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sabato 11 aprile 2020

NELL'ANNO DOMINI CORONA


#IOSTOACASA: COME LA PAURA E LA MANCANZA DI RAGIONE UCCIDONO LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA
 

La campagna del governo #iostoacasa sarà ricordata come un esempio da scuola di come in pochissimo tempo, ignoranza e paura possono cancellare il patto di mutua ragione tra cittadino e istituzioni. Di fronte alla minaccia del virus e il rischio del collasso del sistema sanitario, il governo ha proceduto, a partire dal 21 Marzo a una campagna di quarantena basata sull’hashtag #iostoacasa convincendo milioni di italiani che stare il più a lungo possibile nel chiuso delle loro abitazioni è l’unica strada possibile per fermare la avanzata del virus.

Questo è ovviamente falso. Altri hastag, molto più precisi e dettagliati, come #iostoatremetri o #iostodasolo, sarebbero stati molto più onesti e, nella misura in cui sarebbero stati più sostenibili, sarebbero stati anche molto più efficaci. Purtroppo, il governo ha invece scelto di fondare la sua campagna su un diktat approssimativo e dannoso.

È ovvio a chiunque voglia esercitare un po’ di buon senso come stare al chiuso con la famiglia non è sostenibile e richieda per lo meno l’accesso a supermercati e altri servizi essenziali. Di per sé rendendo vana la pretesa di una applicazione del diktat. Ma è altrettanto evidente che non si tratti nemmeno di una misura necessaria, perché basterebbe stare a distanza e seguire le norme previste dalla OMS (mascherine, lavaggio mani, etc).

Tuttavia, la richiesta ai cittadini di compiere un SACRIFICIO è stata ideologicamente efficace, soprattutto in un paese con le nostre radici storico-culturali. Stare a casa è diventato subito un gesto scaramantico, che si fa per motivi tra la superstizione e l’appartenenza alla comunità. Nessuno si interroga sui meccanismi di trasmissione del virus.

Sono demandati agli esperti, come in passato era demandato ai preti di interpretare le sacre scritture e agli intellettuali di sinistra di fare l’analisi del momento storico. La popolazione è contenta di affidare ad altri, esperti o autorità che siano, il proprio destino contando nel principio antico che è più importante appartenere a una comunità, sia un gregge di pecore o una torma di Lemming, il proprio destino.

Ai virologi non vengono chiesti lumi circa i meccanismi di trasmissione del virus, ovvero un trasferimento di conoscenza che richiederebbe, da parte delle persone, un atteggiamento di comprensione critico-scientifica del problema, ma regole e direttive da applicare in modo fedele salvo eccezioni (“padre ho tanto peccato, mi dia l’assoluzione”).

La minaccia del virus, da problema concreto da affrontare con gli strumenti della ragione, è stata trasformata nella espressione delle colpe morali di una parte dei cittadini e ha legittimato molti altri nella presunta affermazione della propria superiorità morale. Atteggiamento paternalistico e moralistico in tutto e per tutti simile alla genuflessione superstiziosa di molte religioni. Non si salveranno dal virus i più accorti che faranno uso della propria intelligenza, ma i più giusti che sapranno sacrificarsi e, insieme agli altri giusti come lor pari (o appena meno), meritarsi un posto sull’arca galleggiante. O questo la gente crede.

Soltanto questa deriva salvifico-moralista può spiegare l’acredine e l’astio moralistico (l’onda di m…a con cui si sono affrontate le posizioni non allineate). Il dissenso è stato immediatamente associato con la indegnità morale del difensore.

Chi sosteneva l’importanza dell’attività fisica è stato immediatamente deriso (la “corsetta”, “andare a spasso”) o associato a tratti moralmente inferiori (narciso, egoista, individualista, persona priva di rispetto), mentre l’abuso di carboidrati, tabacco e alcool che pure ha accompagnato la clausura domestica viene visto con indulgenza (tabacco) e generalmente con vera e propria simpatia (alcool e cibo).

È ovviamente irrazionale pensare che chi corre manchi di rispetto mentre chi sforna torte e pizze sia un monaco penitente, ma è coerente con la cornice ideologica dove il virus deve essere sconfitto dal sacrificio e dalla sottomissione alla autorità e non dall’intelligenza e dalla tenacia.

Non si deve correre, andare al mare, passeggiare in montagna, non perché sia un’attività oggettivamente correlata con il virus, ma perché siamo indegni, incapaci di fiducia. Siamo cioè peccaminosi e dobbiamo mondarci dei nostri peccati, soffrendo tutti insieme.

Magari spiando dalle tapparelle chi non si sottopone agli stessi riti. La giustificazione del divieto di stare all’aperti da soli è analoga a quella che viene data, in nazioni dove i costumi impongono la repressione sessuale, perché le donne si debbano coprire il corpo e il viso: perché se lo facessero tutte, i maschi essere tentati dal fare violenza. E quindi, poiché gli esseri umani sono indegni di fiducia, anche chi non ha colpa (le donne) devono vivere segregati. Non a caso, in questi paesi, casa e vestiti hanno un ruolo simile a quello della casa in questi giorni di quarantena, spazio privato sottratto al presunto pericolo esterno (che invece è solo interno).

