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venerdì 19 febbraio 2021

L'universo invisibile

Gli scienziati pensano di aver trovato un portale per la quinta dimensione

  
In breve
  • I fatti:

    Un nuovo studio afferma di aver trovato una spiegazione per la materia oscura, ma si basa sulla scoperta di una particella che porta ad un'altra dimensione.

  • Riflessioni su:

    In che modo le scoperte cambiano la nostra comprensione della realtà e forse chi siamo? Può un viaggio nella tana del coniglio della scienza non materiale portare alla comprensione della natura della coscienza umana che può cambiare il modo in cui viviamo le nostre vite?

Lo so, suona un po 'come fantascienza, ma il nostro mondo è molto più misterioso e affascinante di quanto lasciano intendere molte delle nostre notizie e informazioni tradizionali. Un rapido giro lungo la corsia della scienza post-materiale restituisce molte scoperte affascinanti sulle capacità sovrumane, la percezione extrasensoriale, la visione remota, la coscienza non locale e altro ancora. In breve, siamo straordinari, e credo che la scienza lo abbia dimostrato, anche se la cultura dominante è in ritardo nell'aprirsi a queste idee.

In un  nuovo studio  su  The European Physical Journal C gli  scienziati stanno proponendo che esiste una particella che può fungere da portale per una quinta dimensione. Cos'è esattamente la 5a dimensione? Buona domanda. Cominciamo con quello che sappiamo ora sulle dimensioni. Per gli scienziati ci sono state quattro dimensioni conosciute nel nostro universo. Tre che compongono lo spazio (su e giù, sinistra e destra, avanti e indietro) questo ti dà "3D" e una quarta dimensione del tempo.

Per comprendere la quinta dimensione, dobbiamo iniziare a esaminare la materia oscura, che è ciò che gli scienziati ritengono costituisca la maggior parte della massa nel nostro universo. Anche la materia oscura è qualcosa di cui non sappiamo molto. Tecnicamente non possiamo vederlo, quindi gli scienziati misurano gli effetti che la sua massa ha su altra materia osservabile. Nello studio più recente gli autori - Adrian Carmona, Javier Castellano Ruiz, Matthias Neubert - hanno affermato che la loro intenzione originale era di "spiegare la possibile origine delle masse di fermioni (particelle) in teorie con una dimensione extra deformata". Hanno abbozzato un nuovo scalare associato al fermione, che affermano essere simile al campo di Higgs e alla particella del bosone di Higgs.

"Abbiamo scoperto che il nuovo campo scalare aveva un comportamento interessante e non banale lungo la extra dimensione", hanno detto i ricercatori a  VICE. "Se questa particella pesante esiste, collegherebbe necessariamente la materia visibile che conosciamo e che abbiamo studiato in dettaglio con i costituenti della materia oscura, assumendo che la materia oscura sia composta da fermioni fondamentali, che vivono nell'extra dimensione".

In termini più semplici, questo nuovo studio suggerisce che la particella in questione potrebbe essere in grado di fornire una spiegazione più ampia per la materia oscura, più sappiamo sulla materia oscura, più possiamo comprendere il funzionamento più sottile del nostro universo invisibile.

Gli autori hanno descritto la particella come "un possibile nuovo messaggero nel settore oscuro".

Tuttavia, il duro lavoro è solo all'inizio. Gli scienziati devono ora isolare questa particella. La particella del bosone di Higgs menzionata sopra è stata individuata dal Large Hadron Collider (LHC), l'acceleratore di particelle più grande e potente del mondo. Tuttavia non è abbastanza potente per trovare questa nuova particella e quindi dovrebbe essere creato un nuovo dispositivo.

Ciò che mi ha incuriosito di questa storia è stata una delle dichiarazioni fatte dai fisici su un nuovo studio che hanno scritto esplorando il potenziale di una quinta dimensione:

"Questa nuova particella potrebbe svolgere un ruolo importante nella storia cosmologica dell'universo e potrebbe produrre onde gravitazionali che possono essere ricercate con futuri rilevatori di onde gravitazionali".

