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martedì 23 ottobre 2018

Fino all'ultima goccia - la Troika dell'acqua

 

FINO ALL'ULTIMA GOCCIA - LA GUERRA SEGRETA DELL'ACQUA IN EUROPA 

Un film di Yorgos Avgeropoulos 

Sottotitoli: inglese (hardcoded)
Lingue parlate: greco, inglese, portoghese, spagnolo, tedesco, francese
Sito Web: uptothelastdrop.com 

SINOSSI 

Mentre l'Europa sta attraversando una crisi non solo economica ma anche una crisi di valori morali, milioni di cittadini europei richiedono una risposta a una domanda cruciale: l'acqua per l'Unione europea è un prodotto commerciale o un diritto umano? Fino ad oggi, le istituzioni europee non hanno dato una risposta chiara. L'UE deve ancora riconoscere l'acqua come un diritto umano, come hanno fatto le Nazioni Unite nel 2010. 

Allo stesso tempo, città, regioni e paesi in tutto il mondo stanno sempre più rifiutando il modello di privatizzazione dell'acqua adottato da anni e stanno rimunicipalizzando i servizi per riprendere il controllo pubblico sulla gestione dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari. In Europa, la maggior parte dei casi è stata registrata in Francia, sede delle più potenti e influenti compagnie multinazionali di acqua private del pianeta. Nove casi sono stati registrati in Germania. 

Benché Berlino e Parigi abbiano recentemente ritirato il controllo pubblico sui loro servizi idrici, le élite finanziarie e politiche europee chiedono alla Grecia, al Portogallo e all'Irlanda di privatizzare i loro sistemi idrici pubblici. Disposizioni sull'acqua possono essere trovate in ogni MoU, Grecia, Irlanda e Portogallo hanno firmato con la Troika ed è una clausola comune prevista in ogni accordo di salvataggio firmato tra i paesi dominati dai debiti e i loro creditori. 

Fino all'ultima goccia segue i soldi e gli interessi corporativi durante un periodo di quattro anni in tredici città di sei paesi dell'UE. È un film documentario sull'acqua che riflette i valori europei contemporanei e la qualità dell'attuale democrazia europea. 




VEDI ANCHE










FILM 


®wld 

giovedì 4 ottobre 2018

La zona euro sta svanendo rapidamente


SULL’ORLO DELLA RIVOLTA IN EUROPA

Maurizio Blondet 

Ho dimenticato di aggiungere: Gèrard Collomb, ministro dell’Interno dimissionario, nel suo discorsetto d’addio: “Sono andato nei quartieri….la situazione è molto, molto degradata. Non si può più lavorare comune per comune. Occorre una visione d’insieme, per ricreare una misura di mixité sociale. Perché oggi si vive fianco a fianco; temo che domani si vivrà faccia a faccia”, uno contro l’altro. 

Insomma un ministro dell’interno (e uno di sinistra) riconosce pubblicamente che in Francia si sono create società parallele ed ostili.



Sembra l’annuncio di una guerra civile. Collomb, come ministro dell’interno, deve avere notevoli informazioni se tira il segnale d’allarme e, contemporaneamente, se ne va. 

Quando la dittatura chiamata UE non ammette la protesta democratica, la schiaccia, la demonizza e la insulta come ha fatto Moscovici, non resta più che la rivolta extraparlamentare, la violenza disordinata e disperata. Come quella che accade in Grecia. Cito: 

GRECIA – IL POPOLO E’ IN RIVOLTA,LA POLIZIA NON OBBEDIRA’ PIU’ AGLI ORDINI DEL GOVERNO… 

La Grecia risulta paralizzata dalla proclamazione di uno sciopero generale contro le riforme imposte al Governo Tsipras dalla Commissione Europea e dalla Troika di Bruxelles. 

Dopo il tradimento degli impegni presi da Tsipras, la Commissione Europea, il FMI ed i conglomerati finanziari sovranazionali, con la collaborazionbe della “Frau” Merkel, si accingono ad asfissiare la popolazione greca con un insieme di provvedimenti che prevedono: taglio delle pensioni , aumento dei contributi e delle imposte, privatizazzione dei servizi pubblici, aumenti delle tariffe, svendita del patrimonio dello Stato, incluse alcune delle migliori isole dell’Egeo che diventeranno proprietà privata di grandi società immobiliari tedesche. 

Come risultato delle proteste, si sono fermati del tutto i trasporti urbani ed extra urbani, protesta dei dipendenti pubblici, in sciopero anche artigiani, commercianti, professionisti, medici, infermieri, farmacisti, notai ed avvocati. Una paralisi completa del paese e, nonostante gli appelli al dialogo lanciati dalle autorità del governo, nessuno si fida più delle promesse ed il governo Tsipiras appare del tutto screditato ed accusato di essersi “venduto” ai potentati finanziari. 

Circola molta rabbia contro il governo della sinistra mondialista, considerata complice della Troika di Bruxelles, si nota un forte astio contro le autorità della Unione Europea che hanno decretato i provvedimenti punitivi emessi nei confronti del paese che avranno l’effetto di una ulteriore caduta del reddito che era già crollato in questi ultimi anni. La polizia teme per l’ordine pubblico e per la possibilità che agitatori si infiltrino all’interno delle proteste. 

Aria di rivolta anche tra le forze di polizia. Uno dei principali sindacati della polizia ellenica, la Poasy, con una lettera resa di pubblico dominio ha proclamato che “…..non obbedirà agli ordini del Governo ma, al contrario, che si riserva di far scattare subito il mandato d’arresto immediato per componenti della Commissione Europea e della BCE che si troveranno sul suolo greco per il reato di ricatto, istigazione multipla a reato contro lo statuto nazionale e, alla sua abrogazione legislativa, violazione ed offesa della sovranita’ popolare mirata al bene comune del popolo greco, ecc..ecc…” In pratica spira un vento di insurrezione anche tra le forze dell’ordine. 

