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giovedì 18 maggio 2023

IMBARBARIMENTO

 di Dottor Roberto Slaviero - 18.05.23

Per definizione, è una caduta a livello inferiore di civiltà e nella Roma imperiale significava anche una immissione di stranieri nelle istituzioni, tipo esercito etc.

Per i greci antichi, il barbaro ovvero il balbuziente, era quello che non parlava la loro lingua.

Paolo di Tarso nella “Lettera ai Romani“ la pensa come i greci, sul barbaro.

Nella idea comune comunque, trattasi di popolazioni del Nord Europa, che scesero nell’area mediterranea, probabilmente per variazioni climatiche, alla ricerca di terre più vivibili.

L’aeroporto della capitale finlandese di Helsinki si chiama ancor oggi Vanta, ricordando l’origine dei Veneti, che da quelle regioni vennero in Italia.

Chiaramente la storiografia ufficiale vi racconta altre storielle…Achei, Feaci e Troia…

Leggetevi Omero nel Baltico di Felice Vinci!

Io sono un veneto, anzi un cimbro, di origine degli altipiani asiaghesi e quindi mi sento un barbaro …!

I cimbri, pare venissero da zone vicine alla odierna Danimarca.

I barbari cavalcavano già con sella e staffe, mentre i cosiddetti romani cavalcavano a pelo o su una coperta.

Conservavano il vino in botti di legno, a differenza dei romani che usavano anfore di terracotta.

Introdussero, con gli estratti del luppolo la birra ed in più usavano già le “braghe“, ovvero i pantaloni, rispetto agli altri che usavano le tuniche.

Il barbaro Odoacre, depose l’ultimo Imperatore romano d’Occidente, Romolo Augusto nel 476, esercitando la sua autorità sull’Italia per conto dell’Imperatore bizantino di Costantinopoli (Istanbul), mantenendo così la legalità dell’Impero Romano.

Il luogo della sua nascita è sconosciuto.

Ma la storiografia insegnataci nelle scuole, ci ha rifilato un concetto più brutale su queste razze nordiche, che avrebbero depredato il sud Europa.

In alcune tombe dei faraoni egiziani, la storiografia non ufficiale, ci parla di tracce di Dna nordico in tali Re.

Vabbè...no se po' di’, direbbero i romani.

L’Impero mongolo di Gengis Khan, ricopriva oltre il 25% del pianeta, con oltre 100 milioni di abitanti intorno al XIII-XIV secolo nella storiografia ufficiale.

Sotto il nipote di Gengis, Batu Khan, molti si spinsero verso occidente ove si mescolarono con popolazioni di linguaugrofinnica e popolazioni caucasiche, soprattutto intorno al fiume Volga

Probabilmente da questa unione di razze diverse, si formò in seguito la “ Grande Tartaria“, che scrisse gran parte della Storia del pianeta Terra fino a 350-400 anni fa, quando un probabile evento naturale estremo, distrusse gran parte delle regioni tartariche.

Una Grande Tartaria, completamente oscurata nella storiografia ufficiale, scritta molto probabilmente dalla dinastia dei Romanov, in accordo con i massoni vincenti dell’epoca dei famosi Illuminati bavaresi del 1776 

I Romanov erano di stirpe tedesca del casato degli Oldenburg

Chi pensate che stia ancor oggi comandando, disputandosi territori e denaro, in sfregio a qualsiasi regola e rispetto umanitario?

Si narra che, la conquista di Mosca nel 1812 da parte di Napoleone, Mosca che poi venne data al rogo, non fu una guerra contro la Russia dei Romanov, ma contro la Moscovia, ultimo baluardo dell’antica Tartaria.

In realtà, lo Zar Alessandro, nella Capitale di San Pietroburgo e Napoleone, si narra fossero alleati per prendersi i resti della Grande Tartaria!

Ci sono studi sulle divise ed i colori degli eserciti dell’epoca di russi e francesi, che praticamente gli fa apparire più che fratelli…ed il colore delle loro bandiere sono gli stessi ancor oggi. 

Napoleone, mori nell’Isola sperduta del “mar atlantico” di St.Elena, nel 1821, di proprietà tuttora degli inglesi, pochi anni dopo le vicende moscovite.

Declino di un potente, mandato all’esilio dal nuovo “ordine” politico-militare europeo.

Come sempre qualcuno lo tradì, qualche accordo saltò in aria e comunque i cosiddetti tiranni prima o poi… E i tiranni odierni?

Anche per loro verrà la fine, perché in ogni caso, chi ha le redini del gioco, non può mettersi contro intere popolazioni, vedi Francia oggi o comunque gran parte di un Europa inutile e dannosa per i suoi cittadini.

Una folle germanica, mi pare una parlamentare ambientalista, ha proposto di dare 50mila euro alle coppie che non faranno figli, perché i figli inquinano con la CO2…

Il seme della follia, grazie al lavoro del WEF di Davos ed altre associazioni a delinquere mondiali, ha attecchito in molti cervelli di persone con gravi disturbi comportamentali.

I più hanno perso il senno della ragione!

Come dimostra la Storia, la CO2 non c’entra nulla con i cambiamenti climatici, anzi, senza CO2 manca l’ossigeno e i vegetali muoiono.

Questi transumanisti,  prima o poi verranno spazzati via, anche se hanno inventato le loro IA, che raccontano palle micidiali!

Chiedevi perché i “barbari“ siano approdati al sud dell’Europa centinaia di anni fa…

Al tempo non c’erano le centrali a carbone inquinanti…o forse sì?!

C’erano le navi porta container?

C’erano gli aerei, con migliaia di voli quotidiani?

Quando smetterete di credere alla narrativa ufficiale, le cose cambieranno!

Allora ricapitoliamo!

- ci hanno mentito sulla struttura terrestre e le distanze, non lasciandoci entrare oltre il 60mo parallelo nord e sud

- ci hanno mentito sulla Luna e sulle distanze di Sole e pianeti vari

- ci hanno mentito sullo spazio e sugli alieni cosiddetti…ed i viaggi spaziali

- ci hanno mentito sui reali accadimenti storici di poche centinaia di anni fa

- quando molte persone cominciavano a capire, hanno dato fuoco ai libri “eretici“, il rogo più famoso fu quello della enorme biblioteca di Alessandria d’Egitto

- hanno aggiunto anni nella storiografia ufficiale per far figurare epoche antiche, molto distanti tra loro, mentre in realtà sono quasi convissute…

Lo sapete che con il nome di Roma, molte città del passato si chiamavano così?

