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giovedì 3 agosto 2023

Gli Dei contro i Titani - Origini dell'Universo

La battaglia tra gli Dei e i Titani di Joachim Wtewael (1600)

di Van Bryan  dal sito web ClassicalWisdom traduzione di Nicoletta Marino Versione originale in inglese

Il racconto della creazione dell'esistenza e dell'ascesa degli Dei è un racconto che è sopravvissuto attraverso gli scritti di Esiodo, nel suo poema epico La Teogonia.

 

Per gli antichi Greci questa era la loro risposta alla domanda più fondamentale dell'esistenza. E come per tutta la mitologia greca, la storia della creazione del mondo è avvolta dalla fantasia e dalla meraviglia.

 

Si diceva che all'inizio dei tempi ci fosse il caos...

Il caos esisteva senza forma o scopo.

 

E dal caos venne Gaia, che era la Terra, e che creò tutta la terra.

Gaia di Anselm Feuerbach (1875)

 

Era l'essere primordiale della Terra e avrebbe dato alla luce il cielo, che era conosciuto come Urano.

Gaia e Urano, che erano la Terra e il Cielo, divennero marito e moglie e insieme ebbero molti figli.

La terra, Gaia, diede alla luce prima i potenti i Titani.

Queste creature erano immortali e possedevano grande forza e potere.

Come nella descrizione di Esiodo:

"giaceva con il Cielo e lo spoglio Oceano che turbinava in profondità, Ceo e Crio e Iperione e Giapeto, Teia e Rea, Temi e Mnemosine e Febe dalla corona d'oro e l'adorabile Teti.

 

Dopo di loro nacque Crono, l'astuto, il più giovane e il più terribile dei suoi figli, e odiava il suo vigoroso padre."

Esiodo, dalla Teogonia

Gaia diede quindi alla lucei Ciclopi, creature mostruose con un occhio sporgente al centro della fronte.

 

Poi Gaia diede alla luce gli orribili Ecatonchiri, che erano creature con spalle larghe, cinquanta teste e cento braccia.

 

Urano vedeva i Ciclopi e gli Ecatonchiri come vili creature. Alla nascita di ciascuno, li avrebbe imprigionati sotto terra. La prigionia dei suoi figli rattristò Gaia che  escogitò un piano per cercare vendetta.

 

Gaia radunò i suoi figli, i potenti Titani, e raccontò loro del suo piano per rovesciare suo marito, Urano.

 

Ecco le parole di Esiodo che disse Gaia:

'Figli miei, nati da un padre peccatore, se mi obbedirete, dovremmo punire il vile oltraggio di vostro padre;perché ha pensato di fare cose vergognose'.

Tuttavia i Titani avevano molta paura del loro padre;all'inizio nessuno si sarebbe offerto volontario per rovesciare il sovrano dei cieli.

 

Poi fu Crono, il più giovane dei Titani che odiava suo padre Urano, che si fece avanti per compiere l'atto. Gaia diede al titano più giovane una falce e gli disse di aspettare il suo ignaro padre.

 

Mentre Crono si nascondeva dal padre, Urano attraversava la Terra portando la notte. Urano quindi apparve davanti a Gaia, progettando di giacere con lei, e fu allora che Crono colpì.

 

Il giovane titano si avvicinò da dietro e usò la falce per recidere i genitali di suo padre. Poi li scagliò sulla Terra prima che arrivassero nel mare.

 

Il sangue del membro staccato di Urano si mescolò alla schiuma dell'oceano. Dalla nebbia e dalla schiuma si levò una bella figura. Era una dea senza eguali in bellezza e grazia, calpestava la terra e i fiori e la vegetazione cresceva intorno a lei.

 

Era Afrodite, una delle dee olimpiche primordiali.

La nascita di Venere di Sandro Botticelli (1484-1486 circa)

 

Si dice che mentre Urano giaceva sanguinante sulla Terra, Crono stava sopra di lui.

 

Il sangue fuoriuscì dall'ormai deposto sovrano del cielo e si mescolò alla terra, Gaia. Immediatamente diverse creature nacquero da Gaia mentre suo marito giaceva morente.

 

Da questo sangue scaturirono

  • i Giganti

  • le Erinni (le Furie vendicatrici)

  • le Meliae (le ninfe del frassino)

Queste creature sono nate dal sangue di Urano e poi hanno cominciato a vagare sulla Terra.

 

Crono era ora il re del cielo. Aveva deposto suo padre e preso il suo posto come sovrano dell'universo. Tuttavia, con l’ultimo respiro, Urano morente, profetizzò un terribile destino per il figlio traditore.

Urano predisse che uno dei figli di Crono lo avrebbe rovesciato un giorno, proprio come aveva rovesciato suo padre...

La profezia cadde pesantemente sulla testa del Titano.

 

Dopo che Crono rovesciò suo padre ed ex sovrano del cielo, Urano, egli sposò sua sorella Rea. Insieme hanno governato l'universo e per un po'le cose sono state pacifiche.

 

Tuttavia, la profezia di Urano turbò profondamente Crono. Era stato predetto che un suo figlio un giorno lo avrebbe deposto e avrebbe preso il suo posto come re.

 

L'intera narrazione è stata dettagliata dal poeta Esiodo nel suo antico poema, La Teogonia. Il poeta descrive come Rea teme per i suoi figli, eppure è innamorata di Crono.

 

Esiodo scrive:

"Ma Rea era innamorata di Cronos e partorì splendidi figli".

Esiodo, dalla Teogonia

Rea partorì diversi figli,

Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone,

...ma Crono temeva che uno di questi bambini sarebbe stato la sua rovina.

 

E così, a ogni nascita,Crono catturava il neonato e lo divorava per assicurarsi che il suo regno come re non fosse mai contrastato.

