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giovedì 11 giugno 2020

Anunnaki in Amazzonia

 
Credito: Yuri B / Pixabay, か ね の り 三浦
Pixabay, Rafael Narchi / Pexels, Kelly Tatiana Paloma
Wikimedia Commons. Edizione: Erick Sumoza

Bep Koroti un Anunnaki in Amazzonia che ha insegnato e salvato i nativi   

por Erick Sumoza
del Sitio Web CodigoOculto

Bep Kororoti, 

un Anunnaki presente in antiche civiltà dell'Amazzonia nel passato remoto e chi istruì gli indigeni in varie conoscenze ... 

Durante la ricerca della verità sulle nostre origini, sono stati studiati tutti i tipi di teorie, dal creatore Dio agli antichi astronauti e agli Anunnaki.

Questa indagine ci ha portato in Amazzonia, per conoscere la storia di Bep Kororoti. Con il passare degli anni, sono i risultati che ogni volta ci hanno dato ragioni per mettere in discussione ciò che è stabilito per quanto riguarda le nostre origini dettate dalla storia convenzionale.  

Le leggende delle antiche civiltà hanno tutte qualcosa in comune: 
la presenza di dei che venivano dai cieli, alcuni su "dischi volanti", come Zep Tepi, in Egitto, o i Dropa Records in Cina.
Tuttavia, poche persone sanno che nelle profondità dell'Amazzonia ci sono anche prove di ciò. 

Una tribù che ha abitato la giungla per secoli, conosciuta come Kayapó e che si trova attualmente nello stato di Pará.

Questa tribù sembra conservare un antico ricordo di un personaggio di nome Bep Kororoti, o "Guerriero dell'Universo" in lingua Kayapó. 

Lo studio di Bep Kororoti

Misterioso costume ispirato a Bet Kororoti 
(Dominio pubblico)

La ricerca condotta sulla mitologia brasiliana ci ha mostrato l'esistenza di esseri con "poteri" che trascendono l'umano nelle loro leggende.

Dei che venivano dal cielo quando l'umanità stava appena iniziando a muovere i suoi primi passi, insegnandogli ciò che era necessario per creare la civiltà. 

Bep Kororoti sembra avere una grande responsabilità in quest'ultimo. 

La leggenda narra che questo personaggio avesse una sorta di "macchina volante", con la quale poteva distruggere qualsiasi cosa, quindi spaventò gli indigeni. 

Tuttavia, quando si tolse la "tuta", si resero conto che non era pericoloso, di carnagione chiara, amichevole e gli mostrarono che la sua "magia" non era dannosa. 

Una delle persone che ha studiato maggiormente Bep Kororoti era Erich von Däniken, che ha dettagliato la sua leggenda e la sua importanza in rituali e celebrazioni, nel libro "Gods from Outer Space" e dove ha assicurato che questo essere era un "visitatore dallo spazio", creando un'analogia quasi identica con gli Anunnaki di Sumer.

L'influenza sul Kayapó
 
 
 Sacerdote Kayapó 
indossa un vestito simile quello degli astronauti.
(Dominio pubblico) 

25.000 anni fa, questo dio venne dal cielo per vivere con i Kayapó, dandogli conoscenza prima di tornare in paradiso in un "mare di fiamme". 

Secondo i membri della tribù, Bep Kororoti indossava uno strano vestito lucido che lo copriva completamente e aveva un bastone da cui uscivano le frecce con cui cacciava. Inoltre, poteva bruciare tutto ciò che voleva incenerire. 

La tribù celebra ogni anno l'arrivo degli dei e il sacerdote è colui che assume il ruolo di Bep Kororoti, indossando un abito di paglia che lo copre completamente, imitando quello indossato dal dio al suo arrivo. 

La tuta, a prima vista, è molto simile a quella degli attuali astronauti, che ha generato alcune controversie, in particolare tra i critici della teoria degli antichi astronauti. 

Ed è che i Kayapó hanno avuto contatti con la civiltà moderna per molti anni, per quello che suggeriscono, avrebbero potuto avere l'influenza della società per l'elaborazione quasi identica a una tuta spaziale. 

Tuttavia, la simbologia di Kayapó confuta totalmente questo argomento, poiché il rito è stato documentato dal 1884, quasi 80 anni prima che venisse svelata la prima tuta spaziale. 

Nel 1952 furono anche pubblicate immagini dell'abbigliamento rituale degli indigeni, 8 anni prima dell'inizio delle missioni spaziali sovietiche e americane.

La leggenda di Bep Kororoti

 
Abito da cerimonia Bep Kororoti 
presa nel 1884 da Karl von den Steinen. 
(Dominio pubblico) 

La storia di Bep Kororoti e Kayapó non è iniziata nel luogo in cui vivono attualmente, ma in una grande savana, vicino alle montagne del Pukato Ti. 

È in quel luogo in cui un protettore discese dal cielo che avrebbe trattenuto il popolo per sempre, era Bep Kororoti, che aveva come abito una specie di vestito luminoso e che portava con sé anche una sorta di "arma del tuono" con cui poteva far sparire pietre e alberi. 

Chiamò quest'arma "Kop". 

Il suo arrivo causò terrore negli abitanti della città, cercarono di combatterlo perché non lo conoscevano, tuttavia era impossibile poiché le loro armi non erano abbastanza potenti e tutti coloro che lo toccarono si trasformarono in polvere, causando un massiccio esilio della tribù verso le montagne. 

