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giovedì 23 dicembre 2021

Hyksos: l'estorsione del rituale sull'immortalità

Assassinio sul Nilo: Hyksos, l’origine di tutti i nostri guai?

“Assassinio sul Nilo” è un indimenticabile filmone del 1978 con David Niven e Peter Ustinov, diretto da John Guillermin e tratto dal romanzo “Poirot sul Nilo”, di Agatha Christie. E se fosse un giallo – legato sempre a un omicidio, ma lontanissimo nel tempo – anche l’origine dell’attuale potere mondiale? Domande vertiginose, quelle che Nicola Bizzi – sul canale “Facciamo Finta Che”, di Gianluca Lamberti – rilancia al pubblico, partendo da un decisivo agguato che risale a 3.500 anni fa: quello che costò la vita al faraone di Tebe, assassinato attorno al 1570 avanti Cristo dai sicari degli Hyksos che volevano estorcergli il rituale segreto dell’immortalità. Bizzi non risparmia riflessioni taglienti: «Il dominio Hyksos fu un trauma assoluto, per l’Egitto: una vera tragedia. Ed è a causa loro che abbiamo ereditato la maggior parte dei problemi religiosi che hanno attanagliato il mondo, fino ai nostri giorni. Se certe decisioni prese in Vaticano influenzano ancora la politica italiana, è perché continuiamo a scontare l’eredità degli Hyksos».

BergoglioLa tesi, molto dibattuta, è stata avanzata da studiosi come Christopher Knight e Robert Lomas, secondo cui sarebbe ambientato proprio a Tebe, e non a Gerusalemme, il leggendario assassinio dell’architetto Hiram Abif, figura archetipica del primo maestro massone. E quindi: la ritualità libero-muratoria potrebbe esser stata davvero mutuata da quell’oscuro fatto di sangue, realmente accaduto? Le ipotesi portano lontanissimo: per Knight e Lomas, convinti dell’antica origine egizia della massoneria, il mandante dei killer del faraone dell’Alto Egitto poteva essere il biblico Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe, divenuto vicerè del Basso Egitto caduto in mano agli Hyksos. E chi erano, gli Hyksos? Popoli semiti di origine cananea, sostengono gli assirologi. O forse erano Amorrei, provenienti dalla Mesopotamia, proprio là dove Paolo Rumor – nel libro “L’altra Europa” – situa l’iniziale centrale operativa della Struttura, network-ombra che dominerebbe il pianeta in modo ininterrotto da quasi 12.000 anni.

Di sicuro – dice Bizzi – al tempo della “cattività babilonese”, sotto il profeta Ezechiele, la tradizione ebraica si liberò completamente delle iniziali radici egizie. E la successiva comparsa (biblica) del leggendario architetto di Salomone, figura di cui si è appropriata poi la massoneria? Ebbene: il fenicio Hiram, in realtà, potrebbe essere un semplice calco, ebraicizzato, della vittima originaria: cioè il legittimo faraone di Tebe, devoto ad Amon-Ra e strenuo custode dei segreti originari. Segreti che, nella notte dei tempi, le divinità avrebbero rivelato agli eletti. Effettivamente, la drammatica vicenda storica di Sekenen-Ra Teo II (Seqenenra Ta’o II) viene riproposta in modo quasi identico nella leggenda di Hiram, assassinato da tre apprendisti decisi a carpirgli il segreto (che nella massoneria, sempre simbolizzante, diventa “costruttorio”). Il signore di Tebe viene invece ucciso da assassini agli ordini degli stranieri Hyksos, che avrebbero sterminato l’intera casta sacerdotale di Tebe. «Così sarebbe davvero andato perduto per sempre, il segreto rituale dell’immortalità».

Sekenen-RaNella ritualistica massonica, com’è noto, quell’irrimediabile incidente viene richiamato con l’espressione “la parola perduta”. Scoperto il corpo del maestro, maldestramente occultato, gli assassini di Hiram vengono poi smascherati e puniti. L’analogia con l’Egitto è lampante, sottolinea Bizzi: gli archeologi hanno notato che Sekenen-Ra fu imbalsamato tardivamente, quando la salma (come quella di Hiram) era ormai in stato di decomposizione. La mummia fu rinvenuta nella stessa tomba che ospitava il sarcofago del grande faraone Ramses II, segno quindi dell’alto onore concesso alla vittima. Non solo: nello stesso sito è stata trovata una terza mummia, ma senza nome. «Fatto rarissimo, nell’antico Egitto: sinonimo di ignominia». E infatti: «La terza salma era quella di un sepolto vivo. L’uomo era ancora in vita, quando fu stretto a forza nelle bende. Probabilmente era uno degli assassini di Sekenen-Ra: quello che poi, nello “hieros logos” massonico, diventa Jubello, uno degli assassini di Hiram».

Paradossalmente, riflette Bizzi, possono quindi apparire attendibili certi documenti medievali che, al rituale massonico, attribuiscono ben 4.000 anni di storia. Non mancano altri indizi convergenti: come le tracce di una fratellanza di “costruttori in grembiulino” scoperte dagli archeologi a Deir El-Medina, sempre nella regione dell’antica Tebe, capitale della “resistenza” egizia contro l’invasione degli Hyksos. «Una confraternita iniziatica, fondata su tre gradi: questa tradizione era prettamente egizia, e solo in seguito venne ereditata dalla cultura semitica, che infine divenne “ebraica” con Mosè». Non solo: «Questa ritualistica sarebbe stata mantenuta in vita nel Sinai, dove poi l’avrebbe individuata uno studioso come Robert Ambelain». Poi però ci fu una cesura netta: come per far perdere la tracciabilità della vicenda originaria? L’impronta egizia – prosegue Bizzi, citando sempre Knight e Lomas – sarebbe stata successivamente cancellata dalla “giudaizzazione” risalente al periodo dell’esilio babilonese, dopo la distruzione del Primo Tempio.