È sempre stato il mio fascino esplorare le domande perenni più profonde che costituiscono i nostri attuali paradigmi collettivi. Man mano che comprendiamo di più sulla natura della realtà, del cosmo e della nostra relazione con esso, in sostanza stiamo sviluppando una maggiore comprensione di chi siamo.

La mia ricerca nel corso degli anni mi ha insegnato che molte delle ipotesi tradizionali che facciamo su noi stessi e sul nostro mondo sono probabilmente false. Cose come "la coscienza ha origine nel cervello" o "la nostra coscienza non può influenzare le cose non localmente" o "che l'universo è casuale e la coscienza umana non può influenzarlo". Dai molti studi che ho letto esplorando questi argomenti, i presupposti di base della moderna scienza materialista semplicemente non tengono conto quando si considerano centinaia di studi che raccontano una storia diversa.

Quando si considera il cambiamento di paradigma che avviene nel realizzare che la nostra coscienza umana può in effetti avere la capacità di influenzare le cose non localmente, qualcosa visto attraverso centinaia di "esperimenti intenzionali" rigorosamente studiati in tutto il mondo, bisogna pensare "qual è il vero natura della nostra realtà e chi siamo? Siamo molto più straordinari di quanto siamo stati portati a credere? I nostri pensieri, intenzioni ed emozioni hanno un impatto maggiore sulle nostre vite di quanto pensiamo? In che modo questi cambiamenti nella comprensione di chi siamo cambiano il modo in cui viviamo le nostre vite?

Fonte: https://www.collective-evolution.com/

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lunedì 28 ottobre 2019

I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi

 

DIVINITÀ DEL CIELO E DELLA TERRA 

Come avvenne che dopo centinaia di migliaia e persino milioni di anni di lento e faticoso sviluppo umano, le cose cambiarono d'un tratto così completamente da trasformare dei nomadi primitivi, dediti alla caccia e alla raccolta di semi e frutti, in agricoltori stanziali e fabbricanti di terraglie, e poi in costruttori di case, ingegneri, matematici, astronomi, fabbricanti di metalli, musicisti, giudici, medici, scrittori, bibliotecari, sacerdoti? E potremmo andare ancora più avanti e domandarci, come ha fatto il professor Robert J. Braidwood (Prehistoric Men, «Gli uomini preistorici»): «Perché tutto questo è accaduto? Perché gli esseri umani non vivono ancora come nell'età della pietra?». 

I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi, avevano una risposta a questa domanda. Essa si trova incisa su una delle innumerevoli iscrizioni dell'antica Mesopotamia portate alla luce dagli scavi archeologici: «Tutto ciò che appare bello lo abbiamo fatto per grazia degli dèi». Gli dèi di Sumer, dunque. Ma chi erano? Erano forse simili agli dèi greci, che vivevano nella grande e maestosa casa di Zeus nei cieli: l'Olimpo, che corrispondeva, sulla Terra, al monte più alto della Grecia, il Monte Olimpo, appunto? I Greci descrivevano i loro dèi come essere antropomorfi, simili ai mortali nel fisico come nel carattere: sapevano essere arrabbiati e gelosi; si innamoravano, litigavano, combattevano;e, come gli esseri umani, procreavano, generavano figli attraverso rapporti sessuali tra loro o con i mortali. 

Erano irraggiungibili, eppure costantemente presenti nelle faccende dell'uomo. Potevano coprire distanze enormi viaggiando a grande velocità, apparire e scomparire a loro piacimento; disponevano di armi dotate di un immenso e strano potere. Ognuno di loro aveva una funzione specifica e, di conseguenza, ogni specifica attività umana poteva essere influenzata, nel bene o nel male, dall'atteggiamento del dio preposto a quella particolare attività; i rituali di culto e le offerte agli dèi miravano quindi a ottenerne il favore. 