 

Rea era terrorizzata e profondamente rattristata nel vedere i suoi figli divorati senza pietà dal marito. Quando arrivò il momento per Rea di dare alla luce il suo figlio più piccolo, Zeus, si nascose per sfuggire all'ira del suo sposo.

 

Con l'aiuto di Gaia, la Terra, diede alla luce il suo figlio più piccolo in una grotta sull'isola di Creta, lontano dagli occhi del suo compagno omicida.

Saturno che divora suo figlio di Francesco Goya. (1819-1823 circa) Anche Crono è stato identificato

nell'antichità classica con la divinità romana Saturno.

  

Il giovane Zeus Olimpio fu lasciato sull'isola.

 

Sua madre avvolse una pietra in una coperta e la presentò a Crono. Il titano divorò il sostituto, credendo che fosse suo figlio.

 

Sicuro che il piccolo Zeus non fosse più una minaccia, Crono continuò a governare, anche se a sua insaputa il figlio più giovane veniva allevato in segreto sotto le montagne dell'Egeo.

 

Alcune versioni del mito descrivono che il bambino Zeus fu allevato sull'isola di Creta circondato da ballerini con scudi.

 

Questi guardiani corazzati applaudivano e cantavano ogni volta che il bambino piangeva in modo che Crono non sentisse le urla e non venisse a uccidere il dio bambino.

 

Zeus crebbe rapidamente e, quando raggiunse la maggiore età, divenne determinato ad affrontare suo padre e prendere il suo posto come sovrano dei cieli. Sua nonna, Gaia, gli diede un emetico che avrebbe costretto Crono a rigurgitare i bambini che aveva divorato.

 

Crono si piegò in agonia e vomitò tutti i bambini che aveva divorato.

Poseidone, Ade, Era, Estia e Demetra furono riportati in vita, completamente adulti...

In alcune versioni si racconta che Zeus apra lo stomaco di suo padre con un pugnale e i suoi fratelli escano subito.

La caduta dei Titani di Cornelis Corneliszoon van Haarlem (1596–1598)

 

Fu a questo punto che una guerra violenta si scatenò per dieci lunghi anni.

 

Da una parte c'erano gli Dei dell'Olimpo aiutati dai Ciclopi, dai Titani Prometeo ed Epimeteo e dai cento Ecatonchiri armati.

Dichiararono guerra ai Titani originali e ai Giganti che erano nati dal sangue di Urano.

La violenta guerra fu combattuta per dieci anni senza un chiaro vincitore.

 

Zeus ei suoi alleati presero una roccaforte sul monte Olimpo dove Zeus scagliò i suoi fulmini sui suoi nemici.

Dopo molte battaglie, gli Dei dell'Olimpo sconfissero i Titani.

 

Zeus gettò suo padre e gli altri Titani nelle profondità del Tartaro, la prigione degli inferi.

 

Lì sarebbero rimasti per l'eternità, mentre i loro figli governavano l'universo.

La profezia di Urano si era avverata, era arrivata l'era degli dei dell'Olimpo...

 

Video

 
 
Pubblicato sul sito web: https://www.bibliotecapleyades.net/
 

lunedì 28 ottobre 2019

I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi

 

DIVINITÀ DEL CIELO E DELLA TERRA 

Come avvenne che dopo centinaia di migliaia e persino milioni di anni di lento e faticoso sviluppo umano, le cose cambiarono d'un tratto così completamente da trasformare dei nomadi primitivi, dediti alla caccia e alla raccolta di semi e frutti, in agricoltori stanziali e fabbricanti di terraglie, e poi in costruttori di case, ingegneri, matematici, astronomi, fabbricanti di metalli, musicisti, giudici, medici, scrittori, bibliotecari, sacerdoti? E potremmo andare ancora più avanti e domandarci, come ha fatto il professor Robert J. Braidwood (Prehistoric Men, «Gli uomini preistorici»): «Perché tutto questo è accaduto? Perché gli esseri umani non vivono ancora come nell'età della pietra?». 

I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi, avevano una risposta a questa domanda. Essa si trova incisa su una delle innumerevoli iscrizioni dell'antica Mesopotamia portate alla luce dagli scavi archeologici: «Tutto ciò che appare bello lo abbiamo fatto per grazia degli dèi». Gli dèi di Sumer, dunque. Ma chi erano? Erano forse simili agli dèi greci, che vivevano nella grande e maestosa casa di Zeus nei cieli: l'Olimpo, che corrispondeva, sulla Terra, al monte più alto della Grecia, il Monte Olimpo, appunto? I Greci descrivevano i loro dèi come essere antropomorfi, simili ai mortali nel fisico come nel carattere: sapevano essere arrabbiati e gelosi; si innamoravano, litigavano, combattevano;e, come gli esseri umani, procreavano, generavano figli attraverso rapporti sessuali tra loro o con i mortali. 

Erano irraggiungibili, eppure costantemente presenti nelle faccende dell'uomo. Potevano coprire distanze enormi viaggiando a grande velocità, apparire e scomparire a loro piacimento; disponevano di armi dotate di un immenso e strano potere. Ognuno di loro aveva una funzione specifica e, di conseguenza, ogni specifica attività umana poteva essere influenzata, nel bene o nel male, dall'atteggiamento del dio preposto a quella particolare attività; i rituali di culto e le offerte agli dèi miravano quindi a ottenerne il favore. 