Intanto i sindacati degli agricoltori greci hanno deciso di estendere la loro protesta fino ad Atene, per manifestare contro i piani del governo in materia fiscale e pensionistica. Il piano degli agricoltori è quello di arrivare ad Atene il venerdì prossimo con i loro trattori e scaricare qualche quintale di letame davanti alla sede del Governo. Attive anche le delegazioni di categoria che al momento hanno creato circa 70 blocchi lungo le strade e autostrade greche ed hanno rifiutato l’invito al dialogo lanciato dal ministro dell’Agricoltura di Atene Vangelis Apostolou. Ieri e’ stato chiuso anche il valico di frontiera Ilinden-Exochi, tra Bulgaria e Grecia. 

Frattanto nelle isole dell’Egeo si stanno verificando forti disordini e proteste mentre arrivano ondate di extracomunitari sospinti dalla Turchia che vuole fare pressioni per ottenere i miliardi di aiuti dalla UE (quelli che vengono invece negati alla Grecia). La situazione sta rapidamente collassando con i centri di raccolta al completo, le gente accampata all’aperto senza servizi e senza generi di sostentamento, i cittadini locali in gravi difficoltà che vengono rifiutati dagli stessi centri e dagli ospedali intasati per l’arrivo della massa dei profughi. 

A tutto questo si aggiungono i piani della NATO per militarizzare le isole per causa dell’emergenza profughi e per le tensioni che si registrano ai confini della Turchia. La stessa Turchia che sospinge l’esodo dei profughi verso le isole della Grecia per fare pressioni sulla UE ed invia i suoi aerei militari nello spazio aereo della Grecia, suscitando le proteste delle autorità militari greche. 

In definitiva la Grecia sta subendo pesantemente tutti i contraccolpi di una crisi economica e del fallimento delle politiche dell’ Unione Europea,con il Governo che non ha avuto il coraggio di fare le uniche scelte nette che avrebbero potuto portare il paese fuori dalle secche: uscire dal sistema euro che si è rivelato un cappio al collo del paese ellenico ed accettare le proposte di partnership economica da parte di Russia e Cina che si erano fatte avanti con proposte precise. 

Tutte le voci popolari ad Atene dicono che Tsipras, sottoposto a forti pressioni, si è venduto agli americani, prima ancora che alla Troika di Bruxelles e Francoforte. 

Fonti: TVXS.gr Tanea.gr – Tratto da Controinformazione 

Attenzione , “europeisti” ciechi e sordi, che continuate a fare propaganda per un sistema ormai morto e fallito e sempre più disumano; voi che invece di capire le buone ragioni del populismo, lo bollate di fascismo, xenofobia e nazionalismo – mentre invece è una esigenza di democrazia: 

questo può succedere anche in Francia, dove monta la rabbia e la presa di coscienza del fallimento per cui Macron era stato votato, indurre la Germania ad accettare una riforma monetaria che faccia dell’eurozona una zona monetaria “vera”, che Berlino considera una costruzione a “pagare per le cicale”. Ormai la permanenza di Macron è inutile e dannosa anche per gli “europeisti”, e la sua arroganza psicopatica lo espone alle rivolte e alle jacqueries, che in Francia possono perfettamente assumere la forma di conflitti corpuscolari, zona per zona, di “francesi contro immigrati” come paventa Collombe. 

Può succedere anche in Italia, ovviamente. Se le speranze collettive – anche incaute – suscitate dal governo giallo-verde vengono distrutte perché sabotate dalla UE, dai Moscovici, dagli Oettinger, e tradite con la complicità di voi “europeisti” italiani che tifate per il nemico, 

E sì, tramate contro il governo, come non dico io, ma il vosto giornale Repubblica: “Una rete di protezione sta nascendo quasi naturalmente, in queste ore. Al centro c’è il capo dello Stato, in costante contatto con il presidente della Bce Mario #Draghi e il governatore di Bankitalia Ignazio Visco”. @repubblica. @Quirinale  

Ma cosa credete di avere, se vincete? Che la gente tornerà sconfitta e rassegnata sotto l’imperio della Troika e dei suoi delegati italiani, i Letta e i Monti? La protesta diverrà caos e disordine estraparlamentare ed extrapolitico, come quello che gonfia nelle banlieues francesi, come quello che scoppia in Grecia. 

Moscovici (J) ha detto: mettiamo stampa e giustizia sotto controllo. 
Per combattere il “fascismo”, ma il fascismo sono loro.

Persino in Germania l’ordoliberismo tedesco fa crescere la povertà e la mancanza di prospettive: 

Giovani che emigrano per lavorare, ponti e strade in dissesto, bilancio statale aiutato dalla politica di Draghi: sembra l’Italia, ma è la Germania


Lo ha stampato in un libro l’economista Daniel Stelter, che tiene rubrica settimanale per il Wirtschaftswoche e scrive Handelsblatt e la Sueddeutsche Zeitung

“La fine dei giochi è vicina”, comunque vada 

Stelter dice anche: 

“Piaccia o no, il nuovo governo italiano è in una posizione molto più forte di quanto osservatori e politici in Germania sono disposti ad accettare. Già dal 2012, uno studio della Bank of America mostrava che in base alla teoria dei giochi il risultato più probabile era un ricatto riuscito (sic) verso la Germania dell’Italia, seguito dall’uscita dall’euro. Comunque vada, la fine dei giochi sembra vicina. A prescindere da come finirà, l’illusione di aver risolto la crisi della zona euro sta svanendo rapidamente”. 

L’illusione delle Merkel, dei Draghi, dei Moscovici e dei Druncker di tenerci nell’euro usando gli strumenti di tortura applicati con successo alla Grecia, vuol dire: essi sono già resi inutili dal fatto che alle popolazioni che soffrono, la UE ha da dare solo minacce, e nessun aiuto. 