La principale divinità dei Greci era Zeus, "Padre degli dèi edegli uomini", "Signore del fuoco celeste". Il suo simbolo e arma principale era il fulmine. Egli era il re dei cieli, ma "regnava" anche sulla Terra, prendeva decisioni e dispensava bene e male tra i mortali, eppure il suo dominio originario era nei cieli. Quello di Zeus non era il primo caso di commistione tra cielo e Terra. Nella mitologia greca - che altro non è che una mescolanza tra teologia e cosmologia - al principio di tutto vi era il Caos; poi apparvero Gea (la Terra) e il suo consorte Urano (il cielo), i quali generarono i dodici Titani, sei maschi esei femmine. 

Questi compirono le loro imprese sulla Terra, sebbene si attribuisse loro anche una corrispondenza astrale. Crono, il maschio più giovane dei Titani, divenne la figura principale dell'Olimpo mitologico. Ottenne con la forza una posizione di supremazia sugli altri Titani, dopo aver evirato suo padre Urano; quindi, timoroso della reazione dei suoi fratelli, li imprigionò e poi li scacciò.

Per questo fu maledetto da sua madre, che gli predisse che anch'egli avrebbe subito lo stesso destino di suo padre e sarebbe stato detronizzato dai suoi stessi figli. Crono si unì con sua sorella Rea e generò tre figli maschi e tre femmine: Ade, Poseidone e Zeus; Estia, Demetra ed Era. Ancora una volta, era destino che fosse il figlio più giovane a rovesciare suo padre e la maledizione di Gea si avverò quando Zeus detronizzò Crono, suo padre. 

Il colpo di mano non fu, però, né facile né rapido: perparecchi anni, infatti, si susseguirono battaglie tra gli dèi e altri esseri soprannaturali, che culminarono con la lotta tra Zeus e Tifone, una divinità dalle sembianze di serpente. Fu una battaglia senza esclusione di colpi, che si svolse tanto sulla Terra quanto in cielo e che si concluse presso il Monte Casio,vicino al confine tra Egitto e Arabia - a quanto pare in qualche punto della penisola del Sinai. (vedi foto sotto)
 

Zeus, che aveva vinto la battaglia, fu riconosciuto come la divinità suprema, ma doveva dividere il potere con i suoi fratelli. Che sia stato dunque per scelta o, come dicono alcuni, affidandosi a un lancio di dadi, i tre giunsero a un accordo: Zeus avrebbe avuto il controllo dei cieli, il fratello maggiore Ade quello degli Inferi, mentre Poseidone avrebbe avuto il dominio dei mari. Anche se col tempo Ade e il suo territorio divennero sinonimo di Inferno, originariamente il suo dominio era collocato in una imprecisata zona "molto in basso", che comprendeva terre deserte e paludose e zone bagnate da fiumi impetuosi. 

Ade era considerato "l'invisibile", colui che incute timore, rigoroso e austero. Poseidone, invece, era spesso rappresentato con in mano il suo simbolo, il tridente. Oltre a dominare i mari, egli era anche signore dell'arte, della sculturae della lavorazione dei metalli, e anche un mago particolarmente astuto. Se Zeus veniva visto, nella tradizione greca, come un dio severo con il genere umano, tanto da volerne, ad un certo punto, addirittura l'annientamento, Poseidone era invece considerato amico della stirpe umana, e anzi faceva di tutto per ottenere le lodi dei mortali. 

I tre fratelli e le loro tre sorelle, tutti figli di Crono e Rea, costituivano la parte più antica della cerchia dell'Olimpo, il gruppo dei dodici Grandi Dèi. Gli altri sei erano tutti figli di Zeus e la mitologia greca tratta con molta precisione della loro genealogia e dei reciproci rapporti. Tutti gli dèi e le dee che si considerano figli di Zeus avevano madri diverse. Unitosi inizialmente con una dea di nome Meti, Zeus ebbe da lei una figlia, Atena, che divenne la dea della sapienza. 