Dopo diversi conflitti, capirono che non era sua intenzione danneggiarli, il suo atteggiamento e il bagliore della sua pelle convinsero le persone e iniziò una grande convivenza. 

Le armi e le tecniche di caccia della città erano estremamente semplici per Bep Kororoti che in breve tempo assimilò tutto, superando per abilità e valore tutte quelle della città. 

Ha sposato una giovane fanciulla della tribù e hanno avuto figli tra cui Nio Pouti, una figlia molto significativa in questa storia. 

La sua intelligenza era superiore, insegnava in questioni sconosciute come la costruzione di rifugi, le sue armi e la raccolta di cibo.

Ha anche aiutato lo sviluppo sociale, creando la "grande camera" una sorta di tavolo da riunione in cui sono state decise e discusse le cose importanti della tribù, semplificando così la vita degli abitanti.

Si diceva che la sua nobiltà non avesse limiti, in tempi di difficoltà di caccia, uccideva i suoi animali senza fargli soffrire, prendendo solo ciò che era necessario per nutrire i suoi.

 
È stato davvero 
un ex astronauta Anunnaki? 
Credito: Yuri B 
Pixabay (dominio pubblico) 

Tuttavia, c'è stato uno stadio negativo nella vita di Bep Kororoti: 

il suo comportamento è stato trasformato e molte volte si è isolato nella sua cabina o si è ritirato sulle montagne del Pukato Ti per la meditazione ... 

Molti sostengono che fosse "nostalgia di casa per il suo pianeta". 

Si dice che un giorno prese tutta la sua famiglia e scomparve per molti giorni, lasciò sua figlia Nio Pouti solo perché non era presente nel villaggio, quando tornò non era più lo stesso; Era furioso, senza che nessuno fosse in grado di calmarlo. 

Non ha mai attaccato nessuno, anche se hanno cercato di fermarlo, anche quando ha cercato di andarsene è stato inseguito dai guerrieri. Fu in quel momento che usò il suo "kop" e distrusse tutto ciò che lo circondava. 

L'intera regione ha sentito il grande ruggito che suonava quando Bep Kororoti scomparve tra fuoco, cenere e fumo. 

Nio Pouti, che si era unito a un guerriero, diede alla luce un figlio e gli disse che, nonostante la carestia che la regione aveva vissuto dopo la distruzione lasciata dalla partenza di suo padre, sapeva dove trovare cibo e ha dovuto seguirla sui monti Pukato Ti. 

Quando arrivarono, Nio Pouti sedette sotto il Baba Mem Kent Kre, un "albero speciale", con suo figlio e chiese a suo marito di piegare i rami fino a quando le punte arrivarono a terra. 

Suo marito le obbedì, assistendo ad un'esplosione quando i rami toccarono terra, osservando sua moglie scomparire come Bep Kororoti. 

L'uomo ha aspettato giorni, soffrendo la fame e vedendo la sua fede e il suo coraggio diminuire ogni giorno che passava. Quando fu al limite, sentì un colpo e notò che sua moglie era tornata, accompagnata da Bep Kororoti, portando cesti pieni di cibo. 

Il dio chiese all'uomo di ripiegare i rami a terra e avvenne una nuova esplosione, scomparendo. 

Nio Pouti ha continuato a spiegare ciò che suo padre gli aveva detto; tutti dovevano migrare e portare con sé i semi che dovevano piantare nelle stagioni delle piogge in modo che non mancassero mai del cibo. 

È così che la tribù ha imparato l'agricoltura e si è trasferita dove sono oggi. 

Bep Kororoti è un'ulteriore prova del fatto che i nostri antenati hanno assistito al contatto con esseri che non appartenevano al nostro mondo e che ci sono prove Anunnaki sparse in tutto il mondo.

Riferimenti  

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venerdì 27 settembre 2019

DECADIMENTO CEREBRALE

 

Ricevo dall'amico Dottor Roberto Slaviero e pubblico

DECADIMENTO CEREBRALE 

Qualche giorno fa ho fatto un escursione bellissima sul Monte Pasubio, al confine tra Veneto e Trentino, che fu un feroce teatro di guerra, durante il primo conflitto mondiale dal 1915 al 1918 tra Italia ed Impero Austro-ungarico.

http://www.stradadellegallerie.it/escursione-dati-informazioni/ 

Il Regio Esercito italiano aveva costruito sul lato nord-est, una strada per salire sull’altopiano a circa 2000 metri di altezza e con l’inizio delle ostilità, gli austroungarici riuscivano facilmente a bombardare la strada, essendosi appostati sul versante opposto.

L’Impero austroungarico infatti arrivava fino a Rovereto, quindi il monte Pasubio era tra i due confini!

In solo 6 mesi, a partire dalla fine del febbraio 1917, l’esercito italiano riuscì in un’impresa unica e costruì sul lato opposto a quello della strada, attraverso e dentro la montagna un percorso di quasi 7 km, che giungeva agli accampamenti in quota senza possibilità di venire bombardati.

Oggi è chiamata “La strada delle 52 gallerie“

Al tenente del genio militare, Ing. Zappa, venne affidata tale missione a dir poco incredibile per le difficoltà della parete rocciosa.

Come fecero 100 anni fa, in pochi mesi a realizzare tale strada, percorribile con muli e cannoni è qualcosa di inverosimile a pensarlo.

