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mercoledì 9 agosto 2017

Il Faraone Gigante

 

5.000 anni fa, un 'gigante' dominò l'Antico Egitto

Un antico faraone egiziano chiamato Sa-Nakht, dalla terza dinastia, era l'antico gigante dell'Egitto.

Sa-Nakht governò la civiltà del fiume Nilo circa 1.000 anni prima che Ramses II salisse al trono. Ramses, era considerato estremamente alto migliaia di anni fa, con un'altezza di circa 1,75 m, ma, era "sovrastato" dalla dimensione del faraone Sa-Nakht.

Sa-Nakht o Sanakht da anni è rimasto un enigma per gli esperti, dato che le informazioni riguardanti la sua dominazione, quando ha assunto la carica, quando è morto e su che tipo di faraone era, è rimasto ambiguo nel tempo. Quello che si sa di questo faraone è dovuto a diversi esperti che sono riusciti a raccogliere nel corso degli anni alcune reliquie che sono sopravvissute per più di 5000 anni.

Se si da un occhio ai registri dell'antico e storico egiziano Manetho (Manetone) e nella lista dei re di Torino, Sa-Nakht ha governato l'antico impero egiziano per 18 anni, ma molti archeologi sostengono che il periodo di tempo esatto rimasto sul trono rimane un mistero. La sua esistenza è attestata da frammenti di guarnizioni trovati a nella mastaba K2 a Beit Khallaf e un graffito - un marchio deliberato fatto da graffiti o incisioni su una grande superficie come un muro.

Negli ultimi anni, grazie a numerose scoperte archeologiche ad Abydos, la posizione di Sa-Nakht come fondatore dell'antica dinastia egiziana regnante d'Egitto, registrata da Manetho e dalla Roya Torino Canon, è stata seriamente minata, creando come mai prima d'ora più confusione intorno all'antico faraone egiziano.


Ok, quindi cosa sappiamo? Quello che sappiamo è che era un vero GIGANTE per il suo tempo. Si ritiene che nel 1901, nel piccolo villaggio di Beit Khallaf gli archeologi hanno scavato i resti di Sa-Nakht. I resti scheletrici appartenevano ad un uomo che si levava in piedi a 6 metri e di larghezza 1,6 pollici, quasi 2,00 metri. Questo avrebbe reso il faraone Sa-Nakht un vero gigante.

Secondo studi precedenti, l'altezza media per gli uomini intorno a questo tempo era di circa 5 metri secondo il co-autore dello studio Michael Habicht. Secondo Charles S. Myers, nel libro "Le ossa di Hen Nekht, un re egiziano della terza dinastia", il cranio di Sa-Nakht era piuttosto grande e capiente.

Anche se la sua capienza cranica era insolitamente ampia e quasi brachicefalo, le proporzioni delle sue lunghe ossa erano regolate tropicamente come quelle di molti altri antichi egiziani in quel momento.

 

L'altezza di Sa-Nakht era diversa da qualsiasi cosa precedentemente vista. Infatti, era così alto che avrebbe torreggiato sopra Ramesses II, il più alto registrato antico faraone egiziano, alto circa 9 piedi (1,75 m), che governò l'antico Egitto 1000 anni dopo Sa-Nakht. Uno studio pubblicato su The Lancet: Diabetes & Endocrinology, indica come l'antico faraone egiziano possa aver sofferto di Gigantismo.

Gli esperti dell'Università di Zurigo che hanno analizzato accuratamente i resti ritengono che questo è il più antico esempio di gigantismo nella storia umana. Contrariamente alla credenza popolare, l'altezza di Sa-Nakht non gli avrebbe concesso alcun vantaggio sociale, come di fatto vengono raffigurate le statue nelle antiche dinastie dell'Egitto, sono preferite statue più piccole, dal momento che c'erano "molte piccole persone nel servizio regale", così concludevano gli esperti dello studio.