Ma poiché era stata anche l'unica a rimanere al fianco di Zeus durante il suo combattimento con Tifone, mentre tutti gli altri dèi erano scappati, Atena si vide attribuire anche doti marziali e divenne anche la dea della guerra. Essa era la "vergine perfetta" e non sposò nessuno; ma talvolta nei racconti mitologici viene associata a suo zio Poseidone, il quale, pur avendo come moglie ufficiale la dea che era anche la Signora del Labirinto sull'isola di Creta, non disdegnava sua nipote Atena come amante. 

Zeus si unì poi ad altre dee, ma i figli che ebbe da loro non entrarono a far parte della cerchia dell'Olimpo. Quando ritenne che fosse giunto il momento di assicurarsi un erede maschio, Zeus si rivolse a una delle sue sorelle. La maggiore, Estia, era una specie di eremita - forse troppo vecchia o troppo malata per essere oggetto di attenzioni matrimoniali - e così Zeus non ebbe bisogno di molte scuse per scegliere Demetra, la sorella mediana, la dea della fertilità.

Ma, invece di un figlio maschio, essa gli generò una femmina, Persefone, che divenne moglie di suo zio Ade e con lui divise il dominio sul mondo degli Inferi. Deluso per non essere riuscito ad avere figli maschi, Zeus cercò amore e conforto in altre dee. Armonia gli diede nove figlie. Poi fu la volta di Leto, che gli diede una figlia femmina e un maschio, Artemide e Apollo, i quali vennero finalmente ammessi nel gruppo delle divinità maggiori. 

Apollo, come primo figlio maschio di Zeus, fu una delle figure più importanti del pantheon ellenico, temuto dagli uomini come dagli dèi. Egli era colui che interpretava per imortali il volere di suo padre Zeus e perciò era la massima autorità in fatto di culto e di legge religiosa. In quanto rappresentante delle leggi morali e divine, era l'emblema della purificazione e della perfezione, tanto spirituale quanto fisica. Il secondo figlio di Zeus era Ermes, figlio della dea Maia. Protettore dei pastori, guardiano delle greggi e delle mandrie, egli meno importante di suo fratello Apollo, ma più vicino alle faccende umane; qualunque voltafaccia della fortuna veniva attribuito a lui. 

Come dispensatore di fortuna, era il dio preposto al commercio, protettore di mercanti e viaggiatori. Ma il suo ruolo principale, nella mitologia come nell'epica, era quello di messaggero degli dèi. Spinto dalle tradizioni dinastiche, Zeus era ancora alla ricerca di un figlio maschio da concepire con una delle sue sorelle: si rivolse dunque alla più giovane, Era. Dopo averla sposata con un rito sacro e ufficiale, la proclamò regina degli dèi, la Madre Dea. Dal loro matrimonio nacque un figlio maschio, Ares, e due femmine, ma il rapporto era interrotto dalle continue infedeltà di Zeus e da una presunta infedeltà anche da parte di Era, che getta qualche dubbio sulla reale paternità di un altro figlio, Efesto. 

Ares venne anch'egli ammesso tra i Grandi dell'Olimpo e divenne anzi il braccio destro di Zeus, il dio della guerra. Era rappresentato come l'emblema stesso della combattività, eppure era tutt'altro che invincibile: mentre combatteva dalla parte dei Troiani nella guerra di Troia, si procurò una ferita che solo Zeus potè guarire. Efesto, da parte sua, dovette lottare non poco per essere ammesso nell'Olimpo. 

Egli era il dio della creatività, capace dicostruire oggetti magici per gli uomini e per gli dèi; a lui si doveva il fuoco delle fornaci e l'arte di lavorare i metalli. Secondo la leggenda, egli era nato zoppo e per questo fu scacciato dalla madre Era; un'altra versione, però, senza dubbio più credibile, attribuisce a Zeus la cacciata di Efesto, forse a causa della sua paternità incerta. Efesto, comunque, usò i suoi magici poteri creativi per costringere Zeus ad ammetterlo tra i Grandi Dèi. 