- una volta il fiume Po si chiamava Eridanio e altri fiumi in altre regioni avevano lo stesso nome…

Chi ha voglia vada a vedere gli studi di una brillantissima geografa bolognese, Gamberoni Sara.

- tornando a Roma…da dove arrivarono i Roma..nov, gli Zar della Russia?

 Lo abbiamo visto, dalla casata tedesca degli Oldenburg…

- Il Sacro impero romano della Germania….guardate il simbolo dell’aquilabicefala, adottato per la prima volta dall’Imperatore Costantino.

La Russia che simbolo ha? E la Roma imperiale 

Un aquila sola e dopo la sua caduta due aquile, oriente ed occidente…

Queste antiche potenti casate europee, si giocano ancor oggi la storia…

Hanno banche, terreni, palazzi etc. e pagano gli attori politici per fare i loro interessi e dare ogni tanto il contentino ai sudditi.

Tipo...ok, c’è l’inflazione alta ...diamo ai redditi bassi 100 euro di bonus in busta paga, una tantum!

Nel frattempo le banche negli ultimi mesi, hanno triplicato i guadagni con i tassi di interesse, mettendo in ginocchio migliaia di famiglie…

Ma dai ragazzi...prendete coscienza e mandate a fare in ....ulo sto sistema.

O comunque contestatelo, non è vero che non serve a nulla, se molti contestano il sistema, il sistema deve cambiare!

Il sistema quando si accorge che è sputtanato, crea si guerre e disastri, ma poi deve recedere

e tornare ad un minimo di equilibrio, se le persone guardano al di là dei loro racconti fasulli!

E’ per questo, che vogliono persone disinformate e rincretinite dagli smart, lo capite o no?! Tornate a leggere libri invece di seguire quei mezzi ...oglioni di influenzer!

Finisco mettendo questo filmato dell’ottimo Cracmal 

Case vuote, città vuote, orfani…

Verso il minuto 2 e poi alla fine guardate la vendita dei bambini…e i filmati non sono di moltissimi anni fa.

Dove erano le madri e i padri degli orfani?

Dove sono andate migliaia e migliaia di persone, abbandonando le case ed i palazzi?

Ci hanno nascosto grandi calamità naturali o calamità indotte?

Hanno trasportato popolazioni in altre terre a noi sconosciute e da lì ne hanno fatte arrivare altre? O hanno eliminato fisicamente i genitori? Altro che barbari!

Adesso parlano del possibile crac degli Usa, se il Congresso non aumenta il budget!

Ma ragazzi miei, si, forse ci sono grandi scontri tra cartelli bancari degli usurai al comando, ma alla fine…

A meno che, non abbiano deciso una demolizione controllata di un certo sistema, per riavviarne un altro.

In ogni caso, non credo che loro pensino alla povera gente, agli straccioni loro schiavi! Anzi, più ne muoiono e meglio è!

Il reset da loro avviato col c-o-v-i-d, gli è scappato un po' di mano ed hanno fatto scoppiare subito un conflitto in occidente.

Hanno accelerato la loro agenda criminale e stanno commettendo vari errori di programmazione e molti terrestri umani se ne sono accorti.

A quanto pare, non vogliono la pace in Ucraina e stanno riducendo la popolazione, soprattutto giovane maschile a cannonate.

E gli orfani? Traffici vari per organi? I ricchi vogliono vivere almeno 120 anni e usano tutte le tecniche, m-R-n-a compreso!

E voi pensate ai v-i-r-u-s dei pipistrelli … e vi hanno tolto il lavoro causa v-i-r-u-s…

In Vietnam, gli Usa hanno prolungato i monsoni di 40 giorni, attraverso la geoingegneria aerea, per stroncare il Nord del Vietnam …

E la gente dice che chi parla di chimica nei cieli è complottista!

JFK lo han fatto fuori poiché aveva messo in guardia il popolo americano, sul sistema militare-chimico-industriale, troppo potente ed incontrollabile da una parvenza minima di potere e  rispetto democratico.

Il figlio di suo fratello Robert, anch’egli ammazzato, concorrerà pare per la leadership nel corrotto partito Demo, per le presidenziali 2024…

La saga dei Kennedy continua…tanti auguri e speriamo tenga fede ai suoi pensieri.

Vi stanno spaventando con le varie monete elettroniche e programmabili ... per combattere gli evasori …

Ed i pallet di dollari dei Narcos?

Ed i sommergibili che li trasportano?

E le monete criptate? 

Se rinunciamo al contante siamo fottuti, ricordatevi, con un clic spegneranno le vostre carte e bloccheranno il vostro denaro.

Altro che evasori!

Concludo facendovi notare che ultimamente la Russia torna a parlare di progetti spaziali etc.

Alla fine, come spero un giorno capirete, sono tutti d’accordo per farvi passare questa esperienza terrestre, nella nullità di pensiero e di sapere e spesso nel dolore!

Strano pianeta, questa isola terrestre!

“quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere“

Bertold Brecht

Alla prossima

Fonte: https://olisticoaltapusteria.com/

®wld

martedì 28 luglio 2020

La vera storia dell’impresa dei mille

 

La vera storia dell’impresa dei mille 7/ La disinformazione: gli inglesi inventano le ‘rivolte’ contro i Borbone

Oggi cominciamo a entrare nel cuore di quel grande imbroglio passato alla storia come ‘impresa dei Mille’. Quando i Mille sbarcano a Marsala non c’era alcuna rivolta contro il regno del Borbone. Ma i giornali internazionali – guidati dai disinformatori inglesi (quelli del ‘giornalismo anglosassone’…) – raccontavano un sacco di frottole. Un po’ come oggi certi giornali scrivono le panzane per denigrare il Movimento 5 Stelle. O come la disinformazione sulle stragi di Stato 
di Giuseppe Scianò 

Va avanti la realizzazione del progetto Inglese di unificare l’Italia dalle Alpi al Mediterraneo – Il Rosada pone un quesito a proposito dello sbarco dei Mille a Marsala dell’11 maggio 1860:

“Il dilemma in cui lo sbarco di Marsala aveva posto il Gabinetto britannico non era invero di facile soluzione. Era più conveniente agli interessi europei e mediterranei dell’Inghilterra favorire con l’unificazione dell’intera penisola, la formazione di un forte Stato nazionale, in grado di emanciparsi gradualmente dall’influenza francese, o difendere l’autonomia del Mezzogiorno con le consuete armi di un’aggressiva ‘Gunboat diplomacy’, sperimentata ancora una volta all’inizio dell’anno nella guerra Ispano-Marocchina, per ottenere a suo tempo da un indebolito e più docile Governo di Napoli l’assenso al distacco più o meno larvato della Sicilia dal Regno e al suo passaggio nella sfera d’influenza inglese?”.