Si può anche prevedere quando scoppieranno e rivolte indomabili della gente a cui sono stati negati i diritti sociali, la democrazia e la speranza – offrendo in cambio precarietà e punizioni. Sarà alla prossima ricaduta nella recessione, la replica del crack del 2008. Inevitabile, perché il capitalismo terminale non ha consentito le riforme contro la speculazione a debito e la regolamentazione della finanza creativa, che l’avrebbe salvato. 

Questa ricaduta e nuova crisi è già annunciata da tutti gli osservatori. Dal Fondo Monetario: 

Fmi: economia mondiale rischia un’altra grande crisi 

I livelli del debito sono superiori a quelli del 2008 e non sono state effettuate le riforme necessarie per mettere al sicuro il sistema bancario: sono due dei fattori che potrebbero far si che l’economia globale sprofondi in un’altra crisi finanziaria dieci anni dopo le turbolenze della grande crisi. 

È il Fondo Monetario Internazionale guidato da Christine Lagarde a dirlo, puntando il dito contro governi e autorità di controllo, rei di non aver attuato tutte le riforme necessarie per proteggere il sistema da comportamenti irrazionali e troppo rischiosi. 

Lo paventa Robert Shiller, Nobel per l’economia: un nuovo 1929: 

Shiller Fears 1929 Redux, Warns “Risk-Taker”-In-Chief Has Enabled Most-Expensive Stock Market Ever  


Lo predice JP Morgan. 

JP Morgan prédit une super-crise, les « initiés » sortent du marché action 

Ma soprattutto, lo prevedono senza dirlo gli amministratori delegati e direttori generali delle grandi imprese americane, che si sono dati a vendere le azioni dei loro pacchetti d’investimento personali, in agosto e i settembre, a ritmi mai visti negli ultimi dieci anni. Sono “insider”, iniziati che sanno più di noi. 

CEOs are cashing in on the market boom  


E quando arriva questo nuovo collasso, le banche centrali e le speculative che le guidano, hanno finito la scatola dei trucchi. La nuova Grande Depressione si abbatte su generazioni che già hanno subito quella del 2008, e non si sono riprese. Cosa credete che faranno? 

Guardate, euro-inomani (come vi chiama Fusaro) questo titolo di 24 ore:

 

Il giornale di Confindustria non solo presentisce il collasso; soprattutto, dice che la ricetta per salvarsi è “il piano d’investimenti” – il piano d’investimenti pubblici per il quale la UE ci punisce e sanzione, Moscovici (j) ci chiama fasciti e xenofobi, e Juncker ci vuol torturare per ridurci come la Grecia. Insomma, il governo ha ragione, e la UE torto. Anzi, il piano d’investi,enti pubblici del governo è perfino troppo modesto. 


mercoledì 31 gennaio 2018

Laddove è fondato il nostro passato si vede il nostro futuro

 

La Grecia in saldo al 5%, lo Stato non esiste più. E l’Italia?

La Grecia è in saldo, sul web: nel 2018 l’esproprio della ricchezza pubblica e privata diventerà molto più veloce, e aggredirà i rimasugli di patrimonio restanti. «Gli immobili vengono messi all’asta e i compratori stranieri – banche, privati e perfino istituzioni – possono prendersi un’isola, un appartamento, una spiaggia, un’opera antica: qualsiasi cosa».

Il tutto quasi gratis, «a meno del 5% del loro valore». Finiscono all’asta su Internet «perfino le prime case, se superano una determinata superficie». La Grecia di Alexis Tsipras, scrive Maurizio Pagliassotti su “Diario del Web”, è entrata nella “fase laboratorio”: «Vedere cosa succede a un paese lasciato nelle mani dei creditori». Disse Milton Friedman, padre del neoliberismo: «Lo shock serve a far diventare politicamente inevitabile quello che socialmente è inaccettabile».

Il trauma della Grecia risale all’estate del 2015: con la giacca gettata sul tavolo al grido di «prendetevi anche questa», il primo ministro Alexis Tsipras «firmò la resa senza condizioni della sua nazione sconfitta: umiliato di fronte al proprio paese e al mondo da Angela Merkel, volutamente».

Sul tavolo, quella notte, «non finì solo la Grecia, ma la stessa democrazia che l’Occidente ha vissuto in quelli che il grande storico Hobsbawm ha definito “i gloriosi trent’anni”». Il voto greco che rifiutava orgogliosamente il commissariamento della Troika «veniva tradito in cambio di un piano lacrime e sangue, ancor più punitivo perché doveva sanzionare l’ardire di un popolo intero che osava ribellarsi alla volontà suprema dell’Europa finanziaria», Europa che solo in quel caso e per pochi giorni «gettò la maschera della finta solidarietà, dei traditi valori di Ventotene, e si manifestò nella pura essenza del terrorismo finanziario».

Nel nuovo reame globalizzato, dice Pagliassotti, la Grecia è il primo esperimento compiuto di “Stato disciolto”. Ad Atene, «il governo della sinistra, solo pochi anni fa definito estremista, ha assunto il ruolo finale: l’assorbimento del conflitto sociale che si scatena a fronte di una colonizzazione». Sicché, «nella democrazia di facciata del governo Tsipras, i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sono sempre più ricchi».

Eppure la Grecia è un paese «nobile e antico, su cui si fonda l’intera cultura occidentale», ad un passo dalle nostre coste. «Per molti aspetti, laddove è fondato il nostro passato si vede il nostro futuro». Domanda: c’è qualche differenza tra lo Stato greco e gli enti locali italiani, come ad esempio il Comune di Torino? «Entrambi sono assediati dai debiti e dai contratti per mitigare l’impatto della deindustrializzazione globalizzante, entrambi sono sotto il controllo delle banche che dettano i piani di governo: a suon di privatizzazioni, svendite di patrimonio e licenziamenti collettivi».


