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venerdì 16 febbraio 2024

AMAZZONI & Donne sovrane e guerriere Vichinghe

 

AMAZ..ZONI

di: Dottor Roberto Slaviero 16.02.24

Non so quanti sapranno che la parola Amazon, tradotta dal greco, dovrebbe significare “senza seno“

Il nome in greco αμαζών?, amazn è di dubbia etimologia. La maggior parte degli autori classici considerano la α iniziale un'alfa privativa che rende nullo il successivo nome μαζός, versione ionica di μαστός, che vuol dire "seno": il risultato sarebbe quindi "senza seno" 

I padroni del pianeta si divertono e hanno anche a volte un buon senso dell’umorismo.

Pare infatti che le famose “donne guerriere“, si togliessero il seno destro per avere più forza nel tiro con l’arco.

La loro collocazione storico-geografica la si dà nelle odierne regioni caucasiche, nella Sarmaziaasiatica

E le ritroviamo anche descritte nell’Iliade ove il Re di Troia, Priamo, le combatté.

Vivevano in una società matriarcale e si narra (Strabone) che due mesi all’anno, in primavera, si incontrassero con i Gargareni, popolo vicino, per accoppiarsi e generare dei figli.

L’accoppiamento avveniva nell’oscurità in modo che nessuno potesse conoscere il suo amante.

I maschi venivano poi consegnati ai Gargareni e le femmine rientravano nei territori delle Amazzoni e venivano fatti crescere nella grande famiglia o tribù senza gelosie di padri, madri e/o amanti. Non si sgozzavano per motivi di possesso famigliare!

I greci le consideravano loro nemiche, non accettavano donne sovrane e guerriere.

Donne sovrane e guerriere, si trovavano invece al tempo dei Vichinghi

Si potrebbe anche immaginare che i nordici fossero emigrati al sud per le migliori condizioni climatiche, quando un’Era glaciale colpi il nord! Tentarono di ricreare nel sud le stesse culture scandinave o comunque del nord Europa.

Poi ci furono mescolanze di razze e cataclismi naturali e la storia raccontata ai posteri divenne molto leggendaria.

Comunque gli achei greci, ispirati nel poema di Omero ai micenei, poco hanno a che vedere con Micene e la sua conformazione, la cui capitale, tra l’altro, dista 12 Km dal mare.

Ma come sappiamo, la storia la scrivono i vincitori e poi viene riscritta dopo ogni diluvio o terremoto o comunque reset del pianeta e si accavallano epoche diverse, siti diversi e storie diverse.

Sembra che un altro sconvolgimento si stia avvicinando a grandi passi.

Credono di fermarlo con la diminuzione della popolazione ed il transumanesimo uomo-macchina, ma se lo prenderanno in quel posto gli psicopatici al comando.

Tornando agli accoppiamenti tra maschi e femmine per generare figli, atto previsto dalla biologia naturale, oggi ci troviamo nell’occidente malato, dove proprio ieri il Tribunale di Roma ha concesso di sostituire madre e padre, con genitore 1 e genitore 2. Pensano di aprirsi alla modernità o meglio; che giro di affari c’è per inseminazioni artificiali, uteri in affitto etc. etc.?

Corsivo mio: a prposito di "genitore 1 e genitore 2", Lei diceva così, prima di essere infettata dall'epidemia "ASPEN". (Quando si dice coerenza)

Bisogna sempre seguire la pista dei soldi per capirci qualcosa!

Società in completa dissoluzione.

In ogni caso, la Storia ci insegna che tra migrazioni e cambiamenti geologici, gli umani si spostano nel pianeta e si sistemano nei luoghi nel quale il clima è favorevole.

Nell’incisione fantastica di Johannes Schnitzer del 1482 (aprite la mappa a destra, la prima in alto) si può notare come ad esempio il deserto del Sahara odierno, all’epoca era ridondante di fiumi e laghi.

In geografia antropica, l'ecumene (in greco antico: οκουμένη?, oikoumene, participio medio passivo del verbo οκέω "abitare") è la parte della Terra dove l'essere umano trova le condizioni adatte a stabilirsi. Il termine deriva dal greco antico, dove indicava la parte del mondo conosciuta, il cui opposto è eremo (in greco antico: ρημος, érēmos).