"Le ragioni di questa inclinazione non sono sempre certe", ha concluso il coautore dello studio Michael Habicht, un egittologo dell'Istituto di Medicina Evoluzionistica dell'Università di Zurigo.

https://www.ancient-code.com/ 

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

CURIOSITÀ
 

lunedì 14 marzo 2016

La "Fine dei Giorni"


IL PASSATO E' IL NOSTRO FUTURO
(seconda parte)

Di interesse specifico in merito al problema della Fine dei Giorni e del ritorno è l'affermazione attribuita allo stesso Mosè, e rivolta a Dio: << Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato>> (Salmo 90,04). Questa affermazione ha dato origine all'ipotesi (che nacque subito dopo la distruzione del tempio a opera dei Romani) che si trattava di un modo per immaginare l'elusiva Fine dei Giorni messianica: se la Creazione, "l'Inizio", stando alla Genesi impegnò Dio per sei giorni e un giorno divino dura mille anni, il risultato sono 6000 anni dall'Inizio alla Fine. La Fine di Giorni, perciò, è stata collocata nell'Anno Mundi 6.000.

Applicato al calendario di Nippur che iniziava nel 3760 a.C., significa che la Fine dei Giorni (6000 - 3760 = 2240) ci sarà nel 2240 d.C. Questa terza data per la Fine di Giorni può essere confortante o, al contrario, deludere, dipende dalle aspettative. La bellezza di questo calcolo è che è in perfetta armonia con il sistema sessagesimale sumero. Potrebbe anche dimostrarsi corretto in futuro, ma non credo: di nuovo ci troviamo di fronte a un calcolo lineare - mentre l'unità di tempo utilizzata per le profezie è ciclica.

Se nessuna delle date "moderne" funziona, allora dobbiamo riprendere in esame le vecchie "formule" - fare ciò che è stato detto in Isaia: <<guardare i segni a ritroso>>. Abbiamo allora due scelte cicliche: il Tempo Divino, il periodo orbitale di Nibiru, e il Tempo Celeste, la precessione zodiacale. Quale dei due?

Che gli Anunnaki vennero e se ne andarono durante una "finestra" allorché Nibiru arrivò al perigeo (il punto più vicino al sole e quindi anche più vicino alla terra e alla Luna) è talmente ovvio che alcuni dei lettori dei libri di ZS sottraevano semplicemente 3600 da 4000 (data approssimativa dell'ultima visita di Anu sulla terra), il che dava come risultato il 400 a.C.; oppure sottraevano il 3600 dal 3760 (quando ebbe inizio il calendario di Nippur) - come fecero i Maccabei - ottenendo il 160 a.C.

In realtà, come sa ora il lettore (dalle cronache scritte dei libri di ZS), Nibiru arrivò ben prima, nel 560 a.C., circa. Se consideriamo questa "digressione" bisogna tenere in mente che il SAR perfetto (3600) è sempre stato un periodo orbitale matematico, perché le orbite celesti - di pianeti, comete, asteroidi - divergono da un'orbita all'altra a causa dell'attrazione gravitazionale che esercitano i pianeti accanto ai quali passano.

Se prendiamo come esempio la ben nota cometa di Halley, il suo periodo orbitale di 75 anni in realtà fluttua tra i 74 e i 76 anni; quando è comparsa nel 1986, erano trascorsi 76 anni dal suo ultimo passaggio. Se riportiamo lo scarto della cometa di Halley ai 3600 anni di Nibiru, avremo una variante di circa 50 anni. E abbiamo un'altra ragione per chiederci perché mai Nibiru abbia avuto uno scarto così consistente dal SAR previsto: il Diluvio del 10900 a.C. circa.

Nei 120 SAR prima del Diluvio Nibiru orbitò senza causare questa catastrofe. Poi accade qualcosa di anomalo che portò Nibiru più vicino alla terra, il che, unito slittamento della calotta di ghiaccio che copriva l'Antartide, causò di fatto il Diluvio. In cosa consisteva quella anomalia? La risposta può trovarsi nei recessi del nostro Sistema Solare, laddove orbitano Urano e Nettuno - pianeti le cui numerose lune includono alcune che, inspiegabilmente, orbitano in direzione opposta ("retrograda") - esattamente come Nibiru.

Uno dei grandi misteri del nostro Sistema Solare è il fatto che il pianeta Urano è letteralmente coricato sul fianco: il suo asse nord-sud si trova in posizione orizzontale difronte al Sole (anziché in posizione verticale). Gli scienziati della NASA sostengono che"qualcosa", molto tempo fa, ha dato uno "spintone" a Urano, ma non provano nemmeno a ipotizzare cosa fu quel "qualcosa".