L’ardimento, l’abnegazione, la volontà di quei ragazzi tra i 18 e 22 anni ha dell’incredibile.

Dormire al freddo nelle caverne con gli indumenti dell’epoca, mangiare e bere chissà cosa….impensabile ai giorni nostri … e poi magari morire per la pallottola di un cecchino od un esplosione di tritolo ... a 20 anni senza aver conosciuto la vita!

Si calcola che nel Pasubio siano stati usati 50mila kg di esplosivi!

La strada si snoda tra cenge e appunto gallerie, scavate con i primi martelli pneumatici e tritolo, con un dislivello di circa 700 metri.

La cosa impressionante è come le gallerie siano state calcolate in modo perfetto, uscendo allo scoperto della montagna,e proseguendo sulle cenge, con una precisione da far invidiare l’ingegneria moderna!

Credo che prima abbiano scalato la montagna e scelto il percorso e poi con calcoli trigonometrici incredibili siano riusciti a realizzarla in soli 6 mesi con un gruppo iniziale di 20-25 alpini.

Tutto questo preambolo è per paragonare l’odierna società e gioventù, con quella società di 100 anni fa.

Noi pensiamo di aver compiuto passi da gigante in cento anni: sicuramente si con le tecnologie, ma con lo spirito e la volontà siamo collassati completamente.

Il benessere ci ha impigriti, la fratellanza di gruppo che 100 anni fa era ai massimi, oggi, soprattutto con l’utilizzo degli Smart, è crollata completamente.

Ognuno si fa gli affaracci suoi e poi scrive e discute sui social, pensando di risolvere le questioni o per farsi vedere ed apprezzare con i like, e non sa di essere solo uno stupido utilizzatore di tecnologia tossica, che porterà alla rovina e alla malattia milioni di persone:

si però minchia, sono collegato col mondo intero…Idioti che siete, e siete anche contenti che con il 5G sarete ancora più collegati con il mondo Virtuale.

Poiché si, trattasi di un mondo virtuale, dove non puoi toccare od assaporare...ma ci penseranno a farvi avere tali sensazioni similari con le IA…Che bello! I Robot ci ricorderanno anche i nostri impegni giornalieri e ci aiuteranno magari anche a livello sentimentale … stronziiiii! 

Tornando ai monti del Pasubio, il Genio militare italiano, riuscì a portare acqua potabile, superando un dislivello di 1300 metri dalle valli fino alla cima, con un sistema di pompaggio da fare invidia:
riuscì ad illuminare con 3000 lampadine tutte le trincee e gli accampamenti, attraverso centrali idroelettriche nelle valli che poi, con tralicci salivano alla cima...parliamo di 100 anni fa con le tecnologie dell’epoca!
Costruirono strade ardite nei monti utilizzate ancor oggi. 
Noi abbiamo invece i ponti che crollano, perché gli sfruttatori del denaro pubblico non hanno fatto i ponti in acciaio, bensì in cemento che  è igroscopico ed assorbe umidità; almeno fate un arco sotto il ponte come facevano gli antichi romani, razze di idioti, ladri ed assassini!

La maggior parte dei nostri giovani sono dei rammolliti che vivono attaccati agli smart, incapaci ad affrontare la vera realtà della vita.

Quando uno Stato rinuncia alla leva militare obbligatoria, ha già preannunciato la sua fine, la fine dei veri uomini e la fine del senso della patria; di quel senso della patria che fece resistere e lottare i ragazzi del 1915.

Almeno li sapevi chi era il tuo nemico,anche se tutte le guerre sono assurde; ma oggi chi è il nemico a cui sparare…lo sanno ad esempio, che l’Elettrosmog fa ammalare ed uccide ma insistono e la gente, idiotizzata dai media e pubblicità gli crede.

A metà degli anni settanta, mi allenavo d’estate sul ghiacciaio della Marmolada e già allora si stava ritirando, per processi climatici naturali.

La banda dei delinquenti che ci vuole vendere auto elettriche e Gigaherz e ci vuol tassare su tutto, utilizzando una ragazzina apatica svedese, tipo robotica, che va all’Onu e dal Papa, ha rotto le palle ok e speriamo che tanti aprano gli occhi!

La CO2 non c’entra niente, lazzaroni criminali!

Dalla CO2 le piante ci donano O2 capite?! Non vi andrà liscia comunque..il pianeta vi castigherà, non so come e quando, ma lo farà!

I processi climatici naturali sempre  esistiti, nel 14mo secolo vi sono quadri che ci raffigurano la Senna ed il Tamigi congelati; l’uomo inquina solo a basse quote e nel sottosuolo e non può modificare il clima di un pianeta.

Aprite gli occhi e tornate in voi!

Giuseppi, che mi parla all’Onu del ghiacciaio del Bianco (25.9.19)….meu Deus, ma da dove salta fuori il Giuseppi?
L’Amazzonia brucia?
Ok, ma la Siberia ed il Canada?
Ma li a Putin ed alla Regina nessuno rompe … Bolsonaro invece è un fascista e vuole distruggere le foreste! E’ fascista anche perché è contro il Gender ... e si, oggi si può decidere di cambiare sesso … anzi, credo che i  genetisti malati stiano programmando un uomodonna inutile e facilmente programmabile col computer...

Mondo falso, drogato, manipolato … uno schifo allucinante, solo per interessi, denaro e potere!