Hyksos«Gli studiosi individuano nel profeta Ezechiele, massimo leader ebraico durante il periodo babilonese, l’autore della definitiva de-egittizzazione della leggenda hiramitica e la sua piena acquisizione da parte della tradizione giudaica». Forse, aggiunge Bizzi, «proprio al tempo di Ezechiele vennero rimossi i riferimenti egizi di questa narrazione, che poi venne fatta propria dalla tradizione ebraica». Narrazione quindi «filtrata attraverso l’Antico Testamento» e, infine, «adottata dalla massoneria», come se si trattasse effettivamente di un’eredità culturale ebraica, anziché egizia. C’era davvero qualcosa di sconveniente, da nascondere? E’ quello che sembrano suggerire gli studi che – sulle tracce delle possibili origini egizie della massoneria – mettono l’accento sull’eventuale ruolo di Giuseppe nella tragica fine del faraone legittimo, quello tebano. «Volevano carpirgli i segreti del rituale della rinascita e dell’immortalità, il rituale di Horus, che era prerogativa dei faraoni della dinastia tebaica: era quel tanto che mancava agli Hyksos per essere paragonati ai veri faraoni».

MassoneriaSintetizza Bizzi: il “falso” faraone di stirpe Hyksos, insediato ad Ávaris nel delta del Nilo, «voleva impossessarsi del segreto della rinascita divina per raggiungere l’immortalità e diventare, dopo morto, come Osiride». Attenzione: sempre Christopher Knight e Robert Lomas hanno documentato come la storia del mitico patriarca israelita finito in Egitto sia perfettamente collocabile in quegli anni. «Di fatto, Giuseppe era il vicerè di Apofe», il faraone straniero e quindi usurpatore. Secondo la tradizione egizia, gli invasori Hyksos adoravano il dio Seth, cioè l’assassino di Osiride. E il loro pseudo-faraone aveva assunto proprio quel nome – Apofe – per umiliare gli sconfitti: nella ritualità tebana, infatti, contro il Serpente Apofe (le Tenebre) combatteva Amon-Ra, divinità del Sole. E anche questo aspetto sembra avvicinare i fatti di Tebe alla libera muratoria: «Nel rituale massonico del III grado, viene detto che Hiram fu ucciso mentre si recava a pregare nel Tempio a mezzogiorno, ovvero quando il Sole – allo zenit – esprime la sua massima forza». Dunque: dietro al leggendario Hiram si nasconde la vera vittima, cioè l’egizio Sekenen-Ra?

Interrogativi innescati, in ogni caso, dalla scoperta della tomba del faraone assassinato: la rinvenne nel 1881 l’egittologo tedesco Émile Brugsch. «I testi di storia attribuiscono l’omicidio, genericamente, agli Hyksos». Nel libro “La chiave di Hiram”, invece, Knight e Lomas esibiscono documenti secondo cui l’uccisione sarebbe stata opera di emissari molto probabilmente inviati da Giuseppe, braccio destro del signore di Ávaris: «Solo il segreto del rituale dell’immortalità e della rinascita avrebbe potuto garantire al sovrano Hyksos la sua assimilazione con Horus e Osiride», mettendolo quindi alla pari con gli autentici faraoni egizi. Sekenen-Ra – che evidentemente tenne per sé il segreto – fu colpito al volto esattamente come, secondo il rituale massonico, sarebbe stato colpito Hiram. Con la morte del faraone, chiosa Bizzi, quel rituale andò effettivamente perduto: verosimilmente erano stati uccisi anche i suoi sacerdoti, che il segreto lo conoscevano, e quindi Seknen-Ra Teo II era l’ultimo depositario del rituale dell’immortalità: nessun altro poteva esserne a conoscenza, se non lui e i vertici della casta sacerdotale.

Nicola BizziProprio l’eventuale origine egizia della massoneria potrebbe rivelare, attraverso la tradizione veterotestamentaria, il ruolo degli Hyksos nel progetto di potere che sembra unire almeno idealmente il sionismo al suo antenato leggendario, Mosè, che lasciò l’Egitto con un carico di oro e sotto robusta scorta militare (non del faraone, ma sempre del sovrano di Ávaris). Se l’evento viene collegato all’origine mesopotamica della Struttura citata da Rumor, sembra di essere di fronte alla quasi-chiusura di un cerchio. Il che fa pensare a quella che potrebbe esser stata l’operazione successiva: la conquista del nuovo dominio assoluto dell’epoca, l’Impero Romano, attraverso il format religioso cristiano che Paolo di Tarso (uomo della Struttura) avrebbe preteso di trarre dalla tradizione giudaica. L’ultima resistenza al piano sarebbe stata opposta dall’imperatore Giuliano l’Apostata. Poi, quasi mezzo millennio dopo i presunti fatti di Gerusalemme, fu Teodosio a insediare direttamente al potere la nuova religione, concepita appunto come instrumentum regni.

(Storico indipendente, saggista prolifico e fondatore delle Edizioni Aurora Boreale, Nicola Bizzi – massone e iniziato ai Misteri Eleusini – è impegnato in una vasta opera di divulgazione dei contenuti storico-archeologici più scomodi, come quelli che comproverebbero l’origine atlantidea della civiltà occidentale. Acquisizioni anche scientifiche, che ormai – in molti casi – dimostrano l’insostenibilità della storiografia ufficiale, svelando il ruolo decisivo di network occulti nella sovragestione della governance planetaria, ieri come oggi). 