La trappola del debito, scrive Pagliassotti, è una tagliola entro la quale viene amputata la democrazia: «I piani di rientro sono agende incontrovertibili, totali, spietate», rispetto alle quali «ogni programma elettorale è soccombente». In Grecia, infatti, i commentatori filo-governativi
(secondo cui il 2018 sarà l’anno «dell’ultimo sforzo» per arrivare alla fine del tunnel, cioè del commissariamento da parte dei creditori), plaudono alle norme che restringono la libertà di sciopero: di fatto, in Grecia l’astensione dal lavoro «diventa illegale, perché per la proclamazione degli scioperi dovrà partecipare alle assemblee il 50% degli iscritti ai vari sindacati di categoria».

E questa, riassume Pagliassotti, è solo l’ultima parte di un processo che ha già pesantemente colpito il welfare, le pensioni, i salari, i beni pubblici e il diritto del lavoro. «Imbarazzante, tra l’altro, l’asse politico tra Alexis Tsipras e Emmanuel Macron: ennesima prova dello sbandamento culturale della sinistra, incapace di inquadrare un orizzonte politico differente da quello dei banchieri». Se anche la Troika levasse le tende, la cosa non salverebbe un paese ormai allo stremo: «Il debito pubblico greco, da “vendere” sul mercato obbligatoriamente a tassi elevati, finirebbe nuovamente all’estero».

Facile previsione: espansione del Pil e ripresa dei contratti di lavoro a prezzi stracciati. La democrazia? Finita, ridotta a un simulacro vuoto. «L’esperimento greco, la palla di cristallo in cui si può vedere il futuro dell’Italia se non vi sarà una drastica inversione politica, è davanti a noi».

venerdì 9 dicembre 2016

Almanacco di dicembre 2016



Questo Progetto sta nascendo dalla consapevolezza che il destino è nelle nostre mani, che un mondo migliore potrebbe ancora esistere se solo comprendessimo il potere di ogni nostra scelta e del suo effetto su tutto ciò che ci circonda. 

Non per scadere nel complottismo (Deviance Project) [VIDEO]

Prima di guardare il video qui sotto, consigliamo vivamente di leggere integralmente il presente articolo. 

Questo video è una raccolta molto parziale e generale di dichiarazioni fatte da importanti esponenti ufficiali ed autorevoli della politica, dell’economia, del giornalismo, della medicina, ecc. Queste stesse dichiarazioni fatte da perfetti sconosciuti sarebbero facilmente etichettate come becero “complottismo”, ed è proprio questo concetto che dovrebbe avviare la riflessione alla base del video.
Tra le fonti utilizzate ci sono documentari come Zeitgeist, Zero Privacy, XIII Emendamento, Anatomia di un Grande Inganno; spezzoni di telegiornali, trasmissioni di approfondimento, dichiarazioni politiche ufficiali. Continua QUI
(Il video è all'interno dell'articolo) 

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IL CAPITALISMO TERMINALE DA’ LAVORI DI M. IN BASSO E IN ALTO

In Francia esiste, dal 2012,  la “Rete dei Lustrascarpe”. Les Cireurs.  Associa i lustrascarpe in franchising:   coloro che aderiscono hanno diritto di usare  il logo  e l’insegna.  Non hanno salario- sono “auto-imprenditori” – ma una paga oraria (su cui pagano in prelievo fiscale del 23%).  Pagano di tasca loro materiale e abbigliamento (un grembiule di cuoio, essenzialmente); se non hanno soldi  per cominciare a lanciarsi nell’auto- imprenditoria, possono chiedere un prestito  alla Rete Les Cireurs,  che pratica interessi fra il  6 e l’%. In compenso,  la struttura di franchising si occupa di contattare i grandi centro commerciali perché consentano ai loro “artigiani” di lavorare in un angolino.  Propone alle aziende  abbonamenti: “Lustrascarpe in ufficio! Date ai vostri collaboratori un momento di distensione utile. Uno dei nostri mastri lustrascarpe verrà nei vostri uffici con la frequenza che desiderate per darvi il suo servizio!”.    Altro servizio, il lustrascarpe a domicilio, che viene a ritirare le scarpe infangate e ve le riporta lucide, e dentro un sacchetto  di carta  col logo. Continua QUI

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Post referendum, sta per arrivare la troika

State pronti: il gruppo finanziario JP Morgan, l’Ue e gli Usa non hanno ottenuto il risultato sperato, giacché in Italia ha vinto il No al referendum costituzionale. Non è passata la loro linea, supportata dal nostro partito governativo atlantista ed euroservo, atta a destrutturare lo Stato nazionale, a desovranizzare e a spoliticizzare la politica, di modo che il fanatismo economico finanziario possa svilupparsi senza residui ostacoli e senza i lacci e i lacciuoli degli Stati.

Il piano dei signori globalisti neofeudali e neo-oligarchici è fallito. Ora stanno lavorando per ottenere per altra via il loro obiettivo, cioè distruggere la sovranità nazionale, la Costituzione e i diritti sociali: stanno lavorando per imporre un “governo tecnico” (si legga: colpo di Stato finanziario ) all’Italia, con tanto di troika in casa. Questo è il domani che ci aspetta. Con la vittoria del no abbiamo vinto la battaglia. Ma la guerra continua e i signori dell’èlite plutocratica mondialista stanno riorganizzando il conflitto.