Il Rosada stesso risponde:

“L’Inghilterra, com’è noto, scelse la prima strada, timorosa che sul trono di Napoli potesse salire il candidato ‘in pectore’ di Napoleone III, Luciano Murat; ciò che avrebbe riportato i rapporti di forza in Mediterraneo al punto in cui si trovavano nel 1808, all’apogeo dell’Impero napoleonico” (7).

Insomma il Rosada conferma in toto – e ne dimostra la fondatezza e l’attualità – l’esistenza di un pericolo francese che tende a minacciare la supremazia britannica nel Mediterraneo. Conferma così anche le previsioni del Ministro di Francesco II,

Carlo Filangieri di Satriano, che però nutriva soprattutto la preoccupazione che l’Inghilterra brigasse molto per restituire alla Sicilia la propria indipendenza, attraverso il distacco dal Regno delle Due Sicilie. 

Il Filangieri, infatti, aveva scritto a Francesco II, qualche tempo prima, riferendogli del suo colloquio con il Cien Roguet, inviato personale dell’Imperatore dei francesi Napoleone III, la lettera datata 1 ottobre 1859, della quale il Rosada ha riportato il passo essenziale.

“…Mi chiese poi notizie della Sicilia, ed io senza misteri gli accennai gli scandalosi intrighi degli Inglesi, che fomentavano in tutta l’isola i disordini ed il malcontento contro il provvido Governo di V.M. per promuovervi una esplosione, come quella del 1848, tendente alla separazione dell’isola dal Reame di Napoli nel che riuscendo manovrerebbero in modo da farla cadere sotto il protettorato o almeno sotto l’esclusiva loro influenza, ed allora scoppiando una guerra fra i due colossi occidentali il Mediterraneo, invece di essere un lago francese, come lo vollero Luigi XIV ed i suoi successori, diventerebbe un lago inglese, protetto da Gibilterra, Malta, Corfù, Messina, Augusta, Siracusa, che sono i più belli porti d’Europa…» (8).

Il Rosada, dopo aver riportato la lettera e fatto una panoramica dei tentativi di «Napoleone il piccolo» (la definizione non è nostra, ma di Victor Hugo) di inserirsi nella Penisola italiana, in contemporanea con la sottrazione di quest’area all’influenza austriaca, aggiunge:

“Nel marzo del ’60, la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia, necessario compenso per l’acquiescenza di Napoleone III alle annessioni nell’Italia centrale, ridestava in Palmerston la vecchia diffidenza per i nebulosi sogni di Renovatio Imperi del nipote del grande Napoleone, appena sopita dalla stipula del trattato di commercio franco-inglese del 23 gennaio precedente”.

E dopo qualche altra osservazione, altrettanto acuta, il Rosada afferma:

“Di qui la seconda missione siciliana del Mundy, il cui tipico carattere politico-militare l’Ammiraglio cerca invano di velare con lo stesso ripetuto pretesto della protezione a proprietà britanniche, che nessuno minacciava. […] Nelle acque siciliane tra il Mundy e il suo collega francese, Barbier De Tinan, come dodici anni prima tra i loro predecessori, Parker e Baudin, si riaccendeva il vecchio contrasto franco-inglese per la supremazia nel Mediterraneo, di cui l’isola costituiva una posizione chiave” (9).

In verità – ci permettiamo di dire – la flotta francese fece poco e niente: creò false illusioni e lasciò tutta l’iniziativa agli Inglesi. Cosa, questa, che vedremo assieme fra non molto.

Il Governo di Londra non improvvisa: ha già deciso e calcolato tutto.

Un momento di approfondimento…

Apprezziamo le osservazioni del Rosada, ma crediamo che egli abbia collocato nel maggio 1860 la decisione inglese di sciogliere ogni riserva e di passare decisamente alla costituzione di un grande Stato Italiano esteso dalle Alpi al Mediterraneo, nel quale fossero fagocitati ed inglobati, al più presto (anche a costo di intervenire con la forza), tutto il territorio del Regno delle Due Sicilie e le popolazioni che lo costituivano.

Insomma, ci è sembrato che il Rosada sostenga che la spedizione dei Mille e lo sbarco di Marsala abbia fatto precipitare in senso unitario ed italo-sabaudo le scelte politiche della Gran Bretagna.

Il dubbio ci obbliga a esporre, con chiarezza, quella che invece è la nostra opinione. Per sostenere la quale non mancheremo di avvalerci anche della rappresentazione contestuale, puntuale e fornisce lo stesso Rosada.

Riteniamo, infatti, che il Gabinetto Inglese avesse già preso, da tempo, ogni decisione in proposito. Ancora prima cioè che l’idea della Spedizione avesse preso corpo. Un’idea alla quale l’Inghilterra dava sin dall’inizio il proprio contributo. Si pensi alla «patente per Malta» della quale ci ha parlato il Cantù (10).

I sintomi sono moltissimi. Ne citiamo alcuni relativi proprio alla Spedizione dei Mille. Intanto la Spedizione fu etichettata, fin dall’inizio, con il motto Italia e Vittorio Emanuele. E non certo per lasciare contento il Re Sabaudo, beneficiario del tutto, ma per dichiarare esplicitamente l’obbedienza al disegno inglese, senza lasciare spazio ad equivoci o ad imprevisti.

Va considerato, infatti, che Garibaldi, nello stesso momento in cui partiva la Spedizione, aveva già inviato il seguente messaggio, probabilmente costruito dalla diplomazia anglo-piemontese, al Re di Sardegna (Piemonte), futuro Re d’Italia, Vittorio Emanuele II.

“Sire! Il grido di aiuto che parte dalla Sicilia ha toccato il mio cuore e quello di parecchie centinaia di miei antichi soldati. Io non ho consigliata l’insurrezione dei miei fratelli di Sicilia, ma dacché essi si son levati in nome dell’unità d’Italia rappresentata in nome di V. M., contro la più vergognosa tirannia dei nostri tempi, io non ho esitato a farmi capo della spedizione.