La leggenda dice anche che un giorno Efesto costruì una rete invisibile che avrebbe circondato il letto di sua moglie se questo fosse stato scaldato da un amante; e in effetti una tale precauzione poteva non rivelarsi inutile, visto che sua moglie era Afrodite, dea dell'amore e della bellezza. Su di lei, naturalmente, si raccontavano numerose storie d'amore, molte delle quali riguardavano Ares, fratello di Efesto (uno dei frutti di questo amore illecito fu Eros, il dio dell'amore.) Afrodite fu ammessa tra i dodici Grandi Dèi dell'Olimpo e le circostanze di questa ammissione gettano luce su ciò di cui ci stiamo occupando. Afrodite non era né sorella né figlia di Zeus, eppure non poteva essere ignorata. 

Essa proveniva dalle coste asiatiche del Mediterraneo di fronte alla Grecia (secondo il poeta greco Esiodo era arrivata attraverso Cipro) e si dice che fosse nata per opera di Urano stesso. Apparteneva dunque a una generazione precedente a quella di Zeus, essendo, per così dire, sorella di suo padre e incarnazione del progenitore degli dèi, colui che era stato evirato.
 

Vedi figura sopra Afrodite, dunque, doveva essere inclusa tra gli dèi dell'Olimpo, senza tuttavia che fosse superato il numero complessivo di dodici. Come fare? Semplice: qualcuno doveva andarsene per far posto a lei, e questo qualcuno fu Ade. Poiché a lui era stato dato il dominio sugli Inferi, egli non poteva rimanere nell'Olimpo con gli altri dèi: ecco, dunque, che venivaa crearsi un posto libero, perfetto per essere occupato da Afrodite.

Sembra proprio che il dodici fosse un requisito assolutamente imprescindibile per gli dèi dell'Olimpo: essi non dovevano essere di più, ma neanche meno di dodici, come dimostrano le circostanze che portarono all'ammissione di Dioniso nel circolo dell'Olimpo. Dioniso era frutto di una relazione adulterina di Zeus con la propria figlia Semele; dovendo nascondersi dal furore di Era, legittima moglie di Zeus, egli venne mandato in terre lontane - fino in India - e dovunque andò introdusse la pratica di coltivare la vite e diprodurre il vino. 

Nel frattempo, nell'Olimpo si era creato un posto libero, poiché Estia, la sorella maggiore di Zeus, troppo vecchia e debole, era stata allontanata dal circolo dei dodici. Dioniso potè quindi tornare in Grecia e occupare il posto di Estia: gli dèi olimpici erano ancora una volta dodici. Sebbene la mitologia greca non sia troppo chiara riguardo all'origine del genere umano, leggende e tradizioni attribuiscono a eroi e re un'origine divina. 

Questi semidèi rappresentavano il legame tra il destino umano - con le sue fatiche quotidiane, la dipendenza dagli elementi, le malattie, la morte - e un passato lontano e felice, quando sulla Terra si aggiravano soltanto gli dèi. E anche se, tra gli dèi, molti erano nati sulla Terra, il ristretto circolo dei dodici rappresentava, per così dire, l'aspetto "celestiale" del pantheon divino. Nell'Odissea si afferma che l'Olimpo si trovava nella "pura aria superiore"; i dodici dèi maggiori erano dèi del cielo che erano discesi sulla Terra e rappresentavano i dodici corpi celesti della" volta del cielo".

I nomi latini che i Romani attribuirono agli dèi greci confermano questa sorta di associazione astrale: Gea divenne la Terra; Ermes, Mercurio; Afrodite, Venere; Ares, Marte; Crono, Saturno; e Zeus divenne Giove. Come per i Greci, anche per i Romani Giove era una divinità "tonante" armata di fulmine eassociata al toro (vedi figura sotto).

 

Quasi tutti gli studiosi concordano ormai nell'affermare chele basi della civiltà greca siano da ricercare sull'isola di Creta, dove, tra il 2700 e il 1400 a.C. circa, fiorì la civiltà minoica.Nel complesso di miti e leggende che caratterizzano la civiltà minoica, un ruolo preminente è svolto dal "minotauro", mezzouomo e mezzo toro, frutto dell'unione tra Pasifae, moglie di Minosse, e un toro.