Pubblicato su: https://www.libreidee.org/2021/12/assassinio-sul-nilo-hyksos-lorigine-di-tutti-i-nostri-guai/

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mercoledì 8 gennaio 2020

Davanti agli occhi - oltre il mistero delle costruzioni antiche

 

Gli strumenti usati per costruire antichi monumenti potrebbero esserci stati davanti agli occhi da sempre   

di HAF 

Uno dei motivi principali per cui oggi restiamo affascinati dalle strutture antiche è il mistero di quanto spesso le pietre massicce venissero tagliate e montate insieme con una precisione inspiegabile. 

Usando i tuoi occhi, un chiaro difetto nella narrativa tradizionale diventa palesemente evidente. 

Le spiegazioni tradizionali suggeriscono che strumenti ordinari e primitivi combinati con straordinarie imprese dello sforzo umano hanno reso tutto possibile. 

Non c'è una buona spiegazione del perché le tecniche di costruzione e i progetti condividano così tante somiglianze in tutto il pianeta quando emerge il quadro generale.  

Oltre al mistero della costruzione, c'è un altro anello mancante: cosa è successo agli strumenti? Inoltre, perché non vediamo le informazioni registrate che spiegano questi sorprendenti metodi di costruzione? 

Questi metodi erano intenzionalmente tenuti segreti o le risposte ci hanno sempre guardato in faccia? 

È la ragione per cui non abbiamo trovato prove evidenti di strumenti perché uno di questi è il suono e le vibrazioni effimere? E, è un'altra ragione perché abbiamo frainteso gli strumenti utilizzati? 

Le "Pietre veliche d'Egitto"

Un antico racconto di un antico storico e geografo arabo suggerisce che gli egiziani usassero il suono per trasportare enormi blocchi di pietra. Conosciuto come Erodoto degli Arabi, registrò una leggenda secolare nel 947 d.C.
Secondo Mysterious Universe, la leggenda dice così: 

“Quando costruirono le piramidi, i loro creatori posizionarono con cura ciò che era descritto come magico papiro sotto i bordi delle possenti pietre che dovevano essere usate nel processo di costruzione. 

“Poi, uno ad uno, le pietre furono colpite da ciò che era curiosamente, e piuttosto enigmaticamente, descritto solo come un'asta di metallo. 

"Ecco, le pietre iniziarono lentamente ad alzarsi in aria e - come soldati diligenti che seguono indubbiamente gli ordini - procedettero in modo lento, metodico, a file singole un numero di piedi sopra un sentiero lastricato circondato da entrambi i lati da simili, aste di metallo misteriose." 



 

Lo scettro di Was 
Abbiamo visto tutti divinità egiziane come Anubi, in piedi con una strana asta in mano come nella foto sopra. 
 
Tuttavia, non molte persone sanno cos'è quell'oggetto. Si chiama Was-sceptre, un bastone con una base a forcella e sormontato da una testa a punta a forma di canino stilizzato o di un altro animale.
 
L'asta è sottile e perfettamente diritta e associata ad altri oggetti misteriosi come l'Ankh e il Djed. Erano semplicemente simbolici o avrebbero potuto essere strumenti di qualche tipo?

 
Ankh, Djed & Was di Kyera Giannini (CC BY 2.0)

 
 Djed di Mark Cartwright (CC-BY-NC-SA) 

Secondo l'Enciclopedia della storia antica, questi oggetti sono simboli che rappresentano il potere e il dominio reali. 

“I tre simboli più importanti, che spesso appaiono in tutti i modi di opere d'arte egiziane, dagli amuleti all'architettura, erano l'ankh, il djed e lo scettro. 

"Questi sono stati spesso combinati in iscrizioni e spesso compaiono su sarcofagi insieme in un gruppo o separatamente. Nel caso di ciascuno di questi, la forma rappresenta l'eterno valore del concetto: l'ankh rappresentava la vita; la stabilità djed; era il potere." 

In alcune raffigurazioni, gli scettri Was sono visti sostenere il tetto di un santuario mentre Horus guarda. Allo stesso modo, il Djed è visto su architravi del tempio che sembrano reggere il cielo nel complesso di Djoser a Saqqara.
Un video di Ancient Architects esplora questa idea, mostrando esempi di diapason usati dagli egiziani. 

Il narratore Matthew Sibson dal Regno Unito solleva alcune idee affascinanti su come gli egiziani potrebbero aver usato oggetti come lo scettro di Was e le forchette di sintonia per tagliare le pietre più dure usando il potere del suono e delle vibrazioni. (vedi video sotto) 

Una statua di diapason è raffigurata su una statua di Iside e Anubi, ognuna con in mano un'asta. Tra le divinità, una scultura mostra due diapason che sembrano essere collegati da fili. 

Sotto le forche, un oggetto arrotondato con quattro punte è centrato e appare quasi come una freccia rivolta verso l'alto. 

 

Nel video, Sibson fa apparire un'e-mail interessante ma non verificata sul sito Web KeelyNet.com dal 1997. L'e-mail suggerisce che gli egittologi hanno trovato antiche forcelle in sintonia e potrebbero averle etichettate come "anomale" quando non potevano immaginare quale fosse il loro scopo. 

“Alcuni anni fa un amico americano ha scelto la serratura di una porta che conduceva ad un magazzino del museo egiziano di circa 8 piedi x dieci piedi. All'interno ha trovato "centinaia" di ciò che ha descritto come "diapason". 

Queste dimensioni variavano da circa 8 pollici a circa 8 o 9 piedi di lunghezza complessiva e assomigliavano a catapulte, ma con un filo teso teso tra i denti della "forcella". Insiste, per inciso, sul fatto che questi non erano sicuramente non ferrosi, ma "acciaio". 

Questi oggetti assomigliavano a una lettera "U" con una maniglia (un po' come un forcone) e, quando il filo veniva strappato, vibravano per un periodo prolungato. 