So che l’impresa in cui mi metto è pericolosa; ma io confido in Dio e nel coraggio e nella devozione dei compagni. Il nostro grido di guerra sarà sempre: ‘Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele suo primo e più prode soldato!’ Ove noi avessimo a soccombere, io spero che l’Italia e l’Europa libera non dimenticheranno che quest’impresa è stata ispirata dal più generoso sentimento di patriottismo.

Se vinceremo io avrò il vanto di adornare la Corona di V. M. d’un nuovo e forse più splendido gioiello, a sola condizione però che Ella non permetterà che i suoi consiglieri lo trasmettano agli stranieri, come hanno fatto della mia città natale. Non ho comunicato il mio progetto a V. M. perché temevo che la grande devozione che io sento per Lei, mi avesse persuaso ad abbandonarlo. G. Garibaldi”.

Certamente fu messa in moto la consueta manfrina con la quale, offendendo l’intelligenza dei contemporanei e dei posteri, si volle far credere che Vittorio Emanuele II ed il Governo Cavour fossero, poveretti, all’oscuro di tutto. Se fosse stato vero, sarebbero stati gli unici di quel regno.

E anche questa fu una finezza britannica, recitata male in italiano. Ma di fatto millantata ed opportunamente strumentalizzata.

Rimane comunque evidente la caratterizzazione in senso unitario e monarchico della spedizione, così come pretendeva il Gabinetto Palmerston.

Anche la notizia (che venne ripetuta ad ogni piè sospinto e che avrebbe fatto indignare, per la sua falsità, financo due Garibaldini come il Bandi ed il Nievo) secondo la quale i Siciliani sarebbero stati in piena rivolta (perché impazienti di ottenere l’Unità d’Italia con il suo Re Vittorio Emanuele), rientrava nella particolare attenzione che l’Inghilterra, come sempre, dedicava agli umori dell’opinione pubblica, non solo di casa propria.

Non mancò, infine – e questa, sì, tipicamente italiana – quella dichiarazione, apparentemente ruffianesca, già sopra riportata, con la quale l’Eroe Nizzardo dichiarava di volere adornare di un nuovo e splendido gioiello la corona del Re Galantuomo…

Di fatto Garibaldi riproponeva la centralità del suo ruolo personale nell’operazione Conquista del Sud. Non si contentava infatti della parte di mosca cocchiera tra mosche cocchiere. Era infatti lui, Peppino Garibaldi, che avrebbe donato al Re Sabaudo l’ex Regno delle Due Sicilie e che voleva essere il protagonista principale dell’impresa in corso. 

Il Governo Britannico e l’opinione pubblica internazionale – Ribadiamo che gli Inglesi avevano preparato lungamente il terreno. Senza questa preparazione la Spedizione non avrebbe avuto la benché minima speranza di successo.

Si pensi alla corruzione degli alti gradi dell’Esercito e della Marina del Regno delle Due Sicilie. Si pensi ai contatti con la mafia, la ’ndrangheta, la camorra. Si pensi al lavorìo, più raffinato, della Massoneria. Si pensi alle truppe mercenarie che alla data del 5 maggio 1860 (ed anche da prima) erano state nella stragrande maggioranza finanziate, addestrate e mobilitate in varie località dell’Europa e probabilmente dell’Africa.

Tutte cose che non si possono preparare dall’oggi al domani. E non parliamo della messa in riga dei repubblicani, i quali non sono certamente quella decina di sprovveduti della bassa forza, che avrebbero protestato nel momento iniziale della spedizione. Ci riferiamo ai repubblicani illustri, che erano stati già ospitati – e forse foraggiati – per anni ed anni, in Inghilterra.

E che ora non potevano dire di no.

Non parliamo neppure dei giornali, dei finanziamenti, delle congiure, delle sommosse e delle rivolte, incoraggiate tramite servizi segreti e persone di fiducia. Rivolte spesso inconsistenti, ma sempre utili per la propaganda.

Non solo: proprio in questo momento delicato davano preziosi frutti le campagne di stampa e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro quelle belve dei Borbone, spergiuri, tiranni, vampiri ed assassini.

Campagne propagandistiche preparate nel tempo dagli Inglesi. Il Governo di Londra peraltro continuava a fare pubblicare giornali e libri che esaltavano i regnanti di Casa Savoia come angioletti benefattori.

Gli Inglesi mentivano nell’uno e nell’altro caso. Dobbiamo peraltro dire che, se qualche grossa accusa di spergiuro (nei confronti della Sicilia, soprattutto, e della sua Costituzione) si poteva rivolgere ai Borbone, senza dubbio maggiori erano le accuse che si sarebbero dovute rivolgere ai Savoia, già dal primo momento dell’operazione Conquista della Sicilia.

Ma queste cose l’opinione pubblica internazionale non aveva modo di conoscerle, se non approssimativamente. Vinceva la disinformazione accuratamente pilotata dal Governo di Londra per coinvolgere l’opinione pubblica internazionale a favore di una conquista militare che mirava ad occupare, a conquistare, a distruggere, a colonizzare, a depredare e a denazionalizzare il Regno delle Due Sicilie ed i Popoli del Sud. Quello Siciliano soprattutto anche per la centralità geografica nel Mediterraneo della stessa Sicilia. 

Il ‘padre della Patria siciliana’, Ruggero Settimo, dov’era? – Ben pochi pensano o sanno – a proposito di disinformazione – che Ruggero Settimo, il leader carismatico dell’Indipendentismo Siciliano, era formalmente un rifugiato politico nell’isola di Malta, sotto tutela della Gran Bretagna. In verità era stato letteralmente congelato per non disturbare i lavori in corso.

Eppure, il 26 settembre 1849, poco dopo la conclusione della tragica, sfortunata, ma gloriosa rivoluzione indipendentistica e della breve ma significativa vita dello Stato Siciliano (11 gennaio 1848 – 15 maggio 1849), Ruggero Settimo era stato accolto, a La Valletta, con gli onori dovuti ad un Capo di Stato. E come tale fu trattato. Fatto, questo, che è ben conosciuto da coloro che hanno studiato le vicende siciliane del biennio 1848-1849.

Ma nel 1860 Ruggero Settimo era diventato a poco a poco un prigioniero – seppure in gabbia dorata – del Governo Inglese. Il quale ormai non voleva sentire più parlare di indipendenza siciliana ed era amico soltanto di coloro che erano disposti a lavorare per l’annessione della Sicilia al futuro Regno d’Italia. 