La principale divinità dei Greci era Zeus, "Padre degli dèi edegli uomini", "Signore del fuoco celeste". Il suo simbolo e arma principale era il fulmine. Egli era il re dei cieli, ma "regnava" anche sulla Terra, prendeva decisioni e dispensava bene e male tra i mortali, eppure il suo dominio originario era nei cieli. Quello di Zeus non era il primo caso di commistione tra cielo e Terra. Nella mitologia greca - che altro non è che una mescolanza tra teologia e cosmologia - al principio di tutto vi era il Caos; poi apparvero Gea (la Terra) e il suo consorte Urano (il cielo), i quali generarono i dodici Titani, sei maschi esei femmine. 

Questi compirono le loro imprese sulla Terra, sebbene si attribuisse loro anche una corrispondenza astrale. Crono, il maschio più giovane dei Titani, divenne la figura principale dell'Olimpo mitologico. Ottenne con la forza una posizione di supremazia sugli altri Titani, dopo aver evirato suo padre Urano; quindi, timoroso della reazione dei suoi fratelli, li imprigionò e poi li scacciò.

Per questo fu maledetto da sua madre, che gli predisse che anch'egli avrebbe subito lo stesso destino di suo padre e sarebbe stato detronizzato dai suoi stessi figli. Crono si unì con sua sorella Rea e generò tre figli maschi e tre femmine: Ade, Poseidone e Zeus; Estia, Demetra ed Era. Ancora una volta, era destino che fosse il figlio più giovane a rovesciare suo padre e la maledizione di Gea si avverò quando Zeus detronizzò Crono, suo padre. 

Il colpo di mano non fu, però, né facile né rapido: perparecchi anni, infatti, si susseguirono battaglie tra gli dèi e altri esseri soprannaturali, che culminarono con la lotta tra Zeus e Tifone, una divinità dalle sembianze di serpente. Fu una battaglia senza esclusione di colpi, che si svolse tanto sulla Terra quanto in cielo e che si concluse presso il Monte Casio,vicino al confine tra Egitto e Arabia - a quanto pare in qualche punto della penisola del Sinai. (vedi foto sotto)
 

Zeus, che aveva vinto la battaglia, fu riconosciuto come la divinità suprema, ma doveva dividere il potere con i suoi fratelli. Che sia stato dunque per scelta o, come dicono alcuni, affidandosi a un lancio di dadi, i tre giunsero a un accordo: Zeus avrebbe avuto il controllo dei cieli, il fratello maggiore Ade quello degli Inferi, mentre Poseidone avrebbe avuto il dominio dei mari. Anche se col tempo Ade e il suo territorio divennero sinonimo di Inferno, originariamente il suo dominio era collocato in una imprecisata zona "molto in basso", che comprendeva terre deserte e paludose e zone bagnate da fiumi impetuosi. 

Ade era considerato "l'invisibile", colui che incute timore, rigoroso e austero. Poseidone, invece, era spesso rappresentato con in mano il suo simbolo, il tridente. Oltre a dominare i mari, egli era anche signore dell'arte, della sculturae della lavorazione dei metalli, e anche un mago particolarmente astuto. Se Zeus veniva visto, nella tradizione greca, come un dio severo con il genere umano, tanto da volerne, ad un certo punto, addirittura l'annientamento, Poseidone era invece considerato amico della stirpe umana, e anzi faceva di tutto per ottenere le lodi dei mortali. 

I tre fratelli e le loro tre sorelle, tutti figli di Crono e Rea, costituivano la parte più antica della cerchia dell'Olimpo, il gruppo dei dodici Grandi Dèi. Gli altri sei erano tutti figli di Zeus e la mitologia greca tratta con molta precisione della loro genealogia e dei reciproci rapporti. Tutti gli dèi e le dee che si considerano figli di Zeus avevano madri diverse. Unitosi inizialmente con una dea di nome Meti, Zeus ebbe da lei una figlia, Atena, che divenne la dea della sapienza. 

Ma poiché era stata anche l'unica a rimanere al fianco di Zeus durante il suo combattimento con Tifone, mentre tutti gli altri dèi erano scappati, Atena si vide attribuire anche doti marziali e divenne anche la dea della guerra. Essa era la "vergine perfetta" e non sposò nessuno; ma talvolta nei racconti mitologici viene associata a suo zio Poseidone, il quale, pur avendo come moglie ufficiale la dea che era anche la Signora del Labirinto sull'isola di Creta, non disdegnava sua nipote Atena come amante. 

Zeus si unì poi ad altre dee, ma i figli che ebbe da loro non entrarono a far parte della cerchia dell'Olimpo. Quando ritenne che fosse giunto il momento di assicurarsi un erede maschio, Zeus si rivolse a una delle sue sorelle. La maggiore, Estia, era una specie di eremita - forse troppo vecchia o troppo malata per essere oggetto di attenzioni matrimoniali - e così Zeus non ebbe bisogno di molte scuse per scegliere Demetra, la sorella mediana, la dea della fertilità.

Ma, invece di un figlio maschio, essa gli generò una femmina, Persefone, che divenne moglie di suo zio Ade e con lui divise il dominio sul mondo degli Inferi. Deluso per non essere riuscito ad avere figli maschi, Zeus cercò amore e conforto in altre dee. Armonia gli diede nove figlie. Poi fu la volta di Leto, che gli diede una figlia femmina e un maschio, Artemide e Apollo, i quali vennero finalmente ammessi nel gruppo delle divinità maggiori. 

Apollo, come primo figlio maschio di Zeus, fu una delle figure più importanti del pantheon ellenico, temuto dagli uomini come dagli dèi. Egli era colui che interpretava per imortali il volere di suo padre Zeus e perciò era la massima autorità in fatto di culto e di legge religiosa. In quanto rappresentante delle leggi morali e divine, era l'emblema della purificazione e della perfezione, tanto spirituale quanto fisica. Il secondo figlio di Zeus era Ermes, figlio della dea Maia. Protettore dei pastori, guardiano delle greggi e delle mandrie, egli meno importante di suo fratello Apollo, ma più vicino alle faccende umane; qualunque voltafaccia della fortuna veniva attribuito a lui. 