Se il decadimento cerebrale che vi ha intaccato non lo eliminate, il  mondo e l’esistenza finiranno brutalmente; questa volta non credo con l'acqua, ma penso col fuoco!

Fuoco che si genera anche dalle batterie al litio ed altri elementi chimici, che utilizzano le nuove tecnologie elettriche e che  è difficilmente estinguibile.

Andatevi a vedere quanto tempo ci hanno messo i pompieri, per spegnere una Tesla che aveva preso fuoco!

Il Diesel è il carburante meno inquinante, lo capite? L’avevano capito già negli anni 70! E per fare più elettricità ci vogliono centrali nucleari o a fossili ... idioti e Falsi Ambientalisti! 

Voglio in ultimo, rendere omaggio agli arditi ragazzi del 1915-18, che tra mille sofferenze ed in silenzio hanno lavorato per la patria e  creduto comunque in qualcosa di Alto; a dei valori oggi, totalmente scomparsi, nel nome di un Globalismo malato, che porterà disgregazione sociale e rabbie tra i popoli e che sfocerà prima o poi in nuove tremende disgrazie.

Ai falsi ambientalisti targati agenzie Onu, che si spartiscono miliardi e falsificano i dati sul clima dico: 
“ricordatevi che il fuoco eterno esiste e li non ci sono i climatizzatori!”
“Su per la strada del Monte Pasubio lenta sale una lunga colonna, l’è la marcia
de chi non torna, de chi si ferma a morir lassù, ma ... gli ALPINI NON HANNO
PAURA“ 
Grazie ragazzi del 1915-18!

Fonte: http://olisticoaltapusteria.com/

®wld 

lunedì 8 aprile 2019

Se quei pianeti sono davvero lì




Ci sono altri pianeti ora qui? 

La donna che ha questo canale YouTube guarda costantemente le telecamere meteo in Alaska e in Canada. Sembra che abbia individuato almeno due o tre e forse almeno quattro diversi pianeti ora vicino alla Terra, nel sistema solare interno.  

Se lei ha ragione, e sembra proprio che possa essere, la Madre di tutti i Cover-up è in corso per nascondere queste informazioni al pubblico.  

Significherebbe che ciò che ci è stato insegnato a scuola riguardo al sistema solare è semplicemente una disinformazione sbagliata, falsa, errata, falsa, ingannevole; in breve, che siamo stati nutriti con un mucchio fumante di imbecilli, mendaci, pseudo-scientifici mumbo-jumbo e cazzate glorificate.  

Se questi pianeti sono veramente lì, e se arrivano molto più vicini alla Terra, ciò dovrebbe essere più che sufficiente per causare terremoti enormi, malumori e forse anche un capovolgimento del polo o spostamento dei poli; tutti fenomeni che io e molti altri abbiamo visto nei nostri sogni e visioni. 

Togli la foschia dalla scia chimica e questo è molto vicino a ciò che il malicagua mi ha mostrato nel 2012: molteplici corpi celesti vicino alla Terra e altrettanto luminosi e visibili come la Luna piena. All'epoca pensavo che quelle visioni fossero dei falsi allarmi, ma ora capisco che il malicagua apparentemente mi sta solo mostrando quello che sta realmente accadendo. Le piante visionarie usate dagli sciamani sudamericani mi hanno mostrato molte cose nel corso della mia ricerca visionaria in Sud America, e questa è una di quelle cose!  

Notate come ascoltate la sua narrazione che è stata sottoposta a un'enorme quantità di abusi e censure personali per aver portato questi pianeti a un'attenzione pubblica più ampia. Io stesso sono stato quasi ucciso poco dopo aver iniziato a scrivere delle mie visioni sciamaniche nell'Amazzonia ecuadoriana, nel 2011 e nel 2012, quindi sono solidale con la sua prova personale. Ci sono poteri oscuri in questo mondo che non vogliono che l'umanità sappia la verità sulla maggior parte di qualsiasi cosa. 

Giustamente o erroneamente, la donna che ha questo canale YouTube interpreta ciò che sta osservando attraverso una prospettiva fondamentalista cristiana, ma ciò non altera la realtà oggettiva delle immagini che ha rilevato sulle telecamere meteorologiche del governo negli ultimi giorni, settimane, mesi e anni.
I dati rigidi sono ciò che mi interessa. La difficile importazione della presenza di altri pianeti che si avvicinano alla Terra fa riflettere.
 
Se quei pianeti sono davvero lì, e se si avvicinano molto, è una garanzia certa che ci saranno sconvolgimenti geofisici reali, seri qui sulla Terra. Puoi portarlo in banca - a parte il fatto che la banca non sarà più lì, e forse non lo sarai neanche tu.
 
Ma tu sai cosa intendo.
 

sabato 14 luglio 2018

La città perduta di Z


La città perduta di Z e la sua misteriosa connessione con i potenti Atlantidei

by Ivan

Ci sono un certo numero di città antiche - considerate miti dalla maggior parte degli autori - che alcuni credono esistessero prima della storia scritta, in diversi luoghi sulla Terra.

The Lost City of Z, proprio come Atlantis è uno di questi luoghi misteriosi.

La persona più famosa che abbia mai cercato questa città perduta era un uomo di nome Percy Harrison Fawcett, un rinomato esploratore che cercò di scoprire la città a lungo sperata di rimanere nascosta da qualche parte nella giungla amazzonica.