In questa atmosfera irrazionale, resa possibile dalla tradizionale mancanza di cultura scientifica, l’applicazione del diktat diventa un articolo di credo, spesso imposto più dai fedeli (i solerti sceriffi da balconi) che dalle stesse autorità (vigili e polizia). Si chiudono parchi e aree balneari, si inviano i droni per individuare pericolosi camminatori solitari, si inviano elicotteri per stanare bagnanti e subacquei (non è una esagerazione).

A nulla vale il fatto che, a detta della OMS, il virus non sopravvive all’aperto sotto l’effetto dei raggi del sole e che, anzi, basterebbe l’aria aperta per disperdere la carica virale sotto ogni soglia di pericolo. Contro ogni ragione, l’ambiente esterno è associato con la libertà di pensiero e di movimento in cui i cittadini impauriti da una propaganda martellante dei media non possono che credere. Come ha recentemente scritto Recalcati, “l’odio è non sopportare la libertà dell’altro”.

Come nel romanzo di Orwell le persone sono isolate le une dalle altre e soggette a una continua imposizione di notizie da parte di schermi installati nelle loro abitazioni. A differenza della distopia, nel nostro caso gli schermi sono pagati direttamente da noi.

Il runner solitario non mette a rischio la salute fisica dei cittadini, ma mette in discussione il valore salvifico della loro presunta moralità: “se io sto in casa a soffrire, perché non lo fa anche lui”. E così si deve stare in casa non per evitare il virus, ma per non mettere in discussione l’autorità del governo cui la società ha demandato la propria libertà. Perché il sacrificio della libertà di tutti sia efficace, deve essere condiviso – non si deve parlare in chiesa o mettere in discussione le parole del sacerdote (in questo caso l’esperto scelto dal governo), è un mancare di rispetto. Così si rivela il lato oscuro della irrazionalità: paura e ignoranza. È un meccanismo raccontato da tantissimi, da Chomsky a Benasayag, da Canetti a Foucalt, da Hobbes a Machiavelli. Non c’è bisogno di citarli.

L’ignoranza gonfia la paura che cerca nel sacrificio della libertà e nella sottomissione all’autorità una salvezza che viene applicata con la stupidità irrazionale propria della superstizione.

L’aspetto peggiore si è manifestato in tutte quelle forme di intolleranza e di miseria umana che trovano amplificazione nel razzismo da balcone. Si spiano le persone perché gli altri non sono più percepiti in quanto esseri umani, ma come un potenziale pericolo. L’applicazione rigida della legge diventa il pretesto per sfogare invidie, rivalità, complessi di inferiorità, asti campanilistici.

Felice Cimatti, in una recente intervista ha affermato “ci sono le ragioni della medicina, ma non ci sono solo le ragioni della medicina. […] Sostenere che non è tempo per discutere di filosofia e di libertà individuali, che ora è il tempo dell’emergenza, è esattamente il tipo di risposta che non promette nulla di buono.”

Quando la libertà individuale è sospettata di egoismo, quando si avvalla il principio etico-politico che la sola vera libertà è quella che esprime il bene universale (che poi non è mai universale, ma di qualche particolare che ha la forza per proporsi e, invero, imporsi, come universale), la persona è in pericolo, perché la persona è la sua libertà individuale, insindacabile, ingiudicabile, indominabile.

Certo, ogni società può proporre le sue regole di ingaggio, diciamo così, ma senza pretendere che il proprio bene (quello della società in gioco) diventi il bene universale o debba corrispondere al bene di ciascuno. La paura del virus ha spinto molti a rinunciare ai propri diritti individuali. La salvezza del corpo in cambio dell’anima – per tanti che come gli zombie di Romero (altra epidemia, altra allegoria) quell’anima non l’hanno in fondo mai avuta – è un baratto ragionevole.

Accettare il diktat dello stare a casa senza ragione non è solo un rischio sanitario (il danno che tanti avranno da questa inutile clausura domestica) ma soprattutto il fallimento del patto di ragione tra stato e cittadino. Allo stato non si chiede di spiegare le motivazioni razionali delle regole. Ai cittadini non si chiede di comportarsi responsabilmente. Ognuno viene meno ai suoi obblighi e ci si tratta con l’indulgenza tipica di persone immature. Il patto non è più basato sulla ragione e sul rispetto reciproco tra persona e istituzione, ma sull’interesse e la paura. E la superstizione ne è il naturale collante. #iostoacasa esprime il fallimento della libertà e della democrazia. 

Riccardo Manzotti è professore di filosofia teoretica (Università IULM di Milano), psicologo e ingegnere. Dalla teoria che ha elaborato sulla coscienza ha tratto vari libri, tra cui il più recente The Spread Mind, tradotto ed edito in Italia da Il Saggiatore. https://www.riccardomanzotti.com/