Come dispensatore di fortuna, era il dio preposto al commercio, protettore di mercanti e viaggiatori. Ma il suo ruolo principale, nella mitologia come nell'epica, era quello di messaggero degli dèi. Spinto dalle tradizioni dinastiche, Zeus era ancora alla ricerca di un figlio maschio da concepire con una delle sue sorelle: si rivolse dunque alla più giovane, Era. Dopo averla sposata con un rito sacro e ufficiale, la proclamò regina degli dèi, la Madre Dea. Dal loro matrimonio nacque un figlio maschio, Ares, e due femmine, ma il rapporto era interrotto dalle continue infedeltà di Zeus e da una presunta infedeltà anche da parte di Era, che getta qualche dubbio sulla reale paternità di un altro figlio, Efesto. 

Ares venne anch'egli ammesso tra i Grandi dell'Olimpo e divenne anzi il braccio destro di Zeus, il dio della guerra. Era rappresentato come l'emblema stesso della combattività, eppure era tutt'altro che invincibile: mentre combatteva dalla parte dei Troiani nella guerra di Troia, si procurò una ferita che solo Zeus potè guarire. Efesto, da parte sua, dovette lottare non poco per essere ammesso nell'Olimpo. 

Egli era il dio della creatività, capace dicostruire oggetti magici per gli uomini e per gli dèi; a lui si doveva il fuoco delle fornaci e l'arte di lavorare i metalli. Secondo la leggenda, egli era nato zoppo e per questo fu scacciato dalla madre Era; un'altra versione, però, senza dubbio più credibile, attribuisce a Zeus la cacciata di Efesto, forse a causa della sua paternità incerta. Efesto, comunque, usò i suoi magici poteri creativi per costringere Zeus ad ammetterlo tra i Grandi Dèi. 

La leggenda dice anche che un giorno Efesto costruì una rete invisibile che avrebbe circondato il letto di sua moglie se questo fosse stato scaldato da un amante; e in effetti una tale precauzione poteva non rivelarsi inutile, visto che sua moglie era Afrodite, dea dell'amore e della bellezza. Su di lei, naturalmente, si raccontavano numerose storie d'amore, molte delle quali riguardavano Ares, fratello di Efesto (uno dei frutti di questo amore illecito fu Eros, il dio dell'amore.) Afrodite fu ammessa tra i dodici Grandi Dèi dell'Olimpo e le circostanze di questa ammissione gettano luce su ciò di cui ci stiamo occupando. Afrodite non era né sorella né figlia di Zeus, eppure non poteva essere ignorata. 

Essa proveniva dalle coste asiatiche del Mediterraneo di fronte alla Grecia (secondo il poeta greco Esiodo era arrivata attraverso Cipro) e si dice che fosse nata per opera di Urano stesso. Apparteneva dunque a una generazione precedente a quella di Zeus, essendo, per così dire, sorella di suo padre e incarnazione del progenitore degli dèi, colui che era stato evirato.
 

Vedi figura sopra Afrodite, dunque, doveva essere inclusa tra gli dèi dell'Olimpo, senza tuttavia che fosse superato il numero complessivo di dodici. Come fare? Semplice: qualcuno doveva andarsene per far posto a lei, e questo qualcuno fu Ade. Poiché a lui era stato dato il dominio sugli Inferi, egli non poteva rimanere nell'Olimpo con gli altri dèi: ecco, dunque, che venivaa crearsi un posto libero, perfetto per essere occupato da Afrodite.

Sembra proprio che il dodici fosse un requisito assolutamente imprescindibile per gli dèi dell'Olimpo: essi non dovevano essere di più, ma neanche meno di dodici, come dimostrano le circostanze che portarono all'ammissione di Dioniso nel circolo dell'Olimpo. Dioniso era frutto di una relazione adulterina di Zeus con la propria figlia Semele; dovendo nascondersi dal furore di Era, legittima moglie di Zeus, egli venne mandato in terre lontane - fino in India - e dovunque andò introdusse la pratica di coltivare la vite e diprodurre il vino. 

Nel frattempo, nell'Olimpo si era creato un posto libero, poiché Estia, la sorella maggiore di Zeus, troppo vecchia e debole, era stata allontanata dal circolo dei dodici. Dioniso potè quindi tornare in Grecia e occupare il posto di Estia: gli dèi olimpici erano ancora una volta dodici. Sebbene la mitologia greca non sia troppo chiara riguardo all'origine del genere umano, leggende e tradizioni attribuiscono a eroi e re un'origine divina. 

Questi semidèi rappresentavano il legame tra il destino umano - con le sue fatiche quotidiane, la dipendenza dagli elementi, le malattie, la morte - e un passato lontano e felice, quando sulla Terra si aggiravano soltanto gli dèi. E anche se, tra gli dèi, molti erano nati sulla Terra, il ristretto circolo dei dodici rappresentava, per così dire, l'aspetto "celestiale" del pantheon divino. Nell'Odissea si afferma che l'Olimpo si trovava nella "pura aria superiore"; i dodici dèi maggiori erano dèi del cielo che erano discesi sulla Terra e rappresentavano i dodici corpi celesti della" volta del cielo".

I nomi latini che i Romani attribuirono agli dèi greci confermano questa sorta di associazione astrale: Gea divenne la Terra; Ermes, Mercurio; Afrodite, Venere; Ares, Marte; Crono, Saturno; e Zeus divenne Giove. Come per i Greci, anche per i Romani Giove era una divinità "tonante" armata di fulmine eassociata al toro (vedi figura sotto).

