incontro senza precedenti tra le due divinità in guerra si trova nel testo Canto la canzone della madre degli dèi. Il primo a rivolgere la parola agli Anunnaki riuniti fu Enki:
Enki rivolse a Enlil parole di lode:

«O tu che sei il sommo tra i fratelli,

Toro del cielo, che tieni in mano il destino dell'umanità:

nelle mie terre non c'è che desolazione;

tutte le case sono piene di angoscia

a causa dei tuoi attacchi».


Il primo argomento in discussione era dunque la cessazione delle ostilità - la pace sulla Terra - ed Enlil fu subito d'accordo, a condizione che cessassero le dispute territoriali e che le terre che appartenevano di diritto alla stirpe di Enlil e al popolo della linea di Sem fossero prontamente liberate dai seguaci di Enki. Quest'ultimo acconsentì a cedere per sempre quei territori:
«A te concederò il dominio

nell'Area Riservata degli dèi;

alle tue mani affiderò il Luogo Radiante!»
Enki rinunciava dunque all'Area Riservata (la penisola del Si-nai con il suo porto spaziale) e al Luogo Radiante (il sito dove sorgeva il Centro di controllo della missione, la futura Gerusa­lemme) e cedeva per sempre a Enlil e alla sua stirpe il controllo di quelle terre e di quei luoghi di importanza vitale. Tuttavia po­neva una condizione: in cambio di tutto questo, doveva essere ri­conosciuta per sempre la sovranità sua e dei suoi discendenti sul complesso di Giza.
Enlil acconsenti, ma pose a sua volta una condizione: i figli di Enki che avevano attaccato guerra e avevano utilizzato la Grande Piramide per scopi bellici avrebbero dovuto per questo essere esclusi dal dominio su Giza e su tutto il Basso Egitto.

Enki ci pensò un po', poi accettò: signore di Giza e del Basso Egitto, annunciò, sarebbe stato uno dei suoi figli più giovani, spo­sato a una delle divinità femminili nate quando Enki aveva avuto rapporti sessuali con Ninharsag: «Per la grandiosa Casa costruita come un cumulo, egli nominò il principe la cui moglie era nata dalla coabitazione con Tsir [Ninharsag]. Il principe forte come uno stambecco - proprio quello egli nominò, e gli ordinò di fare la guardia al Luogo della Vita». Attribuì quindi al giovane dio il glorioso appellativo di NIN.GISH.ZI.DA ("Signore del manu­fatto della vita").



Chi era Ningishzidda? Le informazioni su di lui sono, secondo gli studiosi, scarne e contraddittorie. Egli viene citato nei testi mesopotamici in associazione con Enki, Dumuzi e Ninharsag; nell'elenco dei Grandi Dèi si trova tra gli dèi dell'Africa seguaci di Nergal ed Ereshkigal.

Nell'iconografia sumerica è rappresentato, come già Enki, con il simbolo dei due serpenti intrecciati e con il segno Ankh egizio (fig. a, b).


Eppure i Sumeri avevano un'idea positiva di Ningishzidda; Ninurta aveva fatto amicizia con lui e lo aveva invitato a Sumer. Alcuni testi fanno pensare che sua madre fosse Ereshkigal, la nipote di Enlil; la nostra conclusione è che si tratti effettiva­mente di un figlio di Enki, concepito durante il tempestoso viaggio di Enki ed Ereshkigal verso il Mondo Inferiore. Tp. quanto tale, poteva essere accettato da entrambe le parti come custode dei segreti delle piramidi. Un inno che Ake W. Sjòberg ed E. Bergmann {The Collection of thè Sumerian Temple Hymns) ritengono composto dalla figlia di Sargon di Akkad nel terzo millennio a.G. esalta la casa-piramide di Ningishzidda e ne conferma la localizzazione in Egitto:
Luogo eterno, montagna piena di luce
che da mani esperte fosti costruita.
La tua oscura camera nascosta è un luogo che incute timore;
essa si trova in un Campo di Controllo.
O maestosa, nessuno può esplorare le tue vie.
Nella Terra dello Scudo
il tuo piedistallo è compatto come una rete a maglie strette ...
Di notte stai di fronte al cielo,
le tue antiche misure sono sempre più alte.
Il tuo interno conosce il luogo dove Utu si alza,
la misura della sua ampiezza arriva lontano.
Il tuo principe è il principe che stende la sua mano pura,
al quale l'abbondante e folta capigliatura
scende fin sulle spalle -
il signore Ningishzida.

I nomi dei personaggi della millenaria storia sumerica
 

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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