Io vi chiedo:

Vi sembra normale che negli ultimi 100 anni le persone si siano ammassate in grandi città, che oggi stanno diventando dei campi di concentramento?

Si dirà, il lavoro, gli affari, ok.

Popolazioni ridotte in povertà che cercano lavoro, vedi migrazione sud-nord in Italia anni ‘50/60.

È mai possibile che uno Stato, come dovrebbe, non riesca ad organizzare il lavoro anche nelle periferie e zone meno agiate?

Sapete già la risposta: ai potenti servono schiavi ubbidienti, punto e basta.

A sto punto, ammiro molto le popolazioni beduine o nomadi, che almeno sono libere di scegliere dove, come e quando andare e spostarsi.

Tornando al Sahara, perché la storiografia ufficiale non ci racconta cosa è successo?

La mappa è del 1482 e pochi anni dopo Colombo sbarcò a Santo Domingo e Cabral in Brasil! Cosa ci nascondono?

·       E’ stato un cataclisma naturale o artificiale?

·       C’è qualcuno che controlla le acque del pianeta?

·      C’era una civiltà avanzata con tecnologia invidiabile, che controllava zone del pianeta?

Probabilmente si!

Bisognerebbe chiederlo al Patriarca biblico Enoc, che le nostre religioni hanno completamente offuscato.

Colombo quando è ritornato nei Caraibi si è portato un esercito di guerrieri, perché? Ci dicono che erano 4 selvaggi sfigati …

Storia, Storia, ma quale …

Amazon adesso, sposta e muove merci in quasi tutto il pianeta, con un’organizzazione invidiabile. Ma ha affossato migliaia e migliaia di piccole realtà commerciali.

Sono felici i lavoratori di Amazon? Beh, lavora e taci, se no troviamo umani a prezzo migliore!

Oggi ho sentito una bella notizia; il Sindaco di New York ha denunciato molti Social per  danni ai minori, che vivono ore ed ore rincretiniti sullo Smart.

Non accadrà nulla penso, ma è un bel messaggio per il metaverso!

Allora;

Lagherta, Brunilde, Pentisilea, Bremusa, ma, chi ...azzo siete, e insomma … la tetta destra c’è o no, eravate delle ciclope con ... scappellamento a sinistra oppure?

(dedicato a noi della vecchia guardia)

Io pensavo che foste vissute in ... Amazzonia ed invece vi ho scoperte in Europa…minchiaaa.

Adesso mando una mail a …Wonder Woman

«Il miglior rimedio per rivalorizzare le qualità delle donne è creare un personaggio femminile con tutta la forza di Superman e in più il fascino di una donna brava e bella» 

un genio il suo inventore! E la Wonder c’ha du pereee fantasticheeeee!

Ragazzi, è tanto che lo dico, l’ho scritto anche nel mio ultimo romanzo, Cristalli Magici;

L’IMMAGINAZIONE È LA VERA REALTA’!!

Tra l’altro tra pochi giorni, per chi lo volesse acquistare, sarà on line su www.farmaciadellognomo.com prezzo 5,50 euro

Tornando a Micene, ci siete stati? La porta dei leoni, uno spettacolo unico.

Il triangolo decorato è alto 2,90 metri; l'architrave che lo sostiene è lungo 5, profondo 2,50, alto nel centro 1 metro. La porta è larga 3 metri, profonda 1,20 alta 3,20. Si calcola che il solo architrave pesi circa 20 tonnellate.

Erano forti i ragazzotti micenei a quanto pare, 20 tonnellate!! Come i costruttori di piramidi...eh sì sì sì!

Quando comincerete ad avere qualche dubbio sulla storiografia, vuol dire che vi state scrostando la Pineale.

Stavo pensando anche alla SiliconValley ma i Boss del pianeta hanno pensato che hanno le aziende con sotto il …ulo la Faglia di Sant'Andre 

Forse hanno dei ciclopi in affitto che la regge e la stabilizza? Spero per loro.

Il Metaverso ci sta tentando, io me ne sbatto totalmente, ma molti ci stanno cascando e non capisco perché!?

Come diceva il grande scrittore di Boston:

“tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno in un sogno”

Edgar Allan Poe

Quindi, a cosa serve il Metaverso??