 Numerosi reperti archeologici confermano questo esteso culto minoico del toro, che in alcune raffigurazioni si presenta come un'entità divina accompagnata da una croce, simbolo, probabilmente, di qualche stella o pianeta non ancora identificato. Si pensa, quindi, che il toro che i Minoici adoravano non fosse il comune animale terreno, ma il Toro celeste - la costellazione del Toro, appunto - in onore diqualche evento che era avvenuto quando il Sole, all'equinozio di primavera, era apparso in quella costellazione, intorno al 4000 a.C. (vedi figura sotto).
 

Secondo la tradizione greca, Zeus arrivò in Grecia via Creta,da dove era fuggito, attraverso il Mediterraneo, dopo averrapito Europa, la bellissima figlia del re di Tiro, la città fenicia. In effetti, quando Cyrus H. Gordon riuscì a decifrare il più antico scritto in lingua minoica, fu dimostrato che si trattava di «un dialetto semitico originario delle coste del Mediterraneo orientale».

I Greci, infatti, non avevano mai detto che i loro dèi olimpici fossero arrivati in Grecia direttamente dal cielo. Zeus, come abbiamo visto, era arrivato attraverso il Mediterraneo, via Creta. Poseidone (Nettuno per i Romani) arrivò a cavallo dall'Asia Minore. Atena portò "l'olivo, fertile e spontaneo" in Grecia dalle terre bibliche. Non vi è dubbio che le tradizioni e i culti religiosi elleni ci siano arrivati in Grecia dal Vicino Oriente, attraverso l'Asia Minore e le isole del Mediterraneo.

È qui, dunque, che vanno ricercate le radici del pantheon dei Greci, le origini dei loro dèi e le relazioni astrali con il numero dodici. L'induismo, l'antica religione dell'India, considera i Veda - composizioni formate da inni, formule sacrificali e altri detti riguardanti gli dèi - come scritture sacre, "non di origine umana": gli dèi stessi le avrebbero composte in un'età precedente a quella attuale.

Con il passare del tempo, però, degli originari 100.000 e più versi tramandati oralmente di generazione in generazione, gran parte andò perduta, finché un saggio decise di scrivere i versi che ancora rimanevano, li suddivise in quattro libri e li affidò a quattro dei suoi discepoli, perché ne conservassero uno ciascuno.

Quando, nel XIX secolo, gli studiosi cominciarono adecifrare le lingue antiche e a individuarne le reciproche interconnessioni, si accorsero che i Veda erano scritti inun'antichissima lingua indoeuropea, antenata del sanscrito - dalla cui radice sarebbe poi nato l'indiano - del greco, del latino e delle altre lingue europee.

Quando poi furono finalmente ingrado di leggere e analizzare i Veda, rimasero molto sorpresi di vedere le indubbie analogie tra i racconti vedici sugli dèi e quelli dei Greci. Gli dèi, secondo i Veda, erano tutti membri di un unico, non necessariamente tranquillo, gruppo familiare.

In mezzo airacconti di salite al cielo e discese sulla Terra, battaglie celestia suon di armi portentose, amicizie e rivalità, matrimoni e infedeltà, sembra esservi stata anche una certa preoccupazione di indicare i principali rapporti genealogici: chi era il padre e chi il figlio, qual era il primogenito e di chi, ecc. Gli dèi sulla Terra erano originari del cielo, e i principali tra essi, anche sulla Terra, continuavano a rappresentare la corrispondenza con corpi celesti. 

Continua ...  

Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI

(The 12th Planet,1976) - Capitolo terzo

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sabato 13 aprile 2013

“Dobbiamo lasciare il pianeta”!