Potrebbe essere quel "qualcosa" la misteriosa cicatrice "semi-rettangolare" di una delle Lune di Saturno? Questo solco inspiegabile si trova su Miranda (una delle lune di Saturno), quando nel 1986 il Voyager 2 la scoprì (vedi immagine a lato) - una luna che, sotto molti punti di vista, è diversa dalle altre lune di Urano. Una collisione celeste con Nibiru e con le sue lune avrebbe potuto causare queste anomalie?

Negli ultimi anni gli astronomi hanno appurato che i pianeti esterni più grandi non sono rimasti nella posizione in cui si erano formati, ma si sono spostati verso il margine esterno del Sistema Solare, allontanandosi dal Sole stesso. 

Gli studi sono giunti alla conclusione che questo allontanamento è stato più pronunciato nel caso di Urano e Nettuno (vedi figura a lato) e ciò può spiegare perché lì nulla è accaduto per molte orbite di Nibiru. Si può ipotizzare con una certa ragionevolezza che, durante l'orbita "del Diluvio", Nibiru incontrò urano che si stava allontanando e che, una delle lune colpì Urano, facendolo coricare; potrebbe anche darsi che "l'arma" sia stata l'enigmatica luna Miranda - una luna di Nibiru - che dopo aver colpito Urano, è stata catturata dalla sua orbita. 

Questo evento avrebbe avuto delle conseguenze sull'orbita di Nibiru, rallentandola a circa 3450 anni terrestri, anziché i normali 3600 anni, causando, quindi, una ricomparsa postdiluviana con schema 7450, 4000 e 550 a.C.

Se ciò è quanto accadde realmente, spiegherebbe il "precoce" arrivo di Nibiru nel 556 a.C. e ci fa pensare che il suo prossimo arrivo sarà nel 2900 d.C. Manca ancora tempo, dunque, per coloro che associano gli eventi cataclismi-ci profetizzati al ritorno di Nibiru (per alcuni si tratta del "Pianeta X").

Ma è comunque errata l'ipotesi che gli Anunnaki limitarono il proprio andirivieni a una singola breve "finestra" al perigeo del pianeta. Infatti hanno continuato a viaggiare anche in altri periodi. I testi antichi riportano numerosi viaggi degli dèi, senza alcuna indicazione relativa alla prossimità del pianeta.

Esiste anche una serie di storie di viaggi tra la Terra e Nibiru, compiuti da terrestri che omettono qualsiasi relazione relativa alla presenza di Nibiru nei cieli ( se ne parla, invece, quando Anu visitò la Terra nel 4000 a.C. circa). In un caso Adapa, figlio di Enki e di una donna Terrestre, al quale venne data la Sapienza, ma non l'immortalità, compì una breve visita su Nibiru, accompagnato dagli dèi Damuzi e Ningishzidda. Anche Enoch, emulando l'Enmeduranki sumero, compì due viaggi mentre era ancora sulla Terra.


Questo era possibile in almeno due modi, (come da figura sopra), uno per mezzo di una navicella spaziale che accelerava  nella fase di arrivo di Nibiru (dal punto A), che arrivava ben prima del perigeo; l'altro per mezzo di una navicella spaziale che decelera (al punto B) durante la fase di allontanamento di Nibiru, tornando verso il Sole (e, quindi verso la terra e Marte).

Una breve visita sulla Terra, come quella di Anu, poteva verificarsi, combinando "A" per l'arrivo e "B" per la partenza; una breve visita su Nibiru (come quella di Adapa) si poteva verificare usando la procedura inversa - lasciando la terra per intercettare Nibiru nel punto "A" e partendo da Nibiru nel punto "B" per il ritorno sulla Terra, e così via. Quindi il ritorno degli Anunnaki è possibile anche in un periodo diverso da quello del ritorno del pianeta e, in questo caso, abbiamo bisogno dell'altro tempo ciclico: quello zodiacale.

Zecharia Sitchin, nel suo libro "Gli Architetti del Tempo" lo ha chiamato tempo Celeste, che non avanza nella stessa direzione del Tempo Terrestre (il ciclo orbitale del nostro pianeta) e del Tempo Divino (l'orologio del Pianeta degli Anunnaki), al contrario, avanza in direzione opposta, in senso orario. Se l'atteso Ritorno sarà degli Anunnaki e non del loro pianeta, allora dobbiamo cercare la soluzione agli enigmi di uomini e dèi attraverso l'orologio che li ha uniti - lo zodiaco ciclico del Tempo Celeste.