 

Quasi tutti gli studiosi concordano ormai nell'affermare chele basi della civiltà greca siano da ricercare sull'isola di Creta, dove, tra il 2700 e il 1400 a.C. circa, fiorì la civiltà minoica.Nel complesso di miti e leggende che caratterizzano la civiltà minoica, un ruolo preminente è svolto dal "minotauro", mezzouomo e mezzo toro, frutto dell'unione tra Pasifae, moglie di Minosse, e un toro.

 Numerosi reperti archeologici confermano questo esteso culto minoico del toro, che in alcune raffigurazioni si presenta come un'entità divina accompagnata da una croce, simbolo, probabilmente, di qualche stella o pianeta non ancora identificato. Si pensa, quindi, che il toro che i Minoici adoravano non fosse il comune animale terreno, ma il Toro celeste - la costellazione del Toro, appunto - in onore diqualche evento che era avvenuto quando il Sole, all'equinozio di primavera, era apparso in quella costellazione, intorno al 4000 a.C. (vedi figura sotto).
 

Secondo la tradizione greca, Zeus arrivò in Grecia via Creta,da dove era fuggito, attraverso il Mediterraneo, dopo averrapito Europa, la bellissima figlia del re di Tiro, la città fenicia. In effetti, quando Cyrus H. Gordon riuscì a decifrare il più antico scritto in lingua minoica, fu dimostrato che si trattava di «un dialetto semitico originario delle coste del Mediterraneo orientale».

I Greci, infatti, non avevano mai detto che i loro dèi olimpici fossero arrivati in Grecia direttamente dal cielo. Zeus, come abbiamo visto, era arrivato attraverso il Mediterraneo, via Creta. Poseidone (Nettuno per i Romani) arrivò a cavallo dall'Asia Minore. Atena portò "l'olivo, fertile e spontaneo" in Grecia dalle terre bibliche. Non vi è dubbio che le tradizioni e i culti religiosi elleni ci siano arrivati in Grecia dal Vicino Oriente, attraverso l'Asia Minore e le isole del Mediterraneo.

È qui, dunque, che vanno ricercate le radici del pantheon dei Greci, le origini dei loro dèi e le relazioni astrali con il numero dodici. L'induismo, l'antica religione dell'India, considera i Veda - composizioni formate da inni, formule sacrificali e altri detti riguardanti gli dèi - come scritture sacre, "non di origine umana": gli dèi stessi le avrebbero composte in un'età precedente a quella attuale.

Con il passare del tempo, però, degli originari 100.000 e più versi tramandati oralmente di generazione in generazione, gran parte andò perduta, finché un saggio decise di scrivere i versi che ancora rimanevano, li suddivise in quattro libri e li affidò a quattro dei suoi discepoli, perché ne conservassero uno ciascuno.

Quando, nel XIX secolo, gli studiosi cominciarono adecifrare le lingue antiche e a individuarne le reciproche interconnessioni, si accorsero che i Veda erano scritti inun'antichissima lingua indoeuropea, antenata del sanscrito - dalla cui radice sarebbe poi nato l'indiano - del greco, del latino e delle altre lingue europee.

Quando poi furono finalmente ingrado di leggere e analizzare i Veda, rimasero molto sorpresi di vedere le indubbie analogie tra i racconti vedici sugli dèi e quelli dei Greci. Gli dèi, secondo i Veda, erano tutti membri di un unico, non necessariamente tranquillo, gruppo familiare.

In mezzo airacconti di salite al cielo e discese sulla Terra, battaglie celestia suon di armi portentose, amicizie e rivalità, matrimoni e infedeltà, sembra esservi stata anche una certa preoccupazione di indicare i principali rapporti genealogici: chi era il padre e chi il figlio, qual era il primogenito e di chi, ecc. Gli dèi sulla Terra erano originari del cielo, e i principali tra essi, anche sulla Terra, continuavano a rappresentare la corrispondenza con corpi celesti. 

Continua ...  

Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI

(The 12th Planet,1976) - Capitolo terzo

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martedì 17 gennaio 2017

Il Sole Nero - Nana Bruna

 

Riguardo alla scoperta di Urano e Nettuno e, in seguito, a quella di Plutone (oggi declassato dagli astronomi a Satellite) nel 1930, nel 1972, lavorando alla traiettoria della cometa di Halley, Josep Brady del Lawrance Livermore Laboratory California, si rese conto che l'orbita di Halley era perturbata.

I suoi calcoli lo indussero a ipotizzare l'esistenza del pianeta X a una distanza di 64 UA, con un periodo orbitale di 1.800 anni terrestri. Poiché lui e tutti gli altri astronomi alla ricerca del Pianeta X pensano che abbia un'orbita eliocentrica, ne misurarono la distanza dal Sole considerando metà del suo asse maggiore (vedi figura sotto "a")

 
Ma secondo le prove dei Sumeri, Nibiru orbita intorno al Sole come una cometa, con il Sole a un fuoco stremo, così che la distanza dal Sole corrisponderebbe a quasi tutto l'asse maggiore (vedi figura sopra distanza "b").

Il fatto che Nibiru stia tornando verso il suo perielio giustifica forse il fatto che l'orbita calcolata da Brady (1.800 anni) è l'esatta metà del periodo orbitale di 3.600 anni terrestri, che i Sumeri attribuiscono a Nibiru?

Brady è giunto a diverse conclusioni che corroborano in pieno i dati sumeri: il pianeta ha un'orbita retrograda fortemente inclinata rispetto a tutti gli altri pianeti (eccezion fatta per Plutone).