Kermesse britannica? Sì, ma per scoraggiare gli altri Stati – Certamente, dopo lo Sbarco dei Mille – uno sbarco impasticciato dal piroscafo garibaldino ‘Lombardo’, che si sarebbe addirittura incagliato da solo nel basso fondale – gli Inglesi capirono che dovevano stare con gli occhi bene aperti. Dovevano infatti condurre manu manuzza, come si dice in Sicilia, tutta l’operazione conquista del Sud. Non bastava avere preparato le condizioni necessarie, bisognava intervenire più direttamente.

Non solo nello Sbarco e nel dopo Sbarco, ma in tutta l’operazione Unità d’Italia.
Sarebbe stato, quindi, dominante il sistema delle interferenze britanniche, che erano una garanzia di costante ed autorevole protezione. Ad ogni costo e a tempo pieno. Il tutto mentre le ‘mosche cocchiere’ si accingevano a diventare Padri della Patria italiana.

Ciò, senza nulla togliere ai veri idealisti unitari, che pure vi furono (ma non nella misura e nella qualità dei colleghi dell’Italia centro-settentrionale). Pensiamo ad esempio ai fratelli Cairoli, dei quali, nelle vicende risorgimentali, ne morirono quattro su cinque. Tutti eroi (11).

E senza pericolo di confonderli con le ‘mosche cocchiere’ che, spesso, non ebbero neppure l’onestà di svolgere con la dovuta professionalità e con correttezza il loro ruolo. Queste, peraltro, avrebbero ricevuto molto di più, di quello che avrebbero meritato, in termini morali e materiali. 

Come distruggere le aspettative indipendentiste dei Siciliani – I fatti successivi dimostreranno ulteriormente la esattezza della tesi, secondo la quale, dall’inizio alla fine, l’operazione Unità d’Italia del 1860 era il risultato di un lavoro avviato da diversi decenni dagli Inglesi.

E l’operazione, proprio per la esigenza di creare un unico grande Stato Italiano, escludeva a priori qualsiasi altro progetto che rispettasse le esigenze della Nazione Siciliana, del Popolo Siciliano. Nessuna speranza di sopravvivenza o di rinascita del Regno di Sicilia (o del Regno di Napoli e, neppure, del Regno delle Due Sicilie). Insomma: Regnum utriusque Siciliae delendum est. 

L’Inghilterra impone le proprie scelte in campo internazionale – 

Poniamo un altro interrogativo:

“A parte il Papa Pio IX, chi realmente si opponeva al disegno Inglese?”.

Di fatto nessuno, soprattutto dal punto di vista militare. Neppure i Paesi che avevano interessi contrastanti con quelli dell’Impero della Regina Vittoria. Questi Stati non avevano in quel momento le forze, i mezzi ed il coraggio sufficienti a neutralizzare le azioni del Leone Britannico.

L’opposizione del Papa, inoltre, sul piano militare era inconsistente. Pio IX, infatti, senza l’appoggio di guarnigioni straniere, non poteva neppure salvaguardare i confini del proprio Stato, che infatti erano stati già nel 1860, ed anche prima, pesantemente violati ed anche spostati, ad ogni piè sospinto, soprattutto per opera del Governo Sabaudo di Torino.

Sostanzialmente contrari all’egemonia ed all’espansionismo britannico erano soprattutto, oltre alla Francia (della quale il Rosada ha parlato ampiamente), Prussia, Austria e Russia. Paesi verso i quali il Regno delle Due Sicilie, a prescindere dalle simpatie politiche e dalle affinità ideologico-culturali dei rispettivi governanti, aveva in corso una serie di trattati commerciali e di scambi destinati a svilupparsi ulteriormente. Ovviamente se lasciati indisturbati. Fossero rimasti o no i Borbone sul trono di Napoli.

All’Inghilterra tutto ciò dava fastidio, perché vedeva minacciati i propri monopoli e sapeva bene che, dietro i commerci, sarebbe potuta crescere l’influenza politica. Si pensi al fatto che in Sicilia erano presenti alcuni Consolati Russi, tanti erano i rapporti commerciali e gli scambi di ogni tipo.

Purtroppo i Paesi – contro i quali pure si muoveva pesantemente la strategia dell’Inghilterra – avevano preferito la linea morbida, pensando a torto di imbuonire la Potenza Britannica non contrariandola troppo apertamente. Ed avevano anche agito ciascuno per conto proprio, senza neppure tentare una strategia comune. Il terrore di subire ritorsioni da parte del Leone Britannico aveva bloccato e continuava a ‘bloccare’ tutti.

Ammettiamo, quindi, senza timore di smentita, che nell’Europa e nel mondo, nel 1860, solo l’Inghilterra era nelle condizioni di dettare legge e di ridisegnare confini ed equilibri internazionali. E per il Regno d’Italia aveva già disegnato, appunto, uno Stato monolitico ed accentratore ed un territorio che andasse dalle Alpi al cuore del Mediterraneo, isole comprese. Povera Sicilia!
Torino.

Numerosi «esuli Siciliani» vengono strumentalizzati e coinvolti nella strategia dell’occupazione della Sicilia, abbandonando spesso gli ideali che avevano animato la lotta per l’indipendenza della Sicilia nel biennio 1848-1849.

Una volta che tutto il Regno delle Due Sicilie fosse stato sacrificato a favore del costituendo Regno d’Italia ed una volta che quest’ultimo fosse rimasto legato all’Inghilterra da vincoli di gratitudine, di amicizia e, soprattutto, di interessi (e ne fosse diventato quasi uno stato vassallo), che motivazioni sarebbero più esistite per il Governo Britannico per agevolare – o solamente per non ostacolare – l’indipendenza della Sicilia?

Risposta: ‘Nessuna!’.

Piuttosto esisteva tutto l’interesse per fare l’esatto contrario. E cioè: impedirne l’indipendenza. Ed accorpare la Sicilia allo Stivale. Da questa situazione sarebbe partita anche l’operazione di travasare nelle manovre per realizzare l’Unità d’Italia gli esuli Siciliani, che, a seguito della restaurazione borbonica del 1849, si erano trasferiti nel Regno Sabaudo.