Gli scenari apocalittici di Stephen Hawking: “Dobbiamo lasciare il pianeta”!

stephen-hawking.jpgSe l'uomo vuole evitare l'estinzione, deve implementare le sue attività nello spazio e colonizzare altri mondi. Stephen Hawking non usa metafore o mezze parole per affermare il suo pensiero, secondo il quale l'umanità si trova ad un bivio senza precedenti: il nostro futuro dipende dalla strada che decideremo di percorrere.
Se non si trattasse di uno dei più grandi fisici del mondo, avremmo l'impressione che queste parole siano state proferite da un teorico della complotto. Hawking non ha dubbi e invita nuovamente i suoi simili a prendere in considerazione il fatto che oramai l'estinzione della razza umana è all'orizzonte e l'unico modo di evitarla è quella di svilupparsi nello spazio.

Secondo il noto scienziato, l'ecosistema terrestre è troppo delicato e l'ultimo secolo di espansione umana è stata un vero e proprio “cataclisma” per il nostro pianeta. “Se non saremo in grado di espanderci nell'universo, potremmo estinguerci entro i prossimi 1000 anni”, ha concluso Hawking.  

Come riportato dal Los Angeles Times, Hawking, ha espresso le sue riflessioni nel corso di una conferenza al Cedars-Sinai Regenerative Medicine Institute di Los Angeles, nell'ambito di un tour che vede lo scienziato impegnato a spingere la ricerca sulle cellule staminali per la malattia di Lou Gehrig, anche conosciuta come sclerosi laterale amiotrofica, o SLA, la condizione invalidante degenerativa che lo tiene inchiodato sulla sedia a rotelle dal 1963.
 
Il noto studioso è più conosciuto per il suo lavoro sui buchi neri e su come si comportano le particelle in prossimità di queste enigmatiche entità con una massa gravitazionale tale da inghiottire anche la luce. Ma da qualche tempo si sta dedicando ai viaggi cosmici e all'esplorazione spaziale.

Non è la prima volta che Hawking ha esortato l'inizio di una fase più spinta di espansione dell'uomo nello spazio. Già nel 2006 aveva espresso alcune idee che ha poi ribadito nella conferenza al Cedars-Sinai. Successivamente, nel 2011, ebbe a dire che “la nostra unica possibilità di sopravvivenza sul lungo periodo non è quello di rimanere attaccati alla superficie del nostro pianeta, ma di diffonderci nello spazio.

Una svolta in questo senso potrebbe venire dagli studi cosmologici più recenti. Secondo il fisico, gli esseri umani sono sul punto di capire come funzione l'universo dalle sue strutture più grandi a quelle più piccole. “Se si riesce a capire come funzione l'universo, in un certo senso lo si può controllare”, scrive Hawking nel libro che ha venduto milioni di copie “Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo”.

Secondo lo studioso britannico, le risposte alle domande fondamentali sull'universo: “da dove è venuto, e dove sta andando? L'universo ebbe un inizio e, in tal caso cosa c'era prima? Il tempo avrà mai una fine?”, si trovano nella cosiddetta “Teoria M”, una teoria che combina matematicamente le cinque teorie delle superstringhe e la supergravità ad 11 dimensioni, nonché le quattro interazioni fondamentali della materia, ed è la principale candidata a divenire la teoria del tutto (TOE, Theory Of Everything), cioè quella teoria che ha l'ambizione di spiegare interamente l'universo in cui viviamo.

“Per capire l'universo al suo livello più profondo, dobbiamo capire perchè c'è qualcosa piuttosto che niente”, spiega Hawking. “Perchè esistiamo? Perchè questo particolare insieme di leggi governa l'universo e non altre? Credo che le risposte a queste domande siano nella Teoria M”. Nonostante si tratti ancora di un “work in progress”, Hawking è convinto che la Teoria M sia uno dei rami più promettenti della teoria unificata.