Per un certo periodo gli astronomi si sono chiesti se Plutone potesse essere causa delle perturbazioni delle orbite di Urano e Nettuno. Ma nel giugno del 1978 James W. Christie dell'U.S. Naval Observatory. Washington, D.C., scoprì che Plutone ha un satellite (chiamato Caronte) e che Plutone è molto più piccolo di quanto non si pensasse il che lo escludeva quale causa delle perturbazioni.

Inoltre, l'orbita di Caronte attorno a Plutone ha anche rivelato che il pianeta, è inclinaro come Urano. Questa scoperta ha rafforzato il sospetto che una singola forza esterna - un invasore - abbia colpito Urano, abbia colpito e spostato Plutone, causando l'orbita retrograda di Tritone (satellite di Nettuno).

Incuriositi da queste scoperte due colleghi di Christie, dell'U.S. Naval Observatory - Robert S. Harrington (che ha collaborato con Christie all'identificazione di Caronte) e Thomas C. Van Flandern - effettuarono una serie di simulazioni al computer, giungendo alla conclusione che doveva esserci un "invasore", un pianeta grande da due a cinque volte la Terra in un'orbita inclinata, con un semiasse di <<meno di 100 UA>> (<<Icarus, vol. 39, 1979).

Questo rappresentava un altro passo avanti nella conferma, da parte della scienza moderna, delle conoscenze degli antichi. Il concetto di un invasore, causa di tutte le anomalie del sistema solare, concordava pienamente con la narrazione sumera di Nibiru; e la distanza di 100 UA (unità astronomiche), se raddoppiata a causa della posizione focale del Sole, collocherebbe il pianeta X esattamente laddove i Sumeri lo avevano collocato.

Nel 1981, con in mano i dati di Giove e Saturno forniti dal Pioneer 10 e 11, Van Flandern e quattro colleghi dell'U.S Naval Observatory riesaminarono le orbite di questi due pianeti e quelli degli altri pianeri esterni.

Parlando all'American Astronomical Society, Van Flandern presentò nuove prove, basare su complesse equazioni gravitazionali, del fatto che un corpo grande almeno il doppio della Terra è in orbita intorno al Sole a una distanza di 2,5 miliardi di chilometri oltre Plutone, con un periodo orbitale di 1000 anni.

Il Detriit Nwes del 16 gennaio 1981 pubblicò la notizia in prima pagina, insieme alla raffigurazione sumera del sistema solare, ripresa da Il Pianeta degli Dei, e a un sunto della tesi principale del libro (vedi immagine sotto).

  
Anche la NASA si mise alla ricerca del Pianta X sotto la direzione di John D. Anderson del JPL (allora sperimentatore della meccanica celeste delle sonde Pioneer). In un comunicato del 17 giugno 1982 dell'Ames Research Center intitolato I Pioneer possono trovare il Decimo Pianeta, (oggi nono pianeta per il declassamento di Plutone), la NASA divulgò la notizia che le due sonde erano sulle tracce del pianeta X.

<<Persistenti irregolarità>> nelle orbite di Urano e Nettuno fanno pensare che realmente vi si trovi un oggetto misterioso, ben al di là dei pianeti più esterni>>, recitava il comunicato NASA. Poiché le sonde Pioneer viaggiavano in direzione opposta, sarebbero state in grado di determinarne la distanza: se una di loro avesse avvertito una forza di attrazione più forte, allora il corpo misterioso sarebbe stato vicino e avrebbe dovuto essere un pianeta; se entrambe le sonde avessero avvertito la stessa forza di attrazione, allora il corpo celeste si sarebbe trovato fra 75 e 170 miliardi di chilometri di distanza e avrebbe potuto essere una "stella scura" o una "nana bruna", ma non un altro membro del sistema solare.

Tratto da alcuni spunti del libro "L'altra Genesi". p: 366-367-368-369 di Zecharia Sitchin 1991 (Genesis Revisited)

Articolo di settembre 2015: Anni di Censura sul 'Pianeta Alato'

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Articolo correlato da Redazione Segnidalcielo
 
 

Se una Stella Nana Bruna, ovvero un “piccolo” sistema stellare, dovesse spingersi verso le zone poste all’interno del nostro Sistema Solare, ci troveremmo di fronte ad un problema inaffrontabile. Il pianeta orbitante nella zona più estrema di questa Stella Oscura arriverebbe, di logica conseguenza, a spingersi decisamente a ridosso delle orbite a noi circostanti, forse proprio tra Marte e Giove, influenzando cosi, con il suo potente effetto “magnetico-gravitazionale”, i pianeti della parte interna del sistema solare compresa la Terra. 

L’allarmante cambiamento climatico che degenera senza tregua è reale; il global warming è legato a qualcosa di “estremo” proveniente dallo Spazio, un nodo da sciogliere ben più grande del semplice aumento della quantità di biossido di carbonio concentrato nell’atmosfera terrestre. L’intero Sistema Solare sta mutando in perfetta sintonia col pianeta Terra. 

I Sumeri e gli egiziani credevano che il pianeta Nibiru avesse un’orbita ellittica e non una normale orbita orizzontale. Anche il popolo Maya ha predetto l’esistenza di Nibiru, ma come una energia oscura sotto forma di un pianeta che si avvicinerà alla Terra in un lontano futuro.

Il corposo e interessante articolo continua QUI nel sito segnidalcielo.it

lunedì 14 marzo 2016

La "Fine dei Giorni"


IL PASSATO E' IL NOSTRO FUTURO
(seconda parte)

Di interesse specifico in merito al problema della Fine dei Giorni e del ritorno è l'affermazione attribuita allo stesso Mosè, e rivolta a Dio: << Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato>> (Salmo 90,04). Questa affermazione ha dato origine all'ipotesi (che nacque subito dopo la distruzione del tempio a opera dei Romani) che si trattava di un modo per immaginare l'elusiva Fine dei Giorni messianica: se la Creazione, "l'Inizio", stando alla Genesi impegnò Dio per sei giorni e un giorno divino dura mille anni, il risultato sono 6000 anni dall'Inizio alla Fine. La Fine di Giorni, perciò, è stata collocata nell'Anno Mundi 6.000.