lunedì 19 dicembre 2016

L'autarchia mammona & gli dèi abusivi



Per una teologia del castigo 

Nell'Antico Testamento le sciagure sono il castigo riservato agli empi. Così i Proverbi:
Non giunge al giusto alcun malanno, gli empi invece son pieni di mali. (Pr 12,21)
O il Siracide: 
Chi pecca contro il proprio creatore cade nelle mani del medico. (Sir 38,15)
Nei Vangeli, invece, Gesù si intrattiene coi lebbrosi e guarisce gli infermi. E ai suoi insegna:
O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico. (Lc, 13,4-5)
L'idea che le disgrazie scaturiscano dalla trasgressione di un codice etico è delle due la più antica, essendo anche la più primitiva. In essa agisce non tanto la volontà di dare un ordine razionale a ciò che ci appare arbitrario, ma piuttosto l'illusione teleologica e consolatoria di una giustizia intellegibile - corrispondente cioè alla norma etica del momento - che governerebbe i destini degli uomini.
Vieppiù consolatoria - e quindi appagante, e quindi responsabile del suo successo - è la sua inversa funzione giustificante: se la disgrazia colpisce i peccatori, allora io che non ne sono colpito sono un giusto. E in quanto giusto, a me non può succedere. È difficile resistervi. Se Tizio muore prematuramente ci preoccupiamo di sapere se conducesse stili di vita sbagliati. Se è vittima di un incidente ci auguriamo sia stato imprudente, non sfortunato. In quanto ai poveri, giova sempre sapere - o immaginare - che non lavorano perché assenteisti o sfaticati, che si drogano, delinquono, frequentano compagnie sbagliate, non si lasciano aiutare ecc. Che se la sono cercata. 

Per quanto umana e parto dell'umana fragilità, la colpevolizzazione delle vittime è però la deriva mentale non solo più ingiustificata e ripugnante, ma anche la più pericolosa: 

1 - perché nell'offrire una finta causazione alla portata di tutti ostacola la ricerca delle cause naturali e quindi l'avanzamento delle conoscenze; 

2 - perché celebra nelle ingiustizie i correttivi di una società che piace credere dura ma giusta, alimenta la fede nello status quo, fa delle opposizioni e delle lotte per l'avanzamento sociale un fastidio; 

3 - perché esclude la compassione: se chi subisce il male sconta i propri errori, non bisogna compiangerlo ma anzi trarne soddisfazione per la giustizia che vi si compie e la conferma della propria immunità. Non è però qui un problema di buon cuore, essendo piuttosto l'immedesimarsi nei problemi altrui un razionalissimo motore di civiltà: i sani curano gli infermi nella prospettiva di ammalarsi, i giovani aiutano i vecchi nella prospettiva di invecchiare, chi sta in alto tende la mano a chi sta in basso nella prospettiva di cadere. Il moralismo, all'inverso, ci restituisce al mondo delle bestie per altra via. 

4 - perché nel giustificare il male giustifica la violenza. I genocidi, le oppressioni e le stragi in grande scala sono tutti preceduti da una demonizzazione etica delle vittime per rendere accettabile l'enormità di quei fatti. I crimini per interesse restano circoscritti all'obiettivo, quelli a cui si dà il nome di giustizia non hanno invece limiti, né remore, né decenza. 

Si immaginerebbe che la modernità abbia fatto i conti con queste devianze. In fondo millenni di filosofia e secoli di scienza non hanno dato una definizione univoca di libero arbitrio, né hanno dimostrato che esista. Pare comunque unanime che se gli individui fossero liberi di scegliere, e quindi di sbagliare, e quindi di meritare un castigo, questa libertà - posto che esista - sarebbe confinata in un margine infinitamente più ristretto di quanto non ci suggerisca il senso comune. 

Nel dubbio possiamo quindi salvare convenzionalmente il concetto per formulare giudizi, educare la prole, amministrare la giustizia ecc. ma dovremmo avere la decenza intellettuale di non farne una priorità causale. 

Accade invece il contrario, e anzi di peggio: che oggi la trasgressione etica come causa efficiente e prevalente delle sciagure umane non sia attribuita solo agli individui - che già sarebbe aberrante - ma a intere comunità: gli italiani, i greci, gli imprenditori, i giovani. Che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, che non pagano le tasse, che corrompono e si fanno corrompere, che accumulano debiti, che non sanno competere, che rifiutano il progresso, che chiagnono, fottono e non vogliono prendere la medicina. E ne scontano quindi il castigo. 

È il principio della pena collettiva, che esce dalla porta dei diritti umani e rientra dalla finestra dei diritti economicamente sostenibili. O della Vergeltung, la rappresaglia nazista che si rivergina nel giro di pochi decenni. In questo caso però con le vittime impegnate non a denunciarne l'orrore ma a rivoltare le proprie fila per consegnare al boia i fratelli: i vecchi troppo agiati, gli impiegati troppo tutelati, i giovani troppo viziati, gli evasori, i populisti, gli xenofobi, gli avari, gli egoisti, i corrotti. Finché, parafrasando un noto paradosso, non resterà loro che consegnare sé stesse. 

Purtroppo questi deliri anche lessicalmente puerili (ne abbiamo abbozzata una fenomenologia qui) non rimangono confinati nel basso ventre della superstizione e del ritardo mentale, come dovrebbero, ma permeano il discorso politico fino ai suoi vertici. Con il duplice effetto di chiudere la via a un'analisi razionale delle cause per risolvere i problemi a cui si allude (v. punto 1) e di impedirci di vedere nella disgrazia degli altri il presagio della nostra (v. punto 3). Così ad esempio i giornalisti di un noto quotidiano economico che, avendo invocato la falce dei mercati nel 2011, ne assaggiavano il filo nel 2016. Cose che capitano se quando sale l'acqua in terza classe, nel salone delle feste si brinda a tutta pagina invece di denunciare la falla. 

Il moralismo è il rifugio più penoso. Perché a qualsiasi altezza della catena ragionativa offre una via di fuga per attribuire la responsabilità delle proprie decisioni e analisi fallimentari a chi le subisce. Di quella catena è l'anello maleodorante, ciò che la rende feccia, superstizione, passe-partout dialettico alla portata di ogni pecora che, per un giorno, vuole farsi leone affondando i denti nella carne dei moribondi. Fosse anche la sua. 

Nell'illusione di responsabilizzare gli altri, le interpretazioni morali deresponsabilizzano chi ne fa uso esonerandolo dal capire e agire secondo ragione. Anche perché, in una retorica cristallizzata come un catechismo dove a ogni male corrisponde il suo peccato, non c'è più niente da inventare. Si consideri il capitolo dedicato alle crisi. Semplice, diretto, universale - a prova di scimmia (ポカヨケ):
 
Subiamo la crisi...
Per colpa...
... economica
... della Prima Repubblica spendacciona, degli amministratori spreconi
... finanziaria
... dei banchieri avidi
... occupazionale
... dei giovani comodi e accidiosi, degli apprendisti esosi, dei vecchi viziati e fannulloni
... produttiva
... degli imprenditori pavidi e piagnoni
... migratoria
... degli italiani razzisti
... delle finanze pubbliche
... dei furbetti dello scontrino
... dei servizi pubblici
... dei corrotti
... dell'Europa
… dell'egoismo tedesco
... della politica
... del populismo


Questa rogna prospera anche perché aggredisce gli anticorpi che la dovrebbero contenere, cioè la logica e il pensiero scientifico, quest'ultimo infiltrato e piegato non già a ricercare le cause storiche, politiche, aritmetiche dei problemi, ma a ripresentarne circolarmente gli effetti per dimostrarne la natura peccaminosa. I meridionali stanno peggio? Quindi sono peggiori. I giovani non lavorano? Quindi non ne hanno voglia. L'Italia va male? Quindi ci si comporta male. Applicazioni che non differiscono in nulla dalle più famose craniometrie apologetiche dell'arianesimo. 

Chi poi non fosse d'accordo, chi proponesse di sostituire la logica e i precedenti storici alla morale delle fiabe è invece complice del declino. Giustifica i peggiori, si direbbe. Ne fa senz'altro parte anche lui. 

Abbattuta così ogni barriera immunitaria, il morbo si fa onnipotente e dal discorso si insinua nell'agire, paralizzandolo. La politica smette l'ambizione di tradurre le soluzioni in regole e si dà a quella, millenaristica e grottesca, di fustigare il vizio, amministrare l'espiazione, redimere le moltitudini. Nascono partiti e correnti per promuovere l'onestà, combattere l'odio, predicare la solidarietà e l'accoglienza, sanzionare gli egoismi (al plurale). Si prefiggono, nientemeno, di cambiare la mentalità dei popoli. Sono idealisti, predicatori, pedagoghi, psicoterapeuti, maestre d'asilo - tutto fuorché servitori di una res publica che deve anzi servire le loro visioni, essere all'altezza dei sogni che li invasano. 

Questa inversione - la stessa del folle che pretende di ruotare il pianeta per avvitare un bullone - certifica l'impotenza della politica, cioè la sua morte. O per meglio dire, la perverte in qualcosa che è al tempo stesso nuovo e primordiale. Ne fa una casta sacerdotale, il middle layer di una teocrazia laica i cui dèi non posseggono la sostanza della divinità ma ne usurpano gli attributi: i grandi investitori, le banche centrali, i decisori non eletti, le commissioni e i patti transnazionali, le agenzie di rating e tutti coloro che, in forza di un'indipendenza ordinamentale sciaguratamente negletta dai più, rispondono solo al proprio capriccio.

Alla politica in senso lato (e quindi anche ai mezzi di informazione) spetta il compito etimologicamente re-ligioso di mediare la volontà degli pseudo-dèi, difenderla dalla blasfemia di chi vi si oppone, imporla e predicarla ai fedeli traendone una norma etica e un corollario di dogmi, feticci e virtù cardinali: competizione, produttività, libertà dei commerci, internazionalismo, intraprendenza, digitalizzazione... Ma più ancora deve nasconderne i danni dietro la cortina teologica del castigo e riversarne la responsabilità su un popolo indegno, irriconoscente e immaturo: "… ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo" (ibid). 

Un castigo giusto e meritato, si intende, sicché nessuna soglia è inaccettabile: nemmeno il sacrificio umano - salvo chiamare diversamente i suicidi e le morti premature che, in Grecia come altrove, hanno spento decine di migliaia di vite per compiacere gli autarchi di mammona: gli dèi abusivi, gli antagonisti della divinità (Lc 16,13). È fanatismo religioso, con l'aggravante di prostrare le masse a creature del fango e non del cielo, la cui forza sta tutta nella follia di chi ci crede e di chi, smarrito il giusto, lo cerca nella disgrazia degli altri.

Ps: i commenti all'interno del link sopra menzionato, sono molto interessanti. 

mercoledì 2 dicembre 2015

"a pochi secondi prima della mezzanotte"


Alla base dei veri sentimenti ci dovrebbe essere l'obiettivo di cercare il dialogo in tutti i rapporti possibili. Almeno questo non ci porterebbe alla guerra, quella guerra che ormai imperversa in ognuno di noi. La nostra guerra diventa inevitabile finché rimaniamo divisi con gli altri ma, sopratutto con noi stessi.

Il nostro modo di interagire con gli altri è offuscato da preoccupazioni meramente egoistiche, piuttosto che da risposte motivate e considerate. Una risposta motivata richiede comunque una pausa. Riflettere su cosa sta veramente succedendo e in quella pausa, riflettere e riordinare il nostro sé emozionale. Cogliere l'attimo e rallentare le cose che stanno accadendo. Guardarsi allo specchio è doveroso, mettersi nei panni dell'altra parte, parte che non è altro che noi riflessa.

Il novanta per cento delle volte, né l'accusatore né l'accusato, ha riflettuto nemmeno un momento su quello che è il suo stato emotivo. Sulla base di questi elementi i partecipanti (idealmente entrambi), non faranno mai un passo indietro per accedere a questo spazio riflessivo - questo territorio non partigiano - portandoli troppo spesso fuori controllo nell'eseguire le cose.

Una corsa sanguinosa che porta Tizio ad essere irrazionale verso Caio, portandolo a sua volta una disarmonia con un forte senso di sospetto. Questo sospetto, a sua volta, diventa terreno fecondo e fertile per le differenze apparentemente inconciliabili. Le differenze inconciliabili portano di fatto ad una guerra, "a pochi secondi prima della mezzanotte".

Non bisogna andare molto lontano per cercare conferme che siamo sull'orlo di un grande conflitto mondiale. C'è una vastità di divisioni ingegnerizzate che si celano dietro questo stato di cose terribili. Nessuno di noi può facilmente affrontare questa situazione. Nonostante è visibile la follia che tutti i giorni si manifesta sulla scena mondiale, irritazione e nervosismo sono alla base di queste irragionevolmente provocate manifestazioni facendoci sentire in trappola.

Alla fine, tutti noi, inconsapevolmente/irragionevolmente, ci stiamo avviando verso la follia della guerra, se non saremo in grado di sciogliere quelle linee tossiche di divisione che ci separano profondamente, mettendo uomo contro uomo, paese contro paese, fede contro fede. L'empatia a cui ormai siamo devoti, ci ha messo davanti una realtà completamente illusoria, illusione che ci fa percepire una reale paura, non essendo altro che una falsità che si accumula come il grasso nelle pareti di una arteria, invece di dissolversi.

La divisione e il conflitto, è benzina che alimenta i falsi demoni predatori che usano lo spauracchio della guerra, paura che viene esercitata sui comuni mortali. Questi demoni, morirebbero di fame se togliessimo loro ciò che li alimenta, sarebbero definitivamente sconfitti e consegnati agli annali della storia.

In questo delicato momento di bellicismo assoluto fatto di provocazioni, dovremmo raddoppiare i nostri sforzi, tutti insieme, esternamente e interiormente per debellare definitivamente quello che sta nutrendo questo cancro del 'dividi e impera', non c'è un noi e un loro, ci siamo solo noi esseri umani. Ci sono delle forze immonde che sono disposte a terminare la vita sulla Terra, solo per il gusto del loro insaziabile ego.

La nostra realtà emotiva, non è estranea ed ermeticamente sigillata in una camera; alla fine, non ci sarà un noi e un loro, ci siamo solo noi.


Questo breve excursus è l'introduzione a due articoli molto significativi di quello che può essere la manipolazione della nostra emotività sui fatti mondiali del passato e su quelli che si stanno delineando all'orizzonte.

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Libia primo atto: 

Libia: dieci cose su Gheddafi che non vogliono farti sapere

Siovhan Cleo Crombie per urbantimes
 
libia-rolando-segura-Che cosa pensi quando senti il nome del Colonnello Gheddafi? Un tiranno? Un dittatore? Un terrorista? Beh, un cittadino della Libia potrebbe anche non essere d’accordo, ma vogliamo che sia tu a decidere.
Per 41 anni, fino alla sua morte, nell’Ottobre del 2011, Muammar Gheddafi ha fatto delle cose davvero sorprendenti per il suo Paese e ha cercato ripetutamente di unire e rendere più forte il continente africano.
Così, nonostante ciò che puoi aver sentito per radio o visto attraverso i media o la televisione, Gheddafi ha fatto cose rilevanti, che poco si addicono all’immagine di quel “feroce dittatore” dipinto dai media occidentali.
Ecco dieci cose che Gheddafi ha fatto per la Libia che probabilmente non conosci…Continua a leggere QUI

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 Libia Secondo atto:
“L’IS è in Libia, minaccia l’Italia”. Tutto vero, lo dice l’US.


isis-ital-3La notizia-bomba l’ha data il Wal Street Journal (di Rupert Murdoch), quindi c’è da preoccuparsi davvero: “Lo Stato Islamico ha rafforzato la sua presa nella sua roccaforte di Sirte in Libia”. I guerriglieri del Califfo sono cresciuti “da 200 a circa 5 mila”, sono “volonterosi combattenti”, e lo hanno assicurato al giornale (di Murdoch) persone “dell’intelligence libica”. Anzi, il “capo dell’intelligence militare per la regione che include la Sirte. Il quale risponde al nome di Ismail Shoukry, e dichiara: “Loro hanno esplicitato le loro intenzioni. Vogliono portare la loro lotta a Roma”.

Ecco, ci siamo: l’ISIS minaccia direttamente Roma. Vedete com’è difficile la “lotta al terrorismo globale” o  “lotta globale al terrorismo” annunciata ed iniziata nel 2001 da Bush jr.: appena l’ISIS viene schiacciato in Siria, ecco che riappare in Libia. Con la nuova filiale, ampliata e rinnovata. Un miracolo. E’ come un fungo, l’ISIS. Sempre più vicino all’Italia. Anzi, di più, dice il giornale di Murdoch: l’ISIS in Libia “ha cercato reclute che abbiano le conoscenze tecniche per far funzionare i vicini impianti estrattivi petroliferi”.

Quindi succhiano il petrolio anche da lì, e lo vendono (a chi? Le navi di Bilal Erdogan arriveranno?); diventano autosufficienti finanziariamente, e possono procurarsi armi (americane) e addestratori (Cia) per attaccare l’Italia. Essi infatti vogliono conquistare l’Italia, centro della cristianità.

Non è che scherziamo sopra questa minaccia. No, è da prendere sul serio. Soprattutto perché lo Stato Islamico ha postato questo tipo di mappe sui suoi siti. (vedi mappa sopra). Continua a leggere QUI


Articolo correlato: Io non ci credo

http://ningishzidda.altervista.org/ 

giovedì 13 marzo 2014

Siamo come intrusi all'interno della Matrix.



Divincolarsi dalle delusioni programmate dalla Matrix 

Terza parte
Come confermano tutte le tradizioni spirituali, l'esistenza va oltre l'universo materiale. Siamo molto più di meri animali o macchine. In verità, ognuno di noi ha un nucleo interiore di coscienza che ha la sua origine l di fuori di Matrix. Questo nucleo si chiama Spirito ed č all'origine del nostro libero arbitrio e del nostro essere senzienti.

Č è il cuore della nostra anima, l'autentico fulcro del nostro essere. Č è l'unica parte di noi che può dirsi permanente e reale in senso assoluto. Lo Spirito del č è la sorgente della nostra saggezza e lucidità, della nostra bellezza interiore e armonia, giustizia e misericordia, gentilezza e calore, compassione e comprensione, integrità e nobiltà.

Questi ideali non sono arbitrarie invenzioni umane, ma qualità intrinseche dello spirito. Ogni volta che esprimiamo questi ideali, irradiamo nel mondo l'influenza divina. Lo Spirito - colmo di vitalità - proviene dal regno metafisico, le cui leggi sono perfette, assolute e giuste.

Questo regno divino del č chiamato Regno dei Cieli, Eternità o Autentica Realtà. Esiste oltre lo spazio-tempo, perfino oltre le regioni eteriche ed astrali donde hanno origine le influenze occulte del Sistema di Controllo. Il problema č è che noi siamo in questo mondo, ma non vi apparteniamo. Siamo come intrusi all'interno della Matrix.

Lo spirito č è simile ad una sostanza estranea che la Matrix e i suoi anticorpi stanno tentando di neutralizzare. Perché? Perché č è lo Spirito che rappresenta tutto ciò che la Matrix non è č. Č è l'unica cosa che la Matrix non riesce pienamente a controllare né a comprendere
č. Tutto il resto - dal nostro Ego o intelletto ai nostri corpi fisici, eterici e astrali, fino alla stessa civiltà umana - il č è saldamente ghermito nella sua presa.

In quanto esseri duali, ci barcameniamo fra due giurisdizioni, quella mondana e quella divina. Ognuna di esse ha le sue leggi e i suoi principi, ognuna ha il suo proprio sistema di valori ed il č è presieduta da un suo sistema di potere. L'una č morte spirituale, l'altra č vita spirituale. Le nostre vite sono collocate all'inserzione fra questi due regni.



Quando vi guardate attorno ed osservate i vostri contenuti mentali ed emozionali, state testimoniando la sovrapposizione di queste dinamiche incompatibili. Esternamente, l'intersezione č data dalla Matrix e dal Regno Divino che esercitano la loro rispettiva influenza sull'ambiente fisico, eterico ed astrale. Gli eventi nella vostra vita sono una miscela di queste influenze.

Perfino nel vostro ambiente fisico ci sono entrambe, dato che trovate bruttezza e bellezza, caos e armonia, entropia e crescita ovunque volgiate lo sguardo. Entrambe esistono simultaneamente davanti ai vostri occhi. Sono cinici coloro che vedono una sola metà del quadro. Cambiando prospettiva, potete focalizzarvi meglio su un solo livello. Così facendo, tale livello viene facilitato a manifestarsi fisicamente attraverso il fenomeno della Mente sulla Materia.

Poiché č è la mente che influenza la Materia a livello quantistico, un cambiamento della coscienza interiore creerà un cambiamento della fisicità esteriore. In altre parole, i mondi inferiori ed esteriori sono strettamente accoppiati. Le probabilità che si verifichino eventi nella vostra vita personale, variano in risposta ai profondi cambiamenti maturati nel vostro panorama mentale ed emozionale.

Quanto più vivete centrati sul vostro Spirito - invece di subire la programmazione della Matrix - tanto più le circostanze della vostra vita esteriore passano sotto la giurisdizione del Regno Divino. Lo Spirito influenza la Realtà in modo sincronico, bypassando in tal modo le leggi deterministiche della Matrix.

La vita si capovolge letteralmente, si dirige verso una nuova direzione e i miracoli diventano abituali. Questo č è il modo in cui il Regno dei Cieli si manifesta sulla Terra. una persona alla volta. Potete realizzare da voi, divincolandovi dalle grinfie delle delusioni programmate in Matrix e reclamando la fisicità in nome della divinità.

Internamente, l'intersezione fra Superiore ed Inferiore č espressa dalla lotta fra Spirito ed Ego, combattuta sul campo di battaglia mentale ed emozionale. L'Ego del č è una personalità artificiale che si forma quando l'intelletto del č programmato con le regole, le paure e i desideri della Matrix. Tutti hanno un Ego, che agisce come un avatar attraverso cui lo Spirito può interagire convenientemente con il resto del mondo in Matrix.

Il quotidiano senso di noi stessi proviene dallo spirito che risplende nascosto dietro la maschera dell'Ego. Tuttavia, come un attore smarrisce il sé del č stesso nel personaggio che interpreta, anche lo Spirito può smarrirsi nell'Ego: e qui le cose cominciano a prendere una brutta piega. In questo caso, le influenze della Matrix sovrastano la voce dello Spirito.



Questo accade normalmente alla maggioranza delle persone. Esse vivono per soddisfare i loro istinti biologici, le pulsioni ormonali, i desideri egoici e le insicurezze. Lo spirito interiore del č è troppo debole per poter essere udito, quando il non č è completamente assente. Solo quando lo Spirito del č è sufficientemente forte riesce a travalicare l'Ego e a trasmutarlo.

Ciò accade quando esercitate in modo consistente il vostro Spirito invece di nutrire il vostro Ego, trovando anche il modo di distinguere fra i due. Dovete avere l'onestà, la coscienza e l'umiltà di riconoscere quando state agendo per motivi egoistici e disonorevoli. Coloro che valutano l'Ego più della Verità sono servi della Matrix.

Per progredire occorre sacrificare perentoriamente l'Ego sull'altare della Verità.  Comunque, lo scopo del training esoterico con l'assenza del č è quello di eliminare interamente l'Ego, perché ciò vi renderebbe inefficaci come esseri umani; il č è piuttosto quello di portarlo sotto il controllo dello Spirito e di riprogrammarlo con un nuovo set di priorità.

Allora, invece di agire come un carceriere che mantiene imprigionato lo Spirito, l'Ego purificato diviene simile ad un cavaliere che porta nel mondo le risoluzioni dello Spirito. Ciò che la Matrix di solito usa per soggiogare lo Spirito, diviene allora il mezzo tramite cui lo Spirito riesce a disfare la Matrix.

Il Č è quest'inversione di flusso che tutti noi stiamo cercando. Lo Spirito sulla Mente, la Mente sulla Materia. Per essere ciò che la Matrix non può essere č, dobbiamo fare ciò che i seguaci della Matrix non fanno. Troppe persone formulano pensieri approssimativi e hanno personalità forgiate solamente da aspettative sociali, modelli autoritari, lacunosi, pulsioni biologiche e i cinque sensi.

Dobbiamo acuire le nostre menti, purificare le nostre personalità e porle al servizio dell'intuizione spirituale e dei nobili ideali. Soltanto attraverso un sistema di guida più elevato, che trascende la logica e la percezione fisica, riusciremo finalmente ad uscire dalla gabbia del conformismo. Mente e cuore, ragione ed intuito, intelletto e spirito devono lavorare insieme: non c'è č sufficiente per utilizzarli singolarmente.

Questa č è la prima e la più importante chiave per trascendere il Sistema di Controllo della Matrix.

Il Video che ho trascritto

Prima parte: I cinque componenti della Matrix 
Seconda parte:  Indotti per emulazione

venerdì 8 novembre 2013

QUANDO IL PASSATO E' UGUALE AL PRESENTE ...

 Cosa siamo diventati 
Dal mio vecchio blog wordpress.com/ 2010/05/04

Siamo così presi di noi stessi che non proviamo più nemmeno a cimentarci con gli altri individui, cerchiamo solo il nostro punto di vista.
 
Non riusciamo a provare empatia con gli altri individui. Siamo come dei soggetti autistici incapaci di differenziare il proprio punto di vista da quello altrui.
 
Siamo incuranti dell’altrui pensiero e continuiamo il nostro discorso, incurante delle parole degli altri.

Abbiamo perso un pochino di Umanità, e la sofferenza fa paura, la sofferenza la legittimiamo perché è così che deve essere, tanto oggi non tocca a me, del tipo: io ancora il lavorò c’è l’ho, ho ancora una bella famiglia, la mia macchina la casa per le vacanze, che me frega di togliere il conto dalla banca, perché devo diminuire il mio tenore di vita? Tutto va bene.

La parola che si può meglio comporre è: "ego-io" cioè egoismo, la nostra forma patologica di egoismo ci imprigiona in una solitudine sociale, solo quando le cose cambiano e ci vanno male allora siamo pronti a scendere in piazza con gli altri, e nei casi estremi si arriva anche al suicidio, siamo troppo imbevuti di questa Società che dagli anni 50/60 è andata sempre più degradandosi. 

Il nostro Dio, la televisione, (oggi anche la rete), abbiamo a loro delegato la nostra vita, ma non solo, abbiamo delegato anche quella dei nostri figli e nipotini, allocchiti di programmi spazzatura, o di giochini per socializzare come inventarci un avatar, non viviamo più una vita reale, ma per sentito dire.

Ecco che allora diventa tutto surreale, non esiste più il confine tra verità e finzione, fino a quando con il culo per terra ci troviamo noi che stiamo qui!! dietro a questo schermo a leggerci e a scriverci per acconsentire o dissentire (io compreso), sperando che qualcosa cambi e … che l’essere umano assuma ancora la sua vera identità senza più subire gli avvenimenti come spettatore distaccato che vede un film. 

Vivo in una Metropoli come Milano e ricordo bene gli anni che vanno dal 1960 al 1980, era si una Milano da bere, ma non nel senso dell’opulenza ma per la semplicità delle persone, nella carità e compassione per il più debole, nell’aiutare chi aveva meno e farlo crescere, oggi tutto è cambiato e ogni giorno è peggio, ci chiudiamo nei nostri loculi e non conosciamo nemmeno il vicino di casa.
 
Convengo che forse abbiamo perso molto di più di quello che credevamo di avere, abbiamo perso L’Umanità …e se non la ritroviamo al più presto saremo una razza in via di estinzione, pronti a scannarci quando ci mancheranno le cose che credevamo di vitale importanza, e state tranquilli che quel giorno verrà!
 
Alcuni commenti dal mio vecchio blog:

mag 05, 2010 @ 20:42:28 

Quel giorno è già cominciato da tanto purtroppo. Quello che gli ultimi dieci anni hanno lasciato come scia, puzza di fine; una fine lenta ma irreversibile. A noi non resta che correre dietro ai pensieri e problemi che il sistema ci ha preparato per il quotidiano vivere, per non farci insospettire che è ormai già da tanto tempo cambiato qualcosa. Siamo concentrati a guardare il dito fin nelle sue rughe e non ci accorgiamo che ci indica il pericolo.
 
È vero che il cambiamento è duro e comporta sofferenza, frustrazione e talvolta crisi, crisi profonda; per questo siamo più propensi a non voler cambiare, anzi lottiamo per riuscir a mantenere quello che abbiamo già ottenuto o di cui siamo già in possesso. I cambiamenti che l’umanità si è trovata ad affrontare nel suo percorso sono sempre stati accompagnati da profonde crisi e sofferenze, per cui questa non sarà diversa dalle altre.
 
Noi nel nostro piccolo ci possiamo ritenere fortunati, perché siamo tra quei pochi che si distinguono nel leggere la storia con agghiacciante prontezza, e anche sfortunati perché la nostra sofferenza comincia molto più a monte, molto prima degli altri ci si ritroveranno a farci i conti nel momento in cui ne verranno inghiottiti, e sfortunati anche perché il fatto di ritenerci inutili, non adatti (a volte vigliacchi), ad adempiere un cambiamento portandoci dietro le piccole comunità che ci circondano, ci fa soffrire ancora di più. Forse hai ragione, una fase si sta concludendo, l’essere umano di questo livello è destinato ad estinguersi, per lasciar posto ad uno che sicuramente sarà molto più maturo e percettivo del suo predecessore.
 
Se questo è il volere della legge "a noi sconosciuta", che ben venga, a noi solo il macabro spettacolo di chiusura del palcoscenico, di vedere la scomparsa dell’uomo moderno.Chi vivrà vedrà.Con affetto Mardukkino

mag 06, 2010 @ 07:24:30
 
Nel 1992 la comunità scientifica si interrogava già su questi temi, preoccupata per il futuro.
 
Ad oggi nessun cambiamento, siamo fermi in termini di elevazione percettiva e coscienziosa.Veramente dobbiamo noi fare affidamento sugli esperti i cui pronunciamenti, per assurdi che possano essere, sono accettati come una questione di fede, o non confideremo piuttosto nell’evidenza dei nostri sensi, nella nostra osservazione del mondo? Questo interrogativo é anche centrale negli eventi sociali di oggi.
 
Non esiste un solo governo, a est come a ovest, che oggi goda della fiducia della popolazione o che sia in grado di promettere, credibilmente, un qualsivoglia miglioramento del suo futuro.
 
Il globale declino di produzione e livelli di vita, iniziato ormai 40 anni fa, si é fatto più rapido. Dobbiamo strappare la società a questo gorgo: per farlo, conteremo gli "esperti" i quali, a est come a ovest, insistentemente esigono politiche a vantaggio dei pochi e sacrificio dei molti? Oppure possiamo confidare nel nostro discernimento e prendere nelle nostre mani la direzione della Società e dell’economia che supporta tale società? Il modo in cui sarà data risposta a questi interrogativi plasmerà, non la sola storia della scienza, ma la storia dell’Umanitá.

Riedizione:
da questo blog, postato in data: venerdì 10 dicembre 2010
 

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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