Mi viene in mente di chiedermi se questi dispositivi avrebbero potuto avere degli utensili temprati fissati sul fondo delle loro maniglie e se avrebbero potuto essere usati per tagliare o incidere la pietra, una volta che fossero stati messi in vibrazione. 

Sebbene l'e-mail sia solo una prova aneddotica, sembra confermare il geroglifico di diapason sulla statua di Iside e Anubi, con filo teso tra i denti. 

Successivamente, vediamo un sigillo Sumerian Cylinder molto più vecchio che mostra una figura che regge quello che sembra essere un diapason. Come vedi di più, sembra che gli antichi sapessero molto di più sugli effetti del suono e delle vibrazioni di quanto attualmente comprendiamo.



Oggi stiamo imparando nuovi modi di guardare alle strutture antiche. L'archeoacustica sta rivelando come il suono abbia giocato un ruolo vitale nella costruzione di siti in tutto il mondo. 

Nel frattempo, lo studio dei cimatici rivela come le vibrazioni alterano la geometria della materia in modi intricati e inspiegabili. 

Inoltre, i misteri della meccanica quantistica si stanno svelando quando troviamo nuove particelle e utilizziamo algoritmi di intelligenza artificiale per scoprire come funziona la materia stessa. 

Potremmo finalmente raggiungere la fase in cui inizieremo a capire esattamente come gli antichi popoli del mondo hanno creato enormi monumenti in tutto il mondo? 

Riferimento: Ancient-code.com 


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mercoledì 29 maggio 2019

Shemsu Hor - ultima parte

 

Shemsu Hor, gli architetti celesti della grande Sfinge, un monumento di 800.000 anni

by Ancient Code

C'è qualcosa che ci dice che la cronologia ufficiale della storia umana è completamente sbagliata. Ci sono scoperte che incriminano, c'erano altre civiltà dprima di noi sulla terra, civiltà che avevano conoscenza e tecnologia di gran lunga superiore a quello che abbiamo oggi, una società sofisticata che potrebbe rispondere ai numerosi enigmi che circondano le nostre civiltà e la storia antica.

Detto questo, devo dire che senza dubbio i seguaci di Horus restano come uno dei più grandi e misteriosi enigmi per i ricercatori e gli storici quando si tratta della storia egiziana. Questi esseri mitici, citati nel papiro di Torino, nella stele di Palermo e in altri testi antichi, raccontano la storia inquietante che alcuni ricercatori mainstream hanno classificato solo come "inquietante" e nient'altro che racconti i mitologici vuoti, la
sorprendente verità però è più lontana.

Il riferimento ai misteriosi 'esseri' può essere trovato in diversi testi. Impariamo la loro esistenza nell'antico Egitto prima della prima dinastia di Faraoni. Per gli egittologi, questi esseri sono entità mitologiche, il risultato di 'storie selvagge' che sono state prese fuori dal contesto da molti, eppure la loro esistenza sembra essere di estrema importanza.

Un recente studio "controverso" della grande Sfinge d'Egitto ha sfidato i principali reperti archeologici sulla sua età, origine e costruttori. Lo studio presentato alla conferenza internazionale di Geoarcheologia e Archaeomineralogia tenutasi a Sofia intitolato: aspetto geologico del problema di datazione la grande costruzione della Sfinge egiziana, suggerisce una teoria controversa e rivoluzionaria indicando che la grande Sfinge d'Egitto potrebbe avere almeno 800.000 anni. (Fonte)

Secondo Manichev e Parkhomenko, gli autori dello studio, "Il problema della datazione della costruzione della grande Sfinge egiziana è ancora valido, nonostante la storia a lungo termine della sua ricerca. L'approccio geologico in connessione ad altri metodi scientifici-naturali permette di rispondere alla domanda circa l'età relativa della Sfinge. L'indagine visiva condotta della Sfinge ha permesso la conclusione circa l'importante ruolo dell'acqua da grandi corpi idrici che parzialmente allagato il monumento con formazione di cavità a taglio d'onda sulle sue pareti verticali." (Fonte)

"La morfologia di queste formazioni ha un'analogia con simili cavità formate dal mare nelle zone costiere. La somiglianza genetica delle forme di erosione confrontata e la struttura geologica e la composizione petrografica dei complessi rocciosi sedimentari portano alla conclusione che il fattore decisivo di distruzione del monumento storico è l'energia delle onde piuttosto che l'abrasione del
la sabbia nel processo eolico. La voluminosa letteratura geologica conferma il fatto dell'esistenza di laghi di acqua dolce di lunga durata in vari periodi del Quaternario dal Pleistocene inferiore all'Olocene. Questi laghi sono stati distribuiti nei territori adiacenti al Nilo. Il segno assoluto della cavità superiore grande erosione della Sfinge corrisponde al livello di superficie dell'acqua che ha avuto luogo nel Pleistocene precoce. La grande Sfinge egiziana era già in piedi sull'altopiano di Giza da quel tempo geologico (storico)."

Ciò significa che la storia come la conosciamo, quando si tratta dell'antico Egitto ha bisogno di un aggiornamento urgente, un aggiornamento che può accogliere le nuove teorie e prove postulati dai ricercatori che hanno deciso di interrogare le opinioni ufficiali e cercare spiegazioni alternative.

Ci sono numerosi ricercatori che non sono d'accordo con le opinioni mainstream sull'egittologia. Questi "pensatori alternativi" credono che l'antica civiltà egizia sia molto più vecchia di quella che ci sta dicendo la storia tradizionale, e Gaston Maspero, una delle personalità più influenti dell'Egittologia, ha sollevato una domanda importante nelle vedute principali della storia degli antichi egizi.