È notizia di oggi, prontamente negata e smentita: come nei tradimenti amorosi, i colpevoli agiscono negando fino alla fine. Padoan chiederà un prestito miliardario al fondo salva stati: l’Italia come la Grecia entra nel girone dell’indebitamento, con annesso ingresso della troika nel Paese e distruzione in un colpo solo della Costituzione e della sovranità nazionale. Ciò che non sono riusciti a fare – la riforma costituzionale – lo faranno ora con una giunta militare di tipo economico, con una dittatura finanziaria il cui compito sarà la distruzione finale della sovranità nazionale con annesse “riforme” di adeguamento dell’Italia alla linea europea: distruzione dello stato sociale, tagli salariali, ulteriori aggressioni al mondo del lavoro e dei diritti sociali. I signori del mondialismo continuano nella loro lotta di classe ai danni delle masse precarizzate che subiscono in silenzio.
Fonte  

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Sfatiamo un mito: i Rothscild e Big Pharma ci temono

Attenti all’Uomo Nero: se lo fate diventare un’ossessione, potreste arrivare a crederlo invincibile, proprio come vuole lui. Ma la realtà è un’altra: persino i super-campioni del massimo potere sono vulnerabili. 

E’ per questo che si affannano tanto a controllarci: i loro immensi privilegi non sono affatto al sicuro. Ci temono, gli Uomini Neri, anche se noi non ce ne rendiamo conto. Lo sostiene Paolo Barnard, autore di devastanti denunce proprio contro l’oligarchia planetaria: libri, reportage, inchieste, saggi taglienti e profetici come “Il più grande crimine”, che mette a fuoco – con largo anticipo sulla cronaca – la genesi europea della “dittatura” tecnocratica dell’euro, progettata dalla destra economica in combutta con la sinistra “rinnegata”, reclutata segretamente dall’élite per demolire la democrazia sociale in Occidente. 

Lo stesso Barnard, oggi, avverte: «Nell’immaginario di tanto pubblico c’è un errore tragico, che peraltro devasta le reali possibilità delle opinioni pubbliche di migliorare la propria vita. Si pensa, infatti, che gli agglomerati della ricchezza privata siano padroni del mondo. I Rothschild! Le multinazionali! I big media! Balle. Non lo sono». Continua QUI 

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 IL DIAVOLO VESTE SMART

Il diavolo è capace di trarre in inganno e stringere un patto faustiano 
che solo nel tempo rivelerà i suoi effetti.

Una rivoluzione annunciata da tempo: stanno per arrivare i contatori ‘smart’ per dare il via alle nostre case ‘intelligenti’. Enel lancia la “E-goodlife” che, sfruttando l’Internet delle cose, promette la possibilità di raggiungere “la piena efficienza energetica” in casa e un maggior livello di “sicurezza”.

Spiega Nicola Lanzetta, responsabile mercato Italia Enel: “Da 30 anni a questa parte il personal computer ci ha permesso di avere su un unico device tutto ciò che riguarda la nostra vita quotidiana come persone; con e-goodlife questo concetto si trasferisce alla casa: è un ‘home computer’ che consente di gestire la nostra abitazione in modo intelligente da smartphone o tablet”.

Si tratta di un kit composto da una serie di dispositivi smart: prese intelligenti, rilevatori di consumi, sensori di movimento, sensori che indicano se le porte e le finestre sono aperte e chiuse, una webcam che monitora cosa succede all’interno della casa. Tutte le informazioni e le funzioni di questi dispositivi sono accessibili attraverso un’app, che consente di controllare la casa da remoto e gestire al meglio i consumi elettrici, il frigo, la lavatrice… e anche i propri cari,

Sul SITO ENEL leggiamo: Per noi di Enel Energia casa è questo e molto altro ancora. La gestione della quotidianità a volte richiede abilità circensi e pianificazioni a tavolino degne dei grandi maestri di strategia. Lo sa chi deve occuparsi dell’organizzazione di una famiglia, chi per lavoro è costretto a spostarsi frequentemente, chi esce col buio la mattina presto e torna a casa ad ora di cena, chi non ha mai il tempo di godersi un po’ di relax. Allora, che male c’è ad alleggerirsi la vita? Così abbiamo creato e-goodlife che, grazie ai dispositivi presenti nel kit, a un sistema di notifiche totalmente personalizzabile e una serie di servizi aggiuntivi disponibili tramite app dedicata, rende la gestione della casa e delle attività quotidiane semplici e a portata di click! Poi dicono che la tecnologia non aiuta la vita. Non l’aiuta solamente, la risolve!
 
Il Grande Fratello entra a casa tua in veste smart.
La casa sempre a portata di telefonino
 Continua QUI


sabato 16 agosto 2014

l’Uomo del Gas

 