Salutoni cari

Fonte:https://olisticoaltapusteria.com/

®wld 

lunedì 19 dicembre 2016

L'autarchia mammona & gli dèi abusivi



Per una teologia del castigo 

Nell'Antico Testamento le sciagure sono il castigo riservato agli empi. Così i Proverbi:
Non giunge al giusto alcun malanno, gli empi invece son pieni di mali. (Pr 12,21)
O il Siracide: 
Chi pecca contro il proprio creatore cade nelle mani del medico. (Sir 38,15)
Nei Vangeli, invece, Gesù si intrattiene coi lebbrosi e guarisce gli infermi. E ai suoi insegna:
O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico. (Lc, 13,4-5)
L'idea che le disgrazie scaturiscano dalla trasgressione di un codice etico è delle due la più antica, essendo anche la più primitiva. In essa agisce non tanto la volontà di dare un ordine razionale a ciò che ci appare arbitrario, ma piuttosto l'illusione teleologica e consolatoria di una giustizia intellegibile - corrispondente cioè alla norma etica del momento - che governerebbe i destini degli uomini.
Vieppiù consolatoria - e quindi appagante, e quindi responsabile del suo successo - è la sua inversa funzione giustificante: se la disgrazia colpisce i peccatori, allora io che non ne sono colpito sono un giusto. E in quanto giusto, a me non può succedere. È difficile resistervi. Se Tizio muore prematuramente ci preoccupiamo di sapere se conducesse stili di vita sbagliati. Se è vittima di un incidente ci auguriamo sia stato imprudente, non sfortunato. In quanto ai poveri, giova sempre sapere - o immaginare - che non lavorano perché assenteisti o sfaticati, che si drogano, delinquono, frequentano compagnie sbagliate, non si lasciano aiutare ecc. Che se la sono cercata. 

Per quanto umana e parto dell'umana fragilità, la colpevolizzazione delle vittime è però la deriva mentale non solo più ingiustificata e ripugnante, ma anche la più pericolosa: 

1 - perché nell'offrire una finta causazione alla portata di tutti ostacola la ricerca delle cause naturali e quindi l'avanzamento delle conoscenze; 

2 - perché celebra nelle ingiustizie i correttivi di una società che piace credere dura ma giusta, alimenta la fede nello status quo, fa delle opposizioni e delle lotte per l'avanzamento sociale un fastidio; 

3 - perché esclude la compassione: se chi subisce il male sconta i propri errori, non bisogna compiangerlo ma anzi trarne soddisfazione per la giustizia che vi si compie e la conferma della propria immunità. Non è però qui un problema di buon cuore, essendo piuttosto l'immedesimarsi nei problemi altrui un razionalissimo motore di civiltà: i sani curano gli infermi nella prospettiva di ammalarsi, i giovani aiutano i vecchi nella prospettiva di invecchiare, chi sta in alto tende la mano a chi sta in basso nella prospettiva di cadere. Il moralismo, all'inverso, ci restituisce al mondo delle bestie per altra via. 

4 - perché nel giustificare il male giustifica la violenza. I genocidi, le oppressioni e le stragi in grande scala sono tutti preceduti da una demonizzazione etica delle vittime per rendere accettabile l'enormità di quei fatti. I crimini per interesse restano circoscritti all'obiettivo, quelli a cui si dà il nome di giustizia non hanno invece limiti, né remore, né decenza. 

Si immaginerebbe che la modernità abbia fatto i conti con queste devianze. In fondo millenni di filosofia e secoli di scienza non hanno dato una definizione univoca di libero arbitrio, né hanno dimostrato che esista. Pare comunque unanime che se gli individui fossero liberi di scegliere, e quindi di sbagliare, e quindi di meritare un castigo, questa libertà - posto che esista - sarebbe confinata in un margine infinitamente più ristretto di quanto non ci suggerisca il senso comune. 

Nel dubbio possiamo quindi salvare convenzionalmente il concetto per formulare giudizi, educare la prole, amministrare la giustizia ecc. ma dovremmo avere la decenza intellettuale di non farne una priorità causale. 