Secondo miti e leggende, la città perduta di Z sarebbe stata eretta in tempi molto antichi dai discendenti di Atlantide. Si ritiene che gli Atlantidei sopravvissero alla distruzione della loro casa e fuggirono in diverse regioni della Terra, e alcuni di essi finirono in Amazzonia, dove alla fine si stabilirono.

Fawcett fece otto spedizioni, scomparendo nell'ultima in strane circostanze.

Ha trovato la città perduta di Z nella giungla amazzonica? La città perduta di Z potrebbe essere collegata a El Dorado e Atlantis? E cosa è successo esattamente a Fawcett nella sua ultima spedizione?

Nessuno sembra avere risposte per queste domande.

Ma da dove provengono storie di città massicce fatte di oro, abitate da esseri potenti?

Possiamo dire che parte delle storie proviene dal vecchio continente. In altre parole, quando gli esploratori europei iniziarono ad arrivare nelle Americhe, i miti e le leggende di creature soprannaturali e tribù pseudo-umane lentamente lasciarono il posto a storie di enormi città antiche nascoste nel cuore della giungla.

Ma qual è esattamente la ragione?

Alcuni autori sostengono che grazie all'abbondanza di comunità indigene affrontate dagli europei e ai loro esuberanti riti religiosi hanno alimentato le fantasie europee che si sono diffuse rapidamente.

Pensando a una grande civiltà la cui ricchezza non si può immaginare è stata rapidamente riconosciuta come un'idea comune. Un'idea che sarebbe poi divenuta nota a molti autori, diventata nota come la leggenda di El Dorado e che, peraltro, soddisfaceva la delirante fame d'oro dei primi, e di molti dei seguenti, visitatori del continente.
 

The Lost City of Z e Col. Percy Harrison Fawcett

Il Col. Percy Harrison Fawcett era un esploratore britannico che nel 1912 nominò la Città Perduta di Z dopo aver trovato un antico documento intitolato Manoscritto 512, conservato nella Biblioteca Nazionale del Brasile. Si ritiene che la sua convinzione sia stata alimentata in parte a causa della riscoperta della città perduta di Machu Picchu nel 1911.

 

Quello che vedi qui è la prima pagina del testo originale brasiliano intitolato  
Manoscritto 512.

Il documento-Manoscritto 512-si crede sia stato scritto da Bandeirantes portoghese, João da Silva Guimarães, che presumibilmente scoprì le rovine di una possente città antica, contenente archi, statue e templi coperti di geroglifici, nel profondo della giungla amazzonica nel 1753 Mentre Guimarães ha descritto la città in modo molto dettagliato, non è riuscito a dare la sua posizione.

L'enigmatico manoscritto è completato da dettagli curiosi, come la documentazione della scoperta di un sacchetto di monete d'oro con la sagoma di un arciere e una corona, o la riproduzione di geroglifici copiati da vari angoli della città, che alcuni dicono nuda come una strana somiglianza con lettere greche e fenicie.

In un certo senso, Fawcett era ossessionato dalle città perdute.

Durante i suoi viaggi, Fawcett aveva sentito parlare di un'antica città sotterranea segreta situata "da qualche parte" nella giungla del Cile, che, secondo racconti, leggende e resoconti, era fatta di strade lastricate d'argento e tetti d'oro.

Fawcett scrisse della Lost City of Z in una lettera a suo figlio nel 1912: 

Mi aspetto che le rovine siano di carattere monolitico, più antiche delle più antiche scoperte egiziane. A giudicare dalle iscrizioni trovate in molte parti del Brasile, gli abitanti usavano una scrittura alfabetica associata a molte antiche scritture europee e asiatiche. Ci sono anche voci di una strana fonte di luce negli edifici, un fenomeno che riempì di terrore gli indiani che sostenevano di averla vista.
Il posto centrale che chiamo "Z" - il nostro obiettivo principale - è in una valle sormontata da alte montagne. La valle è larga circa dieci miglia, e la città è al centro di essa, avvicinata da una carreggiata di pietra a canna. Le case sono basse e senza finestre, e c'è un tempio piramidale. Gli abitanti del posto sono piuttosto numerosi, hanno animali domestici e hanno miniere ben sviluppate sulle colline circostanti. Non molto lontano c'è una seconda città, ma le persone che vi abitano sono di ordine inferiore a quelle di "Z". Più a sud c'è un'altra grande città, metà sepolta e completamente distrutta. 
Il mistero dietro la scomparsa di Fawcett

Allora, cosa è successo a uno dei più famosi esploratori della storia?

Nel 1921, la prima spedizione a trovare la città perduta di Z fu assemblata da Fawcett. La sua ricerca di Z è culminata con la sua scomparsa e l'apparizione di molti miti e storie che circondano la sua fede.

La sua ultima spedizione è stata fissata a marzo nell'aprile del 1925, questa volta finanziata da giornali e società come la Royal Geographic Society e i Rockefeller. Fawcett era certo che la sua spedizione sarebbe culminata con la scoperta della mitica città.

Nel maggio del 1925, le spedizioni avevano raggiunto il bordo di un territorio inesplorato, esplorando un'area che nessuno straniero aveva mai osato attraversare.

Le convinzioni di Fawcett erano fortemente influenzate da quello che gli indiani gli avevano raccontato sulle presunte città perdute disseminate nella giungla amazzonica. Perfino la sua penultima lettera - nove giorni prima che misteriosamente sparisse, menziona una di queste storie.