Da dove provengono gli antichi egiziani? Qual è la loro vera origine? Maspero è stato in grado di combinare con incredibile abilità un profilo di esploratori con quello di archeologi esperti e ha concluso che le persone che hanno creato questo sofisticato 'corpus di credenze' erano già presenti nel moderno Egitto molto prima delle prime dinastie dei faraoni 'mortali' governatori delle terre dell'antico Egitto.

Per comprendere l'origine, le credenze e le incredibili storie che stanno dietro agli antichi egiziani, dobbiamo cambiare i nostri metodi di pensiero e guardare la nostra storia da una prospettiva completamente diversa.

Gaston Maspero, ha visitato l'Egitto nel 1880 come parte della missione francese nel paese, e come molti altri prima e dopo di lui, Maspero è stato ipnotizzato dalla bellezza immensa dell'altopiano di Giza, le piramidi e soprattutto la grande Sfinge, un monumento che lo sconcertato. Dopo questo viaggio, Maspero ha fatto enormi sforzi per studiare tutto ciò che riguarda l'antica civiltà egizia...

"... La grande Sfinge Harmakhis ha montato la guardia sulla sua estremità settentrionale fin dai tempi dei seguaci di Horus. Scavata dalla
solida roccia all'estremo margine dell'altopiano, sembra alzare la testa in modo che possa essere il primo a vedere attraverso la valle il sorgere del padre, il sole. Solo il generale out-line del leone può ora essere tracciato nel suo corpo indossato dal tempo. La parte inferiore della testa è caduta, in modo che il collo appare troppo sottile per sostenere il peso della stessa testa. - L'alba della civiltà: Egitto e Chaldea, 1894 (fonte)

Alcune delle credenze di Maspero potrebbero sembrare sorprendenti per molti archeologi e ricercatori, ma Maspero semplicemente rifletteva le credenze e gli antichi egiziani in relazione ai loro antenati, sottolineando l'importanza dell'Egitto pre-dinastico e il tempo dei Seguaci di Horus, la razza di esseri semi-divini che governavano le terre dell'antico Egitto prima dei faraoni mortali.

Ma molto prima di Maspero, altri hanno guardato indietro alla storia degli antichi egizi da un punto di vista completamente diverso.

Manetho (III secolo A.C.), era un sacerdote e storico egiziano che visse durante il Regno di Tolomeo I e Tolomeo II. Egli, come molti altri dopo di lui, si riferì a questi dèi e semidei che governarono l'Egitto nella sua opera Aegizitiaca (storia dell'Egitto).

Manetho stabilì quattro dinastie prima di Menes, due degli dei, semidei e una quarta transizione che suggerisce l'origine della civiltà egiziana può essere attribuita a 7 divinità principali: Ptah, RA, Shu, geb, Osiride, Seth e, Horus, che governarono le terre dell'Egitto per un periodo di 12.300 anni. Dopo di loro, una seconda dinastia governò l'antico Egitto guidato da Toth, composto da 12' faraoni divini' che governarono più di 1500 anni e dopo di che 30 semidei salivano al potere, questi erano di solito identificati con i seguaci di Horus e sono stati simbolizzati come Falconi e governarono le terre dell'antico Egitto per un periodo di 6.000 anni. Dopo la venuta di questi esseri "ultraterreni", Chaos governò le terre d'Egitto fino a quando Menes riuscì a ristabilire l'ordine e unificò la terra dell'antico Egitto.

I seguaci di Horus... veri esseri divini che governavano l'antico Egitto? Immagine di credito yigitkoroglu DeviantArt

Il più noto riferimento ai seguaci di Horus si trova nel canone reale di Torino, un papiro frammentato che ci dice, che questi esseri misteriosi governarono l'Egitto per circa 6.000 anni, in un periodo intermedio tra il Regno degli dei e le prime dinastie dei faraoni. Questo prezioso testo antico conservato nel Museo Egizio di Torino, in Italia è anche indicato come il papiro reale di Torino e contiene letteralmente una lista di governanti dell'antico Egitto, prima e dopo 'i seguaci di Horus' che hanno governato le terre dell'antico Egitto. L'antico documento contiene una lista dei governanti dell'antico Egitto da Menes (o Narmer) alla travagliata XVII dinastia. Anche se l'inizio e la fine della lista è persa, sul retro del papiro c'è un elenco dettagliato degli
antichi governanti Egizi dove vengono visualizzati (prima del 'primo faraone mortale'), governanti dell'antico Egitto che erano 'divini' o 'semi-divini' e non erano esseri umani mortali come Menes.

È interessante notare che, secondo il sito Web Gigalresearch, è stato il ricercatore e filosofo Schwaller de lubicz (1887-1961) che, generalmente ha "imposto" la traduzione degli "shemsu Hor" come "seguaci di Horus", che è stato ripreso allora da migliaia di altri. Egli ha così capito che le persone molto avanzate arrivarono in Egitto in epoca preistorica e improvvisamente hanno portato tutta la conoscenza.

Una delle domande più grandi è... come gli studiosi dovrebbero interpretare il canone reale di Torino? E gli esseri misteriosi che governarono l'Egitto prima del tempo dei faraoni? Erano questi esseri veri,
governanti in carne e ossa? O erano solo dei governanti mitologici che non esistevano?

Gli archeologi tradizionali sembrano minare il significato storico di questo testo antico incredibilmente prezioso, ignorando completamente i contenuti che non rientrano nelle loro opinioni della storia. La ragione dietro è semplice, se il testo antico non è d'accordo con la loro versione della storia, deve essere irrilevante, falso, o costituito.

Questo, tuttavia, non è esclusivo di testi antichi che sfidano la storia, la stessa cosa è fatta con i ricercatori che mettono in discussione le viste archeologiche mainstream, in quella lista possiamo trovare i ricercatori come Robert Schoch, John Anthony West, Robert Bauval, Graham Hancock e Semir Osmanagic che hanno interrogato non solo la storia, ma i fondamenti fondamentali della nostra società.