Qui, tutti o quasi, quegli esuli avevano ricevuto onori, incarichi prestigiosi e prebende di vario tipo. Era avvenuto così, che buona parte degli esuli Siciliani fosse diventata unitaria e filo-sabauda. Una pagina nera per l’Indipendentismo Siciliano, che però non coinvolse proprio tutti gli esuli. Alcuni di questi rifiutarono, infatti, incarichi e prebende e, seppure con prudenza, continuarono a difendere le ragioni e i diritti della Nazione Siciliana. Senza fortuna.

L’Imperatore Napoleone III, da parte sua, capì troppo tardi quanto stava accadendo in Italia e che il progetto inglese mirava, sì, a distruggere la dinastia borbonica e le sue ramificazioni, ma mirava, nel tempo, a distruggere anche la dinastia dei Bonaparte ed il rinato nazionalismo francese.

Dice Giorgio Dell’Arti: “I francesi temevano nuovi ingrandimenti territoriali del Piemonte e la formazione di un Regno d’Italia talmente forte che sarebbe stato impossibile influenzarlo. Tentarono di convincere gli Inglesi a fare causa comune per evitare annessioni.

Ma Palmerston voleva un Regno d’Italia forte a quel modo» (12) che danneggiasse con la sua esistenza anche la Francia… (n.d.A.).

Napoleone III, come abbiamo visto, era un grande ammiratore dell’operato del Governo di Londra, ma non aveva ancora ben capito che l’Inghilterra lo detestava. Né aveva mai nutrito il sospetto che quando e se (dopo meno di dieci anni da quei fatti) il suo Impero fosse stato mandato a gambe all’aria dalla Prussia, gli Inglesi avrebbero provveduto a fare altrettanto, se non peggio, proprio con il discendente di Bonaparte. Ed in modo molto più scientifico.

L’ingenuità di Napoleone III fu tale e tanta che la collaborazione con la Gran Bretagna, seppure con qualche riserva mentale, sarebbe continuata a lungo e si sarebbe estesa anche al Medio e lontano Oriente. A tutto vantaggio della furba Albione, ovviamente. 

E le navi straniere nel porto di Palermo… stanno a guardare! –  Subito dopo lo sbarco di Marsala, Turchia, Francia, Austria, Piemonte, Portogallo, Spagna, Stati Uniti d’America, ed altri Stati avrebbero mandato navi militari in Sicilia, soprattutto nei porti di Palermo e di Messina. Il pretesto ufficiale era che queste dovevano vigilare sulla sicurezza personale e sui beni dei rispettivi cittadini, che nessuno minacciava. Lasciavano, cioè, libera l’Inghilterra di fare ciò che voleva.

E a Palermo si sarebbe recato anche il Contrammiraglio britannico

George Rodney Mundy a bordo dell’Ammiraglia Hannibal, scortato da altre navi da guerra. Il Mundy era in assoluto l’Ammiraglio più importante e più rispettato fra i tanti comandanti di navi presenti. E, fra l’altro, continuava a giocare in casa, considerato che la Mediterranean Fleet di S.M. Britannica – fra le flotte che stazionavano in quel momento nel Mediterraneo – era la più potente. E la più presente nelle acque siciliane. 

Fine della settima puntata/continua 

(7) In G. R. Mundy, op. cit., introd. a cura di A. Rosada, pagg. 14 e 15.
(8) In G. R. Mundy, op. cit., pag. 13.
(9) In G. R. Mundy, op. cit., pagg. 14-15.
(10) C. Cantù, in Vittorio Casentino di Rondè, op. cit., pag. 183.
(11) I fratelli Cairoli erano cinque: Benedetto, Ernesto, Luigi, Enrico e Giovanni. Tutti parte- ciparono alle lotte per l’unità d’Italia. Il più grande, Benedetto (nato a Pavia nel 1825), sarebbe diventato Presidente del Consiglio dei Ministri nel 1878. Fu un ottimo combattente. Partecipò all’impresa dei Mille e fu ferito a Palermo. Come politico fu mediocre. Sopravvisse ai quattro fratelli morti, molto giovani, o in combattimento o a seguito di ferite o di malattie provocate dalla guerra. Benedetto, nel 1889, morì di morte naturale, a Capodimonte. Ernesto (nato nel 1832) si arruolò nei Cacciatori delle Alpi. Morì in combattimento nel corso della seconda guerra d’indipendenza a Biumo Inferiore nel 1859, a soli ventisette anni. Luigi, nato nel 1838, era topografo, matematico ed ufficiale dell’esercito piemontese. Partecipò all’impresa garibaldina con il Generale Coseni (seconda spedizione). Morì di tifo a Cosenza, stremato dalle fatiche del- la guerra di occupazione del Sud, nel 1860. Aveva ventotto anni. Enrico, nato nel 1840, studen- te in medicina, seguì i fratelli fra i Cacciatori delle Alpi e fra i Mille. Anch’egli fu ferito a Pa- lermo nel 1860. Partecipò a tutte le campagne di Garibaldi. Morì nel fallito tentativo di conqui- stare Roma, nel 1867, nello scontro di Villa Glori. Aveva appena ventisette anni. Giovanni fu il più giovane dei fratelli Cairoli, essendo nato nel 1842. Morì a seguito delle ferite riportate nello scontro di Villa Glori, dove aveva combattuto al fianco del fratello Enrico. Abbiamo ritenuto doveroso ricordare i fratelli Cairoli per rendere omaggio alla memoria di eroici combattenti im-molatisi per un ideale purissimo. Prescindiamo ovviamente dalla considerazione del fatto che non sia stato né sia riservato analogo omaggio ai martiri, ai coraggiosi, agli idealisti, agli eroi caduti dall’altra parte della barricata – nel 1860, nel 1861 e nel primo decennio della conquista piemontese, – per difendere la libertà della Sicilia e del Meridione d’Italia. 

(12) Giorgio Dell’Arti, Vita di Cavour, A. Mondadori, Milano 1983, pag. 459. 




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venerdì 19 luglio 2019

Mettere in discussione la storia come la conosciamo

The Sumerian King List 

Impossibile Cronologia. E perché la storia è sbagliata 

da Ivan  

Cronologia impossibile

Gli archeologi hanno reso possibile volentieri o nolenti, di mettere in discussione la storia come la conosciamo grazie alle numerose scoperte che sono state fatte in passato.

Stranamente, ci sono parecchi testi antichi che parlano di tempi in cui Giganti, eroi, dei e semidei governavano sulla Terra. Questi esseri misteriosi, considerati dai ricercatori come miti, dominarono sul pianeta Terra per centinaia e persino migliaia di anni, e la loro eredità fu scritta in antichi testi come la lista dei re sumeri, il Papiro di Torino, la pietra di Palermo e numerosi pensatori e ricercatori come Eusebio di Casarea e George Syncellus hanno studiato questi cosiddetti "miti" arrivando a conclusioni interessanti che sfidano la storia mainstream.