[Perchè c'è l'Universo al posto del nulla?]
[Le domande esistenziali dell'uomo sul senso della vita: pechè siamo qui?]
Letture Consigliate
Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo - Stephen Hawking
copj170.asp?f=9788817019361
"Che cosa sappiamo sull'universo, e come lo sappiamo? Da dove è venuto, e dove sta andando? L'universo ebbe un inizio e, in tal caso cosa c'era prima? Il tempo avrà mai una fine?"
Con questi quesiti Stephen Hawking introduce il lettore in una straordinaria avventura: un'emozionante cavalcata nel tempo.
[Disponibile su IBS]
L'espansione dell'universo, il principio di indeterminazione, le particelle elementari e le forze della natura, l'origine e la sorte dell'universo, l'unificazione della fisica sono le grandi tappe di questo viaggio indimenticabile.
Ma oltre a riassumere le conoscenze tradizionali Hawking illustra le ultime teorie sulla fisica dei buchi neri, il principio antropico, la teoria dell'universo inflazionario, l'universo contenuto in una bolla. Il titolo viene ripubblicato in una nuova veste editoriale, con la copertina che per l'occasione è stata realizzata da Hennie Haworth.
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La teoria del tutto. Einstein e le nuove vie della fisica - Michio Kaku ; Jennifer T. Thompson 
copj170.asp?f=9788876158735Cosa c'è oltre la stella più lontana? Come si è creato l'Universo? Cosa è accaduto prima dell'inizio del tempo? Fino ad ora abbiamo discusso solo di universi che apparentemente "si comportavano bene" e che corrispondevano ai dati sperimentali, ma adesso potremmo finalmente essere vicini a dare delle risposte a queste domande.
Abbiamo scoperto che l'Universo adotta meccanismi più sofisticati di quanto avevamo inizialmente pensato. Questo libro ci introduce alla più interessante prospettiva della moderna Fisica teorica: la teoria delle super-stringhe.
[Disponibile su IBS]
Questa svolta rivoluzionaria potrebbe essere a pieno titolo il completamento del sogno di Albert Einstein di trovare una "teoria di ogni cosa", che vuole le leggi della Fisica unificate in un'unica equazione in grado di spiegare tutte le forze conosciute nell'Universo.

Gli autori - una scrittrice specializzata in divulgazione scientifica e uno dei maggiori studiosi delle superstringhe - riescono a esporre anche i passaggi più complessi in uno stile narrativo limpido e avvincente. E anche se, rispetto al padre fondatore della relatività tutti ci sentiamo come nani seduti sulle spalle di un gigante, forse possiamo cominciare a guardare più lontano. Con Einstein, dunque, e oltre Einstein.
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Qualcosa anziché il nulla. La rivoluzione del pensiero cosmologico - Mario Novello
copj170.asp?f=9788806201531Alla sua nascita la scienza si impose volontariamente dei limiti ben chiari. Galileo e i pionieri dell'indagine scientifica decisero di prendere in considerazione solo i fenomeni direttamente quantificabili, quelli per cui era possibile mettere in opera un'analisi formale ed empirica controllabile.
La fisica classica si occupava quindi di quel che "c'era" e sospendeva il giudizio su ciò di cui non poteva parlare, a partire dal vuoto, concepito come l'assenza di materia, il nulla, il non essere.
[Disponibile su IBS]
Soltanto nel Novecento, con la meccanica quantistica, il vuoto diventa un "oggetto" fisico con proprietà specifiche e controintuitive, un oceano in continua ebollizione pullulante di particelle virtuali, la trama attiva del mondo.

Coniugando queste idee a quelle della relatività generale, la cosmologia ha infine preso su di sé un compito assai più vasto rispetto a quello iniziale di indagare l'infinitamente lontano, nello spazio e nel tempo.
Nel suo affascinante percorso la ricerca cosmologica è giunta non soltanto a ripensare i fondamenti della fisica, ma anche a invadere il campo della speculazione filosofica, proponendo strade differenti da quelle tradizionalmente battute.
Al punto che la domanda centrale della metafisica, che dà il titolo a questo libro - "Perché esiste qualcosa anziché il nulla?" - è divenuta anche la domanda centrale della cosmologia contemporanea.

Fonte: http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2013/04/12/gli-scenari-apocalittici-di-stephen-hawking-dobbiamo-lasciar.html

 

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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