Mentre oggi, nessuno può dire con precisione chi ha costruito le piramidi di Giza né la grande Sfinge, è fermamente creduto e accettato da molti che questi incredibili monumenti dell'altopiano di Giza anteriori l'antica civiltà egiziana da migliaia se non, centinaia di migliaia di anni. È molto possibile, secondo molti ricercatori, che i seguaci di Horus e coloro che hanno governato prima di loro avrebbero potuto creare alcuni dei monumenti più enigmatici che vediamo oggi in Egitto.

Se abbiamo imparato qualcosa dagli antichi testi e autori menzionati in questo articolo è che gli studiosi di oggi sono diventati estremamente selettivi, accettando solo ciò che si inserisce nella loro visione 'stretta' della storia umana, rifiutando e rassicurando potenziali teorie che potrebbero rivoluzionare tutto ciò che conosciamo sulla storia dell'umanità. La prova dell'approccio selettivo degli studiosi mainstream è il fatto che gli egittologi di oggi usano ancora la datazione di Manetho, che è considerata perfettamente affidabile per tutto ciò che riguarda le dinastie riconosciute "ufficialmente", evitando qualsiasi cosa che si riferisce alle dinastie preistoriche. 

Fonte e riferimenti:

QUI QUI QUI QUI QUI QUI

Pubblicato su https://www.ancient-code.com/

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domenica 11 novembre 2018

Graham Hancock - tra il 10.800 e il 9.600 a.C.

A Roma lo scrittore Hancock, tra divinità, archeo-ingegneria e mito-storia: “la Terra è sempre stata caratterizzata da eventi cataclismatici ciclici di enorme portata”. Può riaccadere?

di Stefania Abazia

Sala gremita. Siamo tutti in attesa di ascoltare Hancock che torna a Roma 10 anni dopo in un’evento organizzato dalla casa editrice capitolina ‘Spazio Interiore’. Graham Hancock è conosciuto in tutto il mondo. È nato in Scozia, a Edimburgo, ma ha vissuto a lungo in India, dove il padre lavorava come chirurgo. Tornato in patria, si è laureato in sociologia presso la Durham University, ed ha iniziato una splendida carriera arrivando a firmare articoli per Guardian, Times e Independent. Dal 1980 inizia a scrivere libri che diventano best-seller internazionali. Ne ricordiamo alcuni: “Il Segno ed il Sigillo”, “Impronte degli Dei”, “Il messaggio della Sfinge”, “Civiltà sommerse”, “Sciamani”. 

Link
La conferenza a cui abbiamo assistito s’intitola “Il Ritorno degli Dei” e si apre con una domanda: “È possibile che sia esistita una civiltà molto evoluta prima dell’era glaciale di cui poi si è persa traccia?” E prosegue sollevando un’altra domanda: “Che connessione c’è tra le opere dei Maya, degli Atzechi, degli Incas e le monumentali costruzioni egiziane?” Hancock rivela un messaggio universale celato nelle grandi opere e riportato nei miti e nelle leggende di tutte le popolazioni. Partendo da Nazca fino ad arrivare in Egitto, passando da Perù, Bolivia e Messico, l’autore va alla ricerca di una connessione, un legame, tra mappe, miti e opere architettoniche, lasciateci da popolazioni geograficamente lontane le une dalle altre e con una preparazione culturale, tecnologica e ingegneristica apparentemente non così avanzata da poter realizzare tali opere.

Secondo Hancock, vi sono prove sufficienti che suggeriscono che tra il 10.800 e il 9.600 a.C., uno tsunami di proporzioni epiche spazzò via interi continenti, a causa dell’impatto di una cometa. Nel tempio di Horus, nell’antica città egiziana di Edfu, celebri iscrizioni descrivono come Dèi gli esseri che vi si erano rifugiati, “provenienti da un’isola sacra, distrutta da inondazioni e incendi”. L’autore sostiene che un evento di estinzione antica “spazzò via Atlantide e le società avanzate di 12.000 anni fa”.


Gli egittologi affermano che il nome Atlantide non compaia in nessun testo. In effetti ce n’è solo uno risalente al 230 a.C. presente nel tempio di Horus (costruito su un tempio precedente). È Platone che parla chiaramente di Atlantide dicendo che è stata distrutta in una sola notte poiché dopo tanta evoluzione ricchezza ed elevazione materiale e spirituale, la popolazione era arrivata ai massimi livelli di materialismo e corruzione e al bisogno di potere e controllo sul mondo. Platone afferma di aver ricevuto questa storia da Solone che aveva visitato l’Egitto un secolo e mezzo a.C. ed aveva incontrato i sacerdoti Egizi. Era lui l’eredità di Atlantide e parla di quest’isola come la “Casa degli Esseri Primordiali”. Era una sorta di modello cosmico usato per costruire tutti i templi futuri, compreso le Piramidi.    

La teoria di Hancock è che la storia del nostro pianeta è sempre stata caratterizzata da eventi cataclismatici ciclici di enorme portata. E, nonostante si affermi il contrario, sono elevatissimi i rischi che ciò accada ancora. Più di 60 scienziati di varie discipline confermano con prove sempre più schiaccianti che la Terra 12.500 anni fa fu bombardata da una serie di comete. Normalmente le comete tendono a disintegrarsi. Una gigante di esse deve essere entrata nel nostro sistema solare e deve aver iniziato a disintegrarsi in diversi frammenti fino ad entrare in collisionecon la Terra. Il più grande di questi frammenti aveva il diametro di un chilometro, e dai dati emergerebbe che l’epicentro di queste impatto c’è stato nel Nord America che all’epoca era ancora sotto i ghiacci, provocando un’enorme inondazione di acqua dolce nell’ Oceano Atlantico e fermando quindi la Corrente del Golfo causando un’altra Era Glaciale per ulteriori 1200 anni. Questa civiltà molto evoluta che si è estinta quasi del tutto ed ha lasciato degli eredi che secondo la teoria di Hancock ci sono stabiliti in varie parti del mondo per tramandare insegnamenti importanti a tribù indigene meno evolute.
 