Corrispondenza del colonnello Fawcett datata 20 maggio 1925
 
"Ho visto il capo indiano Roberto e ho parlato con lui.
Sotto l'influenza crescente del vino che ha corroborato, tutto il mio amico di Cuyaba mi ha detto, e altro ancora. A causa di ciò che suo nonno gli aveva detto, voleva sempre fare il viaggio verso la cascata, ma ora è vecchio. È dell'opinione che i cattivi indiani siano numerosi lì, ma si è impegnato a dichiarare che i suoi antenati avevano costruito le vecchie città. Questo sono incline a dubitare, perché lui, come gli indiani Mechinaku, è di tipo marrone o polinesiano, il tipo giusto è rosso che associo alle città".
 
La squadra ha viaggiato in un territorio che nessuno aveva mai visto. Hanno affrontato molti pericoli, ma non si arresero. Alla fine raggiunsero un'area chiamata "Dead Horse Camp" quando Fawcett rimandò i dispacci per altri cinque mesi, fermandosi infine dopo il quinto. In questa spedizione, avrebbe inviato una lettera a sua moglie dicendo (datata 29 maggio 1925):
"Mia cara Nina,
Il tentativo di scrivere è irto di molte difficoltà, grazie alle legioni di mosche che lo infastidiscono dall'alba al tramonto - e talvolta per tutta la notte! I peggiori sono quelle piccole che sono più piccole di una capocchia di spillo, quasi invisibili, ma pungono come una zanzara. Le nuvole di loro sono sempre presenti. Milioni di api si aggiungono alla pestilenza, e altri insetti in abbondanza, orrori pungenti che si impadroniscono di tutte le mani. Persino le reti per la testa non le tengono fuori, e come per le zanzariere, i parassiti volano attraverso di loro! È piuttosto esasperante.
Speriamo di attraversare questa regione in pochi giorni, restiamo qui per un po 'di tempo per accamparci e per il ritorno dei peoni, che sono ansiosi di tornare, perché ne hanno abbastanza - e non li biasimo. Andiamo avanti con otto animali: tre muli da sella, quattro muli da carico e una madrinha, un animale leader che tiene uniti gli altri. Jack è in forma e si sta rafforzando ogni giorno, anche se soffre un po' per gli insetti.
Io stesso sono morso o punto dalle zecche e questi piccoli insetti, chiamati seni, su tutto il corpo. È Raleigh di cui sono preoccupato. Ha ancora una gamba fasciata in una benda ma non tornerà indietro. Finora abbiamo cibo in abbondanza e non c'è bisogno di camminare, ma non sono sicuro per quanto tempo durerà. Potrebbe esserci poco da mangiare per gli animali mentre ci dirigiamo più in là. Non posso sperare di alzarmi in piedi in questo viaggio meglio di Jack o Raleigh - i miei anni in più raccontano, anche se faccio del mio meglio per rimediare con entusiasmo - ma io dovevo farlo


Calcolo che contatterò gli indiani in circa una settimana, forse dieci giorni, quando dovremmo essere in grado di raggiungere la tanto discussa cascata.

Eccoci al Dead Horse Camp, Lat. 110 43 'S e 540 35' O, il punto in cui il mio cavallo morì nel 1920. Restano solo le sue ossa bianche. Possiamo lavarci da soli qui, ma gli insetti lo rendono una questione di grande fretta. Tuttavia, la stagione è buona. È molto freddo di notte e fresco al mattino, ma gli insetti e il calore ritornano in pieno vigore a metà giornata, e da allora fino a sera è pura miseria in campo.

Non devi temere alcun fallimento ..." 
Quelle erano le ultime parole del Col. Percy Harrison Fawcett.

Passarono due anni e di Fawcett e la sua squadra non si è sentito nulla.

Ciò ha comportato l'avvio di molte spedizioni per trovarle.

Misteriosamente, ogni spedizione ha subito lo stesso destino di Fawcett.

La scomparsa di Fawcett ha portato a un totale di 13 spedizioni in cui più di cento persone hanno perso la vita, tentando di trovare non solo Fawcett ma anche la leggendaria città perduta di Z.

Nessuno sa cosa sia successo esattamente a Fawcett, alla sua spedizione ea più di cento persone che hanno tentato di cercarlo.

Alla fine furono proposte numerose teorie.

Alcuni dicono che Fawcett e la sua squadra sono stati uccisi da una tribù amazzonica, mentre le lontre suggeriscono che potrebbero essere stati affamati, affogati o sofferti di una malattia. Ci sono alcuni che dicono anche che potrebbero essere stati derubati e uccisi dai banditi nella regione.

Immagine in evidenza Credito: Leon Tukker. Pubblicato con permesso.


domenica 8 luglio 2012

Da Babilonia a Cueva de los Tayos

Padre Carlo Crespi, il vero scopritore del tesoro della Cueva de los Tayos (+ Video)


Padre Carlo Crespi, el verdadero descubridor del tesoro de la Cueva de los Tayos (+ Video)
Nella regione amazzonica ecuadoriana chiamata Morona Santiago esiste una caverna molto profonda, detta in spagnolo Cueva de los Tayos.

La caverna, che si trova ad un’altezza di 800 metri sul livello del mare, viene denominata Tayos, dal nome di caratteristici uccelli quasi ciechi che vivono nelle sue profondità. Gli indigeni Shuar o Jibaros (che avevano l’usanza di rimpicciolire il cranio dei nemici uccisi in battaglia), che vivono nelle vicinanze della grotta, usavano cibarsi di detti volatili. 
La più antica notizia della caverna risale al 1860 quando il generale Victor Proano inviò una breve descrizione della grotta al Presidente dell’Ecuador di allora, Garcia Moreno. 