Accade invece il contrario, e anzi di peggio: che oggi la trasgressione etica come causa efficiente e prevalente delle sciagure umane non sia attribuita solo agli individui - che già sarebbe aberrante - ma a intere comunità: gli italiani, i greci, gli imprenditori, i giovani. Che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, che non pagano le tasse, che corrompono e si fanno corrompere, che accumulano debiti, che non sanno competere, che rifiutano il progresso, che chiagnono, fottono e non vogliono prendere la medicina. E ne scontano quindi il castigo. 

È il principio della pena collettiva, che esce dalla porta dei diritti umani e rientra dalla finestra dei diritti economicamente sostenibili. O della Vergeltung, la rappresaglia nazista che si rivergina nel giro di pochi decenni. In questo caso però con le vittime impegnate non a denunciarne l'orrore ma a rivoltare le proprie fila per consegnare al boia i fratelli: i vecchi troppo agiati, gli impiegati troppo tutelati, i giovani troppo viziati, gli evasori, i populisti, gli xenofobi, gli avari, gli egoisti, i corrotti. Finché, parafrasando un noto paradosso, non resterà loro che consegnare sé stesse. 

Purtroppo questi deliri anche lessicalmente puerili (ne abbiamo abbozzata una fenomenologia qui) non rimangono confinati nel basso ventre della superstizione e del ritardo mentale, come dovrebbero, ma permeano il discorso politico fino ai suoi vertici. Con il duplice effetto di chiudere la via a un'analisi razionale delle cause per risolvere i problemi a cui si allude (v. punto 1) e di impedirci di vedere nella disgrazia degli altri il presagio della nostra (v. punto 3). Così ad esempio i giornalisti di un noto quotidiano economico che, avendo invocato la falce dei mercati nel 2011, ne assaggiavano il filo nel 2016. Cose che capitano se quando sale l'acqua in terza classe, nel salone delle feste si brinda a tutta pagina invece di denunciare la falla. 

Il moralismo è il rifugio più penoso. Perché a qualsiasi altezza della catena ragionativa offre una via di fuga per attribuire la responsabilità delle proprie decisioni e analisi fallimentari a chi le subisce. Di quella catena è l'anello maleodorante, ciò che la rende feccia, superstizione, passe-partout dialettico alla portata di ogni pecora che, per un giorno, vuole farsi leone affondando i denti nella carne dei moribondi. Fosse anche la sua. 

Nell'illusione di responsabilizzare gli altri, le interpretazioni morali deresponsabilizzano chi ne fa uso esonerandolo dal capire e agire secondo ragione. Anche perché, in una retorica cristallizzata come un catechismo dove a ogni male corrisponde il suo peccato, non c'è più niente da inventare. Si consideri il capitolo dedicato alle crisi. Semplice, diretto, universale - a prova di scimmia (ポカヨケ):
 
Subiamo la crisi...
Per colpa...
... economica
... della Prima Repubblica spendacciona, degli amministratori spreconi
... finanziaria
... dei banchieri avidi
... occupazionale
... dei giovani comodi e accidiosi, degli apprendisti esosi, dei vecchi viziati e fannulloni
... produttiva
... degli imprenditori pavidi e piagnoni
... migratoria
... degli italiani razzisti
... delle finanze pubbliche
... dei furbetti dello scontrino
... dei servizi pubblici
... dei corrotti
... dell'Europa
… dell'egoismo tedesco
... della politica
... del populismo


Questa rogna prospera anche perché aggredisce gli anticorpi che la dovrebbero contenere, cioè la logica e il pensiero scientifico, quest'ultimo infiltrato e piegato non già a ricercare le cause storiche, politiche, aritmetiche dei problemi, ma a ripresentarne circolarmente gli effetti per dimostrarne la natura peccaminosa. I meridionali stanno peggio? Quindi sono peggiori. I giovani non lavorano? Quindi non ne hanno voglia. L'Italia va male? Quindi ci si comporta male. Applicazioni che non differiscono in nulla dalle più famose craniometrie apologetiche dell'arianesimo. 

Chi poi non fosse d'accordo, chi proponesse di sostituire la logica e i precedenti storici alla morale delle fiabe è invece complice del declino. Giustifica i peggiori, si direbbe. Ne fa senz'altro parte anche lui. 