Secondo Eusebio di Cesarea, che era uno storico romano, esegeta, e polemitizio cristiano di origine greca, una dinastia di dei governò l'Egitto per 13,9 mila anni: il primo fu il dio Vulcano, il dio che scoprì il fuoco, dopo di lui Sosis del Sole, Iis e Osiride di Saturno, fratello di Osiride, e Horus figlio di Iasi e Osiride. furono seguiti da una dinastia di eroi e semidei che governarono per 11.025 anni. Questo lo rende un totale di 24.925 anni di regno. Circa il 3000 a.C., il primo faraone "umano" avrebbe preso il dominio come faraone egiziano.

Secondo George Syncellus, sei dinastie di dei regnarono per 11.985 anni. Il dio del fuoco Efhaestus, Helios o Sol, Agatodemon, Cronus o Saturno, Osiride e Iasi e il fratello di Osiride Typhon. I primi 9 semidei sono Horus figlio di Iasi (Iside, corsivo mio) e Osiride), Ares, Anubis, Eracle, Apollo, Amon Titoes, SOSUS e zeo, e questi 9 semidei coprirono un periodo di circa 2645 anni di regno nell'antico Egitto. Le successive dinastie di semidei, spiriti ed eroi coprirono migliaia di anni di dominio egiziano. tutto questo, secondo Syncellus, molto prima che il primo faraone ufficiale governasse l'antico Egitto come ci dice la storia tradizionale.

Perché la storia e i ricercatori hanno ignorato il Papiro di Torino e la sua cronologia? Proprio come la Lista dei Re Sumeri, che si ritiene impossibile. 
"1-39 Dopo che la regalità scese dal cielo, la regalità era a Eridug. A Eridug, Alulim divenne re; ha governato per 28800 anni. Alaljar regnò per 36000 anni. 2 re; hanno governato per 64800 anni. Poi Eridug cadde e la regalità fu portata a Bad-Tibira. In Bad-tibira, En-men-lu-ana regnò per 43200 anni. En-men-gal-ana regnò per 28800 anni. Dumuzid, il pastore, regnò per 36000 anni. 3 re; hanno governato per 108000 anni. Poi Bad-tibira cadde (?) e la regalità fu portata a Larag. A Larag, En-sipad-zid-ana regnò per 28800 anni. 1 re; ha governato per 28800 anni. Poi Larag cadde (?) e la regalità fu portata a . En-men-dur-ana divenne re; ha governato per 21000 anni. 1 re; ha governato per 21000 anni. Poi cadde (?) e la regalità fu portata a Curuppag. A Curuppag, Ubara-Tutu divenne re; ha governato per 18600 anni. 1 re; ha governato per 18600 anni. In 5 città 8 re; hanno governato per 241200 anni. Poi il diluvio spazzato sopra.
Dai restanti pezzi della lista inestimabile chiamata papiro torinese, è possibile stabilire nove dinastie appartenenti ai faraoni predinastici, tra cui: i Venerabili di Memphis', 'i Venerabili del Nord' e, infine, gli Shemsu Hor (i Compagni, o Seguaci, di Horus) che governarono fino al tempo di Menes.

 
Il Papiro di Torino: Venerables Shemsu-Hor, 13.420 anni; 
Regna prima dello Shemsu-Hor, 23.200 anni; Totale 36.620 anni'.

Le ultime due righe della colonna, che sembrano rappresentare un curriculum dell'intero documento sono estremamente interessanti e ci ricordano alla Lista dei re sumeri. Hanno letto:
'... Venerabili Shemsu-Hor, 13.420 anni; Regnano prima degli Shemsu-Hor, 23.200 anni; Totale 36.620 anni'.
La lista dei re sumera ha un'altra storia incredibile da raccontare, e proprio come il Papiro di Torino, è stata etichettata come impossibile dalla comunità archeologica e storica. L'esemplare meglio conservato della Lista dei Re Sumeri è chiamato Prisma weld-Blundell, che è un prisma verticale inciso in argilla e cuneiforme ospitato nel Museo Ashmoleano. Il Prisma Weld-Blundell fu scritto in cuneiforme intorno al 2170 a.C. da uno scriba che firmò come Nur-Ninsubur dalla fine della dinastia Isin. Questo incredibile documento fornisce un elenco completo dei re sumeri fin dall'inizio, prima del grande diluvio, e dei 10 re che hanno vissuto prima del Diluvio che hanno vissuto per migliaia di anni. Il prisma di argilla è stato trovato a Larsa, casa del quarto re antediluviano Kichunna, a pochi chilometri a nord.
"In 5 città 8 re; hanno governato per 241200 anni. Poi il diluvio spazzato via tutto.
"Dopo che il diluvio ha travolto tutto, e la regalità era discesa dal cielo, la regalità era a Kic. A Kic, Jucur divenne re; ha governato per 1200 anni..."
Cosa ci manca e perché gli archeologi e gli studiosi tradizionali hanno deciso di ignorare questi preziosi testi antichi che registrano la vera storia e il suo inizio?

Fonte: https://www.ancient-code.com/

Articoli correlati:  
Gli otto re delle dinastie antidiluviane - regnarono 241.200 anni  

®wld 

giovedì 25 ottobre 2018

L'abbandono del Columbus Day

 

Il Columbus Day prova che la Storia è stata scritta dai vincitori che hanno indotto la gente a Celebrare gli omicidi di massa  

di Matt Agorist
08 Ottobre 2018
dal sito web TheFreeThoughtProject 
traduzione di Claudiordali  

Finalmente le persone 
stanno diventando consapevoli 
del fatto che Colombo era un tiranno e genocida,
ma solo dopo averlo celebrato 
come "eroe" per secoli... 

Negli ultimi anni, molte città in tutto il paese hanno giustamente abbandonato la celebrazione del Columbus Day. 

Dopo aver detto e ridetto ai bambini, per oltre un secolo, che Colombo "scoprì" l'America, il mondo si sta finalmente svegliando alla realtà che non solo Colombo non ha scoperto l'America, ma che è stato un tiranno omicida e stupratore che scatenò un enorme genocidio. 