Applicato al calendario di Nippur che iniziava nel 3760 a.C., significa che la Fine dei Giorni (6000 - 3760 = 2240) ci sarà nel 2240 d.C. Questa terza data per la Fine di Giorni può essere confortante o, al contrario, deludere, dipende dalle aspettative. La bellezza di questo calcolo è che è in perfetta armonia con il sistema sessagesimale sumero. Potrebbe anche dimostrarsi corretto in futuro, ma non credo: di nuovo ci troviamo di fronte a un calcolo lineare - mentre l'unità di tempo utilizzata per le profezie è ciclica.

Se nessuna delle date "moderne" funziona, allora dobbiamo riprendere in esame le vecchie "formule" - fare ciò che è stato detto in Isaia: <<guardare i segni a ritroso>>. Abbiamo allora due scelte cicliche: il Tempo Divino, il periodo orbitale di Nibiru, e il Tempo Celeste, la precessione zodiacale. Quale dei due?

Che gli Anunnaki vennero e se ne andarono durante una "finestra" allorché Nibiru arrivò al perigeo (il punto più vicino al sole e quindi anche più vicino alla terra e alla Luna) è talmente ovvio che alcuni dei lettori dei libri di ZS sottraevano semplicemente 3600 da 4000 (data approssimativa dell'ultima visita di Anu sulla terra), il che dava come risultato il 400 a.C.; oppure sottraevano il 3600 dal 3760 (quando ebbe inizio il calendario di Nippur) - come fecero i Maccabei - ottenendo il 160 a.C.

In realtà, come sa ora il lettore (dalle cronache scritte dei libri di ZS), Nibiru arrivò ben prima, nel 560 a.C., circa. Se consideriamo questa "digressione" bisogna tenere in mente che il SAR perfetto (3600) è sempre stato un periodo orbitale matematico, perché le orbite celesti - di pianeti, comete, asteroidi - divergono da un'orbita all'altra a causa dell'attrazione gravitazionale che esercitano i pianeti accanto ai quali passano.

Se prendiamo come esempio la ben nota cometa di Halley, il suo periodo orbitale di 75 anni in realtà fluttua tra i 74 e i 76 anni; quando è comparsa nel 1986, erano trascorsi 76 anni dal suo ultimo passaggio. Se riportiamo lo scarto della cometa di Halley ai 3600 anni di Nibiru, avremo una variante di circa 50 anni. E abbiamo un'altra ragione per chiederci perché mai Nibiru abbia avuto uno scarto così consistente dal SAR previsto: il Diluvio del 10900 a.C. circa.

Nei 120 SAR prima del Diluvio Nibiru orbitò senza causare questa catastrofe. Poi accade qualcosa di anomalo che portò Nibiru più vicino alla terra, il che, unito slittamento della calotta di ghiaccio che copriva l'Antartide, causò di fatto il Diluvio. In cosa consisteva quella anomalia? La risposta può trovarsi nei recessi del nostro Sistema Solare, laddove orbitano Urano e Nettuno - pianeti le cui numerose lune includono alcune che, inspiegabilmente, orbitano in direzione opposta ("retrograda") - esattamente come Nibiru.

Uno dei grandi misteri del nostro Sistema Solare è il fatto che il pianeta Urano è letteralmente coricato sul fianco: il suo asse nord-sud si trova in posizione orizzontale difronte al Sole (anziché in posizione verticale). Gli scienziati della NASA sostengono che"qualcosa", molto tempo fa, ha dato uno "spintone" a Urano, ma non provano nemmeno a ipotizzare cosa fu quel "qualcosa".

Potrebbe essere quel "qualcosa" la misteriosa cicatrice "semi-rettangolare" di una delle Lune di Saturno? Questo solco inspiegabile si trova su Miranda (una delle lune di Saturno), quando nel 1986 il Voyager 2 la scoprì (vedi immagine a lato) - una luna che, sotto molti punti di vista, è diversa dalle altre lune di Urano. Una collisione celeste con Nibiru e con le sue lune avrebbe potuto causare queste anomalie?

Negli ultimi anni gli astronomi hanno appurato che i pianeti esterni più grandi non sono rimasti nella posizione in cui si erano formati, ma si sono spostati verso il margine esterno del Sistema Solare, allontanandosi dal Sole stesso. 

Gli studi sono giunti alla conclusione che questo allontanamento è stato più pronunciato nel caso di Urano e Nettuno (vedi figura a lato) e ciò può spiegare perché lì nulla è accaduto per molte orbite di Nibiru. Si può ipotizzare con una certa ragionevolezza che, durante l'orbita "del Diluvio", Nibiru incontrò urano che si stava allontanando e che, una delle lune colpì Urano, facendolo coricare; potrebbe anche darsi che "l'arma" sia stata l'enigmatica luna Miranda - una luna di Nibiru - che dopo aver colpito Urano, è stata catturata dalla sua orbita. 

Questo evento avrebbe avuto delle conseguenze sull'orbita di Nibiru, rallentandola a circa 3450 anni terrestri, anziché i normali 3600 anni, causando, quindi, una ricomparsa postdiluviana con schema 7450, 4000 e 550 a.C.

Se ciò è quanto accadde realmente, spiegherebbe il "precoce" arrivo di Nibiru nel 556 a.C. e ci fa pensare che il suo prossimo arrivo sarà nel 2900 d.C. Manca ancora tempo, dunque, per coloro che associano gli eventi cataclismi-ci profetizzati al ritorno di Nibiru (per alcuni si tratta del "Pianeta X").