Solo nel 1969 però, un ricercatore ungherese naturalizzato argentino, di nome Juan Moricz, esplorò a fondo la caverna, trovando molte lamine d’oro che riportavano delle incisioni arcaiche simili a geroglifici, statue antiche di stile mediorientale, e altri numerosi oggetti d’oro, argento e bronzo: scettri, elmi, dischi, placche.

Il ricercatore ungherese fece anche uno strano tentativo di ufficializzare la sua scoperta, registrando i suoi ritrovamenti nell’ufficio di un notaio di Guayaquil, il giorno 21 luglio 1969, ma le sue richieste non furono accolte. 
Nel 1972 lo scrittore svedese Erik Von Daniken diffuse nel mondo il ritrovamento del ricercatore ungherese.
Quando la notizia dello strano ritrovamento di Moricz si sparse nel mondo, molti studiosi ed esoteristi decisero di esplorare la caverna con spedizioni private. 

Una delle prime e più ardite spedizioni fu quella condotta nel 1976 dal ricercatore scozzese Stanley Hall alla quale partecipò l’astronauta statunitense Neil Armstrong, il primo uomo che mise piede nella Luna, il 21 luglio 1969
.
Si narra che l’astronauta riferì che i tre giorni nei quali rimase all’interno della grotta furono ancora più significativi del suo leggendario viaggio sulla Luna.
All’impresa prese parte lo speleologo argentino Julio Goyen Aguado, amico intimo di Juan Moricz, dal quale aveva avuto delle precise indicazioni sull’esatta localizzazione delle placche e lamine d’oro intagliate.
Sembra che Goyen Aguado, su indicazione di Moricz, che non partecipò alla spedizione, abbia depistato Stanley Hall, senza permettere agli anglosassoni di appropriarsi degli antichi reperti d’oro.

 



Altre versioni della storia indicano invece che gli anglosassoni razziarono parte del tesoro, trasportandolo illegalmente al di fuori dell’Ecuador.
Secondo altri ricercatori il vero scopritore degli immani tesori archeologici della Cueva de los Tayos non fu l’ungherese Moricz, ma bensì il prete salesiano Carlo Crespi (1891-1982), nativo di Milano.
Crespi avrebbe indicato a Moricz come entrare nella caverna e come trovare la giusta via nel labirinto senza fondo situato nelle sue profondità.
Carlo Crespi, che giunse nella selva amazzonica ecuadoriana nel lontano 1927, seppe conquistarsi nel tempo la fiducia degli autoctoni Jibaro, e si fece consegnare, nel corso di decenni, centinaia di favolosi pezzi archeologici risalenti ad un epoca sconosciuta, molti di essi d’oro o laminati d’oro, spesso intagliati magistralmente con arcaici geroglifici che, a tutt’oggi, nessuno ha saputo decifrare. 

A partire dal 1960 Crespi ottenne dal Vaticano l’autorizzazione ad aprire un museo nella città di Cuenca, dove era ubicata la sua missione salesiana. Nel 1962 ci fu un incendio, e alcuni reperti furono perduti per sempre.

Crespi era convinto che le lamine e le placche d’oro da lui trovate e studiate, indicassero senza ombra di dubbio che il mondo antico medio-orientale antecedente al diluvio universale fosse in contatto con le civiltà che si erano sviluppate nel Nuovo Mondo, che erano già presenti in America a partire da sessanta millenni fa (vedi mia 
intervista all’archeologa Niede Guidon).

Secondo Padre Crespi, gli arcaici segni geroglifici che erano stati incisi o forse pressati con degli stampi, non erano altro che la lingua madre dell’umanità, l’idioma che si parlava prima del diluvio (vedi mio articolo sul nostratico).
Le conclusioni di Carlo Crespi erano stranamente simili ad altri ricercatori dello stesso periodo, come l’esoterico peruviano Daniel Ruzo (studioso di Marcahuasi), il medium statunitense G.H.Williamson, l’archeologo italiano Costantino Cattoi, o il ricercatore italo-brasiliano Gabriele D’Annunzio Baraldi (che documentò a fondo la Pedra do Ingá). 
Verso la fine degli anni 70’ del secolo scorso Gabriele D’Annunzio Baraldi visitò a lungo Cuenca, dove conobbe sia Carlo Crespi che Juan Moricz.

In quell’occasione Carlo Crespi confidò all’italo-brasiliano che la Cueva de los Tayos era senza fondo e che le migliaia di diramazioni sotterranee non erano naturali, ma bensì costruite dall’uomo nel passato. 
Secondo Crespi la maggioranza dei reperti che gli indigeni gli consegnavano provenivano da una grande piramide sotterranea, situata in una località segreta. Il religioso italiano confessò poi a Baraldi che, per timore di futuri saccheggi, ordinò agli indigeni di coprire interamente di terra detta piramide, in modo che nessuno potesse mai più trovarla. 









Secondo Baraldi gli arcaici geroglifici incisi nelle lamine d’oro della Cueva de los Tayos, richiamavano all’antico alfabeto degli Ittiti, che secondo lui avevano viaggiato e parzialmente colonizzato il Sud America diciotto secoli prima di Cristo. Baraldi notò che in molte placche e lamine d’oro erano ricorrenti vari segni: il sole, la piramide, il serpente, l’elefante.
In particolare la placca dove venne incisa una piramide con un sole nella sua sommità venne interpretata da Baraldi come una gigantesca eruzione vulcanica che avvenne in epoche remote.