 “Per l’Italia si avvicina la fine”, e Rcs silura De Bortoli

Qualcosa di esplosivo sta accadendo nei piani alti del mainstream italiano: a rompere il tabù, prospettando l’arrivo della famigerata Troika, il triumvirato tecnocratico composto da Commissione Ue, Bce e Fmi, è stato il direttore del “Corriere della Sera” Ferruccio De Bortoli. «Il direttore del “Corriere” ci descrive lo scenario che ci aspetta il prossimo autunno», avverte Cesare Sacchetti, «quando vedremo realizzarsi le peggiori nemesi nella manovra economica, che prevederà un probabile prelievo forzoso sui conti correnti». Sarebbe la riedizione del 1992, quando l’allora primo ministro Giuliano Amato «decise di approvare questo furto a danno del risparmio dei cittadini italiani». Solo allora «verrà dichiarata la resa ai tecnocrati». E sarà «messo in un angolo» il governo presieduto da Matteo Renzi, «che non ha vinto nessuna elezione democratica ma è stato nominato dal Capo dello Stato». Tutto questo, mentre i signori della Troika faranno all’Italia quello che fecero nel 2011 alla Grecia, che in cambio dei 50 miliardi ricevuti sta privatizzando tutto: sono all’asta «porti, aeroporti, isole e acquedotti».
È questa, scrive Sacchetti su “L’Antidiplomatico”, «la forma più subdola e criminale con la quale il colonialismo finanziario distrugge e depreda gli Stati sovrani, ostaggi di un debito sovrano denominato in una valuta straniera che non possono stampare». Parole profetiche:  «Datemi il controllo della moneta di una nazione e non mi importa di chi farà le sue leggi», disse un certo Mayer Amschel Rothschild. Auspicio «portato a compimento nella moderna Eurozona», dal momento che «gli Stati ex-sovrani sono messi nelle condizioni di una colonia: per poter finanziare la propria spesa devono bussare alle porte dei colonizzatori, che vorranno in cambio la linfa economica degli Stati e prenderanno il possesso monopolistico di tutti i settori strategici di quel paese». L’Italia è già da tempo in vendita, e gli investitori stranieri stanno facendo man bassa dei suoi gioielli, «gentilmente offerti dal governo Renzi», come la Cassa Depositi e Prestiti, Poste Italiane (che dismetterà il 40% della partecipazione pubblica), nonché Eni e Enel, «che potrebbero cedere il 5% delle azioni, come annunciato recentemente dal sottosegretario all’economia, Giovanni Legnini».
Mentre gli italiani provano a godersi quei pochi spicchi di sole di quest’estate anomala, scrive Sacchetti, l’ipotesi che la Troika venga qui nel Belpaese non è più remota. «Il giorno dopo che De Bortoli ha annunciato questo scenario, Rcs fa sapere che non si avvarrà più della collaborazione del direttore. È stato infranto un vincolo di riservatezza, qualcosa che doveva essere taciuto è stato rivelato». Forse il direttore «ha pagato questa delazione», anche se «l’impressione è quella di un Ponzio Pilato che vuole lavarsi le mani del sangue degli italiani e non intende accollarsi la responsabilità morale di un disastro sociale ed economico senza precedenti». Non passano che pochi giorni dalle scioccanti dichiarazioni di De Bortoli che «il Barbapapà del giornalismo italiano, Eugenio Scalfari», fondatore di “Repubblica”, «ci fa dono di una delle sue memorabili articolesse domenicali, dove si augura una venuta della Troika che “deve combattere la deflazione che ci minaccia”».
Per Scalfari, la Troika – proprio lei, la massima responsabile dell’euro-disastro – deve «puntare su una politica al tempo stesso di aumento del Pil, di riforme sulla produttività e la competitività, di sostegno della liquidità e del credito delle banche alle imprese». Scalfari, che non ha ancora digerito la detronizzazione del suo beniamino Letta (con quale cenava, addirittura insieme a Draghi e Napolitano) non manca di inviare un messaggio a Renzi: «Capisco che dal punto di vista del prestigio politico sottoporsi al controllo diretto della Troika sarebbe uno scacco di rilevanti proporzioni, ma a volte la necessità impone di trascurare la vanagloria e questo è per l’appunto uno di quei casi». Parole chiare: caro Renzi, ti è stato affidato un compito ben preciso e non lo stai portando a termine come previsto.
«Questo – scrive Sacchetti – il contenuto del messaggio che Scalfari manda al premier, al quale potrebbe essere dato il ben servito molto presto se non esegue pedissequamente le istruzioni che gli sono state date». E la fine che lo attende, se non “obbedisce”, «è quella dei suoi predecessori Monti e Letta, i quali sono stati gettati via come due scarpe vecchie appena diventati inutili». Nessuna sorpresa: «E’ il meccanismo infernale che ha progettato l’élite transnazionale che detesta gli Stati e i popoli che li abitano, considerati alla stregua di una plebe ignorante priva di diritti», conclude Sacchetti. «De Bortoli e Scalfari sanno molto bene quale sarà il trattamento che attende l’Italia e ne stanno discutendo nei primi giorni di agosto, mese ideale per sferrare l’ennesimo calcio nelle gengive agli italiani, distratti dalle vacanze». Al loro ritorno, «potrebbero trovare ciò che è stato conquistato ieri dai loro padri completamente distrutto nel giro di pochi mesi oggi».
Qualcosa di esplosivo sta accadendo nei piani alti del mainstream italiano: a rompere il tabù, prospettando l’arrivo della famigerata Troika, il triumvirato tecnocratico composto da Commissione Ue, Bce e Fmi, è stato il direttore del “Corriere della Sera” Ferruccio De Bortoli. «Il direttore del “Corriere” ci descrive lo scenario che ci aspetta il prossimo autunno», avverte Cesare Sacchetti, «quando vedremo realizzarsi le peggiori nemesi nella manovra economica, che prevederà un probabile prelievo forzoso sui conti correnti». Sarebbe la riedizione del 1992, quando l’allora primo ministro Giuliano Amato «decise di approvare questo furto a danno del risparmio dei cittadini italiani». Solo allora «verrà dichiarata la resa ai tecnocrati». E sarà «messo in un angolo» il governo presieduto da Matteo Renzi, «che non ha vinto nessuna elezione democratica ma è stato nominato dal Capo dello Stato». Tutto questo, mentre i signori della Troika faranno all’Italia quello che fecero nel 2011 alla Grecia, che in cambio dei 50 miliardi ricevuti sta privatizzando tutto: sono all’asta «porti, aeroporti, isole e acquedotti».

Ferruccio De BortoliÈ questa, scrive Sacchetti su “L’Antidiplomatico”, «la forma più subdola e criminale con la quale il colonialismo finanziario distrugge e depreda gli Stati sovrani, ostaggi di un debito sovrano denominato in una valuta straniera che non possono stampare». Parole profetiche:  «Datemi il controllo della moneta di una nazione e non mi importa di chi farà le sue leggi», disse un certo Mayer Amschel Rothschild. Auspicio «portato a compimento nella moderna Eurozona», dal momento che «gli Stati ex-sovrani sono messi nelle condizioni di una colonia: per poter finanziare la propria spesa devono bussare alle porte dei colonizzatori, che vorranno in cambio la linfa economica degli Stati e prenderanno il possesso monopolistico di tutti i settori strategici di quel paese». L’Italia è già da tempo in vendita, e gli investitori stranieri stanno facendo man bassa dei suoi gioielli, «gentilmente offerti dal governo Renzi», come la Cassa Depositi e Prestiti, Poste Italiane (che dismetterà il 40% della partecipazione pubblica), nonché Eni e Enel, «che potrebbero cedere il 5% delle azioni, come annunciato recentemente dal sottosegretario all’economia, Giovanni Legnini».