Abbattuta così ogni barriera immunitaria, il morbo si fa onnipotente e dal discorso si insinua nell'agire, paralizzandolo. La politica smette l'ambizione di tradurre le soluzioni in regole e si dà a quella, millenaristica e grottesca, di fustigare il vizio, amministrare l'espiazione, redimere le moltitudini. Nascono partiti e correnti per promuovere l'onestà, combattere l'odio, predicare la solidarietà e l'accoglienza, sanzionare gli egoismi (al plurale). Si prefiggono, nientemeno, di cambiare la mentalità dei popoli. Sono idealisti, predicatori, pedagoghi, psicoterapeuti, maestre d'asilo - tutto fuorché servitori di una res publica che deve anzi servire le loro visioni, essere all'altezza dei sogni che li invasano. 

Questa inversione - la stessa del folle che pretende di ruotare il pianeta per avvitare un bullone - certifica l'impotenza della politica, cioè la sua morte. O per meglio dire, la perverte in qualcosa che è al tempo stesso nuovo e primordiale. Ne fa una casta sacerdotale, il middle layer di una teocrazia laica i cui dèi non posseggono la sostanza della divinità ma ne usurpano gli attributi: i grandi investitori, le banche centrali, i decisori non eletti, le commissioni e i patti transnazionali, le agenzie di rating e tutti coloro che, in forza di un'indipendenza ordinamentale sciaguratamente negletta dai più, rispondono solo al proprio capriccio.

Alla politica in senso lato (e quindi anche ai mezzi di informazione) spetta il compito etimologicamente re-ligioso di mediare la volontà degli pseudo-dèi, difenderla dalla blasfemia di chi vi si oppone, imporla e predicarla ai fedeli traendone una norma etica e un corollario di dogmi, feticci e virtù cardinali: competizione, produttività, libertà dei commerci, internazionalismo, intraprendenza, digitalizzazione... Ma più ancora deve nasconderne i danni dietro la cortina teologica del castigo e riversarne la responsabilità su un popolo indegno, irriconoscente e immaturo: "… ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo" (ibid). 

Un castigo giusto e meritato, si intende, sicché nessuna soglia è inaccettabile: nemmeno il sacrificio umano - salvo chiamare diversamente i suicidi e le morti premature che, in Grecia come altrove, hanno spento decine di migliaia di vite per compiacere gli autarchi di mammona: gli dèi abusivi, gli antagonisti della divinità (Lc 16,13). È fanatismo religioso, con l'aggravante di prostrare le masse a creature del fango e non del cielo, la cui forza sta tutta nella follia di chi ci crede e di chi, smarrito il giusto, lo cerca nella disgrazia degli altri.

Ps: i commenti all'interno del link sopra menzionato, sono molto interessanti. 

domenica 9 febbraio 2014

delirio etimologico

 

Al di là dei motivi contingenti che hanno dato il là alla recente eclatante protesta dei deputati del Movimento 5 Stelle, e sorvolando sull’opportunità o meno di questo tipo di azioni, una cosa emerge d’una evidenza solare ascoltando i reciproci insulti che, da una parte i pentastellati, dall’altra i piddini, si sono lanciati all’interno dell’emiciclo parlamentare: la sostanziale equivalenza dei rispettivi punti di riferimento da cui prende le mosse la loro attività politica.

Prima i ‘grillini’ che danno dei “fascisti” agli altri, i quali, tanto per cambiare, gli rispondono allo stesso modo. Ascoltare per credere: http://www.youtube.com/watch?v=0Qm3UdT6FqQ

Complimenti a tutt’e due, che inventiva!
Ma una novità in effetti sta emergendo: se prima uno incassava e zitto (per esempio, il missino, prima, il berlusconiano, poi), adesso tutti danno del “fascista” a tutti.


Ma, si sa, cosa c’è di meglio, per offendere e screditare di fronte ai propri sostenitori l’avversario, anzi, il nemico da odiare e, possibilmente, cancellare dalla faccia della terra ricacciandolo nelle celebri “fogne”, che l’ormai ottuagenario insulto?
Eppure ne esisterebbero altre di infamie e maledizioni da scagliare, e di ben più potenti ed efficaci, che il trito e ritrito “fascista”.