Quando Carlo Crespi morì, nell'aprile del 1982, la sua fantasmagorica collezione d’arte antidiluviana fu sigillata per sempre, e nessuno poté mai più ammirarla. Vi sono molte voci sulla sorte dei preziosissimi reperti raccolti pazientemente durante lunghi decenni dal religioso milanese.
Secondo alcuni furono semplicemente inviati in segreto a Roma, e giacerebbero ancora adesso in qualche cavó del Vaticano.

Altre fonti proverebbero che il Banco Centrale dell’Ecuador abbia acquisito, per la somma di 10.667.210 $, circa 5000 pezzi archeologici in oro e argento. Il responsabile del museo del Banco Centrale dell’Ecuador, però, Ernesto Davila Trujillo, smentì categoricamente che l’entità di Stato acquisì la collezione privata di Padre Crespi. 

A prescindere dalla localizzazione fisica attuale dei reperti archeologici di Padre Crespi, restano le fotografie e le numerose testimonianze di molti studiosi a prova della loro veridicità.

Sembra quasi che qualcuno abbia voluto occultare i fantastici pezzi archeologici collezionati e studiati dal religioso milanese. Perché?
Sicuramente la prova che popoli antidiluviani, e altri successivi al diluvio, ma prettamente medio-orentali, abbiano visitato il bacino del Rio delle Amazzoni in tempi così remoti e vi abbiano lasciato una tale quantità di meravigliosi reperti, è una verità che potrebbe essere scomoda. Molti storici convenzionali hanno descritto Padre Crespi come un impostore o semplicemente un visionario, che ha mostrato come autentiche delle lamine d’oro che erano semplicemente dei falsi o delle copie di altre creazioni artistiche medio-orientali. 

La mia opinione sugli immani tesori della Cueva de los Tayos è che sono autentici e provengono dal Medio-Oriente.
Bisogna però distinguere tra alcuni reperti dove sono stati intagliati degli apparenti geroglifici e altri che sono rappresentazioni d’arte Sumera, Assira, Egizia, Ittita. 

Sono convinto che prima del diluvio i popoli che vivevano nella terraferma corrispondente all’attuale piattaforma continentale del continente africano (poi sommersa), avessero frequenti scambi con i popoli che, già da sessanta millenni prima di Cristo, vivevano nell’attuale Brasile. 
La Pedra do Ingá, studiata a fondo dal ricercatore Baraldi, e da me descritta nel gennaio del 2010, testimonia che popoli antichissimi rappresentarono un evento per loro importantissimo (forse il diluvio universale?), utilizzando un arcaico metodo di scrittura (una forma di nostratico?), dopo essere giunti nell’odierno Brasile in seguito ad un evento fortuito. 


E’ utile ricordare inoltre, anche l’arcaico alfabeto inciso nella statuetta (che proveniva dall’interno del Brasile), di basalto nero che fu donata all’esploratore Percy Fawcett dallo scrittore Rider Haggard. Detto alfabeto è molto simile ai segni incisi nelle lamine d’oro della Cueva de los Tayos.

In questo senso si possono individuare e descrivere alcune iscrizioni arcaiche dei reperti trovati nella Cueva de los Tayos come facenti parte dell’idioma nostratico. 

 

Per quanto riguarda invece altri reperti, di chiara derivazione medio-orientale post-diluviana, ritengo opportuno considerarli come resti di varie spedizioni occasionali che furono attuate a partire dal terzo millennio prima di Cristo dai Sumeri e in seguito da Egizi, Fenici e Cartaginesi.

Queste mie conclusioni non sono solo supportate dal fatto che resti di foglia di coca furono travati nelle mummie egizie, ma soprattutto dai recenti ritrovamenti nell’altopiano andino come la Fuente Magna e il monolito di Pokotia

Resta il mistero del perché tutto quell’immane tesoro sia stato ammassato nella Cueva de los Tayos e nei labirinti che si trovano nelle sue profondità. 
A mio parere è possibile che limitati gruppi di discendenti di anti-diluviani, sopravvissuti all’enorme catastrofe, una volta sbarcati in Sud America, abbiano voluto salvare le loro preziosissime reliquie, nascondendole in seguito in una grotta ritenuta da loro sicura. 



Per quanto riguarda invece i popoli medio-orientali post-diluviani, mi riferisco in particolare ai Sumeri, Egizi, Fenici e Cartaginesi, è possibile che ogni gruppo viaggiasse con particolari insegne della loro stirpe e della loro origine, che nel corso dei secoli si persero nelle Ande (come il caso della Fuente Magna). In seguito gli antenati degli indigeni Suhar ammassarono dette reliquie nella Cueva de los Tayos ritenendoli oggetti sacri che dovevano per forza essere raccolti in un luogo ritenuto magico dalla loro tradizione.

YURI LEVERATTO
Copyright 2010

E’ possibile riprodurre questo articolo indicando chiaramente il nome dell’autore e linkando la fonte www.yurileveratto.com

Si ringrazia il ricercatore Claudio Cacchi per l'invio di materiale relazionato all'argomento.

NB: il video è tratto dal sito personale di Stanley Hall.
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