Mayer Amschel RothschildMentre gli italiani provano a godersi quei pochi spicchi di sole di quest’estate anomala, scrive Sacchetti, l’ipotesi che la Troika venga qui nel Belpaese non è più remota. «Il giorno dopo che De Bortoli ha annunciato questo scenario, Rcs fa sapere che non si avvarrà più della collaborazione del direttore. È stato infranto un vincolo di riservatezza, qualcosa che doveva essere taciuto è stato rivelato». Forse il direttore «ha pagato questa delazione», anche se «l’impressione è quella di un Ponzio Pilato che vuole lavarsi le mani del sangue degli italiani e non intende accollarsi la responsabilità morale di un disastro sociale ed economico senza precedenti». Non passano che pochi giorni dalle scioccanti dichiarazioni di De Bortoli che «il Barbapapà del giornalismo italiano, Eugenio Scalfari», fondatore di “Repubblica”, «ci fa dono di una delle sue memorabili articolesse domenicali, dove si augura una venuta della Troika che “deve combattere la deflazione che ci minaccia”».

Per Scalfari, la Troika – proprio lei, la massima responsabile dell’euro-disastro – deve «puntare su una politica al tempo stesso di aumento del Pil, di riforme sulla produttività e la competitività, di sostegno della liquidità e del credito delle banche alle imprese». Scalfari, che non ha ancora digerito la detronizzazione del suo beniamino Letta (con quale cenava, addirittura insieme a Draghi e Napolitano) non manca di inviare un messaggio a Renzi: «Capisco che dal punto di vista del prestigio politico sottoporsi al controllo diretto della Troika sarebbe uno scacco di rilevanti proporzioni, ma a volte la necessità impone di trascurare la vanagloria e questo è per l’appunto uno di quei casi». Parole chiare: caro Renzi, ti è stato affidato un compito ben preciso e non lo stai portando a termine come previsto.

«Questo – scrive Sacchetti – il contenuto del messaggio che Scalfari manda al premier, al quale potrebbe essere dato il ben servito molto presto se non esegue pedissequamente le istruzioni che gli sono state date». E la fine che lo attende, se non “obbedisce”, «è quella dei suoi predecessori Monti e Letta, i quali sono stati gettati via come due scarpe vecchie appena diventati inutili». Nessuna sorpresa: «E’ il meccanismo infernale che ha progettato l’élite transnazionale che detesta gli Stati e i popoli che li abitano, considerati alla stregua di una plebe ignorante priva di diritti», conclude Sacchetti. «De Bortoli e Scalfari sanno molto bene quale sarà il trattamento che attende l’Italia e ne stanno discutendo nei primi giorni di agosto, mese ideale per sferrare l’ennesimo calcio nelle gengive agli italiani, distratti dalle vacanze». Al loro ritorno, «potrebbero trovare ciò che è stato conquistato ieri dai loro padri completamente distrutto nel giro di pochi mesi oggi».

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Eutanasia dell’Italia, aspettando l’inferno della Troika