Purtroppo, ci sono ancora molte scuole in tutto il paese che continueranno a celebrare questo tiranno e ne faranno un punto di forza. La storia viene scritta dai vincitori, persino se sono dei ladri e degli assassini. 

Gli archivi storici sono tenuti da coloro che sono al potere e, il più delle volte, ottengono quel potere senza mezzi scrupoli e fanno qualsiasi cosa per tenerselo, incluso pubblicare delle versioni eroiche della loro storia che non sono mai accadute. Lo dimostra il fatto che a Colombo è stato dedicato un giorno di festività nazionale. 

Come disse una volta Napoleone
"Che cos'è la storia, se non una favola su cui ci si è messi d'accordo?" 
Cristoforo Colombo viene celebrato perché, 
"nel 1492 navigò nell'oceano blu" e "scoprì il nuovo mondo",
... ma oltre al fatto che in realtà non scoprì nulla, c'è un lato molto oscuro nella vita di Colombo, che non è ancora stato scritto nei libri di storia scolastici, nonostante il fatto che le scuole stanno cessando di celebrare la sua festa nazionale. 

Come ha fatto notare l'Irish Central, quando Colombo e i suoi uomini esplorarono le terre dell'attuale Repubblica Dominicana e Haiti, trovarono una schiacciante abbondanza d'oro, per cui la brama di Colombo per la fama e la fortuna,
"mise in moto un'ondata implacabile di omicidi, stupri, saccheggi e schiavitù, che alterò per sempre il corso della storia umana."
Il prete cattolico Bartolomé de las Casas trascrisse i diari di Colombo e testimoniò riguardo le violenze che raccontavano, facendo notare che oltre 3 milioni di persone morirono a causa delle guerra e delle schiavitù promosse da Cristoforo Colombo. 

De las Casas scrisse: 
"C'erano 60.000 persone che vivevano su questa isola, compresi gli indiani; ciò nonostante, dal 1494 al 1508, oltre 3 milioni di persone morirono per la guerra, la schiavitù e le miniere". 
Sottolineando il fatto che la storia è scritta dai vincitori, de las Casas concluse il suo scritto ponendo questa domanda:
"Chi, nelle future generazioni, crederà a questo? Io stesso lo sto scrivendo da testimone oculare ed esperto, eppure a stento riesco a crederci".
Infatti, ci sono voluti decenni per convincere la gente a mettere in discussione la storia ufficiale di Colombo. 

Tuttavia, sembra che questa consapevolezza stia accadendo sempre più rapidamente, grazie al crescente accesso alle informazioni. 

Quando Gutenberg introdusse la macchina da stampa nel 1440, il mondo non aveva idea che le cose stavano per cambiare drasticamente. Prima del rilascio e della produzione della macchina da stampa, i libri erano incredibilmente costosi, rari, per lo più scritti in latino e riservati ai reali e al clero. 

La diffusione delle informazioni fu tenuta sotto chiave. 

Tuttavia, pochi decenni dopo la sua diffusione in tutto il mondo, la stampa di Gutenberg aveva pubblicato centinaia di milioni di libri. L'operazione della macchina da stampa divenne un'attività e diede il nome a una nuova branca mediatica, la stampa. 

Il mondo stava diventando informato. 

Acclamata come una delle più importanti invenzioni della storia umana, la stampa aiutò le società a liberarsi dall'ignoranza e dalla schiavitù imposte loro dai "custodi" dell’informazione. 

Nei successivi 400 anni, coloro che ebbero accesso alle informazioni sulla pace e la libertà, cominciarono a insorgere contro i loro oppressori. Al posto delle monarchie e delle dittature, nacquero le repubbliche e le democrazie. 

Il mondo era sulla buona strada per diventare la Terra della Libertà, ma sfortunatamente, con le informazioni ... arriva anche la propaganda. 

Non essendo in grado di controllarne la diffusione, i tiranni decisero di controllare le informazioni vere e proprie. Alcuni libri furono bruciati, banditi ed evitati. 

Furono promossi solo i libri nazionalistici che sostenevano l'establishment e che portarono intere società a credere alle loro storie patriottiche e di come i loro paesi, 
'svolsero un ruolo chiave nello sviluppo del mondo moderno'.
"Chi controlla il passato controlla il futuro;
chi controlla il presente
controlla il passato."
George Orwell 

Per decenni, il mondo è stato ingannato dalle fantastiche propagande dell'establishment, che scrissero la loro versione della loro storia eroica. 

I tiranni furono dipinti come salvatori e gli assassini di massa vennero salutati come grandi esploratori. Il mondo stava scivolando indietro verso una buia epoca di controllo e manipolazione. 

Tuttavia, ci fu una cosa di cui i custodi delle informazioni non tennero conto: 
Internet. 
Proprio come la macchina da stampa del XV secolo, anche Internet ha rivoluzionato la diffusione delle informazioni. 

Con Internet é arrivato l'accesso istantaneo e immediato a qualsiasi informazione; la distanza non fu più un ostacolo alla comunicazione e nacquero i media alternativi. 

Ora, a ricevere le informazioni non sono più milioni di persone, bensì miliardi. Ora è possibile accedere a una quantità illimitata, e in continua espansione. di informazioni, tramite un dispositivo che può stare nelle vostre tasche. 

Gli effetti incoraggianti della diffusione delle informazioni si stanno concretizzando quotidianamente. Grazie alla massiccia diffusione delle informazioni, le persone si stanno svegliando alla natura ridicola e vile di celebrare certe gesta totalmente indicibili. 

Le città di tutto il paese stanno abbandonando il Columbus Day perché l'informazione li ha liberati dal credere a una menzogna. 

Come riferisce la CNN, proprio quest'anno, almeno una dozzina di città americane - tra cui San Francisco e Cincinnati - hanno deciso di smettere di ricordare il Columbus Day e, al suo posto, lunedì celebreranno la Giornata dei Popoli Indigeni. 

Questo rifiuto della falsa storia segna l'inizio della fine di una fiaba che è stata cacciata giù per le gole degli scolari da troppo tempo. Tuttavia, questo gesto non è abbastanza, se continuiamo a ignorare l'attuale oppressione dei nativi americani. 

Gli indigeni del continente nordamericano vengono ancora oppressi e uccisi a un tasso altissimo. È ora che iniziamo a portare questa conversazione in prima linea nel dibattito pubblico. 

C'è ancora una lunga strada da percorrere, ma la riduzione dell'ignoranza è lo strumento con cui arriveremo alla fine...  


Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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