Gli Anunnaki lo inventarono proprio per riconciliare i due cicli; la loro proporzione - 3600 per Nibiru, 2160 per un'era zodiacale - corrispondeva alla proporzione aurea  di 10 : 6. Come ipotizzava l'autore, risultava nel sistema sessagesimale sul quale si fondano astronomia e matematica dei Sumeri (6 x 10 x 6 x 10 ecc.)

Beroso riteneva  che le ere zodiacali fossero punti di svolta negli affari di uomini e dèi sostenendo che il mondo va periodicamente soggetto a catastrofi apocalittiche causate da acqua e da fuoco, la cui comparsa è determinata da fenomeni celesti. Come Manetone, suo omologo in Egitto, anche Beroso divideva storia e preistoria in fasi divine, semidivine e post-divine con un totale di 2.160.000 anni della "durata di questo mondo". Questo - nemmeno a dirlo - è esattamente mille ere zodiacali: un millennio.

Gli studiosi che esaminano le antiche tavolette di argilla che trattano di matematica e astronomia restano sorpresi nello scoprire che le tavolette partivano dal numero 1296000 - sì, proprio 12.960.000. Sono giunti alla conclusione che questo numero si poteva collegare solo alle ere zodiacali di 2.160, i cui multipli danno 12.960 (se 2.160 x 6) o 129.600 (se 2.160 x60) o 1.296.000 (se moltiplicato per 600); e - meraviglia delle meraviglie - il numero con cui iniziano queste liste antiche, il 12.960.000, è un multiplo di 2.160, cioè 2.160 moltiplicato per 6.000-come i sei giorni divini della creazione.

All'inizio di ogni nuova era si verificava un evento di grande portata; l'Era del Toro segnalò il dono della civiltà al genere umano. L'Era dell'Ariete venne introdotta dall'olocausto nucleare e terminò con la partenza degli dèi. L'Era dei Pesci arrivò la distruzione del Tempio e con l'avvento della cristianità.
Non dovremo forse chiederci se la Fine dei Giorni delle profezie non sia in realtà la fine dell'era zodiacale?
L'espressione usta da Daniele <<tempo, tempi e la metà di un tempo>> era forse una terminologia che faceva riferimento alle ere zodiacali? La possibilità è stata vagliata da Sir Isaac Newron. Meglio noto per la sua formulazione delle leggi naturali che regolano i moti celesti, l'eminente studioso si interessava anche di religione, e scrisse trattati approfonditi sulla Bibbia e sulle profezie bibliche. Lui considerava i moti celesti come "la meccanica di Dio" e credeva fermamente che le scoperte scientifiche, iniziate con Galileo e Copernico e che lui portò avanti, erano destinate a essere fatte esattamente nel momento in cui ciò accadeva: non prima e non dopo. Questa convinzione gli fece prestare particolare attenzione alla "matematica di Daniele" - La Fine dei Giorni. 

Tratto dal Libro "Il Giorno degli Dei" p.305-306-307-308-309310-311
Leggi QUI la Prima parte

giovedì 13 settembre 2012

Hyksos Israèliti Faraoni (seconda parte)

 
L’Esodo: la storia segreta che ci hanno nascosto

Leggi Qui la prima parte

Precedentemente abbiamo visto come Akhenaton fosse di madre Hyksos-Ebrea; ma se il dio degli Hyksos era Yahweh, figlio di Ba-al, come ci attestano le iscrizioni al tempio di Nubia, sarebbe stato naturale sostituire a Yahweh il dio Sole Aton facendo in modo che Aton-Adon e Yahweh potessero in questo modo essere identificati in un unico dio. 

Ma Yahweh non era ed è forse tutt’ora il dio degli ebrei? Sì, ed Akhenaton era di madre ebrea! Secondo le fonti Akhenaton era assai influenzato da sua madre, tanto da consultarla in ogni sua decisione; questo potrebbe dunque essere anche il vero motivo per cui Akhenaton ha abolito tutte le altre divinità, lasciando in auge solamente il culto del dio Aton, corrispondente al Yahweh biblico degli Ebrei, favorendo in questo modo gli Hyksos (Ebrei) ed i sacerdoti Yahud.