Verrà la Troika e avrà i miei occhi, sembra dire Eugenio Scalfari, che forse trascura l’ultima tragica battuta del “Tamburo di latta”, memorabile film sulla Germania nazista: eravamo un popolo di ingenui, credevamo fosse Babbo Natale e invece quello che bussava alla porta era l’Uomo del Gas. La Troika, peggio dell’orco delle fiabe nere: il braccio armato dell’élite tecno-finanziaria che sta scassinando gli Stati europei riducendoli in miseria e portandogli via tutto. Più che fantascienza, un film dell’orrore. Tutto avviene nella quasi-indifferenza generale. Le televisioni, 24 ore su 24, propongono l’anonimo volto del carneade Renzi, la sua predicazione imbarazzante a cui – questa la notizia – ha creduto, forse per disperazione, il 40% dei votanti alle ultime europee. Lo stellone italiano, Babbo Natale. Ma a bussare alla porta, avverte Ferruccio De Bortoli, sarà proprio lui, l’Uomo del Gas. L’avrebbe confidato ad amici, hanno scritto. Manovra lacrime e sangue in autunno, con prelievo forzoso dai conti correnti degli italiani. Poi, comunque, arriverà la falce della Troika: l’Italia sarà commissariata come la Grecia.
Un incubo, annacquato ogni giorno da polemiche minute – la distriba sugli 80 euro, le schermaglie parlamentari – mentre il paese affonda ogni giorno di più. E il peggio è che affonda senza neppure l’onore di una diagnosi con dignità politica, con piena cittadinanza in Parlamento. L’Italia, dicono ormai tutti gli analisti economici indipendenti, sta morendo per un motivo elementare: qualcuno, tra Berlino e Bruxelles, ha deciso di assassinarla. L’arma letale si chiama euro, il killer che la impugna si chiama Troika. Ogni possibile restrizione di bilancio – il pareggio obbligatorio, il tetto del 3%, il Fiscal Compact, la mannaia sulla spesa pubblica vitale – è direttamente riconducibile all’euro. Altre spiegazioni non reggono, eppure c’è ancora chi si attarda in chiacchiere su mafia e corruzione, evasione fiscale e auto blu. Se anche suonassero le sirene antiaeree, nessuno le sentirebbe. Non una sola formazione politica è stata capace di organizzare un fronte culturale, una mobilitazione trasversale, nonostante l’emergere ormai dilagante – non nel mainstream, però, ma solo nelle catacombe del web e nelle assemblee porta a porta – di voci autorevoli di esperti, economisti, ex ministri, intellettuali ed ex dirigenti dello Stato, tutti a dire che l’Eurozona è semplicemente demenziale, criminale, insostenibile. E non è stato un incidente, ma un disegno.
Scalfari addirittura la invoca, la Troika, confermando – involontariamente – l’allarme lanciato da De Bortoli, che ha già concordato l’abbandono della direzione del “Corriere della Sera”. Renzi, dal canto suo, sembra in gara col Mostro: taglia il Senato, amputa la democrazia elettorale, predispone la più colossale privatizzazione della storia italiana. Forse, semplicemente, tenta di convincere il Mostro a tenersi lontano dall’Italia: se saranno gli italiani a suicidarsi da soli, forse sarà meno doloroso. Siamo a questo? Letture critiche si intrecciano un po’ ovunque, sui blog. L’ok al mostruoso Juncker? Un boccone alla belva Merkel, per tenerla buona. La battaglia europea per la Mogherini, ben relazionata con Kerry? Un messaggio: confidiamo nella protezione americana contro gli abusi disumani dell’asse franco-tedesco. Realpolitik compensativa: silenzio sulla macelleria di Gaza e su quella in Ucraina progettata da Obama, e avanti tutta con l’adesione al Ttip, il Trattato Transatlantico, negoziato in segreto, che potrebbe segnare la fine del made in Italy. «Renzi è la rovina dell’Italia», avrebbe detto De Bortoli. Senza spiegare, peraltro, chi ne sarebbe la salvezza.
Verrà la Troika e avrà i miei occhi, sembra dire Eugenio Scalfari, che forse
trascura l’ultima tragica battuta del “Tamburo di latta”, memorabile pellicola sulla Germania nazista: eravamo un popolo di ingenui, credevamo fosse Babbo Natale e invece quello che bussava alla porta era l’Uomo del Gas. La Troika, peggio dell’orco delle fiabe nere: il braccio armato dell’élite tecno-finanziaria che sta scassinando gli Stati europei riducendoli in miseria e portandogli via tutto. Più che fantascienza, un film dell’orrore. Tutto avviene nella quasi-indifferenza generale. Le televisioni, 24 ore su 24, propongono l’anonimo volto del carneade Renzi, la sua predicazione imbarazzante a cui – questa la notizia – ha creduto, forse per disperazione, il 40% dei votanti alle ultime europee. Lo stellone italiano, Babbo Natale. Ma a bussare alla porta, avverte Ferruccio De Bortoli, sarà proprio lui, l’Uomo del Gas. L’avrebbe confidato ad amici, hanno scritto. Manovra lacrime e sangue in autunno, con prelievo forzoso dai conti correnti degli italiani. Poi, comunque, arriverà la falce della Troika: l’Italia sarà commissariata come la Grecia.


Il tamburo di lattaUn incubo, annacquato ogni giorno da polemiche minute – la diatriba sugli 80 euro, le schermaglie parlamentari – mentre il paese affonda ogni giorno di più. E il peggio è che affonda senza neppure l’onore di una diagnosi con dignità politica, con piena cittadinanza in Parlamento. L’Italia, dicono ormai tutti gli analisti economici indipendenti, sta morendo per un motivo preciso: qualcuno, tra Berlino e Bruxelles, ha deciso di assassinarla. L’arma letale si chiama euro, il killer che la impugna si chiama Troika. Ogni possibile restrizione di bilancio – il pareggio obbligatorio, il tetto del 3%, il Fiscal Compact, la mannaia sulla spesa pubblica vitale – è direttamente riconducibile all’euro. Altre spiegazioni non reggono, eppure c’è ancora chi si attarda in chiacchiere su mafia e corruzione, evasione fiscale e auto blu. Se anche suonassero le sirene antiaeree, nessuno le sentirebbe. Non una sola formazione politica è stata capace di organizzare un fronte culturale di emergenza nazionale, una mobilitazione trasversale, nonostante l’emergere ormai dilagante – non nel mainstream, però, ma solo nelle catacombe del web e nelle assemblee porta a porta – di voci autorevoli di esperti, economisti, ex ministri, intellettuali ed ex dirigenti dello Stato, tutti a dire che l’Eurozona è semplicemente demenziale, criminale, insostenibile. E non è stato un incidente, ma un disegno. Un sabotaggio.

Scalfari addirittura la invoca, la Troika, confermando – indirettamente, ma non casualmente – l’allarme lanciato da De Bortoli, che ha già concordato l’abbandono della direzione del “Corriere della Sera”. Renzi, dal canto suo, sembra in gara col Mostro: taglia il Senato, amputa la democrazia elettorale, predispone la più colossale privatizzazione della storia italiana. Forse, semplicemente, tenta di convincere il Mostro a tenersi lontano dall’Italia: se saranno gli italiani a suicidarsi da soli, forse sarà meno doloroso. Siamo a questo? Letture critiche si intrecciano un po’ ovunque, sui blog. L’ok all’impresentabile Juncker? Un boccone alla belva Merkel, per tenerla buona. La battaglia europea sulla Mogherini, ben relazionata con Kerry? Un messaggio: confidiamo nella protezione americana contro gli abusi sanguinosi dell’asse franco-tedesco. Realpolitik compensativa: silenzio sulla macelleria di Gaza e su quella in Ucraina progettata da Obama, e avanti tutta con l’adesione al Ttip, il Trattato Transatlantico negoziato in segreto che potrebbe segnare la fine del made in Italy. «Renzi è la rovina dell’Italia», avrebbe detto De Bortoli. Senza spiegare, peraltro, chi ne sarebbe la salvezza.

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Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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