Sì, è vero, si è sentito dare dell’”ignorante”, del “ladro”, del “lobbista”, tra l’altro tutto aderente e calzante se riferito ad un partito che si presenta dalla parte della “ggente” mentre è quanto più di snobistico, lontano dal popolo e troppo vicino all’alta finanza si possa immaginare.

Ma l’insulto che fa la differenza – e che non viene tollerato assolutamente da chi lo riceve! – è “fascista”. Tanto che mentre nessuno “mette mano all’avvocato” se si becca del “corrotto” o del “disonesto”, la querela parte di sicuro se gli dai del “fascista”.

Eppure, mentre ci si affibbia allegramente quello che a tutti gli effetti è diventato – nella percezione del bravo “democratico” di destra, di centro e di sinistra - il concentrato di ogni nefandezza morale e l’archetipo del “mostro”, nessuno ha mai stabilito con esattezza cosa significhi, secondo la vulgata introiettata da una massa di scimmie ammaestrate, la parola “fascista” quando non è riferita a: “Simpatizzante / seguace / militante / dirigente dell’omonimo movimento politico e del susseguente regime che ha governato l’Italia dal 1922 al 1945”.

Ma questo sarebbe pretendere troppo!
Così, senza scomodare il De Mauro o il Devoto-Oli, si può tranquillamente affermare che “fascista” è, nelle intenzioni di chi lo scaglia, sinonimo di qualsiasi cosa negativa abbia in mente, da “stronzo” a “violento”, passando per “ladro”, “bastardo” e simili complimenti, senza dimenticare “maschilista” e pure “razzista” e “antisemita”. In un certo senso, “fascista” è una parola passepartout: la può usare chiunque, contro chiunque, tanto significa qualsiasi cosa perché non significa più niente, tranne il significato che ho tentato di rendere sinteticamente poc’anzi e che ovviamente non passa per l’anticamera del cervello di nessun parlamentare.

Ma fin qui siamo ancora nell’ordinaria amministrazione (!), cioè nell’ordinario delirio etimologico e, per forza di cose, politico che genera questa ridicola gara a chi dà più “fascista” all’altro.

A monte, però, c’è un altro delirio, che è quello mentale vero e proprio. E non sto scherzando.

Di nuovo, ascoltare per credere, sempre dalla medesima gazzarra nella famosa “aula sorda e grigia”: http://www.youtube.com/watch?v=RVOkHMPP0wA#t=84
No, non avete sognato: sono quelli del PD (cioè “fascisti” per i 5 Stelle) che cantano, in faccia ai ‘fascio-grillini’, “Bella Ciao”!

Ricordiamoci che si trattava della votazione del “decreto Imu-Bankitalia”, che tradotto dalla neo-lingua in vigore significa la svendita di quel poco che resta della (ex) Banca d’Italia ai soliti “investitori internazionali” (per il nostro bene, per “fare cassa” e via gabbando gli italiani).

Non ci sono parole per definire lo squallore e la putredine, morale ed umana, di chi s’investe della missione di novello “partigiano” contro il “fascista” Grillo - il quale almeno si oppone a codesto inesistente “salvataggio” - ed i metodi “fascisti” dei suoi deputati, che tra l’altro ricordano piuttosto gli “aventiniani” di prima del ‘22, che erano “antifascisti”!
A questo punto la confusione è totale.

O forse no. I deputati del PD, intonando quelle note a dir poco simboliche ed evocative, hanno inteso – volenti o nolenti - rimarcare la loro solidarietà, o meglio subalternità, ad interessi stranieri, i quali, guarda caso, sono sempre gli stessi, oggi come ottant’anni fa.
Alla faccia dell’Italia e degli italiani, che appena protestano e si organizzano contro questa genia di felloni e venduti, purtroppo sempre ben nutrita e rappresentata, son subito bollati come “fascisti”.

Ma come dicevo, le cose stanno ancora peggio. Se difatti concediamo la buonafede a qualcheduno di coloro che, dai due schieramenti, ha inscenato la gazzarra a colpi di “fascista!” e di “Bella Ciao”, questo rimestare all’infinito nelle solite categorie e dimostrare di non saper assolutamente uscirne, come da una gabbia invisibile, è segno di una patologia, di una specie di melassa psichica dalla quale non si è capaci in alcun modo di togliere le gambe.

Da http://ideeinoltre.blogspot.it/

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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