Yahweh: un dio escludente tutti gli altri dei che accentra il suo potere tramite il monoteismo, corrispondente all’Aton imposto dal faraone eretico Akhenaton. Un dio che sposa solo ed esclusivamente il popolo Ebraico-Hyksos a scapito delle altre culture e delle altre popolazioni, un dio che promette al suo popolo che “tutti i popoli dovranno essere sgabelli ai loro piedi”.

Solo un popolo guerrafondaio ed invasore come gli Hyksos-Ebrei avrebbe potuto scegliere e costruire un dio con queste caratteristiche, un dio creato a sua immagine e somiglianza.

Tornando a noi, dicevamo, gli Hyksos strinsero un’alleanza con i sacerdoti di Heliopolis del culto del Sole Ra, ottenendo che quest’ultimi acconsentissero a proclamarli faraoni, nonostante fossero stranieri, fino a quando Kamose ed infine suo fratello Ahmose riusciranno a scacciarli nel 1570 a.C.

Come già accennato, la storia dell’esodo ci viene raccontata dal filosofo e storico egizio Manetone nella sua opera “Aegyptiaca”, redatta in lingua greca, della quale abbiamo perso le tracce, ma che ritroviamo nel libro “Contro Apione” dello scrittore ebreo Giuseppe Flavio, certamente condizionato dal suo ruolo politico a favore di Roma e quindi distaccato dall’aspettativa di un Gesù (Horus) Messianico-Davidico che dovrà essere sostituito da un sotèr spirituale e pacifista che imporrà di dare a Cesare ciò che è di Cesare, invitando gli ebrei a pagare le tasse, considerate le continue disfatte subite della prima guerra giudaica contro i romani, conclusasi con la sconfitta definitiva a Masàda avvenuta nel 73 d.C.

 La regione occidentale del Delta), chiamati Habiru dagli egiziani. 

La vera storia degli Ebrei, o Habiru, “gente della sabbia”, inizia nel 1780 durante la XIIIa dinastia del medio regno con l’immigrazione per circa trenta anni di questi nomadi di razza mista semita e turco-mongola.

In quei tempi vi era una forte carestia che li costrinse a stabilirsi nelle frontiere di Khem (fertile terra d’Egitto) per pascolare le loro greggi e gli armenti nel delta del Nilo dove gli Egiziani li usarono come bassa manovalanza.

Nel 1750 il loro numero sarà così cospicuo da riuscire ad approfittare dell’instabilità politica del trono d’Egitto per portare all’elezione di un proprio re Ciarak o Saratis, in arte Abramo, a causa di continue rivolte da loro fomentate.

Quest’ultimo rimuoverà dal trono d’Egitto Nehesi, assumendo il titolo di “signore delle due terre”, fondando la XVa dinastia. Da Nord arriveranno a suo sostegno altre armate della sua stessa etnia che fonderanno ad Avaris, o Zion, una roccaforte con 250.000 soldati.

Questa invasione dei “Re Pastori”, o “Signori della Guerra Hyksos”, avvenne dopo che questi ebbero già conquistato il Retenu, cioè una zona di terra comprendente l’attuale Israele, Libano, Siria e Giordania.

Gli Hyka-Khasut, ovvero i capi dei paesi stranieri, come vengono chiamati dagli Egiziani, fonderanno un impero che stabilirà in Avaris il suo centro geografico e politico. La loro impresa, come già detto, riuscì di conquista dell’Egitto durò 300 anni circa, di modo che questo impero si estendesse in Galilea, Siria e Turchia. Un’alleanza bellica senza nessuna omogeneità razziale che avrà in comune il dio Baal, caricatura satanica del Seth egizio.

In questi secoli Tebe manterrà la propria autonomia sotto il regno della XVIa dinastia, ma sarà costretta ad un tributo a favore degli invasori. Nel frattempo gli Egizi faranno proprie le innovative tecniche belliche degli Hyksos - soprattutto i cavalli portati da quest’ultimi dalla mongolia, al fine di riuscire a costituire un esercito che riuscirà a scacciare gli invasori.

Questi, inseguiti fino in Galilea, si asserragliarono a Sciaruhen, che cadrà dopo tre anni di assedio assieme a Gerico, la quale verrà completamente distrutta. A questo punto il nome Hyksos scomparse dalla storia e il loro nome sarà sostituito da quello di Hapiru-Ebrei, i quali erano composti dall’élite e dalla casta regnante e guerriera degli Hyksos.