Ma è comunque errata l'ipotesi che gli Anunnaki limitarono il proprio andirivieni a una singola breve "finestra" al perigeo del pianeta. Infatti hanno continuato a viaggiare anche in altri periodi. I testi antichi riportano numerosi viaggi degli dèi, senza alcuna indicazione relativa alla prossimità del pianeta.

Esiste anche una serie di storie di viaggi tra la Terra e Nibiru, compiuti da terrestri che omettono qualsiasi relazione relativa alla presenza di Nibiru nei cieli ( se ne parla, invece, quando Anu visitò la Terra nel 4000 a.C. circa). In un caso Adapa, figlio di Enki e di una donna Terrestre, al quale venne data la Sapienza, ma non l'immortalità, compì una breve visita su Nibiru, accompagnato dagli dèi Damuzi e Ningishzidda. Anche Enoch, emulando l'Enmeduranki sumero, compì due viaggi mentre era ancora sulla Terra.


Questo era possibile in almeno due modi, (come da figura sopra), uno per mezzo di una navicella spaziale che accelerava  nella fase di arrivo di Nibiru (dal punto A), che arrivava ben prima del perigeo; l'altro per mezzo di una navicella spaziale che decelera (al punto B) durante la fase di allontanamento di Nibiru, tornando verso il Sole (e, quindi verso la terra e Marte).

Una breve visita sulla Terra, come quella di Anu, poteva verificarsi, combinando "A" per l'arrivo e "B" per la partenza; una breve visita su Nibiru (come quella di Adapa) si poteva verificare usando la procedura inversa - lasciando la terra per intercettare Nibiru nel punto "A" e partendo da Nibiru nel punto "B" per il ritorno sulla Terra, e così via. Quindi il ritorno degli Anunnaki è possibile anche in un periodo diverso da quello del ritorno del pianeta e, in questo caso, abbiamo bisogno dell'altro tempo ciclico: quello zodiacale.

Zecharia Sitchin, nel suo libro "Gli Architetti del Tempo" lo ha chiamato tempo Celeste, che non avanza nella stessa direzione del Tempo Terrestre (il ciclo orbitale del nostro pianeta) e del Tempo Divino (l'orologio del Pianeta degli Anunnaki), al contrario, avanza in direzione opposta, in senso orario. Se l'atteso Ritorno sarà degli Anunnaki e non del loro pianeta, allora dobbiamo cercare la soluzione agli enigmi di uomini e dèi attraverso l'orologio che li ha uniti - lo zodiaco ciclico del Tempo Celeste.

Gli Anunnaki lo inventarono proprio per riconciliare i due cicli; la loro proporzione - 3600 per Nibiru, 2160 per un'era zodiacale - corrispondeva alla proporzione aurea  di 10 : 6. Come ipotizzava l'autore, risultava nel sistema sessagesimale sul quale si fondano astronomia e matematica dei Sumeri (6 x 10 x 6 x 10 ecc.)

Beroso riteneva  che le ere zodiacali fossero punti di svolta negli affari di uomini e dèi sostenendo che il mondo va periodicamente soggetto a catastrofi apocalittiche causate da acqua e da fuoco, la cui comparsa è determinata da fenomeni celesti. Come Manetone, suo omologo in Egitto, anche Beroso divideva storia e preistoria in fasi divine, semidivine e post-divine con un totale di 2.160.000 anni della "durata di questo mondo". Questo - nemmeno a dirlo - è esattamente mille ere zodiacali: un millennio.

Gli studiosi che esaminano le antiche tavolette di argilla che trattano di matematica e astronomia restano sorpresi nello scoprire che le tavolette partivano dal numero 1296000 - sì, proprio 12.960.000. Sono giunti alla conclusione che questo numero si poteva collegare solo alle ere zodiacali di 2.160, i cui multipli danno 12.960 (se 2.160 x 6) o 129.600 (se 2.160 x60) o 1.296.000 (se moltiplicato per 600); e - meraviglia delle meraviglie - il numero con cui iniziano queste liste antiche, il 12.960.000, è un multiplo di 2.160, cioè 2.160 moltiplicato per 6.000-come i sei giorni divini della creazione.

All'inizio di ogni nuova era si verificava un evento di grande portata; l'Era del Toro segnalò il dono della civiltà al genere umano. L'Era dell'Ariete venne introdotta dall'olocausto nucleare e terminò con la partenza degli dèi. L'Era dei Pesci arrivò la distruzione del Tempio e con l'avvento della cristianità.
Non dovremo forse chiederci se la Fine dei Giorni delle profezie non sia in realtà la fine dell'era zodiacale?
L'espressione usta da Daniele <<tempo, tempi e la metà di un tempo>> era forse una terminologia che faceva riferimento alle ere zodiacali? La possibilità è stata vagliata da Sir Isaac Newron. Meglio noto per la sua formulazione delle leggi naturali che regolano i moti celesti, l'eminente studioso si interessava anche di religione, e scrisse trattati approfonditi sulla Bibbia e sulle profezie bibliche. Lui considerava i moti celesti come "la meccanica di Dio" e credeva fermamente che le scoperte scientifiche, iniziate con Galileo e Copernico e che lui portò avanti, erano destinate a essere fatte esattamente nel momento in cui ciò accadeva: non prima e non dopo. Questa convinzione gli fece prestare particolare attenzione alla "matematica di Daniele" - La Fine dei Giorni. 

Tratto dal Libro "Il Giorno degli Dei" p.305-306-307-308-309310-311
Leggi QUI la Prima parte

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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