Di questi passaggi Hanckoc ci rivela in anteprima tracce che lui stesso è andato a verificare e studiare nei siti archeologici. Ci ha parlato di iscrizioni rupestri e incisioni sui muri megalitici identici sia nel nord che nel sud America. Queste iscrizioni riguardano tutte il tema della morte. Importantissima scoperta sconcertante di Hancock è che le stesse identiche tradizioni degli egizi sul viaggio che compie l’anima dopo la morte nel regno del Dual, sono ripetute in maniera identica in questi monumenti del Nord America, così come nelle giungle dell’Amazzonia. Quindi questa è la prova per lui assolutamente schiacciante che un’antica civiltà perduta dimenticata sia esistita ben prima di quanto ci tramandi la nostra storia ufficiale.

Nel “Ritorno degli dèi” Hancock identifica e documenta le tracce che dimostrano l’esistenza di questa civiltà evoluta preesistente all’era glaciale e si pone in una prospettiva nuova riguardo all’eredità del passato. Per ricominciare con le varie arti (artigianato, agricoltura, caccia) siamo stati aiutati e guidati dagli “Déi Costruttori”, i Sapienti sopravvissuti all’epoca antidiluviana che tramandando alle generazioni future tradizioni e sapienza derivanti da un’epoca precedente riuscirono a rinnovarsi, come la mitica fenice. La loro missione non fu però soltanto quella di consegnarci il patrimonio di conoscenze con cui ricominciare, ma anche di lasciarci un messaggio: sarebbe successo ancora! Un nuovo cataclisma incomberà sulla Terra e il “ritorno della fenice”, a cui sono da sempre associati distruzione e rinnovamento, avverrà proprio nei nostri tempi, un possibile futuro che dobbiamo prepararci ad affrontare.

  

Attualmente i popoli che potrebbero sopravvivere ad un cataclisma così grave sono i meno evoluti, quelli meno dipendenti dalla tecnologia. Quella tecnologia che invece di usarla nelle armi dovremmo usarla per prevenire i cataclismi. Questo è il vero messaggio di Hancock. Perché se non lo facciamo, se come fu per il popolo di Atlantide, faremo prendere il sopravvento all’arroganza e alla smania di potere, allora potremmo essere proprio noi un giorno ad estinguerci, e quel giorno, a quanto pare, non è affatto così lontano. E non è affatto escluso che la Terra possa impattare con un meteorite anche di 30 km! Perciò assicuriamoci di non essere la prossima Civiltà perduta. Siamo in un momento cruciale e ancora troppe poche persone si stanno Risvegliando


venerdì 24 giugno 2016

Metalli Divini

Sud Africa, trovata una metropoli di 200.000 anni realizzata dagli Anunnaki?

METALLURGIA

L'uso dei metalli da parte dell'uomo è iniziato con l'oro ed è continuato con argento e rame - metalli che si trovano allo stato puro in natura. Reperti archeologici indicano che l'uso di "pietre tenere" (ossia i metalli), martellandole e dando loro forme utili, cominciò nel vicino Oriente nel IV millennio a.C.; l'uso di metalli puri si trasformò in metallurgia nel IV millennio a.C. con l'introduzione della lega di rame e stagno chiamata bronzo; i progressi tecnologici nella lavorazione dei minerali metallici introdussero l'Età del Ferro nel II millennio a.C. 

A differenza dell'archeologia, le antiche credenze in tutto il mondo, che trattano la successione delle età dei metalli (a partire dall'Età dell'Oro), assegnavano invariabilmente a queste tre ère una ben maggiore antichità.

Anche le narrazioni sumere degli Anunnaki, che descrivono il loro arrivo sulla terra alla ricerca di oro e la creazione di Bad-Tibira come centro metallurgico nell'Edin, fanno risalire questi eventi a un periodo precedente il Diluvio.

Anche nella Bibbia si trovano riferimenti all'uso del metallo prima del Diluvio: osservando ad esempio che uno dei fiumi dell'Eden scorreva da dove <<giungeva il buon oro>> e notando che Tubalkain (della stirpe esiliata di Caino) era <<il fabbro, padre di quanti lavorano l'oro, il rame e il ferro>>. (Genesi 4,22). 

Secondo le iscrizioni sulle mura del tempio a Edfu, in Egitto, il dio Horus donò ai suoi sostenitori umani armi di "ferro divino" forgiate in una fonderia che lui aveva creato in quel luogo.

Attività estrattiva delle miniere
Pur se in linea di massima viene considerata parte integrante dell'argomento metalli e metallurgia, l'estrazione mineraria svolse un ruolo importante negli affari degli Anunnaki, come è descritto chiaramente nell'Epica di Atra-Hasis e in altri testi citati da ZS.

Essendo stati costretti a lavorare nelle miniere per estrarre l'oro di cui avevano bisogno, gli Anunnaki assegnati a tale lavoro si ribellarono, l'ammutinamento sfociò nella creazione di un "Lavoratore Primitivo" - l'Homo Sapiens - affinché lavorasse al posto loro.


Oro (Gush.kin, Ku.gi).

"L'Oro Lucente estratto dalla Terra"; anche Zu.ab. "Ciò che brilla proviene dalle profondità primordiali", da cui deriva probabilmente (H) Zahab, "oro"): minerale prezioso e lucente che si trova sia sotto forma di filoni nelle viscere della Terra, sia come pepite nei letti dei fiumi o come granelli mescolati all'acqua di mare.

E' il metallo più malleabile e duttile conosciuto: può essere allungato, ridotto in fili sottilissimi, in lamine, in fogli, in grani o polvere (oggi persino essere ridotto ai suoi atomi). Si può fondere, colare, forgiare, martellare e si può legare ad altri metalli; non è corrosivo ed è un perfetto conduttore elettrico.

Primo metallo noto al genere umano, sin dall'inizio venne considerato proprietà degli dèi che lo usavano per comunicare con l'umanità (il bastone d'oro che Viracocha consegnò in Perù; i Cherubini d'oro sull'Arca dell'alleanza per ascoltare Yhaweh). 

Sia nel Vecchio sia nel Nuovo Mondo, le dimore divine e i Sancta Sanctorum erano interamente rivestiti del prezioso metallo a formare recinti d'oro, decorati con emblemi d'oro, oggetti rituali in oro e perfino utensili in oro.

Secondo i testi sumeri, gli Anunnaki estraevano l'oro dall'Africa sud-orientale (Arali, "luogo dei filoni lucenti"), dalle miniere dell'Ab.zu ("Profonda sorgente primordiale"). I testi attribuivano la decisione degli dèi di creare l'uomo alla necessità di avere dei lavoratori primitivi in grado di sostituire gli Anunnaki nelle miniere, dopo l'ammutinamento di questi ultimi, stufi delle condizioni proibitive in cui erano costretti a lavorare.

Quando il Diluvio distrusse tutto, emerse una nuova fonte di oro, pronta per essere raccolta: le pepite che abbondavano sul terreno esposto proprio dalle acque del Diluvio in Sud America, dando origine agli insediamenti e alle operazioni che ebbero come centro Tiahuanacu. Ciò spiega la quantità incredibilmente vasta di oro e manufatti d'oro razziata dai conquistadores spagnoli nelle terre andine del Sud America, i cui indigeni non erano assolutamente in grado di estrarre dalle miniere.


Lo Stagno (An.na):

metallo che, a differenza dell'oro, argento o rame, si trova molto raramente allo stato puro in natura. Veniva ricavato da un minerale, la cassiterite (ossido di stagno), seguendo un processo di estrazione complesso, composto da numerosi fasi: il minerale veniva combinato con il carbonio in apposite fornaci in grado di raggiungere temperature elevate; lo stagno fuso veniva raccolto e purificato attraverso un ulteriore processo di fusione.

E' un metallo estremamente utile perché, mescolato in piccole porzioni al rame (poco più del 10%), forma una lega - il bronzo - che acquista una resistenza straordinaria. Nonostante la complessità dei processi metallurgici che hanno consentito il passaggio alla cassiterite al bronzo, a Sumer (dove lo stagno veniva chiamato An.na, "Pietra Celeste") "L'età del Bronzo" risale al 3600 a.C., e da lì si diffuse poi lentamente, nell'arco di parecchi secoli, in tutto il Vicino Oriente.

Questa impresa dei Sumeri è ancora più importante se si considera il fatto che, mentre il rame si poteva ricavare dalle fonti del Vicino Oriente, relativamente poco distanti (Cipro, Creta), i minerali di stagno si trovavano in terre più lontane: nel subcontinente indiano e nel Lontano Oriente, nelle Isole Britanniche (Cornovaglia) o in Sud America (nei pressi del Lago Titicaca).

Nel libro Gli Dei dalle Lacrime d'Oro di ZS, viene citato un testo sumero in cui Inanna parla della presenza di stagno nel suo dominio nella Valle dell'Indo e fornisce la prova che gli Anunnaki ricavavano lo stagno a Tihuanacu in Bolivia - ancora oggi principale fonte mondiale di stagno. ZS si è chiesto persino se il nome della città derivi dalla parola accadica per stagno - Anaku - così che Ti-anaku significava letteralmente "Città dello stagno"



Ferro: Età del ferro (An.ta):

il passaggio dal bronzo al ferro, quale metallo più robusto per armi e utensili, richiedeva importanti progressi tecnologici, che andavano dall'estrazione mineraria, alla separazione delle scorie, alla raffinazione, alla fusione, alla colatura.

Prove archeologiche indicano che il cambiamento si verificò nell'antico Vicino Oriente nel 1200 a.C. circa. Prove testuali, tuttavia, suggeriscono una precoce familiarità con il ferro: leggende egizie di Horus e Seth in battaglia - molto prima dell'era faraonica - descrivono Horus che donava ai suoi seguaci umani <<armi che vennero forgiate>> (ossia fatte di ferro).

La Bibbia, nel capitolo 4 della Genesi racconta che Tubalkain, discendente di Caino, era un "fabbro, padre di quanti lavoravano il rame e il ferro", presumibilmente già prima del Diluvio. Nel Deuteronomio, la Terra promessa è descritta - all'epoca dell'Esodo, nel XV secolo a.C. - come un <<paese dove le pietre sono ferro e dai cui monti scaverai il rame>>. 

Fonte: 
Le Cronache Terrestri Rivelate di Zecharia Sitchin 2009
p: 104-163-186-187-230 

Articoli correlati:
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L'Età dell'Oro, dell'Argento, del Bronzo e l'eroica età del Ferro  
Dov'è finito tutto l'Oro del Mondo?  
Il Sud Africa è conosciuto come il più grande paese produttore di oro al mondo. La più grande zona di produzione d’oro del mondo è il Witwatersrand, la stessa regione dove l’antica metropoli si trova. Infatti nelle vicinanze di Johannesburg, una delle città più note del Sud Africa, è anche un luogo chiamato “Egoli”, che significa la città d’oro. (Continua QUI l'interessante articolo) 

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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