Dallo storico egiziano Manetone sappiamo che il faraone Amenophis seppe dal veggente Amerophis di Paphos che per rivedere i loro dei gli Egizi dovranno liberare il loro regno dai lebbrosi e dagli impuri (ovvero dagli Hyksos-Ebrei invasori) ed anche da tutti i contagiati (figli bastardi Hyksos-Egizi da parte di padre o di madre) loro discendenti.

La circoncisione fu quindi introdotta dagli Egiziani e servì per contraddistinguerli, finché furono esiliati nel primo ghetto ebraico della storia nella desertica città di Avaris, o Zion, che verrà però utilizzata come base per un’altra rivolta.

Questa rivolta avvenne attraverso l’elezione di un loro capo, di razza Hyksos, ovvero “Osarsiph”, uno Yahûd dei i sacerdoti di Heliopolis, a cui giureranno obbedienza assoluta.

Sempre il dotto storico egizio Manetone ci porta a conoscenza che il capo della rivolta Osarsiph è niente meno che il Mosè biblico, che assunse in seguito questo nome.

 
Osarsiph-Mosè-Akhenaton promuoverà nuove leggi - in contrasto con quelle egizie (proprio come fece a suo tempo quando era faraone) - obbligando ai suoi seguaci di non adorare gli dei egizi e ad astenersi dal mangiare gli “animali sacri” che dovranno invece essere eliminati.

Dopo aver imposto alla sua razza di non unirsi in matrimonio ad altre popolazioni che non appartenessero a questo patto, Osarsiph mosse guerra al faraone Amenophis dopo essersi assicurati il sostegno di altri sacerdoti di Heliopolis; inviò ambasciatori agli Hyksos di Canaan, cacciati da Ahmose, che nel frattempo avevano fondato la nuova Zion- Gerusalemme, chiedendo il loro aiuto e promettendo loro la restituzione della vecchia Zion-Avaris, abbandonata dopo la loro cacciata dall’Egitto.

Così duecentomila Hyksos-Ebrei giunsero in aiuto di Osarsiph riprendendo il controllo dell’Egitto e costringendo Amenophis a fuggire in Etiopia con trecentomila uomini. Dopo la vittoria Osarsiph distrusse tutte le immagine degli dei egizi e cambiò il suo nome in Akhenaton, futuro Mosè. A distanza di tredici anni Amenophis, riorganizzato il proprio esercito, sconfiggerà di nuovo gli Hyksos che verranno inseguiti fino ai confini della Siria.

A riprova di ciò che si è detto, ovvero che Osarsiph, Mosè ed Akhenaton furono la stessa persona, è il fatto che: 

1) Il governo di tredici anni di Osarsiph-Mosè coincide perfettamente con i tredici anni dell’eresia Atonita di Akhenaton a Tell el Amarna; 
 
2) Osarsiph-Mosè è coetaneo ad Akhenaton. Anche secondo la tradizione Mosè nacque il 7 Adar 2368 (corrispondente agli anni tra il 1391-1386 a.C.) il che lo fa un contemporaneo del faraone Akhenaton vissuto nel XIV secolo a.C. 
 
3) Sia Mosè sia Akhenaton sono stati allevati ed istruiti entrambi dai sacerdoti di Heliopolis, essendoci tra di loro una identità di persona mascherata da nomi diversi. 
 
4) Mosè-Osarsiph è definito Yahûd nel Talmud, la Bibbia aramaica, cioè un sacerdote di Aton-Atun, il culto creato dal faraone Akhenaton. 
 
5) Entrambi, Mosè ed Akhenaton, appartenevano alla stessa razza ed etnia, ovvero a quella semitica degli Hyksos, o Ebrei. Infatti Osarsiph, di razza Hyksos, è identificato in Mosè, di razza Ebraica; questo ci certifica che nell’antichità non vi era alcuna differenza fra queste due razze. Inoltre anche i documenti storici definiscono Akhenaton di razza Hyksos-Ebrea. 
 
6) Molti dotti storici come Giuseppe Flavio, Erodoto e Manetone confermano le nostre constatazioni.

Di Alessio De Angelis Scaricato da Altrogiornale.org 
Pagine rintracciabili nel libro "Oltre la Mente di Dio" da pagina 181 a